Secondi

Spezzatino con patate e piselli

È da un po’ che non ci sentiamo, eh?

Grazie per l’accoglienza calorosissima.

Si è ripetuta la solita sfiga ciclica del cibo andato a male: ricettacce tremende, roba un po’ meh, troppo di questo, troppo di quello, Pizzakaiju dice no.

Nel frattempo ho imparato a cucinare lo spezzatino nella maniera più tradizionale (non nella birra e nel forno, come in passato) e ti passo dunque anche questo fottuto capolavoro, come direbbero i giovini.
Ti avverto, però: hai bisogno di almeno tre orette per cuocerlo. 

Eh, ho capito, allora fai una ricetta svuotafrigo e non scassare i maroni.

Tempo ben utilizzato, senza dubbio alcuno. D’altra parte capisco anche il gravissimo pesaculismo che a volte coglie anche i migliori tra noi e quindi tieni questa ricetta per  periodi più consoni. Quei periodi in cui l’anzianità ti assale e ti piace sederti vicino al fornello ed addormentarti, come facevano le vecchie sagge e ricolme di infinita sapienza.

Esempio di saggezza.

Ho rubato la ricetta in gran parte a Barbato, ma ci sono delle differenze soprattutto di tempi.
Ti linko il video alla fine, come sempre.

Siccome mi sembra di capire che la maggior parte della ggggggente non ha la più fottuta idea di quello che mangia, è giunto il tempo di aprire la rubrica calorie.
Una porzione di questa robetta qui, che sfama ed è mondiale, è anche parecchio calorica: circa 1100 calorie a testa, bevendo anche un bicchiere colmo di vino.

Non dietetico, ma nulla che una sana ginnastica non possa contenere.

Gamera è immune al pesaculismo.

Go, go, go!

Per preparare lo spezzatino con patate e piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 750 grammi di carne di manzo semigrassa;
  • una carota, una costina di sedano ed una cipolla;
  • uno spicchio d’aglio da spezzare a metà ed usare in due momenti diversi;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 2 bacche di ginepro, una foglia di alloro, un po’ di salvia e del rosmarino secco;
  • 200 grammi di vino rosso (nel mio caso ho usato il Cannonau);
  • 250 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi di patate;
  • 100 grammi scarsi di piselli (credo di averne usati 70);
  • sale e pepe.

Taglia a pezzettoni la carne di manzo. Usa le forbici, che è più facile, e non levare il grasso: si scioglierà durante la cottura e sarà tutto morbidissimo e buonissimissimo.

Togli l’esterno della carota e del sedano con un pelapatate, poi tira fuori il tritatutto: riducili a pezzettini insieme anche alla cipolla ed a mezzo spicchio d’aglio.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio e caccia dentro l’altro mezzo spicchio d’aglio, la foglia di alloro, la salvia ed il rosmarino secco.

Fai insaporire per un paio di minuti, poi caccia dentro anche i pezzettoni di carne.

Alza la fiamma e fai colorare la carne in ogni suo lato, girando spesso. Sala, pepa ed aggiungi le 2 bacche di ginepro. Cuoci per dieci minuti. 

Leva la carne con una schiumarola  e lasciala riposare, possibilmente coperta.

Adesso butta nella pentola le tue verdure.

Lascia insaporire per un paio di minuti, fino a quando le verdure assorbiranno il liquido rilasciato dal manzo, poi unisci di nuovo la carne.
Nel mio caso non c’era molto liquido, quindi è stata un’operazione piuttosto veloce.

Cuoci sempre a fiamma alta, girando spesso. Appena nella pentola vedi che non c’è più liquido alcuno, versa il vino rosso.

Cuoci sempre a fiamma alta, per fare evaporare la parte alcolica, per circa 5-6 minuti.
A quel punto ricopri con acqua a temperatura ambiente e versa pure i 250 grammi di passata di pomodoro. Mescola bene.
Il liquido deve essere parecchio perché la cottura, in realtà, durerà un altro paio di ore. Piano piano verrà assorbito ed evaporerà, senza alcuna fretta. 

Se hai versato troppa acqua il peggio che può accadere è che devi prolungare la cottura ancora di più, un po’ una palla ma il manzo non se la prende, anzi.

Porta il tutto a bollore, poi sposta la pentola su una fiamma più piccola ed usala anche al minimo: il necessario per creare un sobbollore.
Caccia sopra il coperchio e basta, dimenticati dello spezzatino per un’ora. 

Allo scadere dell’ora pela le patate, lavale bene e tagliale a tocchetti non giganti.
Gettale in pentola.

Continua la cottura a fiamma bassa, sempre col coperchio.

Dopo una ventina di minuti aggiungi anche i piselli.

Adesso devi continuare la cottura fino a quando le patate saranno morbide e soprattutto il liquido evaporatissimo.
Dall’aggiunta delle patate devi contare da un minimo di 25 minuti fino ad un massimo di un’ora intera.
Se noti troppo liquido dopo 30 minuti, rimedia col semicoperto: metti un cucchiaio di legno tra la pentola ed il coperchio, così il vapore evapora più in fretta.
Consiglio superfluo, forse, ma meglio abbondare di informazioni che vivere nell’ignoranza che ci farebbe perdere un sacco di tempo prezioso (perché noi siamo qui per mangiare, ricordiamocelo).

Ecco il punto di arrivo:

Ma non è finita qui. Una volta cotto spegni tutto e metti di nuovo il coperchio: lascia riposare per 25 minuti.
So che è tremendo non poter abbuffarsi quando la pappa è pronta, ma è un tempo di riposo importante: diventerà ancora più buono.

Conclusa l’attesa infinita prepara le porzioni ed ammira la bellezza:

Ciao e buon appetito!

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Secondi, Secondi di mare

Sgombro fresco granellato.

