Contorni, Secondi

Asiago fritto (e planetoidi apocalittici).

Dopo un lustro passato a leggere giusto le scatole dei cereali durante la colazione, nell’ultima settimana ho aperto le pagine di un libro.

Reazione comprensibile.

Grazie a questo improvviso desiderio culturale ho scoperto che non solo io non so assolutamente niente del mondo che mi circonda (io non so manco perché piove, per dire), ma non è che gli scienziati siano messi molto meglio di me.
Sì, perché il libro in questione è un saggio che si intitola Breve storia di (quasi) tutto (e se clicchi qui te lo puoi leggere anche tu).
Breve un cazzo, perché sono quasi 1400 pagine ed io sono solo a pagina 500, ma già basta per dirti che leggerlo è divertente, sì, ma il tutto ti alimenta delle paure che non puoi gestire.

Nervosetta?

Al capitolo dedicato ai planetoidi (che fino a ieri chiamavo asteroidi ma ora sono una persona meglio e me la meno, anche) io non ci sto capendo più niente.
Devi sapere che anche se noi non li vediamo a occhio nudo, siamo letteralmente circondati da questi planetoidi. In sostanza dei massi (alcuni enormi, altri meno) che ci volano di fianco, ad una velocità totale.
Per circondati intendo che sembra che non sappiamo manco quanti siano: migliaia? Milioni? E ogni settimana almeno due o tre ci passano davvero vicinissimo.
E lo sai che cosa accadrebbe se anche uno solo di questi decidesse di caderci in testa?
Moriremmo tutti. TUTTI.

Se ci rifletti a lungo, l’unico rifugio è la pazzia.

Non solo è praticamente impossibile sapere se e quando uno di questi planetoidi ci cadrà in testa, ma pure se lo sapessimo non potremmo farci niente. Inutile che cerchi il numero di telefono della piattaforma di trivellazione più vicina: là sopra non ci troverai Bruce Willis, ed anche se fosse il geniale piano di Armageddon è proprio una roba infattibile. Pensa che non possediamo manco più i progetti per costruire razzi che possano aiutarci in qualche maniera, quindi staremmo solo qui ad aspettare la morte.
Perché o muori per l’impatto, o muori incendiato a causa degli spostamenti dovuti al botto. Oppure ci penserà uno tsunami o un terremoto o cazzo ne so. Quello che l’autore del libro scrive è che non c’è scampo e basta. E descrive pure tutto il processo.
Ecco un’idea:

“È stato stimato che alla fine del primo giorno sarebbero morte almeno un miliardo e mezzo di persone. L’enorme perturbazione della ionosfera farebbe saltare tutti i sistemi di comunicazione, dappertutto: i sopravvissuti quindi non avrebbero la minima idea di che cosa succeda altrove, né saprebbero da che parte fuggire. E comunque non farebbe una grande differenza. Come ha detto un giornalista, darsi alla fuga significherebbe «preferire una morte lenta a una rapida. Qualsiasi plausibile tentativo di migrazione influenzerebbe ben poco il bilancio delle vittime: la capacità della Terra di alimentare la vita, infatti, sarebbe universalmente diminuita»”
La quantità di fuliggine e ceneri sospese, alzate dall’impatto e dagli incendi successivi, oscurerebbe il Sole di sicuro per mesi, forse anche per anni, sconvolgendo i cicli vitali”.

Complimenti per la reazione vulcaniana, io a questo punto stavo leggendo cercando di non piangere.

A tutto questo si può reagire in due modi:

  • che bella la vita, ogni secondo è un dono, gioia, gioia, giubilo, felicità.
  • nel mio.

Già pensavo che l’esistenza del singolo fosse priva di significato ed ho cercato, in tutte le scelte della mia vita, di allontanarmi più possibile dal dovere per cercare solo il piacere. Non intendo i piaceri sfrenati, le orge e chissà cosa: solo lo stare meglio possibile, tentando di allontanare tutti quegli obblighi sociali che pervadono le vite di tutti. Dal cenone di Natale al procreare.
Ho sempre creduto nell’evoluzione personale ed ho anche sempre pensato che dall’evoluzione del singolo anche l’umanità tutta, un passo alla volta, migliori a sua volta.
Ho sempre anche creduto che l’estinzione per mano umana (quella alla Fallout) non sia un destino segnato: proprio grazie all’evoluzione dei singoli esseri umani si può arrivare ad evitare funghi atomici e simili.

Quanta ingenuità. Una volta appurato che la nostra estinzione sarà quasi certa, perché prima o poi uno di questi planetoidi ci cadrà pur in testa… a che serve il miglioramento collettivo? E quello singolo? A che pro sperare in un futuro, o in un qualsiasi cosa che non sia l’egoistico qui e ora?

Indeed.

Abbiamo trasmesso: primo esperimento di pensieri random da Kaiju.
Oggi erano planetoidi, domani chissà.

Ed ora andiamo a friggere l’Asiago, che l’esistenza è frivola e sfuggevole quanto vogliamo ma la fame è fame.
Go, go, go!

Come ogni volta che mangiamo fritto, inizia ad allenarti che lo sai come va.

Ho rubato la ricetta ad Apriti Sesamo e mica adesso: era luglio. Da luglio questo Asiago è rimasto nel freezer, infarinato e pronto per essere gettato nell’olio.
Non c’è bisogno però di tenerlo per davvero 4 mesi a ghiacciare: 8 ore dovrebbero essere più che sufficienti.

Per preparare l’Asiago fritto hai bisogno di:

  • un pezzo di Asiago. Cercalo della forma più regolare possibile e spesso almeno un dito;
  • olio per friggere. Come sempre, ti consiglio di usare l’olio extravergine di oliva e non quello di semi: è più leggero e soprattutto è praticamente impossibile da bruciare. Per noi che sbagliamo più che volentieri, incontrare meno difficoltà è cosa gradita;
  • farina e un foglio di carta da forno.

Intanto le presentazioni: ecco l’Asiago.

Ciao.

Nonostante i consigli che ti ho dato più sopra, il mio pezzo non era affatto omogeneo. Spesso un dito da una parte, quasi invisibile nella parte finale. Ma questo avevo e con questo mi sono arrangiata.

Avvolgilo in carta da forno e mettilo in freezer per 4 ore.

Esaurito questo tempo sciacqualo bene in acqua fredda, poi infarinalo in ogni suo lato.

Mettilo in freezer, sempre avvolto dalla stessa carta da forno, per altre 4 ore.

Si tratta di una frittura ad immersione, quindi riempi la padella (o il wok o il pentolino o boh) che usi per friggere e comincia a scaldare l’olio. Fiamma media.
Fai la prova con un po’ di farina: se la cacci dentro ed inizia a friggere, l’olio è pronto per accogliere il formaggio.

Preleva l’Asiago dal freezer e molto delicatamente posalo nell’olio.
Attenta alle dita e, se come me sei scema ed hai riempito troppo il padellino, fai un passo indietro quando sarai costretta a lanciarlo per immergerlo in modo definitivo.

Quando uno è un genio e non calcola la massa del formaggio.

Il formaggio dovrà friggere per 3 minuti MASSIMO e dovrai girarlo una volta sola.
Non prolungare più di tanto la cottura perché è formaggio: si scioglie, dopo un po’.
Se dico 3 minuti massimo, intendo proprio questo, alla lettera.

