Pizzakaiju Approved, Primi

Spaghetti yogurt e ‘nduja

Ebbene sì: oggi si torna a parlare di ‘nduja.

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La gioia.

C’è chi usa la panna in ogni piatto di pasta, chi lo zafferano e chi il sale dell’Himalaya. Io ho un’insanissima passione per lei e la uso appena posso.

La gente normale quando crea le ricette svuotafrigo intende levarsi dalle palle gli avanzi di verdure, la ricotta o un pezzo di formaggio che sta lì dal medioevo.
Qui, invece, ci avanza la ‘nduja.

E, scommetto, da quando hai scoperto pure tu la bellezza di questo salume calabrese, accade spesso anche a te.

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Tutti a mangiare piccante da dio.


Mi erano rimaste due ‘nduja molto diverse. Una che faceva piangere solo a guardarla talmente è piccante, l’altra che era più peperonata che peperoncinata. Con tanti buuuuu! dopo il primo assaggio.
Ho scovato la ricetta di Giovanna in cucina, che mescolava la ‘nduja con lo yogurt greco. Dovevo provare.
Ed è venuta fuori questa pasta quasi mondiale.

Ah, tempo di lavoro: 5 minuti scarsi.

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Che poi ti rovini l’appetito. Servono davvero solo 5 minuti!

Iniziamo.
Go, go, go!

Per preparare degli spaghetti con yogurt e ‘nduja, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • un barattolo di yogurt greco grande, da circa 150 grammi. Non zuccherato (dopo ti faccio vedere quale ho comprato io);
  • ‘nduja. Quanta, devi deciderlo tu.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Caccia dentro ad una ciotola di plastica lo yogurt. Ecco quello che ho usato io e ti consiglio:

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Se sei interessata al Fage, attenzione che ne esistono due versioni. Una cremosa (con più grassi) ed una molto secca. Io ti consiglio quella cremosa, poi vedi tu.

Taglia a pezzi la ‘nduja e mettila nello yogurt. Probabile che dovrai spezzettarla con le mani, poiché tende ad incollarsi su se stessa.

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 Aggiungi dell’acqua di cottura della pasta. Devi ottenere una crema:

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Quando gli spaghetti sono pronti, buttali dentro alla ciotola.
Conserva un po’ d’acqua di cottura, che non si sa mai.

Ora mescola bene:

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Gira e spera, spera e gira…
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… quel che vuoi si avvererà!

Finito! Puoi impiattare e mangiare.
Ecco la mia:

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gnamme.

Se sei interessato ad altre ricette con la ‘nduja, sappi che nel menù di Pizzakaiju troverai anche gli spaghetti con la ‘nduja, la pasta e fagioli con la ‘nduja ed il risotto con salsiccia, vino rosso e ‘nduja (che devo rifare perché ancora non avevo scoperto le magie del Carnaroli).

La prossima volta impareremo la schiacciata di patate. Così buona che sono dovuta fuggire dalla cucina per non fare la fine del Signor Creosoto.

Ciao!

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Pizzakaiju Approved, Primi

Spaghetti allo scarpariello

Da quel che ho capito, la pasta allo scarpariello non ha un ricetta ufficiale. Non è come la carbonara o l’amatriciana, che c’hanno i dettami sacri, le loro tavole della legge e se si sgarra il procedimento persino Azathot si sveglia per farti il culo.

È un piatto povero, che – narrano le antiche leggende – la gente preparava quando aveva poco tempo ma tanta roba da smaltire. Formaggi, soprattutto.
C’è dunque chi si diverte a scegliere tra varietà di pecorini, chi usa il provolone insieme al parmigiano, chi cacioricotta a volontà.
Due quindi le regole di quest’oggi: usa il formaggio che ti pare, però non farlo filare.

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Spider-man lo sta facendo nel modo sbagliato.

La meglio ricetta della pasta con lo scarpariello l’ho scovata da Giovanni, nel suo Peccato di Gola. Procedimento chiarissimo, dosi comprensibili. Come sempre, aggiungerei. E, altrettanto come sempre, l’ho saccheggiata.

Cominciamo.

Go, go, go!

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Io e Gianni abbiamo scelto gli spaghetti, ma pare che pure i Paccheri siano un formato di pasta molto usato.

Per preparare gli Spaghetti allo scarpariello, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 1 cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio, basilico;
  • 500 grammi di pomodorini (datterini o quelli che vuoi, l’importante è che non siano troppo duri);
  • dagli 80 ai 100 grammi di formaggio grattugiato, diviso in parti uguali tra pecorino e parmigiano.

Metti l’acqua della pasta a bollire e inizia col tagliare i pomodorini.

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Bravo, He-Man.

In una padella scalda un cucchiaio d’olio e poi metti l’aglio distrutto con lo spremiaglio.

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Ultimamente sto usando un sacco lo spremiaglio.

Dopo un minuto o due butta dentro anche i pomodorini.

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Fai cuocere per circa 15 minuti, a fiamma medio bassa.
Mentre attendi gratta i formaggi.

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In ogni piatto ci sono parmigiano e pecorino mescolati, divisi in due parti perché ancora non sapevo di quanto formaggio avrei avuto bisogno.

Ti consiglio di salare il sugo il minimo indispensabile, poiché i formaggi sono saporiti e non ce ne sarà bisogno.

Il sugo sarà pronto quando avrà un aspetto come questo:

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Non devi farlo ritirare troppo, poiché dobbiamo finire la cottura della pasta in padella.
Quindi regolati coi tempi degli spaghetti, che devi tirare fuori 3 minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

Non scolarli, ma tirali fuori con l’aiuto di attrezzi di cucina vari (forchettoni? schiumarole? Quello che ti pare, l’importante è che sei comoda). Non buttare l’acqua in cui hanno cotto, poiché potrebbe servirti per ultimare la cottura, nel caso il sugo si asciugasse troppo. Tienila dunque in caldo.

