Torta rustica con pomodorini caramellati e feta (+ spoiler a manetta su Senua’s Sacrifice, quindi leggi a tuo rischio e pericolo)

Giocare pochissimo ha i suoi vantaggi. Tipo che Hellblade: Senua’s Sacrifice mi è durato tre mesi nonostante abbia una longevità davvero davvero davvero scarsa (circa 6-7 ore).

Senua.

Difficilissimo parlare di questo titolo senza spoilerarlo e quindi ci proverò, ma fino ad un certo punto, poiché qualsiasi parola ti rovinerà l’esperienza di gioco. Il mio consiglio è di giocartelo per intero e poi passare di qui, dopo, per vedere se abbiamo avuto le stesse impressioni.
Perché non è mica un titolo banale, eh. Si impara a capirlo giocando, sbattendo la testa negli stessi angoli, sentendosi impazzire ed ascoltando della fighissima musica vikinga. 

WARNING: se ti metti a guardare con insistenza l’abisso, sai che poi l’abisso si rompe i coglioni e ti sputa.

Ho impiegato almeno tre o quattro scenari per realizzare che non ero io ad essere fuori di testa, ma che era proprio il gioco ad assecondare una certa paranoia latente. Non riuscivo a trovare le strade, mi sembrava che il panorama mutasse in maniera impercettibile, ma che cambiasse eccome. Maccccristo, sono sei ore che cerco di raggiungere quel ponte e c’era questo sentiero? Giuro che non l’avevo visto. Eppure sono passata di qui tipo 40 volte.

Reazioni comprensibili.

Poi in un ambiente particolare ho notato che delle pietre mi stavano fissando. Degli occhi spuntavano fuori dallo sfondo e sparivano, roba che se non prestavi attenzione manco li notavi. E poi quelle voci nella testa (troppe) che mi guidavano rendevano la paranoia davvero tangibile.
Lì ho capito che non ero io. Era il gioco. Il gioco che simulava, in maniera perfetta, un viaggio dentro ad una mente non proprio stabilissima.

Questo è il fulcro dell’intera esperienza: Senua è in preda ai suoi stessi fantasmi e crea un mondo di violenza, di oscurità e di terribili ansie. Fidarsi di nessuno è il vero fulcro dell’avventura, perché ogni elemento è stato creato dal suo cervello per un motivo che non posso spiegare, altrimenti si cadrebbe nello spoilerone ufficiale.

Mi vien voglia di ricominciarlo da capo.

I combattimenti sono monotoni e semplici, guidati per lo più dai fantasmi della mente. Però sono lunghi ed estenuanti e mi è piaciuta anche la scelta dei tasti (alcuni dorsali) che ti rendono proprio faticoso parare ed allontanarti. Dopo un po’, insomma, mi venivano i crampi alle mani e per me questo ha arricchito l’esperienza. Dove Senua era piena di sangue, io avevo le dita anchilosate: mi sembrava quasi un giusto paragone.

E mentre combatti, musica vichinga che ti esalti di brutto.

Una boss fight in particolare mi è piaciuta davvero. Oscura, snervante, nevrotica. Nulla è troppo grosso per essere abbattuto, basta solo volerlo e concentrarsi. In fondo è tutto un parto della mente, no? Fottutamente reale, però.
Talmente reale che è difficile capire quanto sia finzione e quanto realtà.

L’unica cosa su cui forse potrei avere da ridire è giusto il finale, ma meglio l’incertezza dello spiegone. Quindi ok anche quello.

Uno dei numerosi casi in cui se ti chiedono Sei un Dio, magari è meglio rispondere di no.

Non è un action, non è un’avventura grafica, non è un rpg. È un titolo a sé, un’esperienza unica nel suo genere, la prima per questa generazione di console. Robe che possono essere paragonate a The Shadow of Colossus ed a pochissimi altri giochi di atmosfera.

Ed il cibo di oggi è realtà è finzione? La mia bocca ed il mio stomaco dicevano che era buono e che era tangibile, ma come esserne certi… Magari Pizzakaiju è uno dei tanti sogni di Azathoth, come pure questa torta salata.

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Che però era buona pure in sogno, quindi ‘sticazzi.

Erano secoli che non rubavo una ricetta ad Apriti Sesamo ed era ora che la saccheggiassi di nuovo senza ritegno: dalle sue parti si mangia sempre da Pazuzu e spesso c’è pure la feta di mezzo.
Però ho cambiato un particolare: la pasta di base l’ho preparata io, con le mie manine di merda, perché non sopporto quelle industriali (mi fanno proprio schifo e mi sembra di mangiare aria).

