Primi

Gnocchi di patate con sugo di coniglio.

Allora, com’è andata questa settimana senza consigli culinari dalla Kaiju’s Land?

Perché sono una persona rassicurante.

A me di merda. Ho mangiato male – altrimenti ti avrei passato la ricette, dah! – oppure in maniera piuttosto inutile.
Una sera era tutto così schifoso, ma così schifoso che ho tirato fuori la Buitoni dal freezer.

Incazzandomi tantissimo e lanciando piatti in giro.

Ma oggi andiamo sul sicuro. Oggi cuciniamo un sugo di coniglio e ci condiamo degli gnocchi di patate (rigorosamente industriali perché sai quanto mi rompo le palle solo all’idea di prepararli in casa).

E se sei tra quelli che Il coniglio no, poverino affari tuoi, significa che sei destinato ad attendere un’altra settimana prima di poter pappare in maniera decente. Buona fortuna con lo slalom tra i piatti con deliziose cremine di formaggi cagliati e spaghetti inondati di miele e mandorle (però allo zenzero, eh, e con una punta di nutella che ci sta divinamente).
Per i carnivori senza sentimenti, invece, scatta il Go, go, go!

Forza! Non è il miglior discorso motivazionale di sempre e di oltre?

Ho rubato la ricetta a Kung Food, sito che ancora non conosco molto bene ma pare che possa essere infilato tra i #validi. Ne riparliamo quando avrò provato altri piatti, prima di mettere il bollino garanzia totale.

Per preparare degli gnocchi di patate con sugo di coniglio, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di gnocchi di patate. Giovanni Rana o quel che vuoi, la ricetta di quelli artigianali ancora non l’ho scritta e non so se mai la scriverò;
  • una carota;
  • una cipolla;
  • 400 grammi di carne di coniglio;
  • un chilo di pomodorini (peso calcolato da già puliti);
  • sale, pepe;
  • qualche foglia di salvia, qualche foglia di basilico, un po’ di rosmarino;
  • 200 grammi di vino bianco;
  • 40 grammi di olive nere;
  • formaggio misto (pecorino-parmigiano ma pure caciotte varie) da mettere soltanto sui piatti, quindi non più di 50 grammi totali;
  • 40 grammi d’olio.

Un bel po’ di roba. Vai a fare la spesa che ci incontriamo dopo.

Vestiti bene, mi raccomando.

Tieni conto che ci vorrà circa un’ora e mezza di preparazione per questo piatto. Non è difficile, ma organizzati per tempo se non vuoi crepare di fame.

Inizia tagliando a pezzotti il coniglio. Non troppo piccoli, tanto si sfalderà durante la cottura.

Decapita i pomodorini e tagliali in due pezzi.

Trita carota e cipolla con l’aiuto di un mixer.
In una pentola di cui possiedi il coperchio versa i 40 grammi d’olio, falli scaldare e poi caccia dentro il trito di carota-cipolla, le foglie di salvia ed un po’ di aghi di rosmarino (non tanti, tendono ad essere invadenti).

Fai andare, girando spesso e con una fiamma medio bassa, per circa dieci minuti.

Aggiungi poi i pezzi di coniglio.

Fai rosolare su ogni lato a fiamma media, fino a quando cambia colore.
A quel punto versa i 200 grammi di vino bianco.

Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica (ci vorranno circa 5 minuti).
Butta dentro i pomodorini, le olive nere, un po’ di sale e di pepe.

Mescola il tutto, abbassa un po’ la fiamma e chiudi col coperchio. Lascia cuocere per 25 minuti così.

A quel punto vedrai che i pomodorini dovrebbero avere rilasciato un fottio di liquido e quindi è tempo di cuocere questo sugo immenso scoperchiandolo.
Fiamma media (diciamo sufficiente a raggiungere un sobbollore, non devi andare a cannone) fino a quando si restringerà molto bene.

Ci vorrà un po’: minimo un’ora, massimo un’ora e mezza. Dipende dalla quantità di liquido che uscirà fuori dalla carne e dai pomodorini.

Però non te ne puoi andare a fare altro: ogni tanto devi girare tutto quanto.
Quando vedi che inizia a restringersi, ti tocca l’assaggio e puoi iniziare a mettere l’acqua degli gnocchi a bollire.

Che bel pezzo di coniglio, eh?

Aggiusta di sale e di pepe e gratta pure i formaggi, che tanto ormai ci siamo.
Ecco com’era il mio alla fine:

Quando il sugo è praticamente pronto, butta gli gnocchi che tanto hanno una cottura che si aggira intorno ai tre minuti.
Scolali con l’aiuto di una schiumarola e gettali nella pentola del coniglio. Aggiungi nel sugo un po’ di foglie di basilico spezzettate con le mani e gira il tutto giusto il tempo di insaporire, a fiamma bassa (bastano 30 secondi).