Ogni agosto il posto dove abito viene invaso da migliaia di turisti.

Nella gif: i turisti.

Questo significa che da 10 abitanti passiamo a circa UN MILIONE  ed il tutto si traduce in due cose: l’aumentare delle mie bestemmie e l’apertura della pescheria.

Ecco perché trovi pochissime ricette col pesce fresco e quasi nessuna di secondi: in tempi normali devo indossare le scarpe lucidate ed il vestito buono e recarmi in città, che è a circa 40 minuti di cammino.
Un’avventura che di rado ho voglia di intraprendere.

Quindi sono in grado di cucinare degli ottimi primi di pesce, ma nessun secondo.
Ma un Kaiju può sempre imparare.

Prima o poi sputerà raggi radioattivi, basta solo un po’ di pratica.

Il Bocca ha cucinato dei filetti di palamita in padella: una ricetta facile, veloce e… che io non potevo cucinare. La palamita non si trova quasi mai. Però c’è lo sgombro. Quindi ci ho provato lo stesso ed il risultato è stato buonissimo.

Quindi impariamo insieme a spadellarlo, con una specie di panatura di frutta secca mista ed accompagnata da cipolle caramellate all’aceto balsamico.

Go, go, go!

Tutti di corsa in cucina.

Per preparare dei filetti di sgombro granellati, per due persone, hai bisogno di:

  • 400 grammi di cipolle bianche;
  • 20 grammi di zucchero;
  • 40 grammi di aceto balsamico;
  • 200 grammi d’acqua a temperatura ambiente;
  • 20 grammi d’olio per le cipolle + altri 60 per i filetti. Occorrerà anche dell’olio per ungerli, non pesato;
  • filetti di sgombro già spinati e puliti, dal peso complessivo di 400 grammi;
  • 100 grammi di granella mista: mandorle, pistacchi, noci e nocciole;
  • pepe, sale, timo, origano e qualche foglia di menta fresca.

Il pesce, se puoi, procuratelo già pulito, senza pelle e spinato, direttamente dal pescivendolo.
Altrimenti devi farlo da sola, come è capitato qui. Niente tutorial perché è già tanto se non ho rotto tutto.

I miei filetti.

Pesce a parte, la cosa più lunga è preparare le cipolle caramellate.
Innanzitutto devi pelarle e poi tagliarle a rondelle. E questa è la parte dura, perché si piange, sia che tu ti metta a bagnare la lama del coltello, sia che te ne freghi.

Una volta che hai finito quest’operazione tediosissima, versa 20 grammi d’olio in un padellino piuttosto piccolo (tanto le cipolle perderanno di volume) e falli scaldare bene.

Fai la prova con un paio di pezzetti di cipolla: appena iniziano a sfrigolare puoi cacciarle tutte dentro.

Falle andare per circa 10 minuti, a fiamma medio alta e girando spesso.
Trascorso questo tempo si saranno ammorbidite, quindi caccia dentro anche i 20 grammi di zucchero.
Mescola bene, fai cuocere per altri 5 minuti scarsi per fare sciogliere lo zucchero, poi versa l’acqua e l’aceto balsamico.

Prosegui la cottura per altri 10-15 minuti, sempre con una fiamma medio alta e sempre girando spesso.
Le cipolle saranno pronte quando il liquido sarà tutto assorbito o evaporato e saranno anche molto morbide. Se, evaporata l’acqua, le cipolle non fossero ancora pronte, versane ancora mezzo bicchiere.
Solo a fine cottura, quando si saranno raffreddate, assaggia ed aggiusta di sale.
Ecco l’aspetto finale:

Lasciale nella padella ed occupiamoci degli altri ingredienti.
Trita col mixer o col coltello la frutta secca. Se usi il mixer azionalo a scatti, altrimenti diventa polvere e non granella. 

Aggiungi al trito dell’origano, del timo e 4-5 foglie di menta spezzettate con le mani.

Adagia i filetti di sgombro in un recipiente in cui puoi lavorare comoda e oliali bene su ogni lato. Non ci vorrà molto olio: un cucchiaio e mezzo, circa. 
Cospargi poi entrambe le superfici di ogni filetto con la granella che hai preparato.

Versa 60 grammi d’olio in una padella capiente e falli scaldare bene. Quando poggeremo i filetti dovranno soffriggere, quindi fai una prova con un pezzetto di granella.

Appena l’olio è in temperatura, appoggia delicatamente i filetti in padella e fai cuocere due minuti scarsi per lato, a fiamma media.

Girali con l’aiuto di una spatola o delle pinze e dopo il capovolgimento cospargi con la granella che ti sarà sicuramente avanzata. Sala e pepa, anche parecchio: la granella è dolce, la cipolla pure, il sale da qualche parte bisogna pur metterlo.

Prepara i piatti.
Un paio di filetti a testa e cipolle caramellate per accompagnare, che ci stanno benissimo:

Ed ecco una foto un tantino più invitante, perché era buono ma di certo non fotogenico:

Ciao e buon appetito!

Secondi, Secondi di mare

Frittatona con zucchine e gamberi

Viviamo in un mondo in cui la preparazione della frittata viene così tanto sottovalutata che, se cerchi le ricette, ti dicono solo prepara la frittata e mangia.

E tu così, dopo aver fallito, ormai completamente insano di mente a causa delle uova e delle padelle che col cazzo erano antiaderenti.

Invece noi conosciamo bene quel senso di disagio che ci pervadeva ogni volta che la puzza di bruciato si presentava in cucina.
O, anche, l’ansia e l’angoscia che ci assalivano quando arrivava il momento di doverla capovolgere.

Lo so, ognuno è solo nel suo dolore.

