Pizzakaiju Approved, Primi

Mentre mangiavo ho visto la Madonna e mi ha detto di salutarti tanto.

Mentre la mangiavo ti giuro che ho visto la Madonna. E mi ha detto di salutarti tantissimo.

Non è la prima volta che con una ricetta di Luca Pappagallo sbavo senza ritegno. La parola mondiale, in questi casi, manco si può più usare. Qui siamo su tutto un altro livello, una roba che uno non riesce a crederci mentre mangia. E mangia e si commuove e poi mangia ancora e si commuove di nuovo.
Roba da reagire solo così:

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BRAVO!!

Non ci posso fare niente: a me la cucina povera fa schiattare. E qui c’è la povertà assoluta. Uova, formaggio, cipolla, pasta e – non dimentichiamola – sugna.
Uno di quei piatti che potrebbero mangiare Don Camillo e Peppone, se solo non fossero già impegnatissimi a divorarsi prosciutti, parmigiani e soprattutto quegli spaghetti in bianco che ancora me li sogno di notte.

TOURNAGE DU FILM "LE RETOUR DE DON CAMILLO" DE JULIEN DUVIVIER
Penso di non avere mai invidiato tanto una persona.

E il Pappagallo di cucina povera ne cucina a palate, talmente tanta che tra un po’ chiudo il blog e ti linko il suo canale e via, smettiamola di perdere tutti tempo leggendo le mie stronzate.
Ma poi no, poi mi ricordo, e so che il web è pieno di insidie e che non è che tutti ci trattano bene come lui. Bisogna stare all’erta, pronti a scansare i cattivi cucinieri che popolano il mondo.

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Di solito così, ai fornelli.

Ti avverto subito che qui non c’è spazio per la dieta. Di sugna dovrai usarne parecchia e la sugna è più calorica dell’olio. Ma sappi che ogni grammo di ciccia vale la pena di essere ingerito.

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Ecco, questo è l’atteggiamento giusto.

Ho cazzeggiato abbastanza, partiamo.
Go, go, go!

Per preparare un piatto di tubetti con cacio e uova, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di tubetti;
  • 100 grammi di sugna;
  • una cipolla bianca, bella grande;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • 30 grammi di pecorino;
  • sale, pepe.

In una pentola metti la sugna.

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Accendi la fiamma bassissima e falla sciogliere.
Nel frattempo trita la cipolla a pezzi piuttosto piccoli.
Ci vuole una cipolla bianca parecchio grande, poiché è uno degli ingredienti principali. Io ne ho comprata una enorme e ne ho usata metà. Eccola:

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Cipolle di una certa importanza.

Appena l’hai tritata aggiungila alla sugna.

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Falla stufare. Fiamma bassissima, ci vorranno almeno 30 minuti. Piuttosto inutile cominciare con l’acqua della pasta e le uova. Attendiamo che la cipolla sia quasi pronta.
Deve essere color caramello, ma devi comunque fermarti prima, poiché la cottura continuerà in padella pure a fiamma spenta. Ora ti mostro il colore di quando devi fermarti:

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Lasciandola riposare in pentola, dieci minuti dopo, avrà questo aspetto, che è quello che dobbiamo ottenere:

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Il mio consiglio è di iniziare a mettere l’acqua della pasta a bollire dopo circa una ventina di minuti di stufatura di cipolla. E, sempre in quel momento, occupati delle uova.

Gratta a polvere 30 grammi di parmigiano e 30 grammi di pecorino.
Rompi le uova in una ciotola, caccia dentro anche i formaggi, una bella macinata di pepe e (poco) sale.

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Mescola bene con una frusta (elettrica o a mano, non fa differenza), fino ad ottenere una crema. Impiegherai pochissimo tempo:

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La cipolla è pronta? Con le uova sei a posto? L’acqua bolle? Bene, inizia a preparare la pasta.

Bisogna tirala fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione ma, prima di scolarla, ricordati di:

  • accendere la fiamma, medio alta, della padella con la sugna. Deve essere calda, dobbiamo finire la cottura lì dentro;
  • versare una mestolata di acqua di cottura dentro alla ciotola con le uova, per ammorbidire un po’ la crema.

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Io tengo sempre l’acqua della pasta a portata, perché non si sa mai. Ed è una roba che consiglio di fare anche a te. Se ti scassi le palle a tirare fuori la pasta con la schiumarola, basta che metti uno scolapasta sopra un’altra pentola, di modo da non buttare via niente.

Caccia dentro i tubetti nella padella con la sugna e lascia insaporire per un minuto, girando spesso.

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Versa dentro anche la crema di uova.

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La crema si deve rapprendere bene, formando una specie di frittata. Mescola di continuo per non fare attaccare al fondo (anche se, con tutto quell’unto, difficilmente accadrà). Ti faccio vedere un paio di foto dell’operazione, tutta a fiamma medio alta.

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E una.
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E due. Ci siamo quasi.
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E tre.

Quando sul fondo non c’è più liquido della crema di uova ma soltanto l’unto della sugna, siamo pronti per spegnere.
Se non hai capito, te lo faccio vedere di nuovo:

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Che fame.

Prepara i piatti e mangia.
Sappi che è grasso, ma anche poco voluminoso. Io ho avuto fame dopo un’ora scarsa, ma io sono anche senza speranza.

Ecco il capolavoro:

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Ciao e buon appetito!

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Alla prossima, ci si vede!
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Pizzakaiju Approved, roba da forno, Torte rustiche

In preda alla tipica calma vulcaniana.

Te lo dico subito: oggi non ce n’è per nessuno.

