Primi

Tagliatelle panna e salmone (vs i saggi consigli dei pesaculisti)

È umanamente impossibile saltare per 30 minuti di seguito, dicono.

Siamo sicuri?

Ok. Compro una corda, dopo appena tre sessioni salto addirittura per un’ora. Dopo una settimana e mezza aggiungo pure le cavigliere da un chilo e mezzo, per intensificare l’esercizio.

Il giorno di riposo è la parte più importante dell’allenamento. I professionisti si allenano a giorni alterni, a volte anche di meno. Così affermano i grandi opinionisti.
Ok. Peccato che io non mi fermi mai, mi alleni tre ore al giorno e stia benissimo. Sarò la reincarnazione di Jury Chechi?

Yuri ognuno lo scrive un po’ come gli pare.

Del tutto inutile allenarsi senza una dieta equilibrata. Bisogna mangiare pasta integrale, niente grassi saturi e tante proteine. È il saggio consiglio di Marianno, 30 chili in sovrappeso e pesaculista convinto.
Ok. Mi sfondo di Mars ed ottengo degli addominali che non sono quelli di Boyka, ma quasi.

Se non hai visto Undisputed IV rimedia subito.

Oggi siamo qui per sfatare tutti quei luoghi comuni che serpeggiano nelle teste delle persone e nei siti di sport-alimentazione.

Veloce riassunto dell’esistenza di Pizzakaiju: grassona fino ai 22 anni (arrivavo quasi a 90 chili), lunga vita di dieta senza sport. Ogni tanto iniziavo qualche cosa (corsa, nuoto, minigolf), prendevo subito peso, mi deprimevo, smettevo.
Tre anni fa, raggiunta una magrezza abbastanza ok, inizio ad allenarmi. A casa. Piccoli pesi, un po’ di yoga, il wii fit.

Io avevo la forma di Kirby.

In pochissimo tempo, con un allenamento comunque piuttosto scarno di un paio d’ore misere per tre volte a settimana, ho cambiato leggermente fisico ed ho capito pure che lo sport è una figata.

Da lì ho iniziato ad aumentare sempre di più: pesi sempre più grandi, diversificazione dell’allenamento, studio dei possibili cambiamenti per sviluppare muscoli differenti.
Piano piano si arriva all’allenamento di adesso, che è il più completo che per ora sono riuscita ad organizzare. Tre giorni alterni.

  • Giorno 1: manubri da 8 chili, gambe con cavigliere da 2 chili. 50 ripetizioni per gli esercizi delle braccia, 100 per quelli delle gambe. Trazioni, addominali, flessioni e 30 minuti di corda o bici. Il tutto mi tiene impegnata almeno 3 ore.
  • Giorno 2: utilizzo del macchinario per i muscoli della schiena e delle gambe. 50 ripetizioni alzando il peso massimo possibile. Trazioni, addominali e 30 minuti di corda o bici;
  • Giorno 3: allenamento al sacco per un’ora e mezza (40 minuti di pugni ed il resto calci), trazioni e 30 minuti di corda e bici.

Senza riposo, mai.

Un mio spirito guida.

In questi tre anni non ho controllato per niente il cibo ingerito, anzi, l’ho raddoppiato. Mangiando schifezze senza ritegno, dalla pizza al burro d’arachidi fritto.
Da qualche tempo i risultati sono rallentati: ho poco grasso ancora resistente, soprattutto nelle gambe. E non se ne va.
Siccome stavo cercando un modo per accelerare i miei risultati ho provato a dare retta al mondo.
Negli ultimi 2 mesi ho seguito dunque tutti quei saggi consigli che chiunque ti dà, pure se non ha mai alzato il culo dal divano negli ultimi 7 anni. Devi valutare i nutrienti, mica solo le calorie. Bisogna mangiare poco a cena ed avere un pranzo equilibrato. Elimina i dolci e fai colazione, il pasto più importante della giornata.

Di solito rispondevo così… ma perché non provare?

Risultato? Il grasso che avevo faticosamente fatto diminuire i 2 mesi prima, a suon di allenamenti e buondì fritti nella sugna, è tornato. In più ho avuto giornate molto sonnolente (cosa per me non normale) e difficoltà intestinali (altra roba fantascientifica).
Ho preso due chili che, per quanto uno possa pensare che in mezzo ci sia anche un aumento di massa muscolare, senz’altro del grasso c’è lo stesso.

Quindi io sono qui per dirti che è inutile che stai lì a cercare risposte nel web e nelle parole degli altri, pure nelle mie. Gli articoli del web sono innanzitutto scritti pensando non allo sport di per sé, bensì al dimagrimento. Quasi ogni approfondimento è strutturato pensando che tu sia lì per iniziare dopo un’esistenza di riposo assoluto e dando per scontato che tu sia un barile di liquami puzzosi che ha deciso di sembrare meno schifido durante le vacanze al mare.

Ma la domanda non era tipo I sogni aiutano a vivere o La vita è un sogno?

