Primi, I vostri contributi

La carbonara di Mia Sorella.

Mi ero raccomandata tanto, ma Mia Sorella non ha saputo ragioni: ha preparato la carbonara con parmigiano e pancetta. Disperazione e rabbia.

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Mi prodigo, mi prodigo e mi prodigo e tu non mi dai retta? Per lo meno Mia Sorella ne è conscia: Carbonara ma con pancetta e parmigiano, quindi per i puristi non è carbonara.

E va beh, meditate se questa è carbonara e meditate, perché questo è stato!
Quando combinate certe malefatte ricordatevi questo:

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Ned contro le bestemmie culinarie.

Grazie per avere partecipato, andrà meglio la prossima volta!

Primi

Pasta e fagioli

Devi immaginarti nel solito scenario: morti viventi un po’ ovunque, machete in mano e Rick Grimes che dà ordini intelligentissimi ripetendo in loop Stuff, Things. In mezzo a questo bordello ci sei tu, che stai schiattando per la fame e ti sei anche un po’ rotto di cibarti di cereali stantii (senza manco il latte). Poiché la pasta e fagioli si può preparare in tantissimi modi ma oggi ti insegnerò quello base. Quello adatto al mondo post apocalittico, dove tutto quello che rimane è scatolame e – se sei fortunato – un vecchio senza una gamba che magari è riuscito a coltivare qualche pomodoro.

Come dici? Che è quasi ora di pranzo?

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Ho capito che ti sei rotto dei miei vaneggiamenti, però che cazzo, stavo parlando.

Ok, andiamo con la ricetta.

Ingredienti per una pasta e fagioli per due persone:

– 180 grammi di pasta per minestra;
– 200 grammi di passata di pomodoro;
– una scatola di fagioli borlotti (ma puoi scegliere quelli che ti pare);
– parmigiano grattugiato da mettere sui piatti.

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Prezioso barattolo di fagioli trovato saccheggiando un autogrill. Bendati, saltellando su una gamba sola e ricoperti di pece, perché Rick così ha comandato.

Metti dell’acqua a bollire. Non salarla. Cuoceremo la pasta direttamente nei fagioli, quindi useremo il sale fino.
Scola i fagioli dalla loro acquetta schifosa e mettili in una pentola piuttosto grande. Aggiungi 200 grammi di passata e fai cuocere per qualche minuto.

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Quando l’acqua dell’altra pentola andrà in ebollizione, aggiungi la pasta ai fagioli e ricopri tutto con l’acqua. Man mano che il liquido evaporerà, aggiungine dell’altro, fino a raggiungere i minuti necessari per la cottura. A seconda di quanto brodosa vorrai la minestra, aggiungi altra acqua. Io non amo il brodo, quindi la foto finale risulterà parecchio asciutta.
A fine operazione, aggiusta di sale.
Siamo pronti. Non ti resta che versare la zuppa nei piatti ed aggiungere un po’ di parmigiano. Finito.

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Buon appetito.
Il blog chiude di nuovo, sappilo. Riaprirò il 2 di maggio, con un sacco di roba: pollo e peperoni all’aceto balsamico, delle linguine alle vongole e parleremo anche di ricotta, che mi sembra anche ora.

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Non lamentarti tanto, dai, il 2 maggio arriva presto.

Goditi la tua cena zombesca e cerca di non bruciare la cucina in mia assenza. Ciao!

Lo chef presenta, Secondi

Cheeseburger

Tempo risicatissimo e cazzi miei a mille. C’ho la febbre, non c’ho voglia ma lo stesso continuo a mangiare, pure se non sento i sapori. È lo spleen o forse solo questo vento di merda che mi perseguita da una settimana. Però aggiorno, pure se sto rubando la connessione da un bar, pure se non ho manco la forza di digitare sulla tastiera. Il mio è eroismo.

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Immaginami così.

Torna la rubrica de Lo chef presenta, quella rubrica dove l’unica cosa che conta è avere fame, perché tutto si cucina da sé. E cosa ti propongo? Il cheeseburger.
Bistrattato dai fast food di tutto il mondo, servito con plastica all’interno e stupidi cetrioli insapori, oggi imparerai a prepararlo a casa, con ben due ricette possibili che si distinguono per un solo elemento: l’uovo fritto.
Se vuoi morire di indigestione, che uovo fritto sia. Se preferisci sopravvivere un’altra settimana, keep calm e levalo.