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Ma di brutto!

Io volevo solo fare una torta salata. Con ricotta e spinaci. Giuro, non volevo proprio altro dalla vita che una semplice e buona torta salata.
E invece che cazzo mi ritrovo, in ogni sito in cui sono capitata?
La quiche.

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Che uno ci prova pure a mantenere la calma.

Ovviamente non le vere quiche. Semplici torte salate chiamate a cazzo. Dopo la carbonara sputtanata con la panna e i piselli e spesso confusa con la gricia, la ricotta di bufala orrendamente fatta cagliare per formare allegre cremine, il gateau di patate chiamato gattò e l’utilizzo dell’olio per mantecare il risotto… adesso pure questo?!

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E pensa io.

Ed io che pensavo che l’internet servisse per celare la propria ignoranza. Ed invece no. Invece l’ignoranza regna e per trovare il vero significato di quiche, ormai, bisogna addentrarsi nel deep web. 

Quiche: torta salata che ha una crema con dentro uova e panna acida.
Torta salata: qualsiasi altra torta salata senza i due ingredienti citati sopra.

Esaurita la questione, passiamo alla ricetta.

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Oggi prepariamo quindi una torta rustica con spinaci e ricotta e impariamo pure a crearci una pasta per la base da zero. Brisé? Frolla? Boh, chiamiamola base e smettiamo con le pippe mentali.
Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, che pure lui non resiste alla tentazione di chiamarla quiche. Sì, ci sono delle uova e ci sono due cucchiai di panna (normale), ma questo non mi sembra un alibi validissimo.
Ma la ricetta è spaziale, quindi me ne faccio una ragione, che qui ci sono delle priorità.

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Lo stesso, il prossimo che dirà quiche avrà la visita del mio macellaio di fiducia.

Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare una torta rustica con spinaci e ricotta, per uno stampo da 20 cm, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli;
  • 2 cucchiai d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 300 grammi di spinaci;
  • 300 grammi di ricotta vaccina;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • 2 uova;
  • 20 grammi di burro;
  • 2 cucchiai di panna;
  • pepe bianco, noce moscata e sale.

Iniziamo dalla base.

Metti la farina ed il burro in una ciotola.

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Impasta con le mani, fino a quando il burro sarà bello farinoso.

Dividi i rossi dai bianchi (non buttare i bianchi, ci serviranno!) e aggiungi i tuorli nella ciotola. Caccia dentro anche i 2 cucchiai d’acqua, il cucchiaino di sale (5 grammi) e quello di zucchero (sempre 5 grammi).

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Impasta bene con le mani.

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Ad un certo punto ti sentirai stretta a lavorare nella ciotola, quindi rovescia tutto sul tavolo e continua lì con l’impasto.
Dovrai ottenere una palla omogenea.

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Adagiala su della pellicola trasparente e schiacciala bene con le mani. Ricoprila interamente con la pellicola e falla riposare in frigorifero per un’ora. 

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Mentre attendiamo, occupiamoci di tutto il resto.
I miei spinaci erano surgelati, poiché ne avevo ancora in freezer dalla notte dei tempi. Se decidi di usare quelli freschi, ti consiglio una cottura in padella o al vapore. L’abbondante acqua salata serve solo a fare perdere gusto alle verdure, imparalo come l’ho imparato io e vivrai più felice.

Quelli surgelati invece cucinali al microonde:

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Dovrebbero esseri le istruzioni sulla confezione, ma nel caso: chiudi col coperchio e fai andare 4 minuti a potenza massima. Tira fuori gli spinaci, girali, richiudili e fai andare per altri 3 minuti.
Questo è il risultato:

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Tanti cordiali fanculo all’abbondante acqua salata.

Lasciali raffreddare un minimo, poi cacciali su un tagliere e spezzettali più possibile.

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Metti 20 grammi di burro in una padella e, come inizia a sciogliersi, caccia dentro pure gli spinaci.

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Falli andare per dieci minuti, a fiamma medio bassa. Quest’operazione serve a farli insaporire un po’ e soprattutto a fare evaporare il liquido in eccesso. Girali spesso. Alla fine, sala (ma non tanto, mi raccomando).

In un’altra ciotola metti la ricotta, 2 uova e i 2 cucchiai di panna.

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Mescola bene, poi aggiungi anche i 50 grammi di parmigiano.

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Mescola bene bene. Aggiungi un po’ di pepe bianco, del sale e noce moscata abbondante.

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Mescola e caccia pure gli spinaci:

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Mescola di nuovo, formando questa crema:

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A questo punto un’ora sarà passata, quindi puoi tirare fuori la tua pasta dal frigo.
Inseriscila tra due fogli di carta da forno e comincia a darle una forma circolare, con un mattarello.

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Ci vorrà un po’ e sarà pure un lavoro piuttosto faticoso, ma sarai ripagata quando ti siederai per mangiarla.

Imburra la teglia che hai deciso di usare.

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Accendi il forno a 180 gradi, modalità statica.

Con la delicatezza che ti contraddistingue, fai aderire la pasta al fondo della teglia. Mettici tutto il tempo del mondo, l’importante è che non la spacchi.

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Senza fretta.

Una volta che sei riuscita a stendere bene la pasta sulla teglia, spennellala con i bianchi d’uovo.

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Io uso Cinghiale. E tu?

Riversa il ripieno nella tua futura torta rustica:

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Livellalo bene, di modo che sia tutto della stessa altezza.

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Ed ora inforniamo!
A 180 gradi per 35 minuti. Se vedi che sopra scurisce troppo puoi spegnere le resistenze superiori o abbassare leggermente la temperatura.

