Pizzakaiju Approved, Secondi

Tutto quello che avresti voluto sapere sulla frittata (ma non hai mai osato chiedere).

La frittata. Quella cosa che, ad ogni tentativo, mi ha ridotto in questo stato:

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Ci ho provato tante volte e tutte – TUTTE! il risultato è stato una roba bruciata o molliccia o bruciata e molliccia insieme. Le bestemmie fioccate, le cene saltate, i giuramenti del Mai Più, le urla incazzate. Quanti ricordi.

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Nell’immagine: un uomo colto dalla disperazione a causa della frittata.

Sì, dovrebbe essere il piatto più facile del mondo. Ma se non sai come cazzo si fa, come fa ad essere facile? Se nelle ricette su internet dicono Taglia le zucchine, sbatti le uova e poi fai la frittata, come fa uno ad imparare?

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Ah, ecco.

Per fortuna non mi sono arresa. Sapevo che, prima o poi, avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe trattato come merito: come una ritardata culinaria, a cui si deve spiegare tutto sillabando.
Così ho provato, provato, provato ed ancora provato. Senza mai perdere la speranza.

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Ci ho voluto credere.

Finalmente ho trovato questo video di Stefano Barbato. Dettagliato, preciso, quasi cucinato in tempo reale. Ho seguito le istruzioni al millimetro e ce l’ho fatta: ho appreso il sacro segreto della frittata e sono pronta a passartelo. 

Innanzitutto la padella: siccome le mie sono tutte vecchie e mi sono sempre trovata malissimo, ne ho comprata una apposta. In pietra. Sappi che se usi una roba del genere nulla si può bruciare o attaccare e per noi CuochiNo, per alcuni piatti, risulta un vantaggio. Ecco il consueto Pizzakaiju&Friend:

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Siamo ancora felicissimi.

Sappi che ti serve anche il coperchio della padella, quindi preparati per bene.
Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare un frittatone di cipolle, per due persone, hai bisogno di:

  • 300 grammi di cipolle bianche. Già pulite, eh, quindi comprane di più;
  • 5 uova;
  • parecchio prezzemolo;
  • sale, pepe;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato;
  • 2 cucchiai d’olio.

Inizia tagliando a fettine le cipolle. Se bagni la lama del coltello con un po’ d’acqua, il tuo piangere sarà notevolmente limitato.

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Metti un cucchiaio d’olio nella padella ed accendi la fiamma. Medio alta.

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Quando l’olio si è spalmato per tutta la padella, caccia un pochino di cipolle.

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Attendi che inizino a sfrigolare, poi butta dentro anche il resto delle cipolle.
Sala e pepa (leggermente) ed inizia la cottura.

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Fiamma alta, per qualche minuto. Dovranno essere un po’ colorate. In realtà il livello della cottura della cipolla dipende anche dalla tua capacità di digerirla: più cuocerà e più sarà digeribile, vedi tu.
Io mi sono fermata a questo punto. Ci sono voluti meno di 5 minuti:

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Ora lascia riposare la cipolla nella padella ed occupiamoci delle uova.

Rompi 5 uova e mettile in un contenitore. Ti consiglio di spaccarne una per volta in un contenitore piccolo per poi travasarle nel contenitore più grande: se ti si dovesse distruggere un po’ di guscio (e capita a tutti, anche se tutti sono Azzurri di Rompimento di Uova) almeno non finirebbe nella frittata.

Una volta che hai rotto le uova, aggiungi un pizzico di sale e sbattile leggermente con una forchetta.

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Trita il prezzemolo e gratta il parmigiano.
Unisci il parmigiano alle uova e mescola bene.

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Fai lo stesso col prezzemolo ed un po’ di pepe.

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Infine butta dentro anche le cipolle, che ormai si saranno raffreddate, e amalgama bene bene gli ingredienti.

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Ci siamo: il composto è pronto.

Prima di proseguire, ti svelo il grande segreto del Frittatore Maestro: non bisogna avere fretta di mangiare poiché la frittata va cotta a fuoco basso. Che è un trucco stronzo, ma se nessuno – NESSUNO! – lo scrive da nessuna parte, uno come se lo immagina?

Caccia un cucchiaio d’olio nella padella che hai usato per cuocere la cipolla (non c’è alcun bisogno di lavarla). Scalda la padella a fuoco basso e quando l’olio si sarà ben distribuito, metti un goccio di composto in padella.
Quando riuscirai a a staccarlo dal fondo senza alcuna difficoltà, significa che la padella ha raggiunto la giusta temperatura e quindi possiamo proseguire.

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Vedi come si stacca bene da dio?

Versa quindi tutto il composto.

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Chiudi col coperchio e fai cuocere per 8 minuti.

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Mi raccomando: coperchio e fiamma bassa!

Quando riapri devi assicurarti di due cose:

  • che la frittata si stacchi completamente dal fondo. Non accadrà per magia: usa una spatolina di legno per muovere i bordi. Potresti anche dover smuovere parti più centrali.
  • se c’è molto liquido sulla superficie, significa che non puoi ancora girarla. Quindi richiudi col coperchio e continua la cottura per qualche altro minuto.

Ecco la mia dopo 8 minuti, 8 minuti che non sono stati sufficienti. Ed eccomi anche mentre smuovo i bordi con la spatolina:

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Quindi ricopri ancora se è come qui sopra, attendi che si rapprenda bene sulla superficie e riapri di nuovo. Per quanto? Fai un paio di minuti alla volta e controlla, così non puoi sbagliare.

Una volta che raggiungiamo questo punto della preparazione, arriva il momento critico in cui è necessario girarla. E come? Se sei un mago e vuoi farla saltare, bravo. Noi comuni mortali ci limitiamo ad usare il coperchio.

Mettilo bene in aderenza con la padella, rovescia la padella. La frittata finirà sul coperchio e poi sarà sufficiente farla scivolare di nuovo sulla padella:

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Capito?

Ora chiudi di nuovo col coperchio e fai cuocere per altri 8 minuti. Sempre fiamma bassa, mi raccomando.

Come fare a sapere se è pronta? Rigirarla di nuovo è un ottimo metodo, ma attenzione a non essere troppo confident, che poi la spacchi proprio verso la fine ed è un peccato.

Finito. Siamo fieri possessori di una frittata che dovrebbe avere questo aspetto:

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Ci ho cenato? Assolutamente no! Ho aggiunto un po’ di salsicce di maiale nero ed ecco la mia porzione abbondante:

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Madonna, la fame.

