Tagliatelle con farina di castagne, condite con zucca e salsiccia (featuring la schizofrenia ai tempi dell’internet).

(Se non c’hai tempo di leggere le mie stronzate hai tutta la mia approvazione e comprensione e salta dove vedi la prima frase scritta in grassetto. Da lì in poi si mangia e basta).
L’abitudine di stare per i fatti miei è un’ottima, sanissima abitudine. Ho tempo per fare sport, vedere un fottio di film inutili, videogiocare, cucinare robe lunghissime e persino leggere qualcosa, quando i neuroni lo consentono.
Certo, esiste anche il momento del tedio, della noia, del nulla, soprattutto quando piove e dopo un po’ vorresti rompere ogni schermo in casa perché basta cazzo, c’è un limite a tutto.

Il mood di quei momenti lì.

Nell’ultimo periodo – vuoi per il blog, vuoi soprattutto perché boh – ho invitato il multiverso nel mio profilo facebook, aggiungendo contatti in maniera del tutto casuale. Ho aperto un account twitter ed uno instagram e – è questa la parte più complessa – ho pure iniziato a commentare i post degli altri.
Prima con le faccine e i cuoricini, con gli XD e i LOL.
In seguito con roba un po’ più complessa e – nei giorni no – sono persino incappata in diverse polemiche iniziate per caso e (sempre, invariabilmente) prive di alcun senso.
Un paio di giorni fa, a furia di leggere e lasciare il mio segno nel mondo internettiano, ho commesso uno sbaglio. Un errore tanto cretino quanto macroscopico.

Un errore tipo questo.

Sono finita su un sito che boh ed ho letto un articolo che boh.
L’ho letto tutto, non mi è piaciuto, l’ho criticato sotto al post del tizio che l’aveva condiviso.
Dopo poco arriva l’autrice dell’articolo che mi spiega il suo punto di vista. Io rispondo e tutto ok.
Poi arriva un altro commento che mi fa girare le pale boomerang a mille ed io rispondo di nuovo. Perché va bene tutto, ma lì mi si accusava di non capire l’ironia, di non cogliere l’ironia, di non sapere manco che cazz’è, l’ironia.

PUGNI MISSILE!

Dopo un brevissimo botta e risposta, uno dei miei neuroni – probabilmente l’unico non occupato a strillare come un coglione – si è accorto di un particolare. Ma un particolare talmente grosso che uno poi si vergogna quasi a dirlo: io stavo bisticcian-dialogando non più con l’autrice dell’articolo, ma con una tizia che era intervenuta ancora più a cazzo di me.

Domanda che ci si dovrebbe porre prima di commentare qualsiasi cosa.

A me capita SPESSISSIMO di confondere i nomi mentre scrollo la pagina Facebook perché, alla fine, mica sto leggendo. Sto facendo zapping e nel tuo zapping può pure capitare che sia la Clerici a mettere le mani nella merda di dinosauro e non Laura Dern.
Perché il cervello non è focalizzato, sta solo giocando una sua versione personalissima del ping pong.
Quindi io scrollo, leggiucchio che Franco Ciccio ha postato una cagata, poi due ore dopo vedo che non si trattava di Franco Ciccio, bensì di Francesco Ciccione. Sì, vero, nomi simili, ma non è la stessa persona.

La merda del dinosauro di Antonella Clerici.

Ecco, qui è capitata una cosa molto simile. I miei neuroni hanno deciso che si trattava della stessa persona con – addirittura! – due avatar diversi.
E niente, alla fine mi sono presa a schiaffi da sola ed ho smesso di commentare, osservando il mio madornale sbaglio per 15 minuti buoni, con aria ebete.
Mi sono comportata esattamente come l’internet si comporta regolarmente con me ed io non avevo manco l’alibi di stare commentando al cesso. Nono. Io ero seduta, religiosamente in silenzio, davanti al pc.
Questo mi ha fatto pensare a tutte le volte che ho scritto una parola per sbaglio e non me ne sono magari manco accorta ed al fatto che, anche se più di rado, pure io ho le dita più veloci del cervello. E se è vero che la maggioranza di utenti dell’internet non merita la mia attenzione, è altrettanto vero che in quel momento lì io ero la maggioranza dell’internet, solo con l’utilizzo più sapiente di virgole ed accenti.

