Tagliatelle con sgombro piccante

Siccome l’ultima volta ci siamo fatti un culo così inseguendo la Moussaka dei nostri desideri, oggi ricetta tempo zero.
Tipo metti l’acqua a bollire, dai una sbollentata agli ingredienti e fine.

Felice di vedere che approvi. 

Prima di iniziare però un altro di quegli annunci inutili che ultimamente mi tocca fare spesso perché sono super attiva.
Ho aperto un profilo su TikTok dove faccio un sacco di cose, tra cui tutorial brutti per cucinare male. Ti consiglio di seguirmi. E ti consiglio di seguire pure la pagina Facebook, perché è tornata attiva e lì faccio cose e vedo gente, mio malgrado.

Di corsa in cucina! 

Per preparare delle tagliatelle con sgombro piccante, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di tagliatelle;
  • 10 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • Prezzemolo;
  • 60 grammi di olive nere denocciolate;
  • 200 grammi di pomodori;
  • 180 grammi di sgombro piccante sottolio. Se non lo trovi piccante, va bene qualsiasi sgombro sott’olio, il peperoncino lo aggiungi!
  • Il succo di un limone piccolo. Oppure un cucchiaio di colatura di alici. Secondo me una cosa esclude l’altra, diventa troppo saporito

Metti l’acqua della pasta a bollire.
In attesa delle bolle inizia i pochi preparativi.
Trita del prezzemolo col coltello, a pezzetti piuttosto grossi.
Se devi denocciolare le olive, fallo.
Taglia a pezzotti i pomodori.
Togli lo sgombro dalle scatolette e leva più olio possibile.

Guarda quanto. 

Versa 10 grammi d’olio in padella, insieme ad uno spicchio d’aglio schiacciato. Appena soffrigge bene aggiungi un po’ d’acqua della pasta e fai andare a fiamma bassa per circa 3-4 minuti. Se sei coordinato e in quel tempo hai scolato la pasta, ok. Altrimenti spegni e riaccendi giusto un minuto prima del suo arrivo, la padella deve essere calda.

Scola la pasta al dente e non buttare l’acqua di cottura.
Cacciala in padella, insieme ai pomodori.
Mescola bene, aggiungi acqua per facilitare la cottura, aggiungi le olive.
Mescola di nuovo.
Aggiungi il prezzemolo, lo sgombro spezzettato con le mani e mescola ancora.

A fiamma spenta versa il succo di limone oppure la colatura di alici (10 grammi, di più potrebbe sputtanare il piatto!)

Prepara i piatti e su ogni porzione metti un cucchiaio d’olio (ma anche uno e mezzo, ci sta benissimo).
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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Ciceri e tria di casa mia

Stai calmo perché pure oggi parliamo di una ricetta tradizionale quindi VENGO IN PACE.

Circa.

Ciceri e tria.
Che già solo sentendo questo nome so che ti sta aumentando la salivazione e non perché ti stai leccando i proverbiali baffi, ma solo perché stai schiumando.
Che i ciceri e tria come li faceva tua bisnonna nessuno mai.
Lo so.
Ma, fidati, se tua nonna ha fatto un video, un audio, una cazzo di gif animata io, in queste settimane, l’ho guardato.

Ho capito che non vuoi sentire ragioni, ma abbassa ‘sta carabina.

Perché ho studiato. Tanto. Ho osservato tutte le ricette, i procedimenti, le varianti.
Come sempre, quando si parla di ricette antiche non codificate, le versioni sono MILIARDI.
Ah, tu invece non sai cosa significhi, Ciceri e Tria. Mi sembra giusto, mica tutti possono essere teroni. In pratica è una pasta e ceci. Però molto particolare.

Talmente particolare che raddoppiare i carichi il giorno dopo non ti aiuterà a smaltirla.

La particolarità sta tutta in una cosa che mi ha spinto a tanto approfondimento: si frigge la pasta. E fanculo, non potevo non mettere una ricetta del genere, ti pare?