Ti lascio col video sacro, fanne buon uso.

Ciao e buon appetito!

 

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Pizzakaiju Approved, Secondi

Fegato di vitello cipollato con contorno di polenta.

Avevo dei ricordi pessimi del fegato: una roba amarognola, con un retrogusto che non potrei che definire schifoso.
Però io vivo in un posto con un macellaio che c’ha la carne più buona del mondo (o quasi, dai, ma senz’altro lui fa parte dei Masters of the Universe) ed ormai la sperimentazione cannibale è dietro le porte. Però prima di passare alla ciccia umana, ce n’è di roba che devo ancora assaggiare. La trippa, per esempio. O quel puccettoso del coniglio.
Mentre riflettevo su quale animale sbranare per cena, ho trovato questa interessante ricetta di NoceMoscata. Dato che lei è tipo lo Cthulhu della carnazza, mi sono convinta del tutto.  E allora go, go, go col fegato.

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ma infatti.

Non ti piace il fegato oppure non hai alcun interesse alla sperimentazione?
Ci vediamo tra qualche giorno, pace e bene.
Però cazzi tuoi. Perché?

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Ecco perché. Tanti auguri nella tua ricerca di ricette affidabili.

Ah, se ti senti in dovere di farmi la morale perché povere bestie, lascia perdere. La mia è proprio una causa persa.
Quando inventeranno i replicatori diverrò una vegana convinta, per ora pensa a me come ad un Klingon barbarico.

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Domani vado dal macellaio a chiedere se ha la carne di Pipius.

Partiamo con la ricetta.
Go, go, go!

Per preparare del fegato con cipolle per due persone (ma forse pure tre), hai bisogno di:

  • 500 grammi di fegato. Io ho comprato quello di un vitello di 16 mesi;
  • 100 ml d’olio;
  • 20 grammi di burro;
  • una spruzzata di aceto di vino bianco;
  • 3 cipolle bianche piuttosto grandi;
  • 2 cucchiai d’acqua;
  • sale, pepe ed un po’ di salvia o di menta (a seconda di quello che trovi. Io, nella sfiga, avevo solo salvia essiccata).

Per la polenta di contorno hai bisogno di:

  • 150 grammi di polenta istantanea;
  • 500 grammi di latte + 300 grammi di acqua;
  • sale.

Sì, la ciccia che ti ho messo negli ingredienti è tantissima, però anche ‘sticazzi: non siamo qui per dimagrire, ma per provare un piatto povero. E i piatti poveri, ormai lo sappiamo, sono grassi per natura.
Quindi non ti azzardare a levare un solo grammo di burro o di olio, che ti taglio le mani.

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Il destino di chi vuole cucinare un fegato con cipolle senza grassi, senza glutine e senza lattosio.

Innanzitutto il solito Pizzakaiju&friends:

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Ciao, sono il fegato del vitello dai piedi di balsa.

Come vedi devi fartelo tagliare a fettine e più sono sottili e meglio è: il fegato va cotto velocemente e mangiato caldissimo, altrimenti il suo gusto muta in maniera fin troppo percettibile. Il nostro scopo è ottenere degli straccetti, non di mangiarci delle bistecche.

Come si gestisce?
Innanzitutto bisogna sciacquarlo in acqua, per eliminare il sangue:

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Poi lo tamponi con della carta assorbente, per asciugarlo un minimo:

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Adesso devi tagliarlo a striscioline. Io ho usato le forbici, che sono più affilate dei miei coltelli.

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Se sei un mutante avrai la vita più facile, poiché puoi risolvere quasi tutti i problemi culinari semplicemente tirando fuori gli artigli:

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Letteralmente.

Lascia il fegato su un piatto e prepariamo le cipolle.
Tagliale a fettine non troppo spesse.

In una padella piuttosto grande metti tutto l’olio ed il burro.

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Scalda la padella a fiamma medio bassa, poi caccia dentro anche le cipolle.

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Fai soffriggere per un paio di minuti, mescola bene e poi abbassa la fiamma al minimo. Aggiungi l’aceto, l’acqua e falle stufare per 15-20 minuti.

Durante questa fase ti consiglio di preparare la polenta con le dosi che ti ho dato. Avanzerà pure, quindi non aumentare. Il procedimento lo abbiamo già imparato qui, quindi non lo ripeterò.

Le cipolle dovranno essere belle morbide, senza risultare colorate o bruciacchiate.
Eccole:

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A questo punto caccia dentro gli straccetti di fegato, aggiusta di sale e di pepe e metti la salvia (o la menta che sia).

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Alza la fiamma al massimo e fai cuocere dai 5 ai 7 minuti. Gira cipolle e fegato per tutta la durata della cottura, con l’aiuto di una pinza.

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Esaurito quel tempo assaggia: se è pronto spegni subito ed impiatta.
Come posso spiegarti se è pronto? Non posso. Posso solo dirti che è molto morbido e dolce. Meno cuoce e meglio è, questa è la regola che ho imparato io.

Fai le parti e mangia, non scordandoti un paio di cucchiaiate abbondanti di polenta che userai per fare la scarpetta (ma che è buonissima pure insieme al fegato stesso, prova e vedrai).

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Quella roba liquida che vedi è ciccia e ti consiglio vivamente di pappartela, perché è mondiale.
Questa è una porzione per circa 56 sbabbari, ma io me la sono divorata da sola. Era troppo buona per arrendersi ed alla fine ho vinto io. Non è rimasto niente sul piatto. NIENTE.

Verso la fine della cena il fegato si è un po’ raffreddato ed ecco lì, il retrogusto amarognolo e quella consistenza un po’ vomitosa che ricordavo. Ergo: se il fegato fa schifo, qualcuno qui l’ha cucinato di merda. Sei avvisata!

Ciao e buon appetito!

Secondi

Bocconcini di pollo in padella.

Negli ultimi giorni non è andata benissimo.
Ogni volta che ho preparato la cena, il giudizio è stato il seguente:

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Bella merda.

È stata colpa mia? Giusto perché ho dato retta ad un paio di blogghine sconosciute, perché volevo provare il brivido della sperimentazione (umana e culinaria). Inutile dire che le insidie sono state le solite: ingredienti a caso, tempi e metodi di cottura inesistenti, descrizioni di impasti molto fantasiose.
L’internet è pieno di pseudocuochi malefici.

