Pollo all’ananas

Sei un tradizionalista culinario? Uno di quelli Mangio solo italiano e seguo solo le ricette di mia nonna?
Bene, mi sa che oggi è meglio che vai a leggere un altro blog.

Fuori dai coglioni, tradizionalisti culinari!

Perché oggi creiamo un altro piatto cinese. Circa.
Dico circa perché purtroppo non sarà mai come il loro: pur impegnandomi con tutte le capacità accumulate nei secoli, ricreare quel sapore insano, fritto ed unto che il ristorante in cui vado mi regalava in ogni porzione è stato impossibile. Era buono, il mio pollo all’ananas.
Ma non buono come il loro.
Mancava qualcosa. Mancava l’essenziale. Mancava il male. 

Sagge parole che devi ripeterti ogni volta che varchi la soglia di un ristorante cinese.

Forse friggono il pollo con olio vecchio di sei settimane? Forse.
Forse non lavano la padella che usano da almeno sei anni? Forse.
La realtà è che non lo sapremo mai e dobbiamo accontentarci del nostro cinese all’italiana, con pochi grassi e tanta genuinità – troppa – genuinità.

Vorrei tanto entrare in una cucina cinese ed osservarli al lavoro. So che questa sarebbe la mia reazione.

La ricetta arriva sempre dal progetto Pizzakaiju&friends (che puoi seguire cliccando su #mangiaconpizzakaiju su Instagram) e la creatice è ancora @renifoody, la cui settimana dedicata si concluderà tra un paio d’ore.
Ricetta perfetta, sotto ogni aspetto.

Go, go, go! 

Tra poco si mangia! 

Per preparare il pollo all’ananas, per due persone, hai bisogno di:

  • 800 grammi di bocconcini di petto di pollo;
  • 100 grammi di farina (in realtà avanzerà, io ne ho usata 60);
  • 10 grammi di curry;
  • sale;
  • 40 grammi di salsa di soia;
  • 30 grammi d’olio;
  • un barattolo di ananas in succo, il mio pesava in tutto 565 (con il liquido, che useremo).

Partiamo dal pollo. Devi ridurlo a tocchetti e puoi usare forbici o coltello, come ti pare.
La grandezza? Quella che vuoi. Diciamo non enormi ma manco piccolissimi.

In una ciotola versa 100 grammi di farina e 10 grammi di curry. Mescola bene con una frusta per amalgamare tutto.

Metti un po’ di sale nel pollo e massaggialo bene, per distribuirlo. Mettine un po’, non essere tirchia, che poi a piatto finito ti mancherà.
Caccia sul pollo tutta la farina.

Sempre con le mani distribuisci la farina su ogni bocconcino. Devono essere ben coperti.

Versa ora 30 grammi d’olio in una padella.
Fiamma media, appena è bello caldo unisci i bocconcini.

Ora ci vorrà un po’ di tempo. Fiamma media, fai andare finché il pollo sarà ben dorato su ogni lato. Ogni tanto giralo.
Mentre attendi (tanto ci vorranno almeno 15 minuti) occupiamoci dell’ananas.
Ecco quale ho comprato io:

Ci serve sia l’ananas che il suo succo.
In un piatto – perché se usi il tagliere ti ritroverai con succo d’ananas ovunque – taglia l’ananas a pezzetti.

Ho detto UN PIATTO!

Il pollo intanto come sta? Lo hai girato?
Hai ottenuto questo?

Allora proseguiamo.
Metti dentro tutto l’ananas (sia quello tagliato che il suo succo) e 40 grammi di salsa di soia.

Ora mescola bene, chiudi col coperchio e fai cuocere per 10 minuti a fiamma bassa.
Ogni tanto apri e mescola, assicurati che ci sia abbastanza liquido. Se non ci fosse, aggiungi dell’acqua del rubinetto.
Dopo 10 minuti apri e guarda cosa accade: non deve essere secco, ma manco un brodo. Deve essersi formata una cremina. Quindi se c’è ancora troppo liquido, prosegui la cottura senza coperchio, fino a quando si addensa.
Tieni conto che come spegnerai la fiamma si addenserà ancora di più.
Ecco il mio:

Ed è davvero tutto qui.
Ora devi solo preparare le porzioni e mangiare:

Ciao e buon appetito!

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Spaghetti all’origano.

Ormai siamo così abituati alle nostre lotte culinarie che non ci facciamo più caso.

Gira il sugo, non fare attaccare quello, non far bruciare quello, prendi a calci i ghoul mentre aspetti che l’acqua bolle.

Ogni giorno trascorriamo almeno un’ora – nella tremenda ansia di non riuscire, anche – a fare da mangiare. Con avocado e burrate e tartufi e salse strane o che ne so. Con procedimenti anche fin troppo complessi, che a volte ci lasciano perplessi perché sembrano quasi stregonerie: e metti la noce quando cuoci il cinghiale così viene morbido; fai ballare i tentacoli del polpo prima di immergerlo nella pentola; metti l’alloro in acqua per non scureggiare i fagioli. E via di seguito, con in una mano il libro di ricette e nell’altra il necronomicon.

