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Tagliatelle all’ansia (+ giochiamo a Hitler Comanda Colore?)

Attenzione a prendere per il culo i complottisti perché domani potresti essere tu il terrapiattista di turno.

Dimenticavo i saluti!

Ne ho già parlato: i complotti non solo esistono, ma hanno causato grandi danni e tante, tante morti. Ma se è facile riconoscerli dopo anni (o secoli), un po’ meno lo è quando ci sei dentro. Soprattutto per il principio su cui si basano: se una cospirazione è fatta con tutti i crismi (e i cristi e i pazuzu) non può essere sgamata. Sennò che cospirazione del menga sarebbe?

L’ho già detto: in un paese come il nostro, in cui l’esistenza della Mafia era considerata un complotto fino a quando poi i primi boss sono stati processati, è difficile pensare che questa mentalità anticomplottista abbia potuto imporsi quasi come una religione.
Perché è quello che è, cari allegri commensali del Kaiju. Una persona che rifiuta a priori un pensiero non ufficializzato dai mezzi di comunicazione è identica ad una persona che vede misteri in ogni angolo. Entrambe completamente inaffidabili, entrambe con una visione della realtà così parziale da non poter essere neppure considerata una visione.

Tipico documento complottista, di solito presentato da Mentana e Bruno Vespa mentre fanno le scoregge con le ascelle.

Lo smantellamento della possibilità di un pensiero non uniformato è iniziato qualche anno fa, dopo l’11 di settembre (l’unico 11 settembre esistente, inutile che qualcuno urla CILECILE! oppure l’11 settembre è il mio compleanno! Esiste solo quell’altro e smettetela di agitarvi). Ad un certo punto, in televisione, hanno iniziato a ridere sulle teorie di complotto che giravano attorno alle torri gemelle. Non è che le smontassero, che in fin dei conti avevano anche delle ottime domande, quelle teorie. Domande a cui nessuno ha mai risposto. No, era più un ahahah ma avete sentito che deficienti?

E se avesse ragione?

Pian piano siamo arrivati ad oggi, in cui tutti i complotti sono paragonabili al terrapiattismo, alle scie chimiche ed ai vaccini.
Solo che.
Esempio.
Inserire nel proprio corpo il vaccino contro il latte scaduto perché mi hanno detto che è giusto, è stupido ESATTAMENTE come il comportamento opposto, quello del rifiuto a priori.

Quello che dovremmo coltivare è un pensiero critico, un giudizio più ponderato possibile che ci aiuti a comprendere la realtà: si analizzano gli eventi e si cerca di capire cosa c’è dietro e se c’è dietro qualcosa. A volte ci si fida, a volte no. Nessuno conosce comunque la verità, ma negare la possibilità di avere una teoria differente non è distante dal reprimere direttamente un pensiero non maggioritario. E sapete chi è che reprimeva direttamente un pensiero non maggioritario? HITLER!

Sapete chi era vegetariano?? HITLER!

Il fatto è che prima o poi tutti siamo dei complottisti. Magari una mattina ti svegli e le tue sinapsi sono particolarmente attive e compiono un salto, un salto non permesso dal sentire comune. Subito arrivano gli insulti, le derisioni e parole gettate a caso per screditarti (Antisemita è quella che va per la maggiore).

Siamo sicuri di volere vivere in un mondo del genere?

Sai a chi piacevano i bambini??? AD HITLER! 

Mentre ci pensi, ti propongo un piatto di tagliatelle che chiamerò Tagliatelle all’ansia. 
Avevo già provato a cucinarle un’altra volta, ma mi era venuto un piatto col formaggio raggrumato, uno schifo che tra un po’ chiamavo la pizzeria se solo non abitassi in culonia e manco questo, qui, ci è permesso.
In realtà era il tutorial ad essere una chiavica: l’ultima volta ho usato quello di Max Mariola e mi sono trovata strabene.

E sai a chi piacevano le tagliatelle???? AD HITLER!!

Ho avuto le mani sudate per tutta la preparazione, ma alla fine è stato facile e quindi posso provare ad insegnarlo anche a te.