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti, se sono riuscita a spiegarmi:

Spolverizza con un po’ di formaggio, senza esagerare, e spanzati, che te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

 

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Piatti tradizionali, Primi

Tagliatelle al ragù bolognese.

Di solito quando si affrontano le ricette tradizionali bisogna stare attenti, che c’è gente un po’ troppo sensibile in giro.

Uomo che discute sulla quantità di uova da usare nella carbonara.

E comunque per arrivare a trovare una ricetta più o meno credibile bisogna girare mezzo web. Prima di capire che nell’amatriciana magari la panna non ci va e manco i piselli e lasciamo perdere poi la nutella, bisogna navigare per pomeriggi interi.
Tutti possiedono il segreto segretissimo della gricia, più o meno tutti però la cucinano a cazzi loro (il Kaiju compreso, sia chiaro).

Lo scoramento.

Tutto questo per dirti che oggi è diverso. Oggi cuciniamo il ragù bolognese assoluto e non perché sono Azzurra di Emilia Romagna: il procedimento e gli ingredienti sono stati depositati nel novemila avanti Cthulhu dall’Accademia Italiana della Cucina.

Quindi, per oggi, niente fuoco e fiamme.

Tutti quelli che volevano flammare possono andare tranquilli tranquilli a casa.

Ci vorranno un paio d’ore buone per prepararlo ed è pure bello ciccioso. Ma vale ogni grammo di unto che ingerirai e, soprattutto, ti spanzerai all’infinito.

Sì, però mastica bene.

Dicono che questa sia una dose per 4 persone, eppure io ci ho condito solo due piatti di pasta. Abbondanti, colmi di sugo e spettacolari.

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle al ragù bolognese, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova + 200 grammi di farina per le tagliatelle. Il procedimento non lo ripeterò, poiché trovi il post dedicato qui;
  • 300 grammi di macinato di manzo;
  • 150 grammi di pancetta arrotolata. Grassa e in una fetta spessa;
  • 50 grammi di carote, 50 grammi di sedano e 50 grammi di cipolla;
  • 300 grammi di passata di pomodoro;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 100 grammi di vino rosso;
  • 200 grammi di latte intero a temperatura ambiente;
  • sale, pepe.

Ricordati che l’impasto per la pasta fresca ha bisogno di almeno 30 minuti di riposo (ancora meglio un’ora). Il ragù impiegherà circa 2 ore e mezza in tutto, quindi regolati un po’ te coi tempi.

Nono, io non mento mai. Il tempo di riposo è molto importante: l’impasto sarà più morbido e profumato ed il gusto ne guadagna parecchissimo, fidati.

Taglia la pancetta a dadini, poi tritala più finemente possibile con un mixer. Puoi anche usare un coltello, ma diventa una roba un po’ tediosa.

Trita anche cipolla, carota e sedano, sempre finemente e sempre con il mixer.

Metti la pancetta in una pentola di cui possiedi il coperchio ed accendi una fiamma bassa.

Fai sciogliere la pancetta più possibile, sarà così:

Ora versa 3 cucchiai d’olio ed appena il tutto inizia a sfrigolare caccia dentro anche il trito di verdure.

Sempre usando una fiamma bassa fai appassire le verdure. Ci vorrà una decina di minuti almeno. Eccole:

È il momento di aggiungere il macinato.

Fai rosolare bene, girando spesso.
Dovrà cambiare colore su ogni lato:

Versa il vino ed alza la fiamma, perché dobbiamo fare evaporare la parte alcolica. Dopo qualche minuto (orientativamente intorno ai 5) possiamo passare alla fase della cottura vera e propria e versare la passata di pomodoro.

Da questo momento in poi scattano le due ore. Fiamma bassissima, deve appena sobbollire. Io ho cotto un po’ col coperchio ed un po’ no, aggiungendo acqua tiepida ogni tanto, quando il sugo diventava meno liquido.

Ogni tanto vai a vedere e soprattutto ad annusare, perché già solo l’odore fa svenire di fame.

Odorare il cibo è una delle parti più importanti durante il cucinamento. Oltre ad uno dei piaceri della vita.

Quasi allo scadere delle due ore bisogna aggiungere il latte. A temperatura ambiente, mi raccomando.

Adesso prosegui la cottura sempre a fiamma bassa ma senza coperchio. Bisogna fare restringere il tutto di parecchio, ci vorrà un’altra mezzora. 
Guarda la bellezza, dopo questa attesa eterna:

A questo punto puoi assaggiare ed aggiustare di sale: non dovrebbe occorrere, poiché all’interno c’è la pancetta che è sapidissima. Aggiungi invece il pepe.

Spegni la fiamma e riaccendila dunque durante la cottura della pasta, per avere il ragù bello caldo quando dovrai condirla.

Prepara le tagliatelle, tirale fuori al super dente (conta 30 secondi da quando le metti in acqua e sono più che pronte) e buttale dentro una ciotola grande.
Aggiungi sugo un po’ alla volta, fino a raggiungere la quantità di condimento desiderato. Io l’ho usato tutto, ma magari per te è abbondante ed è sempre meglio dosare piano piano.

