Il riso proteico del palestrato (+ Pierino Porcospino o Der Struwwelpeter, che il tedesco è sempre una lingua tanto musicale)

Tante, tante le domande che mi pongo ogni volta che vedo una donna con unghie lunghe, immancabilmente laccate con colori improbabili.

A me viene in mente sempre lui.

Dopo lo spontaneo Oh, che schifo! ecco le immagini inquietanti di queste ragazze sedute al gabinetto con in mano la carta igienica e nessuna capacità motoria.
Mi viene da vomitare pensando alle loro dita intente ad impastare, creare polpette, ungere cosciotti di agnello e via dicendo.
Ma la cosa che mi perplime di più, che davvero Cazzo dite è l’unica risposta possibile, è come facciano ad allenarsi.

Perché, vista la temutissima prova costume (che di solito si traduce in Vado al negozio e ne compro un altro, ridendo tantissimo per questa storia di vita che diverrà aneddotone divertentissimo nelle spiagge stracolme di ippopotami spiaggiati) la palestra è diventata (di nuovo) la moda imperante tra casalinghe e donne che, in genere, non fanno altro che attendere l’arrotino.
Sì, sono sessista.

Le donne come le vede Pizzakaiju! Prestissimo, su Rieducational Channel!

Quindi le vedi, tutte tirate, che dichiarano di allenarsi. Fanno le storie su Instagram, scrivono pipponi motivazionali che ti rivelano che scoprirai quanto lontano riuscirai ad andare quando proverai a correre (o cazzate simili) e tutto questo mentre io le immagino sollevare bottigline d’acqua VUOTE che non riescono ad afferrare bene a causa di quelle cazzo di unghie.

La classica tenuta da palestra.

L’unica cosa che mi ferma dal prendere il treno per assegnare loro un colpo sotto personalizzato è la consapevolezza CERTA che questa loro finta corsa (anzi, camminata a passo spedito, che fa tanto bene alla salute… e del fare le scale? Vogliamo parlare di quanto fa bene fare le scale???) verso la spiaggia finirà sotto il solito ombrellone, con le solite quintalate di insalate di riso coi salsicciotti unti, le lasagne fritte conservate nelle borse frigo e i miliardi spesi al bar tra fritture di pesce (schifide) e freselle straunte (senza mozzarelle, perché ai turisti le mozzarelle non si danno).

Ogni anno odio questi pachidermi che riempiono l’internet con le loro menate in cui fingono di dover rimettersi in sesto per andare al mare, come se poi qualcuno le (e li, dai, mitighiamo questo sessismo del kaiju) cagasse di striscio. Scoprono che esiste l’attività fisica e che fa tanto, tanto, ma tanto bene e di colpo divengono salutisti ed evangelizzatori del MAI FERMI. Non solo: vengono pure da te, che ti spacchi il culo da sempre e da oltre ed in modi sempre più fantasiosi, ed osano pure dispensarti consigli per migliorare il tuo allenamento. Loro. Quelle che usano le bottigline di plastica vuote per farsi venire le braccia toniche.

Ma si meritano anche ganci e destri e gomitate, altro che solo colpi sotto. Basta, vado a prendere un treno.

Una vetrina di motivazione sportiva in cui tutti si raccontano cazzate a vicenda, tra una dieta ammazza metabolismo dalla durata di 5 settimane (e perdi 4543543 chili!) ed un non ben precisato workout casalingo di cui si ignorano gli effetti (se non altro da questa parte dello schermo non si vedono).

Ma come, Pizzakaiju, adesso ti lamenti perché la gente ha cominciato a muovere il culo? Non eri tu quella che predicava il movimento, anche minimo, e che diceva che da qualche parte bisogna pure iniziare?

Sono sempre contentissima quando qualcuno mi ascolta, bravo.

Non mi stancherò mai di ripetere che non ci si rimette in sesto ad aprile per il mese di agosto. Inizia pure a muovere il culo, ma farai un po’ meno schifo per l’estate prossima. Questa estate qui, quella del 2019, goditela da ippopotamo perché non esistono i miracoli.
Esiste l’impegno, il sacrificio, l’allenamento costante e quotidiano 365 giorni l’anno.
Ogni volta che vedo una di queste usare la parola ALLENARSI per i loro 6 minuti di ginnastica da camera a me sale il supersayan.

