Panino con mozzarella di bufala, pomodori secchi e paté di olive (+ Lars Von Trier ti odio)

Sono ancora sconvolta. Talmente incazzata che se quello stronzo di Lars Von Trier si presentasse qui a casa non so proprio se riuscirei a controllarmi.

Scatterebbe la violenza triste.

C’avevo veramente creduto per quasi due ore.
Due ore perfette, a cui non avrei tolto né aggiunto niente. Tipo che sei lì e sei contento perché quella roba l’avresti voluta girare tu e sei quasi FELICE, perché non ne sta sbagliando una.
Una trollata di quelle che Lars Von Trier aveva preparato nei minimi dettagli. Perché la presa per il culo di intellettuali e sinistroidi va perpetrata con stile.

E con le facce giuste.

Cerco di andare con ordine, ma la solita premessa: se non hai visto The House that Jack Built non leggere il post e vai alla ricetta del panino.
Altrimenti stai qui e soffri con me (o ridi, se sei tra quelli che danno al regista del nazista misogino).

Lars Von Trier è uno dei pochi autori che seguo e con cui ho un rapporto molto intimo. Non è che io pensi di capire le sue opere, perché tanto le opere poi appartengono a chi ne fruisce tanto quanto all’autore stesso: l’autore ci mette quel che desidera, lo spettatore ci vede quel che desidera.
Io in Lars Von Trier vedo il totale schifo per l’umanità. L’umanità è cattiva ed orrenda a guardarsi e solo un minorato mentale ha il grado di intelligenza giusto per essere buono. Ma se è buono, poi se la deve vedere coi normocervelli e i normocervelli sono, per loro natura, cattivi ed orrendi… quindi sai che vita di merda.

Tipo la storia di questa poveraccia.

Dopo avermi fatto schifare il corpo umano per più di 4 ore con il suo Nymphomaniac (peli e corpi schifidi e umidità che non avrei mai voluto guardare, ma da cui era impossibile distogliere lo sguardo) pensavo avessimo raggiunto il massimo del fastidio per l’essere umano.
Invece lui si butta sul livello successivo: il serial killer.
Non il serial killer romanzato, quasi romantico e vagamente attraente che han mostrato quasi tutti nei film. Dimenticati Hannibal, Perkins e tutti quelli lì di cui poi uno si compra la maglietta perché, in fondo, sono troppo esagerati per essere reali.

Jack non ha niente di simpatico o di anche solo lontanamente apprezzabile. È un uomo di merda che compie azioni incomprensibili e violente, si diverte a fare ciò che fa e trova modi sempre più creativi per soddisfare il suo bisogno di orrore.
Perché Jack è un grande artista, a suo modo.

Ma poi tu non l’ammazzeresti una che fa ‘ste facce da stronza?

Ci domandiamo da sempre cosa sia l’arte e cosa renda un uomo un artista e siamo un po’ tutti abituati a collegare l’urgenza dell’arte come l’esternazione del bello che si nasconde dentro di noi. L’opera è migliore dell’uomo che l’ha prodotta perché racchiude le parti più ricercate del nostro Io. Ed è anche uno dei tanti motivi per cui bisognerebbe sempre dividere l’uomo dal suo operato, poiché l’uomo delude, le sue creazioni no.
Il bignamino perfetto delle classiche conversazioni filosofiche da ABC sull’uomo ed il cosmo che vive dentro di lui.

Ma se la riflessione non finisse qui?

Se l’arte è ciò che sconvolge, distrugge, rimane, ci stupisce, ci crea orrore e ci travolge, non è forse arte anche quella di un assassino?

Perché sono un grande artista, baby.

C’è una certa differenza tra l’azione dell’uccidere e l’uccidere con stile. Il creare un contesto nella morte e con la morte è cruciale per elevarsi ad artista. Jack, per esempio, fotografa le sue vittime, ci gioca e non è mai soddisfatto: come creare qualcosa di importante con la morte davanti a sé? Non si sente mai soddisfatto sia nel suo desiderio di uccidere (che diventa, anzi, più forte ad ogni omicidio) sia nel suo desiderio di arte (che si accentua ad ogni foto scattata). Come lo scrittore si sente uguale a se stesso se non trova una strada diversa che motivi ogni sua riga, così Jack.

Le dita di un pianista sono poi tanto diverse da quelle di un assassino?