Varianti: 56745 milioni.
C’è chi prepara la pasta in brodo.
Chi frigge la pasta sottile sottile.
Chi la frigge così tanto da bruciarla.
Chi mette i friarielli nel trito.
Chi lascia ceci interi e chi crea una crema e basta.
Chi crea delle pasta fritta somigliante ai dolci di carnevale, quindi grandissima e gonfissima.
Chi mette il peperoncino e chi no.
C’è addirittura chi mette la cannella (spoiler: ci sta benissimo).
C’è chi infila la pasta fritta nella crema e chi la tritura sui piatti. C’è chi non la tritura affatto e la mangia intera.
Insomma, ogni casa ha la sua ciceri e tria.

Ed in ogni casa è buonissima, da leccarsi i baffi.

Questa che ti presento è un miscuglio di tutte le cose che ho imparato nel corso delle settimane e dei tentativi.
È la MIA Ciceri e Tria. Che magari diventerà pure la tua.
Sappi che è lunga da preparare, ma vale tutto il lavoro.

Go, go, go!

Tutti in cucina!

Per preparare ciceri e tria, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di farina di grano duro + 100 grammi d’acqua per preparare la pasta;
  • 200 grammi di ceci secchi;
  • un litro d’olio per friggere (io consiglio sempre di friggere nell’olio extra vergine di oliva perché viene meno pesante, ma fai come credi);
  • 10 grammi d’olio;
  • peperoncino, sale;
  • 300 grammi di pomodorini;
  • uno spicchio d’aglio;
  • cannella. Facoltativa ma molto consigliata.

Come dicevo, il procedimento è molto laborioso.
Innanzitutto il giorno prima devi mettere a bagno i ceci. Devono stare in ammollo per almeno 12 ore prima di essere cucinati.
Poi li devi preparare, come abbiamo già fatto tante altre volte (qui un post rappresentativo). Il problema sono i tempi di cottura: i miei impiegano 40 minuti pure se sulla scatola c’è scritto sei secoli e mezzo, quindi ti devi regolare un po’ dalla tua esperienza di preparatore di ceci.
Infine il tempo di cottura dipende anche da cosa vuoi ottenere: io li ho cotti “al dente”, poiché parte dei ceci la volevo molto masticosa. Quindi la mattina ho bollito i ceci il meno possibile, concludendo la preparazione a cena, con calma. Se tu non vuoi tenerne una parte dura, puoi anche pensare di cuocere i ceci fino a quando sono super morbidi, così la sera devi solo ripassarli in padella.
Insomma, a tuo gusto.
Qualsiasi cosa tu decida di fare, l‘essenziale è che utilizzi TANTA acqua per cuocerli, poiché quello sarà il brodo che useremo durante la preparazione di ciceri e tria.

Lo sguardo nel vuoto che provoca questo discorso sui ceci.

Comunque.
Cuocere i ceci è una stronzata: li metti in una pentola che riempi d’acqua. Chiudi il coperchio e fai bollire. Appena bolle abbassi la fiamma, socchiudi il coperchio e fai andare finché credi. Niente sale: quello lo mettiamo alla fine.

Risolta questa lunga operazione, partiamo coi ciceri e tria.
Innanzitutto scola i ceci senza buttarne il brodo. Nel brodo aggiungi sale ed assaggia ed aggiungi sale finché non sarà della sapidità giusta.

Trita uno spicchio d’aglio.
Trita del peperoncino (fresco o secco, quello che hai).
Infine pulisci i pomodorini e tagliali in 4 pezzi.

In una padella versa un cucchiaio d’olio e caccia peperoncino ed aglio.

Fiamma bassa, fai andare finché l’aglio è un po’ colorato.

Aggiungi poi parte dei ceci. Non ho misurato quanti, ma tieni conto che la maggioranza deve essere nella crema e solo un paio di manciate rimarranno integri. Ecco quanti ne ho usati io in padella e quanti sono rimasti nella pentola:

Aggiungi il sale nei ceci. In entrambe le parti di ceci.
In padella butta dentro anche i pomodorini ed un paio di mestolate di brodo.

Chiudi col coperchio e fai andare a fiamma bassa.
Questa fase non ha bisogno di molta tua partecipazione, ogni tanto però vai a vedere che succede ed aggiungi altro brodo. Ne userai tanto, ricordati di farlo sennò bruci tutto.
Ti ricordo che i miei ceci sono cotti al dente e nel tempo di preparazione della pasta (in tutto c’è voluto un’oretta) li ho trasformati in crema.
Ma andiamo con ordine.

