Primi

Gnocchi senza patate.

È che è crollata la casa, c’è stato un un terremoto, una tremenda inondazione. E le cavallette, chiaro.
Per questo manco da tre giorni. Mica perché sono troppo occupata a grattarmi la panza e a guardare i gatti e a mangiare schifezze per poi fare sport e dimenticare le nefandezze ingerite.
No. Le cavallette, GIURO.

Però quel che conta è tornare e tornare pure con il botto. Perché si levella oggi, cara mia, si levella.

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Stai bene? Hai mangiato? E che hai mangiato?

Ricorderai senz’altro il fallimento totale nel preparare gli gnocchi di patate in casa.
Oggi salteremo il problema principale, che è trovare delle patate decenti, e prepareremo degli gnocchi con solo farina e acqua.
Perché quel giorno pioveva come Cthulhu la mandava e di fare la spesa non c’era verso. Ma la bolletta dell’acqua l’avevamo pagata e della farina avanzata c’era. Eravamo felici possessori persino di una scatola di pelati. E quindi via, di gnocchi al sugo.

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Ricetta salvavita persino in caso di invasione aliena. Dai, che farina e acqua non mancano mai.

Purtroppo non ho TUTTE le foto. Ne manca una, quella iniziale.
Perché manca? Perché ero troppo occupata a bestemmiare e a schivare i pezzi di farina che saltavano dalla pentola. Operazione durata sei secondi e mezzo, ma che mi ha fatto quasi tirare fuori l’impermeabile dall’armadio per andare fuori sotto la pioggia ed incontrare Licia per caso.

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Ma le risate totali oggi, eh???

Invece è stato un inconveniente cretino, che non voleva dire niente. Quindi sono pronta per passarti la sapienza.

Per preparare degli gnocchi per due persone hai bisogno di:

– 250 grammi di farina;
– 250 grammi di acqua.

Avrai bisogno anche di un coltello e di una frusta (di quelle che si usano per i dolci).

Quel che conta è che la quantità dell’acqua e della farina siano identiche. Se devi aumentare o diminuire, sai come regolarti.

Metti l’acqua in un pentolino e falla bollire. Io ho usato un pentolino, perché la quantità degli elementi era minima ed un contenitore più largo sarebbe stato troppo dispersivo.
Appena l’acqua bolle cacciaci dentro tutta la farina, abbassa la fiamma e gira velocemente con la frusta. Quest’operazione durerà davvero sei secondi scarsi e si formerà una palla informissima di acqua e farina non amalgamata. Pure mezza polverosa. Come questa:

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Parte della farina rimarrà anche attaccata al pentolino. Ma tu fottitene.

Adesso impasta. Ci vorrà una decina di minuti ma, senza aggiungere nient’altro, riuscirai a formare un impasto liscio, omogeneo e senza grumi. Roba che mi è sembrata quasi magia.

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Dalla foto sembra ci siano grumi di farina, ma ti assicuro che no.

Adesso da questo impasto grande stacca dei pezzi di pasta piccoli, più o meno di questa dimensione:

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Con due mani comincia a lavorare i pezzetti, creando dei salsicciotti:

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Da questi salsicciotti, con un coltello, taglia dei pezzetti. Pezzetti che schiaccerai poi con una forchetta, uno per uno, per formare le classiche righe (che servono a renderli più guardabili e soprattutto a trattenere il sugo):

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Non è un lavoro lungo, una trentina di minuti ed avrai la cena per due:

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Come avrai notato, non ho messo sale nell’impasto (proprio come quando preparo le tagliatelle). In questo caso si dovrebbe mettere, ma non mi fido delle mie doti di salatrice. Non è stato un problema: gli gnocchi non erano sciapi e comunque basta salare leggermente di più l’acqua in cui bollono e/o il sugo.

Qual è il tempo di cottura? Non c’è. Quando vengono a galla sono pronti, esattamente come quelli di patate.

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Visto come salgono? E senti come pompa il pippero?

Io li ho conditi con uno stupido sugo di pomodoro, ma tu li puoi fare un po’ come ti pare. Magari con burro e salvia oppure puoi osare e prepararli alla sorrentina, che non si sbaglia mai.
Ecco il risultato finale:

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La prossima volta prepareremo degli spaghetti con crema di peperoni e capperi, molto buona!

Ciao!

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Primi

Rigatoni con crema di pomodori secchi e robiola

Questa roba che cuciniamo oggi non è propriamente mondiale.

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ma non reagirai neppure così, fidati.

