vellutate e zuppe, Zuppe

Crema di zucca con ricotta d’accompagnamento (e deliri alla ricerca del boh).

Stavo là a sudare e pedalare e parte questo pezzo qui. Ascoltalo pure te, sennò mi tocca parlare da sola.
Intanto io mi bevo qualcosa di caldo.
Lo conoscevo, eppure non è che gli avessi mai dato troppo retta. Le persone, normalmente, direbbero che l’avevo già sentito, solo che non l’avevo mai ascoltato.
Ma a me questa differenza tra il sentire e l’ascoltare, dando per scontato che l’ascoltare sia più profondo del sentire, mi è sempre suonata storta.
Sì, l’ascoltare è dare peso alle parole, analizzarle, decodificare, comprendere per davvero.
Ma il sentirle significa farle proprie, riuscire a percepire un’emozione – che ti commuove o ti indigna o ti impaurisce – che ti avvicina all’interlocutore. O te ne allontana, per un moto di repulsione.
Il sentire è qualcosa di profondamente più umano dell’ascoltare. È viscerale, ti prende anche solo per un attimo, ma in quell’attimo non è più il cervello a comandare. Cosa sia, però, non so dirlo.
Sì, oggi va così. Discorsi random, senza molta logica. Rassegnati.
Ecco, io non lo so se ho compreso il testo di questa canzone e forse non ha nemmeno poi tanta importanza. Quello che so è che, per un attimo, mi sono sentita anche io un fesso. Anche io mi sono ritrovata a scrutare un qualcosa che forse era nefasto, ma forse anche no.
Forse in ogni cosa ci sono significati nascosti e punti di vista opposti, forse davvero si può vedere il buono nel cattivo e viceversa. Un fuoco sulla collina può rappresentare l’idea (anzi, quasi la certezza) di una battaglia vittoriosa per chi sente forse un impeto alla vita diverso da me. Non più vivo, non più vigoroso, solo diverso. Ma un fuoco può rappresentare pure tranquillità, pace, quella pace che ogni tanto descrivono i personaggi di Pavese quando tornano a casa e l’ulivo è ancora là, dove lo si era lasciato quando si è partiti. O forse l’ulivo era stato abbattuto (era malato, sapete?), ma la quiete di quel posto che pare sempre immobile è così rimbombante da schiacciarti. A te, che sempre sei andato per il mondo a cercare del boh e dal mondo sei tornato con in saccoccia una risposta che non c’è.
Forse forse forse la risposta è proprio in quel fuoco che forse forse forse fuoco non è. Forse.
Eddai, che sto provando a fare un discorso. Dammi dello scemo, ma solo quando sei arrivato alla fine, su.
Mi piace l’idea di quest’uomo senza volto, come se ognuno di noi potesse essere agitato e mite, a seconda dell’attimo. Romantici e fessi quando l’animo ce lo permette, impetuosi e pronti ad imbracciare il fucile il resto del tempo.
Perché forse è più semplice prepararsi per una battaglia o riempire una valigia piuttosto che placare l’impazienza e raccogliere la lucidità per analizzare l’orizzonte senza per forza corrergli incontro.
Ho quasi finito, giuro.
Spesso mi viene in mente l’immagine del prenditore nel Giovane Holden (romanzo che non mi è mai piaciuto, ma mi piace La Collina di Guccini).
Mi piace l’immagine – e a chi non piace? – di tutti quei bambini che si abbandonano alla collina, incuranti del potenziale pericolo che li attende a fine corsa. Anche loro, sicuro, alla ricerca del boh. Ed il prenditore che si affanna per acchiapparli tutti, per non farli precipitare per leternità, per salvarli dall’ignoto che quel boh, per lui, rappresenta.
Non so manco come si possa tradurre l’immagine, cosa volesse dirmi l’autore. Ma quando rifletto sulle radici, il partire, il cercare un significato, il tentare di mantenere un controllo di sé (insomma, quando rifletto sul boh) il prenditore – con il suo sudore e le sue corse incessanti al di sotto della collina – è un collegamento quasi spontaneo.
Una persona che conoscevo tanto tempo fa una volta mi ha detto, osservando i miei spostamenti casuali, che qualcuno doveva pur stare a guardare il faro. Non lo capivo, parlava e parlava e parlava di progetti incredibili, ma poi non si muoveva. Mai. E come lo raggiungi, quel boh là, se non ti muovi mai?
Oggi che anche io custodisco bene il faro, cercando di illuminare il mio orizzonte e – forse, per sbaglio – illuminando involontariamente il cammino di chi passa di lì, ora un po’ lo capisco. Ai tempi, come già Guccini ha scritto molto meglio di qualsiasi frase che potrei tirare fuori io, confondevo i sogni con l’azione del partire (e questo sì, se ti capita, è proprio il mio pezzo preferito di una vita).
Il boh lo trovi pure nella tua veranda, perché tanto probabilmente manco esiste.
Finito!

Ora che ti ho subissato di stronzate ti sarà venuta fame e quindi ti propongo una crema di zucca, con ricotta da servire a parte.

Chi becca la citazione riceverà una fetta di pizza. Arriverà fredda, ma tanto è quasi più buona.

A differenza di quando prepariamo le vellutate, il risultato deve essere molto più denso. Ma sarà facile.
Ricetta rubata a Mariola, circa, anche se ho cambiato le dosi e pure un po’ di procedimento.

Go, go, go!

In 40 minuti si mangia.

Per preparare una crema di zucca, per due persone, hai bisogno di:

  • un chilo di zucca, peso calcolato dopo la pulizia. Difficile dirti quanta acquistarne, dipende dal tipo di zucca. Almeno un chilo e mezzo, con quelle super coccione e con tanti semi;
  • 30 grammi di burro;
  • un cucchiaio d’olio;
  • una cipolla rossa;
  • uno spicchio d’aglio;
  • un po’ di foglie di salvia;
  • rosmarino secco;
  • 400 grammi di ricotta (del tipo che vuoi);
  • sale, pepe.

Riempi una pentola d’acqua e mettila a bollire.
Mentre aspettiamo le bolle prepariamo gli altri ingredienti.

