Secondi, Secondi di mare

Sgombro fresco granellato.

Ogni agosto il posto dove abito viene invaso da migliaia di turisti.

Nella gif: i turisti.

Questo significa che da 10 abitanti passiamo a circa UN MILIONE  ed il tutto si traduce in due cose: l’aumentare delle mie bestemmie e l’apertura della pescheria.

Ecco perché trovi pochissime ricette col pesce fresco e quasi nessuna di secondi: in tempi normali devo indossare le scarpe lucidate ed il vestito buono e recarmi in città, che è a circa 40 minuti di cammino.
Un’avventura che di rado ho voglia di intraprendere.

Quindi sono in grado di cucinare degli ottimi primi di pesce, ma nessun secondo.
Ma un Kaiju può sempre imparare.

Prima o poi sputerà raggi radioattivi, basta solo un po’ di pratica.

Il Bocca ha cucinato dei filetti di palamita in padella: una ricetta facile, veloce e… che io non potevo cucinare. La palamita non si trova quasi mai. Però c’è lo sgombro. Quindi ci ho provato lo stesso ed il risultato è stato buonissimo.

Quindi impariamo insieme a spadellarlo, con una specie di panatura di frutta secca mista ed accompagnata da cipolle caramellate all’aceto balsamico.

Go, go, go!

Tutti di corsa in cucina.

Per preparare dei filetti di sgombro granellati, per due persone, hai bisogno di:

  • 400 grammi di cipolle bianche;
  • 20 grammi di zucchero;
  • 40 grammi di aceto balsamico;
  • 200 grammi d’acqua a temperatura ambiente;
  • 20 grammi d’olio per le cipolle + altri 60 per i filetti. Occorrerà anche dell’olio per ungerli, non pesato;
  • filetti di sgombro già spinati e puliti, dal peso complessivo di 400 grammi;
  • 100 grammi di granella mista: mandorle, pistacchi, noci e nocciole;
  • pepe, sale, timo, origano e qualche foglia di menta fresca.

Il pesce, se puoi, procuratelo già pulito, senza pelle e spinato, direttamente dal pescivendolo.
Altrimenti devi farlo da sola, come è capitato qui. Niente tutorial perché è già tanto se non ho rotto tutto.

I miei filetti.

Pesce a parte, la cosa più lunga è preparare le cipolle caramellate.
Innanzitutto devi pelarle e poi tagliarle a rondelle. E questa è la parte dura, perché si piange, sia che tu ti metta a bagnare la lama del coltello, sia che te ne freghi.

Una volta che hai finito quest’operazione tediosissima, versa 20 grammi d’olio in un padellino piuttosto piccolo (tanto le cipolle perderanno di volume) e falli scaldare bene.

Fai la prova con un paio di pezzetti di cipolla: appena iniziano a sfrigolare puoi cacciarle tutte dentro.

Falle andare per circa 10 minuti, a fiamma medio alta e girando spesso.
Trascorso questo tempo si saranno ammorbidite, quindi caccia dentro anche i 20 grammi di zucchero.
Mescola bene, fai cuocere per altri 5 minuti scarsi per fare sciogliere lo zucchero, poi versa l’acqua e l’aceto balsamico.

Prosegui la cottura per altri 10-15 minuti, sempre con una fiamma medio alta e sempre girando spesso.
Le cipolle saranno pronte quando il liquido sarà tutto assorbito o evaporato e saranno anche molto morbide. Se, evaporata l’acqua, le cipolle non fossero ancora pronte, versane ancora mezzo bicchiere.
Solo a fine cottura, quando si saranno raffreddate, assaggia ed aggiusta di sale.
Ecco l’aspetto finale:

Lasciale nella padella ed occupiamoci degli altri ingredienti.
Trita col mixer o col coltello la frutta secca. Se usi il mixer azionalo a scatti, altrimenti diventa polvere e non granella. 

Aggiungi al trito dell’origano, del timo e 4-5 foglie di menta spezzettate con le mani.

Adagia i filetti di sgombro in un recipiente in cui puoi lavorare comoda e oliali bene su ogni lato. Non ci vorrà molto olio: un cucchiaio e mezzo, circa. 
Cospargi poi entrambe le superfici di ogni filetto con la granella che hai preparato.

Versa 60 grammi d’olio in una padella capiente e falli scaldare bene. Quando poggeremo i filetti dovranno soffriggere, quindi fai una prova con un pezzetto di granella.

Appena l’olio è in temperatura, appoggia delicatamente i filetti in padella e fai cuocere due minuti scarsi per lato, a fiamma media.

Girali con l’aiuto di una spatola o delle pinze e dopo il capovolgimento cospargi con la granella che ti sarà sicuramente avanzata. Sala e pepa, anche parecchio: la granella è dolce, la cipolla pure, il sale da qualche parte bisogna pur metterlo.

Prepara i piatti.
Un paio di filetti a testa e cipolle caramellate per accompagnare, che ci stanno benissimo:

Ed ecco una foto un tantino più invitante, perché era buono ma di certo non fotogenico:

Ciao e buon appetito!

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Secondi, Secondi di mare

Frittatona con zucchine e gamberi

Viviamo in un mondo in cui la preparazione della frittata viene così tanto sottovalutata che, se cerchi le ricette, ti dicono solo prepara la frittata e mangia.

E tu così, dopo aver fallito, ormai completamente insano di mente a causa delle uova e delle padelle che col cazzo erano antiaderenti.

Invece noi conosciamo bene quel senso di disagio che ci pervadeva ogni volta che la puzza di bruciato si presentava in cucina.
O, anche, l’ansia e l’angoscia che ci assalivano quando arrivava il momento di doverla capovolgere.

Lo so, ognuno è solo nel suo dolore.

Quando ho provato a raccontare le mie disavventure di frittatamento ho incontrato solo indifferenza, perché la mia incapacità di frittatare era mia e soltanto mia.
Cacciavo le uova nella padella, provavo ogni metodo possibile, ma sempre e soltanto roba carbonizzata veniva fuori.

Le ho provate tutte, tutte.

Poi ho trovato il tutorial di Stefano Barbato e la mia vita – così come la tua, quando te l’ho passato – è cambiata.

Momenti EPICI.

Abbiamo già preparato altre frittate pure senza il suo aiuto, ormai, perché siamo diventati super bravi.
Però oggi gli rubiamo direttamente una ricetta: una bella frittata con zucchine e gamberi, che c’ho messo quasi 40 minuti a cuocere per via dei liquidi dei crostacei, ma che vale la fatica.