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Per colpa loro.

Ieri sera è stata l’ennesima tragedia, ma per fortuna avevo un piano B. Mi serviva del pollo, il macellaio me ne ha dato i soliti seicento chili, quindi ho improvvisato una spadellata.
È una roba superfacile, non si può sbagliare ed in realtà la cucino spessissimo. Solo che non ho mai messo la ricetta, non so bene perché.

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Sì, quando l’ho scoperto mi sono insultata da sola.

Forse perché sarebbe come mettere quella della pasta in bianco? Ma, in fin dei conti, la pasta in bianco non è cibo degli dei?

Quindi partiamo con la ricetta dei bocconcini di pollo in padella.
Go, go, go!

Per preparare dei bocconcini di pollo in padella, per due persone, hai bisogno di:

  • 1 chilo di petto di pollo;
  • 2 cucchiai d’olio;
  • qualche rametto di rosmarino, qualche foglia di salvia;
  • una cipolla bianca;
  • sale, pepe bianco (o nero, fa lo stesso).

Taglia il petto di pollo a dadini. O fattelo tagliare dal macellaio, ancora meglio.

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Questo è mezzo chilo.

Trita la cipolla.
Raccogli le varie spezie, che poi partiamo.

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Trova l’intruso.

In una padella piuttosto capiente fai scaldare due cucchiai d’olio. Appena sono caldi, soffriggi a fiamma bassa la cipolla.

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Una volta che la cipolla ha cambiato colore, aggiungi il rosmarino ed anche la salvia (la mia è essiccata, per questo non la vedi in foto).
Fai soffriggere un altro minuto, poi caccia dentro anche il pollo.

Alza la fiamma in medio-alta e fai cuocere per almeno dieci minuti.

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I tempi di cottura sono molto indicativi, dipende quale risultato finale vuoi ottenere. Se vuoi il pollo esternamente più colorato rispetto alla foto qui sopra, dovrai ovviamente continuare.
Solo a fine cottura aggiungi un po’ di pepe bianco e del sale.

Tutto qui, il piatto è finito. Puoi mangiarlo da solo o, ancora meglio, con un contorno qualsiasi. Dieci minuti di lavoro per un piatto buonissimo. 
Ogni tanto bisogna pur mettere delle ricette salvavita.

Ecco ciò che ho combinato. Il piatto forte di quella sera, in realtà, era un’orrenda spinacina casalinga. Sia lodato il macellaio ed i suoi petti di pollo mastodontici:

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Tanta tristezza.

Ciao e buon appetito!

Secondi

Capita anche a te che la Madonna si autoinviti a cena?

Siccome l’ultima volta abbiamo mangiato sì una roba buona, ma che ci volevano due giorni per cucinarla, mi sa che un po’ le balle ti girano anche.

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Reagire benissimo.

Quindi oggi cena che si prepara in sei minuti scarsi, dove l’unica difficoltà sta nel trovare una padellina che abbia un coperchio.
Hai presente la colazione americana, quella con le uova ed il bacon croccante? Ecco, dimenticala perché la nostra versione è decisamente migliore.
Per ora l’ho provata solo con lo speck, ma la prossima volta ho in mente di usare un po’ di mortadella. Così, perché la ciccia, a me, fa schifo.

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Solo all’idea mi esplode il cervello.

Cuocere trentamila uova in una padella sola è, per me, sinonimo di bestemmie e stress. Così questa volta ho creato delle monoporzioni: non si è rotto niente, tuttapposto. Ed ho sfanculato pure il metodo della cottura dei rossi e dei bianchi in tempi separati, più che altro per preservare un minimo di sanità mentale. Ti consiglio di fare altrettanto, è davvero una vita più facile.

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Ogni volta che un tuorlo si spacca, la mia reazione più o meno è questa.

Partiamo.
Go, go, go!

Per preparare delle uova con speck e ricotta salata, PER UNA PERSONA, hai bisogno di:

  • 4 uova;
  • 50 grammi di speck tagliato a fettine (O pancetta. O un salume che ti va di mangiare. Appena ne provo un altro degno di nota lo segnerò qui).
  • un po’ di ricotta salata da grattare sopra (io l’ho usata piccante, ottima). Puoi sostituirla con qualsiasi formaggio tu voglia.
  • un po’ di pane per la scarpetta;
  • mezzo cucchiaio d’olio, poco sale.

Metti mezzo cucchiaio d’olio in una padellina (di cui possiedi il coperchio).

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Accendi la fiamma medio bassa e, appena l’olio si scalda un po’, spalmalo con della carta assorbente. In questa maniera ungerai tutta la padella e toglierai, allo stesso tempo, l’olio in eccesso (che tanto, in pratica, non ci serve).

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Fodera il fondo del padellino con lo speck.

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Ora rompi le uova e mettile sopra lo speck.

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Chiudi col coperchio ed attendi un minuto. 
Riapri e sala un pochino. Ma poco, poiché lo speck è sapido e tra poco aggiungiamo pure la ricotta salata.

Aspetta di raggiungere questo stato di cottura (ci vorranno sì e no due minuti):

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Adesso grattugia sopra un po’ di ricotta salata.

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Attendi che il bianco sia del tutto cotto, poi spegni subito la fiamma. Altrimenti il rosso diventerà sodo e noi questo non lo vogliamo.

Dovrebbe essere piuttosto semplice spostare le uova su un piatto, poiché lo speck eviterà l’attaccamento sul fondo.
Sui piatti dovresti avere questa cosina qui:

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Come vedi i rossi sono piuttosto liquidi, anche se non tanto liquidi come sarebbe stato se li avessi inseriti all’ultimo secondo. Ma io preferisco avere una base di tuorli sodi piuttosto che subire la Madonna che si autoinvita a cena perché le fischiavano le orecchie.

Ci ho cenato? Sì, anche se ho comprato una mozzarella di bufala per accompagnamento. Quindi vedi tu, se hai tanta fame un Piano B può fare comodo.

Ciao e buon appetito!

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Ciao!
Pizzakaiju Approved, Secondi

Che fare quando ti regalano due chili di carne di cinghiale?

Oggi ci sfondiamo di carne.


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Forse ho già usato questa gif.