La preparazione della pasta di base la trovi in questo post qui, non la ripeterò oggi, se non per gli ingredienti che devi procurarti.
Ricordati che tutti gli ingredienti è sempre meglio che non siano stati ospiti del frigo: consiglio banale, ma la temperatura ambiente è quella gggggiusta per cucinare.

Go, go, go!

FAME.

Per preparare una torta rustica con pomodorini caramellati e feta, per uno stampo da 24 cm di diametro, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli d’uovo;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 300 grammi di pomodorini datterini. Se non li trovi (per me ancora non è periodo) va bene qualsiasi altro tipo di pomodorino, basta che sia dolce;
  • 200 grammi di feta;
  • zucchero di canna;
  • origano, paprika dolce;
  • olio;
  • burro per ungere la tortiera.

Innanzitutto ricordati che una volta preparata la pasta della base, questa deve riposare in frigorifero per un’ora.
In questo post qui trovi tutte le informazioni che ti servono.

Ci vediamo qui tra uno schiocco di dita.

Facciamo dunque finta che tu abbia già preparato la pasta e che stia riposando in frigorifero.
Occupiamoci di tutti gli altri ingredienti.

Taglia i pomodorini a metà.
Apri la confezione di feta e sciacquala bene sotto l’acqua corrente. Asciugala poi al meglio delle tue possibilità, usando un canovaccio da cucina (pulito, non fare come tuo solito).

Adesso preleva la pasta dal frigo e comincia a stenderla, più sottile che puoi.
Accendi ora il forno, 180 gradi, modalità statica.

Imburra la tortiera e stendici dentro la tua pasta. Con delicatezza. Bucherellala ovunque con una forchetta (anche sui lati) e poi spalma un po’ di albume d’uovo. Non ho idea se la parte dell’albume serva per davvero a qualcosa, nel dubbio io quando mi ricordo lo faccio (ma quando me ne sono dimenticata, non ho visto differenza, quindi boh).

Operazioni che boh.

Dovremmo essere a questo punto:

Adagia i pomodorini su tutta la superficie, a pancia in su.
Condiscili con dello zucchero di canna (io lo metto col cucchiaino, senza pesarlo, un po’ su ognuno).

Sbriciola la feta con le mani direttamente nella tortiera:

Condisci il tutto con origano abbondante, un filo d’olio non tirchio ed un po’ di paprika dolce.

Richiudi i bordi:

E possiamo andare in forno.
A 180 gradi per 50 minuti. Se vedi che sopra si scurisce troppo puoi spegnere le resistenze superiori o abbassare leggermente la temperatura.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

Tagliala in 4 parti, così si raffredda un po’ più in fretta, che qui non c’abbiam tempo da perdere:

Ed ora parliamo brevemente del fondo.
Ancora non mi è successo di ottenere il fondo cotto ESATTAMENTE come la parte superiore. Ho chiesto agli Azzurri di Crostate, ma non ho avuto risposta.
Diciamo che prima o poi avremo il tempo perfetto per cuocere questa crostata, per ora 50 minuti sono un tempo sicuro: la pasta sarà cotta senza essere bruciata, ma sia i pomodorini sia la feta l’acqua la cacciano eccome, quindi sotto potrebbe risultare ancora umida.

Guarda:

In realtà la foto non è realistica, sembra quasi cruda e non lo era (era croccante e mangereccia), ma ancora non sono riuscita a trovare le VERE tempistiche. Appena troverò il tempo perfetto modificherò TUTTE le ricette delle torte salate, per ora parti con 50 minuti di base e se vuoi puoi anche aumentare (ma poi dipende tanto dal forno, immagino… peccato che il mio sia nuovo di pacca ed abbia ottenuto lo stesso risultato di quando usavo il rudere tradizionale).

Fammi indovinare: sei un Azzurro di Crostata, vero?

Comunque, pignoleria a parte, siamo pronti per mangiare.

Ciao e buon appetito!

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Kaiju Ravioli (+ calci nei testicoli, teste di razzo ed asiatici mangia-sushi)

Mi sono talmente tanto divertita rigiocando Bulletstorm che ho appena regalato ben 5 euro alla Sony per poter provare il DLC con Duke Nukem che consiste, in soldoni, nel rigiocare la campagna impersonando un cazzone più cazzone degli altri.

