Riso al cocco

Vai con la banalità del giorno: l’uomo non nasce con cognizione assoluta di bene o di male. Impara a gestire azioni (e pensieri, anche) nel corso del tempo e limita la propria cattiveria per tentare di inserirsi nella società in cui si trova a vivere. Società che possiede delle regole, delle pene e più in generale delle linee guida comportamentali.
Ma mi sbilancio anche un po’ di più, proclamando la seconda ovvietà di questi fulgido 14 ottobre: secondo me in fin dei conti l’essere umano non nasce buono. Molti di noi hanno fatto esperimenti su animali, da piccoli. Certo, se ti dico che ho sezionato un gatto (COSA CHE NON HO FATTO, sia chiaro) penseresti subito che ho delle turbe mentali. Ma se confesso di aver inondato un formicaio con il tubo dell’acqua, di aver staccato delle ali ad una farfalla, di aver fatto combattere animali piccolissimi in un’arena, per mio divertimento… saresti scandalizzato?
Non credo. Forse alcuni di voi. Forse i vegani.

Un bacio a tutti i vegani che passano di qui. Lo sapete che non ho pregiudizi e per me la pappa è sempre pappa. Era per scherzare.

Per il resto bolleresti la cosa come una cazzata un po’ sadica ed in fin dei conti riusciresti a trovare pure una qualche crescita derivata dai quei comportamenti depravati. Tipo che grazie a quell’esperienza il bambino si rende conto della potenza (fittizia) dell’essere umano contro la natura o apprende la fragilità dell’esistenza e che cazzo ne so.

Detto questo, in sostanza io penso che l’uomo nasca neutro nella migliore delle ipotesi, altrimenti nasce merda.

So che Capitan America non sarebbe d’accordo con me, ma oh.

Poi ci si aggiusta strada facendo, eh. Non è che siamo senza speranza. Però non credo esista un’idea di bene o di male assolute ed inviolabili.
Esempio pratico: ammazzare la gente. Per te e per me è senz’altro sbagliato e parte del nostro rifiuto arriva dal fatto che non vorremmo mai essere ammazzati. In più sappiamo che esistono pene durissime che in fin dei conti ci fanno pensare che non ne varrebbe manco la pena.

Certo, se cercassero di rubarci la pappa la violenza sarebbe giustificata.

Però immaginare qualcuno che non sia d’accordo con noi non è poi un salto mentale incredibile. Ci sarà pure qualcuno, da qualche parte, che pensa intimamente di essere migliore del resto della feccia umana. Ci sarà pure qualcuno, da qualche parte, che valuta l’esistenza di un essere umano e di una formica nella stessa maniera. E questo qualcuno magari non ammazza per questione di quieto vivere. Però ammazzerebbe, se potesse, e senza neppure sentirsi in colpa.
Sociopatici? Forse.

A me lui sembra sempre una personcina per bene. E con una dentatura invidiabile, anche.

Ma ho dei seri dubbi che bollare come malattia mentale qualsiasi cosa che sia contrario al sentire comune ci porterà da qualche parte.
Mi sta benissimo segregare questi soggetti pericolosi (se e quando si palesano, tra l’altro), ma questo non cancella il fatto che esistono e pensano. In una maniera del tutto distante da quella comune. Il bene ed il male per questi individui sono due robe senza valore o totalmente distorte, al massimo.

Tutto questo per arrivare alla vera domanda: se queste persone esistono, che tipo di rapporto hanno col cinema, i videogiochi e tutta la cultura popposa?
Quando guardano Il silenzio degli innocenti sono lì, disperati, che pregano che Bill riesca a realizzare il suo grande sogno di possedere un vestito di pelle umana?

Tifano per il ciccione di The Human Centipede e gioiscono quando il verme umano riesce finalmente a cagare?

Poverino Scream, cercano sempre di fargli male.

E ancora.
Sognano di avere una famiglia come quella di Leatherface? E in fin dei conti tirano un sospiro di sollievo quando Padre Carras crepa? E magari sono profondamente dispiaciuti per il nerd di Jurassic Park, che non è riuscito nel suo intento criminoso e fa una fine tanto ingiusta (niente spoiler, tranquilli)?.

