Primi

Gnocchi di patate con sugo di coniglio.

Allora, com’è andata questa settimana senza consigli culinari dalla Kaiju’s Land?

Perché sono una persona rassicurante.

A me di merda. Ho mangiato male – altrimenti ti avrei passato la ricette, dah! – oppure in maniera piuttosto inutile.
Una sera era tutto così schifoso, ma così schifoso che ho tirato fuori la Buitoni dal freezer.

Incazzandomi tantissimo e lanciando piatti in giro.

Ma oggi andiamo sul sicuro. Oggi cuciniamo un sugo di coniglio e ci condiamo degli gnocchi di patate (rigorosamente industriali perché sai quanto mi rompo le palle solo all’idea di prepararli in casa).

E se sei tra quelli che Il coniglio no, poverino affari tuoi, significa che sei destinato ad attendere un’altra settimana prima di poter pappare in maniera decente. Buona fortuna con lo slalom tra i piatti con deliziose cremine di formaggi cagliati e spaghetti inondati di miele e mandorle (però allo zenzero, eh, e con una punta di nutella che ci sta divinamente).
Per i carnivori senza sentimenti, invece, scatta il Go, go, go!

Forza! Non è il miglior discorso motivazionale di sempre e di oltre?

Ho rubato la ricetta a Kung Food, sito che ancora non conosco molto bene ma pare che possa essere infilato tra i #validi. Ne riparliamo quando avrò provato altri piatti, prima di mettere il bollino garanzia totale.

Per preparare degli gnocchi di patate con sugo di coniglio, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di gnocchi di patate. Giovanni Rana o quel che vuoi, la ricetta di quelli artigianali ancora non l’ho scritta e non so se mai la scriverò;
  • una carota;
  • una cipolla;
  • 400 grammi di carne di coniglio;
  • un chilo di pomodorini (peso calcolato da già puliti);
  • sale, pepe;
  • qualche foglia di salvia, qualche foglia di basilico, un po’ di rosmarino.
  • 200 grammi di vino bianco;
  • 40 grammi di olive nere;
  • formaggio misto (pecorino-parmigiano ma pure caciotte varie) da mettere sui piatti. Quindi non più di 50 grammi totali;
  • 40 grammi d’olio extra vergine di oliva.

Un bel po’ di roba. Vai a fare la spesa che ci incontriamo dopo.

Vestiti bene, mi raccomando.

Tieni conto che ci vorrà circa un’ora e mezza di preparazione per questo piatto. Non è difficile, ma organizzati per tempo se non vuoi crepare di fame.

Inizia tagliando a pezzotti il coniglio. Non troppo piccoli, tanto si sfalderà durante la cottura.

Decapita i pomodorini e tagliali in due pezzi.

Trita carota e cipolla con l’aiuto di un mixer.
In una pentola di cui possiedi il coperchio versa i 40 grammi d’olio, falli scaldare e poi caccia dentro il trito di carota-cipolla, le foglie di salvia ed un po’ di aghi di rosmarino (non tanti, tendono ad essere invadenti).

Fai andare, girando spesso e con una fiamma medio bassa, per circa dieci minuti.

Aggiungi poi i pezzi di coniglio.

Fai rosolare su ogni lato a fiamma media, fino a quando cambia colore.
A quel punto versa i 200 grammi di vino bianco.

Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica (ci vorranno circa 5 minuti).
Butta dentro i pomodorini, le olive nere, un po’ di sale e di pepe.

Mescola il tutto, abbassa un po’ la fiamma e chiudi col coperchio. Lascia cuocere per 25 minuti così.

A quel punto vedrai che i pomodorini dovrebbero avere rilasciato un fottio di liquido e quindi è tempo di cuocere questo sugo immenso scoperchiandolo.
Fiamma media (diciamo sufficiente a raggiungere un sobbollore, non devi andare a cannone) fino a quando si restringerà molto bene.

Ci vorrà un po’: minimo un’ora, massimo un’ora e mezza. Dipende dalla quantità di liquido che uscirà fuori dalla carne e dai pomodorini.

Però non te ne puoi andare a fare altro: ogni tanto devi girare tutto quanto.
Quando vedi che inizia a restringersi, ti tocca l’assaggio e puoi iniziare a mettere l’acqua degli gnocchi a bollire.

Che bel pezzo di coniglio, eh?

Aggiusta di sale e di pepe e gratta pure i formaggi, che tanto ormai ci siamo.
Ecco com’era il mio alla fine:

Quando il sugo è praticamente cotto, butta gli gnocchi che tanto hanno una cottura che si aggira intorno ai tre minuti.
Scolali con l’aiuto di una schiumarola e gettali nella pentola del coniglio. Aggiungi nel sugo un po’ di foglie di basilico spezzettate con le mani e gira il tutto giusto il tempo di insaporire, a fiamma bassa (bastano 30 secondi).

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti, se sono riuscita a spiegarmi:

Spolverizza con un po’ di formaggio, senza esagerare, e spanzati, che te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

 

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garbage pail kids, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Sandwich Cheddar Mon Amour.

Parliamo un po’ di cheddar, va.

Entusiasmo.

Forse hai seguito i miei percorsi di droga. Ho iniziato con il burro d’arachidi, una siringhetta alla volta. Poi sono passata alla feta, sciogliendola sui cucchiaini, nei cessi delle stazioni di Berlino Ovest.

Ieri, in cerca di brividi pesanti, ho acquistato una partita di cheddar ed è scattato l’assaggio.

Storie che non sono storie.

Non era la prima volta che provavo ‘sto formaggio, ma non mi aveva mai convinto. Persino nel mio triste passato di gioiosa lavoratrice di fast food, quella roba non mi andava giù.
Ma le cose belle arrivano, presto o tardi, dalle belle persone e quindi l’amore è sbocciato.

Ci vuole tempo e pazienza pure per imparare ad apprezzare il formaggio spazzatura.