Vado dal macellaio di fiducia per chiedergli un pollo ed esco con in regalo due chili di cinghiale. Che io l’avevo giusto mangiato al ristorante ed ancora manco avevo capito se mi piacesse o meno (sei grammi scarsi di cinghiale annegati nel vino non sono abbastanza per il mio palato). Mi immaginavo una roba molto difficile da preparare e dai dubbi risultati. Magari carne dura, molto masticosa.

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Pensavo avrei passato la serata così.

Invece il risultato è stato spettacolare. Sapore forte, consistenza morbidissima. E digestione lenta, sei avvisata.
Siccome il cinghiale è una roba selvatica, va smorzato l’odore di selvaggio (e pure il gusto), dunque bisogna imparare a gestirlo.
E gestirlo è una sonora stronzata.
È sufficiente marinarlo nel vino per 24 ore, prima di partire con la cottura scelta. 

Partiamo col tutorial.
Go, go, go!

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Si comincia.

Per marinare un chilo e mezzo di cinghiale hai bisogno di:

  • una bottiglia di Chianti (o di altro vino rosso corposo);
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 20 bacche di ginepro;
  • una cipolla bianca;
  • una carota;
  • una costa di sedano;
  • 5 grammi di pepe in grani.

Per cucinare poi il cinghiale alla cacciatora, sempre con la stessa quantità di cinghiale, hai bisogno di:

  • il chilo e mezzo di cinghiale che hai marinato;
  • un battuto con 2 carote, 2 coste di sedano, una cipolla;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 20 grammi di bacche di ginepro;
  • una noce;
  • un rametto di rosmarino, un po’ di salvia;
  • 3 scatole di pelati (nel mio caso Mutti, non so se il peso è uguale per ogni marca);
  • una bottiglia di Chianti (o altro vino rosso corposo);
  • 150 grammi di olive di gaeta;
  • 2 cucchiai d’olio.

Vai a fare la spesa, così cominciamo.

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Anche gli eroi devono mangiare.

Il lavoro è un po’ lungo: la marinatura ha bisogno di 24 ore, il piatto finito di quasi due ore di cottura. Tuttavia ne vale davvero la pena: risultato spettacolare, sotto ogni aspetto.

Per quante persone? Noi ce lo siamo mangiato in due ed è rimasto giusto del sugo per qualche bruschetta. Immagino che sia però una dose per tre, se non si hanno stomaci importanti come i nostri.

Ah, prima che mi dimentichi: ho rubato la ricetta dal solito Luca Pappagallo, ormai mio insegnante virtuale su quasi ogni aspetto culinario.

Inizia mettendo il cinghiale in un contenitore che possa contenere lui e tutto il vino. Se possiedi il coperchio tanto meglio, altrimenti ti tocca coprirlo con la pellicola. 

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Prendi le 20 bacche di ginepro e schiacciale leggermente con il dorso di un coltello: bisogna aprirle, ma senza frantumarle. Serve a fare sprigionare il loro odore.

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Cospargi il cinghiale con le bacche.

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Ne ho messe più di 20, in realtà.

Taglia a pezzi grandi la cipolla.
Raschia l’esterno della carota con un pelapatate e taglia a pezzi grandi pure lei.
Raschia anche l’esterno del sedano e taglia a pezzi grandi pure lui, lasciando anche le foglie.

Metti le verdure sopra il cinghiale, aggiungendo anche due spicchi d’aglio in camicia.

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Sommergi tutto col vino.
Copri col coperchio (o con la pellicola) e lascia riposare per 24 ore. A temperatura ambiente (se si crepa di caldo, consiglio il frigo).

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Con la marinatura abbiamo finito.
Fai passare le 24 ore come meglio credi: guarda Star Trek (e poi spoileralo a tutti, subito, mi raccomando), gioca a qualcosa, vai a farti una passeggiata, cerca di dormire almeno 8 ore.

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Anche l’infilarsi una scopa nel culo mentre si sfogliano delle riviste di moda è un ottimo passatempo.

Ed ora la ricetta del cinghiale alla cacciatora.
Hai bisogno di una pentola sola: ma che sia capiente, con il coperchio ed antiaderente, poiché dovremo farlo sobbollire per un paio d’ore e meno sei costretta a controllarlo e più ti puoi fare i cazzi tuoi.

Trita tutte le verdure (2 carote, una cipolla, 2 coste di sedano). Se hai un mixer, meglio.

Metti due cucchiai d’olio nella pentola che hai scelto, falli scaldare ed aggiungi il battuto di verdure.

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Aggiungi anche due spicchi d’aglio in camicia e del peperoncino.

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Lascia andare il battuto per qualche minuto, poi buttaci dentro anche il cinghiale.

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Aggiungi i 10 grammi di ginepro (bacche integre, in questo caso), il rametto di rosmarino ed un po’ di salvia.
Per quanto riguarda la salvia, io ce l’avevo in polvere concentrata. Se sei costretta ad usare quella essiccata da supermercato, fai prima a risparmiare i 2 euro e a non mettercela (puoi usarli per fare una partita a flipper, sono meglio spesi).

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Ricopri tutto col vino.

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Ed ora, l’angolo della strega: non si sa perché, non si sa percome ma a quanto pare c’è un trucco per levare ulteriormente l’odore di selvatico.
Bisogna inserire nel sugo una noce intera. 

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LA NOCE.

Quindi cacciacela dentro ed abbi fede, al massimo non serve ad un cazzo.

Fai andare tutto quanto a fiamma alta, senza coperchio, fino a quando non senti più l’odore di alcol. Ci vorrà un po’, in fondo abbiamo cacciato dentro un’intera bottiglia.

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Quando l’odore alcolico sarà svanito, abbassa la fiamma ed aggiungi le tre scatole di pelati.

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Mescola bene, spezzetta i pelati con un cucchiaio di legno. Poi chiudi e lascia sobbollire per un’ora intera. 
Se hai usato una pentola antiaderente valida, non avrai bisogno di venirlo a controllare. L’unica accortezza che devi avere è quella di usare una fiamma più bassa possibile. Fiamma bassa ma che sia sufficiente a sobbollire, eh. 

Trascorsa un’ora togli il coperchio, assaggia e sala se occorre. Lascia andare per altri 30 minuti, senza coperchio e sempre con la stessa fiamma.

Aggiungi ora le olive.

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Ora dipende da quanto vuoi rappreso il sugo. Io ho fatto andare per altri dieci minuti, sempre con fiamma sufficiente alla sobbollitura. 
Se il tuo sugo è ancora troppo liquido (perché la cucina non è una scienza esatta, dipende da tante cose) aumenta di quanto vuoi il tempo di cottura (dubito che la carne si possa rovinare).