Quando ho provato a raccontare le mie disavventure di frittatamento ho incontrato solo indifferenza, perché la mia incapacità di frittatare era mia e soltanto mia.
Cacciavo le uova nella padella, provavo ogni metodo possibile, ma sempre e soltanto roba carbonizzata veniva fuori.

Le ho provate tutte, tutte.

Poi ho trovato il tutorial di Stefano Barbato e la mia vita – così come la tua, quando te l’ho passato – è cambiata.

Momenti EPICI.

Abbiamo già preparato altre frittate pure senza il suo aiuto, ormai, perché siamo diventati super bravi.
Però oggi gli rubiamo direttamente una ricetta: una bella frittata con zucchine e gamberi, che c’ho messo quasi 40 minuti a cuocere per via dei liquidi dei crostacei, ma che vale la fatica.

Non farti annebbiare dai 40 minuti: ho detto frittata di zucchine e gamberi, dai.

Go, go, go!

Per preparare una frittatona con zucchine e gamberi, per due persone, hai bisogno di:

  • 6 uova. Più fresche possibili;
  • 300 grammi di zucchine;
  • 300 grammi di code di gambero. Peso calcolato dopo la pulizia, comprane un pochino di più perché devi togliere loro la corazza;
  • prezzemolo tritato, uno scalogno, pepe, sale;
  • 20 grammi d’olio.

Se hai deciso di comprare dei gamberi surgelati, ricordati che per cucinarli dovrai prima scongelarli e che questa operazione va fatta gradualmente: li devi mettere in un piatto e lasciarli in frigo. 
Se l’operazione dello scongelamento non fosse finita quando arriva l’ora della pappa, fai scorrere un po’ d’acqua appena appena tiepida sui gamberi e concludi così la questione.

Dovrai poi togliere loro la corazza esterna e l’intestino. Il tutorial per pulire i gamberi lo trovi in questo vecchio post, in quello odierno trovi solo la foto dell’operazione conclusa. Ah, se sono gamberi grossi, tagliali a metà. 

Lava le zucchine e tagliane 150 grammi a rondelle piuttosto sottili. Gli altri 150 grammi grattugiali con i buchi grossi della grattugia.

Trita il prezzemolo.
Trita anche lo scalogno.

Versa un cucchiaio d’olio sulla tua fedele padella da frittata (io consiglio sempre quelle in pietra e ricordati che un coperchio è necessarissimo) e scaldalo. Caccia dentro lo scalogno e fallo soffriggere.

Quando è un po’ colorato puoi aggiungere tutte le tue zucchine.

Aggiungi il pepe e sala un po’, così le zucchine cacceranno l’acqua che altrimenti renderebbero più difficile la cottura della frittata e fai andare il tutto a fiamma medio alta, girando spesso, fino a quando le zucchine saranno morbide ma non sfatte. Ci vorranno meno di dieci minuti (per la precisione 7).

Rompi le uova e mettile in una ciotola. Spaccale sempre una alla volta in un bicchiere e poi travasale nella ciotola grande: eviterai di mettere i gusci nella frittata perché lo so che a volte ti si spappolano in mano.
Quando uno c’ha la potenza mica è sempre in grado di controllarla.

Metti il prezzemolo nelle uova e sbatti il tutto con una forchetta.

Aggiungi anche i gamberi, un po’ di sale e del pepe e continua a sbattere il composto.

Infine versa anche le zucchine e concludi lo sbattimento.

Siamo pronti per iniziare la frittata vera e propria.
Riaccendi la fiamma sotto la padella in cui hai cotto le zucchine, versando altri 10 grammi d’olio (circa un cucchiaio). Fai scaldare a fiamma bassissima per un paio di minuti, poi fai la prova della forchettata: versa pochissimo composto. Quando riesci a staccarlo dal fondo senza problemi significa che la padella è arrivata alla giusta temperatura:

Versa dunque tutto il composto, cercando di distribuirlo sulla superficie della padella in maniera omogenea.

Adesso devi farti forza ed aspettare.
Metti il coperchio e fai cuocere a fiamma bassissima fino a quando la superficie non è più liquida. Barbato dice che ci vogliono 8 minuti, io ne ho impiegati almeno 30. Dipende dal tipo di fornello, dal liquido che rilasciano zucchine e gamberi e dal volere di Cthulhu.
Siccome girare la frittata è la parte più complessa di tutte devi assicurarti che la frittata si stacchi naturalmente dal fondo della padella. Aiutala con una spatolina, partendo dai bordi e rialzando pian pianino anche la parte centrale.
Dopo un po’ vedrai che muovendo la padella si muoverà pure la frittata e che quindi si può pensare di operare.
Però condizione importantissima è che la superficie a te visibile non sia più liquida.

Vedi? C’è ancora un po’ di liquido però la frittata si stacca benissimo. Ci siamo quasi.

Quando tutte le condizioni sopra elencate sono finalmente nella tua cucina, devi girarla. Come? Innanzitutto coi muscoli, perché questa frittatona pesa un po’. Poi aiutandoti con il coperchio e con il piattone che userai per poggiare il frittatone quando sarà pronto, se ne hai uno.
Devi solo mantenere la calma: chiudi fermamente col coperchio, gira la padella e la frittata sarà sul coperchio. Se riesci, fai scivolare la tua frittata sulla padella. Se non riesci, fai scivolare la tua frittata prima su un piatto e poi sulla padella. 
Ed eccoci qui.

Chiudi di nuovo col coperchio e fai cuocere per altri dieci minuti, sempre a fiamma bassissima.

La parte inferiore ha bisogno di meno cottura, soprattutto dato che abbiamo appena passato 30 minuti a cuocere quella superiore. Potresti voler girare la frittata ulteriormente per controllare la prontezza, ma secondo me fai prima a rialzarla LEGGERMENTE con la spatolina per controllare il colore.