Concludi dunque la cottura degli spaghetti in padella, girando spesso e bagnando con l’acqua (calda!) se necessario.

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Durante la preparazione.

Spegni la fiamma.

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Il mio risultato finale, prima dell’arrivo dei formaggi.

Adesso dobbiamo formaggiare. Un poco alla volta, girando. Non dobbiamo farlo filare, bensì raggiungere la cremosità.

Quindi spargine a manciatine, così:

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Gira bene e poi aggiungine ancora.
Gira bene e poi aggiungine ancora.
Gira bene e poi aggiungine ancora.

Questo fino a quando o hai finito il formaggio o ti sembra sufficiente. Io ne ho usato 80 grammi in tutto.

Spezzetta delle foglie di basilico e la spadellata è conclusa.

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Che fame.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto un risultato simile:

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Finito!
Facile, veloce e buonissima.

La prossima volta prepareremo una pasta con ‘nduja e yogurt. Ancora più veloce ed altrettanto mondiale.

Ciao!

roba da forno, Secondi

Cavolfiore gratinato, con besciamella ricottata.

Non ci basterà per cenare, dicevo io. E, continuando a straparlare, Prendiamo quello più grande possibile.

We need a bigger cavolfiore, sbraitavo col fruttivendolo.

Così accade che ho comprato un chilo e mezzo di cavolfiore. Che pulito è diventato un chilo e due. UN CHILO E DUE.

I più saggi potrebbero consigliarmi l’acquisto di un frigorifero, così di certo non sarei obbligata a mangiarmelo tutto. Ma i più saggi non hanno l’asperger del cibo e non sanno che io il frigo ce l’ho pure, ma non conservo quasi niente. Compro e mangio, compro e mangio.

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C’è chi, nel frigo, tiene persino il superfluo perché non si sa mai, magari ci faccio il brodo.  Una testa di Hitchcock, però, nel Cilento non la vendono. Saran prodotti che importano solo al nord.

Avevo in mente di copiare in maniera spudorata la ricetta di Catia: un cavolfiore gratinato al forno, immerso nella besciamella ricottata. Ho cucinato il cavolfiore altre due volte, negli ultimi mesi, ma sempre con risultati piuttosto noiosi. La besciamella ricottata poteva forse deludermi?
No, col cazzo.

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È quel che pensavo leggendo la ricetta di Catia.

Se Catia non si era segnata le dosi perché era andata a braccio, io le mie le ricordo ma ti avviso che ci mangerai due volte. Libera quindi di dimezzare, per limitare i danni.
Quali danni?
I soliti, quelli dello smaltimento del grasso in eccesso.

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Eseguire questo esercizio tutti i giorni, può tonificare i muscoli delle caviglie.

Per cucinare il cavolfiore gratinato con besciamella ricottata hai bisogno di:

  • 1,2 chili di cavolfiore (pulito);
  • 1 litro di besciamella, che puoi preparare usando la ricetta che già ti ho insegnato qui; mi raccomando, non comprare quella confezionata, che fa cagare;
  • 250 grammi di ricotta vaccina (non di bufala, ha un sapore troppo forte per quello che dobbiamo preparare);
  • uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio.

Go, go, go!

Come per tutte le cose cotte al forno, ti consiglio di cucinare con un’oretta di anticipo al momento di sbafo, poiché più stanno in forno e più diventano buone. E poi non si spetasciano quando le tiri fuori dalla teglia.

Inizia sezionando il cavolfiore: taglia il gambo e togli tutti i gambetti più duri. Dividi le cimette tra loro, separando i mazzi più grossi.

In una pentola piuttosto grande metti poca acqua e caccia dentro il cavolfiore. Io ho usato un bicchiere e mezzo: lo scopo è avere un paio di dita di liquido in cui appoggiare il tuo cavolfiore. Non devi bollirlo in abbondante acqua salata perché, come Catia insegna ed io ho imparato, le verdure sono molto, ma molto più buone cotte quasi al vapore.

Quindi metti l’acqua e chiudi col coperchio. Fai cuocere per una ventina di minuti, fino a quando il cavolfiore sarà morbido (quando puoi infilzarlo con una forchetta è pronto: cottura più al dente possibile, perché poi lo ripassiamo anche in padella).

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Qui è prima della cottura.

In una padella piuttosto grande fai scaldare un cucchiaio d’olio e poi fai soffriggere uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremiaglio.

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Non aspettare che l’aglio si scurisca ma, appena l’olio sfrigola, aggiungi anche il cavolfiore e fai cuocere per pochi minuti. Il tempo di insaporirlo e di levare l’umidità in eccesso. Gira bene e spesso.

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Prodotto finito.

Aggiungi un po’ di sale, se vuoi, ma poco: ci penseranno ricotta e besciamella ad insaporire.

Prepara la besciamella come giàssai. Quando è pronta spegni la fiamma e aggiungi 100 grammi di ricotta.

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Gira bene con un cucchiaio e, se vedi che non si scioglie a sufficienza, aiutati con la frusta elettrica.

Abbiamo tutti i componenti, quindi accendi il forno a 220 gradi, modalità statica, e prepariamo la teglia.

Copri il fondo con della besciamella:

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Aggiungi metà del cavolfiore.

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Ricopri con metà della besciamella:

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Con le dita metti un po’ di fiocchi di ricotta, poi iniziamo con un altro strato.

Cavolfiore, altra ricotta a fiocchi:

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La restante besciamella ed ancora ricotta.

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Ora inforna per 15, 20 minuti.
Finché, insomma, non avrai raggiunto questo risultato:

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Buonissimo e semplicissimo!

La prossima volta prepareremo degli spaghetti allo scarpariello, che altro non sono che una pasta col sugo di pomodorini ed una quintalata di formaggi.

Ciao!