Dopo che l’hai girato una volta usando un paio di palette, conta 30 secondi, poi tiralo fuori.
Non usare la pinza per tirarlo fuori: si spappolerebbe.
Non posarlo su carta assorbente: il formaggio con ogni probabilità ci si attaccherebbe sopra. Così niente olio in eccesso, ma addio anche a tanto prezioso Asiago.

Ecco l’aspetto del mio:

Ed ecco una versione tagliata, dove si vede che il formaggio c’è pure se cerca di nascondersi:

Basta per cenarci? È piuttosto pesante. Io ci ho accompagnato un paio di gamberetti sempre fritti, perché volevo che il mio fegato si rendesse conto che gli scansafatiche non sono ben accetti, da queste parti.

Ciao e buon appetito!

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Secondi

Cotolette di maiale warewarewa.

Preparati, che oggi si frigge.

Allenarsi prima della quotidiana dose d’olio nelle vene.

Friggiamo dell’arista di maiale, però con una particolarità: usiamo il panko.
Te lo dico subito. se non trovi il panko e pensi di poterlo sostituire con il pangrattato normale è pure possibile, ma il risultato non è spettacolare. Ti ritroverai con l’olio al posto del sangue, la bocca piena di unto e pure il gusto della cotoletta non è che sarà poi tutta ‘sta roba.
Il pangrattato normale non è abbastanza croccante e soprattutto assorbe tutto l’olio che può.
Il panko, invece, è il cibo degli dei.

Gente che non trova il panko e rosica.

Il panko è, sostanzialmente, il pangrattato che usano in Giappone. Ed è, ancora in maniera più sostanziale, pane bianco tritato in maniera grossolana e fatto seccare.
È difficile trovarlo e pure su internet cosa seimiliardi di yen + spedizione, quindi non ti preoccupare che sperimenterò fino a quando riuscirò a creare un sistema per fabbricarlo con le nostre manine di merda.

Per ora te lo mostro in una foto terribile, perché il pacco mi è arrivato bagnato fradicio, quindi non avevo più la confezione:

Foto nebulose.

La ricetta è facilissima e si prepara in meno di venti minuti.
L’ho rubata a Luca Pappagallo, come spesso accade per le cose strane e mondiali.
E siccome è roba giapponese, ecco che subito la Kaiju Division si riunisce per assegnare un nome: Cotolette Warewarewa. Che non so cosa significhi, ma lo dicono spesso nei film di Godzilla, quindi deve essere una cosa importantissima.

Go, go, go!

E dammi un attimo!

Per preparare delle cotolette di maiale Warewarewa, per due persone, hai bisogno di:

  • 350 grammi di fettine sottili di arista di maiale;
  • farina;
  • 3 uova;
  • sale, pepe bianco e se vuoi aglio secco;
  • olio per friggere. Parecchio, perché è a immersione (quindi orientati verso un litro). Come sempre, ti consiglio di non usare dell’olio di semi, ma del mediocre olio di oliva: è meno pesante e più buono;
  • panko.

Ovviamente non posso darti quantità di farina e di panko. Ne serve quel che serve.
Ti posso invece mostrare le fettine di maiale:

Ciao.

4 bastano per mangiare tranquilli. Il doppio per sfondarsi male. Ne vale la pena, ma pensaci bene, che il fritto non perdona.

In un piatto versa della farina ed aggiungi un po’ di pepe bianco e dell’aglio secco. Tutto in quantità che ti pare, deve piacere a te.
Mescola il tutto.

Spacca le uova in un piatto, aggiungi del sale e sbatti il tutto.

Metti il panko in un altro piattone.
Prepara due piatti foderandoli con della carta assorbente e ci siamo.

La ricetta è velocissima, quindi puoi già iniziare a versare l’olio nella padella che usi per friggere ed accendere una fiamma medio bassa.

Prendi una fettina e passala nella farina, cercando di fare attecchire la farina su ogni punto.

Passa poi la fettina nell’uovo, da entrambi i lati.

Infine passala nel piatto col panko, facendo bene aderire il pangrattato su ogni punto.

Ripeti l’operazione per tutte le fettine.

Appena l’olio è caldo iniziamo a friggere: per assicurarti che è caldo, caccia dentro un pezzetto di panko. Se frigge, partiamo.

Cuoci una fettina di maiale alla volta: altrimenti l’olio perde temperatura e viene tutto malissimo.

Il primo minuto non toccare la cotoletta, dagli il tempo di sigillarsi. Usa una fiamma non altissima, non è necessaria: sempre una medio bassa, che a cannone l’unica cosa che ottieni è olio e cotolette bruciate.
Negli altri due minuti girala diverse volte, facendola dorare ben bene.
Ci vorranno circa 3-4 minuti dal momento in cui l’olio inizierà a friggere in maniera decisa.

Togli la cotoletta e falla riposare sul piatto con la carta assorbente.
Ripeti l’operazione con tutte le cotolette. Se vedi che inserendo la seconda cotoletta l’olio non frigge subito in maniera decisa non ti allarmare: tutto ok, limitati a prolungare di qualche secondo la cottura.
A fine preparazione saranno così:

Siediti, cospargi di sale che sicuramente mancherà e goditi tutto il warewarewa del mondo.

Ciao e buon appetito!

 

piatti unici, Secondi

Frittelle di feta e zucca.

Stasera si frigge.

Lo sguardo di chi ha già sentito questa frase.

Avevo promesso delle frittelle molto più buone di quelle zucchinose e sono qui per mantenere il giuramento solenne.
Sappi che dentro c’è la zucca, certo, ma soprattutto c’è la feta.
Più che frittelle sono delle bombe che ti si piazzeranno sullo stomaco e non se ne andranno tanto facilmente.
A differenza di quelle zucchinose, infatti, ti consiglio di usarle come cena, perché qualsiasi cosa tu volessi ingerire prima o dopo ti farà pentire di essere nata.

E puoi inventarti tutti gli esercizi strani che vuoi, sei destinata a fallire contro le bombe di feta.

Ho rubato la ricetta ad Apriti Sesamo, usando però il procedimento imparato ieri per far cacciare l’acqua dalla verdura.
E sappi che la zucca è composta al 99 per cento di acqua, a quanto pare.

Ora basta anticipazioni: Go, go, go!

Una gif che vuole simboleggiare quello che sta lì e pensa Ecco, l’ennesima giornata di palestra buttata. 

Per preparare delle frittelle di zucca e feta, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova;
  • 200 grammi di feta;
  • 350 grammi di zucca;
  • 100 grammi di farina;
  • sale;
  • olio per friggere. Non mi stancherò mai di ripetere che non uso l’olio di semi, bensì l’olio extra vergine di oliva. È meno pesante, più sano e poi raggiunge delle temperature più elevate, che non guasta. Non usarne uno buono, va benissimo un qualsiasi olio industriale.

Pulisci la zucca: togli i semi e i filamenti e tutta la buccia.
Grattugiala con i fori grandi della grattugia e mettila in una ciotola: caccia un po’ di sale e mescola. Lasciala riposare mentre prepariamo tutti gli altri ingredienti.

Apri la feta e sciacquala sotto l’acqua corrente fredda. Dobbiamo togliere il liquidino in cui risiede dalla notte dei tempi.

Rompi le uova e mettile in una ciotola. Come dico sempre, spaccane una per volta in un bicchiere e poi travasale, sempre una per volta, nella ciotola grande: eviterai spiacevoli conseguenze con i gusci.
Sbatti brevemente le uova, poi sbriciola lì dentro la feta, con le mani e in maniera grossolana.
Mescola bene.

