Primi, Roba alla Don Camillo e Peppone

Pasta alla Raccoon City

Non so se hai presente la noia alla Raccoon City.
Quel tedio che ti piglia e nulla ti interessa o ti stupisce. Nulla.

Ma nulla proprio.

A volte mi assale quando scelgo cosa mangiare.
Mi metto a girovagare per la rete, tra i siti di cucina impensabili, fino ad addentrarmi nel deep web.

Risotto con cinghiale e cioccolato bianco? Boring.
Fusilloni con crema di anguria e paprika dolce? Due palle.
E che dire della crema di peperoncino con affogati dei chicchi di caffè glassati?

Zero interesse.

Ti metti a guardare video di cucina dove si lanciano ananas e li si affetta al volo, dove si manteca il risotto usando racchette da ping pong, dove si cuoce la pizza con l’ausilio di pietre focaie.
E tu lì, che sbadigli.

Tutto già visto.

Poi eccola lì, l’ispirazione.
E si tratta di una pasta così semplice, così povera, che sembra quasi assurdo non averla mangiata prima.
Fanculo al tartufo, alle ostriche ed alle trovate di alta cucina insapore.
Oggi, grazie a Luca Pappagallo, noi mangiamo una pasta con aglio, olio, zucchine e soprattutto briciole di pane aromatizzato e tostato. Una roba che io non ci potevo credere, talmente era buona.

Una roba che chiamerò proprio Pasta alla Raccoon City, per esorcizzare quel tedio di cui sopra, regalato dalle ricette furbe, infallibili, golose, senza cottura, da 5 minuti… ma con dentro l’impossibile.

Mi esce proprio dal cuore.

Go, go, go!

Per preparare una pasta alla Raccoon City, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • 60 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio grande, qualche foglia di basilico, un paio di gambi di prezzemolo e del peperoncino per aromatizzare l’olio;
  • 100 grammi di pane. Anche vecchio va benissimo;
  • 500 grammi di zucchine. Peso calcolato dopo la pulizia, quindi prendine un pochino di più (al massimo 700 grammi);
  • sale ed ulteriore basilico per le zucchine.

Avvertenza: l’olio più rimane insieme alle sue erbette e più uscirà aromatizzato. Quindi il mio consiglio è di prepararlo la mattina per la sera, sarà molto (ma molto) più buono.

Versa 60 grammi d’olio nel pentolino più piccolo che hai e cacciaci dentro l’aglio scamiciato ma intero (2, se gli spicchi fossero piccoli), del peperoncino tritato (sempre meglio quello fresco) e due gambi di prezzemolo.

Anche delle foglie di basilico, con tutto il gambotto.

Accendi il fuoco, basso, e scalda l’olio. Appena questo è caldo ed inizia a soffriggere bene spegni tutto. Fallo raffreddare completamente e se lo hai preparato con molto tempo in anticipo, come ti ho consigliato, metti anche un coperchio per non trovarci dentro moschini, ragni, scutigere.

Facciamo finta che è passato tutto il tempo necessario?
Bene. Allora prendi tre cucchiai di questo olio ormai aromatizzato e versali nella padella che userai per cucinare.

Il restante olio lo dobbiamo usare per condire il pane. Taglia quindi il pane a fette e cospargilo di olio usando un pennello.

Io uso Cinghiale!

Inforna a 200 gradi, modalità statica, fino a quando sarà bello abbronzato.
Tipo così:

Ci vorranno dai dieci ai 15 minuti massimo, ma dipende da tante cose. Non ti distrarre!

Lascialo riposare un attimo per non ustionarti, poi spezzettalo con le dita e caccialo in un mixer.
Riducilo in briciole. Non in polvere, fai in modo che sia grossolano. Basta che usi il mixer a scatti e non a movimento continuo.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Lava le zucchine e tagliale a pezzetti, dimensione e forma a piacere.
Scalda la padella in cui hai precedentemente versato i 3 cucchiai d’olio ed appena è bella calda cacciaci dentro le zucchine.

Fai cuocere a fiamma medio alta per circa 5 minuti, girando spesso, poi aggiungi del sale e delle foglie di basilico spezzettate con le mani.