Prepara i piatti e niente, hai davanti a te uno dei capisaldi della civiltà umana.

Se vuoi puoi spolverare con un po’ di parmigiano, ma è così buona così che quasi quasi anche no.

Contenta? Mi merito almeno un abbraccio per averti insegnato una roba fondamentale per la propagazione della specie?

No, eh? Uff.

Ciao e buon appetito!

Primi, Primi piatti di mare

Pasta cozze e pecorino.

La ricetta che ti sto per dare non è del tutto una novità: stiamo per preparare una pasta con le cozze, però con dentro un ingrediente segreto.

No, quell’ingrediente non è la pizza. Però è un’ottima idea, sperimenterò.

Facile, è facile. Eppure io ho impiegato ben tre tentativi per riuscire a trovare sia il metodo che le dosi giuste.

C’è stata grande frustrazione in me e a nulla è servito indossare il cravattino.

Il secondo tentativo è stato il più fallimentare di tutti: mettendo il pecorino – perché è lui l’ingrediente segreto – ho formato una palla immonda di formaggio. Ed ho pure lasciato troppa acqua, quindi mi sono ritrovata con dei rigatoni al blob che ho recuperato, ma non senza fatica.

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Comunque ne sono uscita vittoriosa e fidati: cozze e pecorino stanno bene insieme. Sarà un piatto un po’ salato, perché la pasta si cuoce nell’acqua delle cozze ed il pecorino è bello sapido, però è un salato buono, un salato che sa di mare.
Se vuoi, puoi rimediare cuocendo la pasta in acqua, normalmente, ma ci perdi.

Go, go, go!

Tutti ai posti di combattimento!

Per preparare della pasta con cozze e pecorino, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Penne, rigatoni. Basta che c’abbia il buco, così la cremina può compiere il suo lavoro per bene;
  • un chilo e mezzo di cozze. Si traduce in circa 250 grammi di cozze pulite;
  • 50 grammi di pecorino romano + una leggerissima spolverata sui piatti;
  • uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio, abbondante pepe.

Bisogna partire dal preparare un’impepata di cozze senza prezzemolo.
Pulisci le cozze. Pulirle non significa LUCIDARLE, bensì togliere il filetto che sporge da ogni guscio e levare le alghe più pelose.

Prendi una pentola di cui possiedi il coperchio e versa un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio spogliato e tagliato a metà e tutte le cozze. Cospargi con abbondante pepe.

Chiudi col coperchio e lascia cuocere a fiamma medio alta per pochi minuti; giusto il tempo di aprire tutte le cozze. Dopo un minuto apri il coperchio e gira un po’ il tutto, tanto per fare cuocere in maniera omogenea.

Una volta che sono pronte, apri e lasciale un attimo raffreddare.
Nel frattempo metti l’acqua della pasta a bollire (senza sale) e grattugia il pecorino a polvere.

Scola le cozze ma non buttare l’acqua che hanno buttato fuori. Anzi, l’acqua filtrala con un colino a maglie strette e conservala in un contenitore con coperchio (una pentola, un pentolino, una padella… quello che vuoi).

Questo passaggio del colino è importante, poiché togliamo se non altro i pezzi di sale, di cozza, di boh più ingombranti.
Guarda qui cos’ho tolto io:

Sguscia tutte le cozze e tienile da parte.

Ora dobbiamo cuocere la pasta, quindi recupera una padella dove la travaseremo. Comincia a riscaldare a fiamma bassa il liquido delle cozze, deve raggiungere il sobbollore.

Appena bolle l’acqua nella pentola della pasta, cacciacela dentro e falla cuocere 2 minuti, giusto il tempo di ammorbidirla. Poi scolala (ma senza buttare l’acqua di cottura, che ci servirà) e gettala in padella, insieme ad una generosissima dose d’acqua cozzata.
Non mettere TUTTO il liquido, se è molto: meglio dosarlo a cucchiaiate, mano a mano che viene assorbito ed evapora.

Gira spesso e fai andare il tutto per il tempo indicato sulla confezione.
Un minuto prima di spegnere unisci le cozze sgusciate.

Mescola tutto, concludi la preparazione e spegni la fiamma, assicurandoti di avere un pochino di liquido per formare una crema finale.

È arrivato il tempo del pecorino: aggiungilo a manciate, poco per volta, mescolando bene.

Aggiungi e mescola, aggiungi e mescola, aggiungi e mescola. Fino ad esaurire i 50 grammi di formaggio. Se occorre bagna con dell’acqua caldissima: non deve venire una robetta secca.

Prepara i piatti e, se vuoi, spolvera con ulteriore pepe e pecorino.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Piatti tradizionali, Primi

La genovese, circa.

Felice e leggiadra mi sono recata al supermercato, con la lista degli ingredienti per cucinare una genovese in maniera decente.

La leggiadria.