Buona è buona ed è pensata per quei giorni in cui non c’hai voglia di fare niente. Quei giorni in cui la vita ti sorride, il sole splende, il mare è blu e tu sei in totale fancazzismo epocale.

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Facce da fancazzismo epocale.

Hai voglia forse di cucinare? No. Però – strano! – non hai voglia manco di junk food, che è tutto il giorno che ti strafoghi di patatine al formaggio e merendine cioccolatose. Anche tu c’hai un limite.

Che fare?
I Rigatoni con crema di pomodori secchi e robiola. Sei minuti e mezzo di lavoro, pappa pronta ed anche oggi abbiamo mangiato.

Per preparare i rigatoni con crema di pomodori secchi e robiola, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di rigatoni;
– 150 grammi di pomodori secchi;
– 150 grammi di robiola;
– pepe, un cucchiaio d’olio.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Apri la robiola e cacciala in un contenitore dove puoi tritare col mixer ad immersione senza sporcarti i vestiti.
Taglia i pomodori secchi con un paio di forbici e metti dentro al contenitore pure loro.

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Trita tutto col mixer e, se occorre (e sicuramente occorrerà) aggiungi qualche cucchiaio di acqua della pasta.
Deve venire una crema morbida ed omogenea, densa ma non troppo papposa. Ho la foto, ma purtroppo la sua bellezza è discutibile:

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Sposta la crema ottenuta in una ciotola di plastica ed aggiungi un cucchiaio di olio.

Se pensi che le dosi siano insufficienti o siano immense, l’importante è che le quantità di pomodori secchi e di robiola siano uguali. 
Semplificazione per i dementi matematici come me: 50 grammi di robiola? 50 grammi di pomodori secchi. 100 grammi di robiola? E quindi metti 100 grammi di pomodori secchi.

Prepara la pasta e gettala nella ciotola con la crema. Mescola bene e, direttamente sui piatti, spolvera con pepe nero.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Ed anche oggi hai mangiato.

La prossima volta level-up non indifferente: prepareremo degli gnocchi di acqua e farina. Proprio da zero, con le nostre belle manine di merda.

Ciao!

Primi

Spaghetti con acciughe e pangrattato.

So che sei abituato alla ciccia e ad una vita dedita all’indigestione.

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C’è un motto che può rappresentarci meglio?

Però non tutto deve essere colmo di grasso per essere mondiale. Oggi prepariamo gli spaghetti con acciughe sottolio e pangrattato, una roba – indovina? – mondiale e semplicissima da cucinare.

Per preparare gli spaghetti con acciughe e pangrattato, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di spaghetti;
– almeno 3 acciughe sottolio a testa (io ne ho messe di più, ma io mangio salato);
– prezzemolo tritato, origano se ti piace;
– peperoncino, un cucchiaio d’olio;
– un po’ di pangrattato (non l’ho pesato e comunque dovresti andare ad occhio perché va a gusto).

Go, go, go!

Metti l’acqua della pasta a bollire.
In una padella scalda un cucchiaio d’olio e fai soffriggere uno spicchio d’aglio tritato, il peperoncino e le acciughe.
Con un cucchiaio di legno spappola le acciughe (che comunque dovrebbero sciogliersi piano piano). Usa una fiamma medio bassa, sennò bruci tutto.

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Nel frattempo metti del pangrattato in una padella antiaderente e fallo abbrustolire. Senza olio e senza niente. Appena cambia colore (e ne senti l’odore) spegni la fiamma.

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Quando le acciughe sono sciolte spegni anche quella fiamma e aggiungi del prezzemolo tritato e l’origano.

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Quando gli spaghetti saranno pronti, cacciali nella padella con le acciughe e mescola bene. Aggiungi anche il pangrattato a manciate, raggiungendo una consistenza sabbiosa (ma non secca, quindi devi proprio andare ad occhio, mi spiace).

Direttamente sui piatti aggiungi altro prezzemolo. Dovresti avere raggiunto questo risultato:

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La prossima volta prepareremo una roba che non è ottima, ma comunque piuttosto buona: della pasta con crema di robiola e pomodori secchi.

Ciao!

Primi

Pasta col pomodoro.

Spremi i pomodori e togli i semi, sbollentali in acqua calda e leva la pelle, poi cuocili in padella ed usa il passaverdure per togliere qualsiasi cosa sia ancora lontanamente masticabile.

E, soprattutto, mi raccomando: non incrociare i flussi.

