Ragù di croste di parmigiano (+ non c’ho un cazzo da dire, Platinum Edition)

Cominciamo dalle cattive notizie: ho la macchina fotografica in assistenza, quindi c’è un ritorno al passato, a quando le foto del blog facevano così cagare che a stento si poteva riconoscere il cibo.
Se già normalmente non sei a casa di una foodphotographer, oggi proprio ci sono immagini che potrebbero insultare il tuo senz’altro spiccatissimo senso estetico.

Certe immagini possono farti venire i capelli bianchi per l’orrore, attenzione.

Ma le pessime notizie non finiscono qui: non c’ho un cazzo da dire.
Ma NIENTE di NIENTE.

Ho sconfitto il primo boss in The Surge e posso rivelarti che se come me stai camminando da poco in quegli scenari colmi di cyberzombie, non devi lasciarti sconfiggere mentalmente dalla sua barra della vita: è grossa, ma è anche un robottone facile facile da superare.
Se come me sei ad un livello 30 lo abbatti con calma e sangue freddo.

Risultati immagini per the surge

The Surge, il gioco del momento.

Ho anche rivisto The Thing di Carpenter, che tipo l’ultima volta era 20 anni fa. Era pure ora, dato che non lo ricordavo così spettacolare: ma della fantasia incredibile di chi ha progettato la fisicità della Cosa vogliamo parlare?
No, vero? Sono d’accordo, perché manco io ho qualcosa da dire al riguardo. Però figo.

Risultati immagini per the thing

E via le braccia.

Posso parlarti di Deboroh che è stato punto da una vespa ed ora è super casalingo e super sonnoso?

No, anche questo non è un argomento che ci porterà lontano.

Gatto.

Insomma, non c’ho un cazzo da dire per davvero.
Ho sonno perché ho mangiato troppo coniglio pasquale ripieno di merda, qui piove da due giorni e l’unica cosa che posso fare è vivere sotto al piumone.
Non posso manco consigliarti di smettere di cercare le scarpe nel frigorifero, perché è già stato fatto.
Certo, potrei partire col pippone filosofico sul fatto che le cose si trovano quando siamo pronti a trovarle e che ogni luogo può essere un luogo per quelle benedette scarpe e che magari nel frigo ci sono pure, ma tu non sei pronto per questa rivelazione… ma no. La verità è che se cerchi le scarpe nel frigorifero qualche problema ce l’hai e se le trovi, il problema è pure doppio.

Non ce la posso fare.

Quindi occupiamoci della ricetta.
Un mese fa ho rivelato al mondo che oltre ad action figure e muffe avevo iniziato a collezionare croste di parmigiano e Zampine in Cucina mi ha linkato la sua ricetta del ragù di croste.
Ne ho accumulate un altro po’ e finalmente l’ho provato: buonissimo e manco tanto laborioso. Hai bisogno di due cose: un’oretta di cottura ed un mixer per tritare le croste (puoi anche farlo col coltello, ma auguri).

Se come me accumuli croste di parmigiano nella prospettiva di una pasta e patate che però non cucini mai, hai trovato la soluzione ai tuoi problemi.
Go, go, go!

Seguimi in cucina!

Per preparare un ragù di croste di parmigiano, per 4 persone, hai bisogno di:

  • 350 grammi di croste di parmigiano;
  • una cipolla, una carota, una costa di sedano;
  • 10 grammi d’olio;
  • 700 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi d’acqua;
  • sale.

Ebbene sì, con queste quantità due persone mangeranno almeno due volte.

Le croste di parmigiano sono durissime pure se usi il mixer, quindi ci tocca ammorbidirle. Mettile in una pentola colma d’acqua, aspetta che questa cominci a bollire e falle andare per dieci minuti. Ogni tanto rigirale, perché tendono ad attaccarsi sul fondo.
Spegni poi la fiamma e lasciale lì fino a quando ti serviranno per cucinare (è un lavoro che ho fatto la mattina per la sera).
In alternativa puoi anche scolarle subito, lasciarle raffreddare un minimo e partire con la preparazione appena le tue mani riescono a maneggiarle.

Foto di merda numero 1.

Se riesci a tagliarle a pezzi, fallo. Altrimenti caccia le croste ottenute nel mixerone e fai andare il tutto finché ottieni questo risultato:

Se non possiedi un mixer molto potente però DEVI rompere le croste in pezzotti, perché non ce la farà mai.
Se non possiedi un mixer punto, non tagliarli così piccoli perché ti sanguinerebbero le mani: falli a pezzi un po’ più grandi, poi a fine ragù dai una passata col mixer ad immersione.

Sempre col mixer ti tocca tritare cipolla, carota e sedano. Ricordati di pelare con un pelapatate sia la carota che il sedano, togliendo la parte più fibrosa. 
Siamo pronti per partire.

In una pentola versa 10 grammi d’olio e caccia dentro il trito di verdure:

Fai andare il tutto per diversi minuti, per far appassire le verdure.

Aggiungi le croste tritate:

Versa la bottiglia di passata di pomodoro (raccogliendo con dell’acqua anche tutta la preziosissima salsa che rimarrà nei lati della bottiglia) e 300 grammi d’acqua.

Mescola bene.

Aspetta che il tutto inizi a sobbollire, poi fai cuocere a fiamma bassa (sul fornello più piccolo che hai) per almeno un’ora. Deve restringersi di brutto e le croste si devono ammorbidire bene bene. Se il liquido non bastasse, aggiungine durante la cottura: non alzare mai la fiamma ed alterna la cottura con coperchio e semicoperto, a seconda della temperatura che ottieni. Se bolle troppo, semicoperto. Se bolle poco, coperto. Se evapora troppo, coperto. E via dicendo, a sentimento.