Quando è pronta falla riposare nel piattone.

Tagliala a pezzi e guarda che bellezza:

Ecco a voi 40 minuti di frittata.

Siediti e mangia, che te lo sei meritato.

Ciao, buon appetito e tanti saluti agli Azzurri di Frittata!

Saluti distinti.

 

Secondi

Filetto al pepe verde

Due sono le cose fondamentali quando si mangia un bel pezzo di filetto: che sia cotto al sangue e che sia caldo.

Chiunque pensi il contrario dovrà vedersela col mio macellaio.

Quindi le insidie nel cucinare quello al pepe verde in modo che risulti mangiabile sono innumerevoli. Per esempio non si può cuocerlo a parte perché la padella deve essere intrisa di carne e la carne deve stare a contatto un po’ col brandy. Però non si può manco mettere la carne e lasciarla là in attesa che la panna si addensi, perché poi dopo ti mangi un mattone pepato e mica è bello.

La preoccupazione.

Non ho potuto seguire nessuna ricetta, proprio per questi miei punti fermi.
Ed ho pure optato per non praticare il flambè: la paura di far prendere fuoco a tutta la casa ha vinto. Sì, sono una codarda e no me ne importa nada.

Ed ecco che Marty va a fare il flambè.

Fatte le dovute premesse, se a te il filetto piace cotto avrai vita facile: non togliere mai la carne e limitati ad imparare il procedimento. Altrimenti segui pedissequamente tutto ciò che ho fatto e vedrai che ti troverai bene.

Go, go, go!

Per preparare il filetto al pepe verde, per due persone, hai bisogno di:

  • 3 pezzi di filetto, da circa 250 grammi l’uno. Più che il peso, quel che conta è lo spessore: deve essere di due dita, altrimenti lo scuoci senz’altro;
  • 2 cucchiai di pepe verde in salamoia. Si usa pure la salamoia, quindi non comprarlo in altra maniera;
  • 150 grammi di panna fresca, quella da montare (non zuccherata);
  • pepe nero, prezzemolo;
  • 80 grammi di brandy o cognac. Non c’è bisogno che acquisti l’intera bottiglia, fattene versare un bicchierino al bar e cucina con quello.

Essenziale è avere tutto a portata di mano e in zero secondi netti. Quindi apri la panna, il pepe, tieni vicini gli utensili per girare la carne e soprattutto prepara un paio di fogli di carta stagnola. Su uno poggerai la carne quando sarà quasi cotta, l’altro ti servirà per coprirla e tenerla in caldo.

Trita il prezzemolo, anche.

Il mio consiglio è di usare una padella piuttosto piccola, con lo spazio sufficiente per adagiarci il filetto e basta: il condimento lo ricoprirà per quasi metà dello spessore invece di disperdersi su una superficie grande.

Quando scrivo che il filetto deve essere spesso due dita, non dico per dire:

Scalda la padella che hai scelto, a fiamma alta. Non aggiungere burro od olio, non servono.

Appena è bella calda adagia i pezzi di filetto.

Conta 30 secondi e gira le fette.

Conta altri 30 secondi e, mentre lo fai, cospargi la carne con 2 cucchiai di pepe verde, del pepe nero ed un po’ di salamoia. Comincia anche a salare, che la carne non può né deve essere sciocca.

Sei andato a scuola, sai contare? E contare e mettere il pepe verde lo sai fare?

Versa il brandy.

Fai cuocere per 20 secondi scarsi, poi gira di nuovo la carne.

Cuoci per altri 20 secondi scarsi e basta, perché il filetto è bello che pronto. Tiralo fuori con delle pinze ed adagialo sulla carta stagnola, ricoprendolo per bene così starà in caldo.

Versa la panna, cospargi con un po’ di prezzemolo e fai andare il tutto con una fiamma più bassa. Ci vorranno circa 5 minuti: la panna dovrà addensarsi e si scurirà.

Durante l’operazione.

Quando la panna comincia ad essere densa (ma non verrà mai densissima, non aspettarti che si solidifichi) ricaccia dentro la carne ed alza di nuovo la fiamma.
Fai cuocere per 20 secondi:

Poi girala e fai cuocere per altri 20 secondi:

Spegni la fiamma ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Prepara i piatti. Metti prima il filetto, poi rovesciagli sopra un po’ di crema. Cospargi con prezzemolo e contorna di pepe nero.

Ma quel che conta è ciò che c’è dentro.
E dentro noi vogliamo il sangue. Ecco un pezzo tagliato:

Ed eccone un altro, che si vede ancora meglio:

Mangia: te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

Secondi

Feta fritta

Sappi che ho intenzione di farti friggere tutti i formaggi del mondo.

È gioia quella che leggo nel tuo volto?

Ho in mente un po’ di esperimenti, tra tipi di formaggi, pastelle e metodologie di frittura. Ma siccome ho già decretato più e più volte che questa bucolica, atavica, ancestrale e soprattutto euforica estate 2018 è l’estate della feta, è con lei che iniziamo.

Sono un servizio pubblico.

Ho rubacchiato la ricetta a Peperoni e Patate, anche se io ho deciso di cuocere il pezzo di feta tutto insieme, che mi dava più soddisfazione.

Non sarà complesso, ma sappi che avrai bisogno di un paio d’ore di congelazione della feta. No, non puoi friggerla senza raffreddarla: toccherebbe l’olio bollente e si scioglierebbe, quindi organizzati per tempo.

Go, go, go ma prima sigla!

Sigla!

Per preparare la feta fritta, per una persona, hai bisogno di:

  • una fetta di feta da 200 grammi. Io compro la Zorbas, così ci capiamo sulle dimensioni;
  • 2 uova e pangrattato per la panatura. 2 uova è indubbiamente una dose un po’ esagerata, ma preferisco abbondare, non si sa mai;
  • parecchio olio extra vergine di oliva per friggere, tipo mezzo litro, ma dipende dalla padella che usi e da quanto vuoi immergere il formaggio. Non friggere con l’olio di semi, che fa schifo e poi non digerisci;
  • marmellata di arance o miele come accompagnamento.