Quasi dimenticavo: tagliatelle all’ansia per i Kaiju, ma Fettuccine all’Alfredo per tutto il resto del multiverso.

Go, go, go!

Oggi non sarà facile.

Per preparare delle tagliatelle all’ansia, per due persone, hai bisogno di:

  • tagliatelle per 2, che ti puoi creare con la solita ricetta che trovi qui. Hai bisogno di 2 uova a temperatura ambiente e 200 grammi di farina 00;
  • 40+20 grammi di burro. Li ho segnati separati perché li useremo in 2 momenti diversi;
  • pepe nero;
  • un paio di pezzi di buccia di limone. Con le foto capirai quanto te ne serve, ma poca roba;
  • 250 grammi di parmigiano grattugiato. Sì, la quantità è giusta. So che fa venire l’infarto solo a pensarci, ma ci vuole tutto.

Innanzitutto prepara la pasta, ricordandoti che la palletta deve riposare almeno 30 minuti prima di mutare in tagliatella. Un’ora è anche meglio. A temperatura ambiente.

Fai un po’ di riscaldamento per i muscoli delle spalle, delle braccia e dei polsi, poi grattugia 250 grammi di parmigiano in polvere.
Lava il limone e preleva due pezzetti di buccia, con un pelapatate.

Metti l’acqua della pasta a bollire, ricordandoti di cacciare dentro i canonici 2 cucchiai d’olio che aiuteranno la pasta a non attaccarsi.
Durante l’attesa, trasforma il tuo impasto in tagliatella.

Ok, ora niente panico e cerchiamo di capirci.
Dobbiamo formare una crema di formaggio, senza usare la fiamma. Quindi qui se riscaldiamo troppo o troppo poco la padella è un casino.

Innanzitutto aspettiamo che l’acqua bolle.
Dopo di che in una padella (io ho usato una roba a forma di wok, mi è sembrato più pratico) metti 40 grammi di burro insieme ad un po’ d’acqua (della pasta). Poca roba, tipo meno di mezzo mestolo.

L’acqua c’è, ma non si vede.

Accendi una fiamma bassa e fai sciogliere il burro. Metti dentro anche le bucce di limone.

Appena il burro è sciolto quasi del tutto (facendo attenzione che non inizi a bollire, nel caso tira su la padella per allontanarla dal fuoco ed abbassare la temperatura) spegni la fiamma e cala la pasta.
La pasta ha bisogno di 50-60 secondi di tempo per essere pronta. Ovviamente se stai usando la mia ed ancor più ovviamente se ti fa schifo la pasta scotta.
Se sei un infedele ed hai comprato la pasta, ti consiglio di far sciogliere il burro un minuto prima dell’arrivo della pasta in padella: la padella dovrà essere calda, ma non bollente.

Comunque, tira fuori le tagliatelle dall’acqua e riversale nella padella col burro sciolto. Non scolarle. Cacciale proprio dentro, con pinze e forchettoni, portandoti dietro anche un po’ d’acqua. E l’acqua della pasta lasciala con il fornello acceso, che la useremo di brutto.

Ora mescola bene la pasta con il burro. Poi aggiungi un po’ di formaggio. Non tutto, facciamo poco alla volta. E non azzardarti ad accendere il fornello sotto questa cazzo di padella.

Con la pinza giri e mescoli e giri e se vedi che si sta formando una roba secca, bagni con l’acqua della pasta. 
Gira ancora e gira ancora.
Aggiungi gli altri 20 grammi di burro.

Gira ancora, sempre con le pinze, e fai sciogliere il burro.
Aggiungi il formaggio, bagni con l’acqua, gira.

Questa operazione del gira ed aggiungi devi farla fino a quando hai formaggio a disposizione.

Dovresti avere davanti a te una crema di formaggio liscia. CREMA. Tipo panna densa, ma non troppo.

Solo alla fine aggiungi del pepe.

Ora asciugati le mani sudatissime e prepara i piatti: le tue tagliatelle all’ansia sono superpronte!

Spolverizza con un po’ di pepe ed ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

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Tagliatelle all’arancia (+ Ciao, come sto?)