Ecco il risultato finale:

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Fai piatti e mangia:

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Un’altra foto, perché era troppo buono:

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Buon appetito e alla prossima!

Pizzakaiju Approved, Secondi

Pollo al vino rosso.

Dopo aver cotto la pasta fresca e le braciole di maiale nel vino, è giunto il tempo che pure il pollo faccia la stessa fine.

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Sì. E se non la pianti di fare quella faccia, cuocio pure tua madre, nel vino.

Una roba semplice, però devi per forza avere una pentola con coperchio. O due, se non ne possiedi una abbastanza capiente.
Ed un po’ di tempo, anche, perché la cottura sarà prolungata per circa un’ora.

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Ora che puoi serenamente trascorrere raccontando aneddotoni post-atomici.

L’ho rubata al solito Luca Pappagallo, in una versione quasi antica (il video è targato 2014).

Cominciamo subito.
Go, go, go!

Per cucinare del pollo al vino, per due persone, hai bisogno di:

  • 1 kg di pollo. Cosce e sovracosce, con pelle;
  • 8 spicchi d’aglio;
  • un litro di vino robusto. Nel mio caso Chianti;
  • rosmarino, 2 cucchiai d’olio (o uno, nel caso tu abbia la possibilità di usare una pentola sola);
  • pane per la scarpetta.

Io ci ho cenato, ma era una sera senza particolare fame. Ti consiglio di preparare un contorno, perché come piatto unico non è sostanziosissimo.

Come avrai capito, non possiedo una pentola gigante. Quindi ho diviso il pollo in due parti uguali (separando le cosce dalle sovracosce, per essere sicura di ottenere una cottura omogenea) e l’ho cotte in due tegami differenti.
Risultato perfetto. Se tu sei più fortunata, cuoci tutto insieme, seguendo le stesse dosi (devi levare solo un cucchiaio d’olio)

Inizia a schiacciare l’aglio con una mano, spaccandolo leggermente.
In una pentola fai scaldare, a fiamma bassa, un cucchiaio d’olio e poi caccia dentro gli spicchi d’aglio ed il rosmarino.

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Adagia il pollo. Cerca di non sovrapporlo.

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Fallo rosolare bene, girandolo spesso, per una decina di minuti. Puoi usare una fiamma medio-bassa.

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Adesso aggiungi il vino. Il pollo, con la dose di vino che ti ho dato, non risulterà totalmente ricoperto, ma va bene così.

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Chiudi col coperchio, abbassa la fiamma a minimo e fai cuocere per un’ora.
Ogni tanto controlla, che se dovesse evaporare il vino ne aggiungi dell’altro. O, se hai finito il vino, puoi aggiungere acqua (però con tanti e sonori BUUUUUU! dal Pizzakaiju).

A fine cottura, il vino dovrebbe essere stato assorbito quasi per intero. Salvo per del sughetto che ti consiglio di scarpettare perché è buonissimo.

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Ti mostro entrambi i contenuti delle pentole, per farti comprendere meglio.

Coscette:

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Sovracosce:

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Non resta che impiattare, irrorando ogni piatto con abbondante sughetto (che è buono, già l’ho detto?).

Ecco qua:

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Sì, ho usato la parola irrorare, ora non scassarmi la minchia fino a Natale prossimo, ok? Non è che puffiamo sempre puffare i cosi, quando puffiamo, dai.

Ciao e buon puffappetito!

Secondi

Braciole di maiale cotte nel Chianti.

Non posso credere di non avere ancora inserito una ricetta per cucinare le braciole di maiale.

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Roba da prendersi a schiaffi da soli.

Ora, io non lo so se questa è una ricetta tradizionale, se è un classico delle feste natalizie, se è il piatto preferito delle stelle del cinema. So solo che volevo delle braciole e del vino ed è venuta fuori una roba spettacolare. Che ho fatto pure la scarpetta, dopo, talmente era buono.

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Ero così, dopo. Stessa faccia sconsolata.

Quindi, dopo quasi una settimana di silenzio, posso finalmente arricchire il menù del Pizzakaiju con qualcosa di imperdibile.
Ah, se vedi che sparisco per tanto tempo, non disperare: non ho alcuna intenzione di aggiornare il blog con ricette mediocri, solo per mostrare al mondo che non sono morta. Meglio una ricetta al mese, ma da sbavo, che trecento post al giorno di cibo di merda.

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Grazie, grazie.

Iniziamo.
C’è anche un contorno di peperoni che ho preparato perché ne avevo uno avanzato in frigo. Se vuoi ometterlo sei libera di farlo, ma sappi che era un ottimo accompagnamento.

Go, go, go!

Per preparare delle braciole di maiale cotte nel Chianti, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 braciole di maiale (per un totale di un chilo di carne);
  • uno spicchio d’aglio, del prezzemolo;
  • 3 cucchiai d’olio, sale e pepe;
  • 200 grammi di Chianti;
  • 500 grammi di peperoni rossi + una cipolla per il contorno.

Ti servirà una pentola grossa abbastanza da contenere le braciole, che non dovranno essere sovrapposte. Questa pentola deve avere il coperchio, quindi regolati.
Io mi sono dovuta arrangiare ed alla fine ho cotto quasi semi coperto. Non è andata male, ma comprerò una pentola apposta per piatti del genere.

Parentesi per il vino: se non ti piace il Chianti, usane un altro. Però che sia un vino bello robusto, altrimenti hai sbagliato proprio ricetta.

Prepara un trito con aglio e prezzemolo.

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Adagia le braciole su un vassoio.

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Cospargi tutte le superfici con sale e pepe, poi con il trito che hai preparato. Per tutte le superfici, intendo sia sopra che sotto ogni braciola.

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In una pentola o padella grande abbastanza da contenere tutte le braciole, scalda tre cucchiai d’olio a fiamma medio alta. Appena l’olio sarà caldo aggiungi le braciole.

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Devi fare dorare entrambe le superfici. Quindi cuoci almeno 5 minuti, sempre a fiamma alta, poi gira le braciole e fai fare altri 5 minuti. Esteriormente dovranno avere il colore di una braciola cotta, insomma. Se 5 minuti non saranno sufficienti, prosegui la cottura.