A fine cottura, dovresti essere fiera creatrice di questa roba qui:

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Un buon non compleanno a me.

Come sempre, ti mostro un po’ di foto per avere un’idea più precisa del risultato finale. Ecco durante il taglio:

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Ed ecco le fette:

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Madonnaccchebbuona:

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Nel caso dovessi scoprire, a fine cottura, che parte della brisé non è perfettamente cotta, non ti preoccupare: bestemmie a parte, qui dentro non c’è lievito e quindi te la puoi mangiare. Limitati, la prossima volta, a prolungare la cottura per altri 5 minuti e vai così, che è una figata.

Ciao e buon appetito!

Primi

Cucinare incazzati? Si può.

Ho cucinato questa roba una sera in cui il giramento di palle era sommo.

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Giravano proprio vorticosamente.

Dopo una giornata passata in preda a robe pochissimo piacevoli, non ho potuto fare la spesa e – come ormai è noto – abito in un posto dove manco la pizzeria è un’opzione.

Quindi tre le possibilità: digiuno, wurstel dei gatti o svuotare il frigo per improvvisare una roba al volo.

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Cenare con la roba dei gatti però può acuire la depressione.

Pasta fresca dimmmerda da finire e mai più ricomprare, perché Divella è una marca gommosa.
Piselli surgelati? Ci sono sempre, non si sa perché.
Del pomodoro in barattolo, nel caso del Fallout.
Una mezza cipolla ed un fascio di carote avanzate dalla cena precedente.

Ce la posso fare, mi sono detta.

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Dai, dai, dai.

Così, incazzata nerissima, sono andata ai fornelli ed ho sfornato questo capolavoro della cultura moderna.

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Il mood con cui ho cucinato quella sera.

Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare una pasta fresca con sugo di carote e piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 250 grammi di pasta fresca;
  • un fascio di carote (circa 300 grammi);
  • 300 grammi di piselli;
  • un barattolo di polpa di pomodoro;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • mezza cipolla rossa, 2 cucchiai d’olio;
  • pepe, origano.

Metti un cucchiaio d’olio in una padella e fai soffriggere, a fiamma bassa, la cipolla tritata.

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Dopo qualche minuto, appena la cipolla è leggermente colorata, aggiungi il barattolo di polpa. Chiudi col coperchio e lascia sobbollire a fiamma bassissima per sempre.

Nel frattempo taglia a pezzetti piccoli le carote, che però cuciniamo a parte. Perché? Perché altrimenti nel sugo si ammollano e non so cosa pensi tu, ma a me certa verdura piace piuttosto tosta.
Quindi, in un’altra padella, caccia un cucchiaio d’olio e cuoci le carote. Usando una fiamma media.

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Impiegheranno 10 o 15 minuti e dovranno apparire così:

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Volendo potresti cuocere le carote direttamente nel sugo, ma il risultato non sarebbe scrocchierello. E a me farebbe cagare.

Mentre attendi che tutto sia pronto, occupati dei piselli. Che cuociamo al microonde, come già ti ho insegnato.

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4 minuti e sono pronti.

Bene. Sala (poco) i piselli e sala (poco) le carote.
Ora che tutte le verdure sono pronte, cacciale nel sugo e mescola tutto.

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Lascia insaporire, senza coperchio, per qualche minuto. Puoi fare cuocere tutto fino all’arrivo della pasta o puoi spegnere la fiamma: dipende quanto vuoi far restringere il sugo.
Quel che è certo è che devi assaggiare per aggiustare di sale e che devi riaccendere la fiamma prima dell’arrivo della pasta, poiché finiremo la cottura proprio lì dentro. Come quasi sempre.

Gratta il parmigiano.

Leva la pasta almeno 3 minuti prima del tempo indicato sulla confezione ed uniscila, usando la schiumarola, al sugo di pomodoro.

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Concludi la cottura lì dentro, bagnando con l’acqua di cottura. se occorre.

A fiamma spenta, aggiungi anche il parmigiano. Mescola bene e prepara i piatti, che cospargerai con pepe ed origano.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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senza ancora pepe ed origano.

Ed anche oggi abbiamo mangiato, con grande gioia ed armonia.

Ciao e buon appetito!

Zuppe

Bisogna sempre fare attenzione ai gremlins.

Oggi roba semplicissima, la cui unica difficoltà sta nel dover maneggiare il mixerino ad immersione.

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Con gli elettrodomestici si possono avere brutte esperienze.

Quindi guarda bene sotto il tavolo, dentro le credenze ed apri pure quello sgabuzzino in cui non entri dal 1918: se un gremlin dovesse aggirarsi per casa, cucinare diventa impossibile.

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E controlla pure l’albero di Natale! Che tanto lo so che non l’hai ancora levato di mezzo.

Il menù di oggi prevede una bella vellutata di zucca e carote, con dentro l’orzo. Un comfort food multivitaminico, direbbero quelle che ci stan sul cazzo.

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E noi risponderemmo così, prontissimi.

Cominciamo subito.
Go, go, go! 

Per preparare una vellutata di zucca e carote con orzo, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di orzo;
  • circa 700 grammi di zucca (ma chiedine di più, poiché devi pulirla);
  • un fascio di carote (circa 300 grammi);
  • mezza cipolla rossa, una costa di sedano;
  • rosmarino, 2 cucchiai d’olio, peperoncino.

Metti una pentola piena d’acqua a bollire.
Il mio consiglio è di aggiungere l’acqua man mano che serve, quando si cucinano robe del genere, di modo da non dover passare anni a cercare di far evaporare l’evaporabile.