Ecco cosa ti serve per preparare due cheeseburger:
– 2 hamburger (da 200 grammi l’uno. Se lo trovi di chianina è meglio, altrimenti vai dal macellaio. Ma non prendere mai, MAI E POI MAI, quelle cagate da 50 centesimi. Lì non c’è carne, solo petrolio);
– 2 uova (nel caso);
– 100 grammi di pancetta più grassa possibile;
– 2 panini;
– salse varie (se metto l’uovo io uso la barbecue, altrimenti scegli tu tra quelle che ti piacciono);
– un po’ di lattuga e un paio di pomodori;
– parmigiano grattugiato grosso, parecchio.

Partiamo, che già c’è chi si lamenta.

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Quello che senti non è il temporale, ma il suo stomaco.

Un po’ di parentesi sui materiali.
Per l’insalata: a me fa cagare l’iceberg e qualsiasi erbetta inutile già pronta per l’uso. Per me esiste solo la lattuga: foglie enormi e verde scuro. Il resto è fuffa.
Per il formaggio: le ho provate un po’ tutte. Schifo apertamente le sottilette e le ho spesso sostituite con emmenthal, taleggio, brie e via dicendo. Adesso ho capito che la cosa migliore è grattare a scaglie grandi del parmigiano e metterlo sull’hamburger caldo.
Per il pane: non ho molti consigli. Uso o le rosette oppure degli appositi panini dolci, preparati dal supermercato dove vado a fare la spesa. Purtroppo la perfezione non l’ho ancora trovata.

Pronti.

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Un po’ di materiali a caso.

Se vuoi fare le uova, comincia da lì. Sai già farlo, te l’ho insegnato qui.
Siccome dovrai metterne uno per panino, se riesci a cucinarli separati fai prima.

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Le mie uova si stanno moltissimo sul cazzo.

Accendi la fiamma della piastra. Alta, come abbiamo imparato da poco. Mettici sopra tutta la pancetta e lasciala rosolare fino a che non sarà bruciacchiata come la vuoi tu. Quando sarà pronta, toglila e mettila su un piatto, in attesa. Metti i due hamburger e comincia a cucinarli. Dai una scottata sulle due superfici e continua la cottura a fiamma alta fino a che non ottieni il colore bruciacchiato che ti piace di più. A questo punto, se devi continuare a cuocerlo, abbassa la fiamma (altrimenti li carbonizzi esternamente).

Mentre fai questo prepara il resto:
taglia i pomodori a fettine, lava l’insalata, tira fuori le salse dal frigorifero e soprattutto gratta il formaggio. Usa i buchi grossi della grattugia.

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Questi.

Consiglio di riscaldare il pane nel forno a microonde per 30 secondi (30!) per scaldarlo un po’. Non uso mai quel mezzo infernale per cucinare, ma in questo caso ci sta.
Adesso che è tutto pronto comincia ad assemblare.
Non c’è un ordine degli elementi, l’unica cosa certa è che l’uovo deve essere messo per ultimo e che il formaggio deve essere posizionato sulla fetta di carne.

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Buono.

Una volta che hai chiuso il panino, puoi sederti e cominciare a sporcarti più possibile.

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Assicurati di avere molti tovaglioli a portata di mano.

Finito!
Non parleremo più di carne per un bel pezzo, direi che abbiamo raggiunto la saturazione. Domani cucineremo la pasta alla Walking Dead. Parola d’ordine? FAGIOLI.

Ciao!

Secondi

Come cuocere una bistecca.

Settimana scorsa mi è stato detto che non capivo un cazzo. Ed è un insulto che vale doppio, poiché arriva da Francesco che è un cuoco (e qui trovate la sua pagina Facebook). Ma io, incurante del pericolo e con la mia solita eleganza, ho risposto così:

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Arroganza a palate.

Il post incriminato era quello del Purè in scatola, dove davo dei consigli minimi per cuocere la carne. Ebbene: secondo Francesco tutto quello che dicevo erano stronzate.

Aveva ragione.

Dopo i primi cinque minuti di rifiuto all’ascolto e dopo aver discusso lungamente sulle mie cagate carnivore, sono riuscita a calmarmi. Sono andata dal macellaio ed ho preso una bistecca, un pezzo di filetto e una roba di maiale, pronta alla sperimentazione ed al level up.