Ma c’è di più.
Adolf Hitler, in fondo, non è stato uno dei più grandi artisti di questo secolo?
La sua opera non sconvolge, devasta, terrorizza, stupisce ancor oggi? Non è un cadavere in bianco e nero a colpire la nostra mente, ma una miriade di cadaveri, sempre in bianco e nero, sempre ben immortalati… beh, quelli sì.
E non è arte il saper catturare la morte in un’immagine? E quando le immagini diventano cento, quanto un intero evento e periodo storico diventano orrore puro ben raffigurato, non siamo forse di fronte al capolavoro dei capolavori?

Adesso wordpress mi banna.

Lars von Trier ci mette quasi due ore, ma finalmente esce allo scoperto e dice esattamente questo.
È ininfluente che io sia o meno d’accordo: è un pensiero potente, che fa azionare tutte le sinapsi che hai in testa. Facile rifiutare e basta. Quando si usano le stesse citazioni ed immagini che la parte del bene usa da sempre per giustificare l’arte costruttiva e positiva dell’uomo e le si portano per dimostrare che anche il male (se esiste) può essere arte, il discorso comincia a diventare fin troppo ben costruito per ripudiarlo senza neppure prenderlo in considerazione.

Discorso irrazionale e manipolatore, certo.

Lars von Trier impiega quasi due ore a farci arrivare lì. Senza mai lesinare il lol: ti mostra immagini in bianco e nero su argomenti tutto sommato non tanto tragici, ci caccia della musica classica e poi conclude riassumendo il tutto con una parola in tedesco.
Tu ti sei indignato per un argomento tutto sommato non tanto tragico e lui ti mostra, ridendo, che le tue reazioni sono state pilotate da un linguaggio usato da ormai un secolo dalla stampa e dalla televisione per creare proprio l’indignazione.
Tutto, in bianco e nero e con la giusta musica, magari corredata da una didascalia con parole tedesche, riporta al nazismo. Tutto sembra più terribile di quel che è, pure se stiamo parlando di un circolo di bocce o del compleanno di mia nonna.

Poi Lars von Trier, negli ultimi dieci minuti, sputtana tutto il lavoro da Pazuzu e niente, fanculo, le bestemmie e le parolacce sono le uniche cose che riesco a scrivere.

Mi domando questo da quella visione. Ed ormai sono tre giorni.

Gli ultimi dieci minuti sono una monnezza visiva e concettuale da cui non mi riprenderò più. Non sono tra quelli che divide i film e la vita in Capolavoro o Merda, ma quella roba è così imperdonabile, così inutilmente didascalica, così cretina, così poco spirituale, così troppo spirituale, così UNA CHIAVICA che a me viene solo da dire porcodio.

Perché poteva essere il mio film della vita. Lo era stato fino a dieci minuti dalla fine. Quei film che segnano un prima ed un dopo nell’esistenza del Kaiju.
Invece un cazzo.

Risultati immagini per The House That Jack Built

No, non lo è.

Ora riempiamoci la panza con un panino che tutto questo nervoso mi ha fatto alzare il metabolismo.

Questo panino nasce da un esperimento su Instagram, dove i Cari Amici Followers hanno potuto decidere un mio pranzo. Mi hanno proposto diverse cose, alcune papabili, altre troppo classiche, altre introvabili… ed alla fine ho scelto questo paninazzo.
Tanto buono quanto di lusso, visto che tra pomodori secchi e mozzarella di bufala avrò speso almeno 15mila lire del vecchio conio (forse 20). Però era buonissimo e quinti te lo propongo.

Go, go, go!

Le foto saranno brutte, ma il panino non sarà così orrendo, promesso.

Per preparare un panino con mozzarella, pomodori secchi e patè di olive hai bisogno di:

  • un panino. Ho usato una rosetta;
  • 30 grammi di paté di olive nere. Io l’ho comprato, nulla ti vieta di produrlo in casa ma non vedo perché dovresti;
  • 100 grammi di mozzarella di bufala;
  • 4 pomodori secchi.

Taglia il panino in due e togli la mollica (se ti fa cagare quanto fa cagare a me).
Su una fetta spalma 30 grammi di paté di olive nere.

Taglia con le forbici i pomodorini secchi e adagiali sulla fetta di pane.

Taglia poi a rondelle la mozzarella e metti pure lei sul pane.