 

Pizzakaiju Approved, Primi, Primi al forno

Tagliatelle con ragù al forno.

Anche oggi ci vorrà del tempo. Ho impiegato tutto il pomeriggio, prendendomela iper comoda e preparando le cose al meglio delle mie possibilità.
E per una volta è successo: il piatto non aveva nessun errore, era da sbavo e potrei quasi urlare Al capolavoro.

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Un altro casalingo perfetto.

Senz’altro è grazie a Noce Moscata se si è trattato di un epic winning, poiché ho copiato la ricetta da lei. Ho seguito le istruzioni in maniera religiosa, cambiando giusto le dosi per adattarle ai bisogni della Società dei Magnaccioni, ed il risultato è stato spettacolare.

Tira fuori le uova dal frigo, che devono essere a temperatura ambiente, e quando sei pronta cominciamo.

Go, go, go!

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Niente panico, vedrai che sarà semplicissimo.

Le dosi sono per due persone che mangiano da scofanarsi o tre persone con ancora una dignità.

Hai bisogno di:

  • Tagliatelle per due persone. Che puoi cucinare seguendo le istruzioni che ti ho già dato: clicca qui.
  • Salsiccia e macinato di manzo, per un peso complessivo di 500 grammi. Io ho usato 300 di macinato e 200 di salsiccia;
  • 150 ml di vino rosso;
  • 250 grammi di mozzarella fiordilatte (è tanta, non l’ho usata tutta, ma è meglio abbondare negli acquisti, che non si sa mai);
  • una scatola di pelati (240 netti) + 200 grammi di passata (perché ce l’avevo in frigo ed era da usare). Altrimenti 2 scatole di pelati;
  • una carota, una costina di sedano ed una mezza cipolla per il soffritto;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • un centinaio di grammi di parmigiano grattugiato;
  • noce moscata.

Hai preparato le tagliatelle? Perché senza di loro è inutile iniziare a fare il resto.
Ecco le mie:

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Erano mesi che non mi venivano così bene.

Ora lasciale riposare, ben coperte da un panno, e prepariamo il soffritto.
È una roba che creo non molto spesso, il soffritto, quindi parliamone. Non devi fare come al tuo solito, che triti la roba grossolanamente e ti rimangono i pezzi di carota giganti.

Prima di tutto lava il sedano e la carota. Poi prendi il pelapatate e togli le superfici di entrambi. Così:

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Ora siediti e comincia a tritare tutto. Prima col coltello e poi con la mezzaluna. Il risultato che devi ottenere è questo, circa:

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In realtà ho tagliato ancora per un po’, erano più piccoli ancora.

Leva il budello alla salsiccia e tagliala a pezzetti.
E per dimostrarti che non dico balle sulla quantità, ti ho misurato la carne:

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È che mangiamo come porci.

In una pentola piuttosto grande, di cui possiedi il coperchio, scalda due cucchiai d’olio e poi aggiungi il soffritto. Fai cuocere per qualche minuto, a fiamma medio bassa.

Caccia dentro anche la carne e fai rosolare bene per 3 o 4 minuti.

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Aggiungi il vino, alza un pochino la fiamma, e fai evaporare.

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Quando non senti più l’odore del vino, aggiungi i pelati, la passata e – come consiglia Noce Moscata – un filo d’acqua con il quale avrai sciacquato i residui di sugo dal barattolo (sono questi i consigli che rendono veramente valido un blog di cucina, secondo me).

Fai cuocere il sugo per 15 minuti, col coperchio, a fiamma medio bassa. Aggiungi poi la noce moscata (che è un’aggiunta spaziale), un po’ di sale e mescola bene. Cuoci col coperchio scostato (deve uscire un po’ d’aria per permettere un’evaporazione più consistente) per altri dieci minuti.

Alla fine dovresti raggiungere questo risultato:

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Cuoci le tagliatelle al dente e poi gettale nella pentola col sugo:

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Io stavo mettendo il sugo nelle tagliatelle, perché pensavo di averne cucinato troppo. Così non è stato.

Preriscalda il forno a 200 gradi (se hai la possibilità, modalità ventilata).

Riduci la mozzarella a dadini e gratta il parmigiano (le dosi che ti ho dato sono parecchie, quindi valuta tu quanto vuoi usarne).

Spargi del sugo sul fondo di una teglia da forno.

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Ora metti metà delle tagliatelle sugate nella teglia, così:

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Ricopri con mozzarella e del parmigiano:

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Copri tutto con le restanti tagliatelle:

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Poi ancora mozzarella, parmigiano e pure un cucchiaio d’olio:

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Inforna a 200 gradi per una ventina di minuti.
Quando ha finito, lascia riposare la pasta per almeno una quarantina di minuti nel forno. Tanto sarà troppo bollente per mangiarla e così diventa più buona.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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MONDIALE!

La prossima volta prepareremo del cavolfiore gratinato (con besciamella, vedrai che non ti annoi) che io sto ancora mangiando perché ne ho cucinato circa sei chili.

Ciao!

Zuppe

Pasta e fagioli (con borlotti secchi)

Abbiamo preparato la pasta e fagioli ben due volte.
Una volta l’abbiamo cucinata col metodo di Rick Grimes, l’altra invece c’abbiamo aggiunto la ‘nduja spacciandola per una finezza culinaria cultissima.

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Perché nella vita quel che conta è sapersi vendere bene.

Oggi la ripetiamo ancora creando un po’ la ricetta definitiva, usando i borlotti secchi.

Ho messo a bagno i fagioli la sera prima e li ho cucinati verso le cinque del pomeriggio. Tipo 20 ore di ammollo e secondo me ho fatto bene: un’ora di bollitura è bastata per prepararli, proprio come indicato sulla confezione. Dalla regia mi dicono che di solito i tempi sono molto elastici e che non bisogna fidarsi.
Per evitarti problemi, ti faccio vedere che marca di fagioli ho comprato:

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E mi sono trovata bene.