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Ricordati anche che se ti chiedono Sei tu un dio? devi sempre rispondere di sì.

Che se compi davvero tutte queste operazioni per cucinare un sugo di pomodoro, mi sa che andare in terapia è il logico passo successivo.

Poiché forse si è persa per strada la questione, ma già pelare il pomodoro significa togliergli bontà e soprattutto ogni proprietà benefica. Che è inutile che ti compri i pomodori a 400 euro al chilo perché a chilometro zero e biologici se poi li devi sprecare. Tanto vale che compri l’ottima passata mutti e via. Risparmi pure tempo.

Breve elenco delle robe che devi eliminare dal pomodoro: niente.

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Altrimenti subirai la loro vendetta.

L’unico mio consiglio è decapitarlo per controllare che non si annidino vermetti, poi di mangiarti la testa se è disabitata. E sì, capita: quando ho cucinato questa stupida pasta al sugo ho comprato un chilo di pomodori ed uno aveva un ospite con sé. È pure una cosa positiva, sappilo: significa che non si usano troppi diserbanti e robe chimiche in generale, quindi il verme è contento e ci va ad abitare.

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Incontri possibili.

Quindi oggi esauriamo per sempre la questione sugo al pomodoro (che comunque avevamo già imparato qui) e prepariamo della pasta con il sugo, corredata dalla meravigliosa Formagella di Tremosine.

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Eccola.

Se abiti in Teronia, come me, dubito che potrai trovarla. Ti consiglio – al posto del solito pecorino o parmigiano – una cacioricotta. Che è altrettanto mondiale e dà tanta soddisfazione.

Per cucinare una pasta al sugo di pomodoro, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di pasta (corta o lunga è uguale, noi abbiamo usato la corta);
– 1 kg di pomodori da sugo (se decidi di usare i pomodorini, di solito 600 grammi sono sufficienti);
– 2 cucchiai d’olio, sale, basilico;
– una cipolla piccola;
– formaggio grattugiato (a scaglie grandi, almeno nel mio caso) a scelta. Cacioricotta, formagella di tremosine ma anche parmigiano o pecorino.

Go, go, go!

Inizia a tagliare i pomodori a pezzetti. Togli la capa per controllare che il verme non ci sia. Mangiati la capa se il verme non c’è.

In una padella piuttosto capiente metti due cucchiai d’olio e, quando saranno caldi, aggiungi la cipolla tritata. Fai soffriggere bene e, appena la cipolla sarà colorata, aggiungi anche i pomodori. Fai cuocere per almeno 15 minuti a fiamma media.
Intanto metti l’acqua della pasta a bollire e gratta il formaggio.

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Dopo circa 15 minuti (ma se occorre prosegui con la cottura) dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Il sugo non sarà liscio né fintamente omogeneo: avrà i suoi bravi pezzetti, le pellette, i semini. E sarà buonissimo.
Aggiusta di sale, spegni la fiamma e spezzetta dentro qualche foglia di basilico.

Quando la pasta sarà pronta, caccia pure lei in padella.

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Fai i piatti e cospargi con abbondantissimo formaggio.

Dovresti ottenere un risultato del genere:

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Buon appetito!

La prossima volta prepareremo degli spaghetti con acciughe e pangrattato, che io adoro. Facile e mondiale.

Ciao!

Primi

Rigatoni alla gricia

Quando la salumiera ti dirà che del guanciale si mangia tutto, che non devi buttare via la cotica perché si usa, tu hai due scelte:

  • sfoderare il tuo fanculo migliore, quello che riservi per le grandi occasioni, quello che è stato imbottigliato nel 1982 e te lo ricordi perché è stata un’ottima annata. L’anno di E.T., della Cosa di Carpenter e persino di Poltergeist;
  • sorridere e fare sìsì, dire Non lo sapevo, farti comunque tagliare altro guanciale perché a te piace la pasta più cicciosa che si può e aggiungere che sì, la cotica è la parte migliore del guanciale, che prima eri indemoniata e non sai cosa sia preso al tuo cervello. Che te la mangi a merenda con la nutella, la cotica.
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Spock, prima di andare al supermercato, cerca di tatuarsi nella mente quanto l’umanità sia meravigliosa.

Il mio consiglio è di parlare meno possibile, chiedere direttamente 150 grammi di guanciale e tagliare segretamente la cotica nel sicuro della tua cucina. Non tutti i salumieri sono lì per passione, magari la tipa che ti stava servendo voleva vendere scarpe ma i piani non sono andati come avrebbero dovuto.

