Torta rustica con ricotta e pere (+ il complotto è una cosa seria)

Ormai con la scusa dei terrapiattisti ti ridono in faccia pure se dici delle cose sensate.
Tipo che l’acqua dovrebbe rimanere pubblica.
Tipo che Lavorare tutti lavorare meno non era mica una cattiva idea.
Tipo che Piazza Fontana è una strage di stato.

Questo atteggiamento anti complottista fa strano in un posto come quello in cui vivo (l’Italia, il paese che amo).

Pizzakaiju cita i Maestri.

In fin dei conti tutta la nostra storia recente si basa su una serie di cospirazioni concatenate, una roba di azioni e controazioni e spionaggi ed infiltrazioni che nemmeno i partecipanti conoscevano del tutto.

Guardando Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana un po’ ti incazzi, se sei me. Se hai delle idee su Aldo Moro e sul Pinelli e su Calabresi e su Feltrinelli e quelle idee non vengono propriamente seguite alla lettera, un po’ le pale boomerang girano.

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E se non stiamo attenti qualcuno si può pure fare male.

Però poi ti fermi un attimo a pensare che ok, siamo in disaccordo su tanti punti, però su uno ci troviamo: le cose non sono andate come ci han raccontato.
Piazza Fontana non ha colpevoli ed è una strage di stato. Non è un’ipotesi di complotto: è stato un complotto, nato ben prima dell’esplosione della bomba e non conclusosi dopo la detonazione. La strategia della tensione ha continuato per 20 anni, ammazzando gente che come unica colpa aveva quella di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
Tutta la storia del circoletto di anarchici incastrato, della morte del Pinelli, persino quella di Calabresi non sono storie pulite, su cui si possano avere idee chiare e limpide.

Sempre con ‘ste reazioni violente. Guarda che se ascolti, magari ti insinuo il dubbio.

E così è per molta della nostra storia. Pure quella recente.
È senz’altro più semplice trovare sensata una cospirazione sulla strage di Bologna, ma rifiutarla quando si riflette su Carlo Giuliani e le brutture di Genova. Più semplice perché forse c’è meno distanza, anche se personalmente mi incazzo nella stessa maniera pensando alla stazione e all’estintore.

Se devi dire stronzate, sappi che c’ho la mazza già pronta.

Chi non crede nella possibilità delle cospirazioni, facendosi così  – per esempio – curare con metodi su cui ormai dovremmo nutrire forti dubbi (e penso alla chemioterapia, così, a caso) dovrebbe farsi un paio di calcoli.
Prendiamo proprio la stazione di Bologna: la Mambro e Giusva si sono beccati 564564 ergastoli, per crimini che han confessato e di cui erano pure tutti contenti. Eppure non hanno mai ammesso di essere gli esecutori dell’attentato. Perché? A loro non sarebbe cambiato niente: in galera ci sarebbero andati comunque e in teoria non sarebbero mai manco usciti.
SAREBBERO. Perché intanto i signori, su cui pendono ERGASTOLI, sono fuori dalla galera da parecchio. E come mai?
Nessuna cospirazione, tutto chiaro? Non mi pare.

Tipo gli anticomplottisti.

Oppure vogliamo parlare di Romano Prodi, che durante il rapimento di Moro ha affermato che durante una seduta spiritica i fantasmi gli han detto che Moro stava a Gradoli? A parte l’aneddoto che dovrebbe fare ridere e basta, i carabinieri mica sono andati in Via Gradoli, a Roma. No, sono andati in un paese sconosciuto non so bene in qualche parte del nord d’Italia, così, per far vedere che loro si erano mossi dalla caserma.
Nessuna cospirazione, tutto chiaro? Non mi pare.

Persino gli alieni non sopportano più questo atteggiamento da sotuttoio. Ecco perché a noi non infilano sonde nel culo, non ci vogliono.

