Pane, Panini

Sandwich Dovahkiin

Rimarrai a bocca aperta e senza parole.

Così.

Quando girelli per i villaggi di Skyrim ti ritrovi ad assaggiare le specialità locali di ogni luogo. L’Idromele di Rovo Nero, lingue di drago, la famosissima fonduta di Elsweyr, formaggetti freschi di capra, quelli semi stagionati di Eidar. Pure le costolette di cervo hanno un loro perché e vogliamo parlare del pregiatissimo stufato di horker?

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Come non citare la specialità dei Giganti? 

Quando girelli per il Cilento non è diverso, soprattutto in periodo turistico, quando i supermercati si rendono conto che verranno a fare la spesa orde di esterni e non sempre e solo i soliti 4 stronzi (di cui uno è il Kaiju, ovviamente).

Così capita di andare dal fruttivendolo e trovare una roba bellissima come le Prugne Sangue di Drago.

Eccole.

Sono prugne dolcissime, con un colore più sull’amaranto che sul viola. E buone – ma d’un buone – che chi se lo aspettava.
Avevo intenzione di scopiazzare il buonissimo panino de Gli esperimenti Mary Grace da tempo, peccato solo non avere trovato il pesce macellaio saltato da inserire al posto del salmone affumicato. Ma per quanto il Cilento ci possa provare, mai potrà essere fornito come i mercati e le taverne di Skyrim.

Tipico arrosto di skeever, carne che il mio macellaio di fiducia proprio non riesce a procurarmi.

Go, go, go!

Per preparare un sandwich Dovahkiin hai bisogno di:

  • pane. Fossimo a Skyrim ti direi di acquistare il casereccio all’aglio, ma siamo nel cilento ed il pane è quel che è. Ho utilizzato due fette di pane integrale Morato, se hai di meglio, usalo;
  • 100 grammi di salmone affumicato. A Skyrim, come già accennato, avrebbero usato il pesce macellaio saltato;
  • 100 grammi di ricotta di capra. Non usare quella di mucca, con il salmone è meno adatta. Se trovi la ricotta di Mammuth è ancora meglio, certo;
  • un paio di prugne di sangue di drago. Non abiti nel cilento (né a Witherun) e non trovi questa varietà? Usa quelle normali scure. Non gialle, che tendono a risultare un po’ più acidelle;
  • almeno un cucchiaino di miele di acacia.

Spalma i 100 grammi di ricotta di capra su una fetta di pane.

Adagiaci sopra tutto il salmone affumicato.

Lava bene le prugne sangue di drago, tagliale a fettine e mettile sul salmone.

Versa almeno un cucchiaino di miele.
E dico almeno perché il miele ci sta talmente tanto da Cthulhu che io ho aumentato la dose durante la mangiata.

Chiudi il panino ed ecco qui il tuo pranzo-cena:

Il panino non è solo particolare, un po’ fighetto e buonerrimo, ma è pure bello peso: te lo consiglierei più per una cena che per un pranzo, perché starà nel tuo stomaco per tanto, tanto tempo.

Allora, sei rimasta senza parole?

E a bocca aperta, pure? Sembra di sì.

Ciao e buon appetito!

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Contorni, wok

Uova e zucchine cotte nel wok

Hai comprato la mascherina per bruciare il wok come ti ho insegnato?

Dalla reazione mi sa che te ne sei pentita, eh?

Comunque tutto quel fumo respirato non sarà stato invano. Col tempo impareremo a cucinare un sacco di belle cosine, ma intanto iniziamo a capire come cristo funziona questo maledetto wok.
Cominciamo da uno stupidissimo contorno che si prepara in 5 minuti scarsi. 

No, non sarà bello come questo, ma te lo papperai lo stesso.

Non basterà per cenare, devi accompagnarlo con qualcosa. Cosa, lascio a te deciderlo.

Go, go, go!

Per preparare delle uova con zucchine, come contorno per due persone, hai bisogno di:

  • 3 cucchiai d’olio;
  • 300 grammi di zucchine;
  • 4 uova;
  • sale, pepe.

Taglia le zucchine a rondelle sottilissime. Io ho usato una mandolina, ma se vuoi puoi farlo pure col coltello. Certo, più sono sottili e più velocemente cuoceranno.

Erano zucchine vecchissime.

Spacca le uova e cacciale in una ciotola.
Aiutati con un bicchiere durante quest’operazione: rompi l’uovo nel bicchiere, poi riversalo nella ciotola. Eviterai di ritrovarti pezzetti di guscio nel caso il rompimento dovesse avvenire in maniera troppo brutale.

Sbatti leggermente le uova e salale, sempre pochissimo.

Prendi il tuo fedele wok e mettilo sul fornello più grande che hai. Accendi la fiamma altissima ed attendi che il wok vada a temperatura.
I cinesi usano quasi dei falò per cucinare, con il fuoco che avvolge il wok quasi nella sua interezza. Noi non possiamo riprodurre quella magia nera, possiamo solo cercare di arroventarlo più possibile.

Metti la mano un paio di centimetri sopra la parte alta del wok, se senti calore che arriva allora ci siamo.