Nel frattempo la zucca avrà cacciato un po’ d’acqua. Scolala più possibile, poi mettila sopra ad uno strofinaccio pulito. Chiudi lo strofinaccio e strizza il tutto finché non uscirà più liquido.

Ci vorrà qualche minuto ed un po’ di forza.

Quando riaprirai la zucca avrà dimezzato il volume e sarà diventata così:

Spezzettala con le mani dentro la ciotola e mescola bene il tutto.

Versa anche 100 grammi di farina e mescola ancora, fino ad incorporarla del tutto.

Siamo pronti per iniziare a friggere.
In un pentolino versa un paio di dita d’olio: non è una frittura ad immersione, le frittelle devono essere coperte giusto per metà. 
Lascia andare a temperatura l’olio per qualche minuto, a fiamma media.

Prendi due cucchiai: con uno raccogli un po’ d’impasto dalla ciotola, con l’altro spingi l’impasto dentro all’olio caldo. Fai la prova con una frittella per vedere se l’olio è pronto: se quando l’appoggi frigge, si può partire ufficialmente.

Friggi pochi pezzi per volta, altrimenti la temperatura dell’olio si abbassa. Ci vorranno 5-6 minuti a frittella, forse anche qualcosa di più: la feta è molto umida e così la zucca.
Ogni tanto girale per farle dorare bene su ogni lato.
Appoggiale poi su un piatto coperto da carta assorbente per fare colare via l’olio in eccesso.
Un paio di minuti di riposo bastano, poi puoi impiattare.

Ecco cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

piatti unici, roba da forno, Secondi

Teglia Godzilla.

Ah, i grandi sogni.
C’è chi desidera platinare un videogioco impossibile, tipo The Binding of Isaac.
Chi non ne ha proprio mezza ma non si arrende e vuole leggersi tutto il Deadpool anni ’90, pure se è scadente e non fa ridere e bisogna scovarlo in testate dimenticate persino da Stan Lee stesso.
C’è chi, a dispetto degli sbadigli e degli episodi passati a dormire, deve proprio cercare di guardarsi tutte le vecchissime stagioni di Doctor Who (magari facendo finta di avere – boh? – Peter Davinson come Dottore preferito di sempre e di oltre). Che per favore, dai.

La lista delle cazzate che ci rendono contenti è infinita.

Ecco, un altro esempio calzante, bravo.

Ci sono poi quelli come noi. Quelli che sì la Marvel e Red Dead Redemption 2 e pure Halloween, però soprattutto PAPPA.
Quelli che l’unica cosa che li rende davvero felici è mangiare da Cthulhu.

Così.

Oggi prepareremo una super teglia con salsiccia, patate e scamorza affumicata. Che sarebbe facile chiamarla proprio così, super teglia con salsiccia, patate e scamorza affumicata, però mi hanno fatto sapere che oggi (o ieri o una settimana fa, non ho voglia di googlare) hanno battezzato una costellazione Godzilla. Ammira la possanza:

Quindi, in questo giorno in cui siamo tutti un po’ Kaiju, dedicherò la ricetta proprio a lui/lei.
Eh, perché il sesso del rettile più grosso che la storia ricordi mica è roba banale: Godzilla depone le uova o le trova soltanto? Necessita di un compagno per moltiplicarsi o fa tutto da solo?

L’unica cosa che sappiamo per davvero è che gli/le piace pestare quegli stronzi dei palazzi.

Adesso però basta con lo straparlare e Go, go, go!

Per preparare una Teglia Godzilla, per due persone, hai bisogno di:

  • un chilo di patate, peso calcolato dopo la pulizia. Comprane un chilo e due e dovresti essere a posto;
  • circa 350 grammi di salsiccia;
  • 150-200 grammi di scamorza affumicata;
  • rosmarino, sale;
  • 3 cucchiai d’olio complessivi;
  • tempo. Le patate al forno sono una roba lunga, avrai bisogno di almeno un’ora, se sei sfigata anche di un’ora e mezza;
  • birra. Secondo me ci sta proprio come accompagnamento, è quasi un dovere morale.

Vai a fare la spesa, ti aspetto qui.

E chiudi bene l’armatura, sennò prendi freddo.

Le regole generali per preparare delle patate al forno già le ho scritte e le trovi qui.
Ma niente paura, tanto ripetiamo tutto da capo.

Innanzitutto pelale.

Poi sciacquale bene bene e tagliale a dadini. Non troppo grandi: più grandi saranno e più ci metteranno a cuocere.
E fai anche in modo che più o meno siano dadini della stessa dimensione, per avere una cottura finale uniforme.

Non c’è bisogno di usare il righello. Più o meno simili, a occhio.

Ti dico subito che io sono contraria all’uso del forno a microonde per cucinare. Perché Fallout, le piogge radioattive, i Ghoul, i Mirelurks e soprattutto i DeathClaw.
Tuttavia per cucinare le patate al forno ci vuole una scorciatoia per non attendere sei secoli e mezzo e se il microonde è uno strumento dello Demonio (di Pazuzu, naturalmente), la bollitura delle patate nell’acqua è una grande rottura di coglioni.

C’è qualche altro disadattato come me che sa chi è Pazuzu?

Detto questo, una volta che hai tagliato le patate a dadini, mettile in un contenitore che possa entrare nel tuo fornetto a microonde. Non importa che tu abbia o meno il coperchio.

Versa un cucchiaio d’olio e con le mani mescola tutte le patate.

Come vedi ho mentito: non era un chilo di patate, bensì 993 grammi.

Ora caccia il contenitore nel fornetto, massima potenza.
Per quanto? Il mio consiglio è di fare 3 minuti per volta, aprire, controllare, mescolare il tutto e rimettere dentro per altri tre minuti.
Io, questa volta, ho impiegato circa 12 minuti, ma altre volte 9 sono stati sufficienti.
Non ti resta che stare lì e controllare un po’.

Che risultato devi ottenere, ti domanderai? Non quello della cottura totale, con forchetta infilzata senza problemi. Devono risultare ancora resistenti e dure, ma con la parte esterna ammorbidita, leggermente infilzabile.

Così.

Adesso accendi il forno, modalità statica, duecento gradi.
Versa un cucchiaio d’olio in una teglia, cospargilo bene con le mani.
Cacciaci sopra le patate. Sala e rosmarina.

Inforna. Per quanto? Anche qui non ci sono regole.
Sicuramente in meno di 40 minuti difficilmente saranno pronte. Questa volta ho impiegato circa un’ora e mezza. Se vuoi accelerare un po’ i tempi, dopo un po’ puoi anche alzare la temperatura al massimo ed attivare la ventilazione. O anche senza ventilazione.
Io di solito dopo 40 minuti inizio a mettere dieci minuti a 230, poi abbasso e faccio altri 10 a 200. In alternanza, finché ottengo il risultato che desidero, che è grosso modo questo:

In questo tempo lunghissimissimo, bisogna preparare la salsiccia.
Prendi una padella, versaci un cucchiaio scarso d’olio e falla scaldare a fiamma alta.
Metti poi la salsiccia ed inizia la cottura, che durerà almeno 20 minuti. 

