Pasta con ricotta ed acciughe (+ Strike First, Strike Hard)

Quando in macchina mettono gli Speedwagon mi avevano già comprato da un pezzo. Davvero, non ce n’era bisogno: già idealmente il seguito di Karate Kid era una figata – nella mia testa – e quando mi sono ritrovata davanti ESATTAMENTE la storia che volevo vedere, io ero già fan.
Tipo che non ho ancora la maglietta, ma è giusto questione di tempo.

Un logo bellissimo.

So che è assurdo stare qui a spiegare Cobra Kai a chi passa e va, perché non è mica Bergman, non è mica Herzog, non è mica Seneca. È un passatempo da accogliere con i neuroni morti, magari durante il cazzeggio post pranzo, quando diamo il peggio di noi.
Eppure ho incontrato chi non ha capito una ceppa manco di questa serie tv e niente di più facile che tu, visitatore illuminato, abbia sentito parlare di questa roba nella maniera più sbagliata. Tipo come quando ti dicono che SENUA’S SACRIFICE SI DEVE GIOCARE CON LE CUFFIEEEEEEE e poi non ti sanno spiegare che gioco è.

Ci pensa Pizzakaiju a trovare le parole giuste, tranquilla.

Il tipico spettatore-videogiocatore pigro che non capisce manco un episodio della Schiava Isaura.

Sì: Cobra Kai ha in sé tutti i difetti di una comune serie tv. Pieno di situazioni da telenovelas, con i figli, le mogli, i retroscena, le cazzate che dici mabbasta.
Però per quelli come me che negli anni ’90 si sono drogati di karate e prodotti caserecci orrendi tipo Il ragazzo dal kimono d’oro, è proprio una roba che non ci si può perdere.
Perché come me avrai riguardato quei film dell’epoca, quelli con i bulli e tutti i comportamenti standard dei film anni ’80 e come me ti sarai divertito ora come allora, però in fondo in fondo (in fondissimo) avrai anche pensato Ma che puttanata.

E in Karate Kid persino il calcio finale di vittoria è una sonora stronzata, diciamolo.

Tutti a tentare il calcio della gru, tutti a saltare super altissimo per imitare la catapulta infernale dei gemelli Derrick.

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Avventure d’infanzia.

Così come penso non esista un bambino sano di mente che, nel 1995, non provasse a tagliare tutto il tagliabile (pure i carrarmati inventati) con le spade di legno o di plastica che TUTTI avevamo nell’armadio.

Perché i cartoni animati non ci hanno influenzato manco un po’.

Gli autori di Cobra Kai lo sanno benissimo e giocano con i quasi quarantenni di oggi, stravolgendo loro (senza rovinarglielo) tutto il mondo di Metti la cera togli la cera, sottolineando quanto la nostra storia di eroismo di Daniel-san fosse una boiata campata in aria.
Chi è veramente il cattivissimo Johnny Lawrence?
Cobra Kai risponde a tutte le domande che io e quelli di How I Met your mother ci ponevamo da decenni.

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Memoria corta, teledipendente del menga medio?

Alla fine la Storia la scrivono i vincitori ed è chiaro che gli sceneggiatori di Karate Kid fossero molto, molto, ma MOLTO miyagicentrici. 

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In memoria di tutti i bambini che sono stati convinti a pulire i vetri di casa con la tecnica segreta che ti avrebbe reso invincibile.

Questo è il vero fulcro di Cobra Kai. Non i dilemmi e le tragedie familiari o le situazioni da scambio di persona alla cinepanettone.
Purtroppo non posso dire di più, perché qualsiasi parola sarebbe uno spoiler e già per convincerti a non ascoltare gli scemi che non sanno guardare manco ‘ste cagate ho dovuto sbilanciarmi più del dovuto.

Ti piace Karate Kid e tanto? Guardati Cobra Kai.
Ti fa cagare Karate Kid e tanto? Lascia perdere e pace e bene.
Questo avrei dovuto dire. E invece no. E invece qui bisogna analizzare tutto manco fossimo davanti ai Promessi Sposi, perché i beoti non sono in grado manco di raccontarti lo spot della nonnina dell’Ace.