Eggià.

Forse però ammettere l’errore davanti a tutti – e soprattutto davanti a me – può solo rendere migliore questo web di merda in cui tutti ci scorniamo di continuo.
Il problema non era quello che stavo affermando – l’articolo continua a non piacermi e continuo a pensare che le mie argomentazioni fossero lucide – ma la mia reazione istintiva di saltare al collo dell’altro, senza manco disturbarmi a leggere un po’ meglio almeno il nome dell’interlocutore. Perché l’autrice mica mi ha scritto niente di fastidioso, anzi. Già il fatto che qualcuno si disturbi a rispondere a qualcun altro, esplicando il proprio pensiero e lavoro, è segno di apertura. Era l’altra – quella che non so manco chi cazz’è – che ha usato un tono talmente paternalista da farmi estrarre l’alabarda spaziale.

Tette Missili!

Non lo sto vivendo benissimo, questo internet. Soprattutto in questi tempi di apertura e di esami di coscienza. Da una parte trascorro ore a guardare video su youtube di persone intelligenti, con argomenti interessanti, capaci di trasmettere tutta la loro cultura-passione a chiunque passi di lì.
Poi scrivo uno status stronzo su facebook e puntualmente qualcuno non capisce quello che sto dicendo e si inizia a polemizzare. C’è uno scarto così enorme tra quello che vorrei fosse l’internet e quello che poi è per me, che ultimamente sta diventando quasi una forma di schizofrenia.

Molto più di ogni tanto.

E non è che magari pure loro – uno se lo chiede – quando scrivo io e mi rispondono in realtà non stanno leggendo e si avventano però sulla tastiera? Così, perché oggi non ho niente di meglio da fare? Perché non ho digerito bene?Dunque mi impegno – in questo fine 2018, quasi 2019 – nel lasciare commenti solo intelligenti, leggendo d’ora in poi sei volte ciò che gli altri scrivono prima di palesare la mia inutile presenza. Almeno quando sono io ad andare a disturbare loro, sulla loro pagina o canale youtube o chissà che altro.

Prima di commentare qualcosa – QUALSIASI COSA – devo chiedermi: mi interessa davvero iniziare un dibattito su questa cosa? Sono preparata sull’argomento o è solo noia? Il mio innervosirmi per un dato x è un innervosirmi consapevole e pensato? E se sì, in ciò che vuoi commentare c’è un pensiero consapevole o stai per iniziare un litigio con uno che reputi demente? Se lo reputi demente, ha senso farti coinvolgere?
E ancora: il mio commento potrebbe rovinare la giornata a questo in fin dei conti sconosciuto? Se sì, perché lasciarlo? Vorresti che qualcuno lo facesse con te?
E poi: se proprio ho superato tutto questo esame di coscienza prescrittura, sei proprio sicura di voler usare questo tono qui? Non ce n’è uno più standard, asettico, uno che useresti con le persone che non conosci nella vita non virtuale?

Certo, c’è anche questo. Mica è sempre e solo colpa mia: maledetti mulini a vento.

Anche perché, parliamoci chiaro, è raro che nella vita non virtuale io inizi a dialogare con qualcuno. Tendenzialmente sorrido ed annuisco, un po’ perché non sono proprio fatta per le 4 chiacchiere (già solo questo modo di dire mi provoca autocombustione), un po’ perché non mi interessa per niente, un po’ perché è proprio difficile partire a parlare di qualsiasi cosa (foss’anche di cinema, per dire) con qualcuno di cui non sai niente. Non è che incontro la cassiera che mi dice che ieri ha visto Edward Mani di forbici, aggiungendo è il mio film preferito ed io inizio con una filippica su quanto Tim Burton sia un regista di merda. Pure se lo penso. Così come non abbraccio qualcuno che mi dice che Tobe Hooper è il suo regista preferito. Che poi magari pensa pure che Hooper sia quello di The Evil Dead, che può succedere.

E questo è Jason.