Mentre attendi che l’acqua sia pronta, pulisci la zucca e tagliala a pezzetti.
Leva la parte esterna delle carote con l’aiuto di un pelapatate e fai lo stesso con la costa di sedano. Lava poi entrambi e taglia a pezzetti pure loro.
Infine trita la mezza cipolla.

In una pentola piuttosto capiente, di cui possiedi il coperchio, caccia tutte le verdure che hai appena tagliato. Metti anche un cucchiaio d’olio, del peperoncino e delle foglie di rosmarino (senza rametto, che dopo frulliamo).
Non ricoprire completamente d’acqua, ma raggiungi circa la metà del livello delle verdure, usando l’acqua che hai scaldato.

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Metti il coperchio e fai cuocere, con fiamma medio bassa, per 20 minuti.
Tieni il coperchio anche nell’acqua che hai scaldato a parte, poiché potrebbe servirci ancora quando arriverà l’orzo. E ci servirà calda, quindi riaccendi la fiamma qualche minuto prima della fine della cottura di zucca e carote.

Scaduto quel tempo controlla se le verdure sono pronte:

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Col mixer ad immersione trita tutto (e tieni lontano Gizmo da eventuali schizzi, sai come reagisce ai liquidi). Se occorre aggiungi dell’acqua calda.

Butta dentro l’orzo.

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Mescola bene e, se la vellutata è troppo densa, aggiungi una mestolata di acqua calda.
Fai sobbollire per altri 15 minuti, senza coperchio, a fiamma bassissima. Se ti piace più minestrosa, aggiungi altra acqua.

Alla fine prepara le porzioni ed aggiungi un cucchiaio d’olio su ogni portata. Dovresti avere ottenuto un risultato del genere:

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La prossima volta prepareremo una pasta al sugo di piselli e carote. Io di fasci di carote ne avevo comprati due, per essere sicura, quindi in qualche modo dovevo pur riciclarli.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Secondi

Pollo al vino rosso.

Dopo aver cotto la pasta fresca e le braciole di maiale nel vino, è giunto il tempo che pure il pollo faccia la stessa fine.

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Sì. E se non la pianti di fare quella faccia, cuocio pure tua madre, nel vino.

Una roba semplice, però devi per forza avere una pentola con coperchio. O due, se non ne possiedi una abbastanza capiente.
Ed un po’ di tempo, anche, perché la cottura sarà prolungata per circa un’ora.

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Ora che puoi serenamente trascorrere raccontando aneddotoni post-atomici.

L’ho rubata al solito Luca Pappagallo, in una versione quasi antica (il video è targato 2014).

Cominciamo subito.
Go, go, go!

Per cucinare del pollo al vino, per due persone, hai bisogno di:

  • 1 kg di pollo. Cosce e sovracosce, con pelle;
  • 8 spicchi d’aglio;
  • un litro di vino robusto. Nel mio caso Chianti;
  • rosmarino, 2 cucchiai d’olio (o uno, nel caso tu abbia la possibilità di usare una pentola sola);
  • pane per la scarpetta.

Io ci ho cenato, ma era una sera senza particolare fame. Ti consiglio di preparare un contorno, perché come piatto unico non è sostanziosissimo.

Come avrai capito, non possiedo una pentola gigante. Quindi ho diviso il pollo in due parti uguali (separando le cosce dalle sovracosce, per essere sicura di ottenere una cottura omogenea) e l’ho cotte in due tegami differenti.
Risultato perfetto. Se tu sei più fortunata, cuoci tutto insieme, seguendo le stesse dosi (devi levare solo un cucchiaio d’olio)

Inizia a schiacciare l’aglio con una mano, spaccandolo leggermente.
In una pentola fai scaldare, a fiamma bassa, un cucchiaio d’olio e poi caccia dentro gli spicchi d’aglio ed il rosmarino.

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Adagia il pollo. Cerca di non sovrapporlo.

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Fallo rosolare bene, girandolo spesso, per una decina di minuti. Puoi usare una fiamma medio-bassa.

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Adesso aggiungi il vino. Il pollo, con la dose di vino che ti ho dato, non risulterà totalmente ricoperto, ma va bene così.

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Chiudi col coperchio, abbassa la fiamma a minimo e fai cuocere per un’ora.
Ogni tanto controlla, che se dovesse evaporare il vino ne aggiungi dell’altro. O, se hai finito il vino, puoi aggiungere acqua (però con tanti e sonori BUUUUUU! dal Pizzakaiju).

A fine cottura, il vino dovrebbe essere stato assorbito quasi per intero. Salvo per del sughetto che ti consiglio di scarpettare perché è buonissimo.

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Ti mostro entrambi i contenuti delle pentole, per farti comprendere meglio.

Coscette:

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Sovracosce:

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Non resta che impiattare, irrorando ogni piatto con abbondante sughetto (che è buono, già l’ho detto?).

Ecco qua:

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Sì, ho usato la parola irrorare, ora non scassarmi la minchia fino a Natale prossimo, ok? Non è che puffiamo sempre puffare i cosi, quando puffiamo, dai.

Ciao e buon puffappetito!

Pizzakaiju Approved, Primi

Fusilli con ricotta vaccina e pancetta abbrustolita.

Oggi noi cuociamo la ricotta.

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Lo so che non riesci a credere alle tue orecchie.