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Tipo che gli cambiano la vecchia nello spot e non capiscono più un cazzo.

Ora via con una pasta ricotta ed acciughe. 
10 minuti e mangiamo.
Ti avviso: la macchina fotografica è ancora in giro per il mondo, quindi foto di merda pure oggi.

Devo ripetermi, perché davvero le foto fan troppo schifo.

Per preparare una pasta con ricotta ed acciughe, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • 10 grammi d’olio;
  • 250 grammi di ricotta (di mucca, di pecora, di bufala, di cangura… quella che vuoi). Mi raccomando: a temperatura ambiente;
  • un vasetto di acciughe da 80 grammi (che poi sgocciolate son 40, circa).
  • pepe nero, uno spicchio d’aglio.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Caccia la ricotta in una ciotola grande abbastanza da poter contenere anche la pasta.

Adesso dobbiamo formare una crema.
Per farlo usa dell’acqua tiepida, non bollente (altrimenti rischi che la ricotta si rovini per lo sbalzo di temperatura). Puoi usare tranquillamente quella della pasta.
Versane poca per volta, mescola con la forchetta e fermati quando avrai formato una crema compatta.

Diciamo che puoi aggiungere acqua pure quando dovrai amalgamare il tutto alla pasta, quindi non avere fretta di cacciare liquido: se ne getti troppo non si torna indietro e sono cazzi.

Circa così.

Metti un po’ di pepe nero e mescola.

In un padellino (grande abbastanza da poterci saltare la pasta) versa 10 grammi d’olio ed unisci uno spicchio d’aglio scamiciato e schiacciato più 6 acciughe (scolate al meglio delle tue possibilità dall’olio di go go governo).

Scalda il padellino con fiamma medio bassa e fai andare fino a quando le acciughe saranno sciolte. Poi puoi spegnere. Riaccendi solo 30 secondi prima dell’arrivo della pasta, così la padella sarà calda.

Scola la pasta giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare via l’acqua di cottura. 
Finisci la preparazione nel padellino con l’aglio e le acciughe. Fiamma alta e girando spesso. La pasta dovrà legarsi il più possibile al condimento.

Spegni la fiamma e lascia raffreddare per un minuto scarso. 
Versa il tutto nella ciotola con la ricotta, pure l’olio e le acciughe che possono non essersi attaccate alla pasta. Mescola bene, bagnando con l’acqua di cottura nel caso la ricotta risultasse troppo pastosa:

Prepara le porzioni.
Spolvera ogni piatto con ulteriore pepe e spezzetta con le mani le rimanenti acciughe.

Davanti a te dovresti avere una roba del genere, solo più bella:

Ciao e buon appetito!

 

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Riso ananas e pinoli (and Satan bless us, every one).

Non sono tra coloro che credono che serie tv e cinema appartengano allo stesso universo. Anzi, a dirla tutta a me le serie tv hanno stancato da diversi anni.

Si sa.

E non è che lo dico perché sono tra quei babbuini che han visto solo Lost e La Signora in Giallo: no, io ci ho passato centinaia e centinaia di ore, tipo drogata.
Poi però, passato l’entusiasmo del MA GIRANO IN ALTA DEFINIZIONEEE!! e quello del NON SONO PIU’ COME I CHIPS, HANNO UNA STORIAAAA mi sono resa conto che è tutta una grande soap opera. A volte anche ottima soap (come Six Feet Under), ma sempre soap è. Prendi dei personaggi, li metti in un contesto x, fai finta di avere scritto una trama lunga e complessissima che però annacqui mostrandoci che lui stava con Francesca ma Francesca amava Davide, in un loop infinito di rapporti interpersonali del tutto simili tra loro.

Sì, ho appena citato Ambra.

Dal mio punto di vista, quindi, non c’è molta differenza tra le puntate di Beautiful che mi faceva vedere mia nonna e quelle di Mr. Robot.