Ci sono domande che proprio non devi farmi.
E no, non mi riferisco ai Quanti anni hai quanto pesi quante volte vai al cesso al giorno?.
No, tu la devi piantare di chiedermi Come stai?

Ecco.

Cento volte al giorno incontri sconosciuti di ogni genere e cento volte al giorno ti devi sorbire Ciao come stai, seguito da zero pause bensì da aneddotoni di cui nulla ti fotteva ma che ora ti devi sorbire.
Ciao come stai, il nuovo intercalare sociale, che ha preso il posto del chiacchiericcio sul tempo e dei miei Signora mia, ai tempi nostri…

Ma io non ci sto.

NO.

Chiedere ad una persona il proprio stato d’animo non è una roba che si può liquidare con leggerezza: lo sai, tu, per davvero, come stai? Io no. Per saperlo sul serio devo ragionare, raccontarmi (e raccontarti, di conseguenza) ciò che mi sta accadendo nell’ultimo periodo. E ciò che mi sta accadendo è senz’altro legato a qualcos’altro. Una catena di eventi lunghissima, che con tutta probabilità si ferma a quando ero nella pancia di mia madre e già riflettevo sul senso dell’esistenza.

E già mi allenavo, nella placenta.

Chiedere come stai a qualcun altro implica innanzitutto una voglia di connessione, di interazione. E pure un sottinteso desiderio di ascoltare.

Quindi se tu mi chiedi come sto e non ascolti la risposta (anzi, manco mi dai il tempo di proferir parola) io mi sento offesa perché in realtà non stai calcolando la mia individualità manco un po’. Nel caso remotissimo in cui tu volessi sentire davvero come sto, invece, lo prendo come un affronto: chi cazzo sei, tu, per farti i fatti miei? Cosa vuoi, di preciso? Ti devo svelare i miei segreti? I miei sogni? Le mie riflessioni? E perché, soprattutto?

Ma scusa un cazzo!

Forse la maggioranza delle persone è così abituata ad esistere che non si rende conto che i propri stati d’animo contano eccome e che – soprattutto – contano gli stati d’animo degli altri. Così concentrati come siamo sul nostro ego poniamo domande intime e personalissime all’altro senza nemmeno renderci conto di quel che stiamo facendo.

Secondo me è il massimo dell’offesa che si può recare: la totale indifferenza verso la sensibilità altrui.

Spero che da ora in poi ci penserai due volte, prima di salutare qualcuno in quella maniera detestabile.

Anche perché la prossima volta che lo fai, giuro, ti vengo a prendere a cucchiaiate.

Sermone finito, andiamo a preparare le tagliatelle.

Tagliatelle molto, molto strane perché le condiremo quasi esclusivamente con delle arance, smorzate giusto da una spolverata di formaggio. Un gusto particolare, ma a me è piaciuto parecchio.

Devi prima assaggiare per dirlo!

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle all’arancia, per due persone, hai bisogno di:

  • tagliatelle per due persone, che puoi costruire con questa ricetta qui. Necessiti di 2 uova (a temperatura ambiente) e 200 grammi di farina 00. In realtà io ti consiglio di preparare quelle al cacao che ci stanno da Pazuzu. Trovi la ricetta qui;
  • il succo di un’arancia;
  • la polpa di due arance. Se sono piccole, 4. Ho pesato il tutto: senza buccia, le arance erano circa 400 grammi. Misura perfetta;
  • un goccio d’olio (tipo 5 grammi bastano e avanzano);
  • pepe bianco o pepe rosa (in grani);
  • 50 grammi di parmigiano reggiano;
  • 25 grammi di burro.

Inizia dalle tagliatelle. Forma la palla e lasciala riposare: come ben sai l’impasto ha bisogno dai 30 ai 60 minuti di riposo (a seconda di quanta fame hai). Una volta formata la palletta, dunque, pensiamo agli altri ingredienti.

Innanzitutto dobbiamo pelare le arance. Proprio senza buccia né parte bianca (che è amara). Quindi armati di coltello e fai. Te ne servono o 2 o 4, diciamo che devi raggiungere 400 grammi di polpa.

Le bucce non buttarle: le usiamo dopo.
Spremi ora un’altra arancia.