Per prima cosa sciacqua la feta sotto l’acqua corrente e mettila nel freezer per un’ora, appoggiata su un foglio di carta da forno.

In questo tempo fai quel che vuoi.

Per esempio mettiti degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero.

Dopo un’ora sbatti le 2 uova in un contenitore e versa un po’ di pangrattato su di un piatto.

Siccome friggere non è una scienza perfetta, io ho formato ben 3 strati di panatura per essere sicurissima che la feta non si sciogliesse e la panatura non si staccasse.

Prima passa il pezzone di feta nell’uovo, coprendolo in ogni sua parte. Poi lo passi nel pangrattato, compiendo la stessa operazione. 
Poi di nuovo nell’uovo, poi di nuovo nel pangrattato.
Ed ancora nell’uovo ed infine nel pangrattato.

Già che ci sei metti la cera, togli la cera ed impara il Karate.

Il risultato deve essere bello compatto. Come questo:

Rimetti la feta nel freezer per un’altra ora  o fino a quando sarai pronta per friggere. Appoggiala sempre su un foglio di carta da forno.

Prendi il padellino o il wok o la pentola che hai deciso di usare per friggere e riempi di olio quanto basta. Io ho scelto di usare due-tre dita d’olio, ma puoi anche riempire l’intera pentola, se ti è più comodo.

Quello che conta è che devi fare andare in temperatura l’olio: usa una fiamma alta e dopo qualche minuto mettici un pochino di farina per vedere se ci siamo. Se inizia a sfrigolare puoi partire col formaggio.

Facendo attenzione a non bruciarti e a non lanciare olio bollente per la cucina, adagia la feta.

Fai cuocere un paio di minuti, poi girala con l’aiuto di una pinza o spatola. Fai cuocere per altri due minuti scarsi.

I tempi di cottura sono super indicativi: dipende dalla temperatura dell’olio, della feta e dalla quantità di olio. Se l’hai immersa tutta, è probabile che dopo la prima giravolta ci sia bisogno di molto meno tempo.
Comunque è pronta quando tutti i lati della feta sono belli abbronzati:

Togli la feta dall’olio, adagiala su della carta assorbente e lasciala riposare per 30 secondi per dare il tempo all’olio in eccesso di scivolare via.

Adesso te la puoi pappare, cospargendola di miele, di marmellata di arance oppure da sola.
Ecco qui la bellezza del taglio:

Ciao e buon appetito!

Secondi, Secondi di mare

Alici imbottite al forno.

Avrei tanto voluto preparati un tutorial per pulire le alici fresche, ma forse se googli è meglio.

Il tipico disfattismo del Kaiju.

Non che sia un compito difficile, ma diciamo che lavorare pulito non è di casa ed avresti dovuto osservare immagini forti, di quelle che necessitano la maggiore età, di quelle sangue e merda, di quelle pulp.

Che poi, ti do un consiglio: fattele pulire dal pescivendolo, se puoi, perché qui per 600 grammi di pesce c’è voluta un’ora. Sì, c’avete ragione, sarà senz’altro per robbosità e mongolismo, senz’altro. E tutti lì a sgomitarsi e a scambiarsi occhiolini, perché loro puliscono 40 quintali di alici in sei secondi e mezzo, bendati e con una mano sola.

Loro, che se non la piantano di fare gli Azzurri di Alici gli mando Ryan Gosling a casa.

Se il tuo pescivendolo non te le pulisce, cambia pescivendolo.
Io, francamente, non credo di voler ripetere il tedio di quella serata. Solo all’idea di dover mozzare altre teste e levare spine dorsali mi sento male.

Cupezza nel cuore, nell’animo, nel vestito, nella cravatta, nello sfondo.

Tolta la pulizia, il piatto che ti sto per presentare è facilissimo e non ha neppure bisogno di molto tempo per essere preparato.
Ricetta rubata al Bocca, come accade spesso in questo periodo, ha bisogno di una cottura veloce al forno che non supererà i 20 minuti. Mi rendo conto che fa caldo, ma basta che ti rifugi nel tuo angolo felice e visualizzi della neve e vedrai che il forno non ti sfiancherà.

Ed ecco un mantra adatto per l’evento. Basta crederci.

Gli ingredienti che ti darò sono indicativi, ne potresti anche usare di meno. Come per tutte le cose imbottite, difficile pesare al grammo tutto quello che si usa.

Go, go, go!

Per preparare delle alici imbottite, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di alici fresche. Peso calcolato prima della pulizia;
  • 100 grammi di pecorino toscano stagionato;
  • 5 grammi di curcuma;
  • 2 pomodori di Sorrento belli grandi. Se non li trovi, indicativamente 800 grammi di pomodori da sugo possono bastare;
  • abbondante prezzemolo, 3 foglie di menta, abbondante basilico;
  • pepe, uno spicchio d’aglio, 3 foglie di menta, un po’ d’olio, un po’ di pangrattato e sale;
  • 100-150 grammi di lardo tagliato a fettine non sottilissime. Se hai quello di colonnata sei una bimba fortunata, se hai quello locale va bene uguale. Se non lo trovi, puoi anche virare e comprare il guanciale. Verrà buonissimo ugualmente.

Facciamo finta che tu abbia già le alici pulite. Eccole:

Quindi occupiamoci di tutti gli altri ingredienti.
Gratta a polvere il pecorino toscano.
Fai un trito con prezzemolo, aglio e menta, magari aiutandoti con il mixerino.