Mi sembra che le serie tv siano per un pubblico con l’attenzione spenta. Non c’è niente di male: anche a me capita di essere rincoglionita ed è in quei momenti che ci inserisco la serie che mi fa meno cagare in quel periodo (tipo The Walking Dead).

Lo so, lo so, sono io il problema, mica tu.

Poi ci sono delle eccezioni, in media mezza volta l’anno.
Siamo solo a gennaio e già abbiamo giocato il jolly 2019, sembrerebbe. Perché per ben tre giorni ho accantonato i film per mangiarmi – drogandomi sin dal primo episodio – Chilling Adventures of Sabrina.

All’ultima puntata ero così.

Non vedevo la vecchia serie né ho mai letto il fumetto (di cui manco sapevo l’esistenza). Anzi, ti consiglio di non leggerlo: l’ho aperto ed in 7 vignette ti spoilerano tutta la storia della prima stagione, anticipandoti parte della seconda. Quindi se per te la sorpresa è importante quanto lo è per me, lascia stare il fumetto.

Spiegherò il buono della serie senza anticipazioni.
Innanzitutto quello che funziona – e si vede da subito – è il cast. Tutte facce giuste nel personaggio perfetto. In più ogni personaggio non è bianco o nero, cattivo o buono. Il manicheismo da pessima scrittura seriale è sostituito da contraddizioni intelligenti, motivo principale per cui i suddetti personaggi sembrano possedere una consistenza tangibile.

Robe normalissime.

A me non piace quando la storia è guidata da un filo che divide la parte del bene da quella del male: non trovo sia possibile ottenere per davvero questa divisione, quindi sbuffo al minimo accenno di luogo comune comportamentale. E spengo.
Sabrina e le persone che le sono vicine sono del tutto avulse da questa restrizione. Sabrina stessa compie una serie di azioni ed è affascinata da tutto un pensare che sarebbe limitante vincolare. Fa quel che si sente di fare ed agisce in maniera spiazzante pur di ottenere il bene per coloro che ama. Peccato che il bene per uno non sia necessariamente traducibile con bene per tutti (come Spock ci ha sempre insegnato).

Massì, lo sappiamo.

Sabrina, nel suo spero lunghissimo percorso alla ricerca della libertà di scelta e dell’acquisizione di potere, riesce a stupire con certi suoi piani elaborati che lasciano presagire nulla di buono.
Non è la sola: la cattivissima di turno, francamente, sembra guidata dal buon senso quasi più di Sabrina stessa. La zia Zelda, pur disegnata come fredda e distaccata, è incapace di reggere moltissime pressioni emotive, mentre l’altra zia – a prima vista più fragile e gentile – ha una sicurezza granitica quando e se occorre.

L’abbiamo capito, giuro.

Lasciamo per un attimo in pace i personaggi e concentriamoci sul resto: la messinscena e le citazioni. La serie è ovviamente super derivativa, raccogliendo qui e là elementi di quasi cent’anni tra cinema e tv. Però non si abbassa a spiegare allo spettatore il riferimento cinefilo (o lo cogli o non lo cogli e chissà quante me ne sono sfuggiti): lo inserisce nello scenario, senza strizzare l’occhio a nessuno.
Riuscitissime le atmosfere, molto horror. Oserei dire più horror di quelle che dovrebbero esserci nei film di genere degli ultimi anni. Se dovessi scegliere un paragone, direi che la serie si pone tra quelle cosette che avrebbero potuto girare a fine anni ’80 inizio ’90 del genere fantastico, per ragazzi. Una via di mezzo tra le storie dei Piccoli Brividi (o Goosebumps, ora che siamo colti) e I racconti della Cripta, ma con uno spirito più cinematografico possibile.

Ho letto questo racconto cento volte.

Il tutto è pensato per un pubblico adolescente (ma anche adulto, visto che io sono più vecchia di Morla, la Tartaruga Millenaria) più scafato, meno pronto a scusare storie tagliate a metà o con morali dubbie che dovrebbero insegnarti la vita.