Queste ed altre domande mi vengono in mente, mentre leggo Spinoza e Popcorn di Rick DuFer. Sì, lo so, non è da me parlare di un libro (di filosofia, poi), ma in realtà leggo, ogni tanto. È che mi pesa un po’ il culo scriverne qui sopra.

Anzi, tutto questo scrivere mi ha fatto venire fame. Quindi ricetta.

Non mangiare i dolci prima di cena che ti rovini l’appetito!

Ti propongo un riso al cocco, che ho provato un paio di volte e che al primo esperimento era una roba molto diversa. C’era il pollo, il doppio del curry e pure la polvere di cocco che si usa per i dolci.
Adesso è un piatto più sobrio, più tranquillone e pure più equilibrato al palato.
Forse non ti riempirà tantissimo, ma tanto non è che possiamo sempre scofanarci 5 cinghiali e mezzo, no?
Go, go, go!

La gioia di chi sa che tra poco si mangia.

Per preparare del riso al cocco, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso basmati. Ma puoi usare tutti i tipo di riso che desideri;
  • un barattolo da 400 ml di latte di cocco. Quello denso, non quello acquoso. Dopo ti mostro la foto di quello che ho comprato io;
  • uno scalogno;
  • 10 grammi d’olio;
  • 3 grammi di curry.
  • acqua calda.

Metti una pentola di acqua a bollire.

Mentre attendiamo le bolle ti mostro il latte di cocco che ho usato io:

Lo trovo al Todis.

L’acqua bolle? Allora partiamo.

Trita lo scalogno.
Versa 10 grammi di olio in una padella, accendi una fiamma molto bassa e poi aggiungi lo scalogno.

Fai stufare a fiamma molto bassa. Dopo cinque minuti sarà appassito ed avrà questo aspetto:

Bene. Spegni la fiamma che qui ci torniamo dopo.
Dobbiamo cuocere il riso ed è meglio che non ci distraiamo, altrimenti bruciamo tutto.

Versa 300 grammi di latte di cotto in una pentola piccola. Non quella per risotto, per intenderci: ti serve una pentola stretta, in modo da poter cuocere il riso senza usare troppo liquido.

Porta ad ebollizione il latte di cocco usando una fiamma media e poi versa dentro il riso.

Ora ci comporteremo come se stessimo preparando un risotto, coprendo di acqua calda il riso. Appena appena coperto, eh: non dobbiamo fare una minestra. Mano a mano che il liquido evapora o viene assorbito, ne aggiungiamo dell’altro. Usa una fiamma medio bassa, non c’è bisogno che bolla a cannone. 

Più o meno dopo 5 minuti di cottura, caccia dentro anche i 3 grammi di curry.

Mescola bene, aggiungi anche del sale e prosegui la cottura. Usa una fiamma medio bassa per tutta la cottura.
Tieni conto del tempo di cottura del riso, ma renditi anche conto che non lo stiamo lessando, quindi il tempo sarà senz’altro più lungo. Ogni tanto assaggia e continua a coprire con l’acqua se questa evapora. Ricordati che alla fine non dobbiamo avere liquido, ma dobbiamo ottenere un riso pappone. Quindi non esagerare coi liquidi. Quando è quasi pronto e c’è poco liquido, usa una fiamma super bassa sennò si potrebbe attaccare sul fondo.

Durante l’operazione.

Nel frattempo versa i rimanenti 100 grammi di latte di cocco nel padellino con lo scalogno. Accendi la sua fiamma (sempre super bassa) e fai amalgamare bene. Appena il latte di cocco inizia a sobbollire spegni, in attesa del riso.

Fai assorbire tutto il liquido del riso. Devi ottenere un riso compatto.

Riversa il riso nella padella con lo scalogno, accendi una fiamma medio bassa e fai amalgamare il tutto. Mescola per tutta la durata dell’operazione.

Basterà un minuto di cottura, forse due.
Tutto il liquido verrà assorbito dal riso.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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Insalata di riso con melone

Una delle tante battute esilaranti delle food blogger riguarda le insalate di riso: anche voi quando la preparate potreste sfamare un reggimento? Anche voi vi ritrovate a mangiarla per una settimana intera, perché ci mettete troppa roba?