Se hai trovato il pezzo di lardo ti tocca tagliartelo a fette. Tipo così:

Lavori manuali un po’ troppo caserecci?

In una ciotola metti tutto il pecorino grattugiato, i 5 grammi di curcuma, il trito che hai preparato, un filo d’olio, del pepe ed un pochino di sale (facoltativo, dipende dalla sapidità del formaggio).
Mescola tutto bene fino ad ottenere una polvere omogenea.

Ora che è tutto pronto, accendi il forno a 200 gradi, modalità ventilata e farciamo.
Rivesti la teglia che hai deciso di usare con della carta da forno ed adagiaci metà delle alici che hai preparato.

Mi raccomando, metà.

Coprile con la polvere di pecorino.

Metti un pezzo di lardo su ogni alice. Io avevo un lardo minuscolo, che non potevo proprio tagliare a fette larghe. Se tu hai invece la possibilità di creare delle coperte larghe per ogni acciuga, che le copra da lato a lato, meglio.

Chiudi ogni alice con un’altra alice, con la pelle rivolta verso l’alto:

Irrora tutto con dell’olio, cospargi di pangrattato e di pepe.

Inforna. Come già detto temperatura a 200 gradi, per circa 10 minuti (tempo indicativo, se il tuo forno fosse più potente del mio ci vorrà meno). Se – come è successo a me – dopo dieci minuti non si fosse colorata la superficie, passa da ventilato a statico ed alza la temperatura. Stacci dietro, che si brucia subito: bastano 2 minuti di quest’operazione per abbronzare il tutto. 

Ecco come dovrebbero apparire alla fine:

Mentre le alici sono in forno, pensiamo ai pomodori.
Quello che in teoria ci serve è la parte più solida del pomodoro: niente pelle né liquido. Scrivo in teoria perché ovviamente mica sei obbligata a pelarli: tuttavia il liquido lo scarterei, in modo da non avere un contorno che annacqui le alici che hai preparato.

Se hai acquistato i pomodori di Sorrento la cosa della spellatura è veramente facile. Si fa esattamente come con tutto il resto della frutta:

Coltello e via.

Riduci i pomodori a dadini piccoli, cacciali in una ciotola e condisci con un cucchiaio d’olio, del sale, pepe ed abbondanti foglie di basilico spezzettate con le mani.
Se nella ciotola si formasse troppo liquido, filtra il tutto con un colino.

Ci siamo!

Innanzitutto ti mostro uno scatto ravvicinato che a me fa venire fame:

Impiatta il tutto ed al centro del piatto metti un po’ del pomodoro che hai preparato.

Ti assicuro che il pomodoro non è inutile: pomodoro ed alici mangiati insieme sono una roba allucinante. 

Basta per cenare? Credo di sì, nel caso ricordati che senz’altro ti è avanzato del pecorino toscano e te lo puoi pappare a pezzi.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Insalate, piatti unici, Secondi

Melone e frutti di cappero

Se dico prosciutto e melone alzi gli occhi al cielo perché giàssai da sempre.
Se ti consigliassi di papparti feta e melone saresti anche contenta, ma ormai è una roba che ti compri spesso, quindi nessuna novità.
Ma se osassi accoppiare i frutti di cappero col melone, come reagiresti?

Ecco, immaginavo.

Pur con tutta la paura di farti esplodere il cervello per questa nuova opzione mangereccia, ti svelo la scoperta: i frutti di cappero ed il melone sono una roba – ma una roba – che uno non ci crede proprio.

No, giuro.

Ovviamente non può essere una cena. Comprati lo stesso il prosciutto o la feta o quel che ti pare, però è uno di quegli accostamenti che devi provare.

Ci sarà pochissimo da scrivere, comunque Go, go, go! lo stesso.

Scegli il personaggio che iniziamo. Io volevo fare il Qunari ma niente, bastardi.

Per preparare capperi e melone hai bisogno di:

  • un barattolo di frutti di capperi. Quali? Io compro quelli sottaceto e non li sciacquo perché mi piacciono di più. Non ho idea se esistano sotto sale ma nel caso, mi raccomando, passali sotto l’acqua per sei secoli e mezzo;
  • un melone più maturo possibile.

Qual è la differenza tra un cappero ed un frutto di cappero? Il cappero arriva prima. Se lo lasci stare fa il fiore e diventa frutto di cappero. Che storia, eh?

Follow the Pizzakaiju per rivelazioni INCREDIBILI! come questa.

Che devi fare?
Innanzitutto pulisci il melone: lo tagli a metà, levi tutti i semi e la parte filamentosa.
Poi prendi un piatto, ci cacci sopra la fetta di melone, un po’ di frutti di cappero e quel che hai scelto come accompagnamento ulteriore.

Mangia il melone ed il frutto di cappero insieme ed attendi che la magia si sprigioni nella tua bocca.

Ecco il frutto di cappero.

Tutto qui.
Ora sai. Questa è l’eredità di Pizzakaiju.

Ciao e buon appetito!

Ciao!
Secondi

Scottona al vino.

Verrà il giorno in cui ne avrò così pieni i coglioni che uscirò di casa ed andrò a trovare una di quelle che, grazie al suo simpaticissimo ed originalissimo blog di cucina, mi ha fatto mangiare male. Rovinandomi – l’altrimenti splendida – giornata.

Possibili risvolti dell’incontro.

Volevo mangiare del manzo cotto nel vino, ma non è che avessi molta voglia di stare davanti al fornello per sei ore. Anche perché, al posto di pezzi già teneri, a quel punto mi mettevo lì ad attendere la madonna ed il peposo, che ha bisogno almeno di tre ore di cottura.

Volevo del manzo cotto in una quarantina di minuti scarsi ed avevo trovato pure la ricetta.
Peccato che fossero tutte menzogne e già dopo pochi minuti dall’inizio della preparazione mi sono resa conto che l’attesa sarebbe stata eterna.