Il panino che ti sto presentare è gemello del Valerie Vomit, soltanto che là c’era il prosciutto cotto. Ho provato la stessa combinazione col cheddar ed era uno spettacolo, ma quella sostanza gialla ed immonda doveva ottenere il ruolo di protagonista in un panino Garbage Kids: nessun emmenthal, edamer, groviera o sottiletta potrà  mai eguagliare il fintume del sapore che il cheddar ti fa esplodere in bocca.
Accompagnato da marmellata di fragole e da burro d’arachidi, poi, non ti dico.

Roba che uno sta così.

Dunque Go, go, go! con quella che sta per diventare una delle mie merende preferite.

Sigla!

Sigla!

Per preparare un sandwich Cheddar Mon Amour hai bisogno di:

  • 2 fette di pane in cassetta. Ho usato il panbauletto;
  • 30 grammi di burro d’arachidi. Se devi comprarlo ti consiglio sempre il Jif, ma ormai io uso solo quello preparato in casa. La ricetta la trovi qui;
  • 50 grammi di marmellata di fragole;
  • 70 grammi di formaggio cheddar che, nel mio caso, corrispondevano a tre fette. Sono tante e se vuoi puoi abbassare anche a due, ma perché?

Nel caso tu voglia prepararne una versione col prosciutto cotto ti consiglio di acquistare quello scrausissimo a fette spesse (quello alla Fallout, per capirci) e di mettere un po’ meno formaggio: 50 grammi di cheddar, 60 di cotto a fette spesse e vedrai che buono.

Innanzitutto ecco il consueto Pizzakaiju&friend:

Giallo fosforescente. Quasi arancione.

La preparazione è veramente semplice.
Porta sul tuo tavolo da lavoro tutti gli ingredienti, un paio di cucchiaini e la bilancia, che qui si sta parlando di un panino che si aggira sulle 800 calorie, non è che puoi versare cucchiaiate di burro d’arachidi senza poi pentirtene.

A meno che tu non sia van damme e quindi il tuo passatempo principale sia splittare su tutte le pareti di casa, tra una fetta di formaggio e l’altra.

Spalma 50 grammi di marmellata su una fetta di pane.

Questa volta non ho usato la Rigoni, ma una sottomarca del discount. Con zucchero, ma veramente buona.

Versa ora i 30 grammi di burro d’arachidi sull’altra fetta.

Sono molto orgogliosa dell’ultima mia creazione. Burro d’arachidi super cremoso.

Ora appoggia le tue fette di cheddar su una delle due fette.

Chiudi ed ammira la bellezza, prima di sbranare:

Come hai capito da quel che ho scritto ad inizio post, ne ho creata anche una versione col prosciutto cotto a pezzi. Era buono, molto buono.
Prova anche questo e decidi un po’ tu quale preferisci, che è proprio difficile.

Proprio davvero buono, giuro.

Bene, ho finito di tediarti e puoi finalmente mangiare.

Ciao, buona merenda e ricorda: il potere è ora nelle tue mani!

Sigla!
Secondi, vellutate e zuppe

Crema di fagioli cannellini + tutorial per cuocerli malissimo

Naturalmente se googoliamo un attimo per cercare un metodo serio per cuocere i fagioli secchi, ne troviamo circa un miliardo e mezzo.
Metodi e tempistiche tutti identici tra loro: metti a bagno i fagioli per il tempo indicati sulla confezione, sciacquali, buttali in acqua fredda senza sale, falli bollire e poi abbassa la fiamma, lasciandoli sobbollire per circa un’ora e mezza.

Di seguito le foto: fagioli perfetti, quasi come quelli dei barattoli (e sottolineo quasi).
Peccato che, dopo aver provato qualche centinaio di volte, possa dire che sono tutte stronzate.

Una tipica food blogger che allarma il web perché il kaiju non ci sta. Nella gif non si vede, ma dopo si gira e compra un barattolo di cannellini confezionati e li va a fotografare con la sua supermacchina fotografica. Con tanto di sfondo in legno.

Le ho provate tutte. Fiamma bassissima, tempi cronometrati. Sono stata anche davanti alla pentola tutto il tempo, durante un tentativo, perché temevo che ogni volta avessi perso l’attimo giusto, quello in cui i fagioli cominciano a scamiciarsi.
Ma niente pure così: ramaiolando eccoli, già sformati. Ed erano passati solo 36 (TRENTASEI) minuti dal momento del bollore.

Ed io così.

In realtà, per ora, il miglior metodo per preparare i fagioli è quello senza ammollo di cui ho parlato un po’ di tempo fa. Non è infallibile, ma almeno ogni tanto funziona.
Poi chiaro che dipenderà da tante cose, in primis dalla marca di fagioli acquistati. Io compro quelli Select, ma non ho manco scelta: dove abito io o quelli o muerte.

E no, non possiedo una pentola di coccio, quindi se qualcuno vuole sfracassarmi i coglioni con ‘sta storia può tranquillamente comprarne una e spedirmela (anzi, mi fa pure un favore).

Ebbene sì, c’è scritto sfracassarmi i coglioni in un blog di cucina.

Concludo questa mia filippica di odio con un saluto caloroso non solo a tutti gli Azzurri di cottura di fagioli, ma anche a quelli che – manco a dirlo – li vanno a cogliere direttamente in giardino e li cuociono nel paiolo appartenuto al trisavolo.

E non ci crede nessuno.

In sostanza: qui oggi prepariamo una crema di cannellini, quindi se si spappolano ce ne frega un cazzo perché tanto li dobbiamo passare al mixer. Quindi il tutorial te lo metto, con un po’ di vergogna, perché il fallimento non è importante.
Però se conosci un metodo tramandato nella tua famiglia non ascoltarmi, che tanto fai meglio tu.

Go, go, go!

Partiamo!

Per preparare una crema di fagioli cannellini, per due persone, hai bisogno di:

  • 400 grammi di fagioli cannellini secchi;
  • 3 spicchi d’aglio, 3 foglie di alloro, un po’ di salvia e del rosmarino;
  • sale, pepe;
  • 20 grammi d’olio + un cucchiaio a testa da aggiungere sui piatti;
  • pane da tostare (ed uno spicchio d’aglio + un filo d’olio per condirlo).