Il wok infuocato.

Versa 3 cucchiai d’olio e dopo un minuto scarso sarà già abbastanza caldo da iniziare a friggere le zucchine.

Fai la prova con un pezzetto piccolo di verdura: se comincia a sfrigolare puoi proseguire.

Gira le zucchine di continuo, se vuoi aggiungi un poco di sale. Non abbassare la fiamma: se l’operazione di bruciatura è andata a buon fine, non dovresti avere problemi di attaccature sul fondo della padella.

Quando le zucchine saranno quasi pronte (intorno ai 2-3 minuti) versa le uova.

Falle andare per 30 secondi e, quando cominciano a solidificarsi, gira energicamente con un cucchiaio di legno per fare amalgamare tutto.

Il tuo contorno sarà pronto quando l’uovo si sarà rappreso bene.

Prepara i piatti, spolvera con un po’ di pepe, ed ecco cosa dovresti avere davanti:

Quando hai finito di mangiare ricordati di pulire subito il wok: sciacqualo con dell’acqua ed usa stracci non abrasivi. Rimetti il wok sulla fiamma alta per fare evaporare l’acqua e poi ungi tutta la superficie (anche le parti alte) con dell’olio.

Mi raccomando, altrimenti fa la ruggine e devi buttare via tutto. Poi non solo devi comprarne un altro che va beh, ma devi ripetere l’operazione della bruciatura. E so che non lo desideri affatto.

Ciao e buon appetito!

 

tutorial

Come bruciare un wok e come conservarlo senza farlo arrugginire.

Dai, che forse forse forse nelle prossime settimane impariamo a preparare il riso fritto cinese per ucciderci ancora meglio. Però ti tocca comprare un aggeggio che, come hai di sicuro intuito dal titolo, si chiama wok.
Una volta ottenuto questo preziosissimo strumento avremo il potere.

Riso al curry, arriviamo!

Innanzitutto partiamo col solito Pizzakaiju&friend:

Ciao, sono il wok. Non farti confondere dall’Hypnotoad.

Come puoi osservare, si tratta di una specie di padellona di ferro con la base molto stretta rispetto al corpo. Si usa quando vuoi cuocere qualcosa in pochissimo tempo, raggiungendo temperature parecchio elevate e si utilizza, come è ovvio, per cucinare parecchie pietanze cinesi che i vostri esigenti commensali accoglieranno con lo sguardo incredulo e adoreranno (per non parlare dei piccini di casa, con le loro manine cucciole).

Ok, ok, la pianto.

C’è però un piccolissimo problema: non è che ti compri il wok e subito dopo cucini il mondo. Prima lo dobbiamo preparare e per prepararlo respireremo tanto di quel bruciato che io sto ancora qui a tossire adesso.
Il mio consiglio è quello di comprare una mascherina, quella che usano i ciclisti o i malati di mente, perché è davvero un lavoro proibitivo.

Impiegherai circa un’ora per bruciare tutto il wok, operazione che serve a renderlo antiaderente. 
Perché non lo vendono già antiaderente, mi chiedi? Ah, cazzo ne so. Non ho googlato.
Sappi comunque che la visione del wok nero e fumante è piuttosto disturbante, trasuda malessere da lontano, ma questo ed altro per il riso con l’ananas.

Però le prime volte che lo userai reagirai un po’ così.

Ho imparato tutto quello che c’è da sapere sul wok da Cina in cucina ed il canale è colmo di ricette tipiche cinesi e quindi lo saccheggeremo senza pietà.

Ora partiamo col wok.
Go, go, go e sigla!

Sigla!

Per bruciare il wok hai bisogno di:

  • un po’ di olio di semi;
  • acqua;
  • carta assorbente;
  • il lavandino vuoto, senza stoviglie sporche;
  • la mente super attiva. È un lavoro potenzialmente pericoloso, quindi bisogna essere svegli, agili e scattanti, come tutti i grandi eroi.
Chi se lo ricorda?

Ripeto l’avviso: è un lavoro potenzialmente pericoloso. Il wok sarà bollente, dovrai versare acqua e poi olio, ovviamente asciugando il tutto tra un passaggio e l’altro. Quindi prenditi un caffè, che se ti dimentichi di asciugare l’acqua o se cacci il wok ricolmo d’olio sotto il rubinetto finisci all’ospedale.

Forza!

Metti il tuo wok luccicante sul fornello più grande che hai, con fiamma al massimo. Lascialo scaldare per qualche minuto. Vedrai che inizierà a scurirsi naturalmente.

Dopo 30 secondi aveva già un’abbronzatura atomica.

Inizierà pure a tirare fuori un fumo esagerato. Non ti preoccupare: è normale.

Hai aperto tutte le finestre, vero?

Adesso che è ben caldo, versa dentro un pochino d’olio. Non tanto, meno di un cucchiaio va bene.

Aspetta che bruci pure lui (non abbassare la fiamma) e nell’attesa fallo scivolare sul wok, con un movimento circolare.
Attenzione: non fare cadere nessuna goccia d’olio sulla fiamma, altrimenti infuochi la casa. Quindi muovilo, sì, ma senza foga esagerata.