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Prima o poi mi calmo, tranquilli.

Le istruzioni erano semplici e si riassumevano in una sola parola: Maillard.
Non mettere olio sulla griglia, non tagliare la carne per vedere a che punto è la cottura, raggiungi i 180 gradi e scotta un paio di minuti per lato. Finito.

Quindi ho preso il mio termometro e mi sono improvvisata Heisenberg.

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Say. My. Name.

No, non ho seguito proprio tutte le istruzioni. Eppure tutto è venuto alla perfezione, quindi ti passo i segreti segretissimi per avere una bistecca colorata fuori e cruda dentro.
Ho usato tre metodi di cottura per tre tipi di carne diversi.

Partiamo con una bistecca di manzo da circa 700 grammi.

Innanzitutto la prima difficoltà: la mia fiamma, pure dopo 15 minuti di accensione a tutta potenza, non ha mai raggiunto i 180 gradi. Può essere che sia il mio termometro ad essere una cinesata, fatto sta che la massima temperatura è stata centoventi. Quindi, scassatami bellamente i coglioni, ho iniziato a cucinare, incurante del pericolo.
Timorosa per l’attaccamento della bistecca ho messo un po’ di sale grosso sulla piastra, poi ho tagliato i pezzi più visibili di grasso della bistecca e l’ho fatto sciogliere. L’ho poi tolto e dato al gatto, poi ho messo la bistecca. Due minuti per lato ed il capolavoro era già pronto:

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Bistecca al sangue.

La bistecchina di maiale.

Non deve ovviamente essere al sangue ma ben cotta. Ho riscaldato di nuovo la stessa piastra con cui ho cotto la bistecca, senza aggiungere grassi di nessun genere. Ho fatto scottare le due superfici fino a che non hanno raggiunto il colore desiderato, poi l’ho tagliata per rendermi conto della cottura interna. Ho abbassato la fiamma per concludere (altrimenti l’esterno si carbonizzava) e questo è stato il risultato:

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Inutile dire che sto schiattando di fame.

Il filetto.

Questo era per me, che non mangio al sangue ma CRUDO. La mia cottura è davvero fintissima e se avessi raggiunto la stessa colorazione della bistecca, so già che non mi sarebbe piaciuta fino in fondo. In più l’ho cotto in padella, perché non avevo due piastre e non volevamo mangiare in differita.
Quindi la temperatura – vuoi per la padella, vuoi per la fiamma diversa, vuoi perché ho messo un filo d’olio – ha raggiunto i cento gradi scarsi.
Ma il metodo Jim Morrison (quello che prevede di bruciare in fretta e blablabla) ha funzionato lo stesso. Ho scottato il filetto per un minuto scarso a lato e l’ho levato.

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Filetto in padella.

Molto meno bello esteticamente, ma più per gusti personali, in questo caso. Già il lato più scuro è stato dato al gatto, perché per me era troppo cotto.

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La faccia di chi si domanda che senso abbia l’invenzione del fuoco.

Quindi, abbiamo il potere, SUPER LEVEL UP!

Aprire questo blog mi ha già insegnato ben due cose: grattugiato si scrive con una g sola e la carne necessita temperature da Torcia Umana. Grazie a tutti per partecipare, come sempre e grazie a Francesco per avere incassato i miei ‘sticazzi con noncuranza.

A questo punto domani parleremo di Cheeseburger, che ho cucinato dopo aver scoperto il metodo Jim Morrison ed è venuto più mondiale che mai.

Ciao!

 

Primi

Spaghetti alla carbonara + una frittatina orrenda di albumi e rucola.

Ed eccoci. Il piatto più sputtanato, più modificato, più ignorantemente cucinato dal meraviglioso popolo della rete.
Ne avevo già parlato qui ma le imprecazioni non sono mai abbastanza: no, cristo dio, nella carbonara non ci vuole la panna. No, neppure la curcuma. E no, manco il tofu. Quelle sono altre robe, pure buone se vuoi, ma che con il piatto che dobbiamo preparare nulla hanno a che fare.

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Il famoso giorno in cui Khan cucinò la carbonara con carciofi e zafferano.