Pulisci la zucca togliendo la buccia, i semi e le parti più filamentose. Tagliala poi a cubetti piccoli: più piccoli saranno e prima si cuoceranno.

Tipo così.

Riduci a pezzetti pure la cipolla.

L’acqua bolle?
Partiamo.

In una pentola versa un cucchiaio d’olio, mettici dentro 20 grammi di burro, la cipolla, la salvia, un po’ di rosmarino e pure uno spicchio d’aglio schiacciato, ancora in camicia.

Fai ammorbidire bene la cipolla, usando una fiamma media e girando spesso.
Ci vorranno pochi minuti.

Togli l’aglio con una pinza e caccia dentro la zucca. Falla insaporire bene, mescolando tutto. Poi aggiungi acqua, non tantissima. Non deve coprire la zucca:

Aggiungi sale (parecchio: la zucca è dolce e non ci sarà niente che insaporirà. Però non esagerare, eh). Fai andare con una fiamma sufficiente all’ebollizione. Per quanto? La zucca deve essere lessata, devi poterla schiacciare con una forchetta senza sforzo. A quel punto sarà pronta.

Però la zucca avrà rilasciato un fottio d’acqua e dobbiamo levargliene più possibile. Come? Facile: cucchiaione alla mano, togline più possibile e cacciala in una ciotola.

Spoiler: un bicchiere non ti basterà.

Più ne togli e più densa verrà la tua crema. E non buttarla: è davvero buona da bere, da caldissima.

Trita la zucca con un mixer ad immersione.

Aggiungi 10 grammi di burro, del pepe e mescola il tutto benissimo. Assaggia, aggiusta di sale se occorre.

Ecco un’idea della consistenza:

Prepara le scodelle e sopra ogni porzione aggiungi la ricotta. 200 grammi in testa, il minimo consentito dalla carta dei diritti umani. 
Spolvera con del pepe.

Ora siediti e mangia, te lo sei meritato.
Ciao e buon appetito!

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Primi, vellutate e zuppe, Zuppe

La minestrina dell’odio (e ritorno alle origini)

Alle quattro del mattino stavo bevendo il mio caffè in giardino, al buio, circondata da milioni di gatti che cercavano di rubarmi il burro di arachidi.
Ad un certo punto un grido terribile, tutti a scappare, io che mi alzo e cerco la scopa perché di sicuro c’è una iena, un cinghiale, uno zombie, un coccodrillo.

Ho una scopa e non ho paura di usarla!

Il panico è durato circa 6 secondi e mezzo e i gatti hanno ricominciato subito a cercare di mettere le zampe nelle scatole di cereali.
E ci sono quasi riusciti, perché io ero troppo presa dal mio rapporto con Google.
Ho scoperto dunque che l’essere immondo era una volpe.

Checcazzo.

Oggi avrei voluto parlarvi di un videogioco che mi piace da morire, ma la vita ha preso il sopravvento e quindi mi tocca sbrodolare sulle solite menate.
Domanda: ti sei accorta che qui non si usano termini da rincoglioniti come Ricettina, sughettino, delizioso, da leccarsi i baffi, manicaretti, squisito? Ho mai raccontato aneddotoni interessantissmi come Mio marito ha fatto persino la scarpetta, Mio figlio non mangia i broccoli e adesso ne va matto e Questo è il piatto preferito di Zio Cleto?

Piuttosto mi ammazzo.

Mi hai mai visto tirare fuori il patentino da Siciliano Doc, Napoletano Doc, Stocazzo Doc, oppure mi hai mai sentito pronunciare anche solo una parola buona verso chi è così ottuso da autodefinirsi Moglie e Madre?

Robe che mi provocano solo odio.

Ecco.
Non sei su un blog di GialloZafferano, non sei qui per i deliziosi manicaretti. Questo blog è nato proprio dall’esasperazione: non è possibile che chiunque ami cucinare sia un rincoglionito (doc). Così ho creato La cucina e le bestemmie di Pizzakaiju, ormai più di un anno e mezzo fa.

Sappi che però non è facile.

Ed essere un Kaiju in mezzo a cuochine che bollono a morte la rucola com’è?

Ogni spesso ormai mi capita di interagire con tanti casi umani e molti non hanno proprio idea di come sia fatto l’internet. Non conoscono né capiscono il mezzo, sarebbe meglio per loro se divulgassero le loro ricette (imprecise, sbagliate, mai testate) usando il fax, invece che un sito.
Ma purtroppo non solo si incaponiscono, ma in quei covi cucinieri (dove si dovrebbe essere lì per mangiare) si rischia di essere mangiati, semmai.

Come Duncan qui sopra ho provato e fallito. Sono stata buttata fuori da un paio di gruppi, mi hanno additato come persona ipocrita e poco chiara. Ed è strano: pubblicizzo qualcuno solo quando credo ne valga la pena e non lesino manco i vaffanculo. Mi sa che questo è tutto il contrario di ciò che è la falsità.

Questa ricetta è stata ispirata proprio da uno di quei blog che mi ha sfanculato. Blog che ovviamente non citerò, poiché la pubblicità negativa – usavano ripetere i nostri saggi nonni – tira più di un pelo di figa.

rido da sola.

Go, go, go!

Per preparare una minestrina dell’odio, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di tubetti. O altra pasta corta a scelta;
  • 3 uova;
  • 100 grammi di pancetta affumicata da ridurre in poltiglia;
  • una cipolla bianca;
  • sale, pepe;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 60 grammi di parmigiano;
  • 250 grammi di piselli.

I piselli in questo periodo esistono solo surgelati, quindi il mio consiglio è sempre il solito: tirali fuori la sera prima, mettili nel frigo e falli scongelare naturalmente. Altrimenti passali sotto l’acqua fredda, se non hai tutta questa preveggenza, e scongelali così.

Riempi una pentola d’acqua e falla bollire. L’acqua dovrà poi rimanere calda per tutta la preparazione.

Comincia col tritare la cipolla.
Taglia a pezzi la pancetta e poi cacciala in un mixer: non la dobbiamo avere a dadini, ma in pappa. Quindi ti serve un mixer.

