Risotto con crema di peperoni

Finalmente un risotto nuovo.
Perché tu ormai lo sai, io sudo freddo ogni volta che ne preparo uno. I tempi di cottura sono altamente variabili, le combinazioni di formaggio e frutta van dosate al grammo perché abbiano un senso. E le istruzioni sul web aiutano sempre poco. A volte mi scoraggio e penso di avere disimparato a farli. Altre volte sono convinta di essere The Master of Rice.

Stessa sicurezza.

Di solito il vero problema è che manca un ingrediente che faccia da contrasto. Oppure gli abbinamenti fan semplicemente schifo.
Sono un ottimo modo per allenarsi a riconoscere il momento esatto in cui il riso muta da riso da minestra a riso risottato. Ad occhio nudo, senza assaggiare.
Ma a parte per questo passatempo personale e discutibile, non servon certo a mangiare bene.

Ognuno si diverte come può.

Questa volta tutto a posto: cottura lunga ma perfetta, condimento ben bilanciato e soprattutto ottima cena.
Grazie al cazzo, la ricetta arriva direttamente dal sensei Luca Pappagallo, era una garanzia.

Assomiglia terribilmente a quel veeeeeeecchio risotto con il pomodoro, soprattutto in quanto a rompimento di palle durante la preparazione. Ho girato il mestolo così tante volte e per così tanto tempo che per un attimo ho pensato di aver sbagliato e di star preparando la polenta.
Perché, checché ne dicano in giro, ogni risotto ha un suo tempo di cottura dovuto a mille variabili. Questo è più lungo della media.
Forse perché il brodo usato è minore del solito?
Forse perché la Madxxxa è putxxna?

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Risolvi il rebus.

Quale che sia la verità, ti passo la ricetta.
Go, go, go!

Per preparare un risotto con la crema di peperoni, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso carnaroli;
  • 500 grammi di peperoni, del colore che desideri;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato;
  • un litro e mezzo di brodo vegetale. Se lo prepari con i dadi usane tre;
  • basilico;
  • 200 grammi di passata di pomodoro;
  • sale, pepe;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • una cipolla bianca.

Prima di tutto bisogna cuocere i peperoni.
Quindi lavali e puliscili: devi togliere la testa e tutte le parti interne bianche. Ed i semi.
Poi riducili a tocchetti.

Trita una cipolla, anche non troppo finemente.
Scamicia un aglio e schiaccialo leggermente.

Ok, partiamo.
Versa in una padella 20 grammi d’olio ed appena è caldo caccia dentro sia aglio che cipolla.

Fai andare per due o tre minuti, giusto il tempo di ammorbidire leggermente la cipolla, poi caccia dentro i peperoni.

Aggiungi un po’ di basilico spezzettato con le mani e 200 grammi di passata di pomodoro. Aggiungi anche il sale.

Mescola tutto bene, poi copri con il coperchio.
Devi far cuocere i peperoni per 20 minuti, a fiamma medio bassa. Se durante la cottura ti accorgessi che non c’è abbastanza umidità, bagna con dell’acqua del rubinetto.

In questo tempo comincia a preparare il brodo vegetale (se usi il dado, altrimenti sai che avresti dovuto prepararlo un’ora prima).

Ecco cosa devi ottenere:

Togli l’aglio.
Dopodiché trita tutto con un mixer, aggiungendo un po’ di brodo per rendere il tutto più fluido.
Il risultato:

Ora abbiamo la base per il riso.
Nella tua pentola da risotto caccia dentro il riso e fai tostare a fuoco medio basso per due minuti. Gira spesso, non aggiungere grassi di alcun genere.

Versa poco brodo e fai andare per 5 minuti.

Appena è in gran parte evaporato e dovresti aggiungere altro brodo, versa invece la salsa di peperoni.

Ora parti col risotto normale, ma fino ad una certa. Infatti normalmente il risotto si fa i fatti suoi, basta versare brodo.
In questo caso no: devi stargli dietro, mescolare sempre ed aggiungere poco brodo alla volta se vedi che tende ad attaccarsi sul fondo.
Anche il tempo di cottura sarà più lungo, probabilmente perché la crema di peperoni non ha la stessa temperatura del semplice brodo vegetale. 
Quale che sia la ragione, mettiti l’anima in pace e mescola per tutto il tempo.