E giù tutti a ridere talmente tanto da tenersi la panza che manco con Martellone.

Poiché si sa, le casalinghe del web non hanno ancora scoperto le gioie della bilancia, nonostante sia uno strumento che – si narra – sia stato inventato addirittura dai Tirannousari nel Pleonastico.
Un’epoca oscura, di cui si studia sempre troppo poco ed è una grave mancanza della scuola italiana: le radici della nostra cultura risiedono proprio là. Se ne può osservare l’eredità ogni giorno, per esempio quando la vicina di casa ti saluta per strada e ti dice Ai miei tempi saltavo i fossi per la lunga, mica come oggi.

Siccome i Kaiju stimano e onorano gli insegnamenti dei vecchi mostri preistorici, la bilancia è uno degli utensili che usano di più, insieme alla carta igienica, il deodorante ed i rubinetti da cui possono uscire acqua fredda e (udite, udite!) acqua calda.

Quindi oggi prepariamo un’insalata di riso col melone per due persone che basta a sfamare due persone soltanto. La magia della tecnologia.

Go, go, go!

Casalinghe, vi sputo.

Per preparare un’insalata di riso con melone, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Puoi usare quello che vuoi, dal basmati a quello per insalate ma pure quello per minestre. Io mi limito ad usare quello che ho in casa;
  • 300 grammi di melone. Comprane uno solo, non c’è bisogno di fare scorte;
  • 100 grammi di feta o formaggio di capra simile. La dose è sufficiente;
  • 100 grammi di prosciutto crudo tagliato sottile. Volendo puoi arrivare a 150 grammi, a tuo gusto.

Dato che si tratta di un piatto che si mangia freddo, ti consiglio di prepararlo la mattina per la sera (o anche il giorno prima, direttamente).
Lo conservi in frigorifero, ma tiralo fuori almeno un’ora prima di mangiarlo, altrimenti fa schifo.

Lessa il riso al dente (ricordati di salare l’acqua). Usa i tempi indicati sulla confezione. Se dà un intervallo tipo 14-16 o assaggi o ti fermi a 14.
Raffreddalo sotto l’acqua corrente (il rubinetto blu, di solito. Se hai il dosatore devi girarlo tutto verso destra) e poi caccialo in una ciotola capiente.
Se hai tempo puoi anche non bagnarlo ed attendere che si raffreddi naturalmente, che è anche meglio.

Apri il melone, togli i semi e tutta la parte centrale filamentosa. Taglialo a cubetti piccoli.
Mettilo nella ciotola e mescola.

Con un paio di forbici riduci a straccetti il prosciutto crudo.
Metti nella ciotola pure lui.

Riduci a dadini piuttosto piccoli anche il formaggio ed unisci nella ciotola pure lui. Mescola tutto bene e poi riponi in frigo. Ricordati di tirare fuori tutto almeno un’ora prima del pasto, altrimenti sa solo di freddo. Ed è un peccato.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Il riso proteico del palestrato (+ Pierino Porcospino o Der Struwwelpeter, che il tedesco è sempre una lingua tanto musicale)

Tante, tante le domande che mi pongo ogni volta che vedo una donna con unghie lunghe, immancabilmente laccate con colori improbabili.

A me viene in mente sempre lui.

Dopo lo spontaneo Oh, che schifo! ecco le immagini inquietanti di queste ragazze sedute al gabinetto con in mano la carta igienica e nessuna capacità motoria.
Mi viene da vomitare pensando alle loro dita intente ad impastare, creare polpette, ungere cosciotti di agnello e via dicendo.
Ma la cosa che mi perplime di più, che davvero Cazzo dite è l’unica risposta possibile, è come facciano ad allenarsi.

Perché, vista la temutissima prova costume (che di solito si traduce in Vado al negozio e ne compro un altro, ridendo tantissimo per questa storia di vita che diverrà aneddotone divertentissimo nelle spiagge stracolme di ippopotami spiaggiati) la palestra è diventata (di nuovo) la moda imperante tra casalinghe e donne che, in genere, non fanno altro che attendere l’arrotino.
Sì, sono sessista.

Le donne come le vede Pizzakaiju! Prestissimo, su Rieducational Channel!