Prendi tutte le bucce (se hai pezzi troppo piccoli no, però, sennò dopo impazzisci) e mettile nella pentola in cui cuocerai le tagliatelle. Versa 2 cucchiai d’olio (che servono solo ad essere sicuri sicuri sicuri che la pasta non si attacchi su se stessa), chiudi col coperchio e porta ad ebollizione.

Torna dalla tua palla di pasta e forma le tagliatelle. A mano o con la macchina, sono scelte tue.

Ed ora il sugo.
Riduci a pezzi le arance che hai spellato.

In una padella versa 5 grammi d’olio e 25 grammi di burro. L’olio serve solo per non fare bruciare il burro, così non ci dobbiamo preoccupare più di tanto.

Appena il tutto si è sciolto caccia dentro le arance a pezzi. Versa pure il succo dell’arancia che hai spremuto.

Fai andare a fiamma medio bassa. Dopo qualche minuto, quando le arance saranno un po’ morbide, schiacciale con una schiumarola:

Continua ad andare a fiamma medio bassa. In tutto credo di aver fatto cuocere la crema per circa 15 minuti: si devono ben spappolare e non devono asciugarsi del tutto.
Eccole verso la fine della cottura:

Appena l’acqua della pasta bolle togli le bucce delle arance, sempre con l’aiuto della tua fedele schiumarola:

Aggiungi il sale grosso, chiudi e riporta ad ebollizione.

Nell’attesa minima gratta i 50 grammi di parmigiano.
E adesso via, di tagliatelle.

Devi immergerle nell’acqua e contare fino a 30. Poi le scoli (senza sbatterti più di tanto) e cacciale in padella. Falle saltare lì per altri 30 secondi, giusto il tempo di unirle bene alla crema di arancia.

Spegni la fiamma e cacciaci sopra il formaggio.

Mescola strabene il tutto e ci siamo.
Forma i piatti e su ogni porzione aggiungi abbondante pepe bianco.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Se hai usato le tagliatelle al cacao, invece, sarà così:

Ciao e buon appetito!

Primi

Tagliatelle panna e salmone (vs i saggi consigli dei pesaculisti)

È umanamente impossibile saltare per 30 minuti di seguito, dicono.

Siamo sicuri?

Ok. Compro una corda, dopo appena tre sessioni salto addirittura per un’ora. Dopo una settimana e mezza aggiungo pure le cavigliere da un chilo e mezzo, per intensificare l’esercizio.

Il giorno di riposo è la parte più importante dell’allenamento. I professionisti si allenano a giorni alterni, a volte anche di meno. Così affermano i grandi opinionisti.
Ok. Peccato che io non mi fermi mai, mi alleni tre ore al giorno e stia benissimo. Sarò la reincarnazione di Jury Chechi?

Yuri ognuno lo scrive un po’ come gli pare.

Del tutto inutile allenarsi senza una dieta equilibrata. Bisogna mangiare pasta integrale, niente grassi saturi e tante proteine. È il saggio consiglio di Marianno, 30 chili in sovrappeso e pesaculista convinto.
Ok. Mi sfondo di Mars ed ottengo degli addominali che non sono quelli di Boyka, ma quasi.

Se non hai visto Undisputed IV rimedia subito.

Oggi siamo qui per sfatare tutti quei luoghi comuni che serpeggiano nelle teste delle persone e nei siti di sport-alimentazione.

Veloce riassunto dell’esistenza di Pizzakaiju: grassona fino ai 22 anni (arrivavo quasi a 90 chili), lunga vita di dieta senza sport. Ogni tanto iniziavo qualche cosa (corsa, nuoto, minigolf), prendevo subito peso, mi deprimevo, smettevo.
Tre anni fa, raggiunta una magrezza abbastanza ok, inizio ad allenarmi. A casa. Piccoli pesi, un po’ di yoga, il wii fit.

Io avevo la forma di Kirby.

In pochissimo tempo, con un allenamento comunque piuttosto scarno di un paio d’ore misere per tre volte a settimana, ho cambiato leggermente fisico ed ho capito pure che lo sport è una figata.