Infine chiudi il panino. E dovresti avere una roba del genere davanti a te, pronta per essere sbranata:

Secondo me ottimo. Una contrapposizione di sapori che levati.

Ciao e buon appetito!

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Pasta col pesce surgelato.

Come forse avrai notato qui sul blog siamo tornati alla normalità: ogni tanto scrivo ancora qualche approfondimento, pensiero, riflessione profondissima… ma il cazzeggio regna di nuovo. Cazzeggio e cibo.
Il motivo è semplice: se vuoi sentirmi dire stronzate continue mi trovi su instagram.

Un po’ è vero.

E quando scrivo continue intendo proprio H24. Inizio alle sei del mattino e finisco quando stramazzo a letto, dopo cena. Un kaiju reality che lèvati proprio.

Foto di cibo, insulti ai gatti, gite fuori porta dove parlo con le mucche e consigli cinematografici. In più ti becchi almeno due video al giorno: uno all’alba dove faccio il discorso alla nazione ed uno a pranzo, quando provo cibi spazzatura o dove, molto semplicemente, mangio.
Esempio illustrativo:

Quindi il mio consiglio è di venire di là. Che stamattina ho parlato di droga e di Christiane F e di un film che ho guardato ieri sera: sei sicurissima di volerti perdere le mie perle di saggezza?

Un po’ Instagram mi sta dando alla testa, lo ammetto.

Finiti i convenevoli, parliamo di pappa.
Nonostante viva al mare, la pescheria è aperta solo a luglio e ad agosto, con dei prezzi che manco una gioielleria specializzata in diamanti rarissimi. Quindi ho un po’ smesso di menarmela e sto provando il pesce surgelato: un pallidissimo riflesso del sapore originario, ma tutto sommato utilizzabile per preparare un primo non memorabile ma che sappia leggermente di oceano.

Quando scopri che la pescheria non c’è e mai ci sarà.

Preparare una pasta col pesce è facile, ma ci sono un paio di insidie che uno deve segnarsi perché poi dopo si mette a cucinare e ci rimane male.
Tipo dovresti tatuarti sulla pelle che il pesce surgelato, durante l’operazione dello scongelamento, perde QUASI metà del peso. Quindi se ti compri 600 grammi per due persone, rischi di crepare di fame.
Ma Pizzakaiju è qui per questo, per illustrarti – con foto di merda perché la macchina fotografica è ancora in assistenza – come mangiare in maniera decente pure con questi mezzi ittici per plebei.

Go, go, go!

Gif che simboleggia la luce che Pizzakaiju porta in ogni cucina, che sia di questo mondo o nello spazio profondo.

Per preparare una pasta col pesce surgelato, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • prezzemolo;
  • la buccia di un paio di limoni;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 500 grammi di pesce. Acquistane un chilo. Ovviamente dipende da come si comporterà il pesce durante la fase di scongelamento, ma in generale butterai un sacco di acqua. Il peggio che può capitarti è che cucinerai una pasta ricchissima di buon pesce (con i conseguenti tanto gusto e tutta forza);
  • sale, pepe;
  • 20 grammi d’olio + un cucchiaio d’olio da mettere nei piatti.

Partiamo dallo scongelamento del pesce: ha bisogno di tempo, perché lo scongelamento ottimale lo ottieni solo in maniera leeeeeenta. Lo devi mettere su un piatto fondo (perché caccerà acqua) e lo fai riposare in frigo.
Vedrai che uscirà tantissima acqua, ogni tanto svuota il piatto.
Ci vorranno circa 24 ore.

Il giorno del cucinamento tira fuori il pesce qualche ora prima della preparazione, perché come sai il cibo è meglio cuocerlo a temperatura ambiente.

Sempre esagerata nelle tue esternazioni. Non è così terribile, dai.

Partiamo ora con la preparazione.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Trita abbondante prezzemolo.
Trita l’aglio.
Taglia a pezzi il pesce.

In una padella versa 20 grammi d’olio e fai soffriggere l’aglio tritato.

Appena è colorato cacciaci dentro i pezzetti di pesce.

Fai andare a fiamma media. Se dovesse cacciare ancora acqua e diventasse tutto super liquidoso, alza pure la fiamma.
Butta anche la pasta, perché tanto il pesce non ha bisogno di più di dieci minuti di cottura. 