Non farti annebbiare dai 40 minuti: ho detto frittata di zucchine e gamberi, dai.

Go, go, go!

Per preparare una frittatona con zucchine e gamberi, per due persone, hai bisogno di:

  • 6 uova. Più fresche possibili;
  • 300 grammi di zucchine;
  • 300 grammi di code di gambero. Peso calcolato dopo la pulizia, comprane un pochino di più perché devi togliere loro la corazza;
  • prezzemolo tritato, uno scalogno, pepe, sale;
  • 20 grammi d’olio.

Se hai deciso di comprare dei gamberi surgelati, ricordati che per cucinarli dovrai prima scongelarli e che questa operazione va fatta gradualmente: li devi mettere in un piatto e lasciarli in frigo. 
Se l’operazione dello scongelamento non fosse finita quando arriva l’ora della pappa, fai scorrere un po’ d’acqua appena appena tiepida sui gamberi e concludi così la questione.

Dovrai poi togliere loro la corazza esterna e l’intestino. Il tutorial per pulire i gamberi lo trovi in questo vecchio post, in quello odierno trovi solo la foto dell’operazione conclusa. Ah, se sono gamberi grossi, tagliali a metà. 

Lava le zucchine e tagliane 150 grammi a rondelle piuttosto sottili. Gli altri 150 grammi grattugiali con i buchi grossi della grattugia.

Trita il prezzemolo.
Trita anche lo scalogno.

Versa un cucchiaio d’olio sulla tua fedele padella da frittata (io consiglio sempre quelle in pietra e ricordati che un coperchio è necessarissimo) e scaldalo. Caccia dentro lo scalogno e fallo soffriggere.

Quando è un po’ colorato puoi aggiungere tutte le tue zucchine.

Aggiungi il pepe e sala un po’, così le zucchine cacceranno l’acqua che altrimenti renderebbero più difficile la cottura della frittata e fai andare il tutto a fiamma medio alta, girando spesso, fino a quando le zucchine saranno morbide ma non sfatte. Ci vorranno meno di dieci minuti (per la precisione 7).

Rompi le uova e mettile in una ciotola. Spaccale sempre una alla volta in un bicchiere e poi travasale nella ciotola grande: eviterai di mettere i gusci nella frittata perché lo so che a volte ti si spappolano in mano.
Quando uno c’ha la potenza mica è sempre in grado di controllarla.

Metti il prezzemolo nelle uova e sbatti il tutto con una forchetta.

Aggiungi anche i gamberi, un po’ di sale e del pepe e continua a sbattere il composto.

Infine versa anche le zucchine e concludi lo sbattimento.

Siamo pronti per iniziare la frittata vera e propria.
Riaccendi la fiamma sotto la padella in cui hai cotto le zucchine, versando altri 10 grammi d’olio (circa un cucchiaio). Fai scaldare a fiamma bassissima per un paio di minuti, poi fai la prova della forchettata: versa pochissimo composto. Quando riesci a staccarlo dal fondo senza problemi significa che la padella è arrivata alla giusta temperatura:

Versa dunque tutto il composto, cercando di distribuirlo sulla superficie della padella in maniera omogenea.

Adesso devi farti forza ed aspettare.
Metti il coperchio e fai cuocere a fiamma bassissima fino a quando la superficie non è più liquida. Barbato dice che ci vogliono 8 minuti, io ne ho impiegati almeno 30. Dipende dal tipo di fornello, dal liquido che rilasciano zucchine e gamberi e dal volere di Cthulhu.
Siccome girare la frittata è la parte più complessa di tutte devi assicurarti che la frittata si stacchi naturalmente dal fondo della padella. Aiutala con una spatolina, partendo dai bordi e rialzando pian pianino anche la parte centrale.
Dopo un po’ vedrai che muovendo la padella si muoverà pure la frittata e che quindi si può pensare di operare.
Però condizione importantissima è che la superficie a te visibile non sia più liquida.

Vedi? C’è ancora un po’ di liquido però la frittata si stacca benissimo. Ci siamo quasi.

Quando tutte le condizioni sopra elencate sono finalmente nella tua cucina, devi girarla. Come? Innanzitutto coi muscoli, perché questa frittatona pesa un po’. Poi aiutandoti con il coperchio e con il piattone che userai per poggiare il frittatone quando sarà pronto, se ne hai uno.
Devi solo mantenere la calma: chiudi fermamente col coperchio, gira la padella e la frittata sarà sul coperchio. Se riesci, fai scivolare la tua frittata sulla padella. Se non riesci, fai scivolare la tua frittata prima su un piatto e poi sulla padella. 
Ed eccoci qui.

Chiudi di nuovo col coperchio e fai cuocere per altri dieci minuti, sempre a fiamma bassissima.

La parte inferiore ha bisogno di meno cottura, soprattutto dato che abbiamo appena passato 30 minuti a cuocere quella superiore. Potresti voler girare la frittata ulteriormente per controllare la prontezza, ma secondo me fai prima a rialzarla LEGGERMENTE con la spatolina per controllare il colore.

Quando è pronta falla riposare nel piattone.

Tagliala a pezzi e guarda che bellezza:

Ecco a voi 40 minuti di frittata.

Siediti e mangia, che te lo sei meritato.

Ciao, buon appetito e tanti saluti agli Azzurri di Frittata!

Saluti distinti.

 

Secondi, Secondi di mare

Alici imbottite al forno.

Avrei tanto voluto preparati un tutorial per pulire le alici fresche, ma forse se googli è meglio.

Il tipico disfattismo del Kaiju.

Non che sia un compito difficile, ma diciamo che lavorare pulito non è di casa ed avresti dovuto osservare immagini forti, di quelle che necessitano la maggiore età, di quelle sangue e merda, di quelle pulp.

Che poi, ti do un consiglio: fattele pulire dal pescivendolo, se puoi, perché qui per 600 grammi di pesce c’è voluta un’ora. Sì, c’avete ragione, sarà senz’altro per robbosità e mongolismo, senz’altro. E tutti lì a sgomitarsi e a scambiarsi occhiolini, perché loro puliscono 40 quintali di alici in sei secondi e mezzo, bendati e con una mano sola.

Loro, che se non la piantano di fare gli Azzurri di Alici gli mando Ryan Gosling a casa.