Oltre all’unire stronzate a caso e mescolarle con le uova (quando siamo fortunati, poiché spesso anche le uova vengono omesse), l’altro errore comune è quello di creare una frittata invece di una crema omogenea, liscia e compatta. Errore che ha portato alla distruzione di famiglie felici e rovinato amicizie millenarie.

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Disperazione post pranzo. Non volevo una frittata, queste le sue ultime parole.

Quindi oggi cercherò di fare ordine e di preparare la migliore carbonara che è nelle mie possibilità. Come sempre, ogni ulteriore consiglio è sempre gradito e ricordiamo che il blog è sempre in evoluzione e che pure io non so fare un cazzo ed imparo strada facendo.

Ingredienti per una carbonara per due persone:
– 180 grammi di spaghetti;
– 100 grammi di guanciale tagliato a pezzetti;
– 50 grammi di pecorino romano;
– 1 uovo intero + 2 tuorli;
– pepe.

Parentesi necessaria per le uova. Come ho già scritto, non bisogna creare una frittata ma non dobbiamo neppure avere un liquidino viscido nei piatti. Per le proporzioni mi sono fidata di ciò che dice Sonia Peronaci e mi sono sempre trovata bene: un uovo intero ogni due persone, più un tuorlo a testa. Quindi, se siete quattro persone, 2 uova e 4 tuorli. In sei? 3 uova e 6 tuorli.

Sei da solo? Eh, sono cazzi, non lo so. I drammi dell’aritmetica.

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Androidi impazziti durante il calcolo delle uova.

Ho cazzeggiato abbastanza, quindi iniziamo.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Taglia il guanciale a pezzetti. Ricordati di levare tutta la cotica e le parti esterne dure, poiché si brucerebbero e rovineremmo tutto. La prima volta che ho comprato il guanciale nessuno mi aveva avvisato, io non ho capito niente come al solito ed ho sputtanato la cena. In più non ho manco usato il guanciale per un altro paio di anni per la delusione, sbagliando cento milioni di piatti mondiali.
L’ho già scritto in passato ma lo ripeto: la pancetta ha un suo gusto, il guanciale è solo ciccia. Per certi piatti è necessaria la ciccia e tutto il resto sarebbe un’aggiunta superflua.
Carbonara? ciccia.
Quindi, tornando a bomba, leva la cotica.

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Metti il guanciale in padella – SENZA OLIO! – e fallo soffriggere finché non diventa trasparente e croccante (se lo vuoi croccante, altrimenti ferma la cottura prima).

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Gratta cinquanta grammi di pecorino.
Adesso occupati delle uova. In una ciotola metti l’uovo intero e poi, con l’aiuto di un bicchiere, dividi i bianchi dai rossi.

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Chirurgia culinaria.

Aggiungi i tuorli all’altro uovo e mescola il tutto. Caccia dentro il pecorino e gira con una forchetta fino a quando non avrai ottenuto una crema piuttosto omogenea e compatta.

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Circa così.

Dalla foto puoi notare che no, il pecorino non è che svanirà magicamente. Ma non devono esserci grumi di formaggio. Col calore vedrai che si trasformerà, abbi fede.
Aggiungi anche il pepe, gira ancora un po’ e lascia tutto lì.

Adesso butta la pasta in pentola e ricordati di accendere la padella del guanciale un paio di minuti prima della fine della cottura degli spaghetti. Questo è un passaggio importante, poiché gli spaghetti dovranno essere fatti saltare in padella CALDA insieme al guanciale. Così:

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Mescola tutto, poi butta pasta e guanciale dentro all’uovo. NON DEVI BUTTARE LE UOVA IN PADELLA poiché è qui che si creerebbe la frittata.
Una volta che hai buttato gli spaghetti ed il guanciale nella ciotola delle uova, gira velocemente cercando di mescolare le uova in modo uniforme. Devi essere veloce, poiché il calore dovrà trasformare la tua pappetta nella cremina della carbonara e se si perde il calore della pasta per strada possiamo buttare tutto nella spazzatura.

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Durante l’operazione.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Adesso ti farò vedere il piatto vuoto, con i rimasugli della crema, per farti capire come avrebbe dovuto essere. Se hai seguito le mie istruzioni e le dosi non dovresti avere avuto problemi.

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Come vedi non c’è liquido, non c’è frittata e la cremina è omogenea. Questo è quello che devi ottenere, tutto il resto è un fallimento. Buono lo stesso, eh, ma fallimento.