Perché lo sport non serve per andare in spiaggia, non è una cosa semplicemente UTILE per un non ben precisato dimagrimento su cui regna una disinformazione terrificante: il peso della bilancia è solo un numero, se ti massacri con geniali metodi alla vanna marchi l’unica cosa che fai è togliere quei pochi muscoli che hai e massacrare il tuo metabolismo (che già è peggio di quello di Morla, la Tartaruga Millenaria).

Non ci si ricorda di possedere un corpo quando si fa il cambio dell’armadio e non ci si può improvvisare nutrizionisti se si ostentano delle braccia budinose ed altre nefandezze coltivate ad arte, quelle sì, per tutti i giorni in cui il sole ha deciso di sorgere su questo pianeta.

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Ti ricorda qualcuno?

E poi no. Ci si allena in pigiama, con le magliettacce, sudati ed anche un po’ incazzati quando bisogna sollevare roba che manco Stallone in Rocky IV. Ho capito che se il mondo può cambiare tutti possiamo cambiare, ma no, scordatelo: tu figa (o figo) in sei giorni e mezzo non lo diventi.
Ti voglio vedere con i dolori ai muscoli, i calli alle mani per le troppe trazioni ed il culo bruciato per gli addominali.
Altro che unghie laccate e rossetti del cazzo.

Mi sono lamentata abbastanza: mangiamo.

Anche se continuerò a pensare ai mille modi per far tacere certi soggetti.

Oggi ti propongo il riso col pollo e le uova. Classico cibo del palestrato trasformato però dal kaiju in qualcosa di più divertente: intanto si usa il wok e poi un po’ di condimento c’è. Che non è che qui possiamo diventare i più grandi pallavolisti del Giappone senza mangiare come delle persone adulte.

Questa gif non mi stancherà mai.

Go, go, go!

Per preparare il riso proteico del palestrato, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso basmati;
  • 30 grammi di salsa di soia;
  • circa 500 grammi di straccetti di pollo;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 4 uova;
  • un cipollotto;
  • poco sale.

Se non hai mai usato un wok, qui c’è il tutorial per una ricetta di base.
Se non hai un wok e vuoi comprarne uno e bruciarlo a mano, trovi la guida qui.

Come ormai dovresti sapere, quando si usa il wok il riso deve essere già bollito e freddissimo. Quindi preparalo, senza mettere il sale nell’acqua, e tiralo fuori un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione e poi distribuiscilo bene su un piatto. Aspetta che si raffreddi un po’ e poi caccialo in frigo, per poi tirarlo fuori quando sarà ora di ripassarlo nel wok.
Un lavoro che devi fare diverse ore prima del pasto, quindi organizzati.

È ora di cena? Partiamo.

Innanzitutto taglia il pollo a pezzetti, con le forbici.

Rompi le uova e riversale in una ciotola (al solito, consiglio di romperne una per volta in un bicchiere e travasarle sempre una per volta nella ciotola: se ne becchi una marcia almeno salvi le altre).
Versa i 30 grammi di salsa di soia e sbatti il tutto brevemente, giusto il necessario per amalgamarle.

Taglia a pezzotti anche il cipollotto.

Abbiamo tutto. Tira fuori il riso dal frigo e con l’aiuto di una schiumarola o di un cucchiaio ammonticchialo tutto al centro del piattone: ti sarà più facile cacciarlo nel wok durante la fase del cucinamento.

Metti il wok sul fornello più grande che hai, con il fuoco acceso a massima potenza.
Aspetta che diventi rovente e che faccia uscire tutto il fumaccio:

Cucina salubre.

Versa 3 cucchiai d’olio, aspetta che siano belli roventi pure loro e poi caccia il cipollotto.

Subito dopo butta dentro anche il pollo:

Ora ci vorrà del tempo.
Il pollo infatti butterà fuori un sacco di liquido:

Fallo andare finché si asciuga del tutto. A quel punto metti un po’ di sale, poi continua a farlo andare fino a quando sarà bello bruciacchiato. Gira di continuo con una schiumarola, per non farlo attaccare.

A questo punto versa le uova.

Pochissimi secondi dopo (senza aspettare il classico rigonfiamento sui lati, perché il condimento è troppo ed il wok avrà sicuramente perso temperatura) caccia dentro pure il riso.

Mescola energicamente con la schiumarola, per non fare attaccare.