Una sola cosa conta per davvero: la cotica non si mangia e quindi dovrai tagliare parecchio da quel salume. Ti consiglio di levare anche i bordi più duri, quelli col pepe, e magari mangiarteli come aperitivo mentre cucini. Poiché potrebbero bruciarsi e ti rovinerebbero il piatto di oggi.

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E poi ti incazzi.

Cosa si cucina? Rigatoni alla gricia!

Stiamo parlando di una ricetta classica e per le ricette classiche io seguo sempre i consigli di Sonia Peronaci.

Per cucinare i rigatoni alla gricia, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di rigatoni;
– 100 grammi di guanciale;
– pecorino da mettere sui piatti (parecchio e grattugiato grosso. O, almeno, questo è il mio consiglio);
– pepe.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Leva la cotica dal guanciale e leva pure i bordi più duri, quelli col pepe.

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Roba che non si mangia.

Taglia il guanciale a dadini non troppo grandi.

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La bellezza.

In una padella fai soffriggere il guanciale finché non diventa trasparente. Non mettere olio, tanto farà uscire un sacco di ciccia (anzi, il guanciale È ciccia).
Quando diventa trasparente e untuoso, aggiungi il pepe ed una mestolata di acqua di cottura della pasta.

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Continua la cottura a fiamma medio bassa, fino a quando l’acqua non sarà parecchio evaporata. Devi ottenere questo:

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Prepara i rigatoni e nel frattempo grattugia il pecorino, usando i buchi grandi della grattugia.

Quando la pasta sarà pronta tieni da parte qualche cucchiaio di acqua di cottura perché non si sa mai, e poi caccia la pasta nella padella con il guanciale.

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Mescola bene e, se ti sembra troppo asciutto, aggiungi un po’ d’acqua che hai tenuto da parte (poco per volta, mica deve essere una minestra!).

Impiatta e dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Classicone che io faccio spessissimo.

La prossima volta avrai un post più che necessario: prepareremo una pasta al sugo, perché da quel che leggo in giro le cuochine non hanno idea di come si usino i pomodori. E ti presenterò la Formagella di Tremosine, mio nuovo amore (purtroppo a distanza).

Ciao!

Primi

Penne con panna, speck, rucola e scaglie di parmigiano.

Quanto, quanto ridere quando definiscono la rucola un alimento afrodisiaco. Siamo nel 3022 e c’è ancora gente che crede a ‘ste minchiate, nonostante sia accaduto tipo zero volte che la cena si trasformasse in un’orgia incontrollabile. Spero lo facciano per i click, altrimenti la perdizione dei neuroni è più grave di quel che immagino (nel dubbio: #afrodisiache #con-la-rucola-si-scopa-di-più #fantasia-energia-sesso-sesso-sesso).

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Quanto ridere. Quanto.

Quindi se sei qui per movimentare la tua vita sessuale o arricchirti grazie alla famosa saggezza dei nostri nonni che la sapevano lunghissima, hai sbagliato strada. L’unica ragione per entrare a casa di Pizzakaiju è il mangiare, lo spanzarsi, l’uccidersi di cibo. Quindi prendi in mano una forchetta e serviti pure.

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L’espressione concentrata di chi ha fame.

Oggi cucineremo delle penne con panna, speck, rucola e scaglie di parmigiano.

Go, go, go!

Per preparare le penne con panna, speck, rucola e scaglie di parmigiano, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di penne;
– un po’ di burro;
– 100 grammi di speck a dadini;
– un po’ di rucola (una busta da 100 grammi basta anche per tre persone);
– almeno 50 grammi di parmigiano, grattugiato nella maniera più grossa e grossolana che puoi
– 200 grammi di panna da cucina.

Metti l’acqua della pasta a bollire, ché non ci vorrà molto per preparare il resto.
In una padella fai sciogliere un po’ di burro ed aggiungi lo speck.

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Mentre aspetti che lo speck si colori, gratta un po’ di parmigiano. Devi ottenere scaglie molto grandi, così:

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Due tipi di scaglie, io preferisco quelle enormi.

A questo punto lo speck dovrebbe essersi colorato, quindi aggiungi anche la panna. Aggiusta di sale e fai cuocere a fuoco basso per pochi minuti, giusto il tempo per fare amalgamare i due ingredienti.

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Taglia la rucola a pezzetti, con l’aiuto di un paio di forbici, e lasciala in un’insalatiera di plastica.

Quando la pasta è pronta cacciala nella padella con la panna e lo speck.