Da lì ho iniziato ad aumentare sempre di più: pesi sempre più grandi, diversificazione dell’allenamento, studio dei possibili cambiamenti per sviluppare muscoli differenti.
Piano piano si arriva all’allenamento di adesso, che è il più completo che per ora sono riuscita ad organizzare. Tre giorni alterni.

  • Giorno 1: manubri da 8 chili, gambe con cavigliere da 2 chili. 50 ripetizioni per gli esercizi delle braccia, 100 per quelli delle gambe. Trazioni, addominali, flessioni e 30 minuti di corda o bici. Il tutto mi tiene impegnata almeno 3 ore.
  • Giorno 2: utilizzo del macchinario per i muscoli della schiena e delle gambe. 50 ripetizioni alzando il peso massimo possibile. Trazioni, addominali e 30 minuti di corda o bici;
  • Giorno 3: allenamento al sacco per un’ora e mezza (40 minuti di pugni ed il resto calci), trazioni e 30 minuti di corda e bici.

Senza riposo, mai.

Un mio spirito guida.

In questi tre anni non ho controllato per niente il cibo ingerito, anzi, l’ho raddoppiato. Mangiando schifezze senza ritegno, dalla pizza al burro d’arachidi fritto.
Da qualche tempo i risultati sono rallentati: ho poco grasso ancora resistente, soprattutto nelle gambe. E non se ne va.
Siccome stavo cercando un modo per accelerare i miei risultati ho provato a dare retta al mondo.
Negli ultimi 2 mesi ho seguito dunque tutti quei saggi consigli che chiunque ti dà, pure se non ha mai alzato il culo dal divano negli ultimi 7 anni. Devi valutare i nutrienti, mica solo le calorie. Bisogna mangiare poco a cena ed avere un pranzo equilibrato. Elimina i dolci e fai colazione, il pasto più importante della giornata.

Di solito rispondevo così… ma perché non provare?

Risultato? Il grasso che avevo faticosamente fatto diminuire i 2 mesi prima, a suon di allenamenti e buondì fritti nella sugna, è tornato. In più ho avuto giornate molto sonnolente (cosa per me non normale) e difficoltà intestinali (altra roba fantascientifica).
Ho preso due chili che, per quanto uno possa pensare che in mezzo ci sia anche un aumento di massa muscolare, senz’altro del grasso c’è lo stesso.

Quindi io sono qui per dirti che è inutile che stai lì a cercare risposte nel web e nelle parole degli altri, pure nelle mie. Gli articoli del web sono innanzitutto scritti pensando non allo sport di per sé, bensì al dimagrimento. Quasi ogni approfondimento è strutturato pensando che tu sia lì per iniziare dopo un’esistenza di riposo assoluto e dando per scontato che tu sia un barile di liquami puzzosi che ha deciso di sembrare meno schifido durante le vacanze al mare.

Ma la domanda non era tipo I sogni aiutano a vivere o La vita è un sogno?

Fare sport è bello di per sé. Questa frase non la vedrai scritta in quei siti lì: cercheranno solo di donarti un bignamino per perdere peso nel minore tempo possibile, ossia nella maniera più imbecille che ci sia.
Non è vero che gli sportivi professionisti si allenano 15 minuti alla settimana e non è manco vero che mangiano sano per forza. Dipende dai gusti, dal metabolismo, dall’atleta.
Non è vero che se ti senti stanco devi riposare. Il corpo si adatta a tutto ed in maniera velocissima. Quello che conta, semmai, è il cibo. E quello conta per davvero.

La regola d’oro è Moderarsi.

Non puoi pensare di fare 3 ore di sport al giorno senza tre pasti soddisfacenti al giorno. E se mangiare una bistecca coi piselli a pranzo non ti piace e preferisci il panettone, non vedo perché dovresti privartene.
Se non ti piace mangiare a pranzo e se ti senti male se salti la cena , non è che devi dare retta a quelli che divorano 6 pacchetti di patatine al giorno però ti fanno la morale.