Durante quest’operazione puoi salare un po’, ma quello che conta è che non smetti mai di mescolare.
Quando è pronto? Ci vorranno un paio di minuti di cottura ed il riso dovrà avere assorbito in sé tutto l’uovo. Dovrà essere asciutto.

Qui mancano almeno altri 30 secondi.

Prepara le porzioni e davanti a te dovresti avere una cosa del genere:

Passiamo ora ai valori nutrizionali, per diventare ciccioni con consapevolezza.

I valori sono sempre per una sola porzione, ossia il tuo cazzo di piatto.
Calorie totali: 928
Carboidrati: 91g
Proteine: 84g
Grassi: 25g

Ciao e buon appetito! (ma stai con me, che dopo i titoli di coda c’è Nick Fury).

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Non c’entra niente, quasi, ma come non condividerla?

Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.
Egli ha l’unghie smisurate
Che non furon mai tagliate;
I capelli sulla testa
Gli han formata una foresta
Densa, sporca, puzzolente.
Dice a lui tutta la gente:
Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.

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Riso con verdure (+ chi ha paura della salmonella?)

Tutto, nella vita, si può riassumere con uno slogan. Soprattutto quando si ha un cervello debolmente attivo.

Sì, è un modo elegante per dire che certa gente non capisce un cazzo.

Pensaci bene.
Ustica? CEDIMENTO STRUTTURALE.
Until Dawn? EFFETTO FARFALLA.
Senua’s Sacrifice? DEVI GIOCARLO CON LE CUFFIE.
Point Break? ADRENALINA PURA.

E se lo dice la locandina…

Fa niente se il cedimento strutturale nulla c’entrava, se Point Break è una noia mortale, che l’effetto farfalla fosse solo una trovata pubblicitaria e che – soprattutto – tante, troppe cose si potrebbero dire di Senua’s Sacrifice talmente il gioco è complesso.
L’importante è ridurre ogni elemento dell’esistenza ad uno slogan, slogan inventato proprio da quelli che ti hanno fatto sborsare i soldi.
Tutto, pur di non pensare.

Un gioco sulla follia e loro si concentrano sul dolby.

Ora che il cibo è diventato il nuovo porno ed il salutismo spicciolo la nuova coca del web, anche condividere ricette è divenuto uno stress.
Soprattutto una. Questa qui.
E sai perché?

Perché alla parola uova si deve rispondere, urlando, SALMONELLA!

Youtubo si mangia un tiramisù che di certo ha le uova. Quel balletto è il primo sintomo della SALMONELLAAAAAA!

Inutile dire che questi individui dai dubbi neuroni non solo dubito che sappiano cosa sia, la salmonella, ma proprio ignorano l’abc della conoscenza: da dove esce un uovo, che tipo di animale sia una gallina, perché sono vivi.
Prova ne è stata che all’ennesimo urlo scandalizzato è – per fortuna – arrivata la perla di rassicurazione: no, ma tranquilli – sto citando il saggio – la salmonella non si prende se ti mangi le uova fresche.

Niente, a quel punto non c’ho visto più.

Uno si sfoga come può.

Cazzo, queste non solo vanno sul web a commentare a caso, ma manco sanno di che stan parlando.
Poi ho googolato ed alla ricerca Uova pastorizzate, ho trovato solo siti di GialloZafferano e blogghine superinformate. Non un sito di divulgazione, non un chimico, non uno con la terza elementare.
Solo blog di cucina, per diverse pagine.

Quindi lezione breve breve sulla nostra amica salmonella e sull’esistenza tutta.
Sigla!

Domande di una certa importanza. Chi ha visto la puntata mi fa il riassunto del punto di vista del globulo rosso anziano?

Sì, è vero. Dalle uova si può pigliare la salmonella.
Così come, potenzialmente, durante una passeggiata un meteorite ti può cadere in testa.
Attraversando la strada ti potrebbe investire un camion.
Mangiando un piatto di pasta con le polpette ti potresti strozzare e morire soffocato.
Insomma, le insidie stanno dietro ogni ostacolo. Ed il condizionale fa la differenza.

Ma dove si trova questa cazzo di salmonella, quando si parla di uova? Nel guscio e nel tuorlo.
E fin qui ci siamo arrivati.
Ma no: la sicurezza non sta nel comprare uova fresche. Anzi, è tutto il contrario.
Se tu hai una gallina e la gallina ti caga ora l’uovo e tu te lo mangi, puoi ammalarti.
Non è sicuro, è difficile… ma possibile.

