Il burro fatto in casa

Tutto l’anno si sono ingozzati come dei porci e adesso, non ho ben capito perché, via con la dieta.
Gente che si mangia gallette di riso accompagnate dal tonno in scatola, altri che si autopuniscono flagellandosi con tacchino confezionato che fa schifo già dalla foto. Riso? Concesso, ma QUARANTA GRAMMI, sia chiaro. La pasta è il male assoluto e lasciamo stare il fatto che tutto, anche l’acqua, debba essere PROTEICO.
Le proteine sono la nuova moda dell’estate 2019.

Bello quando le mode erano queste.

Non so bene cosa sperino di ottenere, con questa corsa contro il tempo.
Tanto, a dirla tutta, pure se perdessero 15 grammi e mezzo non è che il mondo stia aspettando di ammirare i loro culi sulle spiagge d’Italia.
Ma boh, ogni anno mi ritrovo questa sfilata di rincoglionismo dimagrante dilagante e quest’anno ancor di più perché su Instagram è peggio che mai.

Roba da prenderli a calci in faccia.

Così ti voglio venire incontro ed oggi ti presento una di quelle robe che ti cambierà la vita e soprattutto ti farà mangiare healty, privo di grassi saturi, senza glutine, ti riempirà di fibre, ti trasformerai in un essere naturalmente privo di lattosio ed avrai il sangue pastorizzato così niente salmonella per te.
Ovviamente la ricetta è priva di fonte di fenilalanina, che non so talmente tanto che cazz’è che ho dovuto googlare per scriverlo giusto.

Pizzakaiju, oggi, è qui per regalarti la ricetta del burro fatto in casa.

Ecco, fuggite, ciccioni! Vi fa bene un po’ di moto!

Era parecchio che volevo provare e dopo aver guardato la conferenza di Dario Bressanini sulla scienza del latte mi sono finalmente decisa. E te lo dico: una volta assaggiato non si torna più indietro.

La differenza di gusto è abissale: se il burro industriale sa, per usare una parola pratica e distintiva, di UNTO quello creato con le tue manine di merda avrà un gusto ben preciso. Diventerà un ingrediente fondamentale per la ricetta, non più un semplice condimento ciccioso.
Io l’ho collaudato con la pasta con le acciughe che trovi qui e ci sono rimasta benissimo.

Gli ingredienti? Uno solo: la panna fresca.
Go, go, go!

Lo so, sono informazioni che possono farti esplodere il cervello se non sei pronto.

Per preparare un panetto di burro da circa 150 grammi hai bisogno di:

  • una confezione di panna fresca da 250 ml. Quella FRESCA, da montare. Quella che trovi nel reparto frigo, per intenderci. Quella con cui dovresti cucinare SEMPRE, perché l’altra non è panna ma solo nefandezza in cartone. Assicurati che non abbia lo zucchero dentro: stiamo facendo il burro, non un dolce.
  • una frusta. Elettrica se ti pesa il culo, a mano se vuoi fare un po’ di esercizio fisico;
  • un contenitore lungo e stretto in cui tu possa lavorare senza essere schizzato di continuo.

La panna è meglio sia a temperatura ambiente: in meno di un minuto la facciamo andare fuori di testa. Se è fredda, l’operazione sarà più lunga e non vedo perché perdere tempo senza ragione.

Versa la panna in un contenitore lungo e stretto. Va bene anche un tazzone. Diciamo che non seguirei il mio esempio e non userei una roba come questa:

Il lavoro non è difficile.
Devi solo montare la panna fino a quando si smonta. Fino a quando impazzisce. Fino a quando va fuori di testa.

In pratica quello che vedrai dopo che la panna è montata e tu continuerai a dargli giù di frusta, è una separazione super evidente delle sostanze che vivono dentro la panna. Ci sarà una roba solida (che è il burro) ed una liquida (che è il latticello e può essere usato per preparare i dolci oppure provi a farlo bere al gatto).
Non puoi sbagliare, accadrà in meno di un minuto e tu sarai lì a dire Figata.

Adesso togli con un colino – o semplicemente a cazzo, come ho fatto io – tutto il liquido che si è formato.

Il resto è burro.
Spostalo in un piattino (o un contenitore qualsiasi), chiudilo con pellicola per alimenti e riponilo in frigo. Non so quanto possa durare, sospetto non più di una settimana, ma ancora non so dirti perché il mio è nato solo da due giorni (e ti saluta. Sì, già parla).
Eccolo:

Assaggialo e renditi conto che non avevi mai mangiato del burro in vita tua.

Ciao e buon appetito!

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Il brodo di carne.