Quindi le vedi, tutte tirate, che dichiarano di allenarsi. Fanno le storie su Instagram, scrivono pipponi motivazionali che ti rivelano che scoprirai quanto lontano riuscirai ad andare quando proverai a correre (o cazzate simili) e tutto questo mentre io le immagino sollevare bottigline d’acqua VUOTE che non riescono ad afferrare bene a causa di quelle cazzo di unghie.

La classica tenuta da palestra.

L’unica cosa che mi ferma dal prendere il treno per assegnare loro un colpo sotto personalizzato è la consapevolezza CERTA che questa loro finta corsa (anzi, camminata a passo spedito, che fa tanto bene alla salute… e del fare le scale? Vogliamo parlare di quanto fa bene fare le scale???) verso la spiaggia finirà sotto il solito ombrellone, con le solite quintalate di insalate di riso coi salsicciotti unti, le lasagne fritte conservate nelle borse frigo e i miliardi spesi al bar tra fritture di pesce (schifide) e freselle straunte (senza mozzarelle, perché ai turisti le mozzarelle non si danno).

Ogni anno odio questi pachidermi che riempiono l’internet con le loro menate in cui fingono di dover rimettersi in sesto per andare al mare, come se poi qualcuno le (e li, dai, mitighiamo questo sessismo del kaiju) cagasse di striscio. Scoprono che esiste l’attività fisica e che fa tanto, tanto, ma tanto bene e di colpo divengono salutisti ed evangelizzatori del MAI FERMI. Non solo: vengono pure da te, che ti spacchi il culo da sempre e da oltre ed in modi sempre più fantasiosi, ed osano pure dispensarti consigli per migliorare il tuo allenamento. Loro. Quelle che usano le bottigline di plastica vuote per farsi venire le braccia toniche.

Ma si meritano anche ganci e destri e gomitate, altro che solo colpi sotto. Basta, vado a prendere un treno.

Una vetrina di motivazione sportiva in cui tutti si raccontano cazzate a vicenda, tra una dieta ammazza metabolismo dalla durata di 5 settimane (e perdi 4543543 chili!) ed un non ben precisato workout casalingo di cui si ignorano gli effetti (se non altro da questa parte dello schermo non si vedono).

Ma come, Pizzakaiju, adesso ti lamenti perché la gente ha cominciato a muovere il culo? Non eri tu quella che predicava il movimento, anche minimo, e che diceva che da qualche parte bisogna pure iniziare?

Sono sempre contentissima quando qualcuno mi ascolta, bravo.

Non mi stancherò mai di ripetere che non ci si rimette in sesto ad aprile per il mese di agosto. Inizia pure a muovere il culo, ma farai un po’ meno schifo per l’estate prossima. Questa estate qui, quella del 2019, goditela da ippopotamo perché non esistono i miracoli.
Esiste l’impegno, il sacrificio, l’allenamento costante e quotidiano 365 giorni l’anno.
Ogni volta che vedo una di queste usare la parola ALLENARSI per i loro 6 minuti di ginnastica da camera a me sale il supersayan.

Perché lo sport non serve per andare in spiaggia, non è una cosa semplicemente UTILE per un non ben precisato dimagrimento su cui regna una disinformazione terrificante: il peso della bilancia è solo un numero, se ti massacri con geniali metodi alla vanna marchi l’unica cosa che fai è togliere quei pochi muscoli che hai e massacrare il tuo metabolismo (che già è peggio di quello di Morla, la Tartaruga Millenaria).

Non ci si ricorda di possedere un corpo quando si fa il cambio dell’armadio e non ci si può improvvisare nutrizionisti se si ostentano delle braccia budinose ed altre nefandezze coltivate ad arte, quelle sì, per tutti i giorni in cui il sole ha deciso di sorgere su questo pianeta.

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Ti ricorda qualcuno?

E poi no. Ci si allena in pigiama, con le magliettacce, sudati ed anche un po’ incazzati quando bisogna sollevare roba che manco Stallone in Rocky IV. Ho capito che se il mondo può cambiare tutti possiamo cambiare, ma no, scordatelo: tu figa (o figo) in sei giorni e mezzo non lo diventi.
Ti voglio vedere con i dolori ai muscoli, i calli alle mani per le troppe trazioni ed il culo bruciato per gli addominali.
Altro che unghie laccate e rossetti del cazzo.