Se il tuo pescivendolo non te le pulisce, cambia pescivendolo.
Io, francamente, non credo di voler ripetere il tedio di quella serata. Solo all’idea di dover mozzare altre teste e levare spine dorsali mi sento male.

Cupezza nel cuore, nell’animo, nel vestito, nella cravatta, nello sfondo.

Tolta la pulizia, il piatto che ti sto per presentare è facilissimo e non ha neppure bisogno di molto tempo per essere preparato.
Ricetta rubata al Bocca, come accade spesso in questo periodo, ha bisogno di una cottura veloce al forno che non supererà i 20 minuti. Mi rendo conto che fa caldo, ma basta che ti rifugi nel tuo angolo felice e visualizzi della neve e vedrai che il forno non ti sfiancherà.

Ed ecco un mantra adatto per l’evento. Basta crederci.

Gli ingredienti che ti darò sono indicativi, ne potresti anche usare di meno. Come per tutte le cose imbottite, difficile pesare al grammo tutto quello che si usa.

Go, go, go!

Per preparare delle alici imbottite, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di alici fresche. Peso calcolato prima della pulizia;
  • 100 grammi di pecorino toscano stagionato;
  • 5 grammi di curcuma;
  • 2 pomodori di Sorrento belli grandi. Se non li trovi, indicativamente 800 grammi di pomodori da sugo possono bastare;
  • abbondante prezzemolo, 3 foglie di menta, abbondante basilico;
  • pepe, uno spicchio d’aglio, 3 foglie di menta, un po’ d’olio, un po’ di pangrattato e sale;
  • 100-150 grammi di lardo tagliato a fettine non sottilissime. Se hai quello di colonnata sei una bimba fortunata, se hai quello locale va bene uguale. Se non lo trovi, puoi anche virare e comprare il guanciale. Verrà buonissimo ugualmente.

Facciamo finta che tu abbia già le alici pulite. Eccole:

Quindi occupiamoci di tutti gli altri ingredienti.
Gratta a polvere il pecorino toscano.
Fai un trito con prezzemolo, aglio e menta, magari aiutandoti con il mixerino.

Se hai trovato il pezzo di lardo ti tocca tagliartelo a fette. Tipo così:

Lavori manuali un po’ troppo caserecci?

In una ciotola metti tutto il pecorino grattugiato, i 5 grammi di curcuma, il trito che hai preparato, un filo d’olio, del pepe ed un pochino di sale (facoltativo, dipende dalla sapidità del formaggio).
Mescola tutto bene fino ad ottenere una polvere omogenea.

Ora che è tutto pronto, accendi il forno a 200 gradi, modalità ventilata e farciamo.
Rivesti la teglia che hai deciso di usare con della carta da forno ed adagiaci metà delle alici che hai preparato.

Mi raccomando, metà.

Coprile con la polvere di pecorino.

Metti un pezzo di lardo su ogni alice. Io avevo un lardo minuscolo, che non potevo proprio tagliare a fette larghe. Se tu hai invece la possibilità di creare delle coperte larghe per ogni acciuga, che le copra da lato a lato, meglio.

Chiudi ogni alice con un’altra alice, con la pelle rivolta verso l’alto:

Irrora tutto con dell’olio, cospargi di pangrattato e di pepe.

Inforna. Come già detto temperatura a 200 gradi, per circa 10 minuti (tempo indicativo, se il tuo forno fosse più potente del mio ci vorrà meno). Se – come è successo a me – dopo dieci minuti non si fosse colorata la superficie, passa da ventilato a statico ed alza la temperatura. Stacci dietro, che si brucia subito: bastano 2 minuti di quest’operazione per abbronzare il tutto. 

Ecco come dovrebbero apparire alla fine:

Mentre le alici sono in forno, pensiamo ai pomodori.
Quello che in teoria ci serve è la parte più solida del pomodoro: niente pelle né liquido. Scrivo in teoria perché ovviamente mica sei obbligata a pelarli: tuttavia il liquido lo scarterei, in modo da non avere un contorno che annacqui le alici che hai preparato.

Se hai acquistato i pomodori di Sorrento la cosa della spellatura è veramente facile. Si fa esattamente come con tutto il resto della frutta:

Coltello e via.

Riduci i pomodori a dadini piccoli, cacciali in una ciotola e condisci con un cucchiaio d’olio, del sale, pepe ed abbondanti foglie di basilico spezzettate con le mani.
Se nella ciotola si formasse troppo liquido, filtra il tutto con un colino.

Ci siamo!

Innanzitutto ti mostro uno scatto ravvicinato che a me fa venire fame:

Impiatta il tutto ed al centro del piatto metti un po’ del pomodoro che hai preparato.

Ti assicuro che il pomodoro non è inutile: pomodoro ed alici mangiati insieme sono una roba allucinante. 

Basta per cenare? Credo di sì, nel caso ricordati che senz’altro ti è avanzato del pecorino toscano e te lo puoi pappare a pezzi.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Secondi, Secondi di mare

Baccalà al latte, gratinato con patate.

Ricetta facile ma lunga. Talmente lunga che ho impiegato mezzo pomeriggio per i preparativi. Tieni poi conto che se il baccalà riposa nel forno per un po’, una volta cotto, male non gli fa.
Quindi fatti una bella colazione abbondante, che qui si cena tardi.

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Riempirsi la panza.

Sul baccalà ormai dovresti essere preparata, ma ti rimando a questo post qua per ricordarti come dissalarlo (che non ci vuol un cazzo: in acqua, coperto, per 4 giorni. Cambia l’acqua due volte al giorno e basta).
Questa volta non ci sarà bisogno di pulirlo, quindi non devi neppure impegnarti a scegliere un pezzo senza spina dorsale (qui c’è comunque il tutorial, che rivedere le basi non fa mai male).

Ho rubato la ricetta a Stefano Barbato: preciso in tutto, tanto per cambiare. A fine post metterò il video di riferimento.

Cominciamo, che oggi non c’è proprio tempo da perdere.
Go, go, go!

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Oggi pesce!

Per preparare il baccalà al latte gratinato con patate, per due persone ma anche tre, hai bisogno di:

  • un chilo di baccalà circa (più o meno. Da intendersi peso pulito, quindi regolati un po’ con gli scarti);
  • 800 grammi di patate (anche queste da intendersi pulite);
  • 100 grammi di panna fresca. Non comprare quella a lunga conservazione, che fa cagare. Prendi quella fresca da montare, non zuccherata. Una volta che provi, vedrai che non torni più indietro.
  • 300 grammi di latte;
  • uno spicchio d’aglio, un pezzo di scorza di limone, noce moscata, sale e pepe, 5 cucchiai d’olio;
  • 2 cipolle bianche;
  • una cinquantina di grammi di parmigiano grattugiato.