Fare sport è bello di per sé. Questa frase non la vedrai scritta in quei siti lì: cercheranno solo di donarti un bignamino per perdere peso nel minore tempo possibile, ossia nella maniera più imbecille che ci sia.
Non è vero che gli sportivi professionisti si allenano 15 minuti alla settimana e non è manco vero che mangiano sano per forza. Dipende dai gusti, dal metabolismo, dall’atleta.
Non è vero che se ti senti stanco devi riposare. Il corpo si adatta a tutto ed in maniera velocissima. Quello che conta, semmai, è il cibo. E quello conta per davvero.

La regola d’oro è Moderarsi.

Non puoi pensare di fare 3 ore di sport al giorno senza tre pasti soddisfacenti al giorno. E se mangiare una bistecca coi piselli a pranzo non ti piace e preferisci il panettone, non vedo perché dovresti privartene.
Se non ti piace mangiare a pranzo e se ti senti male se salti la cena , non è che devi dare retta a quelli che divorano 6 pacchetti di patatine al giorno però ti fanno la morale.

Innanzitutto bisogna capire che non c’è una regola perché ogni corpo è a sé. Reagisce diversamente ad ogni stimolo: al digiuno, al troppo cibo, allo sport, al riposo, al caldo, al freddo. Ad esempio non è vero che bisogna bere 2 litri d’acqua al giorno per stare bene, non è che devi sforzarti: bevi quando hai sente, il corpo te lo dice tranquillo quando ne ha bisogno. A meno che tu abbia qualche malattia particolare.

Tipo quella delle ossa grosse.

La gente mi dice spesso che non ho bisogno dei dolci, è solo abitudine e mi domando da dove possa uscire la necessità di quest’affermazione. C’è qualcuno che crede che i dolci siano un bisogno? Bah. Io non ne ho mica bisogno. Come non ho bisogno delle lasagne al ragù: semplicemente mi piacciono. E siccome mi faccio un mazzo tanto e so che brucio, con il movimento, pure mia nonna cotta al vapore, perché dovrei smettere?
Per questioni di salute, mi dicono.

Molto interessante.

Ah, perché se vengo a controllare nella tua dispensa pensi che siccome non hai le merendine allora mangi bene? Pensi davvero che il Philadelphia sia un formaggio light e sano, per esempio? E vogliamo parlare dello scatolame che custodisci tanto gelosamente? La panna? Qualsiasi salume e carne allammmerda (con animali allevati chissà come) che hai nel frigo? E dell’automobile, che sicuramente hai? E del fatto che vivi in città, quasi certamente?
Insomma, proprio a me devi scassare le palle, perché mangio le merendine a pranzo invece di mangiarle nel pomeriggio, come hai fatto tu dopo un pranzo carico di tortelloni con la panna?

Dai, vai a cagare, te e le tue patatine fritte biologiche.

Regola numero 1: sono ben pochi quelli che hanno un’alimentazione davvero corretta e sono ancora meno quelli che praticano dello sport, tra quelli che predicano.
Chi fa sport di solito si fa i cazzi suoi, sperimenta sul proprio corpo per cercare un equilibrio ed è tendenzialmente così disperato per i suoi risultati che col cazzo pensa a rompere l’anima agli altri.

La disperazione di chi si allena spesso e non è mai contento.

Io sto andando per tentativi.
Mi alleno e cerco di mangiare quello che mi va, senza esagerare. Al momento sto provando il tris Colazione molto abbondante – pranzo tranquillone – cena in cui tutto è concesso. Vedrò se funzionerà soltanto tra qualche mese. Perché tutto è a lungo termine: già quelli che ti promettono risultati in 4-5-massimomassimo8 settimane sono dei cazzari che manco Wanna Marchi.
Quel che è certo è che io non ho consigli, se non quello di fregartene dei consigli. Bisogna valutare se stessi, constatare come il corpo reagisce ai vari stimoli e cercare la strategia migliore per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Non con la dieta della rinuncia – il male per ogni sportivo -, bensì con l’equilibrio.

Anche perché mica sempre si riesce a scansare tutte le torte che ti tirano addosso. A volte mangiarle è questione di cortesia.

D’altra parte una certezza c’è: i risultati sono proporzionali all’intensità dell’allenamento ed alla sua frequenza. Se qualcuno vi dice che allenarsi tutti i giorni porta al deperimento dei muscoli potete far scattare le pernacchie, tanto sono tutte stronzate (e di solito l’unico allenamento fatto dal tizio/tizia è quello di alzarsi per andare al cesso, tra una sessione intensissima di tv e l’altra).

Poi dipende sempre dalla routine quotidiana: se si ha un lavoro impegnativo, è senz’altro impensabile allenarsi ogni giorno senza stressarsi nella mente e nel corpo.

Ah, già che son qui parliamo di quelle meravigliose bilance che dovrebbero calcolare quantità d’acqua nel corpo, massa grassa e massa magra. Spoiler: non funzionano.
Ne ho usata una economica per qualche tempo e i valori non cambiavano mai. Andando a logica, posso capire anche il perché: non ho avuto cambi di peso repentini, ho solo sostituito il grasso con i muscoli. In tre anni di sport ho aumentato di due chili complessivi. Queste bilance (almeno quelle economiche) sono probabilmente pensate per rassicurare un ex ciccione o un ex secco che decide di fisicarsi, ma senz’altro non sono pensate per fornire dati realistici a chi semplicemente trasforma il corpo non in maniera drastica.