Brava Sony che sei riuscita a superare la sindrome da rabbino, facendomi aprire il portafogli.

Avevo già inserito questo titolo nel  post dedicato ai 10 giochi dimenticati anche da Pazuzu ed è proprio un peccato ed inspiegabile: è frenetico, zeppo di idee, sempre diverso e pure con una trama. Dal finale si intuisce che avevano una mezza intenzione di creare un seguito. Ma la triste storia ci narra che le avventure di questi stronzi non se le sono cagate proprio e già ringraziamo che abbiano fatto una versione per PS4.
Quindi sì, non avrai problemi a recuperartelo e no: non si tratta di retrogaming.

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La mia idea di divertimento.

Partiamo dai difetti. Innanzitutto è breve, anzi, BREVISSIMO. L’ho giocato alla difficoltà massima e credo di non avere superato le otto ore di gioco. Non possiede nemmeno una longevità legata al rigioco: a meno che non si voglia provare tutte le mosse cretine, non c’è nulla da esplorare dato che si tratta di uno sparatutto quasi a binari. A fine campagna l’unico elemento che si sblocca è una serie di sfide, sfide piuttosto inutili: ti vengono riproposti degli scenari che già conosci molto bene in cui devi raggiungere un tot di punti in un tot di tempo. Non molto esaltante: dopo averne provati un paio, ho mollato lì.

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2 dei cazzoni di Bulletstorm.

Oltre alla longevità, ci sono due problemi nel gameplay: non esiste la copertura e i tuoi compagni possono risultare un po’ fastidiosi. In realtà puoi accucciarti schiacciando la levetta di movimento, ma sarebbe stato molto più comodo un sistema di copertura vero e proprio. I tuoi compagni, invece, spesso ti fanno ammazzare in malo modo, dato che stanno in mezzo alle palle e non ti permettono manco di indietreggiare. Te ne accorgi solo negli scenari più casinisti, ma te ne accorgi. Avrebbero potuto crearli invisibili, data la loro inutilità, ma no, il realismo prima di tutto.

Però non importa. E non importa perché è fottutamente divertente.

Il riassunto di quello che troverai nel tuo futuro gioco preferito.

I personaggi sono davvero dei coglioni ed è una caratteristica fondante dell’intero videogioco. Lo scopo infatti non è arrivare alla fine dimostrando grandi doti di combattimento. Dimentica la regola d’oro del raffiche brevi e precise. Qui bisogna vomitare proiettili senza fermarsi mai ed essere super creativi in ogni ammazzamento.

Il motto di questo gioco.

Più sei sadico e più verrai ripagato in punti esperienza, che spenderai per migliorare le armi, permettendoti di provare ulteriori colpi speciali ancora più imbecilli.
Puoi fulminare i nemici, bruciarli vivi, farli impazzire, riempire di pallottole il loro culo. Oppure sparargli alle palle e prenderli a calci finché non crepano, lanciarli dai palazzi, usarli come mine o – ancora –  farli volare via trasformandoli in teste di razzo.

Anche trucidare gente durante scivolate supersoniche può essere appagante.

Oltre a questo, è incredibilmente spettacolare e vario. A parte i cambi di scenario (che in alcuni casi sono minimali) si passa dall’usare schiene di dinosauri come ponti all’entrare in grotte in cui vivono mostri giganti. Ci sono diverse sparatorie così movimentate che bisogna possedere seicento occhi e sparare a tutto quello che si muove, tra aerei che cercano di farti esplodere il culo e kaiju che vogliono divorarti.
Forse il mio momento preferito è stato quando ho usato un mostro meccanico enorme come alleato. Ma forse, perché è davvero difficile scegliere.

Altra roba super notevole.

Le linee di dialogo fanno abbastanza ridere: sono razziste e stronze. Esempio a caso: Ishi, il cyborg asiatico, viene chiamato sempre e solo Mangia-Sushi, perché se ne fregano di essere politicamente corretti. E si sa che a me il razzismo fa sempre ridere.
Insomma, tutti i protagonisti sono semplicemente deficienti, pure il cattivo cattivissimo. Niente eroismo, niente momenti epici: solo gente che si insulta e si prende a cazzotti, in pieno stile mercenario cazzone.