Aggiungo un bonus.

Detesto buttare il cibo, quindi ogni volta che preparo la carbonara cerco di utilizzare anche i bianchi avanzati. In una ciotolina mescolo gli albumi, sale, pepe e quello che ho in frigo. In questo caso ho tagliuzzato un po’ di rucola. In padella ho messo un cucchiaio scarso di olio, ho cacciato il composto ed ho aggiunto anche un po’ di pecorino grattato sopra al composto.
Dopo pochi minuti, devi girare la frittata aiutandoti con un coperchio e, bon, fatto.
Io me la sono dimenticata sul fuoco perché tra foto del blog e carbonara non capivo più un cazzo, quindi ad un certo punto – tra porchidii e madonne – si è attaccata alla padella e l’ho mezza spaccata. Ma era buona.

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Sì, avrebbe dovuto cuocere ancora un minuto ma ne avevo piene le balle.

Durante tutto questo casino, sono riuscita ad insegnarti la carbonara? Sospetto di sì. Se la fai, mandami una foto della tua cremina (inviala con orgoglio, io le posterò con immensa commozione).

Il blog sarà in riposo per qualche giorno causa ponte del venticinque aprile, ma tornerò il 26 e settimana prossima parleremo di Cheeseburgers pesantissimi ma mondiali, di pasta e fagioli alla Walking Dead e di pollo e peperoni con l’aceto balsamico.

Ciao!

Contorni, Lo chef presenta, Secondi

Purè di Patate in scatola e consigli minimi per cuocere una bistecca.

[Avvertenze sulla parte della carne: erano tutte stronzate. Per imparare a cuocere una bistecca cliccare qui]

Pronti per una nuova ed esaltante rubrica che svelerà i segreti più reconditi della cucina sofisticata, da presentare in piatti enormi con porzioni da lillipuziani per scoattarsela senza un domani negli angoli più cupi del web.
Allontanate le vostre nonne dallo schermo, poiché oggi sfanculeremo un’altra ricetta tradizionale e loro potrebbero non reggere il colpo e non voglio feriti sulla mia coscienza. Quindi, ragazze e ragazzi euforici, si parte con Lo chef presenta.

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Sigla! Con la Schiumarola, il mio utensile preferito.

Oggi realizzeremo il purè in scatola. Lo so, è una di quelle arti mistiche che da tempo immemore attendevi ti venisse insegnata e Pizzakaiju è qui per colmare le lacune, per riempire i vuoti, per donare dignità anche ai cuochi non vegani, non vegetariani, non a chilometro zero, non biologici e amanti del Junk Food.

L’ho già detto in precedenza: io la carne la mangio praticamente cruda.

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Così.

Ma siccome bistecca e purè sono un duo indissolubile (come il Tigri e l’Eufrate, il mortaio e il pestello e Gianni Minà e Fidel Castro) questa volta darò un paio di consigli cretinissimi e basilari per fingere di essere utile.
Sto parlando di una fetta di carne spessa, condita col minimo indispensabile (un cucchiaio di olio, sale e pepe) e cotta leggermente al sangue.

Il segreto? Metti un cucchiaio di olio sopra ad una piastra, caccia sopra la bisteccona ed usa una fiamma medio bassa. So che ti rompi i ciglioni ad attendere la cottura, ma se alzi la fiamma l’unica cosa che ottieni è un fantastico sapore di carbonizzato fuori e crudo dentro. Girala piuttosto spesso e realizza dei tagli e dei buchi sulle superfici, in modo che il calore penetri in modo più uniforme possibile.

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La quantità di cottura va a gusto. La mia bistecca rimane quei due minuti scarsi per colorare i due lati e per scaldare appena l’interno. Rossissima, cruda e si scioglie in bocca. Più la cuoci e più dovrai masticare e più assomiglierà ad una suola delle scarpe. Quindi regolati col colore. Capitan Ovvio ci dice che il bianco è il punto di arrivo definitivo e la carne è totalmente cotta (e rovinata, per quel che mi riguarda).

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Ecco la mia.

Ma passiamo al momento forte del post: il Purè in scatola.