Mi sono lamentata abbastanza: mangiamo.

Anche se continuerò a pensare ai mille modi per far tacere certi soggetti.

Oggi ti propongo il riso col pollo e le uova. Classico cibo del palestrato trasformato però dal kaiju in qualcosa di più divertente: intanto si usa il wok e poi un po’ di condimento c’è. Che non è che qui possiamo diventare i più grandi pallavolisti del Giappone senza mangiare come delle persone adulte.

Questa gif non mi stancherà mai.

Go, go, go!

Per preparare il riso proteico del palestrato, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso basmati;
  • 30 grammi di salsa di soia;
  • circa 500 grammi di straccetti di pollo;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 4 uova;
  • un cipollotto;
  • poco sale.

Se non hai mai usato un wok, qui c’è il tutorial per una ricetta di base.
Se non hai un wok e vuoi comprarne uno e bruciarlo a mano, trovi la guida qui.

Come ormai dovresti sapere, quando si usa il wok il riso deve essere già bollito e freddissimo. Quindi preparalo, senza mettere il sale nell’acqua, e tiralo fuori un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione e poi distribuiscilo bene su un piatto. Aspetta che si raffreddi un po’ e poi caccialo in frigo, per poi tirarlo fuori quando sarà ora di ripassarlo nel wok.
Un lavoro che devi fare diverse ore prima del pasto, quindi organizzati.

È ora di cena? Partiamo.

Innanzitutto taglia il pollo a pezzetti, con le forbici.

Rompi le uova e riversale in una ciotola (al solito, consiglio di romperne una per volta in un bicchiere e travasarle sempre una per volta nella ciotola: se ne becchi una marcia almeno salvi le altre).
Versa i 30 grammi di salsa di soia e sbatti il tutto brevemente, giusto il necessario per amalgamarle.

Taglia a pezzotti anche il cipollotto.

Abbiamo tutto. Tira fuori il riso dal frigo e con l’aiuto di una schiumarola o di un cucchiaio ammonticchialo tutto al centro del piattone: ti sarà più facile cacciarlo nel wok durante la fase del cucinamento.

Metti il wok sul fornello più grande che hai, con il fuoco acceso a massima potenza.
Aspetta che diventi rovente e che faccia uscire tutto il fumaccio:

Cucina salubre.

Versa 3 cucchiai d’olio, aspetta che siano belli roventi pure loro e poi caccia il cipollotto.

Subito dopo butta dentro anche il pollo:

Ora ci vorrà del tempo.
Il pollo infatti butterà fuori un sacco di liquido:

Fallo andare finché si asciuga del tutto. A quel punto metti un po’ di sale, poi continua a farlo andare fino a quando sarà bello bruciacchiato. Gira di continuo con una schiumarola, per non farlo attaccare.

A questo punto versa le uova.

Pochissimi secondi dopo (senza aspettare il classico rigonfiamento sui lati, perché il condimento è troppo ed il wok avrà sicuramente perso temperatura) caccia dentro pure il riso.

Mescola energicamente con la schiumarola, per non fare attaccare.

Durante quest’operazione puoi salare un po’, ma quello che conta è che non smetti mai di mescolare.
Quando è pronto? Ci vorranno un paio di minuti di cottura ed il riso dovrà avere assorbito in sé tutto l’uovo. Dovrà essere asciutto.

Qui mancano almeno altri 30 secondi.

Prepara le porzioni e davanti a te dovresti avere una cosa del genere:

Passiamo ora ai valori nutrizionali, per diventare ciccioni con consapevolezza.

I valori sono sempre per una sola porzione, ossia il tuo cazzo di piatto.
Calorie totali: 928
Carboidrati: 91g
Proteine: 84g
Grassi: 25g

Ciao e buon appetito! (ma stai con me, che dopo i titoli di coda c’è Nick Fury).

Risultati immagini per Der Struwwelpeter

Non c’entra niente, quasi, ma come non condividerla?

Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.
Egli ha l’unghie smisurate
Che non furon mai tagliate;
I capelli sulla testa
Gli han formata una foresta
Densa, sporca, puzzolente.
Dice a lui tutta la gente:
Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.