Prima di scoprire Cicalone, la parola Ciccione era una parola che dicevo sottovoce. Adesso no, adesso sono una persona orribile.

Spero di aver sciolto un po’ del tuo stress da sportivo e di aver eliminato il senso di colpa che provi ogni volta che apri il barattolo di burro d’arachidi.
Ora possiamo mangiare con gioia.

Eseguire questo esercizio tutti i giorni può aiutare a rafforzare i polsi.

Nel periodo di natale in giro ci sono solo tre ricette: l’insalata russa, gli alberelli di natale costruiti un po’ con qualsiasi cosa e la pasta al salmone.
L’insalata russa mi fa schifo, gli alberelli di natale sono la tristezza culinaria di questo millennio… però la pasta al salmone a me piace.
Quindi ecco la mia versione.
Go, go, go!

Dai, ti risolvo la serata.

Per preparare delle tagliatelle panna e salmone, per due persone, hai bisogno di:

  • Tagliatelle per due persone, che puoi costruirti seguendo questa ricetta. Ti servono 200 grammi di farina 00 e 2 uova (a temperatura ambiente);
  • 200 grammi di salmone affumicato;
  • prezzemolo;
  • 200 grammi di panna fresca;
  • pepe, sale;
  • 25 grammi di burro;
  • mezza cipolla rossa.

Parentesi sulla panna. Mai usare quella a lunga conservazione, a meno che tu sia proprio costretta: è più papposa, meno cremosa, più invadente. Certo, è anche enormemente meno calorica, ma vale la pena ingerire un po’ di grasso in più se il risultato è migliore.
Nelle foto vedrai, purtroppo, quella schifida. Al supermercato era finita quella buona, ho dovuto abbozzare.

La reazione della commessa quando ha visto la mia disperazione.

Innanzitutto prepara le tagliatelle come ti ho insegnato qui. 
Ricordati di non usare uova fredde, di impastare per dieci minuti e di lasciare riposare l’impasto per almeno 30 minuti (60 è pure meglio). 

Fatto? No? Ok, chiamami, io vado a fare altro.

Tipo giocare al mio nuovissimo titolo preferito.

Ok.
Metti l’acqua della pasta a bollire. Aggiungici anche 2 cucchiai d’olio, serviranno a non fare attaccare la pasta. 

Mentre attendiamo le bolle, prepariamo gli ingredienti.
Trita il prezzemolo.
Trita la cipolla.
Riduci a pezzetti il salmone e tienine da parte circa 30 grammi per decorare i piatti. 

Ci sono quasi le bolle? Facciamo la crema.
Caccia 25 grammi di burro in una padella e falli sciogliere a fiamma medio bassa.

Unisci la cipolla e, girando spesso, falla ammorbidire.

Devi starci dietro, perché il burro tende a bruciarsi facilmente: quindi fiamma medio bassa e gira spesso.

Dopo qualche minuto aggiungi in padella metà del salmone affumicato.

Fai insaporire circa per un minuto. Poi versa la panna.

Mescola bene, aggiungi sale e pepe.

Nel caso della panna a lunga conservazione ti basta aspettare che sobbolla. Con quella fresca ci vorrà qualche minuto in più per farla addensare.

Quando ottieni una bella consistenza cremosa puoi buttare la pasta.
Le tagliatelle hanno bisogno di 30 secondi esatti per essere pronte: cacciale nell’acqua, conta fino a 30 e poi scolale, senza buttare l’acqua di cottura. 
Riversale nella padella. In questo momento unisci anche il prezzemolo tritato ed il rimanente salmone (ma non i 30 grammi per decorare il piatto, mi raccomando).

Usa una fiamma medio alta e mescola il tutto, bagnando con l’acqua nel caso fosse troppo asciutto (con la panna fresca non accadrà, con quella a lunga conservazione probabilmente sì).

Impiatta, cospargi ogni porzione con del pepe e concludi con il salmone tenuto da parte.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Siccome non è una foto molto carina, ecco una forchettata che fa venire più fame:

Ciao e buon appetito!

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Primi

Tagliatelle con farina di castagne, condite con zucca e salsiccia (featuring la schizofrenia ai tempi dell’internet).