Tre i motivi, ormai celebri, per cui il Kaiju qui ha aperto un blog:

  • per bestemmiare contro le casalinghe golose, mamme e mogli prima di essere persone;
  • per cercare di insegnare anche ad un solo individuo che no, lo zafferano ed il latte non sono un connubio perfetto;
  • per estrema indignazione verso tutte le ricotte maltrattate, scaldate e fatte cagliare dal branco di mogli e madri di cui sopra.

Ogni giorno, leggendo le stronzate di cui sopra, la mia reazione era la seguente:

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Dopo anni in cui ho sfracellato i coglioni al mondo, il mondo mi ha sfanculato dicendo Apri un blog e smettila di menarla. E così accadde.

Però oggi è successo: oggi ho cotto la ricotta.

Non quella di bufala (ERESIA! E se la vuoi cucinare, ecco il link) ma quella vaccina, molto più delicata e versatile. Ho rubato la ricetta a Noce Moscata food blog, che di sicuro sa mangiare e col cazzo che la ricotta se la sbafa rovinata. La ricotta come qualsiasi altra cosa, sia chiaro.

Volevo anche capire se la ricotta fosse adatta a sostituire philadelphia e robiola nella caterva di ricette cretine che trovo nel web, ogni sera. Che tipo sembra non si possa vivere, senza philadelphia e robiola. E pure senza segnaposto di pasta sfoglia a forma di albero di natale. O senza tronchetti natalizi. E vogliamo parlare della vasocottura, signora mia? E delle uova crude nel tiramisù, orrore, orrore, orrore?

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Ho capito, ho capito. La smetto.

Ed immagino quanto tu sia curiosa di sapere le mie valutazioni finali, quindi eccole.

Come piatto non mi fa impazzire. Buono è buono, ma non mi ha dato particolare soddisfazione. Non più di un piatto con la panna, per nominare un altro ingrediente che non amo tanto. Mi ricorda quelle robe che cucinava mia madre quando tornavo da scuola. Poco tempo, poco impegno, pesantezza e via.

E no, di sicuro la ricotta e i formaggi spalmabili non appartengono alla stessa famiglia. Quindi abbiamo le nostre risposte.

Partiamo subito con il procedimento ma sappi che, pure con l’avvento della macchina fotografica figa, non sono stata tanto in grado di avere delle foto decenti. La roba bianca non è fotogenica, sallo.

Vai a fare la spesa, così cominciamo.

Go, go, go!

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Tipica utilità delle buste biodegradabili.

Per cucinare dei fusilli con ricotta vaccina e pancetta abbrustolita, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di fusilli;
  • 300 grammi di ricotta vaccina;
  • 100 grammi di pancetta tesa (o affumicata, se sei tanto fortunata da trovarla) in una sola fetta;
  • pepe.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Taglia la pancetta a dadini piuttosto piccoli.

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Caccia la pancetta in una padella e falla abbrustolire, a fiamma medio bassa. Non aggiungere olio o burro, tanto la pancetta è cicciosa di suo.

Appena è bella colorata, mettila in un piatto.

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Nella stessa padella in cui hai abbrustolito la pancetta, metti la ricotta. Abbassa la fiamma al minimo.
Aiutandoti con un cucchiaio di legno, falla sciogliere. Aggiungi un po’ di acqua di cottura, poco per volta. Quando raggiungi questo risultato, spegni:

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Tira fuori i fusilli al dente, con l’aiuto di una schiumarola (l’acqua di cottura ci serve!) ed uniscili alla ricotta.

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Accendi la fiamma al minimo, mescola bene tutto. Aggiungi altra acqua di cottura, a piccole dosi, fino a quando non raggiungi una consistenza cremosa. Liscia, omogenea, NON liquida.

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Ci siamo quasi.

Adesso prepara le porzioni e, su ogni piatto, metti la pancetta abbrustolita e spolvera con del pepe.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Fa la sua porca figura.

Adesso hai il potere, usalo saggiamente.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Insalate, Pizzakaiju Approved

Mai più bollire le robe in abbondante acqua salata.

Abbiamo trascorso tutti quanti almeno dieci giorni ostaggi del cibo. Ed io manco festeggio il Natale. Per me, semplicemente, ogni scusa è buona per abbuffarsi.

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VANGELO.

Così in questo periodo, per compensare, sto cercando di contenermi.

L’insalata di patate non è una novità: abbiamo già preparato quella coi fagiolini e quella col salmone, ma all’epoca (anche se sono passati solo pochi mesi) cucinavo in maniera molto diversa. Erano buone? Sì. Erano perfettibili? Inutile dire che la risposta è di nuovo sì.

Ancora non avevo scoperto le gioie della cottura al vapore, ero giovine ed inesperta. E prima o poi aggiusterò quelle ricette (quando le rifarò). Intanto ecco un altro accompagnamento per la tua carnazza settimanale e, dalle differenze tra questo procedimento e gli altri due che ti ho proposto, credo potrai capire gli errori del passato.

Non erano le patate a non piacermi, come ho pensato per tutti questi decenni, ma solo il metodo di cottura che usavo per prepararle.

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Carnazza.

Ho rubato la ricetta, come ormai fin troppo spesso accade, a Luca Pappagallo di CookAround. Non ho cambiato proprio niente, perfetto sotto ogni aspetto.

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Eh, ma se è vero…

Iniziamo.
Go, go, go!

Per preparare un’insalata di patate ed olive, per due persone, hai bisogno di:

  • 800 grammi di patate (comprane un po’ di più, che devi pelarle);
  • 50 grammi di olive di Gaeta;
  • 50 grammi di olive verdi (io ho usato quelle condite ed un po’ piccanti);
  • prezzemolo, sale, pepe;
  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco;
  • 3 cucchiai d’olio.