In questo tempo grattugia a polvere 50 grammi di parmigiano. 

Assaggia il riso e quando è pronto assicurati che non sia troppo papposo. Se lo è, aggiungi poco brodo.
Poi spegni la fiamma e butta dentro il parmigiano.

Mescola tutto energicamente, poi lascia riposare per due o tre minuti.

Prepara i piatti e su ogni porzione metti un po’ di pepe ed ulteriore basilico.

Ciao e buon appetito!

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Pesto alla Trapanese

Ognuno si sceglie i maestri e gli eroi che vuole e di cui ha bisogno.
Dopo tanti anni di lezioni culinarie è giunto finalmente il tempo di parlarti del mio sensei, un uomo dall’impareggiabile valore e dall’immensa caparbietà (Cristina D’Avena docet).

Mi alleno al Pappagallo-Dojo

Le sue capacità sono leggendarie: non teme l’assaggio di lasagne infuocate, spella pomodori roventi senza versare una lacrima e sono sicura che manco le cipolle possono farlo piangere.
Non teme di parlare di mozzarelle invecchiate male da usare per preparare roba al forno, a volte se ne frega dell’onda dei risotti ed osa friggere persino i wurstel, perché il colesterolo non è un suo arcinemico. Ho appreso da lui l’antica arte dell’utilizzo della sugna, ho riempito melanzane con gnocchi di patate super formaggiati ed ho persino fritto la pancetta. Sì, ho fritto la pancetta. E con grande gioia.

Ma il suo vero coraggio, quello che ogni giorno mi fa pronunciare la frase Da grande voglio essere come lui, risiede in altro.
Il suo vero coraggio sta nello sbattersene il cazzo di rispettare ricette tradizionali.

Ricordatevi che questo blog è ben protetto da questo signore qui, quindi piano con le minacce di morte.

Ricordo ancora quella volta in cui prese la pasta alla norma per mutarla in maniera radicale, cambiando praticamente tutto il cambiabile. L’internet non fu clemente: insulti, bombe atomiche, pizze in faccia. Scoppiò quasi una guerra batteriologica.
Ma lui imperturbabile. Lì, a mangiarsi le sue melanzane fritte.

Un siciliano che non l’aveva presa proprio BENISSIMO.

Quasi tre anni dopo il mio sensei ha ripetuto l’evento ed ha deciso di versare un po’ di Ooze sul pesto trapanese.
Ha trasformato il pesto in una crema, modificato alcune dosi, colore, procedimento. Ha persino tostato le mandorle (anzi, le ha quasi bruciate), sbattendosene le palle di rifare la scena. Perché tanto si sapeva che sarebbe stato buono lo stesso. Buona la prima e tutti a tavola.

E sotto, nei commenti?
Ovviamente il delirio.

Violenza.

Ho tenuto quella ricetta per una settimana. Ogni tanto la guardavo, poi però tremavo di paura.
Perché io non sono il mio sensei, io la sassaiola dell’ingiuria un po’ la temo.
Così ho fatto qualche ricerca in più, ho apportato qualche modifica ed ho creato la mia versione del pesto trapanese.
Com’è andata?
Come era giusto che andasse: qualcuno ha insultato anche me.

Sì, ho capito che vuoi mangiare, adesso arriviamo alla ricetta, stai calmo.

Perché non c’è un cazzo da fare: quando cominci ad entrare nelle ricette tradizionali o qualcuno l’ha depositata ed allora bon, c’è rabbia ma contenuta… oppure TUTTI hanno nel cassetto di casa la migliore versione esistente. Della nonna. Della mamma. Del dinosauro del prozio.
Tu poi non sei manco siciliano (emiliano, romano, fancularo) cosa vuoi saperne?

Quello che posso dirti è che il risultato è stato buono. Insufficiente dal punto di vista del riempimento di panza (sarà che noi Kaiju siamo senza speranza) ma buono.
Quindi te la passo.
I classiconi vanno sempre salvati ed evangelizzati, soprattutto quando si posseggono delle dosi pesate (e pensate) che non ti faranno ripiegare sulla pizza del freezer.