La pasta dei ciceri e tria non è all’uovo, ma si prepara nella stessa maniera (ecco qui il tutorial della pasta fatta in casa).
Quindi versa 200 grammi di farina di grano duro in una ciotola e subito 100 grammi di acqua.
Impasta fino a quando otterrai una palla omogenea (devi impastare almeno 10 minuti, altrimenti il risultato sarà scarso).

Ti ho messo le quantità di farina e di acqua giuste, ma nel caso ci fossero problemi aumenta leggermente (e per leggermente si intende 5-10 grammi ) l’acqua o la farina.
Una volta ottenuta la palla, dividila in 4 parti.

Di queste 4 solo una verrà fritta ma non temere: è più che sufficiente.
Con le altre tre crea delle tagliatelle, circa. In teoria per i ciceri e tria si usa la pasta corta, ma io preferisco lunga.

Se usi la macchina della pasta, la parte di impasto che devi friggere falla leggermente più spessa. Per leggermente si intende che se di solito le tue tagliatelle sono con lo spessore 6, quelle fritte devono essere con lo spessore 5. Se le fai a mano, regolati tu.

Taglia a mano la pasta che friggerai. Ti basta una rotella taglia pizza, devi fare striscioline corte:

Una volta fatto questo, stacca ogni strisciolina dalla tavola, altrimenti si appiccicherà sul tavolo per sempre. Meglio se hai lavorato su un piano farinoso, cosa che si dovrebbe sempre fare quando si crea la pasta.

Ricordati i ceci! Ogni tanto aggiungi il brodo, mi raccomando. 

Adesso abbiamo i ceci che bollono in padella e le tagliatelle pronte. Passiamo quindi alla frittura della pasta corta.
Versa un litro d’olio nella pentolina che usi per friggere. Ricordati che è una frittura ad immersione: quindi pentolina stretta e lunga potrebbe essere un’ottima idea.
Accendi una fiamma media, per fare arrivare l’olio a temperatura. Come sai che l’olio è a temperatura? Io ci butto un pizzico di farina: se frigge, ci siamo. 
Frigge?
Bene. Immergi delicatamente ogni pezzetto di pasta: vedrai che si gonfierà e salirà in superficie. Non so quanta pasta hai, ma non esagerare mettendone troppa tutta insieme che poi non ci sta fisicamente.

La pasta deve essere colorata, così:

A questo punto è croccante senza essere bruciata. Per me il top dei risultati.
Lasciala poi riposare su carta assorbente ed attenzione perché nei buchi si può annidare dell’olio, quindi scrollala un po’.

I ceci come stanno?
Il nostro obiettivo è ridurli a crema, quindi schiacciali con la forchetta. Se cominciano a sfaldarsi (ed ormai dovrebbero) ci siamo quasi.

Ma c’è ancora tempo.
Adesso devi mettere l’acqua per le tagliatelle a bollire. Nel frattempo continua la cottura dei ceci, aggiungendo brodo se occorre (ed occorrerà di sicuro).

L’acqua bolle? Bene. Dai, ‘sti ceci han rotto troppo il cazzo. Ora li trituriamo.
Non ti consiglio di farlo con la forchetta perché è un lavoro lungo. Usa il mixer ma non ottenere una roba liscia. Granulosa, come se l’avesse fatta nonna a colpi di cucchiaio.

Ora unisci la parte di ceci integri e poi mescola.

Assaggia. Di sale è giusto? Bene. Fai sobbollire fino all’arrivo della pasta e non ci vorrà molto, perché la cottura delle tagliatelle è di 30 secondi.
E quando dico 30 secondi, intendo 30 secondi.
Caccia dentro le tagliatelle e dividile nell’acqua con una pinza o forchettone.

Quando hai diviso bene ogni tagliatella e sei sicura di non avere più grumi, scola la pasta e cacciala subito in padella.
Fiamma medio alta, altri 30 secondi mescolando spesso ed è pronta. Se serve liquido, aggiungi sempre brodo di ceci. 
Ecco cosa devi ottenere:

Una crema non secca, una crema non brodosa.
Prepara le porzioni e su ogni piatto metti la pasta fritta (intera, un po’ sbriciolata, a pezzetti… a tuo gusto) ed un pizzico di cannella (se ti fidi, altrimenti omettila).
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ed ecco la versione del malfidente, senza cannella:

Ciao e buon appetito!