Se sei interessata anche al pollo grigliato, ho già scritto come si fa in questo post. Non credo che tu abbia più bisogno di me, ma ripassare le basi non fa mai male.

Le patate dovranno essere fredde, quindi prepara il contorno qualche ora prima del pasto.

Pela le patate, lavale e poi tagliale a pezzi. Cerca di creare dei pezzi di dimensioni simili, così cuociono in maniera uniforme.
Metti poi le patate nel cestello della cottura a vapore ed inserisci quest’ultimo in una pentola riempita con un dito d’acqua.

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Chiudi col coperchio e lascia cuocere per circa 25 minuti. Controlla ogni tanto il livello di cottura delle patate. Per sapere se son pronte, prendi un coltello e trapassale delicatamente. Se la punta del coltello entra nella patata senza problemi, puoi spegnere.

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Patate pronte.

Metti le patate in un’insalatiera e lasciale raffreddare.

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Adesso non resta che condirle.

Caccia dentro entrambi i tipi di olive, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, 2 cucchiai d’olio e gira bene.
Prepara il trito di prezzemolo.

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Caccia dentro l’insalatiera anche il prezzemolo. Aggiusta di sale, di pepe ed aggiungi un altro cucchiaio d’olio. Mescola tutto.

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Hai tutto il tempo del mondo per prepararti la tua carne d’accompagnamento e poi siediti e mangia.

Ecco il piatto finale:

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Un contorno semplicissimo, soprattutto se cucinato al vapore, ma buonissimo.
Dietetico, sì, se solo non avessi mangiato comunque una dose per sei.

Ciao e buon appetito!

Dolci

Posso resistere a tutto tranne che alle torte di banana.

Sì, buoni i dolci fatti in casa. Ma chi riesce a controllarsi?
Accade che se preparo una torta, ogni volta che entro in cucina me ne mangio una fetta. Ed hai presente quante volte entro in cucina, in una sola giornata?

Arrivo a sera che la torta è svanita e nella teglia rimangono solo i rimpianti.

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Dare la colpa all’uomo nero per non confessare di esserti divorata un’intera crostata in 20 minuti.

Quindi non ne preparo mai.
Però ogni tanto non resisto alle tentazioni e così eccomi qui che ti presento una torta con banana e cioccolato fondente. 

Nel Menù Pizzakaiju il reparto torte è scarsissimo: troverai giusto una mondiale crostata di ricotta e marmellata di more ed una pesantissima – tuttavia buona – torta con biscotti, mascarpone e cioccolata.

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Diocristo, che buone le torte.

Questa che ti sto presentando è piuttosto leggera ed il procedimento è molto, ma molto più semplice delle due precedenti.
Siccome sono una fissata, sappi che se seguirai le mie dosi 100 grammi di torta avranno 400 calorie. Che sono tante, ma tanto lo so che ti mangi mezzo chilo di Ritornelli al giorno, quindi ‘sti cazzi.

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Siamo tutti così, su questo blog.

Iniziamo.

Per preparare una torta con banana e cioccolato fondente hai bisogno di diversi utensili:

  • un mixer per tritare il cioccolato. Puoi farlo anche con un coltello ed una mezzaluna, ma ci vorrà molto più tempo;
  • delle fruste elettriche;
  • un paio di terrine;
  • un tagliere ed un coltello per tagliare la banana;
  • un paio di cucchiai di legno;
  • un piatto dove sciogliere il burro, nel forno a microonde;
  • un colino a maglie strette per setacciare la farina. Non obbligatorio, ma consigliato.
  • una tortiera da 24 cm o, se la vuoi più spessa, da 20.


Ecco invece gli ingredienti:

  • 100 grammi di burro ammorbidito;
  • 150 grammi di farina 00;
  • 80 grammi di zucchero,
  • 2 uova;
  • 1 banana grande (l’ho pesata, erano 180 grammi);
  • mezza bustina di lievito per dolci (8 grammi circa);
  • una tavoletta di cioccolato fondente (ho usato quella da 100 grammi della Novi, 50 per cento).

Raduna tutto che si parte.
Go, go, go!

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Quando si preparano i dolci, quel che conta innanzitutto è l’organizzazione.

Comincia ad ammorbidire il burro.
In tempi normali basterebbe tenerlo qualche ora fuori dal frigo, però ora c’è l’inverno di merda. Quindi caccialo nel forno a microonde e fagli fare meno di un minuto. Non deve essere sciolto, solo molto morbido al tatto. Così:

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In una terrina metti lo zucchero ed il burro ammorbidito.

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Con una spatola mescola bene. Non usare le mani, la spatola è più che sufficiente per raggiungere questo risultato:

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Lascialo riposare lì, occupiamoci del cioccolato. Puoi usare il cioccolato che ti pare, sia chiaro. Io non ho osato tantissimo: cioccolato 50 per cento è già tanto chiamarlo amaro. Ecco la mia tavoletta, corredata da faccia da culo:

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Rompila a pezzi con le mani ed infilala nel mixer. Trita tutto bene bene:

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Puoi ottenere un risultato più grossolano anche senza il mixer, io l’ho fatto per anni. Tagli tutto a pezzi con un coltello affilato e poi ripassi i pezzetti sotto la mezzaluna. Però è un culo così ed il risultato non è lo stesso. Consiglio spassionatamente l’acquisto di un mixer. Il mio è un moulinex e lo adoro.

Torniamo dall’impasto burro-zucchero, che dobbiamo unire le uova.

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Attenzione: che non siano uova di Kaiju, solo di gallina. Mi raccomando.