(Se non c’hai tempo di leggere le mie stronzate hai tutta la mia approvazione e comprensione e salta dove vedi la prima frase scritta in grassetto. Da lì in poi si mangia e basta).
L’abitudine di stare per i fatti miei è un’ottima, sanissima abitudine. Ho tempo per fare sport, vedere un fottio di film inutili, videogiocare, cucinare robe lunghissime e persino leggere qualcosa, quando i neuroni lo consentono.
Certo, esiste anche il momento del tedio, della noia, del nulla, soprattutto quando piove e dopo un po’ vorresti rompere ogni schermo in casa perché basta cazzo, c’è un limite a tutto.
Il mood di quei momenti lì.
Nell’ultimo periodo – vuoi per il blog, vuoi soprattutto perché boh – ho invitato il multiverso nel mio profilo facebook, aggiungendo contatti in maniera del tutto casuale. Ho aperto un account twitter ed uno instagram e – è questa la parte più complessa – ho pure iniziato a commentare i post degli altri.
Prima con le faccine e i cuoricini, con gli XD e i LOL.
In seguito con roba un po’ più complessa e – nei giorni no – sono persino incappata in diverse polemiche iniziate per caso e (sempre, invariabilmente) prive di alcun senso.
Un paio di giorni fa, a furia di leggere e lasciare il mio segno nel mondo internettiano, ho commesso uno sbaglio. Un errore tanto cretino quanto macroscopico.
Un errore tipo questo.
Sono finita su un sito che boh ed ho letto un articolo che boh.
L’ho letto tutto, non mi è piaciuto, l’ho criticato sotto al post del tizio che l’aveva condiviso.
Dopo poco arriva l’autrice dell’articolo che mi spiega il suo punto di vista. Io rispondo e tutto ok.
Poi arriva un altro commento che mi fa girare le pale boomerang a mille ed io rispondo di nuovo. Perché va bene tutto, ma lì mi si accusava di non capire l’ironia, di non cogliere l’ironia, di non sapere manco che cazz’è, l’ironia.
PUGNI MISSILE!

Dopo un brevissimo botta e risposta, uno dei miei neuroni – probabilmente l’unico non occupato a strillare come un coglione – si è accorto di un particolare. Ma un particolare talmente grosso che uno poi si vergogna quasi a dirlo: io stavo bisticcian-dialogando non più con l’autrice dell’articolo, ma con una tizia che era intervenuta ancora più a cazzo di me.

Domanda che ci si dovrebbe porre prima di commentare qualsiasi cosa.
A me capita SPESSISSIMO di confondere i nomi mentre scrollo la pagina Facebook perché, alla fine, mica sto leggendo. Sto facendo zapping e nel tuo zapping può pure capitare che sia la Clerici a mettere le mani nella merda di dinosauro e non Laura Dern.
Perché il cervello non è focalizzato, sta solo giocando una sua versione personalissima del ping pong.
Quindi io scrollo, leggiucchio che Franco Ciccio ha postato una cagata, poi due ore dopo vedo che non si trattava di Franco Ciccio, bensì di Francesco Ciccione. Sì, vero, nomi simili, ma non è la stessa persona.
La merda del dinosauro di Antonella Clerici.
Ecco, qui è capitata una cosa molto simile. I miei neuroni hanno deciso che si trattava della stessa persona con – addirittura! – due avatar diversi.
E niente, alla fine mi sono presa a schiaffi da sola ed ho smesso di commentare, osservando il mio madornale sbaglio per 15 minuti buoni, con aria ebete.
Mi sono comportata esattamente come l’internet si comporta regolarmente con me ed io non avevo manco l’alibi di stare commentando al cesso. Nono. Io ero seduta, religiosamente in silenzio, davanti al pc.
Questo mi ha fatto pensare a tutte le volte che ho scritto una parola per sbaglio e non me ne sono magari manco accorta ed al fatto che, anche se più di rado, pure io ho le dita più veloci del cervello. E se è vero che la maggioranza di utenti dell’internet non merita la mia attenzione, è altrettanto vero che in quel momento lì io ero la maggioranza dell’internet, solo con l’utilizzo più sapiente di virgole ed accenti.
Eggià.
Forse però ammettere l’errore davanti a tutti – e soprattutto davanti a me – può solo rendere migliore questo web di merda in cui tutti ci scorniamo di continuo.
Il problema non era quello che stavo affermando – l’articolo continua a non piacermi e continuo a pensare che le mie argomentazioni fossero lucide – ma la mia reazione istintiva di saltare al collo dell’altro, senza manco disturbarmi a leggere un po’ meglio almeno il nome dell’interlocutore. Perché l’autrice mica mi ha scritto niente di fastidioso, anzi. Già il fatto che qualcuno si disturbi a rispondere a qualcun altro, esplicando il proprio pensiero e lavoro, è segno di apertura. Era l’altra – quella che non so manco chi cazz’è – che ha usato un tono talmente paternalista da farmi estrarre l’alabarda spaziale.
Tette Missili!
Non lo sto vivendo benissimo, questo internet. Soprattutto in questi tempi di apertura e di esami di coscienza. Da una parte trascorro ore a guardare video su youtube di persone intelligenti, con argomenti interessanti, capaci di trasmettere tutta la loro cultura-passione a chiunque passi di lì.
Poi scrivo uno status stronzo su facebook e puntualmente qualcuno non capisce quello che sto dicendo e si inizia a polemizzare. C’è uno scarto così enorme tra quello che vorrei fosse l’internet e quello che poi è per me, che ultimamente sta diventando quasi una forma di schizofrenia.
Molto più di ogni tanto.