Lo sguardo vacuo di chi non sa cosa sta facendo, ma lo fa.

Oggi è diverso.
Ti giuro, io non ci credevo a questa ricetta. L’ho scelta solo perché non volevo andare a fare la spesa: ero stanca, mi girava anche un po’ il cazzo, in più faceva un caldo che levati.
Spaghetti aromatizzati all’origano? E proviamo.
Ma la sera, in balia della mia solita fame, non è che fossi contenta mentre osservavo la padella.

Portare le buste della spesa è il workout più tremendo. Altro che gambe.

Poi ho mangiato.
Ho preparato anche un po’ più di spaghetti del solito, dato che il condimento era innocuo.
E niente, mi è apparso Pazuzu (il quale ha approfittato della visita per propormi il solito commercio d’anime in cambio di boh).
Come direbbero le solite blogger, da leccarsi i baffi.

Pazuzu a cena.

Ricetta rubata ad Una cameriera in cucina che a sua volta l’ha rubata a Heathers, il film anni ’80 con Winona Ryder (lo sapete che è famosa da molto prima di Stranger Things, vero, finti amatori del cinema pop?).

Insulti che vi meritate tutti, modaioli che non siete altro.

Si tratta quindi di una spaghettata gemella a quella di Kitano di tanto tempo fa (ormai due anni). Ci vuole il cinema giappo-americano per farci ricordare che noi siamo dei pastari semplici, che non esistono solo le foto instagrammabili, nella vita. Che esiste soprattutto il nostro stomaco, che con un po’ di spaghetti, dell’aglio e dell’origano è strafelice.

Go, go, go!

Tra poco si mangia.

Per preparare gli spaghetti all’origano, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di spaghetti;
  • 20 grammi d’olio + un filo d’olio da mettere sui piatti;
  • uno scalogno;
  • pepe e sale;
  • origano. Tanto origano. Infinito origano.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Puoi anche valutare di salare leggermente di più l’acqua, perché nel condimento non ci sarà nulla per aggiustare la sapidità. Oppure no e metti un po’ di sale fino sui piatti: a tua discrezione.
Mentre aspetti, trita lo scalogno.

Versa poi 20 grammi d’olio in una padella, falli scaldare bene e poi caccia dentro lo scalogno.

Fai soffriggere a fiamma bassa, girando spesso e stando attenta a non bruciare niente. Quando lo scalogno è morbido (ci vorranno 5 minuti) spegni e butta dentro un po’ d’origano. Poi attendi la pasta.

Ricordati di accendere la fiamma sotto la padella quando stanno per arrivare gli spaghetti.
Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione (senza buttare l’acqua di cottura, che non si sa mai) e cacciala in padella.

Concludi la cottura: fiamma alta, gira spesso con un forchettone, aggiungi altro origano e spolvera col pepe.
Se occorre, puoi bagnare con l’acqua di cottura. L’importante è che non venga fuori una spaghettata secca, sennò poi dovrai annaffiare con l’olio e non è il massimo.

Prepara le porzioni e su ogni piatto metti un filo d’olio (se occorre), pepe (se occorre) ed origano (quello occorre).

Finito. Siediti e goditi il potere delle tue ginocchia.

Ciao e buon appetito!

Gli gnudi, sottospecie di gnocchi di ricotta brutti e buoni.

Hai presente quelle foto di cibo che solo guardandole ti vien fame pure se ti sei appena scofanato sei pizze e quattro parmigiane di melanzane?

per non parlare di quello che ti sei sbranato a colazione, il pasto più importante della giornata.

Quelle immagini di formaggi filanti, di fritture dorate, di creme dense, di carni al sangue e via dicendo?
Insomma, il caro, vecchio, ormai anche un po’ abusato food porn?
Ecco. DIMENTICATELO. Perché noi oggi creiamo la bruttezza.

La tua faccia durante la preparazione 

Ci saranno momenti in cui potrai anche essere assalita dalla demoralizzazione, perché tutto sembrerà distruggersi davanti ai tuoi occhi.
Ma tu non perdere la speranza, non spegnere i fornelli, non chiamare la pizzeria. Continua. Abbi fiducia nel tuo Kaiju: mangerai bene.

Non fare come lui.

Stiamo per imparare a fare gli gnudi. Sono dei parenti alla lontana degli gnocchi, solo che l’impasto non è di quelli che si lavorano con le mani, con cui creare le palline precisine. No: si butta l’impasto nell’acqua direttamente a cucchiainate, anche un po’ con scazzo, con l’aria da bulli.

Quindi accompagnate fuori quelle signore e quei signori suscettibili agli impiattamenti osceni e non studiati, potrebbero sentirsi male.

Mi raccomando, fatele uscire con gentilezza.