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Aggiungi anche un po’ di rucola.

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Gira bene tutti gli ingredienti (a fiamma spenta, mi raccomando! Altrimenti la rucola si ammoscia) e poi fai le porzioni.
Direttamente sui piatti aggiungi altra rucola e le scaglie di parmigiano. Dovresti ottenere un risultato simile:

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Ottima, pure se c’è la panna che – come ben sai – non è molto amata da queste parti.

La prossima volta prepareremo un classico: la pasta alla gricia.

Ciao!

Pizzakaiju Approved, Primi

Scialatielli con zucca e salsiccia su piatto di caciocavallo fuso.

Deve essere stato difficile procacciarsi il cibo, durante questa settimana.

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Ti immagino così, ma senza tutti quei capelli.

Però anche i Kaiju, ogni tanto, vanno in vacanza e le gite al mare mi hanno tenuto impegnata più di quel che mi aspettassi.
Torno con una BOMBA!!!!! (da leggersi urlando, mi raccomando) che dubito riuscirai a divorare in una cena sola. Poiché ormai lo sai che io mangio un piatto unico, ma questo è talmente pieno di roba, talmente carico, talmente immenso che a me ha fatto pure da merenda per il giorno dopo.

Ho preso la ricetta da Diario di bordo in cucina e mi sono trovata benissimo, anche se le mie dosi sono – come sempre – triplicate. Era mondialissimo ma anche questa volta le foto non renderanno giustizia: non ti fare ingannare e cucina lo stesso, ché non te ne penti di certo.

Che si mangia? Scialatielli con zucca e salsiccia, su piatto di caciocavallo fuso. O, come scriverebbero gli stronzi, su un letto di caciocavallo fuso.

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Quando leggo quelli che scrivono così, ecco cosa vorrei farmi.

Per preparare gli Scialatielli con zucca, salsiccia e caciocavallo, per due persone che avranno incubi digestivi per tutta la notte ma con grande gioia, hai bisogno di:

– 200 grammi di salsiccia;
– 500 grammi di zucca (ricordati che bisogna levare le bucce, quindi comprane di più);
– circa 200 grammi di caciocavallo, tagliato a fettine abbastanza sottili;
– 50 grammi di parmigiano;
-un cucchiaio d’olio, mezza cipolla tritata e peperoncino.

Go, go, go!

In una padella fai soffriggere, in un cucchiaio d’olio, la mezza cipolla tritata ed il peperoncino.
Togli il budello alla salsiccia, tagliala a pezzi e getta in padella pure lei, a fiamma medio bassa.

Intanto metti l’acqua della pasta a bollire ed inizia a tagliare la zucca a dadini non troppo grandi. Caccia dentro la padella pure lei.

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Mentre aspetti che si forma il sugo (e ci vorrà parecchio, almeno 20 minuti) taglia il caciocavallo a fettine sottili.
Io non ho usato una griglia per problemi di spazio e perché non sono sicura che sarebbe stata la scelta migliore. Ho usato la padella più antiaderente che avevo: quella con cui preparo le uova fritte.
Una volta che hai tagliato le fettine di formaggio, fai scaldare la padella antiaderente e poi adagiaci sopra le fettine.

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Panoramica della cucina in lavorazione.

Con l’aiuto di una pinza, gira il formaggio quando comincia a sciogliersi.
Il risultato deve essere con le bolle, se riesci a bruciacchiarlo tanto meglio (ma attenta che non si formi una mappazza di formaggio unica, anche se non è poi un problema perché al massimo la tagli col coltello).
Il risultato deve essere questo (o migliore, a dire il vero):

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Ovviamente parlo delle fettine dietro.

Man mano che il caciocavallo ti sembra pronto, levalo con le pinze e mettilo in un piatto.

Il sugo con salsiccia e zucca, invece, deve essere piuttosto umido ma non bagnato tipo zuppa. Quando sei sicura che tutti i condimenti stanno per essere pronti, butta la pasta.

Gratta 50 grammi di parmigiano.
A due minuti dalla cottura della pasta, accendi di nuovo la fiamma della padella col sugo (ammesso che tu l’abbia spenta, magari sei ancora lì a lavorarci).

Una volta che hai scolato la pasta, gettala in padella con salsiccia e zucca. Aggiungi anche il parmigiano e mescola tutto bene.