E ancora, potremmo parlare del Mostro di Firenze e di come ormai sia chiaro che si tratta di una società segreta di miliardari che ha usato gente ignorante e violenta (in parte, perché ricordo che gli omicidi non sembrano essere perpetrati tutti dalla stessa mano) per ammazzare un sacco di persone. Ogni volta che qualcuno vuole parlare, muore o sparisce.
Nessuna cospirazione, tutto chiaro? Non mi pare.

Pizzakaiju cita i Maestri.

E ancora, tiriamo fuori pure Vincenzo Vinciguerra, l’unico tra i terroristi neri ancora in prigione pur avendo “solo” ammazzato 2 carabinieri, ma senza l’appoggio dei movimenti di allora. Un indipendente nero, che se uscisse oggi continuerebbe la sua guerra contro lo Stato. Perché lui è dentro e Giusva no? Perché Vinciguerra non è un pentito, non è un collaborazionista, non racconta cose a caso pur di avere la buona uscita. Lui i nomi li fa veri e con tutta probabilità quei nomi stanno ancora al parlamento.
Nessuna cospirazione, tutto chiaro? Non mi pare.

Un uomo rassicurante.

E proseguiamo pure citando Angelo Izzo e Ghira. Izzo condannato ad un ergastolo interrotto da una pausa in cui lo fanno uscire di galera per andare ad ammazzare un paio di persone legate alla mafia. Ghira che sparisce, si spaccia per morto, poi resuscita, poi forse è di nuovo morto.
La Colasanti che sempre ha creduto nella latitanza e non nella morte di Ghira, muore 5 secondi dopo che la notizia è ufficiale: morto, Ghira è morto. Inutile dire che per il Kaiju entrambi sono vivissimi, ma il Kaiju è un terrapiattista.

Che faccia di merda.

 

E via, passando per la morte di Pantani e quella di Rino Gaetano, quella di Pasolini e la smetto perché sennò scriverei per ore, perché questo è un assaggio.  Ed Ustica. Non me la sento di parlare di Ustica. Ma porcodio Ustica.
Non sto manco nominando i complotti nuovi, un po’ perché sono poco preparata, un po’ perché ormai non credo manco più nella mia esistenza, quindi tenderei ad esagerare.
Però no, se vivi in un paese come questo non puoi prendere per il culo il complottismo pensando a quella cavolata dei terrapiattisti. Dovresti avere un attimino la mente deviata, vista la nostra storia politica.

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E non solo quella. La storia di Rino Gaetano la conosci o devo raccontartela in un altro post?

Ma adesso basta, c’ho una fame che mi si porta via e queste chiacchiere da bar con i loro aperitivini hanno aperto lo stomaco.

Oggi prepariamo una torta rustica con pere e formaggio ma qui troverai solo il procedimento del ripieno, perché la pasta l’abbiamo già imparata e la trovi qui. 
In questo post ti metto tutti gli ingredienti che devi recuperare, per il resto affidati all’altra ricetta. 
Ricordati che la pasta deve riposare un’ora nel frigorifero, prima di essere stesa per bene.

Go, go, go!

La gioia di chi sa che ora si mangia.

Per preparare una torta rustica con spinaci e ricotta, per uno stampo da 24 cm, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 2 pere abate. Circa 400-500 grammi di pere;
  • 250 grammi di ricotta di bufala. Ma anche altre ricotte van bene, basta che siano fresche;
  • un uovo;
  • 100 grammi di caciotta di pecora. Puoi sostituirlo con un altro formaggio NON FILANTE a piacere. Anche un provolone;
  • 50 grammi di burro per cuocere le pere;

Prepara la pasta come ti ho insegnato qui, poi mettila nel frigo (sempre come ti ho insegnato in quel post) e falla riposare un’ora. Nel frattempo prepara tutti gli altri ingredienti.

Lava le pere e togli loro la buccia con un pelapatate.

Le bucce mangiatele, eh, che il novanta per cento delle proprietà della frutta stan tutte lì, non fare la sprecona.
Taglia poi a dadini abbastanza grandi la pera.
Metti 50 grammi di burro in un pentolino, fallo sciogliere a fiamma bassa ed aggiungi le pere.