Normalmente ti direi di fermarti quando il pesce ha cambiato colore:

Ma questo è pesce surgelato, quasi finto, e personalmente lo preferisco mezzo sbruciacchiato:

Spegni la fiamma e riaccendila giusto 30 secondi prima dell’arrivo della pasta, che devi tirare fuori (senza buttare l’acqua, che magari ci può servire) giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione.

Ah, quasi dimenticavo: assaggia il pesce ed aggiusta di sale. Caccia anche un po’ di pepe.

Riversa la pasta nella padella, butta dentro parecchio prezzemolo e concludi lì la cottura, a fiamma alta. Dovesse servire, bagna leggermente con l’acqua di cottura.

Prepara le porzioni e su ogni piatto cospargi un cucchiaio d’olio, spolvera con pepe, altro prezzemolo e grattugia sopra del limone (a tuo gusto, sulla mia parte io metto un limone quasi intero).

Davanti a te dovresti avere un risultato simile:

Ciao, buon appetito e ricordati di seguirmi su Instagram!

La frittata di spaghetti di Michael Myers e frittata di spaghetti all’amatriciana.

Tanti i cambiamenti di questi giorni. Innanzitutto ho creato un account Instagram (mi trovi come Alice Pizzakaiju) e ti conviene seguirlo: metto un sacco di foto e pure video, un po’ su ogni argomento che mi viene in mente. Diciamo che è facile che troverai anteprime di quello che leggerai qui, quindi se vuoi essere aggiornata su tutte le bestemmie, i film che vedo, i videogiochi che provo e i gatti che sfamo, ti consiglio di venire a trovarmi.

Poi ho pure aperto un canale youtube. 

Eggià.

Questa rivoluzione mediatica è in atto da un po’ e forse i più attenti se ne sono accorti.
Prima ho aperto il mio profilo facebook al pubblico: da 50 contatti in croce sono passata a 900, sperando che il mondo mi stupisse.
Ovviamente non l’ha fatto, così ho cercato una risposta qui, sul sito, facendolo diventare un ibrido di videogiochi-film-cazzoneso&pappa. E ok, ci siamo ma non mi basta.

Necessito di una marea di tempo per scrivere un pezzo e di robe da dire ne ho sempre troppe e forse riversarle sull’universo serve anche ad esorcizzare i miei fastidi.
Perché non è vero che l’internet è un grande buco nero che ci risucchia la vita. O, meglio, è anche questo. Internet è un mezzo che possiamo usare in tanti modi e purtroppo un’infinita moltitudine di coglioni lo sfrutta solo per bullizzare l’altro.

Ma io non sono una moltitudine di coglioni. Io non sono un bullo.

Risultati immagini per double dragon

Anche se mi piacerebbe tanto.

Io posso fare la differenza. Perché io valgo, sì.
Questo messaggio motivazionale non parte dalla mia testa, anche se una vocina che scassava i maroni ce l’ho avuta, per tutti questi anni.
Negli ultimi mesi ho iniziato a frequentare molto Youtube, in silenzio ma ascoltando centinaia di ore di contenuti di ogni tipo. Sono arrivata a sorbirmi 50 minuti di un tizio che produce finestre che denunciava il fatto che la gente, di finestre, non capiva un cazzo.
E a me delle finestre fottesega, come direbbe Dante.

Questo Dante qui, ovviamente.

Tra i canali che preferisco – YouTubo Anche Io a parte, che emulo malissimo – c’è quello di Rick DuFer. Si tratta di un filosofo che sul tubo divulga sì filosofia, ma trattando qualsiasi argomento gli interessi al momento. Si passa da Seneca a Bloodborne senza forzature ed è talmente attivo che stargli dietro non è facile manco per me, che ascolto tutto mentre mi alleno.

L’importanza del canale di DuFer, però, non sta negli argomenti trattati, semmai nell’atteggiamento. A differenza di tutto il web in cui ho girovagato in questi anni, non ci tiene a salire su un piedistallo di snobismo per urlarci che chi non la pensa come lui è un deficiente.

Un evento più raro di quello che ‘sta tipa sta vivendo.