Per preparare il purè in scatola per due persone avrai bisogno di:
– una busta di purè (una è sufficiente, se ne apri due dovrai mangiare purè anche a colazione);
– 200 ml di acqua fredda;
– sale, pepe, noce moscata;
– 300 ml di latte

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SOLO PATATE SELEZIONATE!!!

In un pentolino metti i 300 ml di latte e scaldalo a fiamma medio bassa. Una volta caldo, toglilo dal fuoco, cacciaci dentro la busta di purè, il bicchiere di acqua fredda, pepe, sale e noce moscata e mescola per un paio di minuti, finché non si addensa.

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Il momento più importante + grembiulino da massaia

Siccome sono super efficiente, non ho una fotografia del prodotto finito. Se non in versione fighetta da fashion blogger:

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Sei grammi di purè.

Per chi si rompe i coglioni di leggere i vaneggiamenti del vostro amichevole Kaiju di quartiere, ecco la versione abbreviata.

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Però la maionese no, dai. E manco il burro.

So che oggi la tua vita è cambiata.

A domani, dove si scherzerà molto di meno poiché imparerai cos’è una vera carbonara. La carbonara scritta sulle tavole della legge. Sarà uno di quei momenti da level up assoluto, quindi buon natale e mi raccomando.

Cibi che mi fanno schifo (sì, lo so che in Africa muoiono di fame), Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando

Gli gnocchi bombetta.

Gorgonzola e ‘nduja non dovrebbero incontrarsi mai.
Potrei anche finirla così, mandare a casa tutti subito, ciao, ci sentiamo domani. Ma so che il mondo può imparare dai miei errori e dato che in questo periodo le sperimentazioni fallite non sono state poche, è giusto condividerle per fermarvi in tempo.
Ricordo ancora con orrore il Risotto alla cazzo, dove elementi ottimi di per sé hanno formato una melma verde orripilante. Ricordare però non basta: bisogna DENUNCIARE!

Quindi eccoci con la rubrica Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando che l’universo tutto stava aspettando da tempo.

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Quando il Kaijutelefono suona, Pizzakaiju risponde. Sì, pronto intervento cibodimmerda, dica pure.

Tutto è iniziato malissimo.
Dove abito la ‘nduja te la vendono col giornale del mattino, ma per il gorgonzola c’è da bestemmiare. Solo roba che assomiglia più a mascarpone con delle finte muffe, dolce ed insapore. Siamo al sud, i formaggi con le muffe sono quasi illegali.
Quindi quando il salumiere mi stava per rifilare la solita stracchinata con su scritto GORGONZOLA ho detto no, grazie, dammi quella roba là. Ecco cosa ho comprato:

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Quella roba là.

Non ricordo manco come cazzo lo chiamino, quella roba là, qui. Non Gorgonzola, se è questo che ti stai chiedendo.
Il gusto comunque gli somiglia parecchio, anche se ha una punta di amaro sul fondo che distrugge un po’ tutto.
Il salumiere, un po’ controvoglia, mi ha tagliato un paio d’etti di questo formaggio affermando più e più volte che Il gorgonzola nasce dolce, strizzando l’occhio verso la caciottina fresca gorgonzolata che stavolta si mangia lui.
Al Il gorgonzola nasce dolce ho tirato fuori la mia faccia da poker migliore, reprimendo i vaffanculo interiori.

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Poker Face.

Il piatto nefandezza da preparare erano degli gnocchi di patate con una crema di ‘nduja e gorgonzola.
Quindi ho comprato gli gnocchi e mi sono messa al lavoro.
Ho mescolato i due ingredienti in padella, mangiandone a volontà durante la preparazione, realizzando questa crema che è pure invitante:

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Ed eccomi qui, pochissimi minuti dopo, mentre preparo le parti.

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Quando arriva il momento dell’assaggio, al primo gnocco siamo quasi soddisfatti.
Poi però arriva il secondo. Ed il terzo. Al quarto abbiamo lingua e palato massacrati dai sapori troppo violenti, troppo amari, troppo piccanti, troppo unammmerda per poterci credere. Presi dallo sconforto assaltiamo il frigorifero e tiriamo fuori una crosta di formaggio, per cercare di risolvere la situazione.

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Gratta che smorziamo.
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Di più, cazzo, di più.
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A costo di grattarsi le dita.

