La frittata di spaghetti di Michael Myers e frittata di spaghetti all’amatriciana.

Tanti i cambiamenti di questi giorni. Innanzitutto ho creato un account Instagram (mi trovi come Alice Pizzakaiju) e ti conviene seguirlo: metto un sacco di foto e pure video, un po’ su ogni argomento che mi viene in mente. Diciamo che è facile che troverai anteprime di quello che leggerai qui, quindi se vuoi essere aggiornata su tutte le bestemmie, i film che vedo, i videogiochi che provo e i gatti che sfamo, ti consiglio di venire a trovarmi.

Poi ho pure aperto un canale youtube. 

Eggià.

Questa rivoluzione mediatica è in atto da un po’ e forse i più attenti se ne sono accorti.
Prima ho aperto il mio profilo facebook al pubblico: da 50 contatti in croce sono passata a 900, sperando che il mondo mi stupisse.
Ovviamente non l’ha fatto, così ho cercato una risposta qui, sul sito, facendolo diventare un ibrido di videogiochi-film-cazzoneso&pappa. E ok, ci siamo ma non mi basta.

Necessito di una marea di tempo per scrivere un pezzo e di robe da dire ne ho sempre troppe e forse riversarle sull’universo serve anche ad esorcizzare i miei fastidi.
Perché non è vero che l’internet è un grande buco nero che ci risucchia la vita. O, meglio, è anche questo. Internet è un mezzo che possiamo usare in tanti modi e purtroppo un’infinita moltitudine di coglioni lo sfrutta solo per bullizzare l’altro.

Ma io non sono una moltitudine di coglioni. Io non sono un bullo.

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Anche se mi piacerebbe tanto.

Io posso fare la differenza. Perché io valgo, sì.
Questo messaggio motivazionale non parte dalla mia testa, anche se una vocina che scassava i maroni ce l’ho avuta, per tutti questi anni.
Negli ultimi mesi ho iniziato a frequentare molto Youtube, in silenzio ma ascoltando centinaia di ore di contenuti di ogni tipo. Sono arrivata a sorbirmi 50 minuti di un tizio che produce finestre che denunciava il fatto che la gente, di finestre, non capiva un cazzo.
E a me delle finestre fottesega, come direbbe Dante.

Questo Dante qui, ovviamente.

Tra i canali che preferisco – YouTubo Anche Io a parte, che emulo malissimo – c’è quello di Rick DuFer. Si tratta di un filosofo che sul tubo divulga sì filosofia, ma trattando qualsiasi argomento gli interessi al momento. Si passa da Seneca a Bloodborne senza forzature ed è talmente attivo che stargli dietro non è facile manco per me, che ascolto tutto mentre mi alleno.

L’importanza del canale di DuFer, però, non sta negli argomenti trattati, semmai nell’atteggiamento. A differenza di tutto il web in cui ho girovagato in questi anni, non ci tiene a salire su un piedistallo di snobismo per urlarci che chi non la pensa come lui è un deficiente.

Un evento più raro di quello che ‘sta tipa sta vivendo.

No. Rick DuFer mostra il suo intimo in ogni suo monologo, senza paura di cadere nella rete dell’odio dei commentatori. Ogni giorno lotta contro la sua imperfezione, migliorandosi e facendo migliorare chi lo ascolta per davvero. Evita l’usanza delle pacche a vicenda, ripetendo come un mantra che noi siamo fighi perché la pensiamo ggggiusta. No. Ti invita a scandagliare i tuoi pensieri, a guardarli più da vicino. Hanno senso di esistere? Da cosa scaturiscono?
In un momento in cui tutti deridono una maggioranza di persone (che forse non esiste) che ha un’abilità di pensiero degna di scimmia vestita, Rick DuFer invita a riflettere sul fatto che non esiste superiorità intellettuale. Esistono diverse capacità, diversi individui, diversi punti di vista. Diversità.

Dai, ora ci arrivo.

E l’internet non è una scatola piena d’odio come l’ho sempre vista io. Internet non è niente, Internet è una generalizzazione.