Puoi decidere di cuocere i fagioli anche col metodo senza ammollo che ti ho linkato poco più sopra (e che ti rilinko perché la tua pigrizia è infinita).

Altrimenti metti i fagioli a bagno per il tempo indicato sulla confezione.
Poi sciacquali bene.

In una pentola di cui possiedi il coperchio caccia dentro i fagioli, ricoprili con abbondante acqua (assicurati che l’acqua superi i fagioli almeno di un paio di dita) e cacciaci dentro due spicchi d’aglio in camicia, 2 foglie di alloro ed un po’ di salvia.

Chiudi col coperchio, porta a bollore con fiamma media, poi abbassa la fiamma: ti serve calore sufficiente ad un sobbollore, con coperchio semichiuso.

Se durante questa fase si formasse della schiuma, toglila con la tua fedele schiumarola.

Fai cuocere così fino a quando sono cotti: non c’è un tempo preciso, a volte ci vuole mezz’ora, altre un’ora. Non ti resta che controllarli ed assaggiarli.

In teoria non devono essere sfatti per niente, in pratica ecco i miei dopo 30 minuti scarsi di cottura:

Una volta pronti sala bene il brodo, perché lo useremo per la preparazione.
Se hai preparato i fagioli ore prima lasciali nella loro acqua, tanto non si spugnano.

Arrivata l’ora della cena, scola i fagioli dal brodo (senza ovviamente buttarlo). Leva gli spicchi d’aglio e la foglia di alloro. Se riesci, leva pure la salvia.

Riscalda il brodo, portandolo a bollore.

Nel frattempo prepara il pane come ti ho insegnato qui: lo tagli a fettine, lo inforni a 200 gradi e lo fai andare fino a quando è secco e colorato. Ci vogliono dai 5 ai 10 minuti.
Quando lo sforni strofina i bordi del pane con dell’aglio tagliato a metà e poi irrora con un filo d’olio.

Intanto in un’altra pentola caccia 20 grammi d’olio, un po’ di rosmarino, qualche foglia di salvia ed uno spicchio d’aglio scamiciato ma intero.

Butta dentro tutti i fagioli, un po’ di brodo (non ti preoccupare se ancora non stesse bollendo) e del pepe.

Fai cuocere a fiamma medio alta, 5 minuti dal momento in cui il tutto inizia a bollire.

Esaurito questo tempo bisogna passarlo al mixer. Se vuoi puoi usare quello ad immersione, altrimenti versa tutto il contenuto nel mixerone grande e trita. Per tutto il contenuto intendo soltanto i fagioli e l’acqua in cui li hai fatti insaporire negli ultimi 5 minuti: senza aglio, senza alloro e, sempre se riesci, senza salvia.

Se tritando ti accorgessi che l’acqua non è sufficiente, aggiungi il brodo che hai portato a bollore: un cucchiaione alla volta, fino al raggiungimento della consistenza desiderata.
Assaggia ed aggiusta di sale e di pepe, poi dai un’ultima scossa col mixer per amalgamare bene il tutto.

Il risultato non deve essere liquido, ma bello sostanzioso senza tuttavia sembrare un purè.
Ecco il mio:

Prepara le porzioni e su ogni piatto versa un cucchiaio d’olio e cospargi di pepe.
Siediti e mangia, accompagnando il tutto con un po’ di pane che hai preparato con le tue manine di merda.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto, se sono riuscita a spiegarmi:

Ciao e buon appetito!

Secondi

Spezzatino con patate e piselli

È da un po’ che non ci sentiamo, eh?

Grazie per l’accoglienza calorosissima.

Si è ripetuta la solita sfiga ciclica del cibo andato a male: ricettacce tremende, roba un po’ meh, troppo di questo, troppo di quello, Pizzakaiju dice no.

Nel frattempo ho imparato a cucinare lo spezzatino nella maniera più tradizionale (non nella birra e nel forno, come in passato) e ti passo dunque anche questo fottuto capolavoro, come direbbero i giovini.
Ti avverto, però: hai bisogno di almeno tre orette per cuocerlo. 

Eh, ho capito, allora fai una ricetta svuotafrigo e non scassare i maroni.

Tempo ben utilizzato, senza dubbio alcuno. D’altra parte capisco anche il gravissimo pesaculismo che a volte coglie anche i migliori tra noi e quindi tieni questa ricetta per  periodi più consoni. Quei periodi in cui l’anzianità ti assale e ti piace sederti vicino al fornello ed addormentarti, come facevano le vecchie sagge e ricolme di infinita sapienza.

Esempio di saggezza.

Ho rubato la ricetta in gran parte a Barbato, ma ci sono delle differenze soprattutto di tempi.
Ti linko il video alla fine, come sempre.

Siccome mi sembra di capire che la maggior parte della ggggggente non ha la più fottuta idea di quello che mangia, è giunto il tempo di aprire la rubrica calorie.
Una porzione di questa robetta qui, che sfama ed è mondiale, è anche parecchio calorica: circa 1100 calorie a testa, bevendo anche un bicchiere colmo di vino.

Non dietetico, ma nulla che una sana ginnastica non possa contenere.

Gamera è immune al pesaculismo.

Go, go, go!

Per preparare lo spezzatino con patate e piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 750 grammi di carne di manzo semigrassa;
  • una carota, una costina di sedano ed una cipolla;
  • uno spicchio d’aglio da spezzare a metà ed usare in due momenti diversi;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 2 bacche di ginepro, una foglia di alloro, un po’ di salvia e del rosmarino secco;
  • 200 grammi di vino rosso (nel mio caso ho usato il Cannonau);
  • 250 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi di patate;
  • 100 grammi scarsi di piselli (credo di averne usati 70);
  • sale e pepe.

Taglia a pezzettoni la carne di manzo. Usa le forbici, che è più facile, e non levare il grasso: si scioglierà durante la cottura e sarà tutto morbidissimo e buonissimissimo.