Dopo tre o quattro minuti in cui l’olio ha bruciato quel che poteva, annerendo parte del wok, rovescia l’olio nel lavandino.
Facendo super attenzione (non mi stancherò mai di ripetere che il wok brucia anche l’anima, se lo tocchi) prendi un po’ di carta assorbente e spalma l’olio rimasto nel wok per tutta la superficie del wok. Tutta intendo proprio TUTTA, anche i bordi più alti.

Attenzione, mi raccomando.

Rimetti il wok sulla fiamma, scaldalo ancora per un minuto a fiamma molto alta per fare bruciare l’olio che hai spalmato.
Adesso, con estrema attenzione perché tirerà fuori vapore ustionante, bagna il wok con l’acqua corrente fredda.

Una volta abbassata la temperatura, rimetti il wok sul fornello, sempre a fiamma altissima. Fai evaporare l’acqua rimasta (toglila anche con della carta assorbente, per velocizzare l’operazione) e ricominciamo da capo.

Appena l’acqua è evaporata versa di nuovo un cucchiaio d’olio, fallo roteare bene per spalmarlo su tutto il l wok.
Se c’è qualche parte del wok più chiara, fai andare l’olio nell’area interessata e fai bruciare tenendo il wok inclinato sulla parte interessata. Sempre facendo attenzione a non rovesciare alcuna goccia sulla fiamma.

Così.

E di nuovo rovescia l’olio nel lavandino e di nuovo rimetti il wok sul fornello e di nuovo spalma l’olio con carta assorbente e di nuovo fai bruciare per un minuto.
Bagna il wok con l’acqua corrente, rimetti il wok sul fornello, fai evaporare l’acqua (aiutandoti anche con la carta assorbente) e rimetti l’olio.

Devi ripetere tutte queste operazioni finché il wok non sarà interamente bruciato. 

Quando avrai finito avrai imparato anche il Karate, giuro.

Volendo puoi anche completare il lavoro in seguito, se non riesci più a respirare.
Io mi sono fermata a questo punto:

Ti dico che già usandolo così – perché ovviamente non ho potuto resistere e l’ho già collaudato – nulla si è attaccato, quindi il lavoro è servito.

Una volta che hai finito l‘operazione della bruciatura, parte quella della conservazione del wok. Operazione che dovrai compiere TUTTE LE VOLTE che lo userai.

Il wok non si lava con il sapone, poiché altrimenti il sapone finirebbe nell’olio bruciato che hai fatto tanta fatica a creare. Si lava con l’acqua, con l’aiuto di pezzette possibilmente non abrasive.

Io uso questo.

Però bisogna pure levare l’acqua ed ungerlo perché, essendo di ferro, è soggetto a ruggine.

Una volta pulito devi mettere il wok sulla fiamma altissima, per fare evaporare tutta l’acqua. Poi versa un po’ d’olio e spalmalo – usando la solita carta assorbente – per tutta la superficie. Poco, il solito cucchiaio scarso.
Riponilo insieme alle altre pentole così, come la padella punkabbestia che è.

Nei prossimi giorni collauderemo insieme questo strumento di Cthulhu con una ricetta del menga tutorial, così prendiamo un po’ di confidenza.

Basta. Sigla!

Questo è tutto quello che sappiamo sul wok.

Ciao e buon appetito!

pesto, Piatti tradizionali, Primi

Pesto genovese.

Quelle che si scandalizzano perché noi di KaijuLand non usiamo il mortaio ed il pestello per preparare il pesto genovese io me le immagino così:

finte anche nei capelli.

Un po’ perché ho già ripetuto più e più volte che sono aggeggi che difficilmente si trovano da acquistare, un po’ perché finché non le vedo pestare con i miei occhi non ci credo e basta. Poi leggi le loro ricette e ti usano tutto tranne quello che dovrebbe comporre il pesto genovese e quindi niente, dai, basta fare gli Azzurri di minchia, che se dovete sparare cazzate, almeno sparatele bene.

Che poi esiste google, basta usarlo.

Erano anni che tentavo di trovare una ricetta decente del pesto, ma incappavo nelle solite menate: si fa ad occhio, metti un po’ di questo ed un po’ di quello, mi raccomando abbonda in pinoli, mi raccomando usa 5454435 mazzetti di basilico, mi raccomando e buon natale.

Dribblare le ricette.

L’ultima volta che ho chiesto spiegazioni alla domanda Sì, ma quanto basilico devo usare? mi è stato risposto che il basilico non si pesa.

E invece guarda qui:

Si può fare!

No, la bilancia non si rifiuta. Diciamolo: sono loro che o non sanno fare il pesto o non c’han voglia di spiegartelo.

Però ora c’è Pizzakaiju, che ha misurato persino l’aglio.
Sono dell’idea che una ricetta debba poter essere eseguita anche dal più rincoglionito culinario e che un gusto debba e possa essere riprodotto in maniera abbastanza fedele pure da chi non ha mai assaggiato il piatto che sta per cucinare. Basta possedere le istruzioni corrette.
Poi tutto si può sempre migliorare ed anche il pesto di Pizzakaiju ha dei difetti: non è verde chiaro, per esempio. Ma verrà il giorno in cui risolverò anche questo problema estetico. Intanto impariamo a crearlo con le nostre belle manine di merda, poi nel tempo lo miglioreremo.