L’unica cosa che stona parecchio è parte della regia: non tanto le inquadrature o la composizione dell’immagine, quanto il fatto che spesso tutto risulti sfocato. Intere scene hanno focalizzato un solo particolare (di solito centrale) ed il resto è appannato. Non ho capito la scelta, fa oggettivamente schifo.

Mi devo fermare qui, perché per continuare dovrei raccontarti degli episodi o delle scene e no: tu devi guardarti Chilling Adventures of Sabrina senza che qualche Kaiju stronzo ti distrugga il senso di stupore indispensabile per qualsiasi visione.
Quindi basta e passiamo alla pappa.

E pure Pazuzu.

Se pensi di poter preparare la ricetta che ti sto per proporre usando una padella normale, te lo scordi.

Io ti ho avvisato, se poi devi buttare via tutto non venire qui a lamentarti.

Wok e padella non sono sinonimi: ne ho già parlato lungamente qui. Così come c’è un abisso tra un wok bruciato da te (lunga operazione di cui trovi qui le istruzioni) ed uno già antiaderente. Nel wok punkabbestia tutto viene da dio, in quello antiaderente non riesco ad ottenere gli stessi risultati. Ma saranno le mie incapacità, certo.

Mi inchino a chi riesce a cucinare qualsiasi roba con qualsiasi mezzo e sempre in maniera impeccabile.

Di sicuro questo riso (e tutti gli altri risi che ho proposto) non possono essere preparati con una padella, antiaderente o meno. A quel punto fai prima ad ordinare tutto al cinese, direttamente, perché tanto ti verrebbe di merda.
Detto questo, possiamo partire con la ricetta del riso ananas e pinoli.
Prima di raggiungere il risultato che ti sto per dare, avevo provato una versione senza uova e salsa di soia: aveva un sapore quasi vuoto, mancava proprio qualcosa.
Così invece mi ha soddisfatto parecchio. L’ho mangiato anche il giorno dopo, freddo, ed era pure meglio.

Avvertenza: se tu hai il riscaldamento, tutto ok. Se non ce l’hai, proprio come me, pure la potenza del wok verrà meno: gli ingredienti erano veramente gelidi pure senza stare nel frigorifero, quindi perdeva di temperatura di continuo. Insomma, a te verrà sicuramente meglio che a me, vedrai.

Go, go, go!

Tutti con la bocca piena, così non litighiamo perché penso che I Soprano siano lammerda.

Per preparare un riso con ananas e pinoli, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso basmati. Ho provato altri tipi di riso e secondo me sono troppo pieni di amido, tendono a spappolarsi;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di salsa di soia. Se riesci a trovare quella chiara, meglio: renderà il riso più bello esteticamente, per quel che serve;
  • 400 grammi di ananas;
  • 40-50 grammi di pinoli (di solito una bustina è da 40 ed è più che sufficiente, ma se ti ritrovi delle bustine con degli avanzi è giunto il momento di usarli);
  • sale, un cipollotto.

Siccome il riso deve essere freddo, ti tocca lessarlo diverse ore prima. Nell’acqua non mettere sale, cacciaci invece due cucchiai d’olio che lo aiuteranno a non appiccicarsi. Cuocilo al dente, omettendo tre minuti del tempo indicato sulla confezione, e scolalo bene. Distribuiscilo uniformemente su un piatto, lascialo raffreddare e poi caccialo in frigo. Lo toglieremo dal frigo giusto un minuto prima di accendere il wok.
Questa operazione non è sacrificabile: ho provato a cucinare il riso tiepido o fatto raffreddare sotto l’acqua corrente, ma il risultato non è stato per niente lo stesso. Tende ad appiccicarsi e spappolarsi.
Quindi tu mettiti in pari, ci vediamo qui tra qualche ora.

Ma infatti, 4-5 ore passano in un secondo.

Rieccoci.
Prepariamo tutti gli altri ingredienti.
Metti i pinoli in un pentolino e falli scaldare con fiamma media, girando spesso. Dobbiamo colorarli un po’, senza bruciarli, per dargli un odore ed un gusto più decisi. Ci vorranno circa 5 minuti.