E già avevo cominciato con i cristi.

Il fatto è che io c’avevo fame. Ma fame vera. Era il quarto giorno di dieta ipocalorica abbinata a palestra massacrante, quindi io l’unica cosa che volevo era sbranarmi una mucca intera, anche cruda, ma farlo subito.
Purtroppo ho impiegato un’ora e mezza ad avere la cena pronta ed è stato un susseguirsi di incazzatura, depressione, incazzatura e depressione fino a quando ho masticato il primo pezzetto.

Mi ricorda qualcuno.

Quindi sei avvisata: il piatto che ti sto per preparare è buonissimo e necessita di poco lavoro. Però è un po’ lunghetto da preparare, soprattutto in un momento in cui fa un caldo boia e nessuno ha voglia di stare in cucina più del necessarissimo. Necessarissimo che di solito si traduce in Apro il frigo e mangio un gelato. 

Go, go, go! e mi raccomando: mettiti ai fornelli un paio d’ore prima di essere abbattuta dalla carogna dalla fame, altrimenti te ne pentirai.

Uno che se ne è pentito.

Per preparare la scottona al vino, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 fette di girello di scottona da circa 150 grammi l’una;
  • 400 grammi di Chianti o altro vino rosso simile;
  • una cipolla bianca grossa;
  • 40 grammi d’olio + un paio di fili per condire ulteriormente;
  • pepe nero, sale.

Partiamo con le presentazioni. Pizzakaiju è lieta di introdurti al girello di scottona:

Ciao.

Puoi usare un altro tipo di carne? Sì, se riesci a trovare un taglio che ti permetta di avere uno spessore adeguato (spessore che potrai osservare nelle successive foto).
Altrimenti dovrai cambiare proprio la ricetta: meno vino e, di conseguenza, meno tempo di cottura.

Non ho una foto dell’operazione, ma devi incidere la carne ogni pochi centimetri per non farla arricciare o gonfiare (usando un coltello o un paio di forbici).

Un po’ come abbiamo fatto ai tempi della porchetta, di cui ti metto la foto così ci capiamo:

Tagli di questo genere.

Taglia la cipolla a fette spesse:

Versa i 40 grammi d’olio in una padella di cui possiedi il coperchio e che possa contenere tutta la carne. Sopra l’olio disponi le fette di cipolla e condiscile con un filo d’olio, un po’ di pepe e di sale.

Metti la scottona sopra la cipolla, condendola con un altro filo d’olio, sale e pepe.

Versa i 400 grammi di vino. La carne non sarà del tutto coperta ma va benissimo così.

Ora metti il coperchio ed accendi la fiamma. Usa una fiamma media fino a quando il vino comincia a bollire, poi abbassala al minimo (o comunque usa una fiamma che permetta il sobbollore).
Non togliere mai il coperchio più del tempo necessario per controllare che accade là dentro, non alzare mai la fiamma e non muovere mai né cipolle né carne. Se vuoi puoi girare la scottona dopo 40 minuti di cottura, ma non è fondamentale.

Il tutto sarà pronto quando il vino sarà stato assorbito ed evaporato e ci vorrà parecchio: io ho impiegato circa un’ora e mezza.

Quando vedi che il vino è evaporato parecchio, togli il coperchio e concludi la cottura a cielo aperto, sempre a fiamma bassa.
Il risultato finale deve essere tipo questo:

Prepara i piatti e versa il sughetto con le cipolle sopra ogni porzione.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto, dopo tanto sudare:

Ciao e buon appetito!

Contorni, roba da forno, Secondi

Cipolle al forno con feta e scamorza.

Se decidi di mangiare quello che sto per proporti sappi che il giorno dopo puzzerai da fare schifo.

La gente reagirà così.

Però è un fetore che vale la pena affrontare, perché il piatto non è niente male.
Certo, nasce come antipasto ed il Kaiju ha voluto addirittura cenarci –  e forse come antipasto darebbe il meglio di sé – ma la differenza tra primi, secondi, antipasti e dolci da queste parti non è una differenza di cui fotte a qualcuno.

La ricetta è stata rubata ad Apriti Sesamo che è riuscita a rendere ottime delle semplici cipolle. Dimostrando che tutto è possibile.

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Tutte ‘ste righe solo per poter inserire questa foto.

Go, go, go!

Per preparare delle cipolle al forno con feta e scamorza, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 o 5 cipolle bianche schiacciate. Credo tu possa usare qualsiasi tipo di cipolla, in realtà, ma il gusto potrebbe essere meno dolce, forse per una questione di omogeneità nella cottura. Io ne ho cucinate 4 schiacciate ed una normale ma non è che abbia sentito particolari differenze;
  • 200 grammi di feta;
  • qualche cucchiaino d’aceto di vino rosso;
  • poco zucchero di canna;
  • pepe nero;
  • abbondanti foglie di menta;
  • circa 300 grammi di scamorza affumicata;
  • poco olio per irrorare le cipolle.

Comincia ad accendere il forno alla massima putenza: 240 gradi.

Taglia testa e culo della cipolla, leva il primo strato esterno.
Ecco cosa devi ottenere:

Nel caso tu debba utilizzare cipolle bianche tonde, togli una grossa fetta del culo ed una grossa fetta della testa, in modo che risulti più o meno piatta.

Incidi profondamente ogni cipolla in 8 spicchi, senza tagliarla del tutto a pezzi (senza arrivare in fondo alla cipolla, insomma).

Disponile sulla teglia che hai scelto di usare e cominciamo a condirle.
Un cucchiaino abbondante d’aceto di vino rosso su ogni cipolla ed un po’ d’olio.