Tutti ai posti di manovra e Go go go!

Prima di iniziare per davvero ti do due link: qui trovi la ricetta depositata e qui invece il sito di colei che mi ha regalato la sua sapienza per farmi mangiare il mio piatto preferito (ed è brutto avere un piatto preferito che non si sa cucinare e che quindi non ho pappato per almeno 15 anni). Grazie a Mary Grace per tanta pazienza e per tutto l’aiuto.

Per preparare il pesto genovese, per condire 180 grammi di pasta, hai bisogno di:

  • 70 grammi di basilico. Del basilico si usano soltanto le foglie: niente gamboni né gambini;
  • 1 grammo d’aglio. Un tempo aiutava la conservazione del pesto, oggi ha solo lo scopo di insaporire. Quindi mettine poco o, addirittura, se vuoi puoi anche ometterlo;
  • 25 grammi di parmigiano reggiano grattugiato fine;
  • 25 grammi di pinoli, possibilmente italiani;
  • 90 grammi d’olio extra vergine di oliva. Ci vorrebbe un olio particolare, ligure, tu limitati ad usarne uno che non abbia un gusto particolarmente forte o particolare. Insomma, non utilizzare quello buono, rischieresti di dare una personalità al pesto che non dovrebbe avere;
  • 13 grammi di pecorino Fiore Toscano. No, non ci vuole il romano.
Eh, sì. C’è scritto proprio Fiore Toscano.

La cosa più difficile nella creazione del pesto genovese è cercare di non fare ossidare il basilico. Dovresti già sapere che il basilico non si lava sotto l’acqua, né si taglia con il coltello (nelle ricette del Kaiju si spezzetta sempre con le mani). Questo perché diventerebbe nero quasi subito. Ed ecco uno dei numerosi motivi per cui si usa il mortaio ed il pestello.

Ma noi sfigati tecnologici possiamo farci aiutare da ulteriore tecnologia: metti il cestello e le lame del mixer in freezer per almeno mezz’ora. C’è chi, oltre a questo accorgimento, trita le foglie con un cubetto di ghiaccio per mantenere il colore verde acceso. Io non l’ho ancora fatto, nel caso ti riferirò se funziona.

Comunque il colore verde chiaro dipende anche dal tipo di basilico: meno è giovane e più sarà verde scuro. Più è a foglie grandi e più sarà scuro, dunque. In più il basilico che stai usando non è quello della zona precisa precisa che usano a Genova, quindi non puoi pretendere manco tutta ‘sta perfezione.

No, ma non ti disperare, verrà davvero buonissimo.

Partiamo per davvero.
Gratta i 25 grammi di parmigiano e i 13 di Fiore Toscano, entrambi a polvere.
Pesa i 25 grammi di pinoli e i 70 di basilico.
Taglia l’aglio. Per farti capire quanto corrisponde, a occhio, un grammo di aglio, ecco la foto:

Quello indicato dal dito lercio.

Ora tira fuori il mixer dal freezer.
Tecnicamente bisognerebbe PRIMA tritare il basilico, poi aggiungere i vari elementi. Questo è parte del procedimento tradizionale.
Ma col mixer è tutto diverso. Anche mettendo tutti gli ingredienti insieme, potresti raggiungere un risultato più granuloso di quello che desideri e, soprattutto, il basilico si ossiderebbe in maniera assurda.

Quindi il mio consiglio è di partire con gli ingredienti di contorno.
Versa nel mixer i 90 grammi d’olio, l’aglio e i formaggi.

Aziona il mixer a scatti, senza mai superare i 10 secondi di lavoro. Altrimenti si surriscaldano le lame ed il basilico si brucia (lo so, il basilico ha troppo rotto il cazzo).

Ottieni una roba liquida e gialla:

Ora caccia dentro tutto il basilico insieme.
Aziona il mixer, sempre per dieci secondi massimo a volta. Riapri e gira con un cucchiaio per aiutare il lavoro del mixer, poi richiudi e continua il trito.
Dopo pochissimo otterrai l’ambitissimo pesto:

Come puoi notare dalla foto, il pesto è di un verde abbastanza chiaro (anche se non chiaro come quello che avrei desiderato) ma sappi che cambierà col tempo. Già tra il passaggio da mixer a condimento di pasta si è scurito parecchio.

Se non dovesse uscire fuori liscissimo non ti preoccupare e ti rassicuro come hanno rassicurato me: il pesto nasce come creatura di mortaio e pestello, quindi per sua natura non è privo di pezzetti.

Come si usa?
Semplice.
Innanzitutto scegli la pasta adatta: trenette, gnocchetti sardi o trofie. Ho dei ricordi vaghi di gnocchi di patate al pesto, ma non ho idea se siano contemplati nella tradizione o se era solo mia madre che si drogava.

Prepari la pasta, la scoli al dente e la cacci in una ciotola di plastica. A questo punto versi tutto il pesto preparato.
Mescola bene con l’aiuto di una pinza.