Fai andare per circa 10 minuti, a fiamma bassa, girando ogni tanto.
Cambieranno colore e si ammorbidiranno:

Spegni la fiamma e lasciale riposare.
In una ciotola metti la ricotta e un uovo.

Con una forchetta unisci l’uovo alla ricotta, bene bene bene bene.

Scola le pere da tutto quel burro (che non ci serve) e poi uniscile alla ricotta. Amalgama tutti gli ingredienti, sempre con la forchetta.

Ora puoi accendere il forno. 180 gradi, modalità statica. 

Stendi la pasta e mettila nella tortiera.

Spennellala con gli albumi (questa roba è nell’altro post, gli albumi ce li hai, se hai seguito le istruzioni) e poi bucherellala con la forchetta, un po’ ovunque.

Riversa il ripieno e cerca di distribuirlo in maniera omogenea.

Taglia a dadini il formaggio.

Cospargi di formaggio la superficie.

Siamo pronti per andare in forno. 180 gradi per circa 50 minuti. Se la superficie fosse troppo colorata, spegni le resistenze sopra e fai andare solo la parte inferiore, perché la pasta è sempre più difficile da cuocersi sul fondo.
Ovviamente ogni forno è a sé, ogni tanto controllala.

Dopo quel tempo dovresti avere una roba del genere, davanti:

Lasciala raffreddare una decina di minuti prima di mangiarla, sennò non senti i sapori.
Ecco qui una parte della cena:

Ciao e buon appetito!

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Torta rustica con spinaci e ricotta.

Te lo dico subito: oggi non ce n’è per nessuno.

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Ma di brutto!

Io volevo solo fare una torta salata. Con ricotta e spinaci. Giuro, non volevo proprio altro dalla vita che una semplice e buona torta salata.
E invece che cazzo mi ritrovo, in ogni sito in cui sono capitata?
La quiche.

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Che uno ci prova pure a mantenere la calma.

Ovviamente non le vere quiche. Semplici torte salate chiamate a cazzo. Dopo la carbonara sputtanata con la panna e i piselli e spesso confusa con la gricia, la ricotta di bufala orrendamente fatta cagliare per formare allegre cremine, il gateau di patate chiamato gattò e l’utilizzo dell’olio per mantecare il risotto… adesso pure questo?!

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E pensa io.

Ed io che pensavo che l’internet servisse per celare la propria ignoranza. Ed invece no. Invece l’ignoranza regna e per trovare il vero significato di quiche, ormai, bisogna addentrarsi nel deep web. 

Quiche: torta salata che ha una crema con dentro uova e panna acida.
Torta salata: qualsiasi altra torta salata senza i due ingredienti citati sopra.

Esaurita la questione, passiamo alla ricetta.

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Oggi prepariamo quindi una torta rustica con spinaci e ricotta e impariamo pure a crearci una pasta per la base da zero. Brisé? Frolla? Boh, chiamiamola base e smettiamo con le pippe mentali.

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Sappiate che il prossimo che dirà quiche avrà la visita del mio macellaio di fiducia.

Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare una torta rustica con spinaci e ricotta, per uno stampo da 20 cm, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 300 grammi di spinaci;
  • 300 grammi di ricotta vaccina;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • 2 uova;
  • 20 grammi di burro;
  • 20 grammi di panna fresca;
  • pepe bianco, noce moscata e sale.

Iniziamo dalla base.

Metti la farina ed il burro in una ciotola.

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Impasta con le mani, fino a quando il burro sarà bello farinoso.

Dividi i rossi dai bianchi (non buttare i bianchi, ci serviranno!) e aggiungi i tuorli nella ciotola. Caccia dentro anche i 20 grammi d’acqua, il cucchiaino di sale (5 grammi) e quello di zucchero (sempre 5 grammi).

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Impasta bene con le mani.

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Ad un certo punto ti sentirai stretta a lavorare nella ciotola, quindi rovescia tutto sul tavolo e continua lì con l’impasto.
Dovrai ottenere una palla omogenea.