In una pentola in cui cuoceremo tutta la minestra (quindi capiente e con coperchio) versa un cucchiaio d’olio e cacciaci dentro la cipolla tritata.
Falla stufare per qualche minuto, il tempo di ammorbidirla. Fiamma medio bassa.

Aggiungi poi la pancetta affumicata.

Aiutala a sciogliersi, usando un cucchiaio di legno.
Quando è tutta spappolata puoi unire anche i piselli.

Ricopri con l’acqua che hai scaldato, senza esagerare. Tieniti circa un paio di dita sopra il volume degli ingredienti.

Chiudi col coperchio e, da quando riprende il bollore, fai andare per 20 minuti. A fiamma bassa.

Nel frattempo gratta 60 grammi di parmigiano e occupati delle uova.
Rompine una per volta in un bicchiere e poi travasale, sempre una per volta, in una ciotola più grande. Questo passaggio ormai dovrebbe esserti chiaro: se spacchiamo i gusci li spacchiamo nel bicchiere e bestemmiamo meno nel toglierli.

Sbattile leggermente, poi unisci il formaggio, un po’ di sale, un po’ di pepe e sbatti di nuovo, fino a creare una crema densa.

Al lavoro.

Il brodone ha cotto 20 minuti? È giunto il tempo di cacciarci dentro la pasta. Prima però assaggia ed aggiusta un po’ di sale (ma ricordati che alla fine aggiungeremo la crema di uova e parmigiano, che è saporita).

Ovviamente l’acqua sarà leggermente evaporata, quindi versane un po’. Sempre di quella calda, quella che hai nell’altra pentola.
E vacci piano: la pasta deve cuocere 3 minuti meno del tempo indicato sulla confezione e da lì in poi, se hai esagerato col liquido, puoi solo toglierlo a cucchiaiate. Tieniti un dito sopra il livello degli ingredienti, al massimo ne aggiungi piano piano mentre evapora.

Cuoci il tutto a fiamma alta, senza coperchio, versando acqua nel caso ti sembrasse troppo asciutta. 
Spegni la fiamma tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.
Ecco cosa dovresti avere davanti: una minestrina pochissimo liquida.

Versaci dentro la crema di uova.

Mescola bene.
Chiudi col coperchio e fai riposare 5 minuti.
Quando riaprirai troverai questo:

Prepara i piatti e cospargi con un po’ di pepe ogni porzione.
Ed eccola là, la minestrina dell’odio. Tutta per te.

Minestrina che bestemmia, sfanculizza, fa i gesti dell’ombrello.

Ciao e buon appetito!

Dopo la palestra, Primi, vellutate e zuppe, Zuppe

La minestrina delle suore.

Ci sono cose che mi piacciono tanto ma non le mangio mai, perché sono una roba che uno poi si vergogna a preparare,
No, non sto parlando delle pizze surgelate, dei bastoncini di merluzzo finti o di tutta quella roba da fallout indecente che in realtà riempie il mio freezer.

No, io parlo della pasta scotta.

Eh, lo so.

Dell’asilo ho tre ricordi:

  • un bambino maledetto mi ha rubato un pullman di plastica e me l’ha buttato nella spazzatura. Io non l’ho raccolto perché boh;
  • il bicchiere ed il piattino di plastica che portavo dentro la schiscetta di metallo. Non ricordo il disegno sulla schiscetta, poteva essere Iridella oppure i Mon Cicci, perché avevo un’insana fissa per i Mon Cicci.
  • la pastina scotta ed insapore, quasi senza brodo, che le suore cercavano di farmi mangiare.
Sìsì, ho detto proprio SUORE.

Inutile dire che le suore non sono mai riuscite a farmi mangiare quella pastina (e da piccola, a quanto ne so, schifavo in generale il cibo), però quella roba è rimasta nel mio subconscio.
Io, quando sento l’odore della pasta scotta, son contenta.

Perché un trauma infantile è per sempre.

Però non ci riesco mica ad ottenere delle sonorità così intense. Quando preparo le minestrine la mia pasta è sempre al dente ed è senz’altro buonissima. Eppure il mio intento è sempre quello di cucinare di merda, senza successo.

Tutto questo preambolo per dirti che oggi si cucina la minestrina delle suore, lessando addirittura il prosciutto cotto, che almeno l’odore della mensa dell’asilo un po’ me lo ha fatto ricordare.

Ho rubato l’idea a Cucina preDiletta, anche se in realtà non ho seguito molto la sua ricetta. Ma la sua foto mi ha fatto sognare tanti crocifissi ed il padre nostro mai imparato a memoria.

Go, go, go!

Bella, eh? Ma no, non è quello che verrà fuori.

Per preparare la Minestrina delle Suore, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Io ho usato un misto di cavatelli e tubetti, ma puoi usare un po’ quello che ti pare. Anche degli spaghetti spezzati;
  • circa 200 grammi di prosciutto cotto a dadini;
  • 250 grammi di piselli;
  • mezza cipolla bianca;
  • pepe, sale;
  • 50 grammi di parmigiano + una spolverata sui piatti;
  • un cucchiaio d’olio + un filo d’olio da mettere su ogni porzione.

Innanzitutto scongela i piselli. Puoi senz’altro usarli surgelati, ma ci si mette francamente di più. Se hai tempo, la sera prima pesa la quantità che ti serve, mettila in una ciotola e lasciala riposare nel frigorifero. Se invece ti sei decisa all’ultimo secondo, passa i piselli sotto l’acqua appena appena tiepida fino a quando non sono più ghiacciati.

Metti una pentola d’acqua non salata a bollire.

Mentre attendi le bolle, prepariamo tutti gli ingredienti.
Trita la cipolla.
Gratta il parmigiano.
Riduci a dadini il prosciutto cotto.

Bolle l’acqua? Iniziamo.
In una pentola versa un cucchiaio d’olio e fai soffriggere la cipolla fino a quando sarà colorata.

Aggiungi il prosciutto cotto e, usando una fiamma media, fallo rosolare bene per 3-4 minuti.

Getta dentro anche i piselli e fai insaporire il tutto per due minuti. Vai anche di sale e di pepe.