Continua la cottura per altri cinque minuti, sempre con una fiamma bella alta e girando spesso.
Ora io non so come piacciono a te le zucchine, ma a me piacciono croccanti. Questo si traduce con meno di 15 minuti di cottura: mi fermo quando alcune rotelle sono belle abbronzate. Assaggio e se sono cotte al dente spengo tutto.
Non contino la cottura a fiamma bassa, perché questo porterebbe a stufarle e a farle ammollare.

Quindi non ti posso dare dei consigli per ogni tipo di cottura delle zucchine: se ti piacciono come piacciono a me ok, altrimenti se le vuoi più cotte saprai bene tu come fare.

Ma no, niente panico. Basta che le cuoci un po’ di più e sicuramente non con una fiamma così alta, sennò bruci tutto.

Unica avvertenza: siccome dobbiamo concludere la preparazione della pasta in padella, assicurati che quest’ultima sia calda al suo arrivo. Quindi riaccendi la fiamma un minuto prima dell’arrivo della pasta.

Scola la pasta 2 minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza gettare la sua acqua di cottura. Caccia la pasta in padella e concludi la preparazione, saltando il tutto a fiamma medio alta e bagnando con l’acqua.
In questa fase aggiungi anche un pochino di briciole. Non tante, giusto l’occorrente per raccogliere tutto l’unto sparso nella padella:

Prepara i piatti e bagna ogni porzione con l’olio aromatizzato rimasto (se ne è rimasto) e cospargi di briciole.
Quante? Quante ne vuoi. Io alla fine le ho usate tutte, troppo buone.

Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

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Contorni, Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Fagiolini caserecci.

Oggi un piatto semplice, una di quelle robette campagnole e super rustiche. L’unica difficoltà sta nel superare il tedio della pulizia dei fagiolini, che è sempre una pratica un po’ lunghetta e rompipalle.
Ma ne vale la pena, perché poi ci prepariamo un sugo da leccarci i baffi.

Perché se non te li lecchi, finisci come lui.

Parte subito il Go, go, go! che è troppo presto per pensare ad esilarantissime boiate con cui intrattenerti.
Ah, ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, cambiando assolutamente niente.

Per preparare i fagiolini caserecci, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di fagiolini. Se li prendi freschi prendi un paio di etti in più perché, anche se non sembra, da scartare ce n’è;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • un cucchiaio d’olio;
  • prezzemolo e basilico;
  • 800 grammi di pelati (due barattoli);
  • sale, pepe;
  • 100 grammi di pancetta di maiale tagliata in una sola fetta. Quella più grassa che trovi;
  • pane da seccare al forno + uno spicchio d’aglio ed un cucchiaio d’olio per condirlo.

Sciacqua i fagiolini che sono sempre pieni di terra.
Ora ti tocca tagliare le estremità di ogni fottuto fagiolino e scartare quelli marci, quelli secchi, quelli vecchi.

Dopo una ventina di minuti di lavoro ecco cosa dovresti avere davanti:

Lasciali interi, non serve spezzettarli.

Adesso occupati degli altri ingredienti.
Trita il prezzemolo e taglia la pancetta a dadini.

In una padella molto grande e di cui possiedi il coperchio versa un cucchiaio d’olio, fallo scaldare e poi cacciaci dentro la pancetta.
Falla rosolare bene a fiamma media, poi caccia dentro pure due spicchi d’aglio interi ma scamiciati.

Fai insaporire per un minuto scarso, poi getta dentro tutti gli altri ingredienti: i fagiolini, i pelati, il prezzemolo e delle foglie di basilico spezzettate con le mani.

Aggiungi un po’ di sale, pepa, mescola bene e poi chiudi col coperchio. Il tutto deve cuocere circa 35 minuti, con coperchio ed a fiamma medio bassa. Non deve andare a cannone, ma il tutto deve almeno sobbollire in maniera decisa.
All’inizio della cottura aiuta i pelati a spappolarsi, schiacciandoli con una schiumarola o con un cucchiaio di legno.