Riempi una pentola d’acqua e cacciaci dentro il pezzo di scorza di limone ed uno spicchio d’aglio schiacciato, ancora in camicia.

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Metti il coperchio, accendi la fiamma ed attendi che l’acqua faccia le bolle.

Occupiamoci degli altri condimenti. Pela le patate e poi mettile in una ciotola piena di acqua fredda.
Tirane fuori una alla volta e tagliale a fettine non troppo sottili:

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Rimetti le fette nell’acqua fredda. A cosa serve l’acqua? A non fare disperdere troppo l’amido, che ci servirà.

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Taglia le cipolle a rondelle, dividile bene tra loro, e mettile in un’altra ciotola, anch’essa piena di acqua fredda.

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L’acqua bolle? Caccia dentro il baccalà, chiudi col coperchio per non fare disperdere troppo calore, e fallo bollire per dieci minuti. 

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Riapri il coperchio quando l’acqua bolle troppo, altrimenti straripa.

Appena è pronto levalo dalla pentola, ma senza buttare l’acqua. Mettilo in un contenitore per farlo raffreddare un po’.
Togli la scorza di limone e l’aglio dall’acqua:

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In quest’acqua ora dobbiamo fare bollire le patate: 5 minuti dalla ripresa del bollore.

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Durante quest’attesa puoi cominciare a pulire il baccalà. Non servono coltelli, solo mani: devi levare le spine mano a mano che le trovi e staccare i pezzi di carne, a pezzi medi. Vedrai che la pelle si sfilerà facilmente. È un lavoro appiccicaticcio, ma piuttosto semplice.

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Al lavoro!

Devi ottenere dei pezzi ed è impossibile che siano regolari e manco ci serviranno.
Una roba così:

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Se alcuni pezzi di pelle dovessero non volersi staccare, non preoccuparti: si mangia anche quella, volendo.

Le patate sono pronte?
Scolale con una schiumarola e mettile in una ciotola.
Condiscile subito con della noce moscata, del pepe, del sale e 2 cucchiai d’olio. Mescola bene.

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Versaci sopra 100 grammi di latte freddo per fermare la cottura. Mescola ancora e lasciale riposare.

Ora puoi buttare l’acqua in cui ha bollito la roba, perché ci serve quella pentola per cuocere le cipolle.
Metti 2 cucchiai d’olio, falli scaldare a fiamma media e poi butta dentro la cipolla. Cuocila a fiamma alta, girando spesso, fino a quando è un po’ colorata:

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Adesso abbassa un po’ la fiamma e unisci il baccalà. Amalgama il tutto e poi unisci 200 grammi di latte.

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Cuoci per 7-8 minuti, girando spesso, fino a quando il latte si sarà dimezzato e si sarà formata una specie di cremina.

Gratta il parmigiano e basta, abbiamo finalmente tutti gli ingredienti. Quindi accendi il forno: 190 gradi, modalità statica. 

Ungi una teglia da forno con un cucchiaio d’olio.
Prepara un letto di patate:

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Versa sopra tutto il baccalà, cremina compresa.

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Ora, non abbiamo mai salato. Ti consiglio di cospargere con un pochino di sale, senza esagerare, altrimenti sarà tutto sciapo. Il baccalà non è un pesce saporitissimo da quel punto di vista, una volta che sta in ammollo per 4 giorni!

Ricopri con le restanti patate e versa pure tutto il loro liquido, cercando di distribuirlo per tutta la superficie.
Versa, con l’aiuto di un cucchiaio, la panna fresca, cercando di distribuire anche questa in maniera omogenea:

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Spolverizza con noce moscata e pepe. Se non sei sicura di avere salato abbastanza, puoi anche pensare di aggiungere del sale (ma vacci piano, sempre!).

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Infine cospargi col parmigiano.

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Inforna. A 190 gradi, ma con quali tempi? La mia tegliata ha cotto per 45 minuti, ma potrebbe volerci meno. Se osservi, vedrai il latte bollire all’interno della teglia. Quel liquido non deve sparire del tutto, ma dovrà rimanere proprio il minimo indispensabile.
Controlla anche il colore della gratinatura: abbronzato sì, ustionato no.

Ecco la mia:

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Lascia riposare in forno per almeno mezz’ora. Poi fai i piatti. Ecco come sarà:

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Come puoi vedere c’è del liquido, ma non sta nuotando nel latte.
Ti assicuro che vale tutto il lavoro di una giornata, è da sbavo.

Ti lascio col video di Barbato in persona.

Ciao e buon appetito!

 

Pizzakaiju Approved, roba da forno, Secondi, Secondi di mare

Baccalà e patate al forno

Per prima cosa, quando vai al supermercato a comprare il baccalà, non prendere il primo che vedi. Che poi ti capita la spina dorsale e ti devi fare un mazzo tanto, segando ossa manco fossimo in un film di Tobe Hooper.

Tocca bene il centro e la parte alta (la parte distante dalla coda, per capirci): se senti qualcosa di durissimo lascia perdere e passa ad un altro pezzo. Questo perché io abito in un posto fai-da-te, se tu hai la fortuna di poter chiedere ad un pescivendolo la tua vita è molto più facile.

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André che cerca di fermare chi afferra il primo pezzo di baccalà e corre alla cassa.

Pochi giorni fa abbiamo cucinato il baccalà alla napoletana e ti avevo promesso un tutorial per pulire quel dannato pesce. Dannato, sì, ma mondiale.
E Pizzakaiju mantiene sempre le promesse.

Te lo dico subito: è un po’ complesso da spiegare a parole, tuttavia è una stronzata da eseguire con le mani. Quindi non ti intimorire se pensi di non stare capendo: è solo colpa mia, che possiedo un vocabolario da kaiju del paleolitico.
In realtà agendo ti verrà semplicissimo.

Via col tutorial!

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Sìsì, ma signor Master di Latveria, lei lo sa pulire il baccalà? Altrimenti è meglio Pizzakaiju, inutile che se la mena.

Hai comprato il baccalà e l’hai messo in acqua per tre o quattro giorni, cambiando l’acqua almeno due volte al giorno? Benissimo.