Mi sono esaltata così tanto mentre scrivevo che non vedo l’ora di essere Duke Nukem.
Mentre attendiamo che venga scaricato il DLC, pensiamo alla pappa.

Sì, qualcuno ha detto pappa.

L’idea di base era quella di creare dei ravioli giganteschi, grossi come il piatto stesso. E li ho fatti, eh, solo che non mi convincevano: un po’ la sfoglia era troppo spessa, un po’ cuocerli era un casino e soprattutto il condimento che mi era stato consigliato faceva piuttosto schifo.

Insomma, quella sera abbiamo mangiato di merda.

Così ho fatto trascorrere una settimana per riprendermi dalla delusione e ci ho riprovato: ho dimezzato le dimensioni, assottigliato la pasta e li ho conditi col minimo indispensabile. E questa volta è un sì.
Ti avviso: non è un capolavoro di piatto ed è anche un po’ laborioso. Però va provato, se non altro perché l’uovo praticamente crudo è una delle mie droghe e mi piace portare nella strada della perdizione più gente possibile.

E poi tutto va assaggiato, almeno una volta nella vita, dai.

Quindi tutti ai posti di manovra e Go, go, go!

Per preparare dei Kaiju Ravioli, per due persone, hai bisogno di:

  • pasta fresca che potrai creare con questo procedimento qui. Ti servono 2 uova a temperatura ambiente e 200 grammi di farina 00;
  • 20 grammi di burro;
  • 300 grammi di ricotta di bufala;
  • 4 tuorli d’uovo;
  • 100 grammi di spinaci;
  • 60 grammi di parmigiano;
  • un filo d’olio da mettere sui piatti;
  • sale, basilico.

Come ormai sai a memoria, la pasta ha bisogno di riposare dai 30 ai 60 minuti, prima di essere lavorata.
Quindi in una ciotola rompi 2 uova, mescolale leggermente una forchetta. In un’altra ciotola versa i 200 grammi di farina e poi unisci le uova. Impasta, impasta ed impasta, per almeno 10 minuti.

Otterrai una palla simile:

Lasciala lì, sul tavolo e pensiamo agli altri ingredienti.

Lava gli spinaci e togli loro i gamboni.
In una padella fai sciogliere, a fiamma bassa, 20 grammi di burro.

Appena è sciolto puoi unire gli spinaci.

Salali un pochino e falli andare per pochi minuti, a fiamma medio alta.
Nel frattempo metti la ricotta in una ciotolona e schiacciala con una forchetta.

Gli spinaci dovranno cuocere davvero il minimo indispensabile, giusto il tempo di farli leggermente appassire. Tipo manco per 5 minuti. 
Ecco:

Riversali su un tagliere e tagliali a pezzetti con un coltello. Sì, ho le mani di amianto, se vuoi tu puoi aspettare che si freddino un po’.

Riversa gli spinaci nella ciotola con la ricotta e mescola bene il tutto con una forchetta, finché raggiungerai un composto abbastanza omogeneo.

Il composto è pronto.
Adesso dobbiamo andare a lavorare la pasta, ma prima metti dell’acqua a bollire (usa una pentola larga).

Prendi la palla e dividila in due parti più o meno uguali:

Se usi la macchina per la pasta, come me, crea due sfoglie lunghe e sottili, come quando devi preparare le lasagne.
Se non hai la macchina per la pasta, tanti auguri ed usa il mattarello: sarà la tua palestra giornaliera.
Adagia le due sfoglie sul tavolo infarinato (ed infarinalo, sennò dopo bestemmi perché ti si attacca tutto).

Passo 1.

Adesso cerca più o meno di capire le dimensioni della tua sfoglia: devi lavorare su metà impasto e l’altra metà verrà usato per chiudere i ravioli.
Il mio consiglio è di chiudere le due sfoglie su se stesse e fare un segno col coltello nel punto che corrisponde alla metà, così sbagli il meno possibile.

Con un cucchiaio distribuisci il ripieno di ricotta e spinaci in 4 punti diversi, sulla sfoglia: stiamo creando 4 ravioli giganti, quindi devi posare 4 palle di impasto ben distanziate l’una dall’altra.
La foto spiega meglio di me:

Sempre con le mani cerca di formare delle palle schiacciate, con il centro meno spesso: è lì che aggiungeremo l’uovo.

Partiamo con l’operazione uova: un uovo alla volta. Aiutandoti con un bicchiere dividi il rosso dal bianco. Appoggia il rosso al centro delle palle di ricotta e spinaci:

Ripeti l’operazione per tutte le palle di ricotta che hai formato.