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Adagiala su della pellicola trasparente e schiacciala bene con le mani. Ricoprila interamente con la pellicola e falla riposare in frigorifero per un’ora. 

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Mentre attendiamo, occupiamoci di tutto il resto.

Gli spinaci puoi usarli freschi o surgelati, con i surgelati ci sarà un passaggio in più. Ora ti spiego.

Metodo con gli spinaci surgelati.  Cucinali al microonde:

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Dovrebbero esseri le istruzioni sulla confezione, ma nel caso: chiudi col coperchio e fai andare 4 minuti a potenza massima. Tira fuori gli spinaci, girali, richiudili e fai andare per altri 3 minuti.
Questo è il risultato:

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Tanti cordiali fanculo all’abbondante acqua salata.

Lasciali raffreddare un minimo, poi cacciali su un tagliere e spezzettali più possibile.

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Per gli spinaci freschi: li cucineremo al vapore.
Come si fa? Semplicissimo: versa un dito d’acqua in un pentola piuttosto capiente ed adagia lì il cestino per la cottura a vapore.
Metti tutti gli spinaci. Non ti preoccupare se sembrano tantissimi: si sgonfieranno.

Chiudi col coperchio ed attendi che l’acqua si metta a bollire. Dopodiché abbassa la fiamma al minimo e più o meno in dieci minuti saranno pronti.
Eccoli:

Questi non c’è bisogno di spezzettarli, si romperanno da soli durante il successivo passaggio.

Metti 20 grammi di burro in una padella e, come inizia a sciogliersi, caccia dentro pure gli spinaci.

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Falli andare per dieci minuti, a fiamma medio bassa. Quest’operazione serve a farli insaporire un po’ e soprattutto a fare evaporare il liquido in eccesso. Girali spesso. Alla fine, sala (ma non tanto, mi raccomando).

In un’altra ciotola metti la ricotta, 2 uova e i 20 grammi di panna.

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Mescola bene, poi aggiungi anche i 50 grammi di parmigiano.

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Mescola bene bene. Aggiungi un po’ di pepe bianco, del sale e noce moscata abbondante.

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Mescola e caccia pure gli spinaci:

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Mescola di nuovo, formando questa crema:

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A questo punto un’ora sarà passata, quindi puoi tirare fuori la tua pasta dal frigo.
Inseriscila tra due fogli di carta da forno e comincia a darle una forma circolare, con un mattarello.

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Ci vorrà un po’ e sarà pure un lavoro piuttosto faticoso, ma sarai ripagata quando ti siederai per mangiarla.

Imburra la teglia che hai deciso di usare.

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Accendi il forno a 180 gradi, modalità statica.

Con la delicatezza che ti contraddistingue, fai aderire la pasta al fondo della teglia. Mettici tutto il tempo del mondo, l’importante è che non la spacchi.

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Senza fretta.

Una volta che sei riuscita a stendere bene la pasta sulla teglia, spennellala con i bianchi d’uovo.

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Io uso Cinghiale. E tu?

Bucherella il tutto con i rebbi della forchetta, così l’aiutiamo a cuocersi meglio.

Riversa il ripieno nella tua futura torta rustica:

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Livellalo bene, di modo che sia tutto della stessa altezza.

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Ed ora inforniamo!
A 180 gradi per 50 minuti. Se vedi che sopra scurisce troppo puoi spegnere le resistenze superiori o abbassare leggermente la temperatura.

A fine cottura, dovresti essere fiera creatrice di questa roba qui:

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Un buon non compleanno a me.

Come sempre, ti mostro un po’ di foto per avere un’idea più precisa del risultato finale. Ecco durante il taglio:

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Ed ecco le fette:

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Madonnaccchebbuona:

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Nel caso dovessi scoprire, a fine cottura, che parte della brisé non è perfettamente cotta, non ti preoccupare: bestemmie a parte, qui dentro non c’è lievito e quindi te la puoi mangiare. Limitati, la prossima volta, a prolungare la cottura per altri 5 minuti e vai così, che è una figata.

Ciao e buon appetito!