Tornata a casa, per sfizio, mi sono messa a fare ulteriori ricerche su questo piatto super antico che però nessuno ha ancora ufficializzato.
Mi sono ritrovata con procedimenti ed ingredienti a caso. Tutti possedevano il sacro segreto della ricetta originaria, ce ne fosse stata una anche solo SIMILE ad un’altra.
Ma la cosa peggiore è che il tizio a cui avevo rubato il procedimento ne aveva scritto anche un altro e non c’entrava un cazzo col precedente.

Scoramento totale a casa del Kaiju.

Il sentire generale di quel giorno.

Quindi alla fine ho fatto di testa mia. Questa ricetta non so se c’è in giro e manco me ne frega: so che il risultato è stato ottimo e che d’ora in poi questa sarà la genovese cucinata da queste parti.

L’unica cosa che varierà saranno le dosi di cipolle e carne: si può realizzare una genovese più o meno cipollata e si può anche preparare in versione vegetariana. A te la scelta.
Quel che posso assicurarti è che con questo sistema non ti si brucerà niente, cosa fondamentale visto che ‘sta roba più cuoce e meglio è.

I tempi di cucinamento variano dalle tre ore alle 8, a seconda delle tue possibilità. Io ho fatto andare il mio sugo per 6 ore circa, ma non ti preoccupare che puoi tranquillamente farti i cazzi tuoi, non devi stare là a guardare la pentola in attesa della madonna.

Che poi uno va in paranoia dura.

Go, go, go!

Per preparare la genovese (circa), per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di mezze maniche o altra pasta corta simile (tipo rigatoni);
  • 500 grammi di spezzatino di vitello (meno grasso possibile). Puoi anche ometterlo e preparare una genovese solo di cipolle, il procedimento è lo stesso;
  • dai 500 grammi al chilo di cipolle dorate, peso già pulito. Se ometti la carne ne è necessario un chilo, altrimenti puoi decidere tu il livello di cipollaggine che vuoi raggiungere;
  • una carota grande ed una costa di sedano per il soffritto;
  • 100 grammi di pomodorini;
  • 200 grammi di vino campano. Bianco o rosso è a tua scelta. Io ho usato un rosso, l’Aglianico;
  • un cucchiaio d’olio, pepe, sale e molta acqua;
  • misto di pecorino e parmigiano da mettere sui piatti (circa 60 grammi, abbondante).

Ricordati di iniziare a preparare questo sugo con larghissimo anticipo. Io ho iniziato alle due del pomeriggio ed ho concluso alle otto. Non ci sono tempi precisi, l’importante è che venga fuori un composto in cui quasi tutti i componenti si scioglieranno, carne a parte che avrà ancora un po’ di consistenza.

Nelle foto vedrai il procedimento per cucinare 500 grammi di cipolle e 500 di carne.

Comincia dalle cipolle: sbucciale e tagliale a fettine sottili, piangendo copiosamente.

Dicono che bagnare la lama del coltello aiuti a non disperarsi, ma secondo la mia esperienza non serve a niente.

Riduci a pezzotti la carne.

Con un pelapatate togli la parte esterna della carota e del sedano. Lavali e poi tritali finemente, magari con il mixer.
Infine taglia in 4 parti i pomodorini.

Versa un cucchiaio d’olio in una pentola piuttosto grande e di cui possiedi il coperchio. Fallo scaldare e poi cacciaci dentro il trito di carota e sedano. Fai insaporire brevemente, a fiamma medio bassa.

Aggiungi le cipolle, la carne ed il vino.
Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.

Ci vorranno circa 5 minuti. A quel punto puoi unire i pomodorini e l’acqua. Mettine abbastanza da coprire il tutto.
Aggiungi sale e pepe, senza esagerare.

Ora chiudi col coperchio ed usa una fiamma bassissima nel fornello più piccolo che hai: deve sobbollire e nemmeno in modo deciso. 
La cottura deve essere compiuta in maniera lentissima, è una di quelle robe che potrebbero preparare in Quei bravi ragazzi: dalla mattina alla sera, sperando che i poliziotti non vengano a rompere il cazzo per arresti a caso.

Battute che capiscono solo loro.

Ogni ora vai a controllare cosa succede. Se l’acqua è molto evaporata, aggiungine dell’altra, sempre fino a coprire il tutto.
Esempio dopo un paio d’ore:

Continua a fare andare la cipolla fino all’ora di cena, se puoi.

Quando giunge il tempo della pappa vedi un po’ come sei messa a liquido. Se è il caso, durante l’attesa della pasta togli il coperchio, alza la fiamma e fai evaporare. Ricordati di lasciare un pochino di liquido, poiché completeremo nel sugo la cottura ed il risultato non deve risultare secco.

È giunto anche il tempo di assaggiare ed aggiustare di sale e pepe.

Un po’ meno liquido di così, ma ormai ci siamo.