Togli l’esterno della carota e del sedano con un pelapatate, poi tira fuori il tritatutto: riducili a pezzettini insieme anche alla cipolla ed a mezzo spicchio d’aglio.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio e caccia dentro l’altro mezzo spicchio d’aglio, la foglia di alloro, la salvia ed il rosmarino secco.

Fai insaporire per un paio di minuti, poi caccia dentro anche i pezzettoni di carne.

Alza la fiamma e fai colorare la carne in ogni suo lato, girando spesso. Sala, pepa ed aggiungi le 2 bacche di ginepro. Cuoci per dieci minuti. 

Leva la carne con una schiumarola  e lasciala riposare, possibilmente coperta.

Adesso butta nella pentola le tue verdure.

Lascia insaporire per un paio di minuti, fino a quando le verdure assorbiranno il liquido rilasciato dal manzo, poi unisci di nuovo la carne.
Nel mio caso non c’era molto liquido, quindi è stata un’operazione piuttosto veloce.

Cuoci sempre a fiamma alta, girando spesso. Appena nella pentola vedi che non c’è più liquido alcuno, versa il vino rosso.

Cuoci sempre a fiamma alta, per fare evaporare la parte alcolica, per circa 5-6 minuti.
A quel punto ricopri con acqua a temperatura ambiente e versa pure i 250 grammi di passata di pomodoro. Mescola bene.
Il liquido deve essere parecchio perché la cottura, in realtà, durerà un altro paio di ore. Piano piano verrà assorbito ed evaporerà, senza alcuna fretta. 

Se hai versato troppa acqua il peggio che può accadere è che devi prolungare la cottura ancora di più, un po’ una palla ma il manzo non se la prende, anzi.

Porta il tutto a bollore, poi sposta la pentola su una fiamma più piccola ed usala anche al minimo: il necessario per creare un sobbollore.
Caccia sopra il coperchio e basta, dimenticati dello spezzatino per un’ora. 

Allo scadere dell’ora pela le patate, lavale bene e tagliale a tocchetti non giganti.
Gettale in pentola.

Continua la cottura a fiamma bassa, sempre col coperchio.

Dopo una ventina di minuti aggiungi anche i piselli.

Adesso devi continuare la cottura fino a quando le patate saranno morbide e soprattutto il liquido evaporatissimo.
Dall’aggiunta delle patate devi contare da un minimo di 25 minuti fino ad un massimo di un’ora intera.
Se noti troppo liquido dopo 30 minuti, rimedia col semicoperto: metti un cucchiaio di legno tra la pentola ed il coperchio, così il vapore evapora più in fretta.
Consiglio superfluo, forse, ma meglio abbondare di informazioni che vivere nell’ignoranza che ci farebbe perdere un sacco di tempo prezioso (perché noi siamo qui per mangiare, ricordiamocelo).

Ecco il punto di arrivo:

Ma non è finita qui. Una volta cotto spegni tutto e metti di nuovo il coperchio: lascia riposare per 25 minuti.
So che è tremendo non poter abbuffarsi quando la pappa è pronta, ma è un tempo di riposo importante: diventerà ancora più buono.

Conclusa l’attesa infinita prepara le porzioni ed ammira la bellezza:

Ciao e buon appetito!

Piatti tradizionali, Primi

Tagliatelle al ragù bolognese.

Di solito quando si affrontano le ricette tradizionali bisogna stare attenti, che c’è gente un po’ troppo sensibile in giro.

Uomo che discute sulla quantità di uova da usare nella carbonara.

E comunque per arrivare a trovare una ricetta più o meno credibile bisogna girare mezzo web. Prima di capire che nell’amatriciana magari la panna non ci va e manco i piselli e lasciamo perdere poi la nutella, bisogna navigare per pomeriggi interi.
Tutti possiedono il segreto segretissimo della gricia, più o meno tutti però la cucinano a cazzi loro (il Kaiju compreso, sia chiaro).

Lo scoramento.

Tutto questo per dirti che oggi è diverso. Oggi cuciniamo il ragù bolognese assoluto e non perché sono Azzurra di Emilia Romagna: il procedimento e gli ingredienti sono stati depositati nel novemila avanti Cthulhu dall’Accademia Italiana della Cucina.

Quindi, per oggi, niente fuoco e fiamme.

Tutti quelli che volevano flammare possono andare tranquilli tranquilli a casa.

Ci vorranno un paio d’ore buone per prepararlo ed è pure bello ciccioso. Ma vale ogni grammo di unto che ingerirai e, soprattutto, ti spanzerai all’infinito.

Sì, però mastica bene.

Dicono che questa sia una dose per 4 persone, eppure io ci ho condito solo due piatti di pasta. Abbondanti, colmi di sugo e spettacolari.

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle al ragù bolognese, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova + 200 grammi di farina per le tagliatelle. Il procedimento non lo ripeterò, poiché trovi il post dedicato qui;
  • 300 grammi di macinato di manzo;
  • 150 grammi di pancetta arrotolata. Grassa e in una fetta spessa;
  • 50 grammi di carote, 50 grammi di sedano e 50 grammi di cipolla;
  • 300 grammi di passata di pomodoro;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 100 grammi di vino rosso;
  • 200 grammi di latte intero a temperatura ambiente;
  • sale, pepe.

Ricordati che l’impasto per la pasta fresca ha bisogno di almeno 30 minuti di riposo (ancora meglio un’ora). Il ragù impiegherà circa 2 ore e mezza in tutto, quindi regolati un po’ te coi tempi.

Nono, io non mento mai. Il tempo di riposo è molto importante: l’impasto sarà più morbido e profumato ed il gusto ne guadagna parecchissimo, fidati.

Taglia la pancetta a dadini, poi tritala più finemente possibile con un mixer. Puoi anche usare un coltello, ma diventa una roba un po’ tediosa.

Trita anche cipolla, carota e sedano, sempre finemente e sempre con il mixer.

Metti la pancetta in una pentola di cui possiedi il coperchio ed accendi una fiamma bassa.