Unisci un uovo per volta nell’impasto burro-zucchero.

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Con l’aiuto di una frusta elettrica (ma puoi farlo anche a mano, se c’hai le braccia potenti) fai inglobare bene il primo uovo all’impasto. Aggiungi poi l’altro uovo e ingloba pure lui. Otterrai un impasto morbido:

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Le fruste non ti servono più, puoi metterle da parte. Quando scrivo mescola, d’ora in poi usa un cucchiaio di legno.

Prendi un’altra terrina ed unisci il lievito e la farina. Mescolali bene con un cucchiaio.

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Adesso dobbiamo unire farina e composto con le uova. Uniscila un po’ per volta, se possibile setacciandola con un colino a maglie strette (così eviti i grumi). In realtà io dopo un po’ mi scasso sempre le palle e caccio tutta la farina insieme e i grumi non vengono mai, ma magari è solo fortuna.

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Il colino.

Mescola bene con un cucchiaio di legno. Otterrai un impasto sempre molto, molto morbido:

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Adesso caccia dentro anche il cioccolato:

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Taglia la banana a rondelle sottili o a pezzetti o in entrambe le maniere.
Aggiungila all’impasto:

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Mescola bene.

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Accendi il forno, modalità ventilata, a 170 gradi.

Adesso imburra ed infarina una tortiera. Puoi usare una da 20 cm e la torta verrà più alta della mia. Io ho utilizzato una da 24 e l’impasto è stato giusto giusto.

Versa l’impasto nella tortiera.

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Con un cucchiaio livella bene. Deve coprire omogeneamente la teglia. Così:

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Inforna! A 170 gradi per 40 minuti.

I tempi sono molto personali: il sito da cui ho preso la ricetta indicava più di un’ora di cottura, ma a me sarebbe uscita carbonizzata.
L’unico modo per assicurarsi della prontezza del dolce è tentare il metodo dello stuzzicadenti: buchi diverse parti della superficie della torta per controllare il livello di cottura. Se lo stuzzicadenti esce asciutto, la torta è cotta. 
Assicurati soprattutto che la parte centrale sia cotta, poiché è quella la parte che impiega più tempo.

Anche il colore della superficie è d’aiuto. Ecco la mia. Non è fotogenica, ma è dentro lo spettacolo, non sopra:

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Se la vuoi rendere più bella esteticamente, cospargi con lo zucchero a velo.
Adesso devi attendere che si freddi, prima di levarla dalla tortiera. E ci vorrà un’oretta, quindi mettiti l’anima in pace. Se non lo fai, si spaccherà quando la tirerai fuori.

Quando sarà fredda e ti siederai per mangiarla, ecco cosa dovresti avere davanti:

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Un altro paio di foto, per cercare di farti capire come dovrebbe essere all’interno:

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Goditela, perché non vedrai un altro dolce prima di aprile.
Ciao e  buona merenda!

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gnamme.
Primi

Mi piace l’odore di ‘nduja al mattino.

Come ogni volta che ci mettiamo a parlare di ‘nduja, già si respira grande serenità nell’aria.

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Pensando alla ‘nduja.

Ti ho passato la parola del Sacro Salume per la prima volta qui, ma poi abbiamo cucinato diverse altre robe con lui protagonista. Che non ti linko, basta che clicchi sul menù di Pizzakaiju e le cerchi da sola.
Mi sembra un ottimo modo per chiudere un anno ed aprirne uno nuovo: nel vecchio ci si sfonda di ‘nduja, nel nuovo se ne elogiano le ormai arcinote doti. 

Cominciamo subito? Cominciamo subito.

Ho preparato un sugo di pomodoro carichissimo di ‘nduja per condire degli gnocchi senza patate, la cui ricetta stronzata ti ho passato qui.
Sappi che il sugo non è che sia piccante: di più. Roba da farti esplodere la bocca. Avvisata.

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Cose che possono capitare quando si sottovaluta un sugo con la ‘nduja.

Go, go, go!

Per preparare un sugo con ‘nduja, per condire degli gnocchi senza patate per due persone, hai bisogno di:

  • Gnocchi preparati in casa per due persone, le cui dosi e il metodo di preparazione trovi qui;
  • uno spicchio d’aglio, qualche foglia di basilico;
  • un pezzo di ‘nduja bello grande. Non posso darti le dosi, poiché ogni ‘nduja ha le sue caratteristiche. In più esiste pure quella in barattolo, che è probabilmente più rintracciabile in ogni parte d’Italia;
  • un chilo di pomodorini o di pomodori da sugo. Più sono spatasciati e più il sugo verrà meglio. Regola che nessuno ti dice, poiché il sugo si fa coi pomodorini, quelli buoni, eh che non significa un emerito cazzo. Spatasciato: spiaccicato, pomodoro bello andato (ma non marcio!), quello che il Don Alfonso ti vende a metà prezzo sennò li deve buttare entro sera (sempre se poi si ricorda veramente di farti lo sconto).

Metti l’acqua degli gnocchi a bollire.
Taglia a pezzi la ‘nduja.

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Scalda una padella abbastanza grande da contenere i pomodori e caccia dentro la ‘nduja. Senza grassi aggiuntivi, la ‘nduja è cicciosa abbastanza.
Falla sciogliere, a fiamma bassa.

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Nel frattempo, taglia i pomodorini a pezzetti.

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Appena la ‘nduja si è sciolta, aggiungi l’aglio schiacciato con lo spremi aglio.

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Che trasformazione, eh?

Lascia insaporire per un paio di minuti, poi caccia dentro anche i pomodorini e qualche foglia di basilico.