Devi bucarla su ogni lato, girarla spesso ed ottenere un colore bello intenso su tutta la superficie, usando sempre una fiamma alta.
Nel caso l’esterno si cuocesse troppo in fretta rispetto all’interno (e lo saprai solo alla fine, tagliandola), abbassa la fiamma al minimo e prosegui la cottura finché occorre.
Ecco il risultato finale:

Metti le salsicce su un piatto e tagliale a pezzetti.
Ricacciale poi in padella, metti il coperchio, ed attendi che le patate si degnino di completare la cottura.

Nel frattempo taglia la provola a fettine sottilissime. Se vengono esteticamente uno schifo non ha alcuna importanza:

Appena le patate sono pronte, tira fuori la teglia ed aggiungi la salsiccia. Siccome siamo persone sane – senza glutine, senza uova, ricche di calcio e vitamine – versa anche il grasso che la salsiccia ha sicuramente cacciato fuori. Mescola il tutto.

Copri con la provola. Quanta ne vuoi: minimo 150 grammi, massimo 200. Di più si può, non è illegale, ma forse coprirebbe tutto un po’ troppo ed ogni boccone sarebbe talmente filante da diventare un po’ noioso da masticare.

Se vuoi puoi anche mescolare, ma non è fondamentale.

Inforna di nuovo. Sempre 200 gradi, sempre modalità statica, per circa 10 minuti.
È già tutto cotto, dobbiamo solo fare sciogliere bene il formaggio e riscaldare la salsiccia.

A differenza di quasi tutti i piatti cotti in forno, questo te lo puoi pappare subito.
Prepara i piatti, a cucchiaiate.

Cucchiai di una certa importanza.

Ecco cosa dovresti avere davanti:

E guardate come fila, signori miei:

Accompagna il tutto con una birra, che ci sta bene, e mangia. Ci sono volute solo tre ore e mezza, sicuramente sarai affamata.

Ciao e buon appetito!

Secondi, tutorial

Broccoli e salsiccia.

So per certo di avere già spiegato come si cuociono i broccoli al vapore e so che abbiamo pure imparato quella pratica un po’ barbarica che è il bollirli. Manca giusto il cuocerli in padella ed è arrivato tempo di colmare la lacuna.

Quello che non ricordo è se ho mai scritto un tutorial scemo per preparare le salsicce. Però ‘sti cazzi, lo metto lo stesso, perché tanto la voglia di salsiccia alberga sempre dentro di noi.

Sorrisoni al sol pensiero.

Sarà un po’ l’Abc della cucina, però ci vuole pure quello. Nessuno di noi nasce con già la capacità di fare, a dire il vero nasciamo che non sappiamo fare un cazzo. Manco piangere.
La nostra ignoranza è enciclopedica quando prepariamo da mangiare: pure la roba più ovvia è magia nera, se qualcuno non ci svela il metodo.
Quindi se hai già appreso l’importantissimo sapere della salsiccia e dei broccoli, buon appetito a te e ci vediamo la prossima volta.
Altrimenti stai qui che passo passo anche oggi ci portiamo a casa la cena.

A scuola con il Kaiju.

Un’ultima precisazione e poi partiamo: useremo pure il grasso malsano che i salsicciotti tireranno fuori. Quindi se qualcuno ha intenzione di giocare la carta Rompicoglioni, ecco il mio consiglio salutista:

Ho detto tutto.
Go, go, go!

Per preparare dei broccoli e salsiccia, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di broccoli, peso calcolato dopo la pulizia. Difficile dirti quanti comprarne, poiché il gambo pesa parecchio. Io ne ho presi 2, ma di certo non è un’unità di misura precisa;
  • 600 grammi di salsiccia. Non di più, già così è tanta;
  • 20 grammi d’olio per cuocere i broccoli;
  • 10 grammi d’olio per cuocere le salsicce;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino (fresco è sempre meglio) e sale.

Quello che devi sapere del broccolo è che si caccia via tutto. In realtà il gambone si può usare per altre preparazioni (una vellutata, per esempio), ma tanto non le impareremo oggi quindi ‘sticazzi.

Intanto eccolo, il gambone, che oggi è solo materiale di scarto:

A noi interessano le cimette. Cioè queste cosine qui:

Tagliale a pezzi piccolini, che più sono minute e meno faranno fatica a cuocere.
Così:

Il più è fatto.
Salsiccia e broccoli hanno bisogno dai 15 ai 20 minuti di preparazione, ma non possiamo cuocerli insieme perché i metodi saranno diversi. 
Quindi broccoli in una padella di cui possiedi il coperchio, salsiccia in un’altra padella (che non ha bisogno di coperchio).

Cottura contemporanea. Non ti sbatterai più di tanto, perché sono due procedimenti elementari.
Partiamo dalla salsiccia.

Versa 10 grammi d’olio in una padella. In realtà l’olio è praticamente superfluo, ma io lo aggiungo lo stesso perché ho sempre un po’ paura di rovinare le padelle.
Accendi una fiamma bella alta e, appena la padella è rovente, cacciaci sopra le salsicce.

L’olio è così poco che manco si vede.

Nello stesso tempo occupati dei broccoli.

In un’altra padella (di cui hai il coperchio) versa 20 grammi d’olio e cacciaci dentro uno spicchio d’aglio schiacciato ma in camicia e del peperoncino tritato.

Fai soffriggere il tutto, a fiamma medio bassa, per aromatizzare bene l’olio. Se inclini la padella facendo aggregare l’olio tutto in un punto, l’operazione ti sarà più facile.

Così.

Un paio di minuti dopo aggiungi i broccoli e fai insaporire, a fiamma medio alta, girando spesso. Aggiungi anche il sale, che aiuterà i broccoli a cacciare fuori la loro acqua (se ce l’hanno).

Nel frattempo non dimenticarti delle salsicce!
Non hanno bisogno tantissimo di te, ma ogni tanto devi girarle per farle abbronzare su ogni lato e ricordati di usare una fiamma alta. Non vogliamo certo farle “bollite”.

Bucherellale anche su ogni lato per fare entrare il calore all’interno, altrimenti il rischio che si carbonizzino all’esterno ma rimangano crude all’interno è alto.
Se ce l’hai, puoi usare anche lo strumento del demonio:

Il Forcone.

Dopo 2 o tre minuti che i broccoli stanno andando, aggiungi un po’ d’acqua. Non tanta, tipo mezzo bicchiere. L’occorrente per bagnare il fondo della padella. Se i tuoi broccoli avessero rilasciato del liquido, allora quest’aggiunta non serve.

A questo punto chiudi col coperchio e continua la cottura fino a quando la verdura sarà pronta.
Ogni tanto apri, mescola e se vedi che l’acqua scarseggia aggiungine ancora. 

Durante l’operazione.

Per i broccoli i tempi di cottura non sono fissi. Ogni tanto assaggia e quando ti piacciono significa che sono pronti: a me non piacciono a pappetta, ma manco croccanti. Devono essere molto morbidi, quel morbido che si può trapassare con la forchetta senza il minimo sforzo.
Mi ci sono voluti intorno ai 20 minuti. In pratica li ho fatti andare fino a quando anche la salsiccia era perfetta.

La salsiccia, oltre ad essere bucherellata ed essere girata per avere una cottura esterna uniforme, ha una mezza difficoltà: l’interno.
Come si fa a sapere se è cotto, quando l’esterno ha quel colore abbronzatissimo che ci piace?
Pratica un taglio al centro di una salsiccia e guarda un po’ dunque se è cruda o cotta:

Era cotta.