Fai sciogliere la pancetta più possibile, sarà così:

Ora versa 3 cucchiai d’olio ed appena il tutto inizia a sfrigolare caccia dentro anche il trito di verdure.

Sempre usando una fiamma bassa fai appassire le verdure. Ci vorrà una decina di minuti almeno. Eccole:

È il momento di aggiungere il macinato.

Fai rosolare bene, girando spesso.
Dovrà cambiare colore su ogni lato:

Versa il vino ed alza la fiamma, perché dobbiamo fare evaporare la parte alcolica. Dopo qualche minuto (orientativamente intorno ai 5) possiamo passare alla fase della cottura vera e propria e versare la passata di pomodoro.

Da questo momento in poi scattano le due ore. Fiamma bassissima, deve appena sobbollire. Io ho cotto un po’ col coperchio ed un po’ no, aggiungendo acqua tiepida ogni tanto, quando il sugo diventava meno liquido.

Ogni tanto vai a vedere e soprattutto ad annusare, perché già solo l’odore fa svenire di fame.

Odorare il cibo è una delle parti più importanti durante il cucinamento. Oltre ad uno dei piaceri della vita.

Quasi allo scadere delle due ore bisogna aggiungere il latte. A temperatura ambiente, mi raccomando.

Adesso prosegui la cottura sempre a fiamma bassa ma senza coperchio. Bisogna fare restringere il tutto di parecchio, ci vorrà un’altra mezzora. 
Guarda la bellezza, dopo questa attesa eterna:

A questo punto puoi assaggiare ed aggiustare di sale: non dovrebbe occorrere, poiché all’interno c’è la pancetta che è sapidissima. Aggiungi invece il pepe.

Spegni la fiamma e riaccendila dunque durante la cottura della pasta, per avere il ragù bello caldo quando dovrai condirla.

Prepara le tagliatelle, tirale fuori al super dente (conta 30 secondi da quando le metti in acqua e sono più che pronte) e buttale dentro una ciotola grande.
Aggiungi sugo un po’ alla volta, fino a raggiungere la quantità di condimento desiderato. Io l’ho usato tutto, ma magari per te è abbondante ed è sempre meglio dosare piano piano.

Prepara i piatti e niente, hai davanti a te uno dei capisaldi della civiltà umana.

Se vuoi puoi spolverare con un po’ di parmigiano, ma è così buona così che quasi quasi anche no.

Contenta? Mi merito almeno un abbraccio per averti insegnato una roba fondamentale per la propagazione della specie?

No, eh? Uff.

Ciao e buon appetito!

Primi, Primi piatti di mare

Pasta cozze e pecorino.

La ricetta che ti sto per dare non è del tutto una novità: stiamo per preparare una pasta con le cozze, però con dentro un ingrediente segreto.

No, quell’ingrediente non è la pizza. Però è un’ottima idea, sperimenterò.

Facile, è facile. Eppure io ho impiegato ben tre tentativi per riuscire a trovare sia il metodo che le dosi giuste.

C’è stata grande frustrazione in me e a nulla è servito indossare il cravattino.

Il secondo tentativo è stato il più fallimentare di tutti: mettendo il pecorino – perché è lui l’ingrediente segreto – ho formato una palla immonda di formaggio. Ed ho pure lasciato troppa acqua, quindi mi sono ritrovata con dei rigatoni al blob che ho recuperato, ma non senza fatica.

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Comunque ne sono uscita vittoriosa e fidati: cozze e pecorino stanno bene insieme. Sarà un piatto un po’ salato, perché la pasta si cuoce nell’acqua delle cozze ed il pecorino è bello sapido, però è un salato buono, un salato che sa di mare.
Se vuoi, puoi rimediare cuocendo la pasta in acqua, normalmente, ma ci perdi.

Go, go, go!

Tutti ai posti di combattimento!

Per preparare della pasta con cozze e pecorino, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Penne, rigatoni. Basta che c’abbia il buco, così la cremina può compiere il suo lavoro per bene;
  • un chilo e mezzo di cozze. Si traduce in circa 250 grammi di cozze pulite;
  • 50 grammi di pecorino romano + una leggerissima spolverata sui piatti;
  • uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio, abbondante pepe.

Bisogna partire dal preparare un’impepata di cozze senza prezzemolo.
Pulisci le cozze. Pulirle non significa LUCIDARLE, bensì togliere il filetto che sporge da ogni guscio e levare le alghe più pelose.

Prendi una pentola di cui possiedi il coperchio e versa un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio spogliato e tagliato a metà e tutte le cozze. Cospargi con abbondante pepe.

Chiudi col coperchio e lascia cuocere a fiamma medio alta per pochi minuti; giusto il tempo di aprire tutte le cozze. Dopo un minuto apri il coperchio e gira un po’ il tutto, tanto per fare cuocere in maniera omogenea.

Una volta che sono pronte, apri e lasciale un attimo raffreddare.
Nel frattempo metti l’acqua della pasta a bollire (senza sale) e grattugia il pecorino a polvere.

Scola le cozze ma non buttare l’acqua che hanno buttato fuori. Anzi, l’acqua filtrala con un colino a maglie strette e conservala in un contenitore con coperchio (una pentola, un pentolino, una padella… quello che vuoi).

Questo passaggio del colino è importante, poiché togliamo se non altro i pezzi di sale, di cozza, di boh più ingombranti.
Guarda qui cos’ho tolto io:

Sguscia tutte le cozze e tienile da parte.

Ora dobbiamo cuocere la pasta, quindi recupera una padella dove la travaseremo. Comincia a riscaldare a fiamma bassa il liquido delle cozze, deve raggiungere il sobbollore.

Appena bolle l’acqua nella pentola della pasta, cacciacela dentro e falla cuocere 2 minuti, giusto il tempo di ammorbidirla. Poi scolala (ma senza buttare l’acqua di cottura, che ci servirà) e gettala in padella, insieme ad una generosissima dose d’acqua cozzata.
Non mettere TUTTO il liquido, se è molto: meglio dosarlo a cucchiaiate, mano a mano che viene assorbito ed evapora.