Una volta fatto questo, con un pennello (o il dito, va bene anche il dito!) bagna bene tutti i lati dei futuri ravioli: l’acqua aiuterà a fare aderire la pasta e a non farla staccare durante la cottura. Ricordati di inumidire anche la parte centrale:

Dobbiamo assemblare i ravioli.
Chiudi la parte di sfoglia con il condimento con l’altra metà di sfoglia, quella che abbiamo lasciato vuota:

Fai aderire bene bene, con le mani, tutti i lati. Anche la parte centrale.
Con un tagliapasta o un tagliapizza o anche con un semplice coltello, ritaglia tutti i lati, creando così i Kaiju Ravioli:

Cospargi un piattone con parecchia farina e, con la grande delicatezza che ti contraddistingue, solleva i ravioloni e poggiali lì sopra. Ti consiglio di usare una palettona, così sei sicura di non spaccarli.

Prima di cuocerli tira fuori i piatti e grattugia 60 grammi di parmigiano. Grattugialo come ti pare: a scaglie enormi, medie, a polvere. Non importa.

Come si cuociono questi ravioli?
Innanzitutto l’acqua deve essere salata e bene a bollore, come sempre. Poi si cuociono a coppie, perché sono davvero gargantueschi. E non puoi versarli nell’acqua con le mani: devi usare la tua fedele schiumarola.

Il Kaiju Raviolo è gigante e quindi non riuscirà ad immergersi nell’acqua. Ti tocca bagnare la superficie del raviolo di continuo, con un cucchiaione. I tempi di cottura si aggirano intorno ai 4 minuti, proprio perché stiamo cuocendo un food monster.

Esauriti i 4 minuti, preleva i ravioli sempre con la schiumarola ed appoggiali sui piatti.
Irrora con un filo d’olio a crudo, cospargi col parmigiano e decora con del basilico.

La cosa bella è che se ora tagli a metà il raviolo, l’uovo uscirà in tutta la sua bellezza, così:

Ciao e buon appetito!

Cuscus con piselli e uova (+ tanti bei videogiochi dimenticati persino da Pazuzu)

Negli ultimi due anni sono usciti videogiochi senz’altro stupendi, ma che io ancora non ho manco provato.
Non perché mi importi poco, anzi, so che quando Red Dead Redemption 2 entrerà in questa casa la vita di campagna virtuale sostituirà quella reale.

Risultati immagini per ragazzo di campagna

Cose che mi aspetto di vedere.

La questione è che ho constatato – con la ps4 più che mai – che quasi tutti i titoli sono pieni di difetti al momento dell’uscita e che è quindi meglio aspettare un po’ di tempo e ritrovarseli aggiustati a modino.
Questa non fretta è poi diventata quasi uno stile di vita e mentre tutti giocano non so bene a quale numero di Yakuza uscito da poco, io sto felicemente recuperando il Kiwami remasterizzato e sono contenta così.

In questa fase di rallentamento ho notato però che i giochi minori, ormai, sono stati quasi bannati dall’esistenza. Non sto parlando di indie: con quelli ci sfracassano i coglioni di continuo.

Quanta poesia in questa volpe del cazzo che, anche se deve rispondere solo al tasto X, se ne frega.

Sto parlando di quei titoli anche grossi, ma che non possono essere considerati dei veri e propri TRIPLA A. Insomma, titoli grossi ma che non sono della Bioware o della Ubisoft o semplicemente non hanno avuto abbastanza successo da avere dei capitoli successivi. Per la ps4 mi vengono in mente pochissimi esempi e tutti che non ho giocato: Exel, Nier Automata (sì, è della Square Enix, ma è un titolo nuovo), Conan e boh.

Per la generazione precedente, invece, ho decine di esempi e quindi ho deciso di stilare una lista (non una classifica) di 10 titoli che mi sono piaciuti davvero tantissimo e che magari, se hai tempo, puoi recuperare spendendo circa 5 rupie e mezzo.
Quasi tutti i giochi che ti proporrò hanno in comune una particolarità che oggi sembra quasi un’eresia: non c’è traccia di modalità online.

La reazione dell’utente medio di fronte ad una simile notizia.

Partiamo subito.

Deadly Premonition.