Iniziamo. Go, go, go!

Per preparare una pasta e fagioli, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di borlotti secchi (mettili a bagno la sera prima);
  • 180 grammi di ditali;
  • 4 cucchiai di passata di pomodoro;
  • un cucchiaio d’olio, mezza cipolla;
  • rosmarino;
  • una cinquantina di grammi di parmigiano.

Ripetiamolo per la centesima volta: metti i borlotti a bagno la sera prima, che tanto almeno 12 ore di ammollo ti servono.

Scola i fagioli dall’acqua di ammollo e mettili in una pentola molto capiente, di cui possiedi il coperchio. Riempi la pentola d’acqua (l’acqua ti servirà per fare la zuppa, quindi che sia abbondante), chiudi col coperchio e fai cuocere per un’ora, a fiamma bassa. Ogni tanto apri e gira, per vedere che succede.

Dopo un’ora i miei erano anche troppo pronti: li ho cotti troppo ed alcuni si sono sfaldati. In teoria questo non deve succedere, quindi tu spegni la fiamma prima di raggiungere il punto di rottura. Nel mio caso, credo che mezz’ora di cottura sarebbe stata sufficiente. Peccato.

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Erano buonissimi, leggera sadness per la mancata perfezione.

In un’altra pentola metti un cucchiaio d’olio e fai soffriggere la cipolla tritata.

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Con la schiumarola prendi tutti i fagioli e cacciali insieme alla cipolla. Accendi di nuovo la fiamma dell’acqua dove hanno cotto, poiché ci servirà a temperatura di ebollizione.

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Aggiungi anche 4 cucchiai di passata di pomodoro.

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Belli pieni, eh.

Fai insaporire per un paio di minuti in attesa dell’ebollizione dell’acqua dei fagioli. poi butta dentro anche la pasta, il rosmarino e copri tutto con l’acqua che hai scaldato.

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Segui i tempi di cottura della pasta ed usa una fiamma medio bassa. Verso la fine, leva il rosmarino.

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Al solito, devi regolarti tu per la brodososità o la papposità della tua cena. Aggiungi acqua se la vuoi più brodosa, ma non proseguire troppo la cottura per fare evaporare il liquido in eccesso poiché sennò la pasta diventa colla.
A me piace così:

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Aggiungi dai 30 ai 50 grammi di parmigiano (secondo tuo gusto), mescola bene e siamo pronti. Aggiusta anche di sale, se occorre.

Se sono riuscita a spiegarmi dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Buon appetito!
La prossima volta andrà meglio e non li sfalderemo neppure, vedrai.

Prossima ricetta: tagliatelle all’uovo con ragù veloce, il tutto ripassato al forno con mozzarella e parmigiano. Ci vorrà del tempo (mezzo pomeriggio), ma sarà una cena spettacolare.

Ciao!

Primi, Risotti

Risotto alla Calzini (con parboiled, feta e pomodorini).

Può pure succedere che il risotto riesca male. Che tu mantechi, chiudi col coperchio, riapri e niente: trovi l’orrore.

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Superman si è pure dimenticato che stava cucinando un risotto e non una torta, quindi immagina che cagata è venuta fuori…

Per i puristi oggi non c’è spazio. Abbiamo già affrontato il tutorial per il risotto perfetto, quindi i nostalgici reazionari vadano a sbavare sulle foto di quel post là.

Per i temerari, invece, oggi illustrerò il metodo Calzini. Che vuole il riso Parboiled e non il Carnaroli.

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Ecco un purista che se ne va.

Chi è Calzini e dove troviamo questo metodo alternativo per preparare un risotto? So che di solito per tutte le domande la risposta universale è 42, ma in questo caso Calzini è stato il gatto di Catia e la ricetta arriva ovviamente da casa sua.

Siccome i mici sono un mio punto debole ed ho tutti gli spazi vitali occupati da gatti di ogni età, potevo forse evitare di omaggiarli con una ricetta? Anzi, con un metodo di risotti: così ogni volta che cucineremo del parboiled penseremo a loro.

Ah, il primo che osa anche solo pensare AMICI PELOSI si becca un calcio in culo. Se poi usa il termine pelosetti, anche uno sulle gengive.

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Lui ha osato pronunciare la frase Cucciolotti tenerotti e gli ho tagliato il braccio.

Cominciamo.
Go, go, go!

Le dosi sono, come sempre, per due persone.

Per cucinare il Risotto alla Calzini, con Feta e pomodorini, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso Parboiled;
  • 500 grammi di pomodorini;
  • mezza cipolla, un cucchiaio d’olio, origano a volontà, peperoncino.
  • 200 grammi di feta.

In una padella (o in una pentola di cui possiedi il coperchio), fai scaldare un cucchiaio d’olio e soffriggi la cipolla tritata ed il peperoncino.

Taglia i pomodorini a pezzetti e, quando la cipolla è colorata, caccia pure loro in padella. Aggiungi anche l’origano.

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Metti il coperchio e cuoci a fiamma media, girando ogni tanto e spiaccicando i pomodorini con un cucchiaio di legno. Ci vorranno 15-20 minuti. Quindi regolati di conseguenza per la cottura del riso.
Ti consiglio di non salare, poiché la feta è super saporita.

Nel caso tu sia insicura: finisci prima il sugo, spegni la fiamma ma tienilo in caldo col coperchio e poi occupati del riso. Un paio di minuti prima dell’arrivo del riso, accendi di nuovo la fiamma del sugo per accoglierlo caldamente.

Metti a bollire l’acqua del riso (ricordati di salarla) e lessalo.

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Cucine lerce che lavorano sodo.

Mentre aspetti, taglia a pezzetti la feta.