Gira spesso e fai andare il tutto per il tempo indicato sulla confezione.
Un minuto prima di spegnere unisci le cozze sgusciate.

Mescola tutto, concludi la preparazione e spegni la fiamma, assicurandoti di avere un pochino di liquido per formare una crema finale.

È arrivato il tempo del pecorino: aggiungilo a manciate, poco per volta, mescolando bene.

Aggiungi e mescola, aggiungi e mescola, aggiungi e mescola. Fino ad esaurire i 50 grammi di formaggio. Se occorre bagna con dell’acqua caldissima: non deve venire una robetta secca.

Prepara i piatti e, se vuoi, spolvera con ulteriore pepe e pecorino.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Secondi, Secondi di mare

Sgombro fresco granellato.

Ogni agosto il posto dove abito viene invaso da migliaia di turisti.

Nella gif: i turisti.

Questo significa che da 10 abitanti passiamo a circa UN MILIONE  ed il tutto si traduce in due cose: l’aumentare delle mie bestemmie e l’apertura della pescheria.

Ecco perché trovi pochissime ricette col pesce fresco e quasi nessuna di secondi: in tempi normali devo indossare le scarpe lucidate ed il vestito buono e recarmi in città, che è a circa 40 minuti di cammino.
Un’avventura che di rado ho voglia di intraprendere.

Quindi sono in grado di cucinare degli ottimi primi di pesce, ma nessun secondo.
Ma un Kaiju può sempre imparare.

Prima o poi sputerà raggi radioattivi, basta solo un po’ di pratica.

Il Bocca ha cucinato dei filetti di palamita in padella: una ricetta facile, veloce e… che io non potevo cucinare. La palamita non si trova quasi mai. Però c’è lo sgombro. Quindi ci ho provato lo stesso ed il risultato è stato buonissimo.

Quindi impariamo insieme a spadellarlo, con una specie di panatura di frutta secca mista ed accompagnata da cipolle caramellate all’aceto balsamico.

Go, go, go!

Tutti di corsa in cucina.

Per preparare dei filetti di sgombro granellati, per due persone, hai bisogno di:

  • 400 grammi di cipolle bianche;
  • 20 grammi di zucchero;
  • 40 grammi di aceto balsamico;
  • 200 grammi d’acqua a temperatura ambiente;
  • 20 grammi d’olio per le cipolle + altri 60 per i filetti. Occorrerà anche dell’olio per ungerli, non pesato;
  • filetti di sgombro già spinati e puliti, dal peso complessivo di 400 grammi;
  • 100 grammi di granella mista: mandorle, pistacchi, noci e nocciole;
  • pepe, sale, timo, origano e qualche foglia di menta fresca.

Il pesce, se puoi, procuratelo già pulito, senza pelle e spinato, direttamente dal pescivendolo.
Altrimenti devi farlo da sola, come è capitato qui. Niente tutorial perché è già tanto se non ho rotto tutto.

I miei filetti.

Pesce a parte, la cosa più lunga è preparare le cipolle caramellate.
Innanzitutto devi pelarle e poi tagliarle a rondelle. E questa è la parte dura, perché si piange, sia che tu ti metta a bagnare la lama del coltello, sia che te ne freghi.

Una volta che hai finito quest’operazione tediosissima, versa 20 grammi d’olio in un padellino piuttosto piccolo (tanto le cipolle perderanno di volume) e falli scaldare bene.

Fai la prova con un paio di pezzetti di cipolla: appena iniziano a sfrigolare puoi cacciarle tutte dentro.

Falle andare per circa 10 minuti, a fiamma medio alta e girando spesso.
Trascorso questo tempo si saranno ammorbidite, quindi caccia dentro anche i 20 grammi di zucchero.
Mescola bene, fai cuocere per altri 5 minuti scarsi per fare sciogliere lo zucchero, poi versa l’acqua e l’aceto balsamico.

Prosegui la cottura per altri 10-15 minuti, sempre con una fiamma medio alta e sempre girando spesso.
Le cipolle saranno pronte quando il liquido sarà tutto assorbito o evaporato e saranno anche molto morbide. Se, evaporata l’acqua, le cipolle non fossero ancora pronte, versane ancora mezzo bicchiere.
Solo a fine cottura, quando si saranno raffreddate, assaggia ed aggiusta di sale.
Ecco l’aspetto finale:

Lasciale nella padella ed occupiamoci degli altri ingredienti.
Trita col mixer o col coltello la frutta secca. Se usi il mixer azionalo a scatti, altrimenti diventa polvere e non granella. 

Aggiungi al trito dell’origano, del timo e 4-5 foglie di menta spezzettate con le mani.

Adagia i filetti di sgombro in un recipiente in cui puoi lavorare comoda e oliali bene su ogni lato. Non ci vorrà molto olio: un cucchiaio e mezzo, circa. 
Cospargi poi entrambe le superfici di ogni filetto con la granella che hai preparato.

Versa 60 grammi d’olio in una padella capiente e falli scaldare bene. Quando poggeremo i filetti dovranno soffriggere, quindi fai una prova con un pezzetto di granella.

Appena l’olio è in temperatura, appoggia delicatamente i filetti in padella e fai cuocere due minuti scarsi per lato, a fiamma media.

Girali con l’aiuto di una spatola o delle pinze e dopo il capovolgimento cospargi con la granella che ti sarà sicuramente avanzata. Sala e pepa, anche parecchio: la granella è dolce, la cipolla pure, il sale da qualche parte bisogna pur metterlo.

Prepara i piatti.
Un paio di filetti a testa e cipolle caramellate per accompagnare, che ci stanno benissimo:

Ed ecco una foto un tantino più invitante, perché era buono ma di certo non fotogenico:

Ciao e buon appetito!

Piatti tradizionali, Primi

La genovese, circa.

Felice e leggiadra mi sono recata al supermercato, con la lista degli ingredienti per cucinare una genovese in maniera decente.