Prepara i piatti ed ecco cosa dovresti avere di fronte a te:

Si scurisce persino in foto, ‘sto basilico.

Decisamente un ottimo risultato.
Hai il potere. Fanne buon uso.

Ciao e buon appetito!

Cibo nei film, garbage pail kids, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Il panino indecente.

Durante la visione di Proposta Indecente ho capito che la chiave della felicità sta nel non avere soldi, essere però fieri possessori di un ippopotamo e addentare panini improbabili.

La felicità secondo Woody Harrelson.

Woody in realtà non riesce ad divorare il suo sandwich perché gli arrivano delle mutande sporche in faccia, ma ormai il Garbage Pail Kid che risiede stabilmente nel Kaiju era stato stimolato.
C’era sicuramente una banana, del burro d’arachidi e del miele. L’unico dubbio stava nella presenza o meno della marmellata: il barattolo nel fermo immagine è aperto, ma sulla fetta di pane io non ne vedo. Harrelson ci ha ripensato all’ultimo secondo? Ha mangiato un’altra fetta di pane ed hanno osato non mostrarcelo?
Così mi sono sacrificata ed ho provato entrambe le versioni. E quella con la marmellata non ha avuto alcun successo.

La reazione non è stata questa, ma quasi.

Ma andiamo con ordine e Go, go, go!

Per preparare un panino indecente hai bisogno di:

  • un paio di fette di pane bianco, tipo panbauletto;
  • burro d’arachidi. 15 grammi per fetta sono una quantità adeguata;
  • una banana tagliata a fettine;
  • un paio di cucchiaini di miele di castagno. Puoi usare il miele che vuoi tu, ma se ne scegli uno troppo dolce poi può nausearti. Quindi sii saggia nella tua decisione.

Ah, ma quasi dimenticavo la sigla.

Sigla!

Grabba tutti gli ingredienti e portali sul tavolo della merenda.
Spalma il burro d’arachidi sulle tue fette di pane.

Taglia la banana a rondelle.
Adagiala sulle fette e ricoprila con il miele. Un cucchiaino di miele a fetta è più che sufficiente.

Se proprio vuoi fare come il Kaiju, puoi prepararti l’altra fetta con la marmellata. Alla fragola, che è il gusto standard usato nei sandwich americani (sennò quella all’uva, ma da noi non esiste).

L’esperimento alla fragola.

Tutto qui.
Ti puoi sedere e mangiare la merenda, con il tuo fedele ippopotamo di compagnia.

L’ippopotamo c’è ma non si vede.

Ciao e buona merenda!

Contorni, roba da forno, Secondi

Cipolle al forno con feta e scamorza.

Se decidi di mangiare quello che sto per proporti sappi che il giorno dopo puzzerai da fare schifo.

La gente reagirà così.

Però è un fetore che vale la pena affrontare, perché il piatto non è niente male.
Certo, nasce come antipasto ed il Kaiju ha voluto addirittura cenarci –  e forse come antipasto darebbe il meglio di sé – ma la differenza tra primi, secondi, antipasti e dolci da queste parti non è una differenza di cui fotte a qualcuno.

La ricetta è stata rubata ad Apriti Sesamo che è riuscita a rendere ottime delle semplici cipolle. Dimostrando che tutto è possibile.

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Tutte ‘ste righe solo per poter inserire questa foto.

Go, go, go!

Per preparare delle cipolle al forno con feta e scamorza, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 o 5 cipolle bianche schiacciate. Credo tu possa usare qualsiasi tipo di cipolla, in realtà, ma il gusto potrebbe essere meno dolce, forse per una questione di omogeneità nella cottura. Io ne ho cucinate 4 schiacciate ed una normale ma non è che abbia sentito particolari differenze;
  • 200 grammi di feta;
  • qualche cucchiaino d’aceto di vino rosso;
  • poco zucchero di canna;
  • pepe nero;
  • abbondanti foglie di menta;
  • circa 300 grammi di scamorza affumicata;
  • poco olio per irrorare le cipolle.

Comincia ad accendere il forno alla massima putenza: 240 gradi.

Taglia testa e culo della cipolla, leva il primo strato esterno.
Ecco cosa devi ottenere:

Nel caso tu debba utilizzare cipolle bianche tonde, togli una grossa fetta del culo ed una grossa fetta della testa, in modo che risulti più o meno piatta.

Incidi profondamente ogni cipolla in 8 spicchi, senza tagliarla del tutto a pezzi (senza arrivare in fondo alla cipolla, insomma).

Disponile sulla teglia che hai scelto di usare e cominciamo a condirle.
Un cucchiaino abbondante d’aceto di vino rosso su ogni cipolla ed un po’ d’olio.

Infine una spolverata di zucchero di canna. Anche più abbondante di quella che vedi in foto:

Chiudi più possibile la teglia con della carta stagnola.

Inforna a 240 gradi per 40 minuti.
Nell’attesa prepara i formaggi: sciacqua la feta sotto l’acqua corrente e poi asciugala con un po’ di carta assorbente.
Taglia la scamorza a fette non troppo spesse.