Quando il riso è pronto scolalo ed uniscilo al sugo. Sbriciola dentro anche la feta (che già hai tagliato a dadini, ma se la sbricioli con le tue manine è meglio).

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Mescola benebene.

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Spegni la fiamma. Chiudi col coperchio e fai riposare per tre minuti.

Quando aprirai, dovresti avere ottenuto questo risultato (sempre se non mi sono incartata con le parole):

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Come vedi la prova del cucchiaio in questo caso è riuscita. Ma credo sia accaduto solo perché ho usato una quantità di formaggio proibitiva, non ti garantisco la stessa cremosità per altri tipi di condimento. Magari mantecati solo con burro o parmigiano. Quando proverò, ti farò sapere.

Siediti e mangia!

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Oppure stai in piedi, come fa BenGrimm.

La prossima volta prepareremo una pasta e fagioli, ma questa volta useremo i legumi secchi. Quindi procurati dei Borlotti e comincia a metterli in acqua.

Ciao!

Pizzakaiju Approved, Zuppe

Vellutata di carciofi (+ tutorial per pulire i carciofi + tutorial per pulire i porri).

Oggi ben due tutorial vitali – non come quello dei fagiolini, sia chiaro – di cui uno giusto per metà, che si sa che qui si fanno le cose un po’ alla cazzo.

Sarò lunghissima, prolissa, ti riempirò di foto e alla fine ce la faremo: impareremo a pulire i carciofi e persino i porri, lasciando finalmente perdere le buste Orogel e allargando gli orizzonti nel mondo del cipollame.

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Altri tutorial semplici ma efficaci.

Ti confermo quello che già stai pensando: i carciofi freschi sono carissimi e pure un po’ una rottura di palle. Si scarta tantissimo e si paga leggermente di più che comprando quelli Orogel. Perché avventurarsi? Perché il gusto non è proprio paragonabile. Mi è sembrato di non mangiare carciofi da sempre, talmente l’abisso era incolmabile (e l’ho fissato per un bel pezzo, eh. E lui ovviamente ha fissato me. L’abisso, intendo).

Ho già scartato i fagiolini e i funghi surgelati, è la volta buona che il Mai più! riecheggi pure per i carciofi. Ormai si salvano ancora le fave surgelate (perché le conosco, quelle bastarde, e non ci casco più) e gli asparagi (più che altro perché qui trovo solo quelli selvatici).

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Anche Batman dice no alle fave fresche.

Perché uno dei tutorial è un po’ alla cazzo? Perché non so indicarti esattamente quando fermarti nello scartare le foglie esterne. So che la mia vellutata, per quanto fosse spaziale, era piena di materiale fibroso. Forse i carciofi che ho comprato erano particolarmente coriacei, tuttavia ho senz’altro troppo risicato nel buttaggio. È che c’ho l’animo tirchio.

Per il resto è facilissimo ed indolore.

Quindi – indovina? – go, go, go!

Ho rubato la ricetta a Misya, che mi allieta ogni domenica con la sua newsletter, colma di roba mangereccia sempre super invitante.

Per cucinare una vellutata di carciofi per due persone (da accompagnare a salumi e formaggi, nel nostro caso) hai bisogno di:

  • 10 carciofi. Pesavano 1,5 chili circa, ho ottenuto 600 grammi;
  • 400 grammi circa di patate;
  • 1 porro;
  • una noce di burro, un cucchiaio d’olio;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • 1,5 litri di brodo vegetale.

Che il tutorial per pulire il carciofo inizi ORA! 

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Indovinate chi dei due è il carciofo?

Inizia staccando tutto il gambo.

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Taglia tutte le punte del carciofo.

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Leva le foglie esterne. Quelle più dure e scure, a quanto ho capito. Dalla foto già noto che ne ho tolte troppo poche:

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Taglia il rimanente prima a metà, poi in quarti:

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In ogni pezzetto c’è una specie di barba. Rasa il carciofo a zero:

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Finito! Facilissimo. Ci vogliono dieci minuti scarsi.
Mentre prepari le altre cose, immergi i carciofi in acqua e limone.

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Adesso ti presento il porro:

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Pizzakaiju googola come si puliscono i porri.

È molto più facile del carciofo, che già è una boiata.

Taglia il culo al porro.

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Taglia anche tutti i capelli (che la gente normale chiamerà erba?).

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Incidi tutto il corpo del porro. Dobbiamo levare i primi strati:

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Prima incidi.
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Poi togli i primi strati.

Il resto in teoria è mangiabile. Ma ciò che è verde secondo me non va usato (di solito non c’è tutto quel verde, questo era enorme, magari è maturato in maniera diversa?).

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Un porro, mediamente, lo puoi usare almeno per un paio di volte. È gigante.
Io ho cucinato solo questo che vedi in foto e l’ho tagliato a rondelle (cosa che devi fare pure tu):

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Abbiamo il carciofo, abbiamo il porro. Non ci resta che tagliare anche le patate a dadini, dopo averle lavate e sbucciate:

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Cretinata: io uso il pelapatate, ma nel caso usassi il coltello non tagliare a dadini la patata con lo stesso coltello con cui l’hai sbucciata. So che l’hai lavata, ma so anche che sicuramente del residuo di sporco sarà rimasto.
Non lavo (quasi) mai niente, però non so perché con le patate sono un po’ schizzinosa.

Prepara il brodo vegetale, che quando è pronto finalmente si cucina.

In una pentola capientissima e di cui possiedi il coperchio metti un cucchiaio d’olio, fallo scaldare, e poi soffriggi il porro. Scola i carciofi dall’acqua e limone e caccia dentro in pentola pure loro:

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Fai insaporire per 5 minuti, poi aggiungi anche le patate. Copri tutto col brodo:

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Cuoci 15 minuti col coperchio, poi altri 15 senza coperchio. Fiamma media all’inizio, abbassala quando il brodo è evaporato un po’.
A questo punto tutto dovrebbe essere abbastanza morbido da poter essere tritato col mixerino:

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Occupati della consistenza. A me piace morbida, non liquida. Fai evaporare o aggiungi altro brodo, a seconda dei tuoi gusti. Quando hai raggiunto ciò che desideravi spegni la fiamma, butta dentro una noce di burro e i 30 grammi di parmigiano.