Se pensi che il sugo che hai preparato sia troppo (ma non lo era, nel mio caso), puoi spostarne la quantità che ti serve in una padella a parte, così ne usi quanto ti pare.

Grattugia pecorino e parmigiano, magari in piatti diversi così sai cosa stai mangiando.

Metti a bollire la pasta e tirala fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare via la sua acqua che non si sa mai.
Una volta scolata cacciala nella pentola, fai saltare il tutto per due minuti a fiamma bella alta e – se occorre – bagna con l’acqua di cottura della pasta.

Prepara le porzioni e cospargi con abbondante formaggio.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Primi, Primi piatti di mare

Spaghettini con alici fresche e limone

Ancora un’idea per la cena per quei giorni in cui la sera prima ti sei sfondata di burrata ed il giorno dopo, senza riguardi, ti sei pappata tutta la scatola di mars gelato che avevi nel freezer.

Ecco.

Quindi bisogna abbozzare, senza scadere nella pasta in bianco che tanto riempiresti di burro e formaggio.

Ti propongo una ricetta facilissima, non laboriosa e dove la cosa più calorica è giusto l’olio, che però non è negoziabile.
Ho rubato l’idea al BoccaTv, come in questo periodo è praticamente regola.

Quindi Go, go, go! e vediamo che cosa preparare da mangiare per questa sera.

Pollice su per questi spaghettini al pesce.

Per preparare gli spaghettini con alici fresche e limone, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghettini;
  • 300 grammi di alici, pesate già pulite. Comprane 500 grammi e stai a posto;
  • una buccia di un limone bello grande;
  • uno spicchio d’aglio, del peperoncino;
  • 2 cucchiaini di aceto;
  • 50 grammi d’olio + un paio di fili ulteriori da aggiungere tra lavorazione ed impiattamento;
  • 200 grammi d’acqua, un po’ di sale, prezzemolo tritato.

Se hai possibilità di farti pulire le alici dal pescivendolo è senz’altro preferibile.
Altrimenti questa volta non c’è molto da faticare, ma non ho immagini perché verrebbe fuori una roba da macellai, sporca e sanguinolenta.
Te lo spiego: con un coltello decapita l’alice e trascina la testa lontana dal corpo, così dovrebbe staccarsi anche gran parte dello schifo interno che resta attaccato alla testa. Il resto delle interiora si elimina scavando leggermente col coltello. Basta.

Conclusa questa operazione, sciacqua ogni pesciolino sotto l’acqua fredda, per togliere il sangue e residui di merda varia.

Trita il prezzemolo e metti l’acqua della pasta a bollire.

Versa 50 grammi d’olio in una padella di cui possiedi il coperchio, fai scaldare e poi aggiungi uno spicchio d’aglio scamiciato e tagliato in due, il prezzemolo e del peperoncino (indifferentemente fresco o secco).

Fai soffriggere a fiamma medio bassa e nel frattempo usa un pelapatate per levare la buccia al limone (lavalo bene, mi raccomando).

Taglia la buccia a pezzi grandi e caccia pure lei in padella.

Scola le alici dal possibile liquido che sarà uscito fuori e poi uniscile al condimento in padella. Versa anche 200 grammi d’acqua a temperatura ambiente e i 2 cucchiaini d’aceto.

Chiudi col coperchio e con una fiamma sufficiente al sobbollore fai andare per 3-4 minuti. In questo tempo le alici saranno già cotte ed anche leggermente aperte senza essersi spappolate.
Riapri ed ecco cosa dovresti avere davanti:

Spegni la fiamma e preleva le alici con una schiumarola. Se dovessi tirare su anche tanto liquido, riversalo in padella che ci serve. Mettile in un piatto e lasciale raffreddare un minuto o  due, altrimenti ti bruci le dita.

Poi succedono cose del genere.

Ora ci tocca spinare le alici, ma non è un compito difficile.
Ti basta separare ogni alice e tirare la lisca: verrà via da sola, insieme alla coda. 
E non ha alcuna importanza se il pesce ti si spacca in mano perché non ci serve necessariamente integro.

Riaccendi il sughetto a fiamma bassa e, appena torna a sobbollire, cacciaci le alici dentro.
Butta anche la pasta, che devi tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

Mescola bene il tutto, aggiungi il sale che ancora non l’abbiamo messo e poi fai andare il sughetto a fiamma bassa, in attesa degli spaghettini.
Se il liquido fosse molto abbondante, puoi anche alzare la fiamma per farlo evaporare.

Scola gli spaghettini al dente – senza buttare l’acqua di cottura – e riversali in padella.  Concludi lì la preparazione: aggiungi acqua se il liquido non è sufficiente e pure un paio di fili d’olio.
Alla fine deve rimanere pochissimo liquido, giusto l’occorrente per avere degli spaghettini cremosetti.

Impiatta, irrora con un filo d’olio ed ecco cosa dovresti avere davanti:

Aglio e buccia di limone non si mangiano, per il resto sfogati e fai del tuo peggio.

Ciao e buon appetito!