Tagliatelle ai funghi

È una vita che mi accusano di essere arrogante, di sentirmi dio e di credermi stocazzo.
Ma la verità è un’altra, signori.
Anzi, le verità sono due.
Innanzitutto non sono io ad essere un fottuto genio, ma sono loro ad avere le sinapsi assenti. Inoltre possediamo un vocabolario molto vasto che può essere utilizzato per raccontarci meglio chi siamo, come siamo e perché. Tiriamo dunque fuori dal cappello la parola giusta. E quella parola è misantropia.

Non te l’aspettavi, eh?

Sì, io sono misantropa.
E lo sono sempre stata. Da quando mi ricordo ho ascoltato le esternazioni della ggggente e mi sono sempre chiesta da dove potessero uscire quelle perle di minchionaggine così elaborate.
C’era una carenza di cervelli? Una zombificazione in corso? Colpa della tv, dei videogiochi, di mia nonna?

La zombificazione può essere combattuta solo così. Quasi quasi vado a creare una mazza chiodata e poi vi metto il tutorial.

Il problema è che le persone non ci credono, perché non hanno mica capito cosa sia, un misantropo. Pensano che sia un tipo asociale, che insulta tutti, che non è in grado di comportarsi con gli altri.
Per loro è un misto tra un cagacazzi alla Dottor House ed un sociopatico alla Maniac, con i manichini nel letto e chissà quale turbe terrificanti nella testa.

Il classico passatempo di un misantropo.

Invece no. Il misantropo si fa allegramente i cazzi suoi e vorrebbe tanto che la folla ricambiasse il favore. Il misantropo sa che la maggioranza delle persone è vittima di un deficit intellettivo e sa che questo deficit è frutto di un impegno costante. Individui che non hanno alcuna intenzione di comprendere che il mondo è pieno di contraddizioni, di distinguo, di collegamenti. Molti non comprendono neppure la lingua corrente e difettano nel tradurre concetti, messaggi, fatti. Nonostante ciò coltivano con cura un ego  tanto smisurato quanto vuoto di contenuti.
Ecco cosa pensa il misantropo quando ti sorride e cerca di svincolarsi per tornare a casa.
La chiave sta tutta lì: lui ti sorride.

Ma dentro è così.

Non cerca la lite, né sente il bisogno di correggere gli altri: vuole essere lasciato in pace. I deficienti hanno ereditato la terra, va bene, il misantropo lo accetta. Però potete almeno lasciarmi in pace, chiede? Potete lasciarmi perdere? Potete smettere di inondarmi con le vostre immense stronzate di saggezza?

No. Loro non possono.
Così il misantropo, dopo un po’, si ritrova a dare delle rispostacce. Perché non sopporta più domande, consigli, frasi a caso, giudizi. Non tollera più il suono della loro voce. Le loro conclusioni assurde su fatti non sussistenti.

Ecco.

Nonostante tutto, il misantropo non rifugge le relazioni. Ci prova a cercare qualcuno che non gli metta addosso quelle sensazioni di schifo, tedio ed orrore. Che non gli faccia crescere la carogna sulle spalle. A volte ci riesce pure.
Il misantropo non vive i rapporti interpersonali come fossero un problema: semplicemente depenna subito. Perché è conscio del fatto che la prima minchiata è solo l’inizio di una lunga, lunghissima serie di troiate inenarrabili. Lo sapeva a 12 anni, lo sa meglio a 65.
Il misantropo non cambierà idea.
Il misantropo non è come vorresti che fosse.
Per te c’è tutto il resto del mondo, non ti basta?
Devi per forza scassare l’anima a chi vive in solitudine ed è contento così?

Ecco.

Perché si può essere soddisfatti (non dico felici, ma questo è un altro discorso) pure se si è diversi da te. Ti sembrerà INCREDIBILE ma così è.

Quindi ogni volta che scrivi un commento stronzata, sappi che il misantropo è lì che si chiede Ma perché. Cos’ho fatto di male. Ma porcodio sul serio. Che spreco d’aria. 