Nel caso in cui dentro ancora non fosse tempo ma l’esterno fosse già troppo scuro, devi semplicemente abbassare la fiamma e concludere la cottura così.

Hai assaggiato i broccoli e ti piacciono? Spegni la fiamma e aspetta.
Hai tagliato la salsiccia ed è a posto? Spegni la fiamma pure lì.
Prepara i piatti.

Salsicce equamente divise, broccoli per accompagnamento. E come gestire tutto quel meraviglioso grasso che la salsiccia avrà sicuramente rilasciato? Mica lo dovremo buttare, vero?
Giammai: ci condiamo i broccoli.

L’incubo dei salutisti.

Ci siamo.
Ammira la meraviglia che abbiamo di fronte:

Siediti e mangia, che te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

Ma la salsiccia sarà kosher?
Secondi

Bombe di melanzana al forno.

Diciamo ciao ciao alle mozzarelle di mucca.

Con gioia, anche.

La questione di base è questa: se io mangio una mozzarella di bufala e quella è vecchia di sei minuti e mezzo, non solo me ne accorgo ma quasi quasi torno al supermercato per smutandare il formaggiaro.
Quasi quasi, perché in fondo sono una persona pacifica.

Ma dentro sono tutto un fuoco.

Partendo da questa informazione IMPORTANTISSIMA dovrebbe venire da sé che la mozzarella di mucca, per me, è già di base una mezza boiata. Sarà che vivo in un luogo di bufali purpurei, ma qui la mozzarella di mucca non la vendono proprio. Se gliela chiedi ti domandano a che ti serve. Ah, per cucinare, rispondono. Ah, ma allora prendi questa.

E che ti presentano? Mozzarelle finte, confezionate, di marca. Che giusto in qualche valle del bergamasco, mica ti viene da pensare che nel profondo sud esista, la mozzarella confezionata.

Stupore.

Queste mozzarelle finte fanno schifo. Da crude. Da cotte hanno comunque il problema di non essere ABBASTANZA finte: del latte c’è e tende a sputtanare un po’ ogni roba da forno che devi preparare.
Quindi, di solito, bisogna proprio picchiarla questa mozzarella, per renderla tanto orrenda da non permetterle di annacquare la cena.

Bisogna darle proprio mazzate potenti, tipo queste.

Prima la tagli a pezzi, poi la metti in frigo e la fai stare là per due o tre giorni. Quando è abbastanza vecchia da essere solo un ricordo del formaggio fresco che era alla nascita, allora la usi per cucinare.

Quindi io, Pizzakaiju, sto cercando alternative.
Quindi io, Pizzakaiju, per ora mi sono convertita allammmerda.
E te la presento:

Pizzakaiju&Friend.

Con la modica cifra di 5 euro scarsi ho comprato un chilo di questa roba qui. Una roba che se la assaggi da cruda sa esattamente di mozzarella vecchia. Una roba che però, se la metti nel forno, si fonde, si trasforma, diventa filante e ti manda in tilt la bocca.
Dei miracoli che manco Gesù Cristo.

Tutto questo per dire che ho preparato delle bombe di melanzana al forno stracolme di cose buone e la mozzarella ha fatto da collante sociale. Ah, come filava, signora mia. Ah, quanto non ha rilasciato neppure una goccia di latte, signora mia. 
Quindi preparati a passare la giornata di domani in palestra, perché questa cena non si dimentica facilmente.

Sì, ma ricordati di entrarci, in palestra. Tu e i tuoi selfie del menga.

Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, cambiando assolutamente nulla. Una garanzia, come sempre.
Piatto ottimo, caloricamente non tremendo ma bello peso da digerire.
Sei avvisata.

Partiamo. Go, go, go! 

Per preparare delle bombe di melanzana al forno, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 melanzane. In questo caso non servono le quantità in grammi, ma il tipo di melanzane. Ti servono quelle a forma di palla, perché dobbiamo riempirle. Qualche riga più sotto ti mostrerò la foto;
  • 50 grammi di parmigiano, più o meno;
  • 10 pomodorini ciliegini. Proprio 10 di numero. Sei andato a scuola, sai contare?
  • Uno spicchio d’aglio, un paio di cucchiai d’olio, sale;
  • mezzo chilo di gnocchi di patate. Io li compro industriali, se tu li sai fare con le tue belle manine di merda, meglio;
  • 3 foglie di basilico;
  • circa 300 grammi di mozzarella di mucca. Quella con meno latte possibile.

Oltre il discorso mozzarella, 2 sono le cose che devi sapere.
Innanzitutto che hai bisogno di infornare le melanzane per 40 minuti e poi farle raffreddare, quindi preparati per tempo.
E poi devi sapere quali melanzane comprare.
Ecco quali:

Belle ciccione.

Ora che hai il potere della conoscenza assoluta possiamo cominciare.

Taglia le melanzane in due parti, con tutto il picciolo o come si chiama:

Con un coltello incidi la polpa di ogni melanzana. Più possibile, in tutti punti e in profondità. Stai però attenta a non spaccare il guscio (o la buccia, chiamala come ti pare).

Accendi il forno a 180 gradi, modalità statica.

Con un pennello cospargi d’olio le superfici delle melanzane. Non ne serve molto, circa un cucchiaio.

Cospargile anche di sale.
Metti le melanzane su una teglia da forno foderata da carta da forno (che non si sa mai, almeno siamo sicuri che non si attaccano) ed infornale a 180 gradi per 30-40 minuti. 
Ecco come saranno a fine cottura:

Lasciale raffreddare.

Siccome dobbiamo aspettare un po’ che le melanzane diventino lavorabili, ripetiamo l’ovvio: ogni volta che si cucina bisogna togliere dal frigo tutto ciò che serve per la preparazione.
Ti sei ricordata di togliere il parmigiano, la mozzarella e soprattutto gli gnocchi dal frigo?
Se te lo sei dimenticato, è giunto il momento di agire.

Le melanzane sono fredde? Bene, è tempo di svuotarle.
Per farlo usa un cucchiaio e tanta pazienza: devi togliere la polpa, scavando, ma senza spaccare per niente l’armatura della melanzana.
La polpa mettila da parte, che la useremo tra poco.

Non è un lavoro brevissimo e non riuscirai a svuotare completamente la melanzana. Ma non ha importanza, tanto la polpa è tutta da mangiare, pure quella che non riuscirai a staccare.
Ecco le mie:

Il più è fatto.
Metti l’acqua degli gnocchi a bollire.
In un padella versa un cucchiaio d’olio e cacciaci dentro uno spicchio d’aglio ancora in camicia ma schiacciato.
Strofina la padella con l’aglio per fare insaporire un po’ l’olio, poi cacciaci dentro la polpa di melanzana.

Aggiungi un po’ di sale e mentre la melanzana si insaporisce, a fiamma bassa, taglia i pomodorini.

Devi decapitarli e poi tagliarli in 4 parti.
Butta pure loro in padella, insieme alle 3 foglie di basilico spezzettate con le mani.

Mescola il tutto e fai andare a fiamma bassa per 5 minuti. Se vedi che il tutto è troppo asciutto, bagna con un po’ d’acqua degli gnocchi.

Mentre attendi che l’acqua degli gnocchi bolle, taglia la mozzarella a dadini.