E non è che magari pure loro – uno se lo chiede – quando scrivo io e mi rispondono in realtà non stanno leggendo e si avventano però sulla tastiera? Così, perché oggi non ho niente di meglio da fare? Perché non ho digerito bene?Dunque mi impegno – in questo fine 2018, quasi 2019 – nel lasciare commenti solo intelligenti, leggendo d’ora in poi sei volte ciò che gli altri scrivono prima di palesare la mia inutile presenza. Almeno quando sono io ad andare a disturbare loro, sulla loro pagina o canale youtube o chissà che altro.

Prima di commentare qualcosa – QUALSIASI COSA – devo chiedermi: mi interessa davvero iniziare un dibattito su questa cosa? Sono preparata sull’argomento o è solo noia? Il mio innervosirmi per un dato x è un innervosirmi consapevole e pensato? E se sì, in ciò che vuoi commentare c’è un pensiero consapevole o stai per iniziare un litigio con uno che reputi demente? Se lo reputi demente, ha senso farti coinvolgere?
E ancora: il mio commento potrebbe rovinare la giornata a questo in fin dei conti sconosciuto? Se sì, perché lasciarlo? Vorresti che qualcuno lo facesse con te?
E poi: se proprio ho superato tutto questo esame di coscienza prescrittura, sei proprio sicura di voler usare questo tono qui? Non ce n’è uno più standard, asettico, uno che useresti con le persone che non conosci nella vita non virtuale?
Certo, c’è anche questo. Mica è sempre e solo colpa mia: maledetti mulini a vento.
Anche perché, parliamoci chiaro, è raro che nella vita non virtuale io inizi a dialogare con qualcuno. Tendenzialmente sorrido ed annuisco, un po’ perché non sono proprio fatta per le 4 chiacchiere (già solo questo modo di dire mi provoca autocombustione), un po’ perché non mi interessa per niente, un po’ perché è proprio difficile partire a parlare di qualsiasi cosa (foss’anche di cinema, per dire) con qualcuno di cui non sai niente. Non è che incontro la cassiera che mi dice che ieri ha visto Edward Mani di forbici, aggiungendo è il mio film preferito ed io inizio con una filippica su quanto Tim Burton sia un regista di merda. Pure se lo penso. Così come non abbraccio qualcuno che mi dice che Tobe Hooper è il suo regista preferito. Che poi magari pensa pure che Hooper sia quello di The Evil Dead, che può succedere.
E questo è Jason.
Ricordo una volta che una commessa mi ha detto che non sapeva chi fosse Rocky Balboa. Me lo ricordo ancora, ma non è che gli ho dato un cazzotto in faccia. Mi sono stupita, ho riso e Ciao alla prossima. Su internet sarebbe scoppiata l’apocalisse. Sì, ma perché, in fin dei conti?
Diverso è quando i commenti li ricevo nei miei spazi. Due sono le cose che principalmente mi fanno ingaggiare i raggi cosmici:
  • Quando uno dà per scontato che io non sappia qualcosa di assolutamente banale. Non condivido tutto quello che faccio su Fb e quindi se qualcuno mi dovesse consigliare – che so – di leggere la Fondazione di Asimov ci può stare, pure se è chiaramente una di quelle robe che ho letto più volte (e forse leggerò ancora). Perché non parlo mai di libri, leggendo troppo poco per sentirmi a mio agio nel raccontare i miei gusti personali.
    Però non faccio che parlare di film. Se qualcuno mi viene a consigliare, cazzo ne so, Lo Squalo, a me girano i coglioni. Ma tipo che lo prenderei a pugni. Perché sento che questa persona mi sta sminuendo, in qualche maniera, con questo tipo di consiglio che per me è giusto l’ABC. A me non vieni a spiegarmi che A è la A di Albero, ma lasciami stare che è meglio.
  • Quando uno non è che voglia parlare con ME, ma è lì per parlare e basta. Chiaro che non può valere per contatti recenti, ma giusto per quelli che ho da anni (e ne ho parecchi). Quando qualcuno che mi conosce dal 2012 mi viene a dire – esempio casuale – che un film è più bello in lingua originale, a me viene da saltargli alla gola. Ma come? Non guardo un film doppiato dal 1942 e tu mi dici questo? Sarebbe un po’ come dire Oh, non sapevo che avessi un blog di cucina. Ma come? Tutti i giorni carico foto di cibo, tutti giorni linko il mio blog e tu che sei con me da sempre non te ne sei accorto? E allora, se non ti interessa di me, perché sei venuto a disturbarti? Di solito la ragione è che sono seduti al cesso e non sanno cosa fare.
Belli i tempi in cui si leggevano le etichette dei detersivi.
Tette soniche!
Poi ogni tanto mi ritrovo a litigare, nei miei spazi, con questi sconosciuti del primo punto e magari mi incazzo e sto male per un’intera giornata.
E sai il giorno dopo cosa accade? Che non mi ricordo con chi ho litigato. Proprio IL NOME. Perché ho tanti contatti e non mi sono curata di capire chi mi stava rompendo i coglioni, l’unica cosa che so è che QUALCUNO mi ha rotto i coglioni. Se questo qualcuno si cancellasse, manco lo saprei, non me ne accorgerei.
E allora mi devo chiedere: ma valeva la pena incazzarsi così tanto per uno senza faccia e senza nome? Per uno che riconosco giusto dall’avatar e si sa che gli avatar hanno la data di scadenza e quindi prima o poi non sarebbe identificativo manco quello?
PALPEBRE DI FUOCO!
Il fatto è che queste mie reazioni sono istintive. Così come non posso esimermi dallo scappare quando un calabrone mi vola accanto, così come non posso controllare il senso di panico di fronte ad un burrone… non riesco a controllare questa ira. Si possono incatenare le reazioni istintive? Si riesce a non sobbalzare di paura, per esempio?
Basta, quante domande.
Go, go, go! che so che ti è venuta fame.
Non c’è bisogno di mangiare i surgelati, dai, ora cuciniamo.