La leggiadria.

Tornata a casa, per sfizio, mi sono messa a fare ulteriori ricerche su questo piatto super antico che però nessuno ha ancora ufficializzato.
Mi sono ritrovata con procedimenti ed ingredienti a caso. Tutti possedevano il sacro segreto della ricetta originaria, ce ne fosse stata una anche solo SIMILE ad un’altra.
Ma la cosa peggiore è che il tizio a cui avevo rubato il procedimento ne aveva scritto anche un altro e non c’entrava un cazzo col precedente.

Scoramento totale a casa del Kaiju.

Il sentire generale di quel giorno.

Quindi alla fine ho fatto di testa mia. Questa ricetta non so se c’è in giro e manco me ne frega: so che il risultato è stato ottimo e che d’ora in poi questa sarà la genovese cucinata da queste parti.

L’unica cosa che varierà saranno le dosi di cipolle e carne: si può realizzare una genovese più o meno cipollata e si può anche preparare in versione vegetariana. A te la scelta.
Quel che posso assicurarti è che con questo sistema non ti si brucerà niente, cosa fondamentale visto che ‘sta roba più cuoce e meglio è.

I tempi di cucinamento variano dalle tre ore alle 8, a seconda delle tue possibilità. Io ho fatto andare il mio sugo per 6 ore circa, ma non ti preoccupare che puoi tranquillamente farti i cazzi tuoi, non devi stare là a guardare la pentola in attesa della madonna.

Che poi uno va in paranoia dura.

Go, go, go!

Per preparare la genovese (circa), per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di mezze maniche o altra pasta corta simile (tipo rigatoni);
  • 500 grammi di spezzatino di vitello (meno grasso possibile). Puoi anche ometterlo e preparare una genovese solo di cipolle, il procedimento è lo stesso;
  • dai 500 grammi al chilo di cipolle dorate, peso già pulito. Se ometti la carne ne è necessario un chilo, altrimenti puoi decidere tu il livello di cipollaggine che vuoi raggiungere;
  • una carota grande ed una costa di sedano per il soffritto;
  • 100 grammi di pomodorini;
  • 200 grammi di vino campano. Bianco o rosso è a tua scelta. Io ho usato un rosso, l’Aglianico;
  • un cucchiaio d’olio, pepe, sale e molta acqua;
  • misto di pecorino e parmigiano da mettere sui piatti (circa 60 grammi, abbondante).

Ricordati di iniziare a preparare questo sugo con larghissimo anticipo. Io ho iniziato alle due del pomeriggio ed ho concluso alle otto. Non ci sono tempi precisi, l’importante è che venga fuori un composto in cui quasi tutti i componenti si scioglieranno, carne a parte che avrà ancora un po’ di consistenza.

Nelle foto vedrai il procedimento per cucinare 500 grammi di cipolle e 500 di carne.

Comincia dalle cipolle: sbucciale e tagliale a fettine sottili, piangendo copiosamente.

Dicono che bagnare la lama del coltello aiuti a non disperarsi, ma secondo la mia esperienza non serve a niente.

Riduci a pezzotti la carne.

Con un pelapatate togli la parte esterna della carota e del sedano. Lavali e poi tritali finemente, magari con il mixer.
Infine taglia in 4 parti i pomodorini.

Versa un cucchiaio d’olio in una pentola piuttosto grande e di cui possiedi il coperchio. Fallo scaldare e poi cacciaci dentro il trito di carota e sedano. Fai insaporire brevemente, a fiamma medio bassa.

Aggiungi le cipolle, la carne ed il vino.
Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.

Ci vorranno circa 5 minuti. A quel punto puoi unire i pomodorini e l’acqua. Mettine abbastanza da coprire il tutto.
Aggiungi sale e pepe, senza esagerare.

Ora chiudi col coperchio ed usa una fiamma bassissima nel fornello più piccolo che hai: deve sobbollire e nemmeno in modo deciso. 
La cottura deve essere compiuta in maniera lentissima, è una di quelle robe che potrebbero preparare in Quei bravi ragazzi: dalla mattina alla sera, sperando che i poliziotti non vengano a rompere il cazzo per arresti a caso.

Battute che capiscono solo loro.

Ogni ora vai a controllare cosa succede. Se l’acqua è molto evaporata, aggiungine dell’altra, sempre fino a coprire il tutto.
Esempio dopo un paio d’ore:

Continua a fare andare la cipolla fino all’ora di cena, se puoi.

Quando giunge il tempo della pappa vedi un po’ come sei messa a liquido. Se è il caso, durante l’attesa della pasta togli il coperchio, alza la fiamma e fai evaporare. Ricordati di lasciare un pochino di liquido, poiché completeremo nel sugo la cottura ed il risultato non deve risultare secco.

È giunto anche il tempo di assaggiare ed aggiustare di sale e pepe.

Un po’ meno liquido di così, ma ormai ci siamo.

Se pensi che il sugo che hai preparato sia troppo (ma non lo era, nel mio caso), puoi spostarne la quantità che ti serve in una padella a parte, così ne usi quanto ti pare.

Grattugia pecorino e parmigiano, magari in piatti diversi così sai cosa stai mangiando.

Metti a bollire la pasta e tirala fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare via la sua acqua che non si sa mai.
Una volta scolata cacciala nella pentola, fai saltare il tutto per due minuti a fiamma bella alta e – se occorre – bagna con l’acqua di cottura della pasta.

Prepara le porzioni e cospargi con abbondante formaggio.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Primi, Primi piatti di mare

Spaghettini con alici fresche e limone

Ancora un’idea per la cena per quei giorni in cui la sera prima ti sei sfondata di burrata ed il giorno dopo, senza riguardi, ti sei pappata tutta la scatola di mars gelato che avevi nel freezer.

Ecco.

Quindi bisogna abbozzare, senza scadere nella pasta in bianco che tanto riempiresti di burro e formaggio.