E che facciamo in questi 35 minuti in cui i fagiolini non hanno bisogno di te?
Se la giornata è stata tremenda potresti metterti a meditare, certo.

Così.

Oppure potresti dedicarti ad un’attività più utile, come il tagliare il pane a fette ed accendere il forno a 200 gradi.

Adagia le fette di pane su una griglia, mettile in forno e falle andare fino a che sono colorate o almeno croccanti.

Uscite dal forno strofina tutti i bordi con uno spicchio d’aglio di cui hai tagliato un’estremità e cospargi con un po’ d’olio.

Ogni tanto controlla i fagiolini e mescola gli ingredienti.
Il sugo dovrà essere praticamene del tutto ritirato. A fiamma spenta assaggia e poi aggiusta di sale e di pepe (lo sai che quando il cibo è super caldo i sapori si sentono poco ed il rischio di mettere troppe spezie è altino? No? Ora lo sai).

Ecco come appariranno a fine cottura:

Prepara i piatti ed avrai davanti a te una porzione mastodontica di verdura.

E soprattutto goditi il pane, cospargendolo di sugo e creandoti la super bruschettona genuina, salutista ed antifascista.

La bellezza.

Ciao e buon appetito!

piatti unici, Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Galotìri (feta al latte). Ricetta greca.

L’avevo detto che prima o poi avrei pucciato la feta nel latte.
Ormai manca solo che me la pappi per colazione.

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Lo ammetto.

Da quando questo formaggio è diventato la mia droga dell’estate 2018, Apriti sesamo mi sta riempiendo di idee per utilizzarlo. Questa ricetta a lei ricorda l’infanzia (la nonna, la natura, le caprette che fanno ciao), per me è solo l’inizio di una dipendenza senza fine.

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Sciogliere la feta sul cucchiaino, il nuovo trend di questa estate fantastica.

Questa è una ricetta facilissima, l’unica difficoltà è quella di attendere almeno 24 ore prima di strafogarsi: la crema ha infatti bisogno di un tempo di assestamento.

So che pare un sacrificio terribile, ma ce la possiamo fare.

Dai, almeno 24 ore. Non fare così.

In frigorifero dura almeno 4 giorni e lo so perché al quarto c’ho condito la pasta (pasta di cui ti darò anche la ricetta, ma intanto partiamo con le istruzioni di base). Se non te lo mangi subito, ricordati di mescolarlo con un cucchiaio una volta al giorno.

Go, go, go!

Per preparare il Galotìri, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di feta;
  • 150 grammi di yogurt greco. Io ho usato il Fage, quello con il 5% di grassi;
  • 100 grammi di latte intero di capra. Se hai difficoltà ad usarlo usa il latte intero di mucca, però secondo me quello di capra è più adatto;
  • un pizzico di sale;
  • pomodori, origano, olio buono e pane per accompagnare.

Versa i 100 grammi di latte in un pentolino e portalo ad ebollizione. Lascialo poi raffreddare fino a quando raggiunge la temperatura di 35-37 gradi.
Ci tengo a scrivere ‘sta cosa dei gradi perché ho detto Sì, e va beh, e come cazzo faccio a sapere quando si raggiunge la temperatura? Mica c’ho il termometro.

Io già ero così.

Apriti Sesamo mi ha risposto in maniera concreta: mettici dentro il dito, la tua temperatura è di circa 36 gradi, quindi non dovresti sentire molta differenza.

Quelle cose piccole che uno non ci pensa e ti aprono il mondo.

Mentre attendi che il latte si freddi, sciacqua la feta sotto l’acqua corrente.
In un pentolino di cui possiedi il coperchio spezzetta con le mani la feta. Aggiungi poi i 150 grammi di yogurt greco. Appena il latte di capra è a temperatura, versalo lì dentro.

Aggiungi un pizzico di sale e mescola bene. Mettici il coperchio e lascia riposare in frigo per 24 ore. 
Ecco il giorno dopo come sarà: una crema con i pezzettoni di formaggio, mondiale.

Fotografare le cose bianche non è facile.

Come mangiarlo? Facile.
Innanzitutto ricordati di tirarlo fuori dal frigo un paio d’ore prima dell’utilizzo, giusto perché così i gusti si sentono meglio.