Go, go, go!

Tra poco si mangia.

Ah, quasi dimenticavo! Il mio sensei si chiama Luca Pappagallo e puoi trovare il suo pesto trapanese qui.

Per preparare il pesto alla trapanese sufficiente per condire una pasta per due persone (180 grammi), hai bisogno di:

  • 8 pomodori a grappolo. Non li ho pesati, proprio 8. Sei andato a scuola, sai contare?
  • 40 grammi di mandorle;
  • 25 grammi di olio extra vergine di oliva;
  • 20 grammi di pecorino romano;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • sale;
  • 10 grammi di basilico.

Sì, ci sono 2 spicchi d’aglio. Sì, è una cosa che fa paura all’uomo della strada. Però a quanto pare il pesto trapanese è chiamato pure tipo pasta con l’aglio, quindi rassegnati: ci va.

Ah, sì: niente mortaio e pestello. Quindi non è un pesto. Chiamalo come ti pare, sai a me quanto me ne frega.

Oggi scatta il tutorial per imparare a distruggere i pomodori. So che noi siamo delle discariche ambulanti e non laviamo nemmeno gli ortaggi perché vogliamo mangiare pure vermi e mosche, ma questa volta dobbiamo levare la pelle e i semi dei pomodori. Quindi impariamo.

Innanzitutto ti presento i pomodori.

Metti dell’acqua a bollire, in una pentola abbastanza grande da poterli immergere.
Mentre aspetti lava i pomodori e togli la roba verde sulla testa.

Girali col culo per aria ed incidili facendo una croce:

Appena l’acqua bolle immergili.

Prepara ora una bacinella di acqua fredda (se hai il ghiaccio bene, altrimenti va bene fredda dal rubinetto).
I pomodori non devono stare molto: 1 minuto o due. Te ne accorgi da sola. Basta che ne prelevi uno con la schiumarola e guardi se la pelle si sta leggermente staccando.

Metti il pomodoro in acqua per fargli abbassare la temperatura.
Poi spellalo per bene. La pelle verrà via praticamente da sola, non hai bisogno di coltelli.
Se hai sbagliato tempo di cottura non ti preoccupare: ricaccialo nell’acqua bollente.

Ora che li abbiamo spellati dobbiamo levare tutto il resto e lasciare solo la parte esterna.
Taglia il pomodoro in 4 spicchi.

Leva la parte dura e tutta la parte liquida coi semi.
In pratica ti rimarrà questo:

Una volta che avrai tutte le bucce, mettile in un mixer.

Tritale finché otterrai un liquido omogeneo.
A questo dobbiamo aggiungere 2 spicchi d’aglio.

Un po’ di sale e i 40 grammi di mandorle.

25 grammi d’olio e i 10 grammi di basilico.

Trita tutto bene, poi aggiungi anche il pecorino.

Trita ancora e dovresti raggiungere una consistenza granulosa anche un po’ liquida. Non sarà spesso come un pesto genovese, per intenderci.
Ti mostro due foto. Una per la consistenza:

Una per il colore:

Basta, tutto qui. Se lo prepari ore prima della pappa mettilo in frigo, ma comunque è pronto da usare. Freddo, non lo devi scaldare.
Prepara la pasta, cacciala in una ciotola, e poi fai finta di dosarlo. Finta, perché tanto lo userai tutto.

Kaiju che dosa.

Prepara le porzioni e decora ogni piatto con del basilico.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Pomodori ripieni di riso

Tutti nutrizionisti, tutti Azzurri di Sci, tutti con una dieta sana ed equilibrata e tutti personal trainer.
Tutti grandi acquirenti di barrette proteiche pure quando lo sport più praticato è quello del pesaculismo sul divano, perché si sa: le proteine fanno aumentare la massa magra. Fa niente se non riesci manco a salire una rampa di scale senza che le ginocchia ti cedano ed il fiato ti si spezzi (e quelli che ti vedono stan già lì col telefono in mano per chiamare un’ambulanza, che l’infarto più che una possibilità pare una certezza).