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Il parmigiano si è già inabissato.

Mescola bene e chiudi con il coperchio. Fai riposare per tre minuti, esattamente come fai durante la mantecatura del risotto.

Dovresti avere ottenuto questo risultato, se sono riuscita a districarmi nel bordello vegetale:

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La prossima volta impareremo a fare un risotto alternativo, usando il Parboiled invece del Carnaroli. 

Ciao!

Pizzakaiju Approved, roba da forno, Secondi

Tortino di fagiolini

Oggi non so cosa scrivere, quindi mi limiterò ad imitare lo stile di Ryan Murphy, confondendovi le idee abusando del grandangolo, cantando canzoni con spiccato accento tedesco ed urlando frasi a caso.

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Funzionato? No, eh?

Ed allora smetto di cercare di stupirti con la mia pessima CGI (che manco la tigre di Walking Dead) e passo subito alla ricetta, tanto siamo qui per mangiare.

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Storie True.

Ho rubato questo tortino di fagiolini da Catia in cucina, la stessa persona che mi ha fatto conoscere gli spaghetti alla Michael Myers e che ormai è fonte continua di ispirazione. Tipo che tra un po’ mi metto a cucinare il seitan al pepe verde e magari ve lo consiglio pure, solo perché lei ha detto Prova.
Ho seguito proprio tutto quello che ha scritto, mi sono trovata da Cthulhu e quindi il mio lavoro oggi è superfluo.

O quasi. Perché siccome siamo tutti degli ignoranti, i fagiolini io li mangiavo surgelati, fino a sei secondi fa. Ma siamo in stagione, il fruttivendolo ce li aveva e li ho comprati. Ma come si puliscono?

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E pure about tutti gli ortaggi in genere!

Facilissimo! Intanto lavali bene e siediti in compagnia del tuo bel tagliere.
Prendi un fagiolino.

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Tagliagli le due estremità.

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Lavori impegnativi.

Stop, finito, tutti a casa!

Tecnicamente ci sarebbe un filetto da levare che dovrebbe correre per tutto il corpo del fagiolino. Peccato che io non l’abbia trovato, neppure in quelli più grandi. Quindi boh, che cazzo dicono tutti io non l’ho capito.

E poi non dire che qui non impari niente di nuovo, eh?

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Inutile che ti spremi il cervello, è proprio come sembra: sono deficiente.

Bene, iniziamo con la ricetta.
Go, go, go!

Per preparare un tortino di fagiolini per due persone (e ci si cena, non c’è bisogno di accompagnamento), hai bisogno di:

  • 700 grammi di fagiolini;
  • 1 uovo;
  • 3 cucchiai di pangrattato + un altro paio di cucchiai durante la messa in forno;
  • 3 cucchiai di parmigiano + un altro paio di cucchiai durante la messa in forno (again);
  • almeno 100 grammi di Asiago (potrei averne usati anche 150, non ricordo più);
  • un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremi-aglio, pepe.

Lava i fagiolini e leva le capocchie, come Pizzakaiju ti ha insegnato. Poi tagliali a pezzetti grandi quanto vuoi.

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In una pentola di cui possiedi il coperchio metti i fagiolini ed un bicchiere d’acqua. Chiudi il coperchio e cuocili così, a fiamma media, fino a quando sono cotti al dente (quando diventano mangiabili, puoi spegnere).

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Un bicchiere d’acqua basta e avanza.

In una padella piuttosto capiente metti un cucchiaio d’olio e fai soffriggere l’aglio schiacciato con lo spremi-aglio. Siccome dovremo tritare tutto il santo padre, è meglio se l’aglio si scioglie per i fatti suoi, amalgamandosi agli altri ingredienti.

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Aggiungi i fagiolini e cuoci per un po’ (una decina di minuti è più che sufficiente), per farli asciugare più possibile e per farli insaporire. Aggiungi pepe ed un poco di sale (poco, perché dopo metteremo dentro anche del parmigiano che insaporirà di suo).

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Buoni.

Rimetti i fagiolini nella pentola che hai usato per lessarli e tritali col mixerino.

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Aggiungi l’uovo, i 3 cucchiai di parmigiano, i 3 di pangrattato e mescola bene.

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Lascia per un attimo i fagiolini nella pentola e prepariamo il resto.
Accendi il forno a 200 gradi.

Taglia a dadini l’asiago.

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Metti un cucchiaio d’olio sul fondo di una teglia, distribuiscilo bene e poi cospargi tutto di pangrattato. Serve per non fare attaccare il tortino.

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Aiutati con un cucchiaio.

Ora versa il composto e livellalo, di modo che sia uniforme in tutta la teglia. Aggiungi sopra l’asiago, schiacciando ogni dadino col cucchiaio per inserirlo nel composto di fagiolini.

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Il ritorno di Spoon Killer?

Spolvera con pangrattato e poi con parmigiano.

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Prima pangrattato.
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Poi Parmigiano.

Inforna a 200 gradi per 15 minuti circa. Sarà pronto quando sarà dorato. Così:

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Il mio consiglio è di preparare il tortino di fagiolini un’oretta prima della cena. Questo perché così gli lascerai il tempo di raffreddarsi un minimo e riuscirai ad impiattare senza che ti si spetasci sui piatti. Io c’avevo una fame tremenda, quindi una parte mi si è quasi sbriciolata in mano, talmente era calda. L’altra parte l’ho fotografata, eccola:

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Mondialissimo, mi fa venire fame solo a guardarlo.