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Questo colore significa che ancora non ci siamo. Mancano diversi minuti di cottura.

Aggiungi 200 grammi di vino.

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Abbassa la fiamma al minimo e metti il coperchio.
Il nostro scopo non è quello di fare evaporare la parte alcolica tutta in una botta: il vino dovrà piano piano essere assorbito dalla carne.
Ci vorranno almeno 35 minuti di cottura. Dopo 15 minuti gira la carne. 

Sia chiaro che, se tu volessi, potresti aumentare la dose di vino. Ci vorrebbe solo più tempo per farlo assorbire, non rischi alcuno sputtanamento del piatto. Se aumenti i tempi di cottura, però, ricordati anche di girare più spesso la carne.

Mentre aspetti la carne, puoi pensare al contorno.
Taglia il peperone a dadini.
In una padella scalda un cucchiaio d’olio e fai soffriggere una cipolla.
Quando la cipolla è dorata, aggiungi il peperone ed alza la fiamma. Prosegui la cottura a fiamma medio alta, fino a quando il peperone non sarà esternamente bello bruciacchiato. Assaggia e se ti sembra ancora coccione (duro o non cotto) per i tuoi gusti, prosegui la cottura con una fiamma più bassa.

Il risultato dovrebbe essere questo:

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Ci vorranno circa 15-20 minuti.

Torniamo dalle nostre braciole.
Alla fine dovrai trovare la pentola quasi senza liquido. Ecco la mia:

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Se dopo 35 minuti il vino non fosse stato ancora assorbito, limitati a rimettere il coperchio ed a proseguire con la cottura fino a quando non raggiungi l’obiettivo.

Nei piatti dovresti avere un risultato simile:

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Spettacolare.

Ultima ricetta dell’anno.
Auguri e soprattutto buon appetito!

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roba da forno, Secondi

Io, signora mia, sono il Gigi Sabani della cucina.

Non so che cucina hai tu, ma io ho tre fornelli striminziti, sei centimetri di ripiano ed un lavello sempre pieno di roba.
Quindi decidere di cucinare roba elaborata è sempre un azzardo, perché so che ben più di qualcosa andrà storto.

Qui il lavoro è parecchio. Io ho impiegato circa due ore. È facilissima, solo parecchio elaborata, piena di step e – se hai sfiga come me – gli imprevisti non mancheranno.
Sai che mi è successo? Con la sola forza dei miei potenti braccini, ho piegato lo schiaccia patate. Quindi ho perso venti minuti per cercare di creare un purè con la forchetta. Le madonne che non ti dico.

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Cercare di mantenere la calma.

Ma se procedi piano piano e  non ti fai prendere dal panico davanti all’immancabile Fattore S, vedrai che ti ritroverai davanti una cena degna di un dio.

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Thor garantisce.

Sì, stiamo parlando proprio di involtini di verza. Con ripieno di patate e cipolle e foderati di pancetta. 

Normalmente non cago molto questo tipo di ricette, ma non so resistere ai video di Luca Pappagallo: mi fanno venire fame e mi fanno venire voglia di provare tutto. Ma tutto, dico.
Questi involtini valgono due ore di lavoro? Secondo me proprio sì. Io li rifarò senz’altro.
Ho seguito quasi tutte le direttive del video, a parte per la cottura delle foglie esterne della verza. Lì ho copiato Catia in cucina e le ho preparate al vapore.

Perché io non invento niente. Io, signora mia, sono il Gigi Sabani della cucina.

foto Omega/nella foto Gigi Sabani
Indovina chi sto imitando?

Partiamo, dunque.
Go, go, go!

Per preparare degli involtini di verza, per due persone che non avranno bisogno d’altro per sfamarsi, hai bisogno di:

  • un cavolo verza;
  • 600 grammi di patate;
  • una cipolla bianca, bella grande;
  • 2 cucchiai d’olio, pepe, sale;
  • 100 grammi di pancetta tesa, tagliata a fettine;
  • cumino, se ce l’hai (io non l’ho trovato);
  • pazienza, e tanta.

Innanzitutto ti voglio presentare un nuovo amico:

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Ciao, sono quello che cucina a vapore.

Siccome non mi piacciono le pentole a pressione e dato che una pentola che cuocia la roba a vapore costa tipo cinquanta euro, con la modifica cifra di sei euro ho preso questo coso. Se non sai che è, te lo spiego: ci appoggi sopra le verdure, lo infili in una qualsiasi pentola in cui hai versato un dito d’acqua, chiudi tutto col coperchio e basta. 

Useremo la cottura al vapore, il microonde e la scottatura in acqua. Se non hai il coso per il vapore, puoi sempre bollire le patate in acqua salata o – ancora meglio, anche se non ho provato personalmente, cuocerle al microonde. A te la decisione.

Prima di iniziare a fare qualsiasi cosa, metti dell’acqua a bollire. Usa una pentola molto grande, perché dovrai infilarci quasi tutte le foglie di verza.

Ora pulisci le patate, pelale e tagliale a dadini più regolari possibile.

Metti i dadini di patate nel coso per cuocere a vapore e lasciale cucinare fino a quando saranno morbide. Ogni tanto apri, cerca di infilarle con una forchetta. Quando la forchetta entrerà senza sforzo, sono pronte. Dovrebbero volerci intorno ai 20 minuti.

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Nel frattempo taglia la cipolla a pezzi grandi.

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Mettila in un contenitore per microonde, aggiungi un cucchiaio d’olio, del sale e mescola bene.

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Falla cuocere circa 8 minuti, a massima potenza.  Se 8 minuti ti sembrassero pochi, rimetti la cipolla nel fornetto un minuto alla volta, fino a quando non raggiungi la consistenza desiderata. Devono diventare morbidissime (puoi farlo in padella, ma mi dicono dalla regia che ci vogliono 40 minuti).

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Adesso ti presento un’altra nuova amica: la verza.

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Ciao, sono Verza. Volevo salutare mia mamma, tutti quelli che mi conoscono e Spielberg.

Devi levare le foglie esterne. Con queste non devi usare particolari accortezze, tanto le taglieremo a striscioline. Con quelle interne, invece, devi fare attenzione: le useremo per creare gli involtini, quindi devono rimanere più integre possibile.

Leva la parte dura, sul fondo. Questa roba qui:

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Dividi le foglie esterne da quelle interne, le dobbiamo cucinare in modo differente.