Tutti che sanno più di te del tuo corpo pure se – o, oserei dire, soprattutto se – manco sanno come ti chiami.

Tanto io li immagino tutti così.

Ti alleni troppo è il nuovo erede dei secolari Pensi troppo, Che problemi ti fai, Non bevi abbastanza, Il riposo è più importante dell’allenamento, Lo zucchero fa male, Il lavoro nobilita, quando c’era lui i treni passavano in orario. 

Più non fanno un cazzo e più sono coach.
Più vanno in palestra 40 minuti a settimana (per la prova costume, sia chiaro) e più sono nati atleti.

Magari si potesse risolvere tutto così.

Poi ti confronti con quelli che si allenano sul serio e vorrebbero fare di più. Quelli che non hanno un preparatore fisico, quelli che non li contano i macro ma che mangiano e basta, quelli che gli racconti qual è la tua routine quotidiana e si complimentano con te o si stupiscono ma mai, mai, si sognerebbero di dire che non va bene.
Perché chi l’ha deciso che non va bene? Gli stessi che saltano la corda come se dovessero prepararsi ad un round pugilistico e quindi vai con le solite cagate da 3 minuti HIT e poi riposo?

Ma li avete mai fatti 10 minuti di sacco di seguito, nella vostra vita?
Sapete che vuol dire arrivare ai 30 minuti ed essere così stremati che ormai non si riesce manco più ad alzare un braccio? Che più che cazzotti ormai date carezze, talmente non c’è più forza nel corpo?
Ah, ma quello è un allenamento a bassa intensità. Perché così c’è scritto su wikipedia.

Tapparsi la bocca per non bestemmiare.

Il giorno di riposo è poi un grande bluff. Io ho bisogno di più cibo, al massimo, non di stare col culo davanti alla tv per una giornata per ripigliarmi. Il mio corpo sta di merda quando si riposa e ne esce stressato più che mai.
Li inserivo, un tempo, i giorni di riposo.
Li ho tolti dopo che, per la decima volta di seguito, mi sono trasformata in Hulk.

Anche questo è un ottimo modo per risolvere ogni situazione.

Nella mia vita ho sempre fatto tutto TROPPO. Leggi troppo. Cammini troppo. Ridi troppo. Sei sempre troppo arrabbiata. Guardi troppi film.
A seconda del momento storico e della moda imperante, tutto quello che facevo era TROPPO.

Ed io dico che l’unica cosa che è di troppo è il non farsi mai abbastanza i fatti propri. È andare in giro a parlare di sport quando già trascinarsi fino al cesso è una fatica esagerata. Un po’ come quelli che fingono di essere dei fini mangiatori quando si ingozzano al fast food: dai, su, è ovvio che non abbiamo nulla da dirci.

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Le classici frasi fatte che ti rivolgeranno nella vita.

Sì, dico le stesse cose.
E grazie al cazzo, ogni giorno mi tocca sentirle, ‘ste cagate. Da qualche parte mi dovrò pur sfogare, no?

Ma ora facciamo questa ricetta che ho rubato a Luca Pappagallo. Ti consiglio di preparare questi pomodori la mattina per la sera, perché mangiarli da freddi – soprattutto in questo momento  di caldo torrido – è la scelta più saggia.

Go, go, go!

Di corsa in cucina!

Per preparare dei pomodori ripieni di riso, per due persone, hai bisogno di:

  • 8 pomodori grossi. Veramente 8, non c’è bisogno di pesarli. Devono solo essere abbastanza grandi da essere scavati;
  • il succo di un limone. Poi ti faccio vedere la grandezza di quello che ho usato io;
  • 60 grammi d’olio. Sono tanti, in realtà quelli che useremo nelle patate rimarranno nell’acqua;
  • 60 grammi di concentrato di pomodoro. Non lo uso mai, ma temevo che la passata di pomodoro fosse troppo acquosa;
  • una cipolla rossa o una cipolla di tropea;
  • parecchie foglie di menta;
  • 5 grammi di aneto;
  • 5 grammi di paprika dolce;
  • pepe nero, sale;
  • un po’ di peperoncino in polvere;
  • 250 grammi di riso originario;
  • origano;
  • 300 grammi di patate. So che sembrano poche, ma poi ti spiego.