Titolo particolarmente sfigato: non solo ha una grafica terrificante, ma i primi 20 minuti di gioco metterebbero alla prova anche il più convinto. Si inizia come una specie di sparatutto in terza persona, totalmente robboso e rincoglionito.
Se però si ha la pazienza di superare quell’ostacolo, ci si ritrova davanti ad un super omaggione a Twin Peaks, con una storia stupendamente scritta, un personaggio principale indimenticabile e splendidi dialoghi (soprattutto i monologhi del protagonista, a cui piacciono i b-movie impossibili, come The Deadly Spawn). Meravigliose pure le musiche, che di solito non mi rimangono mai impresse ma che questa volta è impossibile ignorare.
Non ha l’online.
L’ho platinato, quindi mi è piaciuto per davvero.

Eat Lead: The Return of Matt Hazard.

Ci sono anche gli zombie.

Ne ho già parlato qui.
Sparatutto in terza persona, con grafica vecchia per gli standard dell’epoca ed un po’ rugginoso pure come gameplay. Terribili i cali di frame rate.
Però davvero divertente ed originalissimo.
Non ha l’online.
L’ho platinato.

Lollipop Chainsaw.

L’autore è Suda51, accompagnato però da James Gunn. Nonostante parli di una cheerleader con la motosega che si nutre di lecca lecca, è molto meno segaiolo degli standard di Suda.
È a livelli, ci sono un sacco di musichette carine ed è divertente. Davvero divertente.
Non ha l’online.
L’ho platinato.
Ah, di Suda consiglio anche Shadows of the Damned. Che è un po’ una vaccata, ma l’ho platinato e ci sarà pure un perché.

Binary Domain.

Sparatutto alla Gears of Wars, con i robottoni. I personaggi però fanno finta di parlarsi tra un combattimento e l’altro, quindi hai qualche risposta da dare. Risposte davvero banali, visto che i dialoghi sono stile Ma io ti sto sui coglioni? e tu puoi rispondere sì oppure no. Secondo te quale delle due risposte è migliore, per aumentare l’affiatamento della squadra?
Davvero, è tutto qui.
Ed è divertentissimo.
Non ricordo la presenza dell’online e no, questo non l’ho platinato.

Vanquish.

Lo confondo con Binary Domain anche se c’entrano poco, più che altro perché li ho giocati nello stesso periodo.
Uno sparatutto in terza persona in cui hai una tuta STRAFIGA, dei mostroni BELLISSIMI ed una velocità assurda (talmente tanto assurda che bisogna possedere otto occhi almeno ed un tempismo perfetto… Insomma, essere spider-man può aiutare).
Divertente davvero.
Niente online che io ricordi e niente platino per me.

Dragon’s Dogma: Dark Arisen.

Gioco di ruolo molto action della Capcom che però è finito un po’ nel dimenticatoio.
Ha una componente online parecchio utile: puoi portarti dietro i compagni degli altri giocatori, che ti aiutano a scoprire misteri o a sconfiggere creature che in altre avventure hanno già incontrato.
Ben costruito il mondo, intelligente il fatto che usare il viaggio veloce non è poi tanto comodo e quindi ti fai delle scarpinate bellissime, fantastiche le creature e vari i modi per ammazzarle.
Un bonus: puoi anche scegliere di usare bambini come eroi e questo mi è rimasto impresso.
L’ho platinato.

Bulletstorm.

Sparatutto in soggettiva supertamarro: diverso in ogni scenario, vario nelle modalità di gioco, creativo negli ammazzamenti. Anzi: più sei creativo e sadico e più ti ripagano in punti esperienza.
Puoi anche usare un mostro gigante robot come alleato e per me è già un epic win.
Lo hanno rimasterizzato anche per ps4 e son contenta, perché merita di non essere dimenticato.
Niente online, che io ricordi e niente platino per me.

Brutal Legend.

Gioco unico nel suo genere, nel senso che davvero non mi viene in mente nulla con cui paragonarlo.
Open world con protagonista Jack Black, si ammazzano i nemici suonando la chitarra (tra le altre cose). Storia assurda e divertente. Unica pecca: in parte è strategico. Non è difficile, ma a me gli strategici non piacciono quasi per niente.
Niente online, niente platino.

Enslaved.