Recupera le foglie di menta e mettile da parte.
Ecco l’aspetto delle cipolle dopo 40 minuti di cottura:

Ricopri le cipolle con i 200 grammi di feta, sbriciolandola con le mani. Poi cospargi con abbondantissima menta e spolvera col pepe nero.

Infine adagia sulla superficie le fette di scamorza. Dalla foto non si vede, ma poi io ho foderato praticamente l’intero gruppo di cipolle con il formaggio.

Inforna di nuovo, sempre a 240 gradi.
Le cipolle saranno pronte quando vedrai i formaggi sciogliersi. Ci vorranno circa dieci minuti. 
Ecco le mie:

Prepara le porzioni ed assaggia. Ecco il mio piatto:

Bello, eh?

Ti capisco perfettamente.

Ciao e buon appetito!

Primi, riso

Insalata di riso venere con pesche e zenzero.

Il 2017 è stato l’anno dei fichi e dei gelsi. Ho passato l’estate ad arrampicarmi sugli alberi per panzarmi di frutta ed era diventata quasi una dipendenza.

Sembra ieri, invece è già un anno.

Quest’anno ha piovuto troppo e i fichi già stavano sugli alberi a giugno. Inutile dire che sono una vera merda ed un po’ la lacrimuccia scende.

Però. Però il fruttivendolo sta donandomi delle pesche che sono così buone che sembrano finte. Quindi era un dovere quasi morale cercare di infilarle in una cena.
Hai con te i tuoi fedelissimi occhiali 3d? Perché – attenzione! – ti sto per stupire con un sacco di effetti speciali.

Ma di quelli dozzinali, tipo questo.

Ti propongo una bella insalata di riso venere. Dentro ci sono giusto le pesche, un po’ d’olio, il basilico e lo zenzero fresco.
Facile, strana e merita.

Ho rubato l’idea a La cucina di Lice, perché non mi stancherò mai di ripetere che il Kaiju non si inventa (quasi) mai niente.

Go, go, go!

Non sei contenta di tutte le ricette strane che passano da queste parti?

Per preparare del riso venere con pesche e zenzero, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso venere;
  • 300 grammi di pesche. Usa quelle che vuoi, magari non quelle supermorbide e superliquide. Io ho usato un misto, dopo te lo faccio vedere;
  • 20 grammi d’olio, poco sale;
  • una decina di foglie di basilico;
  • zenzero fresco.

Innanzitutto ti presento lo zenzero.

Ciao.

Tritarlo è un po’ una rottura di scatole e so che saresti tentata di usare quello in polvere, ma c’è una differenza così grande nel sapore che forse forse forse vale la pena sbattersi un po’.
Ma, prima di iniziare, metti a bollire il riso.

Mentre attendi che il riso venere sia pronto, prepara tutti gli altri ingredienti.
Con un pelapatate leva la buccia allo zenzero e poi, con l’aiuto di cristi e madonne, grattugialo. Puoi decidere di tagliarlo a pezzi e farti aiutare da un mixer oppure puoi usare la grattugia.
Non cambia niente: sempre una pappetta informe otterrai.

Pappette.

Se non lo hai mai mangiato prima, assaggialo. Gusto fortissimo.
Che però si attenuerà di brutto nel riso, quindi non temerlo. Non ti do una quantità esatta da usare perché è un po’ come il pepe o il peperoncino: va troppo a gusti. Il mio consiglio è di metterne un po’ nella ciotola ed aggiungerne su ogni piatto a seconda della tolleranza di ognuno.

Ecco le pesche che ho usato:

Circa metà di ognuna.

Lava le tue pesche e tagliale a pezzi.

Appena il riso è pronto sciacqualo con l’acqua fredda, nello scolapasta.

Caccia il riso in una ciotola piuttosto grande. Condiscilo con 20 grammi d’olio, le pesche  a pezzi, le 10 foglie di basilico spezzettate con le mani, un po’ di zenzero e poco sale.

Mescola il tutto molto bene.

Fai le porzioni e, come preannunciato, aggiungi altro zenzero a piacere.

Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Gnam.

Ciao e buon appetito!

garbage pail kids, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Sandwich Hedda Spreader con crema Chuckin’ Charlie.

Ti sto per insegnare a creare una crema di burro d’arachidi e nutella.

Piacerà ai grandi e ai piccini e zio cleto si sta già leccando i baffi.

Siccome è una crema buonissima ma di difficile impiego, ti consegno pure l’abbinamento di porcate con cui te lo puoi mangiare. In un bel panino con pochi ingredienti ma tanta, tanta soddisfazione.

Gli americani tendono ad usare il cacao più un po’ d’olio di semi per creare questa crema. Ma siccome il Kaiju è un mostro pratico, ha anche pensato che la nutella c’ha già tutto lo schifo in sé, olio di palma compreso. La domanda quindi è sorta spontanea: perché sbattersi?

Go, go, go! ma prima la sigla!

Mi sembrava un nome adattissimo per la nostra crema d’arachidi.