Ora ricopri il tutto con l’acqua bollente, chiudi col coperchio ed attendi le bolle. Quanta acqua? Dipende dal risultato che vuoi ottenere: io preferisco un brodo molto ristretto, quindi copro con manco un dito sopra al volume degli ingredienti.

Appena l’acqua bolle, puoi aggiungere la pasta.

Durante la preparazione ogni tanto mescola e se per caso l’acqua non fosse sufficiente, aggiungine un po’. Assaggia anche l’acqua e se mancasse di sale aggiungine, ma ricordati che alla fine ci sarà pure il parmigiano che insaporirà.

Ferma la cottura due minuti prima del tempo indicato sulla confezione e, a fiamma spenta, getta dentro il parmigiano.
Mescola tutto e lascia riposare un minuto, senza coperchio.

Vai a metterti la tonaca e prepara le porzioni.

Su ogni piatto metti un filo d’olio, una macinata di pepe e del parmigiano. Poco, tanto è già dentro.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Siediti e mangia la minestrina delle suore e non farti rubare le macchinine dal mini bullo.

Il piatto di plastica oggi non lo uso per la minestra, ma per il formaggio sì.

Ciao e buon appetito!

Primi, Zuppe

Pasta e fagioli con le cozze.

So che ancora sei lì, basita, al pensiero che i fagioli secchi si possono preparare senza ammollarli sei secoli e mezzo prima.

Stupore.

E, dato che so che avrai passato le ultime 24 ore cuocendo fagioli di ogni tipo per provare il nuovissimo sistema, adesso ti aiuto ad usarne un po’. In una zuppa che, come direbbero quelle che ne sanno, è da leccarsi i baffi.

Giuro che non userò più quest’espressione, era solo per mettere la gif.

Ancora una volta devo ringraziare il Bocca per la splendida ricetta: non ho cambiato quasi niente, a parte che ho alzato le dosi perché ho cucinato più pasta.
Per il resto un video praticamente perfetto (video che caccerò in fondo al post, come sempre).

Go, go, go!

Pronti!

Per preparare della pasta con fagioli e cozze, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di tubetti o ditali;
  • un pomodoro di sorrento da circa 400 grammi. Oppure pomodori da sugo, stessa quantità;
  • 200 grammi di fagioli cannellini già lessati. Più o meno devi pensare che da secchi a cotti il peso raddoppia, quindi preparane sui 100 grammi (ma è meglio di più, al massimo te li pappi come antipasto);
  • 700 grammi di cozze;
  • un paio di peperoncini freschi (o secchi, se non li hai);
  • 40 grammi d’olio + altri 5 per fare aprire le cozze + un filo sui piatti;
  • qualche foglia di salvia, 2 spicchi d’aglio.

Prepara i fagioli cannellini come abbiamo imparato. A fine cottura ricordati di mettere un po’ di sale nel loro brodo, perché lo useremo come base per cuocere la pasta.
Ci vogliono in tutto quasi 2 ore, quindi organizzati per tempo.

Una volta pronti i fagioli, puliamo le cozze. Abbiamo già imparato come in questo post qui, quindi non mi ripeterò. Pulirle non significa LUCIDARLE, bensì togliere il filetto che sporge da ogni guscio e levare le alghe più pelose.

Tienine da parte 6, le lasceremo intere e quindi le cuoceremo direttamente nella zuppa.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa 5 grammi d’olio, uno spicchio d’aglio scamiciato ma schiacciato e poi, appena l’olio è caldo, le cozze.

Chiudi col coperchio e lascia cuocere a fiamma medio bassa finché non si saranno aperte. Ci vorranno circa 3 minuti.

Appena sono pronte togli il coperchio e lasciale riposare qualche minuto.

Taglia a pezzetti il pomodoro.

Pomodori giunonici.

Versa 40 grammi d’olio in un pentolino adatto a contenere tutta la madonna (ci cuoceremo anche la pasta), insieme ad uno spicchio d’aglio e a del peperoncino fresco (o secco) tritati e qualche foglia di salvia lasciata intera.
Fai soffriggere tutto, con fiamma medio bassa.

Appena l’aglio è colorato, caccia dentro anche il pomodoro a pezzetti.

Fai andare il pomodoro ad una fiamma un po’ più alta, fino a quando si sarà spappolato.

Versa dentro al pomodoro gran parte dei fagioli. Diciamo 150 grammi sui 200 che abbiamo preparato.

Togli le cozze dalla pentola e falle riposare in un piatto. Versa il liquido delle cozze nel pomodoro, filtrandolo con un colino per evitare che pezzi di guscio o impurità varie finiscano nella zuppa.

Mescola tutto quanto e fai andare a fiamma media per circa dieci minuti. Minuti che useremo per sgusciare le cozze che abbiamo cotto.

Nel frattempo il sugo dovrebbe essere pronto.
Toglilo dal fuoco e tritalo con un mixer ad immersione. Non ha importanza se rimangono dei pezzetti di fagioli qui e là, sarà ottima ugualmente.

Una volta tritato tutto, aggiungi i rimanenti fagioli che hai lasciato da parte. Versa pure del brodo dei fagioli (non in grande quantità, quello che a occhio servirà ai tubetti).

Assaggia e vedi se manca di sale: nel caso, aggiungilo. Chiudi col coperchio e porta ad ebollizione ed infine rovescia qui dentro la pasta.

Fai bollire la pasta con una fiamma medio bassa.

La pasta dovrà cuocere un paio di minuti meno del tempo indicato sulla confezione se la vuoi al dente, ma sappi che nei suoi ultimi due minuti dovrai aggiungere le 6 cozze che abbiamo lasciato da parte, per farle aprire.
Quindi se la pasta dice di avere un tempo di cottura di 10 minuti, a 8 è già bella che pronta e quindi tu a 6 cacci dentro le cozze.

Intanto, durante la cottura, con una schiumarola togli tutta la schiuma che viene in superficie e buttala via. Se l’acqua ti sembrasse scarseggiare, aggiungi sempre il brodo dei fagioli. Non ti preoccupare se il brodo non è caldo, aggiungendone pochissimo per volta non perderai l’ebollizione più di tanto.

Ricordati che alla fine il risultato non dovrà essere super brodoso (a meno che tu lo voglia in altra maniera, allora fai come credi).