Adesso prendilo, sciacqualo bene per un’ultima volta, appoggialo su un tagliere e dividilo a metà. Così:

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Adesso, come già puoi vedere nella foto precedente, pratica un taglio per tutta la lunghezza centrale del baccalà. Insomma, dividilo un’altra volta a metà.

Aiutandoti con un coltello per sfilettare (ma puoi farlo anche con le mani), devi sfilare la pelle.

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Se usi le mani basta che con una mano tieni ferma una metà del pesce e con l’altra afferri l’altra metà e tiri. Ripeti l’operazione per la seconda metà tenendo ferma la pelle (poiché la carne l’hai già tirata via).
Ma è un metodo grossolano. Il coltello per sfilettare è decisamente meglio. Basta sollevare leggermente il pesce, così:

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Adesso taglia più vicino alla pelle possibile, sprecando così pochissima carne.

È difficilissimo da spiegare scrivendo, guardando la foto sopra in realtà mi sembra molto più chiaro.

La pulizia è quasi finita, poiché quel che resta sono le spine. In questo caso abbiamo preso un pezzo quasi privo, la fortuna ogni tanto capita anche a casa di un Kaiju.
Per constatare se ce ne sono devi toccare la parte esterna del pesce, dopodiché tagliarle col coltello. Se vuoi, puoi tirarle via con una pinza, ma il lavoro è molto più lungo. Meglio perdere qualche millimetro di pesce in più o del tempo che potresti usare per l’ennesimo dungeon nanico di Skyrim? A te la decisione.

Non troverai spine nella parte centrale del baccalà, sempre se non hai comprato quella con la spina dorsale.

Tutto qui.

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Ora partiamo con la ricetta.

Ho rubato tutto il procedimento a Luca di Cookaround. Ah, Luca spiega anche un po’ di pulizia. Quindi se io ho fatto troppo casino, guardati il video!
Go, go, go!

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Al lavoro!

Per cucinare il baccalà con patate al forno, per due persone, devi avere:

  • circa 800 grammi di baccalà;
  • mezzo chilo di patate;
  • uno spicchio d’aglio (o mezzo),  abbondante prezzemolo da usare in due momenti differenti;
  • circa 40 grammi di pangrattato;
  • 3 cucchiai d’olio, sale;
  • 100 grammi di olive di Gaeta od olive nere che preferisci.

Consiglio solito:  è roba da forno, quindi preparala con un po’ di anticipo. Ti consiglio di lasciarlo in forno per una ventina di minuti, a sedimentare, una volta che la cottura è completata. Perché ci sarà un sughetto e legherà decisamente meglio con l’attesa.

Lava e pela le patate, tagliale poi a fettine sottili. Non è detto che userai davvero tutte le patate che hai tagliato, dipende dalla grandezza della tua teglia.

Prepara un trito di prezzemolo.

Denocciola le olive.
Riduci a pezzi piccoli uno spicchio d’aglio.

Taglia a pezzi il baccalà. Che siano più simili possibili, soprattutto in spessore. Nel caso fosse molto irregolare, taglia a metà i pezzi più spessi.

Comincia ad accendere il forno. 180 gradi, modalità statica.

Prendi una teglia e ungila con un cucchiaio d’olio.

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Fodera con parte delle patate. Sala un po’.

Adagia ora il baccalà e cospargi con un altro cucchiaio d’olio.
Aggiungi altro sale.

Ricopri col resto delle patate. E indovina? Altro sale.

Butta dentro le olive di Gaeta. Spolvera tutto con un po’ di battuto di prezzemolo e parte dell’aglio.

Aggiungi il pangrattato.

Adesso tocca al rimanente prezzemolo e decidi tu se vuoi mettere il resto dell’aglio o lasciare perdere.
Versa un altro cucchiaio d’olio.

E adesso si va ad infornare! A 180 gradi per 40 minuti.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

In realtà non c’è un’estetica da raggiungere, quindi per sapere se è pronto ti tocca assaggiare. Ma tutte le volte che ho preparato questo piatto i 40 minuti sono stati sufficienti sia per le patate che per il pesce.

Vedrai del liquido nella teglia: è normale.
Fai riposare il tutto almeno 30 minuti per mangiare, così è più buono.
Ecco una porzione, per darti un’idea del risultato finale:

Ciao e buon appetito!

roba da forno, Secondi, Secondi di mare

Baccalà alla napoletana (e tutorial per friggerlo)

Ho capito che chi mi stava insegnando i segreti del baccalà non conosceva nulla della bestia in questione solo quando mi ha consigliato di levare la proboscide e metterla da parte. Ma ormai era troppo tardi: ero sopraffatta dal E adesso che cazzo faccio?

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La reazione in cucina.

Alla fine sono riuscita a cucinarlo ed il risultato è stato più che ottimo. Peccato non possa insegnarti a pulirlo, poiché il bordello accaduto su quel tagliere te lo raccomando. Non posso manco consigliarti un tutorial, poiché sul baccalà c’è del mistero, nel web, e nessuno ti dice che è un pesce dinosauro con spina dorsale possente.

Ecco le cose che ho scoperto:

  • il merluzzo ed il baccalà sono la stessa cosa. Solo che il baccalà è sotto sale;
  • devi metterlo in acqua almeno per tre giorni (meglio 4), cambiando la sua acqua almeno due volte al giorno. Usa un contenitore con un coperchio;
  • la puzza che senti quando cambi l’acqua non è il pesce, ma la sua acqua. Quindi non c’è bisogno di spaventarsi e chiamare al telefono signora Salmonella;
  • vendono diversi pezzi di questa bestia. Alcuni hanno la spina dorsale, altri solo le spine. Ovviamente io avevo la spina dorsale, per il solito Fattore S.

Ecco il mio baccalà:

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Il tutorial della pulizia puoi trovarlo qui.
Facciamo finta che hai tolto tutte le spine e la pelle e la spina dorsale. Facciamo anche finta che siano già passati tre giorni da quando l’hai comprato e che quindi siamo pronti per cucinare il nostro pesce.

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Namor conosce sicuramente tutti i segreti del Baccalà, ma ancora non mi ha risposto al telefono.

Ah, si friggerà, anche.
Quindi piccola parentesi sulla frittura. Per friggere è meglio usare olio di oliva oppure olio di arachide, perché entrambi hanno un punto di fumo molto più alto di tutti gli altri oli per friggere. Cos’è il punto di fumo? La temperatura oltre la quale poi tutto va a fanculo, perché l’olio brucia. L’olio di oliva raggiunge i 210 gradi, quello di arachide i 180.