È tempo di assemblare i piatti. Metti del formaggio su ogni piatto:

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Sopra cacciaci la pasta. Il risultato – mondiale e da indigestione – dovrà essere come questo (ma più bello, perché la foto non rende giustizia):

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Buon appetito!
La prossima volta prepareremo delle penne con speck, panna, rucola e scaglie di parmigiano. Ottima nonostante la panna e semplice, che non guasta mai.

Ciao!

 

Pizzakaiju Approved, Primi, Primi piatti di mare

Una stupida pasta con tonno e limone che però tanto stupida non è.

Ogni volta che qualcuno mi propone una stupida pasta col tonno, più o meno la mia risposta è sempre uguale:

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Mi piace il tonno fresco, mi fa schifo quello in scatola e figurarsi cosa posso pensare dell’olio in cui macera per decenni. Però ho trovato questa ricetta di Luciano Pignataro che nomina la colatura di alici, quindi non ho saputo resistere e – incurante del pericolo come sono – ho sperimentato.

Non so se sai cosa sia la colatura di alici, è un’altra di quelle creature mitologiche regionali che magari non si trova ovunque, tipo la ‘nduja. In poche parole è un liquido che sa di pesce, salatissimo, che va usato con molta parsimonia. Un giorno la useremo come condimento principale ed unico per una pasta tanto semplice quanto ottima (a patto che si mangi salato, altrimenti risulta immangiabile persino se dosata in modo accurato), ma oggi seguiremo i consigli di Pignataro e ci immergeremo il tonno per rivitalizzarlo.

Non ho comprato il tonno in scatola da 4 soldi, ma quello in vetro. E sì, ovviamente sott’olio.
Go, go, go!

Per preparare i fusilli al tonno e limone, per due persone, hai bisogno di:
– 180 grammi di fusilli;
– il succo di un limone piccolo;
– parecchio olio d’oliva;
– almeno 3 cucchiaini di colatura di alici;
– 300 grammi di filetti di tonno sott’olio;
– prezzemolo, mezza cipolla tritata.

Inizia togliendo il tonno dal suo olio di merda e butta quel liquido immondo. Asciuga il pesce più possibile, aiutandoti con della carta da cucina.

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Adesso non spaventarti, perché userai un bel po’ del tuo olio buono. Devi infatti immergere i filetti di tonno nel tuo olio, aggiungendo anche almeno tre cucchiaini di colatura di alici. A cosa serve? Serve per dare al tonno di nuovo una parvenza di odore di mare e, anche se sembra uno spreco enorme di materie prime (tenendo conto che la colatura di alici è più cara del petrolio) effettivamente il risultato è notevole.

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Tonno con olio nuovo + colatura di alici in arrivo.

Puoi iniziare a mettere a bollire l’acqua della pasta.
In una padella metti un cucchiaio d’olio (usa quello in cui hai immerso il tonno), fallo scaldare e poi fai soffriggere la mezza cipolla tritata.
Mentre aspetti che si colori, spremi il limone e spezzetta il prezzemolo.

Quando la cipolla è colorata spegni la fiamma ed attendi che la pasta sia quasi pronta. A circa 4 minuti dalla scolatura della pasta togli il tonno dall’olio (ma non buttare l’olio, tienilo da parte che se ti dovesse servire dell’unto lo userai) e caccialo in padella. Cuocilo a fuoco alto per un minuto e durante quest’operazione spezzettalo con un cucchiaio di legno.

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Aggiungi la pasta cotta al dente pure lei in padella, cuocendo sempre a fuoco alto per un altro minuto.
Spegni la fiamma e solo a questo punto aggiungi il succo di limone. Mescola tutto bene bene e forma i piatti, spolverizzando il tutto con il prezzemolo tritato.
Dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Nonostante mi abbia sempre fatto cagare la pasta col tonno, questa è tutto un altro livello. Come trasformare un’emerita stronzata in un piccolo cult della cucina, roba che preparerò altre volte (tanto la colatura di alici, nella credenza, non manca mai).

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Pizzakaiju Approved.

La prossima volta prepareremo un piatto enorme, così abbondante da fare comodamente da antipasto, primo, secondo e contorno: scialatielli con zucca e salsiccia, su un piatto di caciocavallo alla piastra.

Ciao!

Primi

Paccheri con zucchine grigliate, pancetta e granella di pistacchi + tutorial per grigliare le zucchine

Avevo promesso un level up e che level up sia.
Lo sapevi che se vai su google e scrivi Level Up, Pizzakaiju compare come sesto risultato? Sono soddisfazioni, diciamolo.