Ho preso questo tutorial da Stefano Barbato: molto chiaro, molto preciso, non ho cambiato nulla.

Go, go, go! 

Per preparare degli gnudi, per due persone, hai bisogno di:

  • 300 grammi di ricotta di mucca;
  • 300 grammi di spinaci;
  • 10 grammi d’olio;
  • 75 grammi di farina 00;
  • sale, pepe e noce moscata;
  • 1 uovo;
  • 20 grammi di parmigiano + una spolverata da mettere sui piatti;
  • 50 grammi di burro. Quando si usano quantità così grandi io ti consiglio sempre di farlo in casa. Trovi il procedimento qui;
  • qualche foglia di salvia.

Partiamo dalla ricotta. Non so che ricotta compri tu, ma di certo io non sto parlando di quelle nefandezze confezionate che con la ricotta nulla c’entrano se non per il nome riportato sulla scatola.
Compra la ricotta fresca. Che però un pochino dobbiamo maltrattare, perché dobbiamo levarle il liquido.
Non ci vuole molto: ti basta metterla dentro ad un colino, appoggiare il colino su una tazza e farla star lì per un paio d’ore, a temperatura ambiente. Dovrebbe bastare. Se proprio ti ritrovi ad accompagnarti con delle ricotte acquose, puoi anche pensare di lasciarla invecchiare 24 ore in frigo. Ma è quasi sicuramente eccessivo.

Un po’ di riscaldamento prima di fare sul serio.

Fatto questo, si va.

Lava benissimo gli spinaci e togli tutti i gambi. Si usano solo le foglie.

Tagliali poi in maniera molto grossolana (non ti sbattere, tanto spariranno).

Versa 10 grammi d’olio in una padella e poi cacciaci dentro gli spinaci.

Metti un po’ di sale (così butteranno fuori la loro acqua) e fai cuocere a fiamma media per una decina di minuti, girando ogni tanto, fino a quando saranno rammolliti.
Ecco cosa devi ottenere:

Mettili in una ciotola e falli leggermente raffreddare.
In questo tempo tira fuori tutti gli ingredienti e grattugia il parmigiano.
Puoi anche iniziare a mettere l’acqua a bollire, perché non ci vorrà molto tempo.

Gli spinaci si sono un po’ raffreddati? Non devono essere GELIDI, ma non caldi. Altrimenti cuoci l’uovo, per esempio. Quindi quando sono della temperatura giusta, proseguiamo.
Aggiungi 20 grammi di parmigiano e mescola bene.
Butta dentro anche la ricotta.

Mescola sempre tutto strabene, poi aggiungi l’uovo.

Di nuovo giù di cucchiaio, poi è la volta del sale (poca roba, c’è già il formaggio e gli spinaci sono salati), di una spolverata di pepe e di un po’ di noce moscata. Quanta? Quanta ti piace, dipende dal tuo palato.

Infine è la volta della farina. 75 grammi.
Adesso mescola per un po’ di tempo. Tipo 3 minuti. Non ti fermare quando la farina è inglobata: dobbiamo scatenare le forze del glutine e per farlo dobbiamo maltrattarlo un po’.  Quindi continua ad impastare, con un cucchiaio di legno, per tre minuti.
Otterrai un impasto non lavorabile con le mani, molto ma molto morbido.

Assaggia. Se ti sembra salato il giusto, ok. Se ti sembra sciapo, puoi decidere di aggiungere un po’ di parmigiano (per me era a posto così).

Ecco il mio impasto:

Siamo pronti per cuocerli, quindi prepariamo il condimento.
In un padellone (lo stesso in cui hai cotto gli spinaci va bene, non c’è bisogno di sporcare tutta la cucina) metti 50 grammi di burro. Appena si scioglie caccia dentro pure le foglie di salvia spezzettate. Poi spegni, riaccendi quando stai per scolare gli gnudi.

Ma come si lavora quel blob ricottoso? Molto semplice.
Procurati due cucchiaini.

Con un cucchiaino prelevi dell’impasto:

Se vuoi puoi sforzarti di provare a creare una forma, con l’altro cucchiaino.
Se ti pesa il culo come pesava a me, limitati a spingere l’impasto nell’acqua, usando l’altro cucchiaino:

Saranno bruttissimi ed un po’ si scioglieranno. Non fare bollire l’acqua in maniera super violenta, abbassa la fiamma. 
E non piangere quando vedrai questo:

La realtà sarà molto meno terribile di quel che sembra.
Gli gnudi verranno a galla e da quel momento falli cuocere ancora mezzo minuto. Poi tirali fuori con una schiumarola e mettili nella padella col burro (che devi riaccendere, con fiamma bassa).

Falli andare in padella per altri 30 secondi, poi prepara i piatti.

Su ogni porzione metti una spolverata di parmigiano e poi mangia.
Buoni, vero? Non te l’aspettavi, vero?
Manco io.
Ti faccio vedere la consistenza di uno gnocco:

Ciao e buon appetito!