Ricordo una volta che una commessa mi ha detto che non sapeva chi fosse Rocky Balboa. Me lo ricordo ancora, ma non è che gli ho dato un cazzotto in faccia. Mi sono stupita, ho riso e Ciao alla prossima. Su internet sarebbe scoppiata l’apocalisse. Sì, ma perché, in fin dei conti?
Diverso è quando i commenti li ricevo nei miei spazi. Due sono le cose che principalmente mi fanno ingaggiare i raggi cosmici:
  • Quando uno dà per scontato che io non sappia qualcosa di assolutamente banale. Non condivido tutto quello che faccio su Fb e quindi se qualcuno mi dovesse consigliare – che so – di leggere la Fondazione di Asimov ci può stare, pure se è chiaramente una di quelle robe che ho letto più volte (e forse leggerò ancora). Perché non parlo mai di libri, leggendo troppo poco per sentirmi a mio agio nel raccontare i miei gusti personali.
    Però non faccio che parlare di film. Se qualcuno mi viene a consigliare, cazzo ne so, Lo Squalo, a me girano i coglioni. Ma tipo che lo prenderei a pugni. Perché sento che questa persona mi sta sminuendo, in qualche maniera, con questo tipo di consiglio che per me è giusto l’ABC. A me non vieni a spiegarmi che A è la A di Albero, ma lasciami stare che è meglio.
  • Quando uno non è che voglia parlare con ME, ma è lì per parlare e basta. Chiaro che non può valere per contatti recenti, ma giusto per quelli che ho da anni (e ne ho parecchi). Quando qualcuno che mi conosce dal 2012 mi viene a dire – esempio casuale – che un film è più bello in lingua originale, a me viene da saltargli alla gola. Ma come? Non guardo un film doppiato dal 1942 e tu mi dici questo? Sarebbe un po’ come dire Oh, non sapevo che avessi un blog di cucina. Ma come? Tutti i giorni carico foto di cibo, tutti giorni linko il mio blog e tu che sei con me da sempre non te ne sei accorto? E allora, se non ti interessa di me, perché sei venuto a disturbarti? Di solito la ragione è che sono seduti al cesso e non sanno cosa fare.
Belli i tempi in cui si leggevano le etichette dei detersivi.

Tette soniche!

Poi ogni tanto mi ritrovo a litigare, nei miei spazi, con questi sconosciuti del primo punto e magari mi incazzo e sto male per un’intera giornata.
E sai il giorno dopo cosa accade? Che non mi ricordo con chi ho litigato. Proprio IL NOME. Perché ho tanti contatti e non mi sono curata di capire chi mi stava rompendo i coglioni, l’unica cosa che so è che QUALCUNO mi ha rotto i coglioni. Se questo qualcuno si cancellasse, manco lo saprei, non me ne accorgerei.
E allora mi devo chiedere: ma valeva la pena incazzarsi così tanto per uno senza faccia e senza nome? Per uno che riconosco giusto dall’avatar e si sa che gli avatar hanno la data di scadenza e quindi prima o poi non sarebbe identificativo manco quello?

PALPEBRE DI FUOCO!

Il fatto è che queste mie reazioni sono istintive. Così come non posso esimermi dallo scappare quando un calabrone mi vola accanto, così come non posso controllare il senso di panico di fronte ad un burrone… non riesco a controllare questa ira. Si possono incatenare le reazioni istintive? Si riesce a non sobbalzare di paura, per esempio?
Basta, quante domande.
Go, go, go! che so che ti è venuta fame.

Non c’è bisogno di mangiare i surgelati, dai, ora cuciniamo.

Oggi prepariamo delle tagliatelle con la farina di castagne e le condiamo con salsiccia e zucca.
Una cosa che devi sapere sulla farina di castagne: è tanto buona quanto morbida. Quindi non puoi pensare di usare solo quella per creare la tua pasta. Verrebbe una pappetta troppo molle. Io ho provato a creare degli gnocchi di patate in quella maniera e si potevano mangiare, però secondo me facevano anche schifo, a pensarci benissimo.

Quindi non cambiare le dosi, che poi fai come Padre Maronno.

Per preparare le tagliatelle con farina di castagne, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova, a temperatura ambiente;
  • 50 grammi di farina di castagne;
  • 150 grammi di farina di semola.

Per condire le tagliatelle, sempre per un pasto per due persone, hai bisogno di:

  • 10 grammi d’olio;
  • mezza cipolla rossa;
  • 300 grammi di salsiccia (massimo)
  • 200 grammi di zucca;
  • poco peperoncino, sale e pepe;
  • una cinquantina di grammi di provolone del monaco da aggiungere su piatti. Va benissimo anche un parmigiano reggiano o un pecorino toscano semi stagionato. Ma il provolone del monaco ci sta meglio.