Primi

Linguine con le cozze

Stavo cucinando le cozze per sperimentare una roba formaggiata, quando mi è venuto un po’ il dubbio: ma non è che sul blog manca la ricetta della pasta con le cozze?

Momenti di grande riflessione.

E la risposta è stata sì, non si sa come cazzo sia possibile ma sì.
Dunque siamo qui per colmare questo grande vuoto, ma con delle foto un po’ a metà: siccome stavo preparando un’altra roba, non troverai traccia di prezzemolo o di pepe. Ma non importa, tanto ti dico dove inserirli e vai tra.

Il piatto è di una facilità disarmante, l’unico particolare è che cuoceremo gli spaghetti quasi crudi direttamente nel brodo delle cozze.

Un po’ come faresti coi noodles, per capirci.

Anche io avevo il tuo stesso dubbio: ma non è che poi viene troppo salata? Non ti preoccupare: no. 

Quindi Go, go go! e impariamo questo piatto facile facile.

Gif vintage motivazionale.

Per preparare delle linguine con le cozze, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di linguine;
  • un chilo e mezzo di cozze;
  • un cucchiaio d’olio, pepe, abbondante prezzemolo, uno spicchio d’aglio;
  • facoltativo ma consigliato: pecorino da aggiungere sui piatti.

Si parte dal procedimento dell’impepata di cozze, che trovi qui con tutte le foto.

Ma te lo riassumo perché sono una persona comprensiva e so che avere tante pagine aperte ti fa pesare tanto il culo e surriscaldare il pc.

Pulisci le cozze togliendo le alghe ed il filetto che sporge da ogni guscio.
Trita abbondante prezzemolo: prezzemolo che userai in due momenti diversi, quindi quando dico abbondante, intendo abbondante.

In una pentola piuttosto capiente e di cui possiedi il coperchio metti le cozze (adagiale, sennò spacchi i gusci), uno spicchio d’aglio e del prezzemolo tritato ed un cucchiaio d’olio. Aggiungi un fottio di pepe.

Copri con il coperchio e fai cuocere le cozze a fiamma piuttosto alta. Ci vorranno pochissimi minuti e le cozze sono pronte quando si aprono. Ovviamente gira il tutto almeno una volta, così pepe, aglio e tutto il resto vengono mescolati bene tra i molluschi.
Ecco come saranno a fine cottura:

Metti le cozze in una ciotola e travasa il loro liquido in un pentolino filtrandolo con un colino a maglie fitte. Puoi anche non farlo, ma serve: quest’operazione ti permette di levare gran parte della sabbia e possibili pezzettini di corazza. Leva anche l’aglio, ha esaurito il suo scopo.
Tieni questo brodo in caldo, chiudendo con un coperchio.

Metti l’acqua della pasta a bollire, ma non salarla.
Mentre attendi, sguscia tutte le cozze.

A questo punto vai a leggere i minuti indicati sulla confezione della pasta: le linguine dovranno stare nell’acqua per tre minuti, giusto il tempo di ammorbidirsi. Poi dovrai cuocerle al dente in padella con il liquido delle cozze e nell’ultimo minuto aggiungerai le cozze. A me la pasta piace al dente, quindi se il pacco indica 10 minuti canonici, io so che in realtà a 7 è già quasi pronta. Ognuno però si faccia i suoi conti, che magari per te così è cruda.

Comunque, una roba alla volta che sennò mi vai in confusione.

Sei un po’ esagerato, ma capisco: troppe informazioni tutte insieme.

Cala le linguine nell’acqua bollente NON SALATA: ci penserà il liquido delle cozze ad aggiungere sapidità. Se cacci sale anche anche nell’acqua poi ti tocca chiamare il ristorante cinese.
Conta tre minuti e nel frattempo porta a bollore il liquido delle cozze.

Scola la pasta senza buttare l’acqua, perché magari potrebbe servirci.
Caccia le linguine in padella, insieme ad abbondante liquido delle cozze.

Fai cuocere a fiamma medio alta, girando con delle pinze di continuo. Se l’acqua dovesse evaporare, aggiungine altra. Sconsiglio di usare la totalità del liquido delle cozze tutto insieme perché potrebbe essere abbondante e noi non dobbiamo mangiare una minestra. Aggiungine a mestolate, mano a mano che serve. Quello in più tienilo in caldo nel suo pentolino, con coperchio ed una fiamma bassa bassa (sennò fai evaporare tutto).

Nel caso in cui il liquido delle cozze non fosse sufficiente per completare la preparazione, aggiungi l’acqua della pasta. Ma non dovrebbe essere necessario.

Vedrai che, grazie all’amido rilasciato dalla pasta, si formerà una specie di crema.
All’ultimissimo minuto di cottura aggiungi anche le cozze sgusciate.

A questo punto, anche se non lo vedi in foto, aggiungi un’altra manciata di prezzemolo ed ulteriore pepe.