Per preparare la crema Chuckin’ Charlie hai bisogno di:

  • 200 grammi d’arachidi sgusciate. Devi acquistarne 300 col guscio per ottenere questa quantità;
  • 90 grammi di nutella. Ovviamente puoi usare un’altra crema alla nocciola, se ti piace di più.

Sguscia tutte le arachidi e mettile nel tuo mixer.
Dovremo cominciare con il procedimento per il Crummy Peanut Butter, che trovi qui ma che comunque ti riassumo.

Aziona il mixer per un minuto. Muovi la polvere ottenuta col cucchiaio. Aziona di nuovo il mixer per un minuto. Muovi la mezza crema che si è formata, sempre col cucchiaio.
Continua questo procedimento fino a quando ottieni una vera e propria crema. Come questa:

La cosa bella è che abbiamo quasi finito.
Adesso devi solo aggiungere la quantità di nutella desiderata. Secondo me 90 grammi è una quantità adeguata, ma puoi certamente assaggiare mano a mano che ne aggiungi per assecondare i tuoi gusti.

Mentre dosavo.

Aziona di nuovo il mixer, giusto il tempo per amalgamare le due creme. Dovresti avere ottenuto un risultato simile:

Versa la Chuckin’ Charlie in un barattolo di cui possiedi il tappo e conserva in frigorifero.
Purtroppo il panino non potrai fartelo subito, poiché la crema sarà calda a causa del surriscaldamento delle lame.
Ma la Chuckin’ Charlie sarà pronta per la merenda del giorno dopo.

E che si fa il giorno dopo, a parte cercare una rete privata che trasmetta ancora Daltanious, da guardare durante lo strafogamento?
Si fa il il Sandiwich Hedda Spreader, ecco che si fa.

Go, go, go2! e sigla!

Che belli i Garbage Pail Kids.

Per preparare un sandwich Hedda Spreader hai bisogno di:

  • 2 fette di pane bianco. Io ho usato il panbauletto;
  • una banana;
  • 30 grammi di Chuckin’ Charlie;
  • 10 grammi di Corn Flakes. Volendo puoi sostituirli con un altro cereale, ma non usare niente di super dolce perché la Chuckin’ Charlie è già da diabete di suo;

Spalma 15 grammi di Chuckin’ Charlie su una fetta ed altri 15 sull’altra.

Taglia a rondelle la banana e metti più rondelle possibili sopra una delle due fette.
Sull’altra caccia i 10 grammi di Corn Flakes.

Chiudi il panino, sollevando ovviamente la parte con la banana, sennò avrai Corn Flakes ovunque.
Ammira la bellezza:

Siediti e gustati Daltanious ed il tuo sandwich porcoso: te lo sei meritato.

Gnam!

Ciao e buona merenda!

Primi

Pici al sugo di pomodori neri.

Ad un certo punto sto cercando cipolle e non so bene cos’altro e davanti chi mi ritrovo? I pomodori neri.

Ed io così.

Avevo provato a preparare un sugo con questa roba leggendaria pochissimo tempo fa, ma si trattava di pomodori in barattolo: era venuta fuori una schifezza annacquata senza gusto, una tristezza di cena che levati.

Però freschi non li avevo mai mangiati.
Ne ho grabbato un chilo ed a casa è partito il momento degustazione.

Secondo te sanno di pomodori normali?

Un po’ il timore di fare la pasta al coglione c’era. Hai presente quando trovi la ricetta di quella che se la mena perché ha trovato il cavolfiore viola o le carote marroni o le mele fucsia? Ecco.

Quando leggo quelle stronzate, un po’ mi possiede lo spirito del Cobra, che è il mio animale guida.

Timori a parte, il sugo uscito fuori è stato profondamente diverso da quello creato con gli altri pomodorini: più spesso, dal gusto più profondo, radicato. tosto. Come si fa a spiegare un gusto senza diventare come i ritardati che sputano il vino?

Ho usato la ricetta di L’angolo della casalinga che aveva un paio di piccole particolarità che mi ispiravano: l’uso del cipollotto intero e soprattutto la scelta dei pici.
Non li compro quasi mai, soprattutto perché i pici dovrebbero essere sempre freschi per loro natura. Però era un bel pezzo che mi andavano, quindi ‘sticazzi. Prima o poi impareremo a prepararli con le nostre belle manine di merda, ma quel giorno non sarà oggi. Ma non possiamo certo aspettare che mi pesi meno il culo, quindi per ora pici secchi siano. 

Se lo feddavi con i pici secondo me era anche più contento.

Per preparare i pici al sugo di pomodori neri, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di pici, circa. I pici sono un po’ più complicati da pesare, perché raccolti in nidi. Questa volta ti devi sacrificare e mangiare un po’ più di pasta;
  • 600 grammi di pomodori neri;
  • un cucchiaio d’olio per il sugo + un filo d’olio da aggiungere su ogni porzione;
  • un cipollotto da usare per intero;
  • 2 foglie di basilico, poco sale.

Intanto ti presento i pomodori neri.

Ciao!

Tagliati sono ancora più belli. Guarda qui:

Metti l’acqua della pasta a bollire e, quando fa le bolle, ricordati di salarla (lo sai che così si fa prima, vero?).