Pronti.

Taglia un cipollotto a pezzotti non troppo piccoli, si brucia facilmente.
Spacca due uova in una ciotola, versa dentro 30 grammi di salsa di soia e sbatti il tutto brevemente. Non dobbiamo preparare un dolce, è sufficiente che gli ingredienti siano ben mescolati.

Infine taglia l’ananas a pezzetti abbastanza piccoli:

Tira fuori il riso dal frigo. Salalo un po’ e poi staccalo bene dal piatto con una schiumarola, così ti sarà più facile cacciarlo nel wok quando sarà il momento.

Metti il wok sul fuoco, fiamma alta.
Fagli prendere temperatura: appena vedi del fumo che sale, è pronto. Sì, deve proprio fumare, hai capito bene.
Ora cacciaci dentro 3 cucchiai d’olio.
Attendi 30 secondi e butta dentro il cipollotto.

Altri 30 secondi ed è la volta dell’ananas:

L’ananas ha bisogno di circa 5 minuti: rilascerà un sacco di liquido e questo liquido deve un po’ evaporare. E poi deve essere caldo: se fa freddo in casa o se era in frigo, bisogna dargli un po’ di tempo.
Dopo circa 5 minuti ci sarà forse ancora un po’ d’acqua, ma non molta. Puoi quindi versare le uova.

Se il wok è a temperatura, vedrai le uova gonfiarsi ai lati e quello è il segnale per cacciarci dentro il riso.
Se come me non sei riuscita a mantenere la temperatura costante, attendi che si rapprenda un pochino nei bordi, poi versa riso e pinoli.

Comunque è un’altra operazione, quella delle uova, che necessita circa 30 secondi.

Adesso devi stargli dietro. Ci sarà bisogno di circa tre minuti, ma il tempo dipende molto dalla quantità di liquido da assorbire. Devi girare di continuo il tutto con una schiumarola e in questo passaggio aggiusta pure di sale. 

Il riso sarà pronto quando sarà asciutto, senza liquido da nessuna parte. I chicchi dovrebbero anche essere tutti separati, senza formare pappe strane:

Spegni la fiamma e prepara le porzioni.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Tortino di fagiolini

Oggi non so cosa scrivere, quindi mi limiterò ad imitare lo stile di Ryan Murphy, confondendovi le idee abusando del grandangolo, cantando canzoni con spiccato accento tedesco ed urlando frasi a caso.

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Funzionato? No, eh?

Ed allora smetto di cercare di stupirti con la mia pessima CGI (che manco la tigre di Walking Dead) e passo subito alla ricetta, tanto siamo qui per mangiare.

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Storie True.

Ho rubato questo tortino di fagiolini da Catia in cucina, la stessa persona che mi ha fatto conoscere gli spaghetti alla Michael Myers e che ormai è fonte continua di ispirazione. Tipo che tra un po’ mi metto a cucinare il seitan al pepe verde e magari ve lo consiglio pure, solo perché lei ha detto Prova.
Ho seguito proprio tutto quello che ha scritto, mi sono trovata da Cthulhu e quindi il mio lavoro oggi è superfluo.

O quasi. Perché siccome siamo tutti degli ignoranti, i fagiolini io li mangiavo surgelati, fino a sei secondi fa. Ma siamo in stagione, il fruttivendolo ce li aveva e li ho comprati. Ma come si puliscono?

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E pure about tutti gli ortaggi in genere!

Facilissimo! Intanto lavali bene e siediti in compagnia del tuo bel tagliere.
Prendi un fagiolino.

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Tagliagli le due estremità.

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Lavori impegnativi.

Stop, finito, tutti a casa!

Tecnicamente ci sarebbe un filetto da levare che dovrebbe correre per tutto il corpo del fagiolino. Peccato che io non l’abbia trovato, neppure in quelli più grandi. Quindi boh, che cazzo dicono tutti io non l’ho capito.

E poi non dire che qui non impari niente di nuovo, eh?

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Inutile che ti spremi il cervello, è proprio come sembra: sono deficiente.