Domani prepareremo una vellutata di carciofi e cercheremo di capire come si puliscono ‘sti ortaggi cagacazzi.

Ciao!

Primi, Risotti

Risotto con funghi e scamorza (Tutorial per risotti).

Non lo so se io abbia davvero la sindrome di Asperger, di sicuro c’è che ogni volta che inizio qualcosa o la sfanculizzo subito oppure diventa una malattia.

Compro un action figure? Ecco la collezione completa di tutta la produzione Neca. Mi guardo un film? Divento cinefilo incallito e non posso saltare un giorno di visioni senza sentirmi male. Videogioco? Ah, eccomi a buttare ore ed ore per sbloccare trofei impossibili e – soprattutto – inutili.

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Tende ad esplodermi il cervello.

Sorprendentemente, il blog non è stato sfanculato. Ho imparato e sto imparando tanto, ogni giorno. Un po’ grazie ad altri blogger, un po’ grazie alla pratica ed un po’ perché sto molto più attenta a ciò che faccio, dato che devo spiegarlo a te. Ma sta pure diventando un po’ una fissa e mi occupa ore intere durante la giornata, nonostante io scriva solo boiate.

Quindi ieri guardavo i miei risotti ed ho visto che sono stati preparati tutti usando il parboiled.

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Tutti, cazzo!

In più, il vecchio tutorial per risotti non è più sufficiente. L’ho corretto, è pieno di errori, ma non è solo quello. Oggi ho quasi smesso di usare verdure surgelate (a meno che non sia stagione di qualcosa in particolare) ed iniziare un tutorial con un risotto con carciofi surgelati a me viene male. Che fanno pure un po’ cagare, i carciofi surgelati.
Sto anche imparando a cucinare di più seguendo le stagioni (anche se ora mi sta venendo voglia di asparagi, quindi via di Orogel) e quindi bestemmio ogni volta che leggo qualcosa di più vecchio e mi insulto da sola.

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Maledetta Pizzakaiju!

Tutto questo per dire che oggi si levella di nuovo. Si impara il risotto, una volta per tutte, cercando di commettere meno errori possibili.

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Tutti ai posti di manovra!

Prepariamo un risotto con funghi freschi e scamorza.

Parentesi per i funghi: non ha importanza che siano porcini, l’importante è che siano freschi e basta. Quelli surgelati non sanno di niente e costano pure molto di più. Per questa ricetta ho usato gli champignon, ma tu puoi sostituirli con quello che trovi.

Parentesi per la scamorza: in teronia la scamorza è una cosa, la provola un’altra. Al nord sono quasi sinonimi. Quando dico scamorza, intendo il formaggio secco. La provola è fresca (tipo mozzarella). I formaggi tanto freschi sono poco adatti per la preparazione di pasta e risotti, poiché tendono a diventare una mappazza unica. In più sono meno digeribili (meglio freschi, aggiunti direttamente sopra i piatti) e, soprattutto, vengono rovinati. Cuocere la mozzarella di bufala, per fare un esempio, è per me un peccato difficilmente perdonabile.
Quindi scamorza secca.

Finite le parentesi. Iniziamo.

Go, go, go!

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Lo so che c’hai fame e non ce la fai più ad aspettare.

Per preparare un risotto con funghi e scamorza, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso Carnaroli (mi raccomando, non variare tipo di riso. Il Carnaroli è il più adatto, poiché ricco di amido);
  • 1,5 litri di brodo vegetale (io lo preparo sempre col dado, poiché è raro che abbia delle verdure avanzate in frigo. Se lo prepari da zero è più buono, però);
  • 400 grammi di funghi freschi;
  • mezza cipolla;
  • 150 grammi di scamorza;
  • un cucchiaio d’olio, una noce di burro;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • un altro cucchiaio d’olio per la cottura dei funghi.

Tra gli ingredienti non c’è il vino, poiché lo uso di rado. Siccome questo è un tutorial per risotti, ti dirò quando inserirlo (anche se questa volta io non l’ho aggiunto).

Prepara il brodo. Una volta pronto, spegni la fiamma e lascia il coperchio. Però riaccendi la fiamma al minimo dopo, quando inizieremo col riso, perché il brodo deve essere sempre caldissimo. Altrimenti roviniamo la cottura del risotto.

Lava bene i funghi e taglia le basi, quelle con radici e terra.
Tagliali a fettine.

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In una padella fai scaldare un cucchiaio d’olio e poi cuoci i funghi.

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Fino a quando diventano così.

Dividi in due parti uguali i funghi. Una parte tritala col mixer, ottenendo una crema non fotogenica:

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Perché quest’operazione? Per avere il gusto di funghi più diffuso nel risotto. Sia chiaro che tu potresti anche evitare l’operazione, se vuoi, e mettere i funghi tutti insieme. Però è una finezza fighetta che ti consiglio.
È una roba che avevo già fatto in questo risotto qui, l’ho ripetuta perché mi era piaciuta in modo particolare.

Grattugia il parmigiano.
Taglia la scamorza a dadini:

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Secca.

Adesso partiamo col risotto, quindi riaccendi l’acqua del brodo.

In una padella dai bordi alti, di cui possiedi il coperchio, metti un cucchiaio d’olio ed una noce di burro (25 grammi circa).

Fai soffriggere a fiamma bassa la cipolla. Quando sarà bella colorata, alza leggermente la fiamma, aggiungi anche il riso e fai tostare bene per qualche minuto.
Dopo questi due minuti dovresti sfumare col vino (100 ml bastano) e lasciare evaporare.

Trascorso questo tempo aggiungi sia i funghi interi che la crema di funghi e lascia insaporire per un minuto, mescolando bene.

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Adesso bisogna aggiungere il brodo. All’inizio copri tutto, senza paura di abbondare con il liquido:

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Ogni tanto gira con un cucchiaio di legno, ma non in modo maniacale. Il risotto non va lasciato a se stesso, ma non deve essere troppo manipolato. 