Ognuno di noi ha capacità personali del tutto peculiari. C’è chi riesce a fare la punta a 20 matite in 7 secondi (e forse dovrebbe andare a La Corrida), chi si intende di biologia e chi pulisce i vetri di casa che manco Mastro Lindo.

Questo signore è molto bravo a tenere il frigo pulitissimo, per esempio.

Se, invece di gettare il tempo a scatenare astio e litigi per i social, ognuno di noi riversasse in questa scatola tutte le proprie capacità, internet diverrebbe un bel posto.
Quindi ho deciso di dare il mio contributo. Che già mangi da Pazuzu grazie a me, lo so, ma si poteva fare di più.

Generations che sapranno cucinare e conosceranno Dragon Age Origins, pensa.

Quindi ora sai dove trovarmi sempre, senza dover aspettare i miei meravigliosi post di pappa.
Che si mangia oggi, mi chiedi? Facciamo una frittata.
Questa frittata di spaghetti parte dalla ricetta della pasta di Michael Myers, quindi se vuoi ripassa le lezioni precedenti. Comunque qui rispiego tutto da capo, non temere.

Ti inserisco anche una variante con la ciccia, perché l’ho sperimentata e non è che fosse buona: di più.

Go, go, go!

Eccomi quando ho realizzato che no, il blog non era più sufficiente.

Per preparare la frittata di spaghetti alla Michael Myers, per due persone, hai bisogno di:

  • un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio e del peperoncino;
  • 180 grammi di spaghetti;
  • 350 grammi di passata di pomodoro;
  • 30 grammi d’olio;
  • 6 uova;
  • 50 grammi di cacioricotta o altro formaggio a scelta;
  • sale.

Variante della frittata in versione amatriciana: 

  • 100 grammi di guanciale. Ti farò vedere come gestirlo.
  • meno olio. 10 grammi dovrebbero bastare (ma anche zero, se il guanciale caccia abbastanza grasso);
  • 50 grammi di pecorino al posto della cacioricotta.

Partiamo dalla cottura della pasta.
Gli spaghetti alla Michael Myers (ed in questo caso pure quelli all’amatriciana) cuociono da quasi crudi direttamente nel pomodoro, assorbendo il sugo piano piano. Hanno un tempo di cottura non determinato, che non segue affatto quelli indicati sulla confezione e di solito si fanno asciugare al punto di bruciarli. In questo caso li prepariamo così non per bruciarli, ma per fare assorbire tutto il liquido della passata, che altrimenti ci sputtanerebbe la frittata. E poi non solo per quello: a me gli spaghetti cotti così piacciono un sacco e volevo una ricetta variante.

E se a te non piacciono, questa è la mia reazione. In pieno stile Rick DuFer.

Quindi metti dell’acqua a bollire, senza salarla. Qui immergeremo gli spaghetti giusto il tempo per ammorbidirli, per circa 3 minuti.

Mentre attendiamo le bolle, prepariamo la padella col pomodoro.
Innanzitutto scegli una padella di merda: una che se si rovina non ti interessa. Di solito per gli spaghetti alla Michael Myers si usa una padella non antiaderente, per capirci, perché l’effetto bruciato è più facile da ottenere. Io ne uso una antiaderente che ormai è rovinata e mi trovo bene.

Appena l’acqua della pasta bolle partiamo seriamente. 

Versa un cucchiaio d’olio, fallo scaldare e poi caccia dentro uno spicchio d’aglio tritato e del peperoncino.

Fai soffriggere per qualche minuto, stando attenta a non bruciare l’aglio.
Poi versa la passata di pomodoro.

Aggiungi un pochino di sale ed appena sobbolle è pronta per accogliere la pasta.

Tira fuori gli spaghetti dopo tre minuti di bollitura con una schiumarola e cacciali in padella. Ricoprili col sugo ed aggiungi almeno una mestolata di acqua.

Usa una fiamma media e lasciali cuocere finché tutto il liquido verrà assorbito. Ogni tanto gira, con l’aiuto di forchettoni e pinze. Ma per almeno una decina di minuti non ci sarà granché bisogno del tuo contributo, quindi occupiamoci delle uova.