Worf se ne è dimenticato. Ma va beh, è buonissima lo stesso, dai. E poi magari è una fissa solo mia, quella di non volere la roba fredda da frigo.

Poi procurati un olio più buono possibile, dei pomodori rossissimi e dell’origano. Anche un pane che sia decente: io, per l’occasione, l’ho preparato in casa con questa ricetta qui.

Condisci le fette di pane con l’olio e l’origano:

Spalma sopra abbondante galotìri e, se vuoi, aggiungi anche i pomodori.
Ecco qui la bellezza:

Ciao e buon appetito!

Roba alla Don Camillo e Peppone, Secondi

Strapatsàda: uova, feta e pomodoro. Piatto greco!

Uova, pomodori, feta. Praticamente i cibi che preferisco nella vita.

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Quando ho trovato la ricetta ero tipo così, bretelle comprese.

Ancora una volta una ricetta rubata ad Apriti Sesamo, ancora una volta pochissimo lavoro per una cena a dir poco mondiale.

Ogni volta che capito davanti a questi piatti che non sono contadini, ma di più, io proprio sbavo senza ritegno. È ormai noto che adoro la cucina povera, che non tollero le arie da MasterChef e che non c’è niente di meglio che sbafarsi un paio di uova al tegamino, magari con del pane casereccio, in giardino. Bestemmiando per i troppi gatti che cercano di rubarti il cibo e con le vespe che rompono i maroni, ma sono i rischi del vivere in campagna. L’importante è il sano ottimismo rustico.

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Chi becca la citazione ha tutta la mia stima.

Apriti Sesamo svela anche tutti i segreti per ottenere un connubio di sapori perfetto ed io ho seguito quasi tutti i consigli. Quasi perché un olio veramente buono – nonostante viva in terra di ulivi – ancora non l’ho trovato.
Però i pomodori spettacolari ce li avevo e le uova freschissime le ho trovate. O almeno così mi ha assicurato Don Alfonso.

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Eh, può essere pure.

Quindi ti presento le uova paesane, quelle ricoperte di merda.

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Ho detto chiaramente a Don Alfonso, il mio fruttivendolo: se non c’è la cacca, non le voglio.

Non ho intenzione di cambiare il nome alla ricetta, come ho fatto con il Buyurdì. Un po’ perché questi nomi greci sono facili da imparare ed essere meno ignoranti non ci fa male, un po’ perché questa mattina non mi viene in mente proprio niente.
Quindi che Strapatsàda sia: go, go, go! 

Per cucinare la strapatsàda, per due persone, hai bisogno di:

  • 50 grammi di olio extravergine di oliva. Non scrivo mai che uso l’extravergine, perché per me è scontato. Io friggo anche con questo, cosa che ti consiglio caldamente;
  • 4 pomodori belli rossi e maturi;
  • 2 peperoni friggitelli;
  • 6 uova freschissime;
  • un po’ di pepe nero, poche foglie di menta;
  • 200 grammi di feta;
  • un po’ di pane da accompagnamento.

Ecco intanto gli ingredienti. Come hai notato non ho pesato né pomodori né friggitelli, ma puoi regolarti tranquillamente dall’immagine:

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Decapita i friggitelli, togli loro i semi e tagliali a pezzetti.
Riduci a pezzi anche i pomodori.

Scalda i 50 grammi di olio in una padella e poi cacciaci dentro i friggitelli.

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Usa una fiamma medio-alta e falli saltare per due o tre minuti, girando spesso per non farli annerire.

Aggiungi poi i pomodori.

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Fai andare a fiamma media, gira ogni tanto e spacca i pomodori con un cucchiaio di legno. Nel frattempo occupati del resto degli ingredienti. I pomodori avranno bisogno di 10, 15 minuti al massimo.

Sciacqua la feta sotto acqua corrente (fredda).

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Rompi le uova in un bicchiere e poi travasale in una ciotola capiente. Doppio passaggio, come sempre, per evitare di far finire gusci d’uovo nella cena, nel caso la nostra forza possente ci faccia sbagliare a spaccare le uova.