Questo è uno dei grandissimi misteri presenti nel mondo dei videogiochi: non se l’è cagato nessuno.
Eppure ha una grafica splendida, due personaggi bellissimi a vedersi, una bella storia ed addirittura c’è Andy Serkis in persona. Non è forse particolarmente divertente da giocarsi (le fasi di combattimento sono tutte simili, a lungo andare) ma questo capita anche a giochi considerati BELLERRIMI dal mondo tutto, senza particolari ragioni.
Piaciuto tanto, avevo anche il poster in camera.
Anzi, ora vado e mi compro la maglietta.

Sleeping Dogs.

Un mix tra GTA e Yakuza, ma con più personalità di entrambi.
Uccisioni sanguinose e plateali, bella storia, si tirano tanti pugni.
Platinato e senza online.
Speravo in un secondo capitolo, ma non ha avuto alcun successo.

Ovviamente non sono i soli titoli che mi siano piaciuti tanto nella vecchia generazione, ma sono senz’altro i più sfigati: non hanno avuto seguiti, non sono stati cagati per niente ed è un peccato.

Adesso mangiamo il cuscus, è giunta l’ora.

Qui si venera Pazuzu, ma capisco il senso di sollievo.

Sono così ignorante che non sapevo manco come si scrivesse la parola cuscus e pensavo pure fosse un cibo messicano.
Sono così ignorante che l‘ho condito come una specie di riso alla cantonese, usando il wok e mangiandolo con le bacchette.
Insomma, il tipico esempio di multiculturalismo da serie tv di merda.

Un messicano, un bianco coglione ed una donna entrano in un bar e…

Mi è piaciuto parecchio e prossimamente lo preparerò con condimenti più adatti, per ora provalo anche tu così e vediamo se ti colpisce come ha colpito me.

Questa volta puoi cuocere il condimento anche in una padella normale: io ho usato il wok perché secondo me le uova strapazzate vengono meglio e comunque si prepara tutto con la metà del tempo.

Go, go, go!

Si prepara in pochi minuti, tra poco si mangia, dai.

Per preparare un cuscus con piselli e uova, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di cuscus. Ho usato quello precotto, che ha bisogno di pochi minuti per cuocere. O questo o niente, nel Cilento;
  • 200 grammi d’acqua + 10 grammi d’olio + sale per cuocere il cuscus;
  • 2 cucchiai d’olio;
  • 300 grammi di piselli;
  • 4 uova:
  • sale e pepe.

Se usi i piselli surgelati, ricordati di tirarli fuori dal freezer la sera prima e cacciarli nel frigo, così si scongelano senza essere stressati. Il giorno dopo li potremo usare (quasi) come se avessimo comprato quelli freschi e saranno così:

Se non hai deciso la cosa per tempo, limitati a scongelarli cacciandoli sotto dell’acqua tiepida. Ci vorranno pochi minuti.

Versa 200 grammi d’acqua in una pentola e dentro versaci 10 grammi d’olio ed un po’ di sale:

Chiudi col coperchio e porta ad ebollizione.
Nel frattempo spacca le uova in una ciotola con sale e pepe e sbattile leggermente.

Appena l’acqua bolle versaci dentro il cuscus e sgranalo brevemente con una forchetta:

Chiudi col coperchio e fai riposare per il tempo indicato sulla confezione (nel mio caso erano 4 minuti).
Nel frattempo prepara il condimento.

Usando la fiamma più forte che hai, fai arrivare a temperatura fusione il tuo wok. Poi versa 2 cucchiai d’olio:

30 secondi dopo caccia dentro i piselli e salali un po’.

Falli andare a fiamma alta per un paio di minuti, il tempo di scaldarli. Gira sempre.
A quel punto puoi versare le uova.

Appena si cominciano a rapprendere ai lati, come nella foto qui sopra, muovi il tutto con una schiumarola fino a quando le uova saranno del tutto cotte. Puoi anche abbassare un po’ la fiamma se ti sembra che si attacchi un po’ sul fondo.

Quest’operazione avrà bisogno di tre minuti scarsi.

Puoi anche cuocere tutto in una padella normale: ci vorranno solo un paio di minuti in più.

Nel frattempo il cuscus è pronto? Togligli il coperchio e sgranalo un pochino, con la forchetta.

Appena il condimento è pronto, riversalo nel cuscus.
Accendi una fiamma bassa e fai andare tutto insieme, mescolando con una forchetta, giusto per un minuto o due. Il tempo di sgranare tutto per bene e fare conoscere al cuscus le uova ed i piselli.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Prepara le porzioni e siediti per mangiare: te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!