Gira il tutto ogni tanto, sennò si attacca sul fondo.

Ora che hai fatto i tuoi calcoli sulla pasta, sai quando inserire le cozze. Inserisci sia quelle chiuse che quelle aperte.

Chiudi col coperchio e concludi la cottura con una fiamma bella viva.
Spegni la fiamma, mescola e lascia riposare il tutto per un minuto scarso, sempre col coperchio.

Riaprendo, ecco cosa dovresti avere davanti:

Prepara le porzioni, distribuendo equamente le cozze lasciate intere. Condisci ogni piatto con un filo d’olio e qualche foglia di salvia aggiuntiva. 
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Zuppe

Vellutata di zucchine e feta.

Ormai non dovresti avere più bisogno di me per preparare le vellutate. Dovrebbe essere uno di quei procedimenti che conosci a memoria e di cui hai imparato ogni segreto.
Mi piacerebbe anche che tu, insieme a me, finalmente ignorassi chi ti dice che bisogna usare il dado per cucinarne una. Perché tu sai che la verdura è buona e che gli insaporitori non servono ad un beneamato cazzo.

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Domande lecite, quando si sente parlare di dado.

Abbiamo già imparato una vellutata di zucchine ed in quel caso avevo usato il riso per addensare.
Questa volta ho voluto provare senza addensanti ed il risultato è stato ugualmente ottimo.
Quindi armati di mixerino ad immersione che si parte.

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Da usare un po’ meglio di così.

Go, go, go! 

Per preparare una vellutata di zucchine e feta, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di zucchine (peso considerato dopo aver eliminato le estremità);
  • prezzemolo, 2 cucchiai d’olio;
  • 60 grammi di porro;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 200 grammi di feta;
  • pane per preparare i crostini (quindi ti serve uno spicchio d’aglio ed un cucchiaio d’olio). 

Metti una pentola d’acqua a bollire.
Mentre attendi le bolle, prepara gli altri ingredienti.
Trita il prezzemolo.
Taglia il porro. Del porro non si usa soltanto la parte bianca, ma anche quella verde. Non tutta, quando comincia a diventare un albero puoi fermarti a tagliare. Ma non fare come quelli che si comprano il porro da sei metri e ne usano due centimetri, che è da sfigati.

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Questa quantità è più che sufficiente.

Riduci a dadini le zucchine.

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Apri la feta e sciacquala bene sotto l’acqua fredda.

Riducila a pezzetti più piccoli possibile:

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A questo punto l’acqua dovrebbe essere pronta, quindi possiamo partire.
In una pentola dai bordi alti fai scaldare due cucchiai d’olio. Schiaccia uno spicchio d’aglio (con tutta la camicia) e mettilo nell’olio. Inclina la padella in modo che l’olio sia tutto concentrato in un punto e fai soffriggere l’aglio per un paio di minuti. Poi levalo con una pinza:

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A cosa serve? Ad aromatizzare l’olio senza dovere tenere l’aglio più del necessario: dopo bisognerà frullare e l’aglio prevarrebbe troppo. Il porro e la zucchina hanno gusti leggeri, non potrebbero competere. In più se è un periodo in cui l’aglio fa piuttosto schifo, si evitano problemi di digestione.

Una volta levato l’aglio, caccia dentro sia il porro che le zucchine.
Immergi tutto con l’acqua che sta bollendo.

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Il livello dell’acqua non deve superare quello delle zucchine, altrimenti il risultato sarà troppo liquido. Sei comunque in tempo ad aggiungere acqua nel corso della preparazione.

Fai cuocere con una fiamma che permetta l’ebollizione per 20 minuti.

Durante questo tempo, prepara i crostini di pane con questo procedimento qui. Lo riassumo per i pigri: taglia il pane a fette, inforna le fette a 200 gradi per circa 10 minuti o comunque fino a quando saranno seccate e colorate. Levale dal forno, strofina i bordi di ogni fetta con uno spicchio d’aglio tagliato a metà ed infine irrorale con un po’ d’olio.

Torniamo alla vellutata. Sono passati 20 minuti? Trita tutto col mixerino ad immersione.
Ecco il risultato:

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La consistenza devi deciderla tu, ovviamente. Se la vuoi più liquida aggiungi acqua. Se la desideri meno liquida basta che rimetti la pentola sulla fiamma e fai evaporare. 

Assaggia e, se vuoi, sala un po’. Però ricordati che stiamo per aggiungere la feta, che è bella sapida.

Prepara le scodelle e su ogni porzione metti 100 grammi di feta (spargila bene, di modo che non si ritrovi tutta in un punto) e cospargi con un po’ di prezzemolo.
Accompagna col pane che hai preparato con le tue belle manine di merda.

Ed ecco cosa dovresti avere ottenuto:

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Ciao e buon appetito!

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E complimenti vivissimi da tutti gli scarafaggi che vivono nella tua cucina, che hanno potuto vedere l’artista all’opera.
Zuppe

Vellutata di pomodorini con formaggio fresco a scelta.

Annoiata? Non sai come riempire questo pomeriggio? Hai provato a vedere un film ed era una merda, hai acceso la ps4 ed il gioco si è buggato e sì, ok uscire, ma adesso fa troppo caldo?

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La noia, versione multirazziale.

Per fortuna c’è il Pizzakaiju qui, che ti riempirà sei minuti e mezzo di questa giornata, insegnandoti una ricetta velocissima che puoi accompagnare con un sacco di formaggetti interessanti.
Hai del formaggio di capra freschissimo? Puoi usarlo.
Hai una voglia di mozzarella di bufala che non ci si crede, ma hai trovato solo bocconcini perché hai dormito troppo e la mozzarellona è finita? Puoi usarla.
E la ricotta di bufala, vogliamo parlare della ricotta di bufala? Puoi usare anche quella.

Se poi sei in vena di cagate alla Formaggini Susanna, puoi pure usare quelli. Però non è la stessa cosa, siamo seri.

Ah, l’idea non è mia: l’ho rubata a noce moscata. Come quasi sempre.

Dai, prendi un coltello che si comincia.

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La gioia di cucinare.