Sbriciola dentro alla stessa ciotola la feta, grossolanamente, con le mani.

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Lo so, viene sempre un po’ male a spaccare uova e feta, che sono un miracolo che solo a guardarle ci si commuove. Ma è per un bene superiore.

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Bravo, diglielo.

Mescola un po’ gli elementi, giusto per farli amalgamare e per fare spaccare le uova. Usa una forchetta, non azzardarti a tirare fuori le fruste elettriche. Bastano pochi secondi.

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Intanto i pomodori dovrebbero essere quasi pronti.
Non devono essere asciuttissimi, ma devono essere ad un passo dal formare il sugo.
Ecco qui una foto fumosa che forse ti riuscirà ad illustrare meglio di mille parole:

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Versa il composto di uova:

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Mescola bene e fai andare il tutto a fiamma alta, per un minuto o due. 
L’uovo deve cuocersi ed il formaggio sciogliersi.

Ecco come deve apparire alla fine:

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Direttamente sui piatti spolvera con pepe nero e decora con qualche foglia di menta. Menta che dovrebbe essere decorativa, ma che ci sta da dio. 

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Mentre mangiavo, ecco l’unica esclamazione possibile.

Davanti a te dovresti avere questa bellezza:

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Ho fame.

Buono, spettacolare, da sbavo, mondiale, bestiale, squisito, gnamme.
Ne avrei mangiato un altro piatto e ne mangerei uno pure adesso, alle otto del mattino, per colazione. Proprio come fanno in Grecia.
Attenzione: la strapatsàda può dare dipendenza e rendere aggressivi.

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Reazioni normali, quando si sta divorando la strapatsàda.

Ciao e buon appetito!

Lo chef presenta, Pane, Panini, Roba alla Don Camillo e Peppone

Panino mozzarella e pomodoro.

Oggi ti stupirò con effetti speciali.

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Spoiler: saranno in pessima CGI.

Sto per mettere una roba che chiamarla ricetta fa ridere, ma chi cazzo ha detto che per mangiare da dio bisogna per forza cucinare sei ore?
E poi ti salvo da quel pranzo pieno di grassi e ciccia che stavi per ingurgitare.

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Se esistesse la marca Make Fat, di sicuro sarebbe la mia preferita.

Grazie a questo panino con mozzarella e pomodori ho evitato di mangiare dolcini, non ho vanificato le mie trecento ore di palestra quotidiane e mi sento pure bene.
Ogni tanto bisogna giocare ai salutisti, così, per vedere l’effetto che fa.

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E lascia stare quei cioccolatini.

Bene. Ho messo le mie tre gif giornaliere e scritto abbastanza stronzate, posso iniziare.
Go, go, go! 

Per preparare un panino con mozzarella e pomodoro hai bisogno di:

  • un panino. Tipo rosetta o tartaruga;
  • 150 grammi di mozzarella di bufala;
  • 150 grammi di pomodori;
  • origano, qualche foglia di basilico, pochissimo sale e pochissimo olio.

Tieniti forte, perché lo sai che le ricette della rubrica Lo Chef Presenta sono difficilissime.

Taglia in due il panino. Se, come me, non ami la mollica, strappala via con le mani.
Spezzetta la mozzarella e taglia a fette il pomodoro.

Adagia la mozzarella su una parte del panino. Poi inizia a ricoprirla col pomodoro.

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Sala (poco) i pomodori. Cospargi con un po’ d’origano, qualche foglia di basilico ed un filo d’olio. Ma proprio un filo: l’olio è solo un componente aggiuntivo, se ti metti ad annaffiare il panino distruggerai sia la mozzarella che il pomodoro.

Segreto segretissimo
: quando la roba che stai mangiando è mondiale, l’olio è davvero un’aggiunta quasi superflua. Se senti il bisogno di nuotarci dentro, significa spesso che stai mangiando di merda.

Se vuoi puoi aggiungere un filino di olio anche sull’altra fetta del panino, ma non è fondamentale.

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Io alla fine non ne ho messo più di tanto, come vedi.