Se sei coraggioso ed un po’ di me ti fidi, ti consiglio di provare l’accostamento col pecorino: una spolverata abbondante sopra e vedrai che non te ne penti.

Finito. Puoi impiattare, mangiare e no, niente foto finale perché te l’ho detto che stavo cucinando un’altra roba.

Ciao e buon appetito!

Se non hai la foto del piatto finito metti quella di una pizza, tanto va bene uguale.
gnocchi, Primi

Gnocchi di patate con cipolle all’aceto balsamico e gorgonzola.

Devo dire che la ragionatissima decisione di non provare più – almeno per il prossimo decennio – a preparare gli gnocchi con le mie manine di merda forse non mi sta rendendo una persona migliore, ma di sicuro me li sta facendo mangiare più spesso. Mi son liberata della paranoia e del senso di colpa che provavo ogni volta che acquistavo il Giovanni Rana.

Reazione tipiche di quando devi preparare gli gnocchi e te ne porti a casa un pacco della Garofalo.

Che poi io fallisco ancor prima di fare l’impasto, proprio litigo con le patate e lo schiacciapatate e trasformo la cucina in un vietnam personale.

Ecco.

Quindi partiamo con un bel Go go go! che prevede solo la preparazione del condimento. In 20 minuti scarsi abbiamo la pappa, contenta?

Tutti ai posti di manovra, forza.

Hai lavato i piatti? Pulito le superfici? Lucidato i fornelli? Brava, neanch’io.

Per preparare degli gnocchi con cipolle all’aceto balsamico e gorgonzola, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di gnocchi di patate;
  • 300-350 grammi di cipolle bianche. Pesate già pulite;
  • 2 cucchiai d’aceto balsamico (intorno ai 20 grammi);
  • 20 grammi d’olio;
  • 100 grammi d’acqua a temperatura ambiente;
  • 5 grammi di zucchero (un cucchiaino circa);
  • 100 grammi di gorgonzola piccante, al massimo 120. Consiglio di assaggiare e poi aggiungere, nel caso, poiché altrimenti la cipolla sparirebbe;
  • pepe e prezzemolo tritato;
  • un pizzico di sale per le cipolle. Facoltativo.

Una cosa che non scrivo mai perché la do per scontata ma non lo è affatto è che tutti gli ingredienti che si usano per cucinare è meglio che siano a temperatura ambiente, a meno che non sia specificato il contrario. Il formaggio si scioglie meglio, le verdure si cuociono prima, non si abbassa la temperatura dell’olio e via dicendo.
Questo vale pure per gli gnocchi confezionati, il gorgonzola e la cipolla. Un paio d’ore fuori dal frigo sono più che sufficienti, di solito.

Anche l’Hypnotoad la pensa così sulla roba nel frigo, quindi è vero e basta.

Metti a bollire l’acqua per gli gnocchi. Quando bolle ricordati di salarla. 

Sbuccia le cipolle e tagliale a rondelle. Se la cipolla è gigante, tagliala prima a metà e poi a rondelle.

Rondelle a.k.a. pezzi grossi.

Togli la parte esterna del gorgonzola (la crosta, per capirci) e riducilo a dadini.

Metti 100 grammi d’acqua del rubinetto in un bicchiere.
Trita il prezzemolo.

Tutti gli ingredienti sono pronti, quindi partiamo sul serio.

In un pentolino non tanto grande (tieni conto che le cipolle perderanno volume, quindi anche se stanno strette all’inizio, dopo la cosa si aggiusterà) versa 20 grammi d’olio. Fallo scaldare a fiamma medio alta e, dopo qualche minuto, aggiungi poca cipolla per vedere se è arrivato alla giusta temperatura.

Appena inizia a sfrigolare, caccia dentro anche il resto.

Usa una fiamma medio alta, girando di continuo. Le cipolle dovranno ammorbidirsi e colorarsi, se vedi che si colorano troppo in fretta abbassa la fiamma perché è evidentemente una temperatura troppo alta. 

La questione delle fiamme è piuttosto difficile da spiegare, quasi sempre: dipende quale fiamma stai usando, quale padella e comunque le reazioni di ogni verdura sono differenti da sessione di cucina a sessione di cucina. In questo caso non devono stufare, ma devono cuocere con una fiamma viva: regolati di conseguenza.

Ci dovrebbero volere circa 10 minuti per raggiungere un risultato ottimale: non risulteranno sfatte, bensì compatte ma morbide.

Eccole:

Metti dentro 5 grammi di zucchero, mescola bene e prosegui la cottura per 30 secondi circa, sempre a fiamma piuttosto alta.

Ora versa i 2 cucchiai d’aceto balsamico e i 100 grammi d’acqua a temperatura ambiente.
Abbassa la fiamma a media e continua la cottura per 5 minuti. 

Esaurito questo tempo, ecco quale sarà il risultato:

Lasciale riposare ed appena riesci ad assaggiarle vedi se aggiungere il sale. Tieni sempre conto che dopo aggiungeremo il gorgonzola che è super sapido e che l’acqua degli gnocchi è salata.