Sala i gusci di melanzana, poi adagiaci sopra della mozzarella. Stiamo foderando il fondo, in questa maniera:

Nel frattempo la polpa di melanzana sarà diventata circa così:

Togli l’aglio e continua a farla cuocere a fiamma bassissima fino all’arrivo degli gnocchi che devi scolare direttamente qui dentro e fare saltare brevemente (30 secondi bastano) per presentargli ufficialmente il resto del condimento.

È finalmente arrivato il momento di creare le nostre bombe di melanzana, quindi accendi il forno a 190 gradi (sempre a modalità statica).

Gratta anche il parmigiano.

Riempi le 4 melanzane con gli gnocchi. Si formeranno delle montagnette. Sopra alle montagnette di gnocchi caccia la mozzarella:

Cospargi il tutto con il parmigiano.

Inforna le melanzane per 15 minuti o comunque fino a quando il formaggio sarà completamente sciolto e si sarà formata una bella crosticina.
Ecco la magia:

Siamo pronti per fare la pappa!

Mangiane mezza per volta, tenendo il resto in caldo, nel forno ormai spento, perché sennò congelano e fan schifo.
Ecco la mia prima porzione:

Lo vedi come fila? Che mozzarella FRESCHISSIMA, signora mia!

Mangia, che te lo sei meritato.
Ciao e buon appetito!

piatti unici, Secondi

Frittata coi fichi

Per trovare i fichi per questa frittata ho viaggiato per tutto il multiverso. Ormai sono tutti in preda ai vermi e alle vespe e manco più il supermercato me li vende più.
Ad un certo punto ero così disperata che stavo per rinunciare.

Ho chiesto aiuto pure a lui, ma niente.

Poi ho ripercorso mentalmente tutte le vie della wasteland in cui vivo, tutti i prati, i luoghi di ritrovo dei cavalli, i bar delle pecore.
E mi sono ricordata che esistevano tre alberi che forse forse forse (FORSE) avrebbero potuto aiutarmi.

Ecco la mappa del luogo in cui vivo.

Sono andata ed è stato un po’ un film di Lucio Fulci. Ho addirittura trovato degli scarafaggini nei fichi, una roba un po’ vomitevole. Ne ho raccolti un sacco ed a casa ho scartato tutte le robe verminose, marce e troppo mature che avevo conquistato.
Ed alla fine ce l’ho fatta: 300 grammi di fichi, scarsi, erano nella mia cucina.

Quindi ti posso passare questa frittata, sperando che troverai meno difficoltà nel reperire i fichi, perché ti assicuro che è tanto strana quanto buona.

Altrimenti pazienza, ci rivediamo qui tra un annetto.

Realizzare che non si potranno mangiare fichi per i prossimi dieci mesi. DIECI MESI.

Go, go, go!

Per preparare una frittata coi fichi, per due persone, hai bisogno di:

  • 6 uova. Più fresche saranno e più la frittata sarà buona. Le mie erano così fresche che erano di un arancione psichedelico;
  • circa 300 grammi di fichi. Non prendere quelli supermaturi che si spappolerebbero, né quelli acerbi che sanno di niente. Una via di mezzo;
  • un po’ di sale, pepe;
  • una cinquantina di grammi di formaggio da grattugiare sopra. Puoi usare del pecorino semistagionato, una caciotta mista, della feta. Anche il pecorino romano va bene. Quale che sia la tua scelta, grattugialo a scaglie grandicelle;
  • un cucchiaio d’olio.

Lava bene i fichi e tagliali a spicchi abbastanza piccoli.

Rompi le uova e cacciale in una ciotola. Spaccale prima in un bicchiere, poi travasale nella ciotola: eviterai gusci rotti nel caso non calibrassi bene la putenza dei bracci.

Sbattile leggermente, mettendo un po’ di sale. Per pochi secondi: non stai facendo un dolce, è sufficiente amalgamare rossi e bianchi.

Prendi una padella antiaderente e di cui possiedi il coperchio e versaci un cucchiaio d’olio.
Accendi la fiamma bassa ed attendi che la padella vada in temperatura. Per sapere se è pronta ti basta versare una forchettata di composto di uova: quando si stacca dal fondo facilmente significa che la padella è ok.
A questo punto versa tutto il composto di uova.

Chiudi col coperchio e lascia cuocere due minuti scarsi sempre a fiamma bassissima, giusto il tempo di fare rapprendere i bordi ed avere un fondo non liquidissimo.

Adesso appoggia i fichi, facendo in modo che la buccia sia tutta rivolta verso l’esterno:

In questa maniera tenderanno ad attaccarsi di meno alla padella.

Chiudi col coperchio e fai cuocere finché la frittata sarà solida nella parte superiore. Il tempo è variabile: dai dieci ai venti minuti, dipende da tante cose.
Ma il tutto deve essere solido, altrimenti spacchi tutto.
Così:

Adesso devi assicurarti che la frittata si stacchi dal fondo senza resistenza. Alza leggermente i bordi con una spatolina di legno, poi muovi un po’ la padella per vedere se si stacca. Nel caso non si staccasse, continua ad aiutarla con la spatolina.
Quando sarà del tutto movente, dobbiamo girarla.
Come? Col coperchio.

Chiudi la padella col coperchio e con un gesto deciso ribalta la padella a testa in giù. La frittata ora sarà sul coperchio e ti basterà farla scivolare di nuovo sulla padella per proseguire la preparazione.
Lascia cuocere, sempre con coperchio e sempre a fiamma bassa, per altri dieci minuti. Sentirai l’odore dei fichi cambiare: si cuoceranno, finalmente, ed avranno un odore quasi di caramellato.

Trascorsi i dieci minuti viene la parte più difficile: bisogna togliere la frittata e non puoi girarla col coperchio. I fichi sono infatti molto pesanti e ti si spaccherebbe parecchio.
Muovi prima la padella per vedere se la frittata è bella staccata dal fondo:

Se non lo è, aiutati con la solita spatolina.
Una volta staccata non ti resta che far scivolare la frittata direttamente su un piattone.
Se sei riuscita a non fare attaccare al fondo niente, i fichi dovrebbero essersi tranquillamente uniti al pastone di uova. A me se ne è staccato giusto uno:

Taglia la frittata a pezzi e mettila sui piatti. Guarda com’è la parte inferiore:

Cospargi con il formaggio che hai scelto e, se vuoi, anche con del pepe che ci sta benissimo. 
Ecco qui cosa dovresti avere davanti a te, circa:

Ciao e buon appetito!

Contorni, Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Fagiolini caserecci.

Oggi un piatto semplice, una di quelle robette campagnole e super rustiche. L’unica difficoltà sta nel superare il tedio della pulizia dei fagiolini, che è sempre una pratica un po’ lunghetta e rompipalle.
Ma ne vale la pena, perché poi ci prepariamo un sugo da leccarci i baffi.

Perché se non te li lecchi, finisci come lui.

Parte subito il Go, go, go! che è troppo presto per pensare ad esilarantissime boiate con cui intrattenerti.
Ah, ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, cambiando assolutamente niente.

Per preparare i fagiolini caserecci, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di fagiolini. Se li prendi freschi prendi un paio di etti in più perché, anche se non sembra, da scartare ce n’è;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • un cucchiaio d’olio;
  • prezzemolo e basilico;
  • 800 grammi di pelati (due barattoli);
  • sale, pepe;
  • 100 grammi di pancetta di maiale tagliata in una sola fetta. Quella più grassa che trovi;
  • pane da seccare al forno + uno spicchio d’aglio ed un cucchiaio d’olio per condirlo.