Unisci le due fette e guarda lo splendore:

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Siediti e mangia questo capolavoro dell’arte culinaria contemporanea.

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Kaiju divorante.

Ciao e buon appetito!

Primi, Roba alla Don Camillo e Peppone

Gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone.

Ero già pronta ad inondarvi con il mio ormai notissimo entusiasmo da carnivoro convinto.

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Così.

Poi, dopo aver passato la serata a cucinare la trippa, l’ho assaggiata e stavo per vomitare. Letteralmente. L’ho assaggiata di nuovo. E di nuovo. E di nuovo. Sono passata così al disgusto, seguito dal Peccato, perché il sugo è proprio buono! per poi tornare al senso di nausea.
Durante la notte sono stata malissimo, ma così male che non mi succedeva dal 1942, tipo.

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I bei tempi in cui si salutava così.

Triste, perché ero già pronta con la sigla perfetta:

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Pizzakaiju e la trippa: erano felici.

Quindi qui si stava per saltare la cena. Oppure ci si poteva ridurre a biscotti e porcate immonde.

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Da mangiarsi con la tristezza nel cuore.

Poi mi è venuto in mente che è un mese che rompo i coglioni con gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone, quindi ho riciclato per metà la ricetta delle tagliatelle col basilico di pochi giorni fa e finalmente me li sono preparati.

Risultato? Un capolavoro, come tutte le cose povere e semplici di questo universo. E chi se ne frega se qualcuno dovrà per forza urlare che il procedimento è troppo una stronzata per riempire un post su internet. Io so che c’è chi apprezzerà e si strafogherà di spaghetti. Gli altri, sanno bene dove devono recarsi.

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Bravo, diglielo tu.

Si può preparare in due modi, a seconda di quando vuoi aggiungere il parmigiano. Se l’aggiungi in padella saprà meno di formaggio ma sarà più cremosetta, sui piatti sarà leggermente più secca ma sarà una bomba di parmigiano. A me piacciono entrambi i risultati, non saprei quale consigliarti, veramente difficile decidersi.

Già. Quando arrivo al momento parmigiano anche io sono in piena titubanza.

Partiamo.
Go, go, go! 

Per preparare gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 60 grammi di burro;
  • 50 grammi di parmigiano + altri 30 grammi da mettere sui piatti. Se decidi invece di inserirlo sui piatti, di solito 60 grammi bastano.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Cala gli spaghetti appena puoi.

In un padellino caccia dentro i 60 grammi di burro e falli sciogliere, a fiamma bassissima. Quando il burro è totalmente sciolto spegni la fiamma, altrimenti si brucia. Riaccendila però quando staranno per arrivare gli spaghetti, sempre bassa, perché la pentola dovrà essere calda.

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Gratta il parmigiano. 50 grammi in un piattino, il rimanente in un altro. Così non ti confondi.

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Cala gli spaghetti e tirali fuori giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione.
Cacciali dentro alla pentola col burro e concludi lì la cottura, facendoli saltare a fiamma medio bassa. Gira di continuo, usando forchettoni o pinze. Se senti che il burro sta sfrigolando, abbassa la fiamma che è troppo alta senz’altro e poi ti vengono gli spaghetti croccanti.
Alla fine dobbiamo solo amalgamare la pasta col burro, non c’è bisogno di essere violenti.

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Ora partono i procedimenti differenti.
Il primo prevede l’aggiunta del parmigiano a fiamma spenta.

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Mescola benissimo.

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Poi comincia ad impiattare, nel modo più volgare e popolare possibile:

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Questa foto mi fa venire famissima.

Cospargi i piatti col rimanente parmigiano.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto col primo procedimento:

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Nel secondo procimento invece, dopo aver fatto saltare la pasta col burro, spegni tutto ed impiatti.

Cacci parecchio parmigiano sopra.

Mescoli e cacci altro parmigiano. Fino a quando raggiungerai il livello di formaggiosità che ti piace. Nel caso ti si seccasse un po’ troppo perché hai calcato col parmigiano, niente paura: ti basterà aggiungere un po’ di burro rimasto nel pentolino per ungere ulteriormente.