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Ti consiglio di usare quelle di confine, ancora molto verdi, insieme a quelle esterne. Più ci addentriamo al centro della verza e più saranno morbide e più gli involtini saranno buoni. Però tieni conto che più ti addentri al centro e più saranno piccole, quindi regolati anche in base alla dimensione della tua verza.

Lava le foglie interne.

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Ti ricordi che ti ho detto di mettere dell’acqua a bollire? Ecco, ora salala leggermente e, quando bolle, fai scottare le foglie interne per due minuti. Ma due minuti per davvero.

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Scolale con una schiumarola (e non buttare l’acqua), poi adagiale su un panno pulito. Devono essere belle aperte.

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Asciugale più possibile, tamponando con un altro panno.

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Ora pensiamo alle foglie esterne. Lavale bene. Pratica un taglio a triangolo nella parte bassa di ogni foglia, per levare la parte dura. Così:

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Tagliale poi a strisce, non piccole.

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Nel frattempo le patate saranno pronte, quindi toglile dal piatto del vapore e falle riposare in una ciotola.

Ora usa il piatto del vapore per cuocere le foglie esterne della verza. Usa la pentola in cui hai scottato le altre foglie, levando l’acqua che non ti serve (ne occorre solo un dito).

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Cuocile finché non si saranno ammorbidite (15 minuti circa). Poi scolale bene.
In una padella fai scaldare un cucchiaio d’olio, aggiungi uno spicchio d’aglio tagliato a metà e poi fai andare le strisce di verza. Stiamo parlando sempre delle foglie esterne. Mi raccomando, non ti confondere.

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Falle andare per un po’, fino a quando saranno asciutte ed ancora più morbide. Annusa ed assaggia, è il miglior modo per capire quando è pronto.
Se ti piace e se ce l’hai (io non l’ho trovato), aggiungi del cumino. Magari anche del sale.

Ora smasha le patate. Con uno schiacciapatate, se è possibile. Poi aggiungi la cipolla, del pepe e pochissimo sale. Mescola bene per ottenere un impasto più uniforme possibile.

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Ora dobbiamo formare gli involtini.

Inizia ad accendere il forno: 180 gradi, modalità statica.

Con un coltellino, leva questa parte che ti faccio vedere. È dura e non ti permetterebbe di girare su se stessa la foglia.

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Adesso metti una bella palla di patata sul fondo della foglia. Qui:

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Piega il lato destro ed il lato sinistro della foglia, ricoprendo la palla di patata. Così:

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Ora devi cominciare a rollare. Acchiappa la parte inferiore della foglia e comincia ad arrotolare. La foglia non si spezzerà, ma sii comunque delicata.

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Girando, girando e girando, otterrai questo:

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Foderalo con una fettina di pancetta. Se l’involtino fosse molto grande, metti due fette di pancetta.

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Ricopri una teglia con della carta da forno ed adagia tutti i tuoi involtini. Cospargi con un cucchiaio d’olio.

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Fai cuocere finché la pancetta diventa croccante e la verza colorata. Ci vorranno dai dieci ai venti minuti, controlla spesso. Nel frattempo, riscalda le foglie che hai lasciato nella padella, che sennò te le mangi gelate.

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Abbiamo finito! Nei piatti dovresti avere questo:

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Siccome la verza è enorme e mi era avanzato anche del ripieno, ho infornato una mini porzione di involtini vegetariani (avevo finito la pancetta).
Li ho fatti cuocere molto di più (tipo il doppio del tempo) ed erano ottimi. Ma non fotogenici:

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Ottimi!

Ti saluto: buon appetito, buon natale e mi raccomando!

Pizzakaiju Approved, roba da forno, Secondi

Uccidersi di tracchie? Un dovere morale.

Se ti dicessi che con poco più di un’ora, con nessuna fatica, avrai molto in comune con lui?

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Fame, eh?

O, ancora meglio, con un Kaiju di tua conoscenza?

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Questo Kaiju qui.

Ancora una volta grazie a Noce Moscata ci sfonderemo di cibo e non vorremo sentire più parlare di carne per almeno dieci-quindici minuti (perché, si sa, siamo senza fondo e senza speranza).

Chiamale costine, chiamale tracchie, chiamale come ti pare. L’importante è che si mangi. E bene.

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Ed era così buono, ma così buono, che indovina chi viene a cena questa sera?

Iniziamo subito.
Go, go, go!

Per preparare le tracchie di maiale con patate, per due persone che poi non riusciranno ad alzarsi dalla sedia, hai bisogno di:

  • 1 kg di tracchie di maiale. O costine. Abbiamo già detto che una rosa se ne fotte, se la chiami salsiccia?
  • 800 grammi di patate;
  • rosmarino, pepe, sale, uno spicchio d’aglio;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • misto aromatico (non obbligatorio, ma il mio macellaio ne prepara uno mondiale con cui ormai condisco ogni piatto di carne).

Lava le patate, pelale e tagliale a pezzi. Più uguali possibili, per facilitare l’omogeneità della cottura.

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Prendi uno spicchio d’aglio e schiaccialo con una mano, fino a che non si rompe un po’. Non levargli la camicia.

Accendi il forno, 200 gradi modalità statica.

Disponi le patate nella teglia che userai per infornare. Condisci con 2 cucchiai d’olio, un po’ di sale e del pepe. Se hai le erbe aromatiche, metti pure loro. Con le mani mescola bene tutto, poi aggiungi anche l’aglio che hai schiacciato.

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Ora tocca alle costine. Salale su ogni lato, se hai il misto di erbe aggiungilo (pure questo su ogni lato) e poi massaggia le costine bene, sempre con le mani.

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Ponile sulla teglia e versa un cucchiaio d’olio.

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Aggiungi anche un paio di rametti di rosmarino interi, che toglierai alla fine.

È giunto il tempo di infornare!
A 200 gradi, ma per quanto? Io in tutto ho cotto un’ora e venti, ma ogni forno – come ormai ben sai – è differente.
Quello che è importa è che dopo 30 minuti giri le costine, per ottenere una cottura uguale su ogni superficie.

In tutto ho girato le tracchie tre volte, per essere sicurissima che si colorassero bene.

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Qui era trascorsa mezzora.