Mano mano che assorbe brodo, tu aggiungine. Indicativamente, un risotto impiega circa 20 minuti a cuocere. Ma non è una roba scientifica.
L’unica cosa che puoi fare è assaggiare. Quando vedi che i chicchi si ingrossano, è il momento di assaggiarli:

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Se i chicchi sono ancora un po’ duri, metti altro brodo (non molto) e ripeti l’operazione dell’assaggio dopo un paio di minuti.
Se invece ci siamo, bisogna mantecare. Assicurati di avere ancora del brodo, il riso nella pentola non deve essere asciutto. 

Mantechiamo:
spegni la fiamma. Aggiungi la scamorza e il parmigiano grattugiato. Mescola bene e poi metti il coperchio alla pentola. 

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Attendi tre minuti e riapri.
Per capire se il risotto è pronto, fai la prova del cucchiaio: se rimane in piedi è pronto, altrimenti hai spento troppo presto.
Grave? Non credo, ma ammetto che non mi è mai successo. Immagino basti riaccendere la fiamma e fare evaporare ancora un po’, se il brodo è in eccesso, ma non ne ho idea.

Devi ottenere questo risultato qui:

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Ok, credo che questa volta non ci siano errori di merda e forse il risotto te l’ho insegnato sul serio.

La prossima volta prepareremo una roba mondialissima: un tortino di fagiolini. Che detta così ti può sembrare una roba triste, ma ti assicuro che non lo è.

Ciao!

Primi, Primi piatti di mare

Rigatoni con zucchine, seppioline e calamari.

Avrei tanto voluto preparare un tutorial per pulire e cucinare i fiori di zucca. Avrei voluto, ma due volte li ho cucinati e due volte non mi sono piaciuti per niente.

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Sono altre le pietanze preferite di un Kaiju medio.

Non desisto, prima o poi troverò qualcosa di buono in cui cacciarli. È molto probabile che nella pasta lascino a desiderare, ma che siano ottimi al forno, magari ripieni. O fritti. Certo, si vince facile col fritto e i ripieni. Così sono buone pure le scarpe vecchie.

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Chi ci ha provato mi conferma che le scarpe vecchie sono buone anche bollite: le avete mai assaggiate?

Quindi niente tutorial.
Non oggi.
Non qui.
Non sul blog di Pizzakaiju.

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Non qui. Non da noi.

Quindi, anche se nelle foto della ricetta potresti notare delle robe sconosciute che tu non hai tra le mani, sappi che si tratta di quei maledetti fiori di zucca e che io li ometterò dal procedimento.

Oggi cuciniamo un piatto di rigatoni con zucchine, calamari e seppioline.

Go, go, go!

Per preparare i rigatoni con zucchine, calamari e seppioline, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di rigatoni;
  • 300 grammi di zucchine;
  • calamari e seppioline, per un peso di circa 400 grammi (peso da considerare dopo la pulizia che ti avrà fatto il pescivendolo);
  • 100 grammi di vino bianco;
  • uno spicchio d’aglio tritato, 2 cucchiai d’olio;
  • prezzemolo e pepe.

Innanzitutto è scortese iniziare senza presentarsi. Ciao, io sono PizzaKaiju e loro sono Seppiolina e Calamaro:

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Che piacere avervi qua, che piacere.

Superati i convenevoli, puoi tagliare i nostri nuovi conoscenti a pezzetti:

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Amicizie che non durano.

Il mio consiglio è di procedere con una cosa alla volta, sennò ci si inceppa nei tempi o – peggio! – ci si può incazzare per le troppe pentole. Quindi lasciamo il pesce sul tagliere e passiamo ad altro.
Nulla ti vieta di compiere queste due operazioni in contemporanea. Sappi che il pesce impiegherà circa 20 minuti per essere cotto, le zucchine dieci. Quindi regolati in base alla tua capacità di orchestrarti in cucina.

Occupiamoci delle zucchine. Tagliale a rondelle. O a pezzetti, se hai zucchine più grandi delle mie.
Fai scaldare un cucchiaio d’olio in una pentola e cacciaci dentro le zucchine.

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Falle cuocere per una decina di minuti. Non devono ammollarsi, devono essere piuttosto robuste, croccanti.

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Così.

Ora spegni la fiamma e lasciale lì, che ci occupiamo del pesce.
Metti anche l’acqua della pasta a bollire e trita del prezzemolo.

In una padella piuttosto capiente (dovrai farci saltare la pasta) metti un cucchiaio d’olio e fallo scaldare. Fai soffriggere uno spicchio d’aglio tritato.
Aggiungi il pesce, fallo insaporire a fiamma medio-alta per un minuto e poi aggiungi il vino bianco.

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Cuoci sempre a fiamma medio-alta. Il vino evaporerà e il pesce tirerà fuori un po’ di acqua. Tu continua la cottura fino a quando ci sarà pochissimo liquido. Pochissimo non significa asciutto, un po’ deve rimanere (altrimenti dovresti aggiungere dell’olio e non occorre).
A quel punto unisci le zucchine:

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Se ingrandisci bene la foto, vedi che è leggermente bagnato.

Prepara la pasta e toglila con una schiumarola tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

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Finisci la cottura a fiamma ancora medio-alta, bagnando con acqua di cottura se dovesse occorrere (molto probabile che occorra).

Fai i piatti e cospargi tutto con prezzemolo e pepe.
Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Nessuno può mettere Babe in un angolo, ma con i fiori di zucca è concesso.

Buonissima e semplice.

La prossima volta prepareremo un risotto con funghi e scamorza. Abbiamo già fatto ricette simili, ma sdoganeremo i funghi freschi una volta per tutte e sbaveremo ancora una volta di fronte a sua divinità Carnaroli, il che non guasta.

Ciao!