Ecco il risultato del secondo procedimento:

Qualunque sia il tuo spaghetto burro e parmigiano preferito, per me è meglio della pasta aglio, olio e peperoncino e pure della pasta al sugo.
Sì, non è alta cucina, ma sapete dove se la possono ficcare l’alta cucina, no?

Ciao e buon appetito!

Primi, Roba alla Don Camillo e Peppone

Tagliatelle al burro e basilico.

Io c’ho una voglia di spaghetti in bianco, con proprio solo burro e parmigiano, da quando ho visto il Ritorno di Don Camillo. Che ormai saran due mesi abbondanti eppure, nonostante me li sogni di notte, ancora non mi sono decisa a prepararli.
Però ieri avevo per le mani una di quelle ricette di merda, piena di olio e di aglio e di roba a caso che non si capiva proprio come la cuoca potesse essere tanto creativa… e in mezzo c’erano le tagliatelle.
Tagliatelle. Tagliatelle. Tagliatelle. 
Riuscivo a pensare solo a quello.
Quindi perché non improvvisare una roba alla Peppone ed unire la mia voglia di spaghetti in bianco preparando proprio le tagliatelle?

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Eh, tu dici così, poi però quando le assaggerai cambierai idea.

È stata un’ottima idea, una leccornia che è andata a ruba, un vero manicaretto: mio marito si è leccato i baffi, i piccoli di casa hanno apprezzato il piatto goloso, gli amichetti pelosi hanno gioito coi resti e zio Cleto mi ha mandato a fanculo porcodiando, come sempre.

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Per un attimo hai pensato di essere su GialloZafferano, eh?

Iniziamo, va.
Go, go, go! 

Per preparare le tagliatelle con burro e basilico, per due persone, hai bisogno di:

  • una porzione per due di tagliatelle, che puoi costruire con le tue belle manine di merda usando questa ricetta qui;
  • 60 grammi di burro;
  • una cipolla bianca;
  • parecchio basilico. Ne ho usato quasi 60 grammi;
  • 50 grammi di parmigiano + parmigiano da aggiungere sui piatti;
  • sale e pepe.

Niente ingrediente segreto? Se proprio vuoi, usa questo:

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Fidati, sta bene su tutto.

Metti a bollire l’acqua della pasta. Ricordati del trucco dei cucchiai d’olio, per evitare che le tagliatelle si incollino. 
Quale trucco? Allora non ascolti: aggiungi un cucchiaio d’olio per commensale, nell’acqua. Fidati, funziona.

Trita la cipolla.

In una padella piuttosto capiente fai sciogliere a fiamma bassa i 60 grammi di burro.

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Aggiungi la cipolla e fai stufare, sempre a fiamma bassissima, per circa 20 minuti.

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La cipolla dovrà essere quasi caramellata. Avrà questo aspetto:

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Spezzetta il basilico con le mani e gratta il parmigiano.
Spegni la fiamma sotto la padella e caccia dentro anche il basilico. Dai una macinata di pepe e aggiungi un pochino di sale.

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Adesso bisogna solo aspettare la pasta.
Scolala molto al dente, poiché dobbiamo finire la cottura in padella. Tieni conto che la cottura delle tagliatelle è di 2 minuti scarsi (molto scarsi!). Io l’ho messa in pentola, ho chiuso col coperchio per velocizzare il ritorno dell’ebollizione e dopo 30 secondi dalle bolle l’ho scolata.

Accendi la fiamma sotto la padella e fai saltare le tagliatelle per altri 30 secondi, mescolando bene usando forchettone e pinze, di modo che assorbano la quintalata di burro che abbiamo amorevolmente sciolto.

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A fiamma spenta aggiungi il parmigiano e mescola bene tutto.

Sui piatti cospargi di pepe, aggiungi qualche altra foglia di basilico e concludi con dell’altro parmigiano.
Ecco il capolavoro:

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Ti mostro una foto meno bella, ma che dà più il senso di cosa dovresti avere nei piatti:

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Alla faccia di chi sbava per tartufi e caviale, questo è il vero cibo degli dei.

Ciao e buon appetito!