Innanzitutto bisogna capire che non c’è una regola perché ogni corpo è a sé. Reagisce diversamente ad ogni stimolo: al digiuno, al troppo cibo, allo sport, al riposo, al caldo, al freddo. Ad esempio non è vero che bisogna bere 2 litri d’acqua al giorno per stare bene, non è che devi sforzarti: bevi quando hai sente, il corpo te lo dice tranquillo quando ne ha bisogno. A meno che tu abbia qualche malattia particolare.

Tipo quella delle ossa grosse.

La gente mi dice spesso che non ho bisogno dei dolci, è solo abitudine e mi domando da dove possa uscire la necessità di quest’affermazione. C’è qualcuno che crede che i dolci siano un bisogno? Bah. Io non ne ho mica bisogno. Come non ho bisogno delle lasagne al ragù: semplicemente mi piacciono. E siccome mi faccio un mazzo tanto e so che brucio, con il movimento, pure mia nonna cotta al vapore, perché dovrei smettere?
Per questioni di salute, mi dicono.

Molto interessante.

Ah, perché se vengo a controllare nella tua dispensa pensi che siccome non hai le merendine allora mangi bene? Pensi davvero che il Philadelphia sia un formaggio light e sano, per esempio? E vogliamo parlare dello scatolame che custodisci tanto gelosamente? La panna? Qualsiasi salume e carne allammmerda (con animali allevati chissà come) che hai nel frigo? E dell’automobile, che sicuramente hai? E del fatto che vivi in città, quasi certamente?
Insomma, proprio a me devi scassare le palle, perché mangio le merendine a pranzo invece di mangiarle nel pomeriggio, come hai fatto tu dopo un pranzo carico di tortelloni con la panna?

Dai, vai a cagare, te e le tue patatine fritte biologiche.

Regola numero 1: sono ben pochi quelli che hanno un’alimentazione davvero corretta e sono ancora meno quelli che praticano dello sport, tra quelli che predicano.
Chi fa sport di solito si fa i cazzi suoi, sperimenta sul proprio corpo per cercare un equilibrio ed è tendenzialmente così disperato per i suoi risultati che col cazzo pensa a rompere l’anima agli altri.

La disperazione di chi si allena spesso e non è mai contento.

Io sto andando per tentativi.
Mi alleno e cerco di mangiare quello che mi va, senza esagerare. Al momento sto provando il tris Colazione molto abbondante – pranzo tranquillone – cena in cui tutto è concesso. Vedrò se funzionerà soltanto tra qualche mese. Perché tutto è a lungo termine: già quelli che ti promettono risultati in 4-5-massimomassimo8 settimane sono dei cazzari che manco Wanna Marchi.
Quel che è certo è che io non ho consigli, se non quello di fregartene dei consigli. Bisogna valutare se stessi, constatare come il corpo reagisce ai vari stimoli e cercare la strategia migliore per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Non con la dieta della rinuncia – il male per ogni sportivo -, bensì con l’equilibrio.

Anche perché mica sempre si riesce a scansare tutte le torte che ti tirano addosso. A volte mangiarle è questione di cortesia.

D’altra parte una certezza c’è: i risultati sono proporzionali all’intensità dell’allenamento ed alla sua frequenza. Se qualcuno vi dice che allenarsi tutti i giorni porta al deperimento dei muscoli potete far scattare le pernacchie, tanto sono tutte stronzate (e di solito l’unico allenamento fatto dal tizio/tizia è quello di alzarsi per andare al cesso, tra una sessione intensissima di tv e l’altra).

Poi dipende sempre dalla routine quotidiana: se si ha un lavoro impegnativo, è senz’altro impensabile allenarsi ogni giorno senza stressarsi nella mente e nel corpo.

Ah, già che son qui parliamo di quelle meravigliose bilance che dovrebbero calcolare quantità d’acqua nel corpo, massa grassa e massa magra. Spoiler: non funzionano.
Ne ho usata una economica per qualche tempo e i valori non cambiavano mai. Andando a logica, posso capire anche il perché: non ho avuto cambi di peso repentini, ho solo sostituito il grasso con i muscoli. In tre anni di sport ho aumentato di due chili complessivi. Queste bilance (almeno quelle economiche) sono probabilmente pensate per rassicurare un ex ciccione o un ex secco che decide di fisicarsi, ma senz’altro non sono pensate per fornire dati realistici a chi semplicemente trasforma il corpo non in maniera drastica.