Per preparare una vellutata di pomodorini con formaggio fresco, per due persone, hai bisogno di:

  • un chilo e mezzo di pomodorini. Quelli che vuoi;
  • 100 grammi di panna fresca da cucina. Mi raccomando: fresca. Non quella che scade nel 2030;
  • mezza cipolla bianca, un cucchiaio d’olio + 2 cucchiai aggiuntivi da mettere sui piatti;
  • una decina di foglie di menta oppure una decina di foglie di basilico;
  • formaggio. Io ho usato 150 grammi di formaggio di capra, se vuoi usare la mozzarella di bufala ti consiglio di comprarne 250 grammi e in bocconcini, anche se nella vellutata ne metterai soltanto due o tre. Di ricotta di bufala comprane 300 grammi. Coi formaggini Susanna non ti do dosi perché mi rifiuto.

Innanzitutto ti presento il mio formaggio:

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Ciao.

Viene da Milano nonostante qui abbiamo formaggetti freschi mondiali. Misteri della globalizzazione.

Lava i pomodorini e tagliali a pezzetti.
Trita la mezza cipolla bianca.
Metti tutto in una pentola, insieme ad un cucchiaio d’olio.

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Cuoci a fiamma media per qualche minuto, il tempo necessario per fare ammorbidire i pomodori. Magari metti il coperchio, così velocizzi l’operazione.
Appena riesci, trita tutto con un mixerino ad immersione.

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Rimetti sul fuoco ed aggiungi i 100 grammi di panna fresca.

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Mescola bene e fai cuocere per 20 minuti, con una fiamma sufficiente a fare sobbollire tutto. Il tempo contalo da quando inizia a bollire. E questa volta senza coperchio, così diventa un po’ meno liquida.

Trascorso questo tempo, dai un’ulteriore passata di mixer. Assaggia ed aggiusta di sale, tenendo però conto che metterai del formaggio con un proprio gusto. Quindi non esagerare. E poi ricordati che i pomodori sono buoni così, senza bisogno di roba per insaporirli ulteriormente.

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Versa tutto in due scodelle e concludi: un cucchiaio d’olio a testa, un po’ di foglie di menta spezzettate (o di basilico) ed il formaggio, sbriciolato con le mani. Se si tratta di mozzarelline, cacciane un paio al centro, per coreografia.

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Mamma che buona!

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Ciao e buon appetito!

Secondi, Zuppe

Vellutata di carote con stelline e tuorlo d’uovo.

Che poi tutta questa storia che per fare le vellutate bisogna bollire le verdure, a me sta parecchio sul cazzo. Mica perché diventano insapori, ma proprio perché regolarsi con la quantità di liquido non è poi così automatico.
Mi ricordo che una volta – e qui scatta l’aneddotone – per fare restringere una vellutata di zucca ho impiegato più di un’ora ed alla fine c’ho cacciato dentro la farina per disperazione.

Ho capito, cretina io che ho sbagliato, ma se si potesse risolvere il problema in una maniera così semplice che è incredibile che non ci abbia pensato prima?

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Ti vedo scettica, eppure.

Ieri ho preparato una vellutata di carote e sai come? Cuocendole al vapore. Così a cottura ultimata ho dovuto solo aggiungere la quantità d’acqua che effettivamente mi serviva per rendere la crema cremosa e per farci cuocere la pastina dentro.

Senza porchidii di sorta.

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Ieri tutti così, davanti alla pentola.

Ma partiamo con la ricetta passo passo.
Go, go, go!

Per preparare una vellutata di carote con stelline e tuorlo, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di carote già pulite. Comprane parecchie di più, che della carota si butta parecchio;
  • 180 grammi di stelline (o pastina che ti piace);
  • due cucchiai d’olio;
  • 2 uova;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • se vuoi, un formaggino a testa (o due, massimo);
  • un po’ di sale.

L’uovo sodo abbiamo già imparato a crearlo in questo post qui.
Ma, riassumendo: metti le due uova in un pentolino vuoto e poi riempilo d’acqua. Fai bollire l’acqua (mettendo un coperchio, sennò impieghiamo sei secoli) ed appena vedi le bolle conta dieci minuti. 

Appena sono cotte, prelevale e mettile in una bacinella di acqua fredda.

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Aiutandoti con questo coso qui.

Pulisci le carote.
Devi tagliare l’estremità col ciuffo e, se occorre, pure la parte finale (se è marcia, troppo brutta, molto rovinata). Raschia con un pelapatate tutto l’esterno.

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Fatto questo lavale e taglia tutto a pezzi.

Metti una pentola d’acqua a bollire.

Riempi con un po’ d’acqua un’altra pentola e cacciaci sopra il cestello per cuocere a vapore. L’acqua non deve toccare le verdure, ma non metterci manco solo mezzo dito che sennò evapora e bruci la pentola.

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Chiudi col coperchio e fai andare, a fiamma medio bassa, per circa 20-25 minuti. Ogni tanto apri e controlla se l’acqua è evaporata ed anche come stanno le carote.
Quando riesci ad infilzarle con la forchetta sono pronte.

Togli momentaneamente le carote dalla pentola e riversa l’acqua su cui hanno cotto in una bacinella.
Ricaccia le carote nella pentola, a questo punto dobbiamo tritare tutto col mixerino ad immersione. Usa per prima l’acqua di cottura poi, se non dovesse essere sufficiente, aggiungi quella che hai scaldato a parte.

Il risultato deve essere cremoso ed omogeneo:

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Assaggia e sala, secondo tuo gusto. Accendi la fiamma, bassa, che qui dentro dobbiamo cuocere la pastina. Appena le carote iniziano a sobbollire, butta dentro le stelline.

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Attenta che schizza, quando sobbolle.

La pastina ha dei tempi di cottura davvero ridotti, quindi non ha bisogno di molta acqua. Però se il tutto ti sembra troppo papposo, aggiungine una mestolata ulteriore (basta che sia bollente).

Mente attendi, sguscia le uova e tagliale a metà per prelevare i tuorli.

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La vellutata-minestrina dovrebbe essere ormai cotta.
Ecco cosa dovresti avere in pentola:

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Prepara le porzioni. Su ogni piatto sbriciola un tuorlo d’uovo:

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L’albume mangiatelo a parte, non buttarlo!