Tutti gli altri non superano i 160, nemmeno quelli come il Friol che si spacciano per Azzurri di frittura. Se, come me, non possiedi né friggitrice né termometro da cucina, è sicuro che il risultato sarà scadente.

Per friggere, in questo caso, hai bisogno di pochissimo olio. Giusto un paio di dita, poiché la nostra panatura è fatta solo di farina, che altrimenti si scioglierebbe e non servirebbe a niente.
Nota bene: non è detto che l’olio di oliva costi meno di quello di arachide, quindi regolati in base all’economia del tuo supermercato.

Se vuoi altre notizie utili per la frittura perfetta (non per il baccalà, ma in generale), ti consiglio il blog di Noce Moscata. Io ormai imparo quasi tutto da lei, sappilo.
Per il baccalà, invece, c’è la guida di Peccato di Gola che è vangelo.

Pronti? Pronti.
Go, go, go!

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Al lavoro!

Per cucinare il baccalà alla napoletana, per due persone, hai bisogno di:

  • 800 grammi di baccalà, dissalato e pulito;
  • un po’ d’olio d’arachide oppure olio di oliva per friggere;
  • farina;
  • 2 barattoli di pelati;
  • peperoncino, 2 spicchi d’aglio;
  • 100 grammi di olive di gaeta;
  • 40 grammi di capperi;
  • prezzemolo.

Prepariamo prima il sugo, che è la parte più facile.
In una padella scalda un cucchiaio d’olio, poi fai soffriggere due spicchi d’aglio schiacciati con lo spremiaglio e del peperoncino un po’ abbondante.
Dopo un paio di minuti caccia dentro anche i pelati.

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Fai cuocere per 15-20 minuti, a fiamma medio bassa, e spappola i pelati con un cucchiaio di legno.

Nel frattempo sciacqua bene i capperi, molte volte, per levare il sale in eccesso (ed è tutto in eccesso, nasconde il loro sapore).

A fine cottura aggiungi le olive e i capperi, mescola bene e spegni la fiamma. Ecco il punto di arrivo:

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Assaggialo, aggiusta di sale se occorre e passiamo al baccalà.

Devi tagliarlo a pezzi medio grandi: senza spine, spina dorsale e pelle.

Quando ci sei riuscita (auguri!) scalda l’olio che hai scelto per friggere. Ne basta poco, come ti ho detto prima. Un paio di dita, giusto il necessario perché il baccalà possa immergersi.

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Nel frattempo metti un po’ di farina in una ciotola e comincia ad infarinare bene i pezzi di baccalà.

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Metti nell’olio due, massimo tre pezzi per volta e falli cuocere a fiamma medio bassa, per qualche minuto. Alza poi la fiamma per ottenere la doratura della farina.

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Roba che frigge

Quando sono pronti, adagiali su della carta assorbente.
Ci vorrà un po’, ma se li cacci tutti nell’olio si abbassa la temperatura e sputtani l’operazione.
Il risultato dovrebbe essere questo:

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Dopo un paio di giri di fritture, sarai costretta a cambiare olio. Ti consiglio di cambiarlo completamente e di ricominciare da capo, poiché l’olio sarà a quel punto pieno di farina bruciata, che ti potrebbe compromettere il risultato.

Non mettere i pezzi di baccalà fritti uno sopra l’altro. Distanziali bene in un vassoio o in un piatto.

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Finita l’operazione di frittura, prepariamo la teglia per infornare. Accendi il forno a 160 gradi, modalità statica.

Metti un cucchiaio di sugo sul fondo:

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Aggiungi il baccalà e ricoprilo di sugo. Non ha alcuna importanza se hai poco spazio e lo devi sovrapporre: fai pure.

Ecco quello che dovresti stare per infornare:

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Inforna a 160 gradi, per 20 minuti. Intanto trita del prezzemolo, che lo mettiamo sui piatti alla fine.

Il risultato, pesantissimo da digerire ma altrettanto buono, dovrebbe essere questo:

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Ciao e buon appetito!

 

Secondi, Secondi di mare

Zuppa di cozze di Nonno Vanni.

Pronti per la lezione di alta cucina di oggi?

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Saluti e baci.

Nonostante il pane, le cozze e i pomodori, neppure questo piatto ti sfamerà del tutto. Temo dovrai inventarti qualcosa, tipo cucinare l’impepata di cozze come antipasto, come ho fatto io.

Eh no, non fidarti di quello che leggerai in giro: un chilo di cozze, pur con la zuppa, non riempirà la pancia di 4 persone.

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Solite reazioni scaturite dalla lettura di blog di cucina.

Siccome vivo in campagna, in solitarissima e senza macchina, riesco a recarmi in pescheria giusto quando devo esercitare il mio diritto di andare alla banca ed alla posta. Quindi dedicherò il piatto di oggi a quel dolce vecchietto che fu il Vanni, anche lui con i miei stessi problemi.
E, mi raccomando, stasera tutti a cucinare in pigiama.

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Se si tratta di un pigiama blu, ancora meglio.

Per preparare la zuppa di cozze di Nonno Vanni, per due persone che probabilmente rimarranno affamate, hai bisogno di:

– 1 kg di cozze;
– circa un chilo di pomodori;
– prezzemolo, uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio, peperoncino;
– pane per fare i crostini (ed un altro cucchiaio d’olio ed un altro spicchio d’aglio per condirlo).

Parentesi dei pomodori: questa volta non dobbiamo usarli nella loro interezza. La zuppa non deve avere molto liquido, né i semini. Quindi questa volta sceglili con cura: che siano sodi, ma non troppo duri che poi sono acerbi. Sicuramente scarta quelli mollicci. 

Go, go, go!

Cosa dobbiamo fare?
Lavarli e tagliarli a spicchi:

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Da ogni spicchio, con l’aiuto del coltello, devi togliere tutto quello che è molle e con i semi. Quindi partendo da questo:

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devi arrivare a questo:

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La polpa ottenuta però non buttarla: a parte che è un peccato, può servirti nel caso la zuppa venisse troppo poco liquida (e comunque puoi usarla per preparare delle bruschette).

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La polpa.

Una volta che hai ottenuto solo l’esterno dei pomodori, tagliali a pezzetti.

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Quello che useremo per il sugo.

Adesso occupati del pane.
Taglialo a fette ed esegui lo stesso procedimento che ti ho insegnato qui.