Oggi prepariamo delle tagliatelle con la farina di castagne e le condiamo con salsiccia e zucca.
Una cosa che devi sapere sulla farina di castagne: è tanto buona quanto morbida. Quindi non puoi pensare di usare solo quella per creare la tua pasta. Verrebbe una pappetta troppo molle. Io ho provato a creare degli gnocchi di patate in quella maniera e si potevano mangiare, però secondo me facevano anche schifo, a pensarci benissimo.

Quindi non cambiare le dosi, che poi fai come Padre Maronno.

Per preparare le tagliatelle con farina di castagne, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova, a temperatura ambiente;
  • 50 grammi di farina di castagne;
  • 100 grammi di farina 00.

Per condire le tagliatelle, sempre per un pasto per due persone, hai bisogno di:

  • un cucchiaio d’olio;
  • mezza cipolla rossa;
  • 400 grammi di salsiccia;
  • 300 grammi di zucca;
  • un po’ di peperoncino, sale e pepe;
  • una cinquantina di grammi di provolone del monaco da aggiungere su piatti. Va benissimo anche un parmigiano reggiano o un pecorino toscano semi stagionato. Ma il provolone del monaco ci sta meglio.

Mi rifiuto di scrivere tutto il procedimento per le tagliatelle, poiché sarebbe una ripetizione. Sono identiche a quelle al cacao o a quelle classiche.

Alla fine è elementare: in una ciotola mescoli le due farine, in un’altra rompi le uova una per una e le sbatti leggermente. Unisci il tutto e impasti per dieci minuti, fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea.

Questa.

Lasci riposare l’impasto dai 30 ai 60 minuti (dipende quanto tempo hai a disposizione) e poi crei le tue tagliatelle. Con la macchina della pasta, a mano… come sei abituata.

Lavora sempre su un piano infarinato e lavati le mani con la farina, pure.

Alla fine otterrai queste belle cose, che devi tenere ben lontane dalla cucina perché il calore le farebbe appiccicare tra loro:

Fatto questo, prepariamo il sugo.
Metti l’acqua della pasta a bollire, cacciandoci dentro 2 cucchiai d’olio: aiuterà a non fare attaccare le tagliatelle durante la cottura.

In una padella fai scaldare un cucchiaio d’olio e comincia a far soffriggere, a fiamma medio bassa, la cipolla rossa tritata.

Mentre si compie quest’operazione, occupiamoci della salsiccia (ma ogni tanto gira la cipolla).

Togli il budello.

Tagliala a pezzetti.
Appena la cipolla è abbastanza morbida (meno di dieci minuti sono sufficienti) caccia dentro anche la salsiccia.

Usa una fiamma medio alta per cuocere la salsiccia ed ogni tanto girala. Nella prima fase non sarai costretta a starle molto dietro, perché caccerà fuori acqua e grasso.
Hai dunque tutto il tempo del mondo per levare la buccia alla zucca e tagliarla a dadini. Dadini piuttosto piccoli.

Aggiungila subito in padella, insieme ad un po’ di peperoncino.

Fai andare il condimento per una ventina di minuti, con fiamma sempre bella alta: ma i tempi sono un po’ random. Dipende dalla salsiccia e dipende dalla zucca. Tutto il liquido cacciato dalla salsiccia deve evaporare e la salsiccia deve colorarsi molto bene (anche bruciacchiarsi un po’, se lo desideri). La zucca se rimane intera bene, se si spappola bene lo stesso. 

In questo tempo ricordati di grattugiare il provolone, con dei buchi medi della grattugia (non a polvere, non a scaglie).

Ecco cosa dovresti cercare di raggiungere:

Assaggia, aggiusta di sale e se vuoi aggiungi anche il pepe. Spegni il tutto, riaccendi solo quando cali la pasta.

Sala l’acqua della pasta, riporta a bollore e cacciaci dentro le tagliatelle.
Conta fino a 30 secondi, poi scolala. Sì, è già pronta.

Cacciala in padella e falla saltare a fiamma alta, giusto il tempo di amalgamare gli ingredienti.

Prepara le porzioni e cospargi ogni piatto con del provolone del monaco.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Piatti tradizionali, Primi

Tagliatelle al ragù bolognese.