Ti propongo una ricetta facilissima, non laboriosa e dove la cosa più calorica è giusto l’olio, che però non è negoziabile.
Ho rubato l’idea al BoccaTv, come in questo periodo è praticamente regola.

Quindi Go, go, go! e vediamo che cosa preparare da mangiare per questa sera.

Pollice su per questi spaghettini al pesce.

Per preparare gli spaghettini con alici fresche e limone, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghettini;
  • 300 grammi di alici, pesate già pulite. Comprane 500 grammi e stai a posto;
  • una buccia di un limone bello grande;
  • uno spicchio d’aglio, del peperoncino;
  • 2 cucchiaini di aceto;
  • 50 grammi d’olio + un paio di fili ulteriori da aggiungere tra lavorazione ed impiattamento;
  • 200 grammi d’acqua, un po’ di sale, prezzemolo tritato.

Se hai possibilità di farti pulire le alici dal pescivendolo è senz’altro preferibile.
Altrimenti questa volta non c’è molto da faticare, ma non ho immagini perché verrebbe fuori una roba da macellai, sporca e sanguinolenta.
Te lo spiego: con un coltello decapita l’alice e trascina la testa lontana dal corpo, così dovrebbe staccarsi anche gran parte dello schifo interno che resta attaccato alla testa. Il resto delle interiora si elimina scavando leggermente col coltello. Basta.

Conclusa questa operazione, sciacqua ogni pesciolino sotto l’acqua fredda, per togliere il sangue e residui di merda varia.

Trita il prezzemolo e metti l’acqua della pasta a bollire.

Versa 50 grammi d’olio in una padella di cui possiedi il coperchio, fai scaldare e poi aggiungi uno spicchio d’aglio scamiciato e tagliato in due, il prezzemolo e del peperoncino (indifferentemente fresco o secco).

Fai soffriggere a fiamma medio bassa e nel frattempo usa un pelapatate per levare la buccia al limone (lavalo bene, mi raccomando).

Taglia la buccia a pezzi grandi e caccia pure lei in padella.

Scola le alici dal possibile liquido che sarà uscito fuori e poi uniscile al condimento in padella. Versa anche 200 grammi d’acqua a temperatura ambiente e i 2 cucchiaini d’aceto.

Chiudi col coperchio e con una fiamma sufficiente al sobbollore fai andare per 3-4 minuti. In questo tempo le alici saranno già cotte ed anche leggermente aperte senza essersi spappolate.
Riapri ed ecco cosa dovresti avere davanti:

Spegni la fiamma e preleva le alici con una schiumarola. Se dovessi tirare su anche tanto liquido, riversalo in padella che ci serve. Mettile in un piatto e lasciale raffreddare un minuto o  due, altrimenti ti bruci le dita.

Poi succedono cose del genere.

Ora ci tocca spinare le alici, ma non è un compito difficile.
Ti basta separare ogni alice e tirare la lisca: verrà via da sola, insieme alla coda. 
E non ha alcuna importanza se il pesce ti si spacca in mano perché non ci serve necessariamente integro.

Riaccendi il sughetto a fiamma bassa e, appena torna a sobbollire, cacciaci le alici dentro.
Butta anche la pasta, che devi tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

Mescola bene il tutto, aggiungi il sale che ancora non l’abbiamo messo e poi fai andare il sughetto a fiamma bassa, in attesa degli spaghettini.
Se il liquido fosse molto abbondante, puoi anche alzare la fiamma per farlo evaporare.

Scola gli spaghettini al dente – senza buttare l’acqua di cottura – e riversali in padella.  Concludi lì la preparazione: aggiungi acqua se il liquido non è sufficiente e pure un paio di fili d’olio.
Alla fine deve rimanere pochissimo liquido, giusto l’occorrente per avere degli spaghettini cremosetti.

Impiatta, irrora con un filo d’olio ed ecco cosa dovresti avere davanti:

Aglio e buccia di limone non si mangiano, per il resto sfogati e fai del tuo peggio.

Ciao e buon appetito!

Pane, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Fetta di pane con ricotta, miele e noci

Indovina che ore sono nella Pizzakaiju’s Land?

È sempre ora della pappa, da queste parti.

Incredibilmente ti propongo sì un’idea per la merenda, ma senza cadere nel cibo spazzatura-nefandezza che adoro.
Oggi ci strafogheremo con una di quelle fette di pane sì cariche, ma anche super salutari e pure iper energetiche. Quelle robe che ti fan ripigliare da qualunque palestra pesantissima e bastarda.

Certo, io ne ho sbafato due fette, ma si sa che il Kaiju è senza speranza alcuna.

Quindi Go, go, go! e partiamo subito, che oggi il web è povero persino di gif.

Pronti!

Per preparare una fetta di pane con ricotta, miele e noci hai bisogno di:

  • una fetta di pane. Metà tartaruga o rosetta è sufficiente;
  • 100 grammi di ricotta di mucca;
  • un goccio di latte, se necessario;
  • 3 noci;
  • 2 cucchiaini di miele di castagno.

Taglia in due il panino e leva un po’ di mollica se, come me, non la ami in maniera particolare.
Se la ricotta fosse troppo dura (perché riposava in frigo oppure perché oggi è una giornata di merda ed il lattaio-salumiere con qualcuno se la doveva pur prendere) mettila in una ciotola e stemperala con un goccio di latte.

Spalmala sul pane.

Rompi le noci e spezzettale con le mani sopra la ricotta.

Infine ricopri col miele.

Se il miele non è abbastanza armati di cucchiaino ed aggiungine a volontà. Per quel che mi riguarda la crisi di miele è sempre in agguato e ad ogni morso ne verso quantità notevolissime.

Non ce n’è mai abbastanza.

Sì, il post più breve del mondo.
Ma questo ci fa risparmiare tempo che possiamo usare per mangiare, che è l’unica cosa che conta per davvero.

Accendi la tv, trova il cartone animato adatto e goditi la tua fetta di pane salutista, genuina ed antifascista.

Ecco, questa sarebbe una cosa bella da guardarsi facendo la pappa.

Ciao e buona merenda!