Mi rifiuto di scrivere tutto il procedimento per le tagliatelle, poiché sarebbe una ripetizione. Sono identiche a quelle al cacao o a quelle classiche.

Alla fine è elementare: in una ciotola mescoli le due farine, in un’altra rompi le uova una per una e le sbatti leggermente. Unisci il tutto e impasti per dieci minuti, fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea.

Image from PizzaKaiju's Lair

Non ha bisogno di riposo, quindi puoi creare subito tue tagliatelle (ho notato che se la lasci riposare tende a indurirsi un po’).  Stendi con la macchina della pasta, a mano… come sei abituata.

Lavora sempre su un piano infarinato e lavati le mani con la farina, pure.

Alla fine otterrai queste belle cose, che devi tenere ben lontane dalla cucina perché il calore le farebbe appiccicare tra loro:

Fatto questo, prepariamo il sugo.
Metti l’acqua della pasta a bollire, anche.

In una padella fai scaldare i 10 grammi d’olio e comincia a far soffriggere, a fiamma medio bassa, la cipolla rossa tritata.

Mentre si compie quest’operazione, occupiamoci della salsiccia (ma ogni tanto gira la cipolla).

Togli il budello.

Tagliala a pezzetti.
Appena la cipolla è abbastanza morbida (meno di dieci minuti sono sufficienti) caccia dentro anche la salsiccia.

Usa una fiamma medio alta per cuocere la salsiccia ed ogni tanto girala. Nella prima fase non sarai costretta a starle molto dietro, perché caccerà fuori acqua e grasso.
Hai dunque tutto il tempo del mondo per levare la buccia alla zucca e tagliarla a dadini. Dadini piuttosto piccoli.

Aggiungila subito in padella, insieme ad un po’ di peperoncino.

Fai andare il condimento per una ventina di minuti, con fiamma sempre bella alta: ma i tempi sono un po’ random. Dipende dalla salsiccia e dipende dalla zucca. Tutto il liquido cacciato dalla salsiccia deve evaporare e la salsiccia deve colorarsi molto bene (anche bruciacchiarsi un po’, se lo desideri). La zucca se rimane intera bene, se si spappola bene lo stesso. 

In questo tempo ricordati di grattugiare il provolone, con dei buchi medi della grattugia (non a polvere, non a scaglie).

Ecco cosa dovresti cercare di raggiungere:

Assaggia, aggiusta di sale e se vuoi aggiungi anche il pepe. Spegni il tutto, riaccendi solo quando cali la pasta.

Sala l’acqua della pasta, riporta a bollore e cacciaci dentro le tagliatelle.
Conta fino a 30 secondi, poi scolala. Sì, è già pronta.

Cacciala in padella e falla saltare a fiamma alta, giusto il tempo di amalgamare gli ingredienti.

Prepara le porzioni e cospargi ogni piatto con del provolone del monaco.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Broccoli e salsiccia.

So per certo di avere già spiegato come si cuociono i broccoli al vapore e so che abbiamo pure imparato quella pratica un po’ barbarica che è il bollirli. Manca giusto il cuocerli in padella ed è arrivato tempo di colmare la lacuna.

Quello che non ricordo è se ho mai scritto un tutorial scemo per preparare le salsicce. Però ‘sti cazzi, lo metto lo stesso, perché tanto la voglia di salsiccia alberga sempre dentro di noi.

Sorrisoni al sol pensiero.

Sarà un po’ l’Abc della cucina, però ci vuole pure quello. Nessuno di noi nasce con già la capacità di fare, a dire il vero nasciamo che non sappiamo fare un cazzo. Manco piangere.
La nostra ignoranza è enciclopedica quando prepariamo da mangiare: pure la roba più ovvia è magia nera, se qualcuno non ci svela il metodo.
Quindi se hai già appreso l’importantissimo sapere della salsiccia e dei broccoli, buon appetito a te e ci vediamo la prossima volta.
Altrimenti stai qui che passo passo anche oggi ci portiamo a casa la cena.

A scuola con il Kaiju.