Sciacqua i fagiolini che sono sempre pieni di terra.
Ora ti tocca tagliare le estremità di ogni fottuto fagiolino e scartare quelli marci, quelli secchi, quelli vecchi.

Dopo una ventina di minuti di lavoro ecco cosa dovresti avere davanti:

Lasciali interi, non serve spezzettarli.

Adesso occupati degli altri ingredienti.
Trita il prezzemolo e taglia la pancetta a dadini.

In una padella molto grande e di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio, fallo scaldare e poi cacciaci dentro la pancetta.
Falla rosolare bene a fiamma media, poi caccia dentro pure due spicchi d’aglio interi ma scamiciati.

Fai insaporire per un minuto scarso, poi getta dentro tutti gli altri ingredienti: i fagiolini, i pelati, il prezzemolo e delle foglie di basilico spezzettate con le mani.

Aggiungi un po’ di sale, pepa, mescola bene e poi chiudi col coperchio. Il tutto deve cuocere circa 35 minuti, con coperchio ed a fiamma medio bassa. Non deve andare a cannone, ma il tutto deve almeno sobbollire in maniera decisa.
All’inizio della cottura aiuta i pelati a spappolarsi, schiacciandoli con una schiumarola o con un cucchiaio di legno.

E che facciamo in questi 35 minuti in cui i fagiolini non hanno bisogno di te?
Se la giornata è stata tremenda potresti metterti a meditare, certo.

Così.

Oppure potresti dedicarti ad un’attività più utile, come il tagliare il pane a fette ed accendere il forno a 200 gradi.

Adagia le fette di pane su una griglia, mettile in forno e falle andare fino a che sono colorate o almeno croccanti.

Uscite dal forno strofina tutti i bordi con uno spicchio d’aglio di cui hai tagliato un’estremità e cospargi con un po’ d’olio.

Ogni tanto controlla i fagiolini e mescola gli ingredienti.
Il sugo dovrà essere praticamene del tutto ritirato. A fiamma spenta assaggia e poi aggiusta di sale e di pepe (lo sai che quando il cibo è super caldo i sapori si sentono poco ed il rischio di mettere troppe spezie è altino? No? Ora lo sai).

Ecco come appariranno a fine cottura:

Prepara i piatti ed avrai davanti a te una porzione mastodontica di verdura.

E soprattutto goditi il pane, cospargendolo di sugo e creandoti la super bruschettona genuina, salutista ed antifascista.

La bellezza.

Ciao e buon appetito!

Secondi, vellutate e zuppe

Crema di fagioli cannellini + tutorial per cuocerli malissimo

Naturalmente se googoliamo un attimo per cercare un metodo serio per cuocere i fagioli secchi, ne troviamo circa un miliardo e mezzo.
Metodi e tempistiche tutti identici tra loro: metti a bagno i fagioli per il tempo indicati sulla confezione, sciacquali, buttali in acqua fredda senza sale, falli bollire e poi abbassa la fiamma, lasciandoli sobbollire per circa un’ora e mezza.

Di seguito le foto: fagioli perfetti, quasi come quelli dei barattoli (e sottolineo quasi).
Peccato che, dopo aver provato qualche centinaio di volte, possa dire che sono tutte stronzate.

Una tipica food blogger che allarma il web perché il kaiju non ci sta. Nella gif non si vede, ma dopo si gira e compra un barattolo di cannellini confezionati e li va a fotografare con la sua supermacchina fotografica. Con tanto di sfondo in legno.

Le ho provate tutte. Fiamma bassissima, tempi cronometrati. Sono stata anche davanti alla pentola tutto il tempo, durante un tentativo, perché temevo che ogni volta avessi perso l’attimo giusto, quello in cui i fagioli cominciano a scamiciarsi.
Ma niente pure così: ramaiolando eccoli, già sformati. Ed erano passati solo 36 (TRENTASEI) minuti dal momento del bollore.

Ed io così.

In realtà, per ora, il miglior metodo per preparare i fagioli è quello senza ammollo di cui ho parlato un po’ di tempo fa. Non è infallibile, ma almeno ogni tanto funziona.
Poi chiaro che dipenderà da tante cose, in primis dalla marca di fagioli acquistati. Io compro quelli Select, ma non ho manco scelta: dove abito io o quelli o muerte.

E no, non possiedo una pentola di coccio, quindi se qualcuno vuole sfracassarmi i coglioni con ‘sta storia può tranquillamente comprarne una e spedirmela (anzi, mi fa pure un favore).

Ebbene sì, c’è scritto sfracassarmi i coglioni in un blog di cucina.

Concludo questa mia filippica di odio con un saluto caloroso non solo a tutti gli Azzurri di cottura di fagioli, ma anche a quelli che – manco a dirlo – li vanno a cogliere direttamente in giardino e li cuociono nel paiolo appartenuto al trisavolo.

E non ci crede nessuno.

In sostanza: qui oggi prepariamo una crema di cannellini, quindi se si spappolano ce ne frega un cazzo perché tanto li dobbiamo passare al mixer. Quindi il tutorial te lo metto, con un po’ di vergogna, perché il fallimento non è importante.
Però se conosci un metodo tramandato nella tua famiglia non ascoltarmi, che tanto fai meglio tu.

Go, go, go!

Partiamo!

Per preparare una crema di fagioli cannellini, per due persone, hai bisogno di:

  • 400 grammi di fagioli cannellini secchi;
  • 3 spicchi d’aglio, 3 foglie di alloro, un po’ di salvia e del rosmarino;
  • sale, pepe;
  • 20 grammi d’olio + un cucchiaio a testa da aggiungere sui piatti;
  • pane da tostare (ed uno spicchio d’aglio + un filo d’olio per condirlo).

Puoi decidere di cuocere i fagioli anche col metodo senza ammollo che ti ho linkato poco più sopra (e che ti rilinko perché la tua pigrizia è infinita).

Altrimenti metti i fagioli a bagno per il tempo indicato sulla confezione.
Poi sciacquali bene.

In una pentola di cui possiedi il coperchio caccia dentro i fagioli, ricoprili con abbondante acqua (assicurati che l’acqua superi i fagioli almeno di un paio di dita) e cacciaci dentro due spicchi d’aglio in camicia, 2 foglie di alloro ed un po’ di salvia.

Chiudi col coperchio, porta a bollore con fiamma media, poi abbassa la fiamma: ti serve calore sufficiente ad un sobbollore, con coperchio semichiuso.

Se durante questa fase si formasse della schiuma, toglila con la tua fedele schiumarola.

Fai cuocere così fino a quando sono cotti: non c’è un tempo preciso, a volte ci vuole mezz’ora, altre un’ora. Non ti resta che controllarli ed assaggiarli.

In teoria non devono essere sfatti per niente, in pratica ecco i miei dopo 30 minuti scarsi di cottura:

Una volta pronti sala bene il brodo, perché lo useremo per la preparazione.
Se hai preparato i fagioli ore prima lasciali nella loro acqua, tanto non si spugnano.

Arrivata l’ora della cena, scola i fagioli dal brodo (senza ovviamente buttarlo). Leva gli spicchi d’aglio e la foglia di alloro. Se riesci, leva pure la salvia.

Riscalda il brodo, portandolo a bollore.