Lo so. Prima apro il blog dicendo che questo è un posto per ritardati culinari e poi ti piazzo degli involtini da cucinare in sei anni e mezzo. Per non parlare delle ricette in odore di limone o di arancia o risottini all’uva. Tra un po’ ti aspetti che cominci a gettare zafferano alla rinfusa o che mi metta a cuocere la ricotta di bufala.

Tante le robe che prima ti consigliavo di acquistare ed ora anche col cazzo. Tipo le verdure surgelate. O i ravioli di Giovanni Rana.
E sai adesso cosa ti insegno a togliere?
Il dado di carne.

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Sì, odiami, ma da grandi diverremo tutti dei grandi chef.

Sia chiaro, mica sempre. È oggettivamente uno spreco comprare mezzo chilo e passa di carne solo per preparare il brodo. Che poi la carne te la mangi lo stesso – bollita – è vero. Ma è comunque una roba un po’ dispendiosa.

Però se ti capita di avere dei tortellini ed il soylent green day è di nuovo imminente, sostituire il dado con un bel brodo molto più saporito è una roba che ti consiglio.
Tuttavia sappi che ci vorranno due ore buone.

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I brodini caldi mandano via anche i malocchi.

Iniziamo.

Go, go, go!

Per preparare un brodo di carne per cuocere dei tortellini, per due persone, hai bisogno di:

  • mezzo chilo di carne di manzo. Se te ne danno di più non farti problemi ed usala. Quale? Io ho chiesto direttamente al mio macellaio. Ho letto in giro che si usa carne con l’osso o molto grassa, ma il mio macellaio mi ha dato una roba con poca ciccia e senza midollo ed il brodo è venuto da Cthulhu lo stesso;
  • una carota;
  • una cipolla;
  • una costa di sedano;
  • un pomodoro grande;
  • 2 litri d’acqua, almeno. Se ce ne sta di più, usane di più;
  • sale;
  • parmigiano grattugiato da mettere nei piatti;
  • 250 grammi di tortellini.

In una pentola piuttosto capiente metti la carne.

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Aggiungi i due litri d’acqua, copri con il coperchio e porta a bollore.

Nel frattempo pulisci le verdure. Con un pelapatate togli la parte esterna della carota e del sedano, poi taglia tutto a pezzi grossolani.

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Appena l’acqua bolle, togli il coperchio e aggiungi la verdura.

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Aggiungi pure un po’ di sale. Meglio poco che molto, come sempre. Io credo di avere messo un cucchiaino scarso.

Adesso viene il bello, perché devi fare sobbollire tutto per due ore. Senza coperchio, a fiamma bassissima.
Ma veramente bassissima: evaporerà di brutto. Anche se non sobbolle va bene lo stesso. Se dopo un’ora l’acqua fosse evaporata troppo, passa al semicoperto.

Comunque è una roba divertentissima, come può testimoniare la foto seguente:

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Che fare nell’attesa?
Molte cose più intelligenti che restare lì, in piedi, a fissare la pentola.

Tipo buttare la spazzatura.

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Tutti quei lavori che volevi fare ma che non hai mai voglia di.

Trascorse le due ore, spegni la fiamma.
Con l’aiuto di un colino e di una schiumarola, leva tutte le verdure e mettile in una ciotola di plastica.

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Togli anche la carne e posala su un piatto.

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Filtra bene il brodo da eventuali residui di verdure. Come? Fallo passare tutto attraverso un colino, mentre lo versi in un’altra pentola.
Questo è il risultato:

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Come puoi vedere è sufficiente per cuocere i tortellini.
Riporta il brodo a bollore e fai cuocere il tuo Soylent Green.

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Pochi minuti e la tua cena è servita.
Ecco cosa dovresti avere nel piatto:

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Spolvera con del parmigiano, se vuoi. Ma non tanto.

Vale la pena buttare via due ore per preparare un brodo? È un po’ paraculo, ma la risposta è DIPENDE.
Il Macellaio – che, come si sa, detiene immenso potere nelle sue mani e tra le sue mannaie – può anche venderti della carne poco saporita. Ed indovina cosa accade, quando prepari il brodo con carne scadente? Esatto: hai del brodo scadente.

E quella persona è Il Macellaio.

Purtroppo potrai saperlo solo a cottura ultimata, quindi c’è poco da fare.

Quando però viene veramente bene, ti rendi conto di non avere mai bevuto un brodo in vita tua e che il dado, come quasi sempre accade con le robe confezionate, crea un pallidissimo riflesso di quello che dovrebbe essere un brodo.

Ovviamente non buttare né la verdura né la carne, ma mangiatele, che sono buone.

Ciao e buon appetito!

Ciao!

Il pane di Renzo Tramaglino (senza bisogno di impastare).