La ricetta francamente non è un granché: buona è buona, ma il lavoro da fare è troppo per il risultato ottenuto. Se le zucchine non fossero state grigliate, è probabile che si sarebbero sentite di più. E poi ‘ste cazzo di granelle sono messe un po’ ovunque ed ancora non sono sicura che abbiano davvero un senso, se non quello di cercare di infighettare le cene.

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C’è chi ha adottato misure molto drastiche per non leggere più niente, dopo aver usato granella di mandorle, pistacchi, nocciole e noci ovunque. Anche nel caffellatte.

Quindi io ti do la ricetta dei Paccheri con zucchine grigliate, pancetta e granella di pistacchi, ma non so se poi sarai soddisfatta fino in fondo di quello che mangerai.
Posso dire che io ho usato una pancetta paesana che già da sola faceva sbavare, quindi troppe lacrime non ne sono state versate. Però le zucchine grigliate hanno un gusto molto leggero e vengono inevitabilmente schiacciate dal resto.

Ma iniziamo, ho già messo le mani avanti abbastanza, conosci rischi e pericoli.

Per preparare i paccheri con zucchine grigliate e granella di pistacchi, per due persone, hai bisogno di:

– 180 grammi di paccheri;
– 300 grammi di zucchine (cerca di non comprarle minuscole, poiché dovremo tagliarle sottili e per il lungo);
– 100 grammi di pancetta dolce, tagliata a cubetti;
– una quarantina di grammi di granella di pistacchi (ho misurato i pistacchi già sgusciati, ho comprato 2 bustine da 40 grammi ciascuna);
– una cipolla tritata;
– noce moscata, sale e pepe, olio.

Lava le zucchine. Tagliale per il senso del lungo. Devono essere sottili ma non troppissimo. Io ho usato un coltello di quelli lunghi, per facilitare il compito. Certo, se sei tanto fortunata da possedere un tagliaverdure la vita è molto più facile.

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Prendi la piastra – la stessa che useresti per cuocere le bistecche, per capirci – e mettici sopra un po’ di sale fino. Servirà per non far attaccare le zucchine. 
Scalda la piastra a fiamma alta.

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Adagia sopra le zucchine. Ogni tanto girale: devono formarsi le classiche strisce da “grigliato”, su ogni lato. Io ho cotto tutto con una fiamma piuttosto alta.
Non verranno secche, ma umide. Quindi per regolarti con la cottura devi solo osservare i cambiamenti di colore.
Ora ti posto due immagini di seguito – crude e poi cotte – per capirci al volo.

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Crude.
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Cotte.

Non ci vorrà molto (15 minuti, massimo). Lasciale riposare su un piatto e bon, hai imparato a grigliarle. FACILISSIMO.

Ed ora prepariamo il resto.
Metti l’acqua della pasta a bollire.
Sguscia tutti i pistacchi e tritali. Ti consiglio di non tritarli a polvere, ma a pezzetti grossi, che almeno danno un po’ di soddisfazione quando li mastichi.

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Così.

Taglia pure la pancetta a dadini e trita la cipolla.
In una padella piuttosto capiente fai scaldare un cucchiaio d’olio e soffriggi la cipolla. Aggiungi anche la pancetta e, quando è bella colorata, caccia dentro un pochino di noce moscata. Senza esagerare, ché ha un gusto parecchio acceso e poi si sente solo lei.

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Mentre aspetti la pasta, spegni la fiamma e tagliuzza le zucchine a pezzi. Non piccoli.

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Quando è pronta la pasta assembli, come sempre, i componenti: caccia la pasta nella padella con la pancetta, poi aggiungi – a fiamma spenta – sia zucchine che granella di pistacchi. Dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Che, come ti ho detto, non è che sia una cena mondiale, ma un sette e mezzo possiamo darglielo tranquillamente, dai.

La prossima volta tornerà la rubrica Pizzakaiju Approved e complicheremo una stupida pasta col tonno rendendola così buona da poterla definire bestiale.

Ciao!

Primi

Pasta con le fave + tutorial per usare il cipollotto

I prossimi due post non saranno di ricette mondiali.

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Ma no, ma no, non è che fanno vomitare.

Perché metterle? Principalmente per dei tutorial. Oggi scopriremo l’esistenza del cipollotto, la prossima volta invece apprenderemo l’arte del grigliare le zucchine. 

Partiamo quindi dalla domanda che il multiverso si sta ponendo: che cazzo è un cipollotto?
Bene, te lo presento.

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Pizzakaiju presenta Messer Cipollotto!