Nel frattempo prepara il pane come ti ho insegnato qui: lo tagli a fettine, lo inforni a 200 gradi e lo fai andare fino a quando è secco e colorato. Ci vogliono dai 5 ai 10 minuti.
Quando lo sforni strofina i bordi del pane con dell’aglio tagliato a metà e poi irrora con un filo d’olio.

Intanto in un’altra pentola caccia 20 grammi d’olio, un po’ di rosmarino, qualche foglia di salvia ed uno spicchio d’aglio scamiciato ma intero.

Butta dentro tutti i fagioli, un po’ di brodo (non ti preoccupare se ancora non stesse bollendo) e del pepe.

Fai cuocere a fiamma medio alta, 5 minuti dal momento in cui il tutto inizia a bollire.

Esaurito questo tempo bisogna passarlo al mixer. Se vuoi puoi usare quello ad immersione, altrimenti versa tutto il contenuto nel mixerone grande e trita. Per tutto il contenuto intendo soltanto i fagioli e l’acqua in cui li hai fatti insaporire negli ultimi 5 minuti: senza aglio, senza alloro e, sempre se riesci, senza salvia.

Se tritando ti accorgessi che l’acqua non è sufficiente, aggiungi il brodo che hai portato a bollore: un cucchiaione alla volta, fino al raggiungimento della consistenza desiderata.
Assaggia ed aggiusta di sale e di pepe, poi dai un’ultima scossa col mixer per amalgamare bene il tutto.

Il risultato non deve essere liquido, ma bello sostanzioso senza tuttavia sembrare un purè.
Ecco il mio:

Prepara le porzioni e su ogni piatto versa un cucchiaio d’olio e cospargi di pepe.
Siediti e mangia, accompagnando il tutto con un po’ di pane che hai preparato con le tue manine di merda.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto, se sono riuscita a spiegarmi:

Ciao e buon appetito!

Secondi

Spezzatino con patate e piselli

È da un po’ che non ci sentiamo, eh?

Grazie per l’accoglienza calorosissima.

Si è ripetuta la solita sfiga ciclica del cibo andato a male: ricettacce tremende, roba un po’ meh, troppo di questo, troppo di quello, Pizzakaiju dice no.

Nel frattempo ho imparato a cucinare lo spezzatino nella maniera più tradizionale (non nella birra e nel forno, come in passato) e ti passo dunque anche questo fottuto capolavoro, come direbbero i giovini.
Ti avverto, però: hai bisogno di almeno tre orette per cuocerlo. 

Eh, ho capito, allora fai una ricetta svuotafrigo e non scassare i maroni.

Tempo ben utilizzato, senza dubbio alcuno. D’altra parte capisco anche il gravissimo pesaculismo che a volte coglie anche i migliori tra noi e quindi tieni questa ricetta per  periodi più consoni. Quei periodi in cui l’anzianità ti assale e ti piace sederti vicino al fornello ed addormentarti, come facevano le vecchie sagge e ricolme di infinita sapienza.

Esempio di saggezza.

Ho rubato la ricetta in gran parte a Barbato, ma ci sono delle differenze soprattutto di tempi.
Ti linko il video alla fine, come sempre.

Siccome mi sembra di capire che la maggior parte della ggggggente non ha la più fottuta idea di quello che mangia, è giunto il tempo di aprire la rubrica calorie.
Una porzione di questa robetta qui, che sfama ed è mondiale, è anche parecchio calorica: circa 1100 calorie a testa, bevendo anche un bicchiere colmo di vino.

Non dietetico, ma nulla che una sana ginnastica non possa contenere.

Gamera è immune al pesaculismo.

Go, go, go!

Per preparare lo spezzatino con patate e piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 750 grammi di carne di manzo semigrassa;
  • una carota, una costina di sedano ed una cipolla;
  • uno spicchio d’aglio da spezzare a metà ed usare in due momenti diversi;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 2 bacche di ginepro, una foglia di alloro, un po’ di salvia e del rosmarino secco;
  • 200 grammi di vino rosso (nel mio caso ho usato il Cannonau);
  • 250 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi di patate;
  • 100 grammi scarsi di piselli (credo di averne usati 70);
  • sale e pepe.

Taglia a pezzettoni la carne di manzo. Usa le forbici, che è più facile, e non levare il grasso: si scioglierà durante la cottura e sarà tutto morbidissimo e buonissimissimo.

Togli l’esterno della carota e del sedano con un pelapatate, poi tira fuori il tritatutto: riducili a pezzettini insieme anche alla cipolla ed a mezzo spicchio d’aglio.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio e caccia dentro l’altro mezzo spicchio d’aglio, la foglia di alloro, la salvia ed il rosmarino secco.

Fai insaporire per un paio di minuti, poi caccia dentro anche i pezzettoni di carne.

Alza la fiamma e fai colorare la carne in ogni suo lato, girando spesso. Sala, pepa ed aggiungi le 2 bacche di ginepro. Cuoci per dieci minuti. 

Leva la carne con una schiumarola  e lasciala riposare, possibilmente coperta.

Adesso butta nella pentola le tue verdure.

Lascia insaporire per un paio di minuti, fino a quando le verdure assorbiranno il liquido rilasciato dal manzo, poi unisci di nuovo la carne.
Nel mio caso non c’era molto liquido, quindi è stata un’operazione piuttosto veloce.

Cuoci sempre a fiamma alta, girando spesso. Appena nella pentola vedi che non c’è più liquido alcuno, versa il vino rosso.

Cuoci sempre a fiamma alta, per fare evaporare la parte alcolica, per circa 5-6 minuti.
A quel punto ricopri con acqua a temperatura ambiente e versa pure i 250 grammi di passata di pomodoro. Mescola bene.
Il liquido deve essere parecchio perché la cottura, in realtà, durerà un altro paio di ore. Piano piano verrà assorbito ed evaporerà, senza alcuna fretta. 

Se hai versato troppa acqua il peggio che può accadere è che devi prolungare la cottura ancora di più, un po’ una palla ma il manzo non se la prende, anzi.

Porta il tutto a bollore, poi sposta la pentola su una fiamma più piccola ed usala anche al minimo: il necessario per creare un sobbollore.
Caccia sopra il coperchio e basta, dimenticati dello spezzatino per un’ora. 

Allo scadere dell’ora pela le patate, lavale bene e tagliale a tocchetti non giganti.
Gettale in pentola.

Continua la cottura a fiamma bassa, sempre col coperchio.

Dopo una ventina di minuti aggiungi anche i piselli.

Adesso devi continuare la cottura fino a quando le patate saranno morbide e soprattutto il liquido evaporatissimo.
Dall’aggiunta delle patate devi contare da un minimo di 25 minuti fino ad un massimo di un’ora intera.
Se noti troppo liquido dopo 30 minuti, rimedia col semicoperto: metti un cucchiaio di legno tra la pentola ed il coperchio, così il vapore evapora più in fretta.
Consiglio superfluo, forse, ma meglio abbondare di informazioni che vivere nell’ignoranza che ci farebbe perdere un sacco di tempo prezioso (perché noi siamo qui per mangiare, ricordiamocelo).

Ecco il punto di arrivo:

Ma non è finita qui. Una volta cotto spegni tutto e metti di nuovo il coperchio: lascia riposare per 25 minuti.
So che è tremendo non poter abbuffarsi quando la pappa è pronta, ma è un tempo di riposo importante: diventerà ancora più buono.

Conclusa l’attesa infinita prepara le porzioni ed ammira la bellezza:

Ciao e buon appetito!