Perché il punto non è la freschezza, ma quel processo incredibile che si chiama pastorizzazione.

Nella prossima puntata.

Non sono un’esperta, ma ho google. E ce l’hai pure tu.
Cosa ci dice Wikipedia sulla pastorizzazione, cari bambini? Che tramite un processo termico si ammazzano i batteri. Una specie di sterilizzazione, ma a bassa temperatura.

Tu, con la tua gallina, l’hai fatta ‘sta roba? No.
Quindi c’è pericolo di salmonella.

Se sei così terrorizzata dalla salmonella (talmente tanto da non sapere che cazz’è un uovo e che cazz’è la salmonella) ti basta andare al supermercato e comprare le uova con scritto PASTORIZZATE. Che poi sono praticamente tutte.
Non biologiche. Non fresche. PASTORIZZATE e ti passa la paura.

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Forza, andate dal cervello della blogghina impaurita, ne ha bisogno!

Pizzakaiju, che è sprezzante del pericolo ed inoltre si nutre di scorie radioattive, ovviamente compra le uova del contadino e quelle non sono pastorizzate. Ma tipo che se chiedo al contadino Scusa, sono pastorizzate? questo mi rincorre con l’ascia.

Ed è una roba ben più pericolosa della salmonella!

La realtà è che quando si mangia si devono accettare dei rischi e siccome queste uova qui sono veramente BESTIALI, io sfido la salmonella ogni giorno della mia esistenza.
Eh sì, anche perché io mangio ALMENO un uovo al giorno e non mi sono mai ammalata (né ho alcun problema col fegato, altra credenza popolare da sfatare).

Ma, filosofia del kaiju a parte, un appello: smettetela di andare in giro a rompere i coglioni parlando di cose di cui EVIDENTEMENTE non sapete una ceppa. Non basta incollarsi tre parole nella bocca e ripeterle, per rendervi sapienti. Ma poi, non ho capito, vi pagano a stronzata?

Eh, poi uno si incazza.

Facciamoci passare l’incazzatura mangiando, va.
Ricetta base del riso con le verdure, preparata una sera in cui non avevo fatto la spesa perché marzo è psicopatico (chi dice pazzerello verrà bannato dal blog forever).

Go, go, go!

Per preparare del riso con verdure, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che ti pare, anche uno che hai comprato a caso e che non sai bene come usare;
  • 600 grammi di verdure. Io ho usato melanzana, carote e zucchine, quindi ti farò vedere come ho preparato quelle. Ma è una ricetta svuotafrigo, guarda che c’hai ed usalo;
  • un cipollotto (o uno scalogno o una cipolla);
  • 20 grammi d’olio;
  • sale, pepe.

Nessuno ti vieta di usare salumi usati ed anche un riso particolare, tipo quello nero.
Se usi la pancetta od un salume grasso usa solo 10 grammi d’olio e metti il salume proprio all’inizio, a sfrigolare da solo mentre ti occupi della cipolla:

Per il resto è tutto uguale.
Ma andiamo con ordine.

A me le carote piacciono al vapore, quindi le ho tagliate a tocchetti e le ho messe in una pentola. In quella pentola c’era un dito d’acqua ed il cestello per il vapore:

Come si prepara la roba al vapore? Chiudi col coperchio, attendi che l’acqua bolle e da lì inizia la cottura. Più o meno per le carote si aggira intorno ai 15-20 minuti: tu ogni tanto apri ed infilzale con la forchetta. Se sono trapassabili senza fatica, sono pronte.

Ogni volta che hai concluso la cottura al vapore, ricordati di aprire il coperchio e lasciare andare via il calore: spegnendo la fiamma infatti non interrompi il procedimento, continuerebbe a cuocere fino a calore scemato.

Durante la cottura delle carote puoi fare anche tutto il resto.
Metti l’acqua della pasta a bollire.
In una padella versa 20 grammi d’olio e fai soffriggere il cipollotto tritato.

Intanto taglia la melanzana a dadini e, appena la cipolla è colorata, caccia in padella pure lei.

Fai andare per una decina di minuti a fuoco medio, girando.
Intanto taglia le zucchine a rondelle.
La melanzana ha bisogno, in media, di una ventina di minuti di cottura. Se decidi di cuocere la carota, pure lei ha bisogno di 20 minuti. La zucchina una decina.
Quindi regolati un po’ tu.