Sempre in modo teatrale.

Tra le tante minchiate, oggi ne citeremo una da foodblogger: PREPAREREMO LE TAGLIATELLE AI FUNGHI COME AL RISTORANTE, CON TRUCCO!!!!111!!

Cioè?
Tagliatelle scotte, sei chili di panna e 3 funghi e mezzo? E CHE SIANO PORCINI, mi raccomando.
Scusate, ma se volevo mangiare di merda mi compravo direttamente 4 salti in padella o telefonavo a Giovanni Rana, vi pare?

Quindi oggi avrai dosi reali e sì, la panna la useremo perché ho provato senza e più che tagliatelle ai funghi erano tagliatelle alla noia, però quel tanto che basta per.
Go, go, go!

Non fatelo. Venite a mangiare da Pizzakaiju. Basta che state zitti.

Per preparare delle tagliatelle ai funghi, per due persone, hai bisogno di:

  • Tagliatelle che puoi costruire con questo procedimento qui. Ti serviranno 200 grammi di farina 00 e 2 uova, a temperatura ambiente;
  • 500 grammi di funghi freschi. Non di meno. Se vuoi puoi arrivare a 600, se proprio c’hai una voglia di funghi che levati. E funghi freschi: non surgelati che sanno d’un cazzo e manco quelli secchi che sanno di brodo;
  • 10 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • prezzemolo e pepe;
  • 150 grammi di panna fresca. FRESCA e non confezionata (che manco è panna, tanto per ripetere l’ovvio anche oggi). Se vuoi puoi arrivare anche a 200 grammi, a seconda del grado di cremosità che vuoi raggiungere;
  • 40 grammi di parmigiano.

Inizia preparando la tagliatelle con questo procedimento qui. 
Ricordati sempre che l’impasto deve riposare 30 minuti, quindi regolati.

Poi passiamo ai funghi.
Non sono Azzurro di Funghi, ma da quel che ne so alcune tipologie si possono sciacquare sotto l’acqua ed altre no.
Io ho usato gli champignon e mi sono limitata a togliere con un coltello la parte terrosa.
Poi li ho tagliati a pezzetti.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
In una padella versa 10 grammi d’olio e mettici uno spicchio d’aglio intero ma scamiciato.
Dobbiamo dorare l’aglio e poi toglierlo, quindi solito sistema: inclina la padella in modo di avere l’olio tutto in un punto e fai soffriggere l’aglio così.

Quando è bello colorato, levalo con una pinza.
Caccia ora i funghi.

Aggiungi sale, un po’ di prezzemolo e poi chiudi col coperchio.
Fai andare a fiamma medio bassa per una decina di minuti: vedrai i funghi perdere parecchio di volume e rilasceranno anche del liquido che li aiuterà nella cottura (per questo mettiamo il coperchio, così facciamo evaporare quel prezioso liquido più tardi possibile).
Eccoli alla fine del loro viaggio:

Spegni la fiamma, assaggia ed aggiungi il sale se occorre. Grattugia il parmigiano ed attendiamo le tagliatelle.
La pasta fresca (quella di Pizzakaiju, perché in tutti gli altri siti pare che non sia così e boh, cazzi loro) impiega pochissimo a cuocere. In questo caso dobbiamo solo immergerla e toglierla, per liberarla dalla farina in eccesso.
Immergi, conta fino a dieci e mentre lo fai sbrogliala con una pinza o forchettone, poi scolala e cacciala in padella. Fai andare per 30 secondi la pasta, poi spegni o tieni comunque una fiamma molto, molto bassa.

Caccia dentro i 20 grammi di parmigiano e versa la panna fresca. 100 grammi.

La panna fresca comincerà a sobbollire dopo poco e si addenserà. Tu mescola il tutto per tutta l’operazione e controlla la panna: deve ritirarsi senza seccarsi. Ci vorrà davvero poco, pochi secondi.
Ecco una foto per mostrarti il liquido conclusivo:

Ora prepara i piatti e spolvera ogni porzione con pepe e prezzemolo e, se vuoi (e te lo consiglio) 25 grammi di panna. Infine il parmigiano rimasto.
Ecco cosa dovresti avere davanti, prima dell’arrivo del formaggio:

Ciao e buon appetito!