Un’ultima precisazione e poi partiamo: useremo pure il grasso malsano che i salsicciotti tireranno fuori. Quindi se qualcuno ha intenzione di giocare la carta Rompicoglioni, ecco il mio consiglio salutista:

Ho detto tutto.
Go, go, go!

Per preparare dei broccoli e salsiccia, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di broccoli, peso calcolato dopo la pulizia. Difficile dirti quanti comprarne, poiché il gambo pesa parecchio. Io ne ho presi 2, ma di certo non è un’unità di misura precisa;
  • 600 grammi di salsiccia. Non di più, già così è tanta;
  • 20 grammi d’olio per cuocere i broccoli;
  • 10 grammi d’olio per cuocere le salsicce;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino (fresco è sempre meglio) e sale.

Quello che devi sapere del broccolo è che si caccia via tutto. In realtà il gambone si può usare per altre preparazioni (una vellutata, per esempio), ma tanto non le impareremo oggi quindi ‘sticazzi.

Intanto eccolo, il gambone, che oggi è solo materiale di scarto:

A noi interessano le cimette. Cioè queste cosine qui:

Tagliale a pezzi piccolini, che più sono minute e meno faranno fatica a cuocere.
Così:

Il più è fatto.
Salsiccia e broccoli hanno bisogno dai 15 ai 20 minuti di preparazione, ma non possiamo cuocerli insieme perché i metodi saranno diversi. 
Quindi broccoli in una padella di cui possiedi il coperchio, salsiccia in un’altra padella (che non ha bisogno di coperchio).

Cottura contemporanea. Non ti sbatterai più di tanto, perché sono due procedimenti elementari.
Partiamo dalla salsiccia.

Versa 10 grammi d’olio in una padella. In realtà l’olio è praticamente superfluo, ma io lo aggiungo lo stesso perché ho sempre un po’ paura di rovinare le padelle.
Accendi una fiamma bella alta e, appena la padella è rovente, cacciaci sopra le salsicce.

Nello stesso tempo occupati dei broccoli.

In un’altra padella (di cui hai il coperchio) versa 20 grammi d’olio e cacciaci dentro uno spicchio d’aglio schiacciato ma in camicia e del peperoncino tritato.

Fai soffriggere il tutto, a fiamma medio bassa, per aromatizzare bene l’olio. Se inclini la padella facendo aggregare l’olio tutto in un punto, l’operazione ti sarà più facile.

Un paio di minuti dopo aggiungi i broccoli e fai insaporire, a fiamma medio alta, girando spesso. Aggiungi anche il sale, che aiuterà i broccoli a cacciare fuori la loro acqua (se ce l’hanno).

Nel frattempo non dimenticarti delle salsicce!
Non hanno bisogno tantissimo di te, ma ogni tanto devi girarle per farle abbronzare su ogni lato e ricordati di usare una fiamma alta. Non vogliamo certo farle “bollite”.

Bucherellale anche su ogni lato per fare entrare il calore all’interno, altrimenti il rischio che si carbonizzino all’esterno ma rimangano crude all’interno è alto.
Se ce l’hai, puoi usare anche lo strumento del demonio:

Dopo 2 o tre minuti che i broccoli stanno andando, aggiungi un po’ d’acqua. Non tanta, tipo mezzo bicchiere. L’occorrente per bagnare il fondo della padella. Se i tuoi broccoli avessero rilasciato del liquido, allora quest’aggiunta non serve.

A questo punto chiudi col coperchio e continua la cottura fino a quando la verdura sarà pronta.
Ogni tanto apri, mescola e se vedi che l’acqua scarseggia aggiungine ancora. 

Per i broccoli i tempi di cottura non sono fissi. Ogni tanto assaggia e quando ti piacciono significa che sono pronti: a me non piacciono a pappetta, ma manco croccanti. Devono essere molto morbidi, quel morbido che si può trapassare con la forchetta senza il minimo sforzo.
Mi ci sono voluti intorno ai 20 minuti. In pratica li ho fatti andare fino a quando anche la salsiccia era perfetta.