Di solito quando si affrontano le ricette tradizionali bisogna stare attenti, che c’è gente un po’ troppo sensibile in giro.

Uomo che discute sulla quantità di uova da usare nella carbonara.

E comunque per arrivare a trovare una ricetta più o meno credibile bisogna girare mezzo web. Prima di capire che nell’amatriciana magari la panna non ci va e manco i piselli e lasciamo perdere poi la nutella, bisogna navigare per pomeriggi interi.
Tutti possiedono il segreto segretissimo della gricia, più o meno tutti però la cucinano a cazzi loro (il Kaiju compreso, sia chiaro).

Lo scoramento.

Tutto questo per dirti che oggi è diverso. Oggi cuciniamo il ragù bolognese assoluto e non perché sono Azzurra di Emilia Romagna: il procedimento e gli ingredienti sono stati depositati nel novemila avanti Cthulhu dall’Accademia Italiana della Cucina.

Quindi, per oggi, niente fuoco e fiamme.

Tutti quelli che volevano flammare possono andare tranquilli tranquilli a casa.

Ci vorranno un paio d’ore buone per prepararlo ed è pure bello ciccioso. Ma vale ogni grammo di unto che ingerirai e, soprattutto, ti spanzerai all’infinito.

Sì, però mastica bene.

Dicono che questa sia una dose per 4 persone, eppure io ci ho condito solo due piatti di pasta. Abbondanti, colmi di sugo e spettacolari.

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle al ragù bolognese, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova + 200 grammi di farina per le tagliatelle. Il procedimento non lo ripeterò, poiché trovi il post dedicato qui;
  • 300 grammi di macinato di manzo;
  • 150 grammi di pancetta arrotolata. Grassa e in una fetta spessa;
  • 50 grammi di carote, 50 grammi di sedano e 50 grammi di cipolla;
  • 300 grammi di passata di pomodoro;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 100 grammi di vino rosso;
  • 200 grammi di latte intero a temperatura ambiente;
  • sale, pepe.

Ricordati che l’impasto per la pasta fresca ha bisogno di almeno 30 minuti di riposo (ancora meglio un’ora). Il ragù impiegherà circa 2 ore e mezza in tutto, quindi regolati un po’ te coi tempi.

Nono, io non mento mai. Il tempo di riposo è molto importante: l’impasto sarà più morbido e profumato ed il gusto ne guadagna parecchissimo, fidati.

Taglia la pancetta a dadini, poi tritala più finemente possibile con un mixer. Puoi anche usare un coltello, ma diventa una roba un po’ tediosa.

Trita anche cipolla, carota e sedano, sempre finemente e sempre con il mixer.

Metti la pancetta in una pentola di cui possiedi il coperchio ed accendi una fiamma bassa.

Fai sciogliere la pancetta più possibile, sarà così:

Ora versa 3 cucchiai d’olio ed appena il tutto inizia a sfrigolare caccia dentro anche il trito di verdure.

Sempre usando una fiamma bassa fai appassire le verdure. Ci vorrà una decina di minuti almeno. Eccole:

È il momento di aggiungere il macinato.

Fai rosolare bene, girando spesso.
Dovrà cambiare colore su ogni lato:

Versa il vino ed alza la fiamma, perché dobbiamo fare evaporare la parte alcolica. Dopo qualche minuto (orientativamente intorno ai 5) possiamo passare alla fase della cottura vera e propria e versare la passata di pomodoro.

Da questo momento in poi scattano le due ore. Fiamma bassissima, deve appena sobbollire. Io ho cotto un po’ col coperchio ed un po’ no, aggiungendo acqua tiepida ogni tanto, quando il sugo diventava meno liquido.

Ogni tanto vai a vedere e soprattutto ad annusare, perché già solo l’odore fa svenire di fame.

Odorare il cibo è una delle parti più importanti durante il cucinamento. Oltre ad uno dei piaceri della vita.

Quasi allo scadere delle due ore bisogna aggiungere il latte. A temperatura ambiente, mi raccomando.

Adesso prosegui la cottura sempre a fiamma bassa ma senza coperchio. Bisogna fare restringere il tutto di parecchio, ci vorrà un’altra mezzora. 
Guarda la bellezza, dopo questa attesa eterna:

A questo punto puoi assaggiare ed aggiustare di sale: non dovrebbe occorrere, poiché all’interno c’è la pancetta che è sapidissima. Aggiungi invece il pepe.

Spegni la fiamma e riaccendila dunque durante la cottura della pasta, per avere il ragù bello caldo quando dovrai condirla.

Prepara le tagliatelle, tirale fuori al super dente (conta 30 secondi da quando le metti in acqua e sono più che pronte) e buttale dentro una ciotola grande.
Aggiungi sugo un po’ alla volta, fino a raggiungere la quantità di condimento desiderato. Io l’ho usato tutto, ma magari per te è abbondante ed è sempre meglio dosare piano piano.

Prepara i piatti e niente, hai davanti a te uno dei capisaldi della civiltà umana.