Rompile e mettile in una scodella. Gratta 50 grammi di cacioricotta (o pecorino, se stai preparando l’amatriciana) ed uniscili alle uova.
Aggiungi anche un po’ di sale.

Sbatti il tutto molto brevemente, finché gli ingredienti sono ben amalgamati.

A questo punto dovrai stare dietro agli spaghetti in maniera più attenta, perché il liquido sarà stato assorbito parecchio.
Devi raggiungere degli spaghetti belli asciutti ma nel caso ipotetico (difficile, ma possibile) in cui ti sembrassero crudi, niente paura: aggiungi dell’altra acqua e fai assorbire pure quella (o dell’altra passata, se ne hai avanzata). A me non è mai successo, ma è meglio essere pronti ad ogni sfiga della vita.

Ecco quando devi fermarti:

Come vedi non devono essere bruciati, perché un po’ si bruceranno inevitabilmente durante la trasformazione in frittata.

Cambio di padella.
Adesso devi usare la padella da frittata, quella superantiaderente, quella da cui la tua cena dipende quasi sempre.

Se decidi di provare la versione amatriciana, occupiamoci del guanciale. Devi tagliarlo a dadini abbastanza piccoli.
Poi mettili in padella ed accendi una fiamma bassa.

Il guanciale cambierà colore piano piano e rilascerà un sacco di ciccia. La parte bianca diventerà trasparente, quella rosa si scurirà. Attenzione però a non bruciarlo: ci vorranno circa 5 minuti.
Togli poi il guanciale e mettilo in una ciotola.

Quelli che vedi sono rimasugli di guanciale (40 grammi) eppure ha rilasciato parecchio grasso. Con i 100 che ti ho indicato, probabilmente non dovrai aggiungere olio. Altrimenti aggiungine 10 grammi e passa allo step successivo.

Ora tu fermo qui, che parlo con quelli che la ciccia non la vogliono. Ci vediamo una foto più sotto.

Se hai deciso di preparare la frittata Myers, quella senza ciccia, ecco cosa devi fare.
Versa 30 grammi d’olio, aspetta che siano ben caldi (usa una fiamma media) e poi versa gli spaghetti. Cerca di distribuirli in maniera uniforme per tutta la superficie.

Se hai deciso di usare il guanciale, distribuiscilo uniformemente su tutta la superficie della frittata:

Da qui in poi la ricetta è uguale per tutti.

Versa il composto di uova e distribuisci anche quello in maniera uniforme, ruotando la padella o con l’aiuto di una spatola.

E niente, ora c’è la solita tiritera della frittata. Usa una fiamma medio bassa, aiutati con una spatola a staccare i bordi durante le prime fasi. Ogni tanto muovi la padella per assicurarti che la frittata non si sia attaccata sul fondo. E se si è attaccata? Nelle prime fasi della cottura della frittata puoi fare un po’ quello che ti pare, tanto si riformerà sempre: usa una spatola e passa sotto agli spaghetti, staccando il punto che non si muove. Se l’uovo fosse tutto raggruppato da una parte, ti basta roteare sempre la padella per spostarlo.

Insomma, le primi fasi della frittata sono semplici, è quando comincia a solidificarsi che viene il bello, perché bisogna girarla.
Si gira quando sulla superficie non ci sono parti liquide. Ed è importantissimo: altrimenti fai un pasticcio di uova. Mangiabile, certo, ma non è una frittata.

A questo punto chiudi col coperchio e con uno scatto deciso rovesci la padella.
La frittata ora sarà sul coperchio e dovrai farla scivolare di nuovo nella padella:

Adesso concludi la cottura: 5 minuti a fiamma media dovrebbero bastare. Muovi ogni tanto la padella per non fare attaccare il tutto.
E niente, ci siamo. Se la rigiri dovresti vedere questa bellezza:

Lasciala raffreddare un minimo e poi tagliala a pezzi.
Prepara le porzioni, scatta la foto da mandare al Kaiju, ed eccoci:

Ciao e buon appetito!

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