Trita anche il prezzemolo.

Infine dobbiamo aprire le cozze. In una pentola di cui possiedi il coperchio adagia le cozze, senza aggiungere grassi. Chiudi col coperchio e fai cuocere a fiamma media, fino a che non si saranno aperte.

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Non buttare l’acquetta che si sarà formata, la useremo più tardi.
Stacca una parte di guscio da ogni cozza.

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Ok. Hai ora tutti i componenti per formare la zuppa. Ricapitoliamo? Cozze cotte, pomodori tagliati a pezzetti, pane caldo.

In una pentola parecchio grande fai soffriggere, in un cucchiaio d’olio, un po’ di peperoncino ed uno spicchio d’aglio tritato.
Dopo qualche minuto aggiungi i pomodori e fai cuocere per una decina di minuti a fiamma medio alta.

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Verso fine cottura spappola i pomodori con l’aiuto di un cucchiaio di legno se, come me, ti sei dimenticata di spezzettarli da crudi.

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Verso fine cottura.

Trascorso questo tempo, versa dentro l’acqua delle cozze.

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Dovresti essere a questo punto:

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Ora aggiungi anche le cozze con il loro mezzo guscio.

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Mescola bene e fai cuocere per qualche altro minuto (4-5 massimo), sempre a fiamma medio alta. Se il sugo dovesse essere un po’ troppo secco, puoi anche aggiungere del liquido di pomodoro che hai tenuto da parte (quello che hai ottenuto togliendo semi e polpa, insomma). Difficilmente accadrà, ma non si sa mai.

Alla fine avrai raggiunto un risultato simile:

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Direttamente sui piatti metti del prezzemolo tritato. Accompagna tutto con il pane.
Ecco l’aspetto finale:

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Siediti e goditi la tua zuppa di cozze di Nonno Vanni.

Ciao e buon appetito!

Secondi, Secondi di mare

Impepata di cozze + pane per fare i crostini (da preparare al forno).

A parte ricordarti la storia delle ostrichette curiose, volevo anche informarti sul fatto che no, con un chilo di cozze col cazzo che ti riesci a sfamare.
Anche se blog autorevolissimi spacciano un chilo di cozze come una dose per 5. Sì, hai capito bene ma comunque lo ripeto: CINQUE persone.

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È la stessa faccia che ho fatto io, giuro.

Nella vita vera invece sappiamo quanto gli stomaci siano esigenti e dunque renditi conto che dovrai inventarti qualcos’altro. Un secondo, un antipasto o – come ho fatto io – la zuppa di Nonno Vanni come rinforzo. E tanto pane.

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Questo per evitare la fame notturna e la consueta tradizione dello Svuotamento di Frigo.

Però l’impepata di cozze va imparata, perché è mondiale ed anche facilissima.
Tieni conto anche che questo non è un buon periodo per i frutti di mare. I grandi esperti di scienza ci ammoniscono: mai comprare cozze nei mesi con la R. OttobRe è un momento infelice. Tu fai tzé, te le compri uguale e poi i molluschi sono striminziti. C’avevano ragione i grandi esperti di scienza, quindi regolati.

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Vero, però ho buttato via tipo mezzo chilo di cozze perché erano vuote. No shame, ma tanti porchidii.

Per preparare l’impepata di cozze, per due persone che poi mangeranno anche sei bufali e mezzo in salsa barbecue, hai bisogno di:

– 1 kg di cozze;
– prezzemolo, uno spicchio d’aglio, pepe, un cucchiaio d’olio;
– pane per preparare i crostini (ed un altro spicchio d’aglio + un altro cucchiaio d’olio).

Go, go, go!

Inizia col pulire le cozze. Lo abbiamo già imparato qui, non ho intenzione di ripetermi.

Adesso occupati del pane. Accendi il forno a 200 gradi.
Taglia il pane a fette.

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Infornalo a 200 gradi per circa dieci minuti. Deve diventare più che altro duretto, se diventa anche colorato tanto meglio. Al solito, il forno è una roba troppo personale, quindi controlla il pane. Io credo di averlo lasciato ben più di dieci minuti. Magari il tuo, dopo appena 5, sta già bruciacchiandosi.

Trascorso quel tempo tiralo fuori dal forno.

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Strofina i bordi di ogni fetta con dell’aglio.

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Infine cospargi con un filo d’olio le superfici.

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Ma proprio un filo.

Eccole qui:

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Il più è fatto.
In una pentola piuttosto capiente e di cui possiedi il coperchio metti le cozze (adagiale, sennò spacchi i gusci), uno spicchio d’aglio e del prezzemolo tritato ed un cucchiaio d’olio. Aggiungi un fottio di pepe (si chiama impepata, ricordatelo).

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Copri con il coperchio e fai cuocere le cozze a fiamma piuttosto alta. Ci vorranno pochissimi minuti e le cozze sono pronte quando si aprono. Ovviamente gira il tutto almeno una volta, così pepe, aglio e tutto il resto vengono mescolati bene tra i molluschi.
Ecco come saranno a fine cottura:

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Servi nei piatti, con tutta l’acquetta che si sarà formata.

Togli una parte di guscio per ogni cozza, poi mangia tutto. Aiutandoti con il pane, mi raccomando.
Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Se ne senti il bisogno, dai un’altra spolverata di pepe, che male non fa.

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Pepe che esce dalle fottute pareti.

Tempo di cucinamento: 20 minuti scarsi. Calorie? Poche, ma tanto lo so che ti sei distrutta di pane.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Secondi, Secondi di mare

Zucchine trifolate + tonno alla piastra

Treni, passeggiate forzate, notai, avvocati, napoli, fritture mangiate al volo, fame, altri treni, altri notai, panini con la mozzarella divorati sul treno, ancora fame e notti con 3 ore scarse di riposo.

Giornate lunghe, piene di roba e tutta roba da fare contemporaneamente.

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Tipico esempio di multitasking.

In mezzo al bordello il blog è stato abbandonato, ma sono riuscita a spendere altri 12 euro in pescheria. E con questi 12 euro abbiamo 2 chili di cozze, 300 grammi di pesce spada e 300 di salmone. Che in qualche modo cucinerò e ti darò ogni ricetta possibile.

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Uno dei “miei” pescivendoli.