Se vuoi puoi spolverare con un po’ di parmigiano, ma è così buona così che quasi quasi anche no.

Contenta? Mi merito almeno un abbraccio per averti insegnato una roba fondamentale per la propagazione della specie?

No, eh? Uff.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi, Primi al forno

Tagliatelle con ragù al forno.

Anche oggi ci vorrà del tempo. Ho impiegato tutto il pomeriggio, prendendomela iper comoda e preparando le cose al meglio delle mie possibilità.
E per una volta è successo: il piatto non aveva nessun errore, era da sbavo e potrei quasi urlare Al capolavoro.

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Un altro casalingo perfetto.

Senz’altro è grazie a Noce Moscata se si è trattato di un epic winning, poiché ho copiato la ricetta da lei. Ho seguito le istruzioni in maniera religiosa, cambiando giusto le dosi per adattarle ai bisogni della Società dei Magnaccioni, ed il risultato è stato spettacolare.

Tira fuori le uova dal frigo, che devono essere a temperatura ambiente, e quando sei pronta cominciamo.

Go, go, go!

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Niente panico, vedrai che sarà semplicissimo.

Le dosi sono per due persone che mangiano da scofanarsi o tre persone con ancora una dignità.

Hai bisogno di:

  • Tagliatelle per due persone. Che puoi cucinare seguendo le istruzioni che ti ho già dato: clicca qui.
  • Salsiccia e macinato di manzo, per un peso complessivo di 500 grammi. Io ho usato 300 di macinato e 200 di salsiccia;
  • 150 ml di vino rosso;
  • 250 grammi di mozzarella fiordilatte (è tanta, non l’ho usata tutta, ma è meglio abbondare negli acquisti, che non si sa mai);
  • una scatola di pelati (240 netti) + 200 grammi di passata (perché ce l’avevo in frigo ed era da usare). Altrimenti 2 scatole di pelati;
  • una carota, una costina di sedano ed una mezza cipolla per il soffritto;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • un centinaio di grammi di parmigiano grattugiato;
  • noce moscata.

Hai preparato le tagliatelle? Perché senza di loro è inutile iniziare a fare il resto.
Ecco le mie:

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Erano mesi che non mi venivano così bene.

Ora lasciale riposare, ben coperte da un panno, e prepariamo il soffritto.
È una roba che creo non molto spesso, il soffritto, quindi parliamone. Non devi fare come al tuo solito, che triti la roba grossolanamente e ti rimangono i pezzi di carota giganti.

Prima di tutto lava il sedano e la carota. Poi prendi il pelapatate e togli le superfici di entrambi. Così:

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Ora siediti e comincia a tritare tutto. Prima col coltello e poi con la mezzaluna. Il risultato che devi ottenere è questo, circa:

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In realtà ho tagliato ancora per un po’, erano più piccoli ancora.

Leva il budello alla salsiccia e tagliala a pezzetti.
E per dimostrarti che non dico balle sulla quantità, ti ho misurato la carne:

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È che mangiamo come porci.

In una pentola piuttosto grande, di cui possiedi il coperchio, scalda due cucchiai d’olio e poi aggiungi il soffritto. Fai cuocere per qualche minuto, a fiamma medio bassa.

Caccia dentro anche la carne e fai rosolare bene per 3 o 4 minuti.

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Aggiungi il vino, alza un pochino la fiamma, e fai evaporare.

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Quando non senti più l’odore del vino, aggiungi i pelati, la passata e – come consiglia Noce Moscata – un filo d’acqua con il quale avrai sciacquato i residui di sugo dal barattolo (sono questi i consigli che rendono veramente valido un blog di cucina, secondo me).

Fai cuocere il sugo per 15 minuti, col coperchio, a fiamma medio bassa. Aggiungi poi la noce moscata (che è un’aggiunta spaziale), un po’ di sale e mescola bene. Cuoci col coperchio scostato (deve uscire un po’ d’aria per permettere un’evaporazione più consistente) per altri dieci minuti.

Alla fine dovresti raggiungere questo risultato:

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Cuoci le tagliatelle al dente e poi gettale nella pentola col sugo:

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Io stavo mettendo il sugo nelle tagliatelle, perché pensavo di averne cucinato troppo. Così non è stato.

Preriscalda il forno a 200 gradi (se hai la possibilità, modalità ventilata).

Riduci la mozzarella a dadini e gratta il parmigiano (le dosi che ti ho dato sono parecchie, quindi valuta tu quanto vuoi usarne).

Spargi del sugo sul fondo di una teglia da forno.

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Ora metti metà delle tagliatelle sugate nella teglia, così:

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Ricopri con mozzarella e del parmigiano:

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Copri tutto con le restanti tagliatelle:

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Poi ancora mozzarella, parmigiano e pure un cucchiaio d’olio:

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Inforna a 200 gradi per una ventina di minuti.
Quando ha finito, lascia riposare la pasta per almeno una quarantina di minuti nel forno. Tanto sarà troppo bollente per mangiarla e così diventa più buona.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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MONDIALE!

Ciao e buon appetito!