Poi irrora con un cucchiaio d’olio e del parmigiano.
Ecco qui:

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Se lo desideri, puoi anche sciogliere nel piatto un formaggino per bimbi. Ancora meglio se lo spezzetti, così ti ritrovi dei bocconcini di latte tra una cucchiaiata e l’altra.
Ma questo è facoltativo, mica come il tuorlo d’uovo, che se non lo sbricioli ti arriva la gestapo a casa.

Finito!
Ciao e buon appetito!

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Zuppe

Zuppa di lenticchie al pomodoro.

Anche oggi non incontrerai grosse difficoltà nel preparare la cena. Niente roba da chef stellati, quelli che fan saltare il cibo su settecentoventitré padelle mentre sorridono alla telecamera.

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Difficoltà in cucina.

Oggi ti presento l’ennesima versione di zuppa di lenticchie. Uno di quei piatti caldissimi, che quando hai finito la tua ciotola ti ritrovi in maglietta, dal caldo che ti mette.
Che qui si gela ancora, nonostante domani sia ufficialmente primavera.

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Che fame.

Iniziamo.
Go, go, go! 

Per preparare una zuppa di lenticchie al pomodoro, per due persone, hai bisogno di:

  • 250 grammi di lenticchie secche;
  • 2 spicchi d’aglio, una costa di sedano (se le hai, anche le foglie);
  • sale, peperoncino;
  • un barattolo di pelati (consiglio sempre Mutti e non perché mi pagano);
  • 4 cucchiai d’olio complessivi;
  • pane da crostinare (quindi ti serve un altro cucchiaio d’olio ed un altro spicchio d’aglio).

Metti una pentola d’acqua a bollire.
Rovescia il contenuto del tuo barattolo di pelati in una ciotola e frullalo con il mixerino ad immersione.

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Naturalmente, se vuoi, puoi anche usare la passata.

Se, come sta accadendo a me, ti sta capitando dell’aglio orrendo, estirpagli l’anima.
Dovresti ormai sapere come: taglia gli spicchi d’aglio in due parti e leva quella roba verde/gialla che si trova al centro.

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Trita ora gli spicchi.
In una pentola caccia dentro due cucchiai d’olio e fai soffriggere l’aglio.

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Nel frattempo lava e pulisci il sedano: con un pelapatate togli la parte esterna più fibrosa, poi riducilo a pezzetti. Butta pure lui in pentola.

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Appena l’aglio sarà colorato (ma attenzione a non bruciarlo) rovescia dentro il pomodoro frullato e le foglie di sedano.

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Mescola bene, aspetta che il pomodoro sia un po’ caldino e puoi finalmente aggiungere le lenticchie.

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Le lenticchie, generalmente, non hanno bisogno di ammollo. Controlla bene sulla confezione anche per i tempi di cottura. Le mie hanno impiegato circa 35 minuti, nonostante sulla scatola ci fosse scritto 25. Quindi tienine conto ma assaggia sempre.

Copri le lenticchie con dell’acqua (non abbondantissima, la zuppa finale non deve risultare troppo brodosa).

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Sala un po’ e poi metti il coperchio a metà. Abbassa la fiamma: deve essere sufficiente a fare sobbollire il tutto, non deve essere alta.

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Cucchiai di legno vetusti.

Mescola ogni tanto e se l’acqua dovesse evaporare troppo, aggiungine ancora.

Mentre attendi la zuppa hai tutto il tempo del mondo per crostinare il pane (il cui procedimento trovi qui, ma che ti ripeto brevemente): taglialo a fette, infornalo a 200 gradi per circa dieci minuti. Quando è bello colorato fallo uscire dal forno, strofina ogni fetta con dell’aglio ed infine irrora con un filo d’olio.
Facile facile, ormai dovresti essere una professionista.

Torniamo alla zuppa: assaggia dopo 25 minuti e se occorre aggiungi un po’ di sale e prosegui la cottura.
Quali che siano i tempi, quando le lenticchie sono pronte spegni la fiamma e fai riposare, col coperchio, per qualche minuto.

La consistenza devi deciderla tu, ma a me non piace troppo brodosa. Ecco la mia pentola, alla fine:

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Adesso dobbiamo formare le scodelle.
A me non piace, ma se a te sì puoi adagiare una fetta di pane sul fondo:

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Sempre se lo vuoi, cospargi la fetta di pane di peperoncino.
Detto questo, caccia dentro la zuppa.

Sopra metti abbondante peperoncino (almeno nel mio caso) e un cucchiaio d’olio.
Ecco qui la bellezza:

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Calda, pomodorosa, piccante, spettacolare.

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E voglio ben sperare!

Ciao e buon appetito!

Pane, Secondi, Zuppe

Zuppa di lenticchie e spinaci.

So che avrai la tentazione di aumentare le dosi, perché 200 grammi di lenticchie secche sembrano una poverata.
So che il timore di avere fame dopo cena è così alto che ti fa prendere delle decisioni avventate. Lo so, perché sono come te.

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Però io due volte ho aumentato le dosi e due volte mi sono spanzata che sto ancora qui a gestire i rutti.
Quindi fidati: 200 grammi di lenticchie bastano e sarai sazio. Poi c’è anche il pane, in questo caso, quindi proprio non hai da temere nulla.

E adesso basta, cuciniamo subito, sennò divento logorroica.

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Eh, ma infatti, le matte risate.

Go, go, go! 

Per preparare una zuppa di lenticchie e spinaci, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di lenticchie secche;
  • una carota, una costa di sedano e mezza cipolla bianca;
  • 250 grammi di spinaci freschi;
  • sale, 4 cucchiai d’olio;
  • un po’ di pane da bruschettare (e per bruschettarlo avrai bisogno di un altro po’ d’olio e di uno spicchio d’aglio intero).

Le lenticchie non hanno bisogno di ammollo (almeno non quelle che uso io, controlla comunque la tua confezione) e le abbiamo già imparate a gestire qui. Ma ripeterò le istruzioni basilari, non ti preoccupare.

Inizia scaldando una pentola piena di acqua calda.