Oggi intanto sbologneremo del tonno avanzato dalla scorsa gita e lo cucineremo alla piastra. Cazzatissima, ma se non lo sai fare qualcuno deve pur spiegartelo.
Prepareremo anche delle zucchine trifolate, contorno tanto semplice quanto buono.
Ultimamente ho cucinato un sacco ed ho mangiato solo merda, circa: tutta roba fin troppo elaborata ma con un gusto che mi ha lasciato insoddisfatta ed incazzata. Le zucchine trifolate le ricordo con affetto e sono state tanto buone con me.

Quindi, go go go e impariamo questa cena dai 15 minuti di lavoro ma dalla riuscita certa.

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Van Damme garantisce.

Per preparare delle zucchine trifolate, per due persone, hai bisogno di:

– 500 grammi di zucchine;
– uno spicchio d’aglio;
– prezzemolo, sale, pepe;
– 2 cucchiai d’olio.

Per il tonno: hai bisogno solo di una fetta da 300 grammi a cranio e di una piastra. Io ho preparato anche un calamaro a testa, ma ne abbiamo già parlato qui.

Perché il tonno? Perché 300 grammi di tonno sono una bella fetta spessa. Il salmone o il pesce spada hanno forme diverse e sulla piastra tendono ad attaccarsi (causa il poco spessore delle bistecchine). Ti consiglio dunque di cucinarli in padella (o di comprarne di più per ovviare il problema, ma non ho mai provato e non so se funzionerebbe per davvero).

Cominciamo dalle zucchine.
Tagliale a rondelle sottili. Così:

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In una padella fai scaldare due cucchiai d’olio ed aggiungi lo spicchio d’aglio tritato. Dopo qualche minuto caccia dentro anche le zucchine.

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Cuoci le zucchine, con fiamma media, per una quindicina minuti. Girale spesso. Quando qualche rotellina comincerà a sfaldarsi – quelle più sottili, poiché è impossibile che tu sia riuscita a realizzare rondelle identiche – spegni la fiamma.

Aggiungi il sale, il pepe e pure il prezzemolo tritato.
Dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Ora che hai finito con il contorno, cucinare il pesce è una stronzata COLOSSALE.
Devi limitarti a mettere un cucchiaio d’olio sulla piastra, lasciare la piastra sulla fiamma altissima ed attendere che diventi rovente.
A questo punto aggiungi le fette di tonno, le lasci cuocere per qualche minuto per lato (3-4) per  cominciare a bruciacchiare un po’ entrambe le superfici. Fatto questo, continui a cuocere a fiamma altissima. Come? 3 minuti per superficie, poi giri il tonno. Altri tre minuti, poi giri il tonno di nuovo. Via, così, fino a quando entrambi i lati non sono belli colorati come li vuoi.

Ci vorranno 15 minuti scarsi e no, dentro non si secca. Volendo, se fuori è troppo bruciato ma non ti sembra cotto all’interno (poiché non abbiamo la stessa cucina, magari tu hai fiamme più potenti delle mie) una volta che le superfici sono colorate puoi continuare la cottura con fiamma bassa.

Ecco la mia cena:

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Facilissimo e mondiale.
La prossima volta impareremo una pasta col tonno fresco. Altrettanto semplice ed altrettanto da sbavo.

Ciao!

Secondi, Secondi di mare

Cotolette di pesce spada fritte.

Accade che non ho niente da dire. Ma niente, dico. Fisso lo schermo bianco e nulla. Pure girellando su Tumblr le immagini non sembrano essere adatte a questa giornata di incertezze.

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clicco clicco clicco ma un cazzo.

Quindi cuciniamo e basta, in silenzio, muti, con la faccia seria.
Oggi è la volta delle cotolette di pesce spada fritte.

Go, go, go!

Avvertenza: come ho scritto ieri, tra una frittura e l’altra bisognerebbe pulire la padella con della carta assorbente da cucina, poi mettere altro olio, far risalire la temperatura e poi friggere. A me è pesato il culo, quindi le tue cotolette verranno più dorate e saranno più belle a vedersi. Così, se qualcuno si sentisse in dovere di scassare l’anima perché nota del bruciato qui e là ed il suo senso estetico si dovesse sentire offeso nel profondo.

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Per fortuna io li ho chiusi, i commenti, sennò sai che ridere.

Le dosi sono per due, ma non bastano per una cena. Devi accompagnarlo con qualcosa (come ben sai, io ho cucinato le cotolette di patate ed asparagi).
Capitan Ovvio: con questa ricetta puoi friggere qualsiasi tipo di pesce, se non hai il pesce spada puoi anche ripiegare su cose più cretine come il merluzzo, che fritto viene sicuramente bene.

Per preparare le cotolette di pesce spada fritte hai bisogno di:

– 450 grammi di pesce spada;
– 2 uova;
– pangrattato;
– prezzemolo, timo;
– sale, pepe;
– 3 cucchiai d’olio per ogni ondata di frittura (dovrebbe entrare tutto in una spadellata sola, ma non si sa mai).

Comincia a togliere la pelle dal pesce spada, poi asciugalo più possibile usando della carta assorbente. Non deve essere umido perché dobbiamo friggere, il rischio di farsi scoppiare in faccia l’olio è parecchio alto. 

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Asciutte.

In un piatto fondo metti le due uova, un po’ di  prezzemolo tritato ed un po’ di sale. Sbatti tutto con una forchetta.

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In un piatto piano metti del pangrattato, del pepe, altro prezzemolo tritato e del timo. Mescola bene.

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Inizia a mettere tre cucchiai d’olio in una padella e a far scaldare il tutto, a fiamma alta.
Intanto prendi ogni fetta di pesce e prima la passi bene nel composto di uova:

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Mi raccomando, da entrambi i lati.

Poi la passi nel pangrattato, cercando di coprire ogni punto della superficie.

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Siamo pronti per friggere: metti tutte le fette nella padella, fai cuocere due minuti per lato, a fiamma alta.

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Continua la cottura finché non sono belle dorate esternamente, se occorre puoi abbassare un po’ la fiamma.

Dopo pochissimi minuti (non mi sono cronometrata, ma è una cottura davvero veloce) dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Sì, c’è del bruciato.

Finito! Siediti e mangia.
Eccotene una da sola, più puccettosa:

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La prossima volta cucineremo una pasta con le fave che non era mondiale, ma solo buona. Perché passarti la ricetta? Perché così ne approfitto e faccio un mini mini mini (ma MINI!) tutorial per l’utilizzo del cipollotto, mia salvezza dell’ultimo periodo.

Ciao!!