Niente. Neppure così. Neanche col parmigiano. Abbiamo mangiato tutto, cercando di isolare gli gnocchi dal sugo obbrobrioso, con le lacrime agli occhi per il sapore troppo intenso.
Sui piatti vuoti e nei cuori gonfi di tristezza, la parola fallimento riecheggiava (e nei cuori riecheggia ancora).
Quando non si fa la scarpetta e non si rutta, la cena è andata di certo a fanculo.

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RIP scarpetta.

Bene, ripetete con me ancora una volta.

Gorgonzola e ‘nduja non dovrebbero incontrarsi mai. 

MAI.

A domani, con il grande mistero del purè in scatola.

Primi

Fusilli con rucola e pomodori secchi

Lunga assenza ma giuro che torno con idee grandiose. Perché questa settimana, oltre alle solite ricette, inizierò la rubrica del cibodimmmerda che intitolerò Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando. Poiché non dimentichiamo mai che siamo qui soprattutto perché l’internet è un brutto posto. Uno di quei brutti posti in cui dei miserabili ti consigliano di assaggiare la salsiccia alla nocciola, con dei triti di timo, anice ed ovviamente zafferano e lo fanno pure col sorriso sulle labbra.

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E con che coraggio si può dire no ad Hulk?

Ed io ogni tanto ci casco ancora e cucino della roba che definire immonda è troppo poco.
Poi sveleremo i segreti della carbonara, impareremo a cuocere una bistecca come si deve e soprattutto apprenderemo il famoso mistero del purè in scatola. Insomma, ragazzi, progettoni.

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La foto della vita.

Oggi però cominciamo con una cosa semplice e veloce: una pasta con rucola e pomodori secchi.

Sulla rucola c’è poco da dire, se non che l’ho vista martoriata in ogni modo. La tortura più in voga è quella di bollirla a morte con la pasta, realizzando con circa seicento quintali di erba un condimento per un puffo e mezzo (poiché la rucola col calore non solo perde ogni suo gusto, ma sparisce pure).
Quindi un solo consiglio: la rucola è buona CRUDA. Già al solo contatto della padella calda si intimorisce un po’ ed inizia a svanire, quindi lascia perdere tutte le stronzate che leggerai in giro e fidati di me.

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Ecco cosa penso di molte delle ricette che trovo sull’internet.

Sui pomodori secchi, invece, poco da dire se non che ho scelto quelli conditi dal salumiere. Eccoli qui:

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Per la ricetta avrai bisogno di:
– 180 grammi di fusilli;
– 100 grammi di rucola;
– 150 grammi di pomodori secchi;
– uno spicchio di aglio, un cucchiaio di olio, pepe.

Go, go, go!
Metti a bollire l’acqua della pasta.
Inizia col mettere in una padella un cucchiaio d’olio e lo spicchio d’aglio tritato. Quando l’aglio è quasi pronto, taglia i pomodori secchi direttamente in padella, con l’aiuto di un meraviglioso utensile che ogni cucina dovrebbe contenere: le forbici.

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Si dice Le Forbici, non La Forbice. Non obbligatemi a venire lì a smontarvela per una dimostrazione pratica.

Quando li hai tagliati tutti, lasciali soffriggere per qualche minuto. Non c’è niente da cuocere, solo da scaldare se li hai tenuti nel frigo. Altrimenti tienili lo stesso un minuto per fare scena, per far finta di cucinare. Il mio consiglio è sempre quello di lavorare ogni ingrediente a temperatura ambiente (quindi tira fuori tutti i componenti almeno un’oretta prima della cena, se hai la possibilità). Così fai prima.
Spegni la fiamma, attendi un minuto perché la padella non sia più cocente e aggiungi metà della rucola.

Non mettere sale, poiché i pomodori sono già conditi e la rucola non ne ha bisogno.

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Prepara la pasta e poi cacciala in padella e, mentre mescoli, aggiungi l’altra parte di rucola avanzata. Come vedrai già così la rucola si intimorisce ed inizia a svanire (col solo calore della pasta!), quindi figurati che cazzo veniva se la bollivi.
Sui piatti aggiungi un po’ di pepe nero e poi basta, mangia.

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A domani, con (SPOILER!!!!!) la prima ricettadimmmerda! Li chiamerò Gli gnocchi alla bomba (poiché dovrete leggere ben bene le avvertenze prima dell’uso: potrebbero esplodervi nel culo).

Ciao!

Primi

Strascinati con salsiccia piccante e funghi.