Prepara gli gnocchi e, piano piano che salgono a galla e quindi sono pronti, raccoglili con una schiumarola, scolali leggermente e cacciali in una ciotolona.
Aggiungi anche le cipolle all’aceto balsamico.

Mescola molto bene ed aggiungi un po’ di pepe.

Prepara le porzioni.
Su ogni piatto metti un po’ di cubetti di gorgonzola e del prezzemolo tritato. Il gorgonzola si scioglierà leggermente a contatto con gli gnocchi, sempre se lo hai lasciato fuori dal frigo.

Il mio consiglio è di mettere circa 40-50 grammi di gorgonzola a testa, poi aggiungerne durante la cena nel caso risultasse poco. Il gorgonzola è bello prepotente e distruggerebbe tutto il lavoro che hai fatto sulla cipolla, invece di esaltarlo.

Ecco qui una porzione:

E soprattuto ecco il Kaiju, paparazzato proprio durante la sacra pappa:

Manco in casa si può stare in mutande in pace.

Ciao e buon appetito!

Primi, Zuppe

Pasta e fagioli con le cozze.

So che ancora sei lì, basita, al pensiero che i fagioli secchi si possono preparare senza ammollarli sei secoli e mezzo prima.

Stupore.

E, dato che so che avrai passato le ultime 24 ore cuocendo fagioli di ogni tipo per provare il nuovissimo sistema, adesso ti aiuto ad usarne un po’. In una zuppa che, come direbbero quelle che ne sanno, è da leccarsi i baffi.

Giuro che non userò più quest’espressione, era solo per mettere la gif.

Ancora una volta devo ringraziare il Bocca per la splendida ricetta: non ho cambiato quasi niente, a parte che ho alzato le dosi perché ho cucinato più pasta.
Per il resto un video praticamente perfetto (video che caccerò in fondo al post, come sempre).

Go, go, go!

Pronti!

Per preparare della pasta con fagioli e cozze, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di tubetti o ditali;
  • un pomodoro di sorrento da circa 400 grammi. Oppure pomodori da sugo, stessa quantità;
  • 200 grammi di fagioli cannellini già lessati. Più o meno devi pensare che da secchi a cotti il peso raddoppia, quindi preparane sui 100 grammi (ma è meglio di più, al massimo te li pappi come antipasto);
  • 700 grammi di cozze;
  • un paio di peperoncini freschi (o secchi, se non li hai);
  • 40 grammi d’olio + altri 5 per fare aprire le cozze + un filo sui piatti;
  • qualche foglia di salvia, 2 spicchi d’aglio.

Prepara i fagioli cannellini come abbiamo imparato. A fine cottura ricordati di mettere un po’ di sale nel loro brodo, perché lo useremo come base per cuocere la pasta.
Ci vogliono in tutto quasi 2 ore, quindi organizzati per tempo.

Una volta pronti i fagioli, puliamo le cozze. Abbiamo già imparato come in questo post qui, quindi non mi ripeterò. Pulirle non significa LUCIDARLE, bensì togliere il filetto che sporge da ogni guscio e levare le alghe più pelose.

Tienine da parte 6, le lasceremo intere e quindi le cuoceremo direttamente nella zuppa.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa 5 grammi d’olio, uno spicchio d’aglio scamiciato ma schiacciato e poi, appena l’olio è caldo, le cozze.

Chiudi col coperchio e lascia cuocere a fiamma medio bassa finché non si saranno aperte. Ci vorranno circa 3 minuti.

Appena sono pronte togli il coperchio e lasciale riposare qualche minuto.

Taglia a pezzetti il pomodoro.

Pomodori giunonici.

Versa 40 grammi d’olio in un pentolino adatto a contenere tutta la madonna (ci cuoceremo anche la pasta), insieme ad uno spicchio d’aglio e a del peperoncino fresco (o secco) tritati e qualche foglia di salvia lasciata intera.
Fai soffriggere tutto, con fiamma medio bassa.

Appena l’aglio è colorato, caccia dentro anche il pomodoro a pezzetti.

Fai andare il pomodoro ad una fiamma un po’ più alta, fino a quando si sarà spappolato.

Versa dentro al pomodoro gran parte dei fagioli. Diciamo 150 grammi sui 200 che abbiamo preparato.

Togli le cozze dalla pentola e falle riposare in un piatto. Versa il liquido delle cozze nel pomodoro, filtrandolo con un colino per evitare che pezzi di guscio o impurità varie finiscano nella zuppa.

Mescola tutto quanto e fai andare a fiamma media per circa dieci minuti. Minuti che useremo per sgusciare le cozze che abbiamo cotto.

Nel frattempo il sugo dovrebbe essere pronto.
Toglilo dal fuoco e tritalo con un mixer ad immersione. Non ha importanza se rimangono dei pezzetti di fagioli qui e là, sarà ottima ugualmente.