Prima di scoprire Cicalone, la parola Ciccione era una parola che dicevo sottovoce. Adesso no, adesso sono una persona orribile.

Spero di aver sciolto un po’ del tuo stress da sportivo e di aver eliminato il senso di colpa che provi ogni volta che apri il barattolo di burro d’arachidi.
Ora possiamo mangiare con gioia.

Eseguire questo esercizio tutti i giorni può aiutare a rafforzare i polsi.

Nel periodo di natale in giro ci sono solo tre ricette: l’insalata russa, gli alberelli di natale costruiti un po’ con qualsiasi cosa e la pasta al salmone.
L’insalata russa mi fa schifo, gli alberelli di natale sono la tristezza culinaria di questo millennio… però la pasta al salmone a me piace.
Quindi ecco la mia versione.
Go, go, go!

Dai, ti risolvo la serata.

Per preparare delle tagliatelle panna e salmone, per due persone, hai bisogno di:

  • Tagliatelle per due persone, che puoi costruirti seguendo questa ricetta. Ti servono 200 grammi di farina 00 e 2 uova (a temperatura ambiente);
  • 200 grammi di salmone affumicato;
  • prezzemolo;
  • 200 grammi di panna fresca;
  • pepe, sale;
  • 25 grammi di burro;
  • mezza cipolla rossa.

Parentesi sulla panna. Mai usare quella a lunga conservazione, a meno che tu sia proprio costretta: è più papposa, meno cremosa, più invadente. Certo, è anche enormemente meno calorica, ma vale la pena ingerire un po’ di grasso in più se il risultato è migliore.
Nelle foto vedrai, purtroppo, quella schifida. Al supermercato era finita quella buona, ho dovuto abbozzare.

La reazione della commessa quando ha visto la mia disperazione.

Innanzitutto prepara le tagliatelle come ti ho insegnato qui. 
Ricordati di non usare uova fredde, di impastare per dieci minuti e di lasciare riposare l’impasto per almeno 30 minuti (60 è pure meglio). 

Fatto? No? Ok, chiamami, io vado a fare altro.

Tipo giocare al mio nuovissimo titolo preferito.

Ok.
Metti l’acqua della pasta a bollire. Aggiungici anche 2 cucchiai d’olio, serviranno a non fare attaccare la pasta. 

Mentre attendiamo le bolle, prepariamo gli ingredienti.
Trita il prezzemolo.
Trita la cipolla.
Riduci a pezzetti il salmone e tienine da parte circa 30 grammi per decorare i piatti. 

Ci sono quasi le bolle? Facciamo la crema.
Caccia 25 grammi di burro in una padella e falli sciogliere a fiamma medio bassa.

Unisci la cipolla e, girando spesso, falla ammorbidire.

Devi starci dietro, perché il burro tende a bruciarsi facilmente: quindi fiamma medio bassa e gira spesso.

Dopo qualche minuto aggiungi in padella metà del salmone affumicato.

Fai insaporire circa per un minuto. Poi versa la panna.

Mescola bene, aggiungi sale e pepe.

Nel caso della panna a lunga conservazione ti basta aspettare che sobbolla. Con quella fresca ci vorrà qualche minuto in più per farla addensare.

Quando ottieni una bella consistenza cremosa puoi buttare la pasta.
Le tagliatelle hanno bisogno di 30 secondi esatti per essere pronte: cacciale nell’acqua, conta fino a 30 e poi scolale, senza buttare l’acqua di cottura. 
Riversale nella padella. In questo momento unisci anche il prezzemolo tritato ed il rimanente salmone (ma non i 30 grammi per decorare il piatto, mi raccomando).

Usa una fiamma medio alta e mescola il tutto, bagnando con l’acqua nel caso fosse troppo asciutto (con la panna fresca non accadrà, con quella a lunga conservazione probabilmente sì).

Impiatta, cospargi ogni porzione con del pepe e concludi con il salmone tenuto da parte.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Siccome non è una foto molto carina, ecco una forchettata che fa venire più fame:

Ciao e buon appetito!