D’ora in poi smetterai di avere la stessa faccia titubante del Kaiju, perché gestire questa cipolla capellona è facilissimo e soprattutto ti toglie finalmente l’annoso problema dell’erba cipollina. Che cazzo è l’erba cipollina, ti chiederai? Fa niente, se non lo sai, fa niente. Però se invece lo sai, sai pure che quella secca è una truffa e che qualcuno dovrebbe prendere seri provvedimenti contro la tirannia degli aromi e delle spezie fuffa.

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Qualcuno incazzosissimo, tipo loro due.

Così, mentre aspettiamo che Ben Grimm e Raffaello facciano giustizia, possiamo portarci avanti e mandare a fanculo quel vasetto di vetro (per altro ingombrante) con su scritto Erba Cipollina ed invitare a cena molto più spesso Messer Cipollotto. Che è una buona forchetta ed è spesso libero (e racconta anche dei grandi aneddotoni, che non guasta).

Messer Cipollotto si divide in tre parti:

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La parte che sembra una cipolla, puzza come una cipolla e fa piangere come una cipolla è – indovina??? – una cipolla.
E come tale la userai.

La parte bianca, somigliante ad un porro, la usi come aroma, a fine cottura.

Le foglie invece le tagli sottili e le metti sopra i piatti, al posto della maledetta erba cipollina. Con juicio, mi raccomando, perché il suo sapore è un po’ più deciso dell’erba cipollina ormai nominata cento volte.
Siccome Messer Cipollotto è parecchio grosso, non lo userai mai tutto in una volta sola. Puoi conservarlo in frigorifero per qualche giorno.

Dunque ora siamo pronti per preparare una pasta con le fave, semplice semplice.

Avvertenza: le fave surgelate possono assorbire parecchio sale, nell’acqua, quindi il mio consiglio è di farle bollire in acqua semplice. Se decidi (cosa logica) d’usare la stessa acqua per cucinarci poi la pasta, ricordati di aggiungere il sale. 

Per preparare una pasta con le fave, per due persone, hai bisogno di:
– 180 grammi di pasta corta;
– un cipollotto, di cui userai la cipolla e il gambetto bianco simile al porro;
– 450 grammi di fave surgelate (per quelle fresche non so aiutarti, mi sa che ne devi comprare cento quintali e romperti il cazzo tantissimo a sfavare. Auguri);
– qualche foglia di menta;
– sale, pepe, pecorino grattugiato da aggiungere sui piatti;
– un cucchiaio d’olio.

Go, go, go!

Inizia a bollire le fave per il tempo indicato nella confezione. Se usi le fave fresche, puoi tranquillamente saltare questo passaggio e fare tutto quello che viene dopo.

Una volta pronte, levale con la schiumarola. Aggiungi il sale all’acqua, la userai per cuocere la pasta. 
In una padella con dei bordi abbastanza alti metti un cucchiaio d’olio e fai soffriggere il cipollotto tritato (sto ovviamente parlando della parte che è identica ad una cipolla!) per qualche minuto.
Aggiungi a questo punto le fave ed un mestolo d’acqua calda.

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Fai cuocere per una decina di minuti a fiamma media, aggiungendo altra acqua nel caso evaporasse troppo in fretta. Tieni conto che non dovrai avere alcun liquido alla fine, quindi dosa l’acqua.
Finiti i dieci minuti, butta la pasta e lascia cuocere le fave ancora, fino a quando mancheranno pochissimi minuti all’arrivo della pasta.

Quando mancheranno due o tre minuti alla pasta, quindi, spegni la fiamma e aggiungi il pepe. Assaggia e solo a questo punto aggiusti di sale (che potrebbe anche non occorrere, dato che i mestoli d’acqua li stai prendendo dalla cottura della pasta e quindi si tratta di acqua salata).

Mentre attendi la pasta, trita il pezzo di cipollotto che assomiglia al porro.

Butta nella padella anche la pasta, mescola tutto bene e forma i piatti.
Direttamente sulle porzioni metti delle foglie di menta spezzettate e i pezzetti di cipollotto che hai tritato. Se occorresse, pure altro pepe nero.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Cospargi tutto con del pecorino grattugiato grosso, a scaglie, e mangia questa pasta che non sarà mondiale, ma che comunque si fa divorare.

La prossima volta prepareremo le zucchine grigliate e poi le cacceremo in una pasta con della pancetta ed una granella di pistacchi. Una ricetta che non so se rifarò mai, ma level up con il grigliamento delle verdure.

Ciao!