Bene, iniziamo con la ricetta.
Go, go, go!

Per preparare un tortino di fagiolini per due persone (e ci si cena, non c’è bisogno di accompagnamento), hai bisogno di:

  • 700 grammi di fagiolini;
  • 1 uovo;
  • 3 cucchiai di pangrattato + un altro paio di cucchiai durante la messa in forno;
  • 3 cucchiai di parmigiano + un altro paio di cucchiai durante la messa in forno (again);
  • 150 grammi di Asiago;
  • 2 cucchiai d’olio, uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremi-aglio, pepe.

Lava i fagiolini e leva le capocchie, come Pizzakaiju ti ha insegnato. Poi tagliali a pezzetti grandi quanto vuoi.

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In una pentola di cui possiedi il coperchio metti i fagiolini ed un bicchiere d’acqua. Chiudi il coperchio e cuocili così, a fiamma media, fino a quando sono cotti al dente (quando diventano mangiabili, puoi spegnere).

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Un bicchiere d’acqua basta e avanza.

Se non dovesse essere stagione di fagiolini, puoi sempre optare per quelli surgelati (consiglio sempre la marca Orogel). Però non cucinarli in tanta acqua, che perdono di sapore. Anche qui usa il metodo del vapore.
Metti un dito d’acqua in una pentola, inserisci il cestello per la cottura a vapore e caccia dentro tutti i fagiolini.

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Chiudi col coperchio e fai cuocere per il tempo indicato sulla confezione (in caso di Orogel, sono 12 minuti). Io tengo la fiamma media, ma non credo faccia differenza.
Dopo 12 minuti, eccoli:

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Ora che abbiamo cotto i nostri fagiolini, surgelati o freschi che fossero, possiamo proseguire.

In una padella piuttosto capiente metti un cucchiaio d’olio e fai soffriggere l’aglio schiacciato con lo spremi-aglio. Siccome dovremo tritare tutto il santo padre, è meglio se l’aglio si scioglie per i fatti suoi, amalgamandosi agli altri ingredienti.

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Aggiungi i fagiolini e cuoci per un po’ (una decina di minuti è più che sufficiente), per farli asciugare più possibile e per farli insaporire.

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Rimetti i fagiolini nella pentola che hai usato per lessarli e tritali col mixerino.

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Se ne rimanesse qualcuno intero, va benissimo lo stesso.

Aggiungi l’uovo, i 3 cucchiai di parmigiano, i 3 di pangrattato e mescola bene.

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Lascia per un attimo i fagiolini nella pentola e prepariamo il resto.
Accendi il forno a 200 gradi.

Taglia a dadini l’asiago.

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Metti un cucchiaio d’olio sul fondo di una teglia, distribuiscilo bene.

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Poi cospargi tutto di pangrattato. Serve per non fare attaccare il tortino.

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Ora versa il composto e livellalo, di modo che sia uniforme in tutta la teglia.

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Aggiungi sopra l’asiago, schiacciando ogni dadino con le dita per inserirlo nel composto di fagiolini.

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Spolvera con pangrattato e poi con parmigiano.

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Prima pangrattato.

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Poi Parmigiano.

Inforna a 200 gradi per 15 minuti circa. Controlla, però, che ogni forno è autonomo.  Il tortino sarà pronto quando sarà dorato e si sarà formata una bella crosticina. Così:

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E guarda che bello, quando lo tagli:

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Il mio consiglio è di preparare il tortino di fagiolini una mezzora prima della cena. Questo perché così gli lascerai il tempo di raffreddarsi un minimo e riuscirai ad impiattare senza che ti si spetasci sui piatti.

Adesso ti metto un po’ di foto, per mostrarti il capolavoro che dovresti avere nel piatto.
E una:

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FAME.

E due:

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Food Porn.

E tre:

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Mondialissimo, fa venire fame solo a guardarlo. E me ne sono appena mangiata mezza teglia, eh.

Domani prepareremo una vellutata di carciofi e cercheremo di capire come si puliscono ‘sti ortaggi cagacazzi.

Ciao!