Dopo un’ora e venti, ecco cosa è uscito dal forno:

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Mondiale? Macché: di più!
Le patate più buone che la storia ricordi e le costine erano talmente da sbavo che ad ogni boccone ero in estasi.
Ti faccio vedere un po’ di foto perché meritano.
La teglia mezza vuota, con la ciccia su cui galleggia tutto:

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Il mio piatto, ancora fumante:

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Ed una a distanza ravvicinata, perché sì:

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CAPOLAVORO!

La prossima volta saremo vegetariani: prepareremo una pasta con lenticchie e menta. Una roba diversissima da quello che ti ho presentato oggi, ma altrettanto spaziale.

Ciao!

Pizzakaiju Approved, roba da forno, Secondi, Secondi di mare

Baccalà e patate al forno

Per prima cosa, quando vai al supermercato a comprare il baccalà, non prendere il primo che vedi. Che poi ti capita la spina dorsale e ti devi fare un mazzo tanto, segando ossa manco fossimo in un film di Tobe Hooper.

Tocca bene il centro e la parte alta (la parte distante dalla coda, per capirci): se senti qualcosa di durissimo lascia perdere e passa ad un altro pezzo. Questo perché io abito in un posto fai-da-te, se tu hai la fortuna di poter chiedere ad un pescivendolo la tua vita è molto più facile.

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André che cerca di fermare chi afferra il primo pezzo di baccalà e corre alla cassa.

Pochi giorni fa abbiamo cucinato il baccalà alla napoletana e ti avevo promesso un tutorial per pulire quel dannato pesce. Dannato, sì, ma mondiale.
E Pizzakaiju mantiene sempre le promesse.

Te lo dico subito: è un po’ complesso da spiegare a parole, tuttavia è una stronzata da eseguire con le mani. Quindi non ti intimorire se pensi di non stare capendo: è solo colpa mia, che possiedo un vocabolario da kaiju del paleolitico.
In realtà agendo ti verrà semplicissimo.

Via col tutorial!

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Sìsì, ma signor Master di Latveria, lei lo sa pulire il baccalà? Altrimenti è meglio Pizzakaiju, inutile che se la mena.

Hai comprato il baccalà e l’hai messo in acqua per tre o quattro giorni, cambiando l’acqua almeno due volte al giorno? Benissimo.

Adesso prendilo, sciacqualo bene per un’ultima volta, appoggialo su un tagliere e dividilo a metà. Così:

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Adesso, come già puoi vedere nella foto precedente, pratica un taglio per tutta la lunghezza centrale del baccalà. Insomma, dividilo un’altra volta a metà.

Aiutandoti con un coltello per sfilettare (ma puoi farlo anche con le mani), devi sfilare la pelle.

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Se usi le mani basta che con una mano tieni ferma una metà del pesce e con l’altra afferri l’altra metà e tiri. Ripeti l’operazione per la seconda metà tenendo ferma la pelle (poiché la carne l’hai già tirata via).
Ma è un metodo grossolano. Il coltello per sfilettare è decisamente meglio. Basta sollevare leggermente il pesce, così:

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Adesso taglia più vicino alla pelle possibile, sprecando così pochissima carne.

È difficilissimo da spiegare scrivendo, guardando la foto sopra in realtà mi sembra molto più chiaro.

La pulizia è quasi finita, poiché quel che resta sono le spine. In questo caso abbiamo preso un pezzo quasi privo, la fortuna ogni tanto capita anche a casa di un Kaiju.
Per constatare se ce ne sono devi toccare la parte esterna del pesce, dopodiché tagliarle col coltello. Se vuoi, puoi tirarle via con una pinza, ma il lavoro è molto più lungo. Meglio perdere qualche millimetro di pesce in più che sprecare tempo inutile.

Non troverai spine nella parte centrale del baccalà, sempre se non hai comprato quella con la spina dorsale.

Tutto qui.

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Magari la prossima volta (che tanto ho in mente di cucinare il baccalà fino a farmelo uscire dalle orecchie) preparerò addirittura un video di pulizia. Perché è davvero un’operazione semplicissima, ma la dialettica non mi è d’aiuto.

Ma ora partiamo con la ricetta.
Ho rubato tutto il procedimento a Luca di Cookaround. Ah, Luca spiega anche un po’ di pulizia. Quindi se io ho fatto troppo casino, guardati il video!
Go, go, go!

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Al lavoro!

Per cucinare il baccalà con patate al forno, per due persone, devi avere:

  • circa 800 grammi di baccalà;
  • mezzo chilo di patate;
  • uno spicchio d’aglio, prezzemolo;
  • pangrattato;
  • un paio di cucchiai d’olio;
  • 100 grammi di olive di Gaeta. Se non trovi quelle di Gaeta, ometti le olive che è meglio.

Consiglio solito:  è roba da forno, quindi preparala con un po’ di anticipo. Ti consiglio di lasciarlo in forno per una ventina di minuti, a sedimentare, una volta che la cottura è completata. Perché ci sarà un sughetto e legherà decisamente meglio con l’attesa.

Lava e pela le patate, tagliale poi a fettine sottili.

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Prepara un battuto di prezzemolo e aglio.

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Taglia a pezzi il baccalà. Che siano più simili possibili, soprattutto in spessore.

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Comincia ad accendere il forno. 180 gradi, modalità statica.

Prendi una teglia e ungila con un cucchiaio d’olio.

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Fodera con parte delle patate.

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Adagia ora il baccalà e cospargi con un altro cucchiaio d’olio.

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Ricopri col resto delle patate e, se le hai trovate, butta dentro le olive di Gaeta. Spolvera tutto con un po’ di battuto di prezzemolo. Sala anche un pochino, ma senza esagerare.

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Aggiungi generoso pangrattato al rimanente prezzemolo agliato e poi spolverizza la teglia. Aggiungi un altro cucchiaio d’olio ed ancora un po’ di sale, se vuoi.

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E adesso si va ad infornare! A 180 gradi per 40 minuti.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Sì, io ho usato delle olive di merda e poi le ho scartate durante la cena.

Ottimo e molto, molto meno pesante del baccalà alla napoletana.

Purtroppo non ho una foto decentissima del piatto finito, perché l’ho divorato ancora bollente, come si può vedere dal fumo:

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Però che buono.

Non ho idea di cosa cucineremo la prossima volta.
Ho preparato degli gnocchi di ricotta molto buoni, ma perfettibili. Quindi prima di darti la ricetta voglio cucinarli da capo, cambiando un paio di cavolate che potevo fare meglio.
Quindi boh, alla prossima con una ricetta a sorpresa.

Ciao!