Otterrai un ragù molto denso:

Che ti faccio vedere con un altro scatto, fatto col CELLULARE, che è meglio di quello di questa macchinetta di merda:

A fine cottura asssaggia ed aggiusta di sale. Un po’ il retrogusto muffoso c’è, perché le croste ce l’hanno quel retrogusto, ma secondo me è buono e basta.
Se non hai usato il mixer ed hai tagliato le croste come un artigiano di altri tempi, ricordati di dare una passata col mixer ad immersione per rendere tutto un po’ più omogeneo.

Quando prepari la pasta fai come si faceva a casa dei nonni, nel 1915: getti la pasta in una ciotolona e condisci lì dentro con la quantità di ragù che ti serve.

Quando devi riscaldare il ragù versaci un po’ d’acqua, così non lo fai attaccare sul fondo: fiamma bassa, coperto. Ci vorranno dieci minuti scarsi.

Ci condisci la pasta e guarda qui, sembra quasi un ragù bolognese:

Ciao e buon appetito!

Sedani rigati con una sottospecie di ragù alla zucca.

Mi hanno detto che c’è bisogno di me.

E lo hanno fatto pure in maniera teatrale.

Dieci giorni di silenzio. Dieci giorni in cui ho lasciato il mondo in preda ad uno squilibrio culinario difficile da sostenere.
Dieci giorni sono tanti. In dieci giorni le cose cambiano in maniera così radicale che uno può anche non capire più in che parte del multiverso si trovi, se non sta attento.

Sì. E come reagirai quando scoprirai che esistono un Hulk ed un Bulk?

Devo dire la verità: non me la sono cavata benissimo. Ho mangiato un po’ così, fallendo ricette infallibili, aggiustando vecchi piatti che avevano bisogno di nuove foto, di tempi di cottura, la cazzo di fiamma come va tenuta che qui poi si brucia tutto?

Che poi magari tu decidi di provare una zuppa di Pizzakaiju e soffri, manco fossimo su GialloZafferano.

Comunque oggi ti regalo un piatto nuovo con le tre caratteristiche ci piacciono di più: facile, veloce, buono. 
Se fossi una stronza lo chiamerei ragù di zucca, ma non siamo in quei posti brutti là, quelli dei sughi finti e delle paste risottate.
Però alla fine, sotto sotto – nell’animo, dico – quello è: un trito per il soffritto, carne macinata, un po’ di vino e dopo la zucca. 
Quindi Go, go, go! e dai, che stasera si mangia.

Follow the kaiju, semmai.

Per preparare dei sedani rigati con una sottospecie di ragù alla zucca, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di sedani rigati. Se vuoi scegliere un altro formato di pasta, però, mica mi offendo;
  • una carota, mezza cipolla bianca (o una piccola) ed una costa di sedano;
  • un cucchiaio d’olio + un filo da aggiungere sul piatto (5 grammi a testa bastano);
  • circa 150 grammi di vino bianco;
  • 250 grammi di carne macinata di manzo;
  • 300 grammi di zucca (comprane un po’ di più, poiché sai che c’è parecchio da scartare. Aggirati intorno al mezzo chilo);
  • pepe, sale;
  • circa 30 grammi di pecorino romano con cui cospargere i piatti.

Lava il sedano e la carota e, con un pelapatate, togli loro tutta la parte esterna.
Prepara quindi un trito, con anche la cipolla, usando il mixer.
Chiaramente puoi farlo anche a manina, con coltello e mezzaluna, ma ci vorrà più tempo.

Occupati anche della zucca: taglia i filamenti e la buccia e riduci la polpa a dadini, più piccoli possibile.

Gratta anche il pecorino, in polvere.

Fatto questo, metti l’acqua della pasta a bollire.

In una padella di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio e fallo scaldare, a fiamma medio bassa. Aggiungi poi il trito.

Fallo appassire a fiamma sempre medio bassa, girando ogni tanto.
Ci vorranno circa 5 minuti. Trascorso quel tempo puoi aggiungere il macinato.

Alza leggermente la fiamma e fai rosolare la carne benissimo, su ogni lato, girando spesso.
Dovrà cambiare colore. 
Versa ora i 150 grammi di vino bianco.

Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica. In questa fase potrebbe uscire anche del liquido dal macinato e dalle verdure. Non aspettare che si asciughi del tutto, che il liquido ci serve: dopo tre-quattro minuti butta dentro anche la zucca.

Aggiungi un po’ d’acqua (prendila dalla pentola della pasta), sala leggermente e poi chiudi col coperchio, usando una fiamma medio bassa.
Il nostro scopo è quello di spappolare la zucca ed in tutto ci vorranno, grosso modo, 20-25 minuti.
Ogni tanto togli il coperchio, mescola il tutto e schiaccia la zucca con un mestolo di legno: appena inizia a spaccarsi senza alcuna resistenza è tempo di calare anche la pasta, che dovrai tirare fuori un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

Dopo 20 minuti la zucca sarà abbastanza morbida da essere sfaldata con la forchetta. Quindi fallo: sfaldala con la forchetta. Non tutta, giusto un po’, tipo metà.

Assaggia macinato e zucca e, se occorre, aggiusta di sale. Tieni però conto che mantecheremo con l’acqua della pasta che è salata e che sui piatti cacceremo del pecorino (salato anch’esso).

Quando scoli la pasta non gettare l’acqua, perché la useremo per concludere la cottura.

Caccia i sedani rigati in padella, alza la fiamma e finisci la preparazione, bagnando con l’acqua se diventa tutto troppo asciutto.
Devi arrivare ad una conclusione del genere:

Prepara i piatti e cospargi di pepe e di pecorino ogni porzione.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!