I tempi dello spadellamento di tutte le verdure te le ho scritte in questo post qui.
Facciamo un altro esempio a caso? Metti che hai peperoni, fave e carote. Prima il peperone per una decina di minuti, poi le carote e quando tutto è quasi pronto caccia le fave (che quando cuociono dieci minuti è pure troppo. Se le fave sono sbacellate, uniscile insieme al riso, non han bisogno di cottura).

Tornando a noi, se hai seguito passo passo ogni mia mossa, dieci minuti dopo butti dentro anche le zucchine.

A fine cottura, se hai anche tu scelto la via delle carote al vapore, unisci le carote, ormai a fiamma spenta.

Mescola bene, aggiungi il sale ed un po’ di pepe.
Perché si aggiunge il sale solo alla fine? Perché quello fa uscire tutti i liquidi ed a me le verdure piacciono croccanti: se metti il sale ad inizio cottura, si spappolano.
La melanzana croccante non rimane, quindi rassegnati.

Appena il riso è pronto fallo saltare per una trentina di secondi insieme al condimento, con una fiamma media. Mescola bene.

Prepara i piatti, spolvera con un po’ di pepe se occorre, ed ecco qui cosa dovresti avere davanti a te:

Mangio con le bacchette così ci metto più tempo e mi sembra di mangiare tantissimissimo.

Ciao e buon appetito!

Riso nero con ricotta di bufala (+ la scienza dietro ad una stupida pasta aglio, olio e peperoncino)

Nelle lunghe giornate del Kaiju molte sono le avventure e le quest improbabili che capitano, random.
In molti ormai conoscono l’impresa ardita del cucinamento del pennuto allammerda, dai più conosciuto come il mistico Pollo al caffè.
Questa volta ci sono anche i documenti, documenti che i bardi di tutto il Ferelden si portano dietro, di balera in osteria, per meglio supportare le loro ballate colme di tristezza e pena:

E basta, diciamolo: se vi piace sparare stronzate, non è un blog di cucina che dovete portare avanti. No. Apritene uno di astrofisica, di ingegneria nucleare, di meccanica quantistica. Qualsiasi cosa che per i comuni mortali sia lontanissimo dalla comprensione. Così non vi sgamiamo, non ci arriviamo neppure ad intuire che le vostre sono boiate.
Ma con la cucina cascate male e caschiamo male pure noi.
Perché tutti cuciniamo, tutti prima o poi passiamo nel tuo blog e tutti – tutti – grazie a te, prima o poi, mangiamo una chiavica.

Mi ha tolto le parole di bocca.

Mettiamo da parte un attimo le nostre divergenze. Facciamo finta che io non ti abbia preso per il culo perché scrivi cremina, zietto e tutte quelle robe là che trovo insopportabili.
Parliamo solo delle ricette, di come dovrebbero essere scritte, del perché siamo qui.

Motivazione: siamo qui per passare agli altri delle pappe buone.
Già se metti un piatto che fa schifo agli ippopotami lerci, mi sa che non ci siamo. Se ingoio il tuo pollo al caffè e vorrei tirartelo in faccia, non ci siamo proprio.
Cosa ti spinge ad aggiornare il blog, proponendo roba immonda? Hai le papille gustative difettose?

Possibili reazioni dopo aver cercato di ingerire cibo monnezza.

Oltre al gusto personale, però – che magari quella roba è buonissima, ma fa schifo solo a me e so che non dovrei dire schifo perché in Africa muoiono di fame – ci sono dati più oggettivi.
Cara mia blogger casuale che passi di qui, non ce l’hai una bilancia, in casa? Perché continui ad indicare robe come 4 zucchine medie, fingendo di ignorare che ogni zucchina ha una sua dimensione particolare e speciale ed unica?

E, ancora, come fai a cucinare una pasta per 5 persone con tre zucchine?

Roba che sconvolge e fa perdere le sopracciglia.

Queste domande e le disavventure vissute a causa dei tuoi disgustosi piatti mi hanno fatto aprire questo blog ed io ho imparato dove molte di voi hanno sbagliato.
Le dosi devono essere giuste e realistiche. Bisogna pesare tutto.
Bisogna inserire solo cibo degno di essere tramandato.
E, soprattutto, bisogna spiegarlo come se davanti a noi ci fosse qualcuno che non ha mai cucinato un piatto di pasta in vita sua.