Funghi e salsiccia piccante.
Verrà il tempo della sperimentazione, il tempo in cui prepareremo i pesti alla nutella e la pasta con paprika e le pere. Ma non oggi. Oggi funghi e salsiccia piccante, da preparare in una mezzora. Massimo risultato con minima fatica.

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Dai, che ti salvo la cena pure oggi.

Come pasta ho utilizzato gli strascinati freschi: sono quasi uguali alle orecchiette, solo più grandi.
Per i funghi: quelli congelati secondo me non sanno di niente, quelli secchi sanno di muffa e così ultimamente sto comprando un mix di roba a caso.
Ecco la mia materia prima:

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Per preparare gli strascinati con salsiccia piccante e funghi, per due persone, hai bisogno di:
– un cucchiaio di olio, peperoncino ed uno spicchio di aglio;
– 300 grammi di salsiccia piccante;
– 100 ml di vino bianco;
– 300 grammi di funghi misti;
– 250 grammi di strascinati.

Il condimento è davvero tanto ma, come ormai ho ripetuto più volte, noi mangiamo un piatto unico, il quale tende ad essere parecchio corposo. Nel caso tu abbia intenzioni di cene da grandi gala con secondi, dolci e contorni, puoi levare un centinaio di grammi di salsiccia e un centinaio di funghi. Il resto rimane invariato.

Comincia col mettere l’acqua della pasta a bollire.
In una padella metti a soffriggere uno spicchio d’aglio tritato e del peperoncino con un cucchiaio di olio.
Io mangio piccante, quindi ho messo sia il peperoncino che la salsiccia piccante. Tu puoi tranquillamente omettere il peperoncino, se sei debole di spirito e di intestino.

Togli il budello alla salsiccia piccante e tagliala a pezzetti.

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Lascia andare la salsiccia per qualche minuto, poi caccia dentro un po’ di vino bianco. Io ho utilizzato 100 ml ed ho comprato il Vermentino di Sardegna. Serve per davvero? Non ne ho idea. So che il risultato finale è stato ottimo, quindi ti dico tutto quello che ho usato. Se ti pesa il culo comprare il vino, puoi anche ometterlo.

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Quando il vino sarà quasi tutto evaporato, aggiungi i funghi. Quando saranno pronti, aggiusta di sale e spegni la fiamma in attesa della pasta.
Questo è il risultato che dovresti ottenere:

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Una volta pronta la pasta caccia tutto in padella, mescola bene e basta. Prepara i piatti e mangia.

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Quando un piatto è CARICO.

Ed anche oggi abbiamo mangiato.
Ciao!

Primi, Risotti

Risotto con gli asparagi.

Il risotto ormai per te non ha più segreti (clicca qui per il tutorial dedicato ai diversamente abili in cucina), quindi oggi sarò brevissima.

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Ti immagino così e il tuo interesse mi commuove.

Terzo risotto, di certo non l’ultimo, oggi si parla di asparagi (congelati, perché mi pesa il culo pulirli).

Per preparare il risotto agli asparagi, per due persone, hai bisogno di:
– 180 grammi di riso;
– 300 grammi di asparagi (congelati, freschi non ho idea della quantità);
– una noce di burro, un cucchiaio di olio;
– 50 grammi di parmigiano;
– mezza cipolla;
– un litro di brodo (2 dadi)

Comincia col preparare il brodo.
Nella solita pentola dai bordi alti metti la noce di burro, il cucchiaio d’olio e fai soffriggere mezza cipolla. Poi butta dentro gli asparagi, il riso e copri tutto col brodo.

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Sai cosa fare. Mescola, non fare attaccare, aggiungi brodo quando evapora tutto. Spacca gli asparagi con un cucchiaio di legno se tendono a rimanere interi (a meno che tu non sia fighetto e non voglia la bellezza del piatto, con le punte di asparagi intatte e quelle menate lì che non mi interessano).
Gratta 50 grammi di parmigiano e, quando il riso è praticamente pronto, aggiungili in pentola. Il riso è pronto quando il cucchiaio rimane in piedi per magia:

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Chiudi la pentola col coperchio e lascia riposare il riso per tre minuti.
Finito.
Puoi sederti e mangiare.

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Il menù di domani è ancora una sorpresa pure per me, vedremo.
Ciao!