Come ti dicevo, il mio consiglio è di prepararlo la mattina per la sera. Sappi che, qualsiasi sia la tua decisione, comunque ci vorranno un paio d’ore di preparazione. 

Innanzitutto ti presento il pomodoro.

Lo step numero uno consiste nella decapitazione.

Davanti a te ora hai questo pomodoro mozzato:

Dobbiamo togliere tutto il ripieno (che non devi assolutamente buttare, ci serve) e per farlo bisogna scavare il pomodoro con un cucchiaino.

Non usare eccessiva violenta, perché il pomodoro non deve rompersi. Se senti troppa resistenza, incidi la polpa con un coltello e poi scava.
Scava bene bene, fino in fondo ed in ogni centimetro di pomodoro.

Ripeti l’operazione per tutti i pomodori.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Nella ciotola dovresti avere tutto il succo:

Innanzitutto tritalo col mixer ad immersione.

Poi partiamo col condimento.
Metti un po’ di pepe nero, 5 grammi di paprika dolce, un po’ di peperoncino in polvere e 30 grammi di concentrato di pomodoro.
Mescola bene, fino a quando il concentrato sarà bello sciolto.

Trita ora la cipolla con un mixer, poi aggiungi pure lei nella ciotola.

Tagliuzza con le mani la menta ed aggiungi pure lei. Caccia dentro anche 5 grammi di aneto.

Spremi il succo di un limone e poi aggiungilo.
Ecco il mio, così più o meno ti regoli:

Aggiungi un po’ di sale e 30 grammi d’olio.
Mescola bene.

Infine unisci i 250 grammi di riso. Crudo, ovviamente.

Ora dobbiamo lasciare riposare il riso per almeno 45 minuti, quindi occupiamoci delle patate.
Purtroppo le patate non saranno molte e dico purtroppo perché quando le mangerai (soprattutto se le condisci con della paprika, cosa che ti consiglio) saranno così mondiali che ve le litigherete.
Però lo sai che le patate impiegano tanto tempo a prepararsi, quindi se aumenti la dose il rischio è di non riuscire ad averle pronte in contemporanea ai pomodori.

Tagliale a rondelle non troppo spesse ma manco finissime:

Sciogli 30 grammi di concentrato di pomodoro in acqua. Quanta acqua? Quella che servirà per coprire le patate.

Sposta patate ed acqua in una ciotola e condisci il tutto con sale, altri 30 grammi d’olio ed abbondante origano.

Abbiamo quasi finito le preparazioni.
Metti poco olio nella teglia in cui stai per poggiare i pomodori (5 grammi bastano ed avanzano) ed ungila in ogni sua parte.
Adagia poi i pomodori sopra e cospargi ogni pomodoro con un po’ di zucchero. Non tanto, tipo come se mettessi il sale fino.

Ora ci tocca aspettare fino a quando il riso avrà assorbito il liquido del pomodoro e ci vorrà circa 45 minuti-un’ora.

Siamo pronti, quindi accendi il forno a 200 gradi, modalità statica.
Riempi ogni pomodoro col riso. Se avanza non ti preoccupare: cacciane tra un pomodoro e l’altro, sarà buonissimo lo stesso.

Posiziona ora le patate nella teglia. Un po’ sopra, un po’ tra un pomodoro e l’altro. non li devi foderare, sono solo 4 patate sparse.

Portati dietro pure una cucchiaiata del liquido delle patate e bagna la superficie di tutto quanto. Una cucchiaiata abbondante, ma non esagerare che poi annacqui tutto. Tipo così:

Ora si va in forno.
200 gradi per un’ora, più o meno. Ma controlla, che non si sa mai.
Ecco cosa uscirà:

Ora lasciali raffreddare un po’, poi prepara le porzioni.
Ecco un incontro ravvicinato:

Ed ecco quasi tutta la porzione. Dico quasi, perché 4 nel piatto non ci stavano:

Ciao e buon appetito!