Tu non stai passando una ricetta a tua mamma o a tua nonna che, si spera, san già cucinare. Tu stai parlando con dei senza faccia che si aggirano per la rete che, per quanto ne sai, non hanno mai visto un pacco di penne rigate.
Quindi devi spiegare quello che hai fatto con parole semplici e chiare, senza tralasciare niente poiché l’ovvio non esiste.

Guarda, questo non sa manco come si mangiano, gli spaghetti.

Era una cosa ovvia allacciare le scarpe, quando non ne eri capace?
Era ovvio imparare a tagliare la carne col coltello, dopo anni in cui era mamma a fartela trovare già pronta per essere masticata?
E la difficoltà di imparare l’alfabeto, le tabelline e soprattutto le maiuscole da scrivere in corsivo? Te le ricordi quelle difficoltà?

Ecco. Quando scrivi devi pensare che chi passa da te non sa manco accendere il fornello.

Devi immaginarci molto, molto ignoranti.

Facciamo un esempio facilefacilefacile: gli spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Non è che tu possa scrivere Scalda l’olio, fai soffriggere l’aglio e metti gli spaghetti.

Scusa, ma quanto olio? Cosa significa soffriggere?
Io non la so cucinare. La sapessi cucinare, di certo non sarei sul tuo blog. Sarei già a tavola, a sbracarmi.

Con l’eleganza che mi contraddistingue.

Quindi basta con questo pressapochismo quando scrivi procedimenti e dosi. Tra l’altro la maggior parte dei blog di cucina sceglie (per volontà sua o della piattaforma cui si appoggia) di non esser supportata da immagini, quindi devi usare queste cazzo di robe che vedi scritte qui e stai leggendo, che si chiamano PAROLE.

Ora, per essere coerentissimi, ti propongo una ricetta che avevo dimenticato di avere segnato, che pensavo di avere già trascritto e di cui… non ricordo ESATTAMENTE le dosi.
Ebbene sì.
Anche Pizzakaiju sbaglia.

Dura da accettare senza subire una crisi epilettica o giù di lì.

In realtà la ricetta è super facile, quindi non si può sbagliare.
A me piace un fottio il riso bollito ed ultimamente lo sto preparando un po’ con ogni condimento possibile. In questo caso ho scelto il riso nero e l’ho condito con della ricotta di bufala. 
Non ricordo le dosi PRECISE della bufala, ma adesso abbozziamo insieme.

Go, go, go!

Tutti in cucina!

Per preparare del riso nero con ricotta di bufala, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso nero. Sconsiglio l’uso di un altro riso, poiché questo rimane parecchio al dente e non si rischia di creare una pappa di riso e ricotta. Vogliamo masticare, finché Pazuzu ci concede di avere dei denti in bocca. Forse un riso integrale, anche non nero, può andare. Ma non ho provato, quindi boh;
  • 20 grammi d’olio;
  • dai 200 ai 300 grammi di ricotta. So per certo di avere comprato 300 grammi di ricotta e so anche di non averla usata tutta. L’idea era di usarne 150, ma mentre condivo mi sono resa conto che era una miseria. Il mio cervello dice che alla fine mi sono fermata a 270, ma non ricordo ESATTAMENTE;
  • basilico, pepe.

Intanto ti presento la ricotta.

Ciao.

Chiaro che se non trovi quella di bufala puoi usare quella di mucca o di capra o di mammuth. Però, se vuoi bene ai kaiju di tutto il mondo, non comprerai mai quella del banco frigo, industriale e finta, ma quella fresca.

Metti a bollire l’acqua del riso e poi fallo bollire.
Quando è quasi pronto, versa 20 grammi d’olio in una padella, falla scaldare ed attendi il riso: fai saltare il riso lì dentro per un minuto, per farlo insaporire.

Allontana la padella dalla fiamma (che puoi pure spegnere, non ci serve più) per pochi secondi, per fare abbassare leggermente la temperatura.
Ora caccia dentro la ricotta a pezzotti e con l’aiuto di una forchetta mescolala bene al riso, facendola sciogliere pian piano.

Inizia con 150 grammi di ricotta, poi valuta tu quando fermarti.
(270! 270!)

Nelle scodelle cospargi di pepe, se ti va, e decora con del basilico.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!