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Alza la fiamma a medio alta e fai cuocere per un po’. Almeno 20 minuti, fino a quando il sugo si sarà formato. Più cuoce e meglio è, ma attenzione a non fare evaporare tutto, eh. Dopo un po’ puoi anche abbassare la fiamma in medio basso, se vuoi proseguire la cottura fino all’arrivo degli gnocchi. Se si fanno aspettare troppo, spegni e basta e riaccendi la padella quando si degnano di presentarsi.
Aggiusta di sale, ma non esagerare: la ‘nduja è molto saporita, potrebbe non essere necessario sale aggiuntivo.

Quando gli gnocchi sono pronti, levali con la schiumarola e metti nel sugo.

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Mescola bene, fai insaporire per pochi secondi e poi spegni tutto.

Direttamente sui piatti aggiungi qualche altra foglia di basilico. Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Secondo me è un’ottima ricetta per aprire il 2018.

Buon anno e soprattutto buon appetito.
Ciao!

Secondi

Braciole di maiale cotte nel Chianti.

Non posso credere di non avere ancora inserito una ricetta per cucinare le braciole di maiale.

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Roba da prendersi a schiaffi da soli.

Ora, io non lo so se questa è una ricetta tradizionale, se è un classico delle feste natalizie, se è il piatto preferito delle stelle del cinema. So solo che volevo delle braciole e del vino ed è venuta fuori una roba spettacolare. Che ho fatto pure la scarpetta, dopo, talmente era buono.

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Ero così, dopo. Stessa faccia sconsolata.

Quindi, dopo quasi una settimana di silenzio, posso finalmente arricchire il menù del Pizzakaiju con qualcosa di imperdibile.
Ah, se vedi che sparisco per tanto tempo, non disperare: non ho alcuna intenzione di aggiornare il blog con ricette mediocri, solo per mostrare al mondo che non sono morta. Meglio una ricetta al mese, ma da sbavo, che trecento post al giorno di cibo di merda.

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Grazie, grazie.

Iniziamo.
C’è anche un contorno di peperoni che ho preparato perché ne avevo uno avanzato in frigo. Se vuoi ometterlo sei libera di farlo, ma sappi che era un ottimo accompagnamento.

Go, go, go!

Per preparare delle braciole di maiale cotte nel Chianti, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 braciole di maiale (per un totale di un chilo di carne);
  • uno spicchio d’aglio, del prezzemolo;
  • 3 cucchiai d’olio, sale e pepe;
  • 200 grammi di Chianti;
  • 500 grammi di peperoni rossi + una cipolla per il contorno.

Ti servirà una pentola grossa abbastanza da contenere le braciole, che non dovranno essere sovrapposte. Questa pentola deve avere il coperchio, quindi regolati.
Io mi sono dovuta arrangiare ed alla fine ho cotto quasi semi coperto. Non è andata male, ma comprerò una pentola apposta per piatti del genere.

Parentesi per il vino: se non ti piace il Chianti, usane un altro. Però che sia un vino bello robusto, altrimenti hai sbagliato proprio ricetta.

Prepara un trito con aglio e prezzemolo.

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Adagia le braciole su un vassoio.

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Cospargi tutte le superfici con sale e pepe, poi con il trito che hai preparato. Per tutte le superfici, intendo sia sopra che sotto ogni braciola.

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In una pentola o padella grande abbastanza da contenere tutte le braciole, scalda tre cucchiai d’olio a fiamma medio alta. Appena l’olio sarà caldo aggiungi le braciole.

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Devi fare dorare entrambe le superfici. Quindi cuoci almeno 5 minuti, sempre a fiamma alta, poi gira le braciole e fai fare altri 5 minuti. Esteriormente dovranno avere il colore di una braciola cotta, insomma. Se 5 minuti non saranno sufficienti, prosegui la cottura.

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Questo colore significa che ancora non ci siamo. Mancano diversi minuti di cottura.

Aggiungi 200 grammi di vino.

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Abbassa la fiamma al minimo e metti il coperchio.
Il nostro scopo non è quello di fare evaporare la parte alcolica tutta in una botta: il vino dovrà piano piano essere assorbito dalla carne.
Ci vorranno almeno 35 minuti di cottura. Dopo 15 minuti gira la carne. 

Sia chiaro che, se tu volessi, potresti aumentare la dose di vino. Ci vorrebbe solo più tempo per farlo assorbire, non rischi alcuno sputtanamento del piatto. Se aumenti i tempi di cottura, però, ricordati anche di girare più spesso la carne.

Mentre aspetti la carne, puoi pensare al contorno.
Taglia il peperone a dadini.
In una padella scalda un cucchiaio d’olio e fai soffriggere una cipolla.
Quando la cipolla è dorata, aggiungi il peperone ed alza la fiamma. Prosegui la cottura a fiamma medio alta, fino a quando il peperone non sarà esternamente bello bruciacchiato. Assaggia e se ti sembra ancora coccione (duro o non cotto) per i tuoi gusti, prosegui la cottura con una fiamma più bassa.

Il risultato dovrebbe essere questo:

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Ci vorranno circa 15-20 minuti.

Torniamo dalle nostre braciole.
Alla fine dovrai trovare la pentola quasi senza liquido. Ecco la mia:

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Se dopo 35 minuti il vino non fosse stato ancora assorbito, limitati a rimettere il coperchio ed a proseguire con la cottura fino a quando non raggiungi l’obiettivo.

Nei piatti dovresti avere un risultato simile:

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Spettacolare.

Ultima ricetta dell’anno.
Auguri e soprattutto buon appetito!

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