Infine una spolverata di zucchero di canna. Anche più abbondante di quella che vedi in foto:

Chiudi più possibile la teglia con della carta stagnola.

Inforna a 240 gradi per 40 minuti.
Nell’attesa prepara i formaggi: sciacqua la feta sotto l’acqua corrente e poi asciugala con un po’ di carta assorbente.
Taglia la scamorza a fette non troppo spesse.

Recupera le foglie di menta e mettile da parte.
Ecco l’aspetto delle cipolle dopo 40 minuti di cottura:

I tempi di cottura sono comunque indicativi: dipende dalla grandezza delle cipolle e da quale temperatura raggiunge il tuo forno. Nel caso, prolungala per un po’.

Ricopri le cipolle con i 200 grammi di feta, sbriciolandola con le mani. Poi cospargi con abbondantissima menta e spolvera col pepe nero.

Infine adagia sulla superficie le fette di scamorza. Dalla foto non si vede, ma poi io ho foderato praticamente l’intero gruppo di cipolle con il formaggio.

Inforna di nuovo, sempre a 240 gradi.
Le cipolle saranno pronte quando vedrai i formaggi sciogliersi. Ci vorranno circa dieci minuti. 
Ecco le mie:

Prepara le porzioni ed assaggia. Ecco il mio piatto:

Bello, eh?

Ti capisco perfettamente.

Ciao e buon appetito!

Secondi

Straccetti di pollo fritti.

Ad un certo punto c’era pollo per tutta la cucina.

Ma proprio ovunque.

Dato che – sempre se si vuole friggere in maniera decente – bisogna mettere ogni pezzo fritto ben separato dagli altri su della carta assorbente, avevo tipo dieci piatti colmi di pollo su ogni ripiano.

In questa foto stavo ancora impanando, ma rende l’idea:

Ma ne mancano, nella foto. Eccome se ne mancano.

Ebbene sì: oggi si frigge. E mica si frigge una roba qualsiasi. Facciamo gli straccetti di pollo impanati con i Corn Flakes, prova generale per quando decideremo di immergere nell’olio direttamente le cosce intere (per mangiarle con pane bianco tostato e coca cola, ovviamente).

Non dirlo a me.

Le regole per una frittura decente non sono molte: usare olio extra vergine di oliva e non quello di semi, cuocere pochi pezzi per volta e far riposare la frittura su carta assorbente, per togliere l’unto in eccesso. Mai coprirla con altra carta, mai ammucchiare le robe fritte.
Basta, per il resto puoi andare tranquilla.

Ho rubato anche questa ricetta ad Apriti Sesamo. Sì, lo so, che tengo a fare un blog se copio tutto? Però che comodo, quando una ricetta è perfetta così com’è e tu devi limitarti a mettere gif cretine.

Esempio di gif cretina a caso.

Go, go, go!

Per preparare gli straccetti di pollo fritti, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di petto di pollo;
  • 100 grammi di latte;
  • 1 uovo;
  • 5 grammi di sale;
  • 5 grammi di paprika dolce;
  • Corn Flakes per impanare. Io ne ho usati tra i 200 e i 250 grammi;
  • almeno un litro d’olio extra vergine di oliva per friggere. Ovviamente non usare quello buono, ma il primo che trovi che costi relativamente poco;
  • ketchup, maionese o le salse che desideri.

In una ciotola rompi l’uovo e metti i 100 grammi di latte, i 5 di sale e i 5 di paprika.

Mescola il tutto con una forchetta.

Taglia il pollo in striscioline piccole, con l’aiuto di un paio di forbici.

Ora dobbiamo marinare il pollo per un paio d’ore e per farlo devi trovare un contenitore abbastanza piccolo da riuscire a coprire il pollo col composto che hai preparato. E devi persino possedere il coperchio.
I recipienti da microonde sono adatti. Io ho usato questo:

Quindi chiudi col coperchio e torna qui tra due ore.

Intervallo.

Ciao, ben ritrovata.
Trita i 250 grammi di corn flakes a polvere, con l’aiuto di un mixerino.

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Metti la polvere ottenuta in un piatto largo oppure in una ciotola.

Trita tutto a rate, ché 250 grammi è un fottìo di roba.

Adesso dobbiamo impanare ogni singolo pezzettino di pollo e poi adagiarlo su un piatto.
Come si fa? Facilissimo. Scrolla leggermente dal liquido il pezzettino di pollo, posalo sui corn flakes sbriciolati e ricoprilo in ogni lato di quella polvere magica. 

Dopo un po’ avrai decine di piatti come questo:

Prendi una pentola piccola, che puoi riempire d’olio senza usarne due bottiglie intere.
Alza la fiamma al massimo ed attendi che sia bollente. Per sapere quando l’olio ha raggiunto la temperatura adatta buttaci dentro un pezzetto molto piccolo di pollo. Se inizia a sfrigolare ci siamo.

Prepara un po’ di piatti foderati di carta assorbente e recupera una pinza, che iniziamo.

Come si frigge? Altra operazione facilissima.
Immergi pochi pezzi di pollo per volta (4, 5 massimo). Conta fino a dieci e poi tira fuori i pezzetti, scuotili leggermente con una pinza per far sì che non siano grondanti d’olio e poi lasciali riposare sui fogli di carta assorbente che hai preparato.

Quando scrivo dieci secondi, intendo letteralmente dieci secondi. 
Sei andato a scuola, sai contare?
E friggere e contare insieme lo sai fare? E allora forza, conta e friggi, conta e friggi.

Finito.
Raccatta tutti i piatti, portali a tavola e mangia il polletto accompagnato dalle salse che hai scelto.
Vedrai che, a differenza della frittura con olio di semi, questa roba sarà tanto mondiale quanto digeribile.

Kaiju contenti della cena imminente.

Ciao e buon appetito!