Trita il cipollotto per intero: la parte bianca, il gambo e pure le foglie.
In una padella versa un cucchiaio d’olio e fai soffriggere il cipollotto a fiamma medio bassa, girando spesso, fino a quando sarà colorato.

Nel frattempo taglia i pomodori a pezzi.
Aggiungili in padella, insieme ad un paio di foglie di basilico spezzettate con le mani.

Metti il coperchio e fai cuocere. Per il sugo ci vorranno circa 20 minuti, quindi falli andare per 5 e poi caliamo i pici.
I pici hanno bisogno di parecchio tempo di cottura e d’una accortezza: quando li immergi in acqua non mescolarli. Di solito lo fai per non fare attaccare la pasta al fondo della pentola, ma nel caso dei pici li spaccheresti.

Lasciali in pace.

Il picio, una pasta autarchica.

Ogni tanto gira il sugo e, dopo una decina di minuti, schiaccia i pomodori con la schiumarola per rendere il sugo più omogeneo. Metti anche un po’ di sale, senza esagerare.

Così. La Schiumarola è la tua migliore amica.

Scola i pici tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione (senza buttare l’acqua di cottura) e fallo sempre con l’aiuto della schiumarola. Cacciali direttamente in padella, bagna con l’acqua di cottura se occorre e concludi in padella la preparazione. Fiamma medioalta, gira con pinze e forchettoni, mescola tutto benissimo.

Ecco qui cosa dovresti avere, a fuoco spento.

Prepara i piatti e su ogni porzione versa un filo d’olio (se ce l’hai buono, altrimenti si può soprassedere poiché sarebbe solo ciccia in più).

Se  è possibile, vestiti a tema per celebrare meglio il Picio.

Magliette di spaghetti.

Ciao e buon appetito!

Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam, yogurt

Lo yogurtone di Capitan Tsubasa.

Sì. C’è stato un tempo non tanto lontano (tipo fino a sei giorni e mezzo fa) in cui mi compravo i giornalini giapponesi e mi divertivo pure.

Ebbene sì: ho osato scrivere GIORNALINO GIAPPONESE.

Capitan Tsubasa però l’ho mollato dopo 5 numeri: un inno alla droga come pochi, con bambini che urlano tutto il tempo in preda ad un entusiasmo da cocaina che ti provoca il mal di testa dopo manco tre vignette e mezzo.

A confronto, lui è un turista dell’euforia.

Tutto questo per dire che lo yogurtone con cui farai merenda davanti a Bim Bum Bam lo battezzo Capitan Tsubasa così, per menarmela un po’ e per far vedere che.

E perché ho scelto proprio quel drogato di Tsubasa? Ho comprato dei biscotti minuscoli – che ho ovviamente usato per la dose mastodontica giornaliera del pranzo – con queste forme qui:

Impossibile non pensare ad Oliver Atom (o Atton o Hutton) ed al suo Il pallone è il tuo miglior amico, andrò in Brasile! sbraitato in ogni scena.

Quindi Go, go, go!, ma prima ci vuole la sigla!

Lallalaralalalla! Laralallalaralalaaaa…

Per preparare uno yogurtone alla Capitan Tsubasa hai bisogno di:

  • uno yogurt bianco greco. Ho usato quello della Fage 5% grassi, dal peso dichiarato di  170 grammi;
  • un paio di cucchiaini di miele di castagno;
  • un goccio di latte per ammorbidire il tutto;
  • 50 grammi di biscotti al cioccolato. Quelli che ti pare, se trovi quelli in miniatura ti rendi la vita più facile;
  • 25 grammi di farro soffiato al miele. Oppure quello che vuoi: Cheerios, Corn Flakes, Coco Pops… di certo non fare la spesa perché io ho usato il farro soffiato, come i fighetti;
  • una pesca. Del tipo che ti pare. Oppure un altro frutto a tua scelta.

Rovescia lo yogurt nella tua tazza per la merenda. Una tazza grande: la dobbiamo riempire di cagate.
Versa anche un paio di cucchiaini di miele.

Mescola bene, con una forchetta o un cucchiaione.
Lava bene la pesca e tagliala a pezzi. Mi raccomando: non togliere la buccia come fanno gli psicopatici.
Aggiungi anche lei nella tazzona.

Mescola bene.
Se hai comprato dei biscotti grandi grandi, ti tocca spezzettarli con le mani, direttamente sul pappone.
Con i piccoli devi solo stare attenta a non esagerare nel cacciarne: 50 grammi è una quantità adeguata, fermati.

La tentazione di svuotare il pacco c’è, lo so.

Infine unisci i 25 grammi di farro al miele o del cereale che hai scelto.
Mescola ancora bene e, se ti sembra tutto troppo papposo, puoi ammorbidire con un po’ di latte. Aggiungi, mescola, aggiungi e mescola fino a quando ottieni la consistenza che ti piace.

Tutti gli ingredienti usati.

Alla fine dovresti avere ottenuto questa bomba calorica non indifferente:

Finito!
Accendi la tv, metti Holly e Benji (e non quella cagata di Palla al centro per Rudy, per cortesia) e fai merenda.

Sigla finale!

Ciao e buona merenda!