Adesso prepara il soffritto. Con un pelapatate raschia la parte esterna della carota e del sedano. Lava le verdure e tritale (ricordati anche della mezza cipolla). Se hai il mixer fai prima.

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In una pentola metti due cucchiai d’olio, falli scaldare e poi aggiunti il trito di verdure.

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Fai soffriggere a fiamma medio bassa per qualche minuto. Nel frattempo sciacqua le lenticchie con l’aiuto di un colino.

Aggiungi anche loro nella pentola:

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Fai insaporire per un minuto, mescolando con un cucchiaio di legno, poi ricopri con l’acqua che hai scaldato. Non ti preoccupare se non è bollente, tanto la cottura delle lenticchie si calcola da quando l’acqua riprende il bollore.

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Come puoi vedere dalla foto non devi riempire l’intera pentola. Se poi l’acqua, durante la cottura, dovesse evaporare, puoi tranquillamente aggiungerne dell’altra.

Copri, porta il tutto a bollore, a fiamma media. Poi continua la cottura semicoperto, con fiamma sufficiente a fare sobbollire la zuppa.

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Il tempo di cottura è piuttosto variabile, dipende dalle lenticchie. Le mie hanno impiegato 25 minuti.

Mentre attendi, pensa agli spinaci. Se li hai freschi, lavali e togli solo i gambi molto duri.
Se li hai surgelati, comincia a cuocerli al microonde, seguendo le istruzioni.

Abbiamo anche del pane da bruschettare, (cosa che dovresti sapere già fare perché ne abbiamo parlato qui): taglialo a fette ed infornalo a 200 gradi. Dovrebbe essere pronto dopo circa dieci minuti, ma dipende dal pane e dal forno. Di sicuro le fette dovranno essere colorate e croccanti.
Sfornale, mettile in un piatto, cospargi con un po’ d’olio (un cucchiaio o due) e poi strofina i bordi di ogni fetta con uno spicchio d’aglio.
Ed anche il pane è a posto.

Quando le lenticchie sono pronte, aggiustiamo di sale e cacciamo dentro gli spinaci (sia che si tratti di quelli freschi che di quelli surgelati).

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Se usi quelli freschi, non ti preoccupare se ti sembra una mole enorme: pochi secondi e perderanno volume. Tu chiudi col coperchio e stai a vedere.
Ecco qui:

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Concludi la cottura (gli spinaci freschi impiegano 5 minuti a cuocere, quelli surgelati in realtà hanno solo bisogno di unirsi alla zuppa). Assaggia, aggiusta di sale ed aggiungi anche dell’acqua, se ti sembra troppo asciutta. La consistenza devi deciderla tu, in fin dei conti.

Fai i piatti, irrora con un cucchiaio d’olio e goditi il tuo pane tostato.
Ecco il mio piatto:

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Secondo me ha una bella faccia. E il tuo piatto com’è venuto?

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Vero, buonissimo!

L’ideale per questi giorni di freddo maledetto: a fine cena ero in maglietta, talmente era bollente.

Ciao e buon appetito!

Zuppe

Vellutata di zucca e carote con orzo.

Oggi roba semplicissima, la cui unica difficoltà sta nel dover maneggiare il mixerino ad immersione.

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Con gli elettrodomestici si possono avere brutte esperienze.

Quindi guarda bene sotto il tavolo, dentro le credenze ed apri pure quello sgabuzzino in cui non entri dal 1918: se un gremlin dovesse aggirarsi per casa, cucinare diventa impossibile.

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E controlla pure l’albero di Natale! Che tanto lo so che non l’hai ancora levato di mezzo.

Il menù di oggi prevede una bella vellutata di zucca e carote, con dentro l’orzo. Un comfort food multivitaminico, direbbero quelle che ci stan sul cazzo.

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E noi risponderemmo così, prontissimi.

Cominciamo subito.
Go, go, go! 

Per preparare una vellutata di zucca e carote con orzo, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di orzo;
  • circa 700 grammi di zucca (ma chiedine di più, poiché devi pulirla);
  • un fascio di carote (circa 300 grammi);
  • mezza cipolla rossa, una costa di sedano;
  • rosmarino, 2 cucchiai d’olio, peperoncino.

Metti una pentola piena d’acqua a bollire.
Il mio consiglio è di aggiungere l’acqua man mano che serve, quando si cucinano robe del genere, di modo da non dover passare anni a cercare di far evaporare l’evaporabile.

Mentre attendi che l’acqua sia pronta, pulisci la zucca e tagliala a pezzetti.
Leva la parte esterna delle carote con l’aiuto di un pelapatate e fai lo stesso con la costa di sedano. Lava poi entrambi e taglia a pezzetti pure loro.
Infine trita la mezza cipolla.

In una pentola piuttosto capiente, di cui possiedi il coperchio, caccia tutte le verdure che hai appena tagliato. Metti anche un cucchiaio d’olio, del peperoncino e delle foglie di rosmarino (senza rametto, che dopo frulliamo).
Non ricoprire completamente d’acqua, ma raggiungi circa la metà del livello delle verdure, usando l’acqua che hai scaldato.

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Metti il coperchio e fai cuocere, con fiamma medio bassa, per 20 minuti.
Tieni il coperchio anche nell’acqua che hai scaldato a parte, poiché potrebbe servirci ancora quando arriverà l’orzo. E ci servirà calda, quindi riaccendi la fiamma qualche minuto prima della fine della cottura di zucca e carote.

Scaduto quel tempo controlla se le verdure sono pronte:

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Col mixer ad immersione trita tutto (e tieni lontano Gizmo da eventuali schizzi, sai come reagisce ai liquidi). Se occorre aggiungi dell’acqua calda.

Butta dentro l’orzo.

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Mescola bene e, se la vellutata è troppo densa, aggiungi una mestolata di acqua calda.
Fai sobbollire per altri 15 minuti, senza coperchio, a fiamma bassissima. Se ti piace più minestrosa, aggiungi altra acqua.

Alla fine prepara le porzioni ed aggiungi un cucchiaio d’olio su ogni portata. Dovresti avere ottenuto un risultato del genere:

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Ciao e buon appetito!