La salsiccia, oltre ad essere bucherellata ed essere girata per avere una cottura esterna uniforme, ha una mezza difficoltà: l’interno.
Come si fa a sapere se è cotto, quando l’esterno ha quel colore abbronzatissimo che ci piace?
Pratica un taglio al centro di una salsiccia e guarda un po’ dunque se è cruda o cotta:

Nel caso in cui dentro ancora non fosse tempo ma l’esterno fosse già troppo scuro, devi semplicemente abbassare la fiamma e concludere la cottura così.

Hai assaggiato i broccoli e ti piacciono? Spegni la fiamma e aspetta.
Hai tagliato la salsiccia ed è a posto? Spegni la fiamma pure lì.
Prepara i piatti.

Salsicce equamente divise, broccoli per accompagnamento. E come gestire tutto quel meraviglioso grasso che la salsiccia avrà sicuramente rilasciato? Mica lo dovremo buttare, vero?
Giammai: ci condiamo i broccoli.

Ci siamo.
Ammira la meraviglia che abbiamo di fronte:

Siediti e mangia, che te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

Ma la salsiccia sarà kosher?

Ragù baby.

Anche oggi ci vorrà del tempo. E ti dirò di più: nonostante questo sia un ragù baby, da una sola ora di cottura, se riesci a farlo la mattina per la sera o il giorno prima per il giorno dopo, MEGLIO.
Perché il riposo fa bene ai ragù, persino a quelli baby.

Ma se non hai tempo, fa niente, eh. Sarà buonissimo lo stesso.

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Un altro casalingo perfetto.

La questione è che per quanto il ragù depositato sia ottimo, non sempre ho voglia di ingrassare. Ed era quindi giunto il tempo di crearne una versione accorciata, semplice ma altrettanto spaziale.

Go, go, go!

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Niente panico, vedrai che sarà semplicissimo.

Per preparare delle ragù baby, per due persone, hai bisogno di:

  • Tagliatelle per due persone. Che puoi cucinare seguendo le istruzioni che ti ho già dato: clicca qui. O comunque 200 grammi di pasta;
  • Macinato di vitello e di maiale, per un peso complessivo di 500 grammi. Io ho usato 350 di macinato di vitello e 150 di maiale;
  • 150 ml di vino rosso;
  • 500 grammi di passata di pomodoro=
  • una carota, una costina di sedano ed una mezza cipolla per il soffritto;
  • 20 grammi d’olio;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato;
  • sale;
  • acqua, se occorre.

Vuoi preparare le tagliatelle? Ed allora comincia da quelle.
Ecco le mie:

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Erano mesi che non mi venivano così bene.

Ora lasciale riposare, ben coperte da un panno, e prepariamo il soffritto.
È una roba che creo non molto spesso, il soffritto, quindi parliamone. Non devi fare come al tuo solito, che triti la roba grossolanamente e ti rimangono i pezzi di carota giganti.

Prima di tutto lava il sedano e la carota. Poi prendi il pelapatate e togli le superfici di entrambi. Così:

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Ora siediti e comincia a tritare tutto. Prima col coltello e poi con la mezzaluna. Il risultato che devi ottenere è questo, circa:

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In realtà ho tagliato ancora per un po’, erano più piccoli ancora.

Ovviamente col mixer fai prima e ti consiglio di comprarlo al più presto.

In una pentola piuttosto grande, di cui possiedi il coperchio, scalda due cucchiai d’olio e poi aggiungi il soffritto. Fai cuocere per circa 5 minuti a fiamma medio bassa.

Caccia poi dentro la carne.

Fai rosolare bene, deve cambiare colore completamente.
Versa ora il vino. alza un pochino la fiamma, e fai evaporare.

Quando non senti più l’odore del vino, la passata e un filo d’acqua con il quale avrai sciacquato i residui di sugo dal barattolo. Non fare lo sprecone.

Appena inizia a sobbollire sposta la pentola nella fiamma più piccola che hai ed abbassa il fuoco al minimo. Aggiungi il sale e fai cuocere per un’ora, semicoperto (metti cioè un cucchiaio sopra la pentola e sopra appoggiaci il coperchio).
Se si dovesse asciugare troppo, aggiungi un po’ d’acqua del rubinetto.

Dopo un’ora togli completamente il coperchio, fai restringere e poi spegni.

Cuoci le tagliatelle, mettile di una ciotola e condiscile con abbondante ragù (potrebbe avanzare).
Prepara le porzioni, spolverizza con abbondante parmigiano ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!