Secondi

Feta fritta

Sappi che ho intenzione di farti friggere tutti i formaggi del mondo.

È gioia quella che leggo nel tuo volto?

Ho in mente un po’ di esperimenti, tra tipi di formaggi, pastelle e metodologie di frittura. Ma siccome ho già decretato più e più volte che questa bucolica, atavica, ancestrale e soprattutto euforica estate 2018 è l’estate della feta, è con lei che iniziamo.

Sono un servizio pubblico.

Ho rubacchiato la ricetta a Peperoni e Patate, anche se io ho deciso di cuocere il pezzo di feta tutto insieme, che mi dava più soddisfazione.

Non sarà complesso, ma sappi che avrai bisogno di un paio d’ore di congelazione della feta. No, non puoi friggerla senza raffreddarla: toccherebbe l’olio bollente e si scioglierebbe, quindi organizzati per tempo.

Go, go, go ma prima sigla!

Sigla!

Per preparare la feta fritta, per una persona, hai bisogno di:

  • una fetta di feta da 200 grammi. Io compro la Zorbas, così ci capiamo sulle dimensioni;
  • 2 uova e pangrattato per la panatura. 2 uova è indubbiamente una dose un po’ esagerata, ma preferisco abbondare, non si sa mai;
  • parecchio olio extra vergine di oliva per friggere, tipo mezzo litro, ma dipende dalla padella che usi e da quanto vuoi immergere il formaggio. Non friggere con l’olio di semi, che fa schifo e poi non digerisci;
  • marmellata di arance o miele come accompagnamento.

Per prima cosa sciacqua la feta sotto l’acqua corrente e mettila nel freezer per un’ora, appoggiata su un foglio di carta da forno.

In questo tempo fai quel che vuoi.

Per esempio mettiti degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero.

Dopo un’ora sbatti le 2 uova in un contenitore e versa un po’ di pangrattato su di un piatto.

Siccome friggere non è una scienza perfetta, io ho formato ben 3 strati di panatura per essere sicurissima che la feta non si sciogliesse e la panatura non si staccasse.

Prima passa il pezzone di feta nell’uovo, coprendolo in ogni sua parte. Poi lo passi nel pangrattato, compiendo la stessa operazione. 
Poi di nuovo nell’uovo, poi di nuovo nel pangrattato.
Ed ancora nell’uovo ed infine nel pangrattato.

Già che ci sei metti la cera, togli la cera ed impara il Karate.

Il risultato deve essere bello compatto. Come questo:

Rimetti la feta nel freezer per un’altra ora  o fino a quando sarai pronta per friggere. Appoggiala sempre su un foglio di carta da forno.

Prendi il padellino o il wok o la pentola che hai deciso di usare per friggere e riempi di olio quanto basta. Io ho scelto di usare due-tre dita d’olio, ma puoi anche riempire l’intera pentola, se ti è più comodo.

Quello che conta è che devi fare andare in temperatura l’olio: usa una fiamma alta e dopo qualche minuto mettici un pochino di farina per vedere se ci siamo. Se inizia a sfrigolare puoi partire col formaggio.

Facendo attenzione a non bruciarti e a non lanciare olio bollente per la cucina, adagia la feta.

Fai cuocere un paio di minuti, poi girala con l’aiuto di una pinza o spatola. Fai cuocere per altri due minuti scarsi.

I tempi di cottura sono super indicativi: dipende dalla temperatura dell’olio, della feta e dalla quantità di olio. Se l’hai immersa tutta, è probabile che dopo la prima giravolta ci sia bisogno di molto meno tempo.
Comunque è pronta quando tutti i lati della feta sono belli abbronzati:

Togli la feta dall’olio, adagiala su della carta assorbente e lasciala riposare per 30 secondi per dare il tempo all’olio in eccesso di scivolare via.

Adesso te la puoi pappare, cospargendola di miele, di marmellata di arance oppure da sola.
Ecco qui la bellezza del taglio:

Ciao e buon appetito!

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Secondi, Secondi di mare

Alici imbottite al forno.

Avrei tanto voluto preparati un tutorial per pulire le alici fresche, ma forse se googli è meglio.

Il tipico disfattismo del Kaiju.

Non che sia un compito difficile, ma diciamo che lavorare pulito non è di casa ed avresti dovuto osservare immagini forti, di quelle che necessitano la maggiore età, di quelle sangue e merda, di quelle pulp.

Che poi, ti do un consiglio: fattele pulire dal pescivendolo, se puoi, perché qui per 600 grammi di pesce c’è voluta un’ora. Sì, c’avete ragione, sarà senz’altro per robbosità e mongolismo, senz’altro. E tutti lì a sgomitarsi e a scambiarsi occhiolini, perché loro puliscono 40 quintali di alici in sei secondi e mezzo, bendati e con una mano sola.

Loro, che se non la piantano di fare gli Azzurri di Alici gli mando Ryan Gosling a casa.

Se il tuo pescivendolo non te le pulisce, cambia pescivendolo.
Io, francamente, non credo di voler ripetere il tedio di quella serata. Solo all’idea di dover mozzare altre teste e levare spine dorsali mi sento male.

Cupezza nel cuore, nell’animo, nel vestito, nella cravatta, nello sfondo.

Tolta la pulizia, il piatto che ti sto per presentare è facilissimo e non ha neppure bisogno di molto tempo per essere preparato.
Ricetta rubata al Bocca, come accade spesso in questo periodo, ha bisogno di una cottura veloce al forno che non supererà i 20 minuti. Mi rendo conto che fa caldo, ma basta che ti rifugi nel tuo angolo felice e visualizzi della neve e vedrai che il forno non ti sfiancherà.

Ed ecco un mantra adatto per l’evento. Basta crederci.

Gli ingredienti che ti darò sono indicativi, ne potresti anche usare di meno. Come per tutte le cose imbottite, difficile pesare al grammo tutto quello che si usa.

Go, go, go!

Per preparare delle alici imbottite, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di alici fresche. Peso calcolato prima della pulizia;
  • 100 grammi di pecorino toscano stagionato;
  • 5 grammi di curcuma;
  • 2 pomodori di Sorrento belli grandi. Se non li trovi, indicativamente 800 grammi di pomodori da sugo possono bastare;
  • abbondante prezzemolo, 3 foglie di menta, abbondante basilico;
  • pepe, uno spicchio d’aglio, 3 foglie di menta, un po’ d’olio, un po’ di pangrattato e sale;
  • 100-150 grammi di lardo tagliato a fettine non sottilissime. Se hai quello di colonnata sei una bimba fortunata, se hai quello locale va bene uguale. Se non lo trovi, puoi anche virare e comprare il guanciale. Verrà buonissimo ugualmente.

Facciamo finta che tu abbia già le alici pulite. Eccole:

Quindi occupiamoci di tutti gli altri ingredienti.
Gratta a polvere il pecorino toscano.
Fai un trito con prezzemolo, aglio e menta, magari aiutandoti con il mixerino.

Se hai trovato il pezzo di lardo ti tocca tagliartelo a fette. Tipo così:

Lavori manuali un po’ troppo caserecci?

In una ciotola metti tutto il pecorino grattugiato, i 5 grammi di curcuma, il trito che hai preparato, un filo d’olio, del pepe ed un pochino di sale (facoltativo, dipende dalla sapidità del formaggio).
Mescola tutto bene fino ad ottenere una polvere omogenea.

Ora che è tutto pronto, accendi il forno a 200 gradi, modalità ventilata e farciamo.
Rivesti la teglia che hai deciso di usare con della carta da forno ed adagiaci metà delle alici che hai preparato.

Mi raccomando, metà.

Coprile con la polvere di pecorino.

Metti un pezzo di lardo su ogni alice. Io avevo un lardo minuscolo, che non potevo proprio tagliare a fette larghe. Se tu hai invece la possibilità di creare delle coperte larghe per ogni acciuga, che le copra da lato a lato, meglio.

Chiudi ogni alice con un’altra alice, con la pelle rivolta verso l’alto:

Irrora tutto con dell’olio, cospargi di pangrattato e di pepe.

Inforna. Come già detto temperatura a 200 gradi, per circa 10 minuti (tempo indicativo, se il tuo forno fosse più potente del mio ci vorrà meno). Se – come è successo a me – dopo dieci minuti non si fosse colorata la superficie, passa da ventilato a statico ed alza la temperatura. Stacci dietro, che si brucia subito: bastano 2 minuti di quest’operazione per abbronzare il tutto. 

Ecco come dovrebbero apparire alla fine:

Mentre le alici sono in forno, pensiamo ai pomodori.
Quello che in teoria ci serve è la parte più solida del pomodoro: niente pelle né liquido. Scrivo in teoria perché ovviamente mica sei obbligata a pelarli: tuttavia il liquido lo scarterei, in modo da non avere un contorno che annacqui le alici che hai preparato.

Se hai acquistato i pomodori di Sorrento la cosa della spellatura è veramente facile. Si fa esattamente come con tutto il resto della frutta:

Coltello e via.

Riduci i pomodori a dadini piccoli, cacciali in una ciotola e condisci con un cucchiaio d’olio, del sale, pepe ed abbondanti foglie di basilico spezzettate con le mani.
Se nella ciotola si formasse troppo liquido, filtra il tutto con un colino.

Ci siamo!

Innanzitutto ti mostro uno scatto ravvicinato che a me fa venire fame:

Impiatta il tutto ed al centro del piatto metti un po’ del pomodoro che hai preparato.

Ti assicuro che il pomodoro non è inutile: pomodoro ed alici mangiati insieme sono una roba allucinante. 

Basta per cenare? Credo di sì, nel caso ricordati che senz’altro ti è avanzato del pecorino toscano e te lo puoi pappare a pezzi.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Insalate, piatti unici, Secondi

Melone e frutti di cappero

Se dico prosciutto e melone alzi gli occhi al cielo perché giàssai da sempre.
Se ti consigliassi di papparti feta e melone saresti anche contenta, ma ormai è una roba che ti compri spesso, quindi nessuna novità.
Ma se osassi accoppiare i frutti di cappero col melone, come reagiresti?

Ecco, immaginavo.

Pur con tutta la paura di farti esplodere il cervello per questa nuova opzione mangereccia, ti svelo la scoperta: i frutti di cappero ed il melone sono una roba – ma una roba – che uno non ci crede proprio.

No, giuro.

Ovviamente non può essere una cena. Comprati lo stesso il prosciutto o la feta o quel che ti pare, però è uno di quegli accostamenti che devi provare.

Ci sarà pochissimo da scrivere, comunque Go, go, go! lo stesso.

Scegli il personaggio che iniziamo. Io volevo fare il Qunari ma niente, bastardi.

Per preparare capperi e melone hai bisogno di:

  • un barattolo di frutti di capperi. Quali? Io compro quelli sottaceto e non li sciacquo perché mi piacciono di più. Non ho idea se esistano sotto sale ma nel caso, mi raccomando, passali sotto l’acqua per sei secoli e mezzo;
  • un melone più maturo possibile.

Qual è la differenza tra un cappero ed un frutto di cappero? Il cappero arriva prima. Se lo lasci stare fa il fiore e diventa frutto di cappero. Che storia, eh?

Follow the Pizzakaiju per rivelazioni INCREDIBILI! come questa.

Che devi fare?
Innanzitutto pulisci il melone: lo tagli a metà, levi tutti i semi e la parte filamentosa.
Poi prendi un piatto, ci cacci sopra la fetta di melone, un po’ di frutti di cappero e quel che hai scelto come accompagnamento ulteriore.

Mangia il melone ed il frutto di cappero insieme ed attendi che la magia si sprigioni nella tua bocca.

Ecco il frutto di cappero.

Tutto qui.
Ora sai. Questa è l’eredità di Pizzakaiju.

Ciao e buon appetito!

Ciao!
Secondi

Scottona al vino.

Verrà il giorno in cui ne avrò così pieni i coglioni che uscirò di casa ed andrò a trovare una di quelle che, grazie al suo simpaticissimo ed originalissimo blog di cucina, mi ha fatto mangiare male. Rovinandomi – l’altrimenti splendida – giornata.

Possibili risvolti dell’incontro.

Volevo mangiare del manzo cotto nel vino, ma non è che avessi molta voglia di stare davanti al fornello per sei ore. Anche perché, al posto di pezzi già teneri, a quel punto mi mettevo lì ad attendere la madonna ed il peposo, che ha bisogno almeno di tre ore di cottura.

Volevo del manzo cotto in una quarantina di minuti scarsi ed avevo trovato pure la ricetta.
Peccato che fossero tutte menzogne e già dopo pochi minuti dall’inizio della preparazione mi sono resa conto che l’attesa sarebbe stata eterna.

E già avevo cominciato con i cristi.

Il fatto è che io c’avevo fame. Ma fame vera. Era il quarto giorno di dieta ipocalorica abbinata a palestra massacrante, quindi io l’unica cosa che volevo era sbranarmi una mucca intera, anche cruda, ma farlo subito.
Purtroppo ho impiegato un’ora e mezza ad avere la cena pronta ed è stato un susseguirsi di incazzatura, depressione, incazzatura e depressione fino a quando ho masticato il primo pezzetto.

Mi ricorda qualcuno.

Quindi sei avvisata: il piatto che ti sto per preparare è buonissimo e necessita di poco lavoro. Però è un po’ lunghetto da preparare, soprattutto in un momento in cui fa un caldo boia e nessuno ha voglia di stare in cucina più del necessarissimo. Necessarissimo che di solito si traduce in Apro il frigo e mangio un gelato. 

Go, go, go! e mi raccomando: mettiti ai fornelli un paio d’ore prima di essere abbattuta dalla carogna dalla fame, altrimenti te ne pentirai.

Uno che se ne è pentito.

Per preparare la scottona al vino, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 fette di girello di scottona da circa 150 grammi l’una;
  • 400 grammi di Chianti o altro vino rosso simile;
  • una cipolla bianca grossa;
  • 40 grammi d’olio + un paio di fili per condire ulteriormente;
  • pepe nero, sale.

Partiamo con le presentazioni. Pizzakaiju è lieta di introdurti al girello di scottona:

Ciao.

Puoi usare un altro tipo di carne? Sì, se riesci a trovare un taglio che ti permetta di avere uno spessore adeguato (spessore che potrai osservare nelle successive foto).
Altrimenti dovrai cambiare proprio la ricetta: meno vino e, di conseguenza, meno tempo di cottura.

Non ho una foto dell’operazione, ma devi incidere la carne ogni pochi centimetri per non farla arricciare o gonfiare (usando un coltello o un paio di forbici).

Un po’ come abbiamo fatto ai tempi della porchetta, di cui ti metto la foto così ci capiamo:

Tagli di questo genere.

Taglia la cipolla a fette spesse:

Versa i 40 grammi d’olio in una padella di cui possiedi il coperchio e che possa contenere tutta la carne. Sopra l’olio disponi le fette di cipolla e condiscile con un filo d’olio, un po’ di pepe e di sale.

Metti la scottona sopra la cipolla, condendola con un altro filo d’olio, sale e pepe.

Versa i 400 grammi di vino. La carne non sarà del tutto coperta ma va benissimo così.

Ora metti il coperchio ed accendi la fiamma. Usa una fiamma media fino a quando il vino comincia a bollire, poi abbassala al minimo (o comunque usa una fiamma che permetta il sobbollore).
Non togliere mai il coperchio più del tempo necessario per controllare che accade là dentro, non alzare mai la fiamma e non muovere mai né cipolle né carne. Se vuoi puoi girare la scottona dopo 40 minuti di cottura, ma non è fondamentale.

Il tutto sarà pronto quando il vino sarà stato assorbito ed evaporato e ci vorrà parecchio: io ho impiegato circa un’ora e mezza.

Quando vedi che il vino è evaporato parecchio, togli il coperchio e concludi la cottura a cielo aperto, sempre a fiamma bassa.
Il risultato finale deve essere tipo questo:

Prepara i piatti e versa il sughetto con le cipolle sopra ogni porzione.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto, dopo tanto sudare:

Ciao e buon appetito!

Contorni, roba da forno, Secondi

Cipolle al forno con feta e scamorza.

Se decidi di mangiare quello che sto per proporti sappi che il giorno dopo puzzerai da fare schifo.

La gente reagirà così.

Però è un fetore che vale la pena affrontare, perché il piatto non è niente male.
Certo, nasce come antipasto ed il Kaiju ha voluto addirittura cenarci –  e forse come antipasto darebbe il meglio di sé – ma la differenza tra primi, secondi, antipasti e dolci da queste parti non è una differenza di cui fotte a qualcuno.

La ricetta è stata rubata ad Apriti Sesamo che è riuscita a rendere ottime delle semplici cipolle. Dimostrando che tutto è possibile.

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Tutte ‘ste righe solo per poter inserire questa foto.

Go, go, go!

Per preparare delle cipolle al forno con feta e scamorza, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 o 5 cipolle bianche schiacciate. Credo tu possa usare qualsiasi tipo di cipolla, in realtà, ma il gusto potrebbe essere meno dolce, forse per una questione di omogeneità nella cottura. Io ne ho cucinate 4 schiacciate ed una normale ma non è che abbia sentito particolari differenze;
  • 200 grammi di feta;
  • qualche cucchiaino d’aceto di vino rosso;
  • poco zucchero di canna;
  • pepe nero;
  • abbondanti foglie di menta;
  • circa 300 grammi di scamorza affumicata;
  • poco olio per irrorare le cipolle.

Comincia ad accendere il forno alla massima putenza: 240 gradi.

Taglia testa e culo della cipolla, leva il primo strato esterno.
Ecco cosa devi ottenere:

Nel caso tu debba utilizzare cipolle bianche tonde, togli una grossa fetta del culo ed una grossa fetta della testa, in modo che risulti più o meno piatta.

Incidi profondamente ogni cipolla in 8 spicchi, senza tagliarla del tutto a pezzi (senza arrivare in fondo alla cipolla, insomma).

Disponile sulla teglia che hai scelto di usare e cominciamo a condirle.
Un cucchiaino abbondante d’aceto di vino rosso su ogni cipolla ed un po’ d’olio.

Infine una spolverata di zucchero di canna. Anche più abbondante di quella che vedi in foto:

Chiudi più possibile la teglia con della carta stagnola.

Inforna a 240 gradi per 40 minuti.
Nell’attesa prepara i formaggi: sciacqua la feta sotto l’acqua corrente e poi asciugala con un po’ di carta assorbente.
Taglia la scamorza a fette non troppo spesse.

Recupera le foglie di menta e mettile da parte.
Ecco l’aspetto delle cipolle dopo 40 minuti di cottura:

I tempi di cottura sono comunque indicativi: dipende dalla grandezza delle cipolle e da quale temperatura raggiunge il tuo forno. Nel caso, prolungala per un po’.

Ricopri le cipolle con i 200 grammi di feta, sbriciolandola con le mani. Poi cospargi con abbondantissima menta e spolvera col pepe nero.

Infine adagia sulla superficie le fette di scamorza. Dalla foto non si vede, ma poi io ho foderato praticamente l’intero gruppo di cipolle con il formaggio.

Inforna di nuovo, sempre a 240 gradi.
Le cipolle saranno pronte quando vedrai i formaggi sciogliersi. Ci vorranno circa dieci minuti. 
Ecco le mie:

Prepara le porzioni ed assaggia. Ecco il mio piatto:

Bello, eh?

Ti capisco perfettamente.

Ciao e buon appetito!

Secondi

Straccetti di pollo fritti.

Ad un certo punto c’era pollo per tutta la cucina.

Ma proprio ovunque.

Dato che – sempre se si vuole friggere in maniera decente – bisogna mettere ogni pezzo fritto ben separato dagli altri su della carta assorbente, avevo tipo dieci piatti colmi di pollo su ogni ripiano.

In questa foto stavo ancora impanando, ma rende l’idea:

Ma ne mancano, nella foto. Eccome se ne mancano.

Ebbene sì: oggi si frigge. E mica si frigge una roba qualsiasi. Facciamo gli straccetti di pollo impanati con i Corn Flakes, prova generale per quando decideremo di immergere nell’olio direttamente le cosce intere (per mangiarle con pane bianco tostato e coca cola, ovviamente).

Non dirlo a me.

Le regole per una frittura decente non sono molte: usare olio extra vergine di oliva e non quello di semi, cuocere pochi pezzi per volta e far riposare la frittura su carta assorbente, per togliere l’unto in eccesso. Mai coprirla con altra carta, mai ammucchiare le robe fritte.
Basta, per il resto puoi andare tranquilla.

Ho rubato anche questa ricetta ad Apriti Sesamo. Sì, lo so, che tengo a fare un blog se copio tutto? Però che comodo, quando una ricetta è perfetta così com’è e tu devi limitarti a mettere gif cretine.

Esempio di gif cretina a caso.

Go, go, go!

Per preparare gli straccetti di pollo fritti, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di petto di pollo;
  • 100 grammi di latte;
  • 1 uovo;
  • 5 grammi di sale;
  • 5 grammi di paprika dolce;
  • Corn Flakes per impanare. Io ne ho usati tra i 200 e i 250 grammi;
  • almeno un litro d’olio extra vergine di oliva per friggere. Ovviamente non usare quello buono, ma il primo che trovi che costi relativamente poco;
  • ketchup, maionese o le salse che desideri.

In una ciotola rompi l’uovo e metti i 100 grammi di latte, i 5 di sale e i 5 di paprika.

Mescola il tutto con una forchetta.

Taglia il pollo in striscioline piccole, con l’aiuto di un paio di forbici.

Ora dobbiamo marinare il pollo per un paio d’ore e per farlo devi trovare un contenitore abbastanza piccolo da riuscire a coprire il pollo col composto che hai preparato. E devi persino possedere il coperchio.
I recipienti da microonde sono adatti. Io ho usato questo:

Quindi chiudi col coperchio e torna qui tra due ore.

Intervallo.

Ciao, ben ritrovata.
Trita i 250 grammi di corn flakes a polvere, con l’aiuto di un mixerino.

Sponsor.

Metti la polvere ottenuta in un piatto largo oppure in una ciotola.

Trita tutto a rate, ché 250 grammi è un fottìo di roba.

Adesso dobbiamo impanare ogni singolo pezzettino di pollo e poi adagiarlo su un piatto.
Come si fa? Facilissimo. Scrolla leggermente dal liquido il pezzettino di pollo, posalo sui corn flakes sbriciolati e ricoprilo in ogni lato di quella polvere magica. 

Dopo un po’ avrai decine di piatti come questo:

Prendi una pentola piccola, che puoi riempire d’olio senza usarne due bottiglie intere.
Alza la fiamma al massimo ed attendi che sia bollente. Per sapere quando l’olio ha raggiunto la temperatura adatta buttaci dentro un pezzetto molto piccolo di pollo. Se inizia a sfrigolare ci siamo.

Prepara un po’ di piatti foderati di carta assorbente e recupera una pinza, che iniziamo.

Come si frigge? Altra operazione facilissima.
Immergi pochi pezzi di pollo per volta (4, 5 massimo). Conta fino a dieci e poi tira fuori i pezzetti, scuotili leggermente con una pinza per far sì che non siano grondanti d’olio e poi lasciali riposare sui fogli di carta assorbente che hai preparato.

Quando scrivo dieci secondi, intendo letteralmente dieci secondi. 
Sei andato a scuola, sai contare?
E friggere e contare insieme lo sai fare? E allora forza, conta e friggi, conta e friggi.

Finito.
Raccatta tutti i piatti, portali a tavola e mangia il polletto accompagnato dalle salse che hai scelto.
Vedrai che, a differenza della frittura con olio di semi, questa roba sarà tanto mondiale quanto digeribile.

Kaiju contenti della cena imminente.

Ciao e buon appetito!

piatti unici, Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Galotìri (feta al latte). Ricetta greca.

L’avevo detto che prima o poi avrei pucciato la feta nel latte.
Ormai manca solo che me la pappi per colazione.

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Lo ammetto.

Da quando questo formaggio è diventato la mia droga dell’estate 2018, Apriti sesamo mi sta riempiendo di idee per utilizzarlo. Questa ricetta a lei ricorda l’infanzia (la nonna, la natura, le caprette che fanno ciao), per me è solo l’inizio di una dipendenza senza fine.

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Sciogliere la feta sul cucchiaino, il nuovo trend di questa estate fantastica.

Questa è una ricetta facilissima, l’unica difficoltà è quella di attendere almeno 24 ore prima di strafogarsi: la crema ha infatti bisogno di un tempo di assestamento.

So che pare un sacrificio terribile, ma ce la possiamo fare.

Dai, almeno 24 ore. Non fare così.

In frigorifero dura almeno 4 giorni e lo so perché al quarto c’ho condito la pasta (pasta di cui ti darò anche la ricetta, ma intanto partiamo con le istruzioni di base). Se non te lo mangi subito, ricordati di mescolarlo con un cucchiaio una volta al giorno.

Go, go, go!

Per preparare il Galotìri, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di feta;
  • 150 grammi di yogurt greco. Io ho usato il Fage, quello con il 5% di grassi;
  • 100 grammi di latte intero di capra. Se hai difficoltà ad usarlo usa il latte intero di mucca, però secondo me quello di capra è più adatto;
  • un pizzico di sale;
  • pomodori, origano, olio buono e pane per accompagnare.

Versa i 100 grammi di latte in un pentolino e portalo ad ebollizione. Lascialo poi raffreddare fino a quando raggiunge la temperatura di 35-37 gradi.
Ci tengo a scrivere ‘sta cosa dei gradi perché ho detto Sì, e va beh, e come cazzo faccio a sapere quando si raggiunge la temperatura? Mica c’ho il termometro.

Io già ero così.

Apriti Sesamo mi ha risposto in maniera concreta: mettici dentro il dito, la tua temperatura è di circa 36 gradi, quindi non dovresti sentire molta differenza.

Quelle cose piccole che uno non ci pensa e ti aprono il mondo.

Mentre attendi che il latte si freddi, sciacqua la feta sotto l’acqua corrente.
In un pentolino di cui possiedi il coperchio spezzetta con le mani la feta. Aggiungi poi i 150 grammi di yogurt greco. Appena il latte di capra è a temperatura, versalo lì dentro.

Aggiungi un pizzico di sale e mescola bene. Mettici il coperchio e lascia riposare in frigo per 24 ore. 
Ecco il giorno dopo come sarà: una crema con i pezzettoni di formaggio, mondiale.

Fotografare le cose bianche non è facile.

Come mangiarlo? Facile.
Innanzitutto ricordati di tirarlo fuori dal frigo un paio d’ore prima dell’utilizzo, giusto perché così i gusti si sentono meglio.

Worf se ne è dimenticato. Ma va beh, è buonissima lo stesso, dai. E poi magari è una fissa solo mia, quella di non volere la roba fredda da frigo.

Poi procurati un olio più buono possibile, dei pomodori rossissimi e dell’origano. Anche un pane che sia decente: io, per l’occasione, l’ho preparato in casa con questa ricetta qui.

Condisci le fette di pane con l’olio e l’origano:

Spalma sopra abbondante galotìri e, se vuoi, aggiungi anche i pomodori.
Ecco qui la bellezza:

Ciao e buon appetito!

Secondi

Pollo al sugo.

Se l’anno scorso mi avessero detto che nel futuro prossimo avrei preparato un pollo al sugo con dentro succo di limone ed acciughe, avrei inventato al volo la macchina del tempo per andarmi a prendere a calci nei denti (e nel culo).

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Avrei anche inventato una cura contro l’imbecillità e me la sarei iniettata.

Non è che fossi contro la sperimentazione, ma la mia titubanza sul mescolare sapori che avrei definito improbabili vinceva quasi sempre.
Però come fai a non fidarti di Luca Pappagallo? Lui dice che è buono, sarà pur buono per davvero.
In fin dei conti non ci ha fatto scoprire la sugna? Non ci ha fatto passare un pomeriggio in cucina per creare degli involtini di verza e di patate che erano la fine del mondo? E non ci ha persino fatto rivalutare il riso e latte?

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Rendersi conto dell’assurda realtà. Se Pappagallo dice che è buona la ricotta cagliata, uno deve provare.

Ti posso dire che è stato il miglior pollo al sugo mangiato da sempre e da oltre e che quindi non cambierei proprio niente, non sia mai che roviniamo la magia.
Quindi go go go! e vediamo un po’ che bisogna fare per cenare da dio, questa volta.

Per preparare il pollo al sugo, per due persone, hai bisogno di:

  • 3 cosce e 3 sovracosce di pollo;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 3-4 rametti di rosmarino, sale e pepe;
  • 50 grammi di capperi;
  • 2 acciughe;
  • il succo di un limone piccolo;
  • circa 500 grammi di passata di pomodoro;
  • 40 grammi d’olio.

Inizia a sciacquare i capperi.
Devi metterli in una tazza, immergerli in acqua fredda, e poi rovesciare tutto in un colino a maglie fitte. Poi ricominci. 3-4 volte, fino a quando non vedi più granelli di sale.

In una padella molto capiente, in cui puoi mettere tutto il pollo ed il resto degli ingredienti, versa i 40 grammi d’olio e due spicchi d’aglio interi, senza la camicia.

Appena l’olio è caldo, adagia il pollo.

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Usa una fiamma media e fallo rosolare bene, girandolo spesso.
In questa fase aggiungi anche un paio di rametti di rosmarino interi.

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Trita il resto del rosmarino in maniera grossolana e caccia dentro pure lui.
Sala anche il pollo, in tutte le sue parti (sopra e sotto, per capirci) e cospargi con pepe nero.

Appena il pollo è colorato, aggiungi due acciughe, posizionandole al centro della padella. Si scioglieranno.

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Infine butta dentro i 50 grammi di capperi che abbiamo dissalato.

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Continua a far rosolare, sempre a fiamma media, ed intanto spremi il succo del limone. Un limone piccolo, non ne serve in abbondanza.

A questo punto aggiungi la passata di pomodoro, il succo di limone e mescola bene.

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Usa una fiamma sufficiente a fare sobbollire il tutto e fai cuocere per circa un’ora, girando di tanto in tanto tutti i pezzi di pollo.

Il sugo dovrà divenire densissimo e sì, rassegnati, avrai passata di pomodoro per tutta la cucina.

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Ma no, non reagire così, non è poi tanto grave.

Dopo un’ora dovresti avere raggiunto questo bellissimo risultato:

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Con annessi tutti quei meravigliosi schizzi di sugo che vedi un po’ ovunque.

Prepara i piatti e divora il pollo più buono che la storia ricordi.
Guarda parte del mio pasto e no, non invidiarmi perché tanto te lo stai mangiando pure te ed è uguale uguale uguale al mio.

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Ciao e buon appetito!

Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Strapatsàda: uova, feta e pomodoro. Piatto greco!

Uova, pomodori, feta. Praticamente i cibi che preferisco nella vita.

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Quando ho trovato la ricetta ero tipo così, bretelle comprese.

Ancora una volta una ricetta rubata ad Apriti Sesamo, ancora una volta pochissimo lavoro per una cena a dir poco mondiale.

Ogni volta che capito davanti a questi piatti che non sono contadini, ma di più, io proprio sbavo senza ritegno. È ormai noto che adoro la cucina povera, che non tollero le arie da MasterChef e che non c’è niente di meglio che sbafarsi un paio di uova al tegamino, magari con del pane casereccio, in giardino. Bestemmiando per i troppi gatti che cercano di rubarti il cibo e con le vespe che rompono i maroni, ma sono i rischi del vivere in campagna. L’importante è il sano ottimismo rustico.

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Chi becca la citazione ha tutta la mia stima.

Apriti Sesamo svela anche tutti i segreti per ottenere un connubio di sapori perfetto ed io ho seguito quasi tutti i consigli. Quasi perché un olio veramente buono – nonostante viva in terra di ulivi – ancora non l’ho trovato.
Però i pomodori spettacolari ce li avevo e le uova freschissime le ho trovate. O almeno così mi ha assicurato Don Alfonso.

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Eh, può essere pure.

Quindi ti presento le uova paesane, quelle ricoperte di merda.

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Ho detto chiaramente a Don Alfonso, il mio fruttivendolo: se non c’è la cacca, non le voglio.

Non ho intenzione di cambiare il nome alla ricetta, come ho fatto con il Buyurdì. Un po’ perché questi nomi greci sono facili da imparare ed essere meno ignoranti non ci fa male, un po’ perché questa mattina non mi viene in mente proprio niente.
Quindi che Strapatsàda sia: go, go, go! 

Per cucinare la strapatsàda, per due persone, hai bisogno di:

  • 50 grammi di olio extravergine di oliva. Non scrivo mai che uso l’extravergine, perché per me è scontato. Io friggo anche con questo, cosa che ti consiglio caldamente;
  • 4 pomodori belli rossi e maturi;
  • 2 peperoni friggitelli;
  • 6 uova freschissime;
  • un po’ di pepe nero, poche foglie di menta;
  • 200 grammi di feta;
  • un po’ di pane da accompagnamento.

Ecco intanto gli ingredienti. Come hai notato non ho pesato né pomodori né friggitelli, ma puoi regolarti tranquillamente dall’immagine:

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Decapita i friggitelli, togli loro i semi e tagliali a pezzetti.
Riduci a pezzi anche i pomodori.

Scalda i 50 grammi di olio in una padella e poi cacciaci dentro i friggitelli.

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Usa una fiamma medio-alta e falli saltare per due o tre minuti, girando spesso per non farli annerire.

Aggiungi poi i pomodori.

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Fai andare a fiamma media, gira ogni tanto e spacca i pomodori con un cucchiaio di legno. Nel frattempo occupati del resto degli ingredienti. I pomodori avranno bisogno di 10, 15 minuti al massimo.

Sciacqua la feta sotto acqua corrente (fredda).

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Rompi le uova in un bicchiere e poi travasale in una ciotola capiente. Doppio passaggio, come sempre, per evitare di far finire gusci d’uovo nella cena, nel caso la nostra forza possente ci faccia sbagliare a spaccare le uova.

Sbriciola dentro alla stessa ciotola la feta, grossolanamente, con le mani.

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Lo so, viene sempre un po’ male a spaccare uova e feta, che sono un miracolo che solo a guardarle ci si commuove. Ma è per un bene superiore.

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Bravo, diglielo.

Mescola un po’ gli elementi, giusto per farli amalgamare e per fare spaccare le uova. Usa una forchetta, non azzardarti a tirare fuori le fruste elettriche. Bastano pochi secondi.

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Intanto i pomodori dovrebbero essere quasi pronti.
Non devono essere asciuttissimi, ma devono essere ad un passo dal formare il sugo.
Ecco qui una foto fumosa che forse ti riuscirà ad illustrare meglio di mille parole:

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Versa il composto di uova:

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Mescola bene e fai andare il tutto a fiamma alta, per un minuto o due. 
L’uovo deve cuocersi ed il formaggio sciogliersi.

Ecco come deve apparire alla fine:

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Direttamente sui piatti spolvera con pepe nero e decora con qualche foglia di menta. Menta che dovrebbe essere decorativa, ma che ci sta da dio. 

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Mentre mangiavo, ecco l’unica esclamazione possibile.

Davanti a te dovresti avere questa bellezza:

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Ho fame.

Buono, spettacolare, da sbavo, mondiale, bestiale, squisito, gnamme.
Ne avrei mangiato un altro piatto e ne mangerei uno pure adesso, alle otto del mattino, per colazione. Proprio come fanno in Grecia.
Attenzione: la strapatsàda può dare dipendenza e rendere aggressivi.

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Reazioni normali, quando si sta divorando la strapatsàda.

Ciao e buon appetito!

Secondi

La feta piccante al forno del draghetto Grisù.

Se potessi viaggiare nel tempo avrei parecchie cose da dire alla vecchia Pizzakaiju.

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E non sarebbero cose carine.

Le informazioni utili scritte qui sopra e che si sono poi rivelate sonore stronzate sono innumerevoli: imparare a cucinare è un processo infinito e lento ed i miei metodi di preparazione sono così cambiati che mi ritrovo a modificare vecchi post bestemmiando ed insultandomi senza sosta.

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No, caro Pippo, io non sopporto manco la mia.

Tutto questo per dirti che la feta è ormai uno dei miei formaggi preferiti, insieme alla mozzarella ed alla ricotta di bufala. Scoprirlo solo nel 2018, dopo circa 15 anni di mangiamento professionista, è un po’ triste. Triste perché bastava sciacquarla con l’acqua. E sai quante ricette con la feta ti ho passato, senza che io avessi appreso questa conoscenza fondamentale? Incalcolabili. E che figure di merda, se ci penso.

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Dedicato a Pizzakaiju del passato.

Comunque oggi prepariamo la feta al forno, ma sappi che menerà parecchio: ho infilato ben tre tipi di peperoncino differenti. Bocca in fiamme, ma senza coprire i gusti. Spettacolare, ma piuttosto esplosivo.

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Se non reggi il piccante, potresti reagire così.

Sei ovviamente libera di modificare la piccantezza a tuo gusto, sia chiaro.
Ho rubato la ricetta ad Apriti Sesamo, che ormai sta diventando una garanzia (ed ho talmente tante sue ricette segnate a mente che sentirai parlare di lei molto spesso).

Se possiedi delle piccole teglie monoporzione è meglio. Io non ce l’avevo e mi sono arrangiata, come quasi sempre.
Le quantità dei vari ingredienti utilizzati non sono pesabili, poiché bisogna ricoprire la feta a strati. Ci vuole poco di tutto e, per una volta, si va ad occhio.
Diventa pure subitissimo Kaiju food, perché non posso che dedicare questo piatto a Grisù, il draghetto pompiere.

Go, go, go! e mi raccomando: tieni un estintore vicino, che qui la bocca sputerà fuoco.
Sigla!

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Anche un draghetto pompiere può essere d’aiuto.

Per preparare la feta al forno del draghetto Grisù, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 confezioni di feta (400 grammi);
  • 5-6 friggitelli oppure un peperone verde piccolo;
  • un paio di pomodori grandi;
  • pochissimo olio;
  • peperoncino in polvere, secco e pure fresco;
  • pepe, origano;
  • formaggio. Io ho usato un pecorino sardo fresco, ma puoi usare anche cacioricotte di latte misto, provole secche, formaggi misti semistagionati. 

Innanzitutto sciacqua la feta sotto l’acqua corrente, fredda. Togliamo così il sale in eccesso e l’acquetta di go go go governo.

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Accendi il forno a 200 gradi, modalità statica. La preparazione non sarà lunga ed il forno dovrà essere bello caldo, per accogliere il formaggio.

Fodera con della carta da forno la teglia e mettici sopra la feta. Se sei fortunata e possiedi due piccole teglie monoporzione, limitati a poggiarci sopra la feta, senza carta.

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Spolvera la feta con abbondante pepe nero:

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Taglia i friggitelli a striscioline (togli tutti i semi) e ricopri la feta:

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Cospargi con abbondante peperoncino in polvere e spezzetta pure un paio di peperoncini secchi, se li hai ed il tuo palato li regge:

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Irrora con un po’ d’olio, a occhio:

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Taglia i pomodori a fette piuttosto sottili. Ecco quanto sottili:

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Adagia le fette di pomodoro sulla feta:

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Ricopri con origano ed altro olio, sempre ad occhio:

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Ora è la volta del secondo formaggio.
Come ti ho detto, ho comprato un pecorino sardo fresco, molto friabile e dal sapore deciso, senza essere però invadente. Te lo faccio vedere:

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Bisogna tagliarlo a fette piuttosto spesse e poi appoggiarlo sulla feta:

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Infine cospargi con del peperoncino fresco tagliato a pezzi, lasciando i semi:

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Inforna a 200 gradi per circa 20-25 minuti.
I formaggi si scioglieranno e sul fondo della teglia ci sarà un po’ di liquido. Ecco cosa è accaduto alla mia feta:

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Un primo piano per farti vedere che no, non è che la feta diventerà magicamente stracchino. Si ammollerà, ma sarà ancora possibile spostarla dalla teglia ad un piatto, con la dovuta attenzione:

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Con un paio di utensili piatti travasa il formaggio in piattini, versando poi sopra tutto il liquido rilasciato.
Ecco la mia bruciantissima porzione, con forchetta che ti mostra la morbidezza raggiunta:

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Finito!

Ciao e buon appetito!