No. Rick DuFer mostra il suo intimo in ogni suo monologo, senza paura di cadere nella rete dell’odio dei commentatori. Ogni giorno lotta contro la sua imperfezione, migliorandosi e facendo migliorare chi lo ascolta per davvero. Evita l’usanza delle pacche a vicenda, ripetendo come un mantra che noi siamo fighi perché la pensiamo ggggiusta. No. Ti invita a scandagliare i tuoi pensieri, a guardarli più da vicino. Hanno senso di esistere? Da cosa scaturiscono?
In un momento in cui tutti deridono una maggioranza di persone (che forse non esiste) che ha un’abilità di pensiero degna di scimmia vestita, Rick DuFer invita a riflettere sul fatto che non esiste superiorità intellettuale. Esistono diverse capacità, diversi individui, diversi punti di vista. Diversità.

Dai, ora ci arrivo.

E l’internet non è una scatola piena d’odio come l’ho sempre vista io. Internet non è niente, Internet è una generalizzazione.

Ognuno di noi ha capacità personali del tutto peculiari. C’è chi riesce a fare la punta a 20 matite in 7 secondi (e forse dovrebbe andare a La Corrida), chi si intende di biologia e chi pulisce i vetri di casa che manco Mastro Lindo.

Questo signore è molto bravo a tenere il frigo pulitissimo, per esempio.

Se, invece di gettare il tempo a scatenare astio e litigi per i social, ognuno di noi riversasse in questa scatola tutte le proprie capacità, internet diverrebbe un bel posto.
Quindi ho deciso di dare il mio contributo. Che già mangi da Pazuzu grazie a me, lo so, ma si poteva fare di più.

Generations che sapranno cucinare e conosceranno Dragon Age Origins, pensa.

Quindi ora sai dove trovarmi sempre, senza dover aspettare i miei meravigliosi post di pappa.
Che si mangia oggi, mi chiedi? Facciamo una frittata.
Questa frittata di spaghetti parte dalla ricetta della pasta di Michael Myers, quindi se vuoi ripassa le lezioni precedenti. Comunque qui rispiego tutto da capo, non temere.

Ti inserisco anche una variante con la ciccia, perché l’ho sperimentata e non è che fosse buona: di più.

Go, go, go!

Eccomi quando ho realizzato che no, il blog non era più sufficiente.

Per preparare la frittata di spaghetti alla Michael Myers, per due persone, hai bisogno di:

  • un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio e del peperoncino;
  • 180 grammi di spaghetti;
  • 350 grammi di passata di pomodoro;
  • 30 grammi d’olio;
  • 6 uova;
  • 50 grammi di cacioricotta o altro formaggio a scelta;
  • sale.

Variante della frittata in versione amatriciana: 

  • 100 grammi di guanciale. Ti farò vedere come gestirlo.
  • meno olio. 10 grammi dovrebbero bastare (ma anche zero, se il guanciale caccia abbastanza grasso);
  • 50 grammi di pecorino al posto della cacioricotta.

Partiamo dalla cottura della pasta.
Gli spaghetti alla Michael Myers (ed in questo caso pure quelli all’amatriciana) cuociono da quasi crudi direttamente nel pomodoro, assorbendo il sugo piano piano. Hanno un tempo di cottura non determinato, che non segue affatto quelli indicati sulla confezione e di solito si fanno asciugare al punto di bruciarli. In questo caso li prepariamo così non per bruciarli, ma per fare assorbire tutto il liquido della passata, che altrimenti ci sputtanerebbe la frittata. E poi non solo per quello: a me gli spaghetti cotti così piacciono un sacco e volevo una ricetta variante.

E se a te non piacciono, questa è la mia reazione. In pieno stile Rick DuFer.

Quindi metti dell’acqua a bollire, senza salarla. Qui immergeremo gli spaghetti giusto il tempo per ammorbidirli, per circa 3 minuti.

Mentre attendiamo le bolle, prepariamo la padella col pomodoro.
Innanzitutto scegli una padella di merda: una che se si rovina non ti interessa. Di solito per gli spaghetti alla Michael Myers si usa una padella non antiaderente, per capirci, perché l’effetto bruciato è più facile da ottenere. Io ne uso una antiaderente che ormai è rovinata e mi trovo bene.

Appena l’acqua della pasta bolle partiamo seriamente. 

Versa un cucchiaio d’olio, fallo scaldare e poi caccia dentro uno spicchio d’aglio tritato e del peperoncino.

Fai soffriggere per qualche minuto, stando attenta a non bruciare l’aglio.
Poi versa la passata di pomodoro.

Aggiungi un pochino di sale ed appena sobbolle è pronta per accogliere la pasta.

Tira fuori gli spaghetti dopo tre minuti di bollitura con una schiumarola e cacciali in padella. Ricoprili col sugo ed aggiungi almeno una mestolata di acqua.

Usa una fiamma media e lasciali cuocere finché tutto il liquido verrà assorbito. Ogni tanto gira, con l’aiuto di forchettoni e pinze. Ma per almeno una decina di minuti non ci sarà granché bisogno del tuo contributo, quindi occupiamoci delle uova.

Rompile e mettile in una scodella. Gratta 50 grammi di cacioricotta (o pecorino, se stai preparando l’amatriciana) ed uniscili alle uova.
Aggiungi anche un po’ di sale.

Sbatti il tutto molto brevemente, finché gli ingredienti sono ben amalgamati.

A questo punto dovrai stare dietro agli spaghetti in maniera più attenta, perché il liquido sarà stato assorbito parecchio.
Devi raggiungere degli spaghetti belli asciutti ma nel caso ipotetico (difficile, ma possibile) in cui ti sembrassero crudi, niente paura: aggiungi dell’altra acqua e fai assorbire pure quella (o dell’altra passata, se ne hai avanzata). A me non è mai successo, ma è meglio essere pronti ad ogni sfiga della vita.

Ecco quando devi fermarti:

Come vedi non devono essere bruciati, perché un po’ si bruceranno inevitabilmente durante la trasformazione in frittata.

Cambio di padella.
Adesso devi usare la padella da frittata, quella superantiaderente, quella da cui la tua cena dipende quasi sempre.

Se decidi di provare la versione amatriciana, occupiamoci del guanciale. Devi tagliarlo a dadini abbastanza piccoli.
Poi mettili in padella ed accendi una fiamma bassa.

Il guanciale cambierà colore piano piano e rilascerà un sacco di ciccia. La parte bianca diventerà trasparente, quella rosa si scurirà. Attenzione però a non bruciarlo: ci vorranno circa 5 minuti.
Togli poi il guanciale e mettilo in una ciotola.

Quelli che vedi sono rimasugli di guanciale (40 grammi) eppure ha rilasciato parecchio grasso. Con i 100 che ti ho indicato, probabilmente non dovrai aggiungere olio. Altrimenti aggiungine 10 grammi e passa allo step successivo.

Ora tu fermo qui, che parlo con quelli che la ciccia non la vogliono. Ci vediamo una foto più sotto.

Se hai deciso di preparare la frittata Myers, quella senza ciccia, ecco cosa devi fare.
Versa 30 grammi d’olio, aspetta che siano ben caldi (usa una fiamma media) e poi versa gli spaghetti. Cerca di distribuirli in maniera uniforme per tutta la superficie.

Se hai deciso di usare il guanciale, distribuiscilo uniformemente su tutta la superficie della frittata:

Da qui in poi la ricetta è uguale per tutti.

Versa il composto di uova e distribuisci anche quello in maniera uniforme, ruotando la padella o con l’aiuto di una spatola.

E niente, ora c’è la solita tiritera della frittata. Usa una fiamma medio bassa, aiutati con una spatola a staccare i bordi durante le prime fasi. Ogni tanto muovi la padella per assicurarti che la frittata non si sia attaccata sul fondo. E se si è attaccata? Nelle prime fasi della cottura della frittata puoi fare un po’ quello che ti pare, tanto si riformerà sempre: usa una spatola e passa sotto agli spaghetti, staccando il punto che non si muove. Se l’uovo fosse tutto raggruppato da una parte, ti basta roteare sempre la padella per spostarlo.

Insomma, le primi fasi della frittata sono semplici, è quando comincia a solidificarsi che viene il bello, perché bisogna girarla.
Si gira quando sulla superficie non ci sono parti liquide. Ed è importantissimo: altrimenti fai un pasticcio di uova. Mangiabile, certo, ma non è una frittata.

A questo punto chiudi col coperchio e con uno scatto deciso rovesci la padella.
La frittata ora sarà sul coperchio e dovrai farla scivolare di nuovo nella padella:

Adesso concludi la cottura: 5 minuti a fiamma media dovrebbero bastare. Muovi ogni tanto la padella per non fare attaccare il tutto.
E niente, ci siamo. Se la rigiri dovresti vedere questa bellezza:

Lasciala raffreddare un minimo e poi tagliala a pezzi.
Prepara le porzioni, scatta la foto da mandare al Kaiju, ed eccoci:

Ciao e buon appetito!