A me il Manzoni piaceva.
Tutti a schifare I Promessi Sposi e pure io, a volte, mi volevo impiccare perché la scuola è quello che è. Eppure, nonostante il tedio dato dal commentare ogni paragrafo, dai componimenti a tema e dai voti sicuramente di merda che prendevo, eppure – dicevo – oggi io continuo a citarlo di continuo.
Nessuno mi capisce, nessuno coglie, ma intanto il mio cervello continua a pensare a Cecilia, ai monatti e soprattutto ad Adelante, presto, con juicio! 

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Sì, lo so, si viene internati per molto meno.

Quindi è chiaro che il mio pane – il mio primissimo pane! – non poteva che prendere il nome di Renzo Tramaglino, come omaggio alla sua lunga camminata fino a Milano, seconda solo a quella di Frodo verso Mordor.
E, mentre si mescolano gli ingredienti, bisogna urlare Pane, pane! Aprite, aprite! per essere certi di stare facendo tutto giusto.

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Sì, han provato pure con l’esorcismo ma niente: Manzoni continua a piacermi.

Ho sperimentato diversi tipi di pane, negli ultimi tempi. Nessuno che facesse particolarmente schifo (ce li siamo sbafati tutti), ma neanche nulla di mondiale. Questo che ti presento è senz’altro il migliore: è veloce, non devi manco impastare e non si può sbagliare.

Cominciamo.
Go, go, go!

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Cose che si dovrebbero dimenticare.

Per preparare il pane di Renzo Tramaglino hai bisogno di:

  • 500 grammi di farina 00;
  • 370 ml di acqua;
  • 12 grammi di lievito di birra;
  • 10 grammi di sale;
  • 1 cucchiaino di miele;
  • urlare almeno 3 volte Pane, pane! Aprite, aprite! durante l’attesa della lievitazione.

Parentesi per il sale: Puoi metterlo come no. I miei dieci grammi sono il risultato di diverse sperimentazioni e per me è la dose giusta.

Ti consiglio di provare per gradi per trovare il tuo numero perfetto.

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Che poi, meglio poco sale che in eccesso, dai.

Prendi una ciotola piccola ed una grande.

In quella piccola metti 50 ml di acqua non gelata, un cucchiaino di miele ed il lievito di birra.
Mescola bene.

Nella ciotola grande butta dentro la farina.

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Adesso versa il contenuto della tazzina nella farina e aggiungi anche gli altri 320 ml di acqua.

Mescola bene con un cucchiaio di legno.
Aggiungi poi un po’ di sale.

Perché aggiungere il sale solo a questo punto? Perché il lievito ed il sale si detestano, non possono proprio vedersi, quindi è bene non farli avvicinare.

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Il risultato di questo lavoro sarà molle, appiccicoso e neanche troppo uniforme. Così:

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Spolverizza con abbondante farina, poi ricopri con un panno e lascia lievitare per un’ora e mezza.
Ricordati, durante questa attesa, di urlare Pane, pane! Aprite, aprite! almeno tre volte. Mi raccomando, altrimenti non garantisco la riuscita.

Trascorso questo tempo, comincia ad accendere il forno a 230 gradi, modalità statica.
Prendi della carta da forno e mettila su una teglia (o quello che userai per infornare).

Adesso, con l’aiuto di una spatola, devi fare scivolare l’impasto sulla carta da forno. Cercando di tenere la farina con cui lo hai spolverato rivolta verso l’alto.

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Qui ho bestemmiato un po’.

Ora puoi decidere se formare le pagnotte o creare un pane unico. Io ti consiglierei il panino unico, è meno uno sbattimento.

Se invece ami il rischio, dividi l’impasto in due o tre parti. Come? Con l’aiuto degli attrezzi che vuoi.
Io ho usato un coltello ed una spatola. Ecco:

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Qui le bestemmie le han sentite un po’ per tutto il Cilento.

Dopo tanti Cristi e Madonne, dovresti riuscire a creare questo:

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Spolverizza con altra farina ed ora inforna.
A 230 gradi per 30 minuti, ma è possibile che tu debba usare delle accortezze. Se, come è accaduto a me una volta, la parte superiore risultasse troppo scura, togli il calore dalla resistenza superiore per continuare la cottura. Io ho alternato le resistenze in base all’aspetto esteriore del pane. Purtroppo non posso darti istruzioni dettagliate, poiché ogni forno è differente (ed anche ogni pane!). Sappi che, però, 30 minuti sono necessari.

In generale mi sono stabilizzata sui 40 minuti di cottura e senza giocare con le resistenze. Ma non si sa mai, quindi occhio.

Ecco il risultato finale se hai creato i filoncini:

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Ecco invece la pagnotta intera:

Abbiamo fatto un intero album con il pane di Renzo Tramaglino, ma ecco il mio scatto preferito:

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Sono molto orgogliosa del mio pane.

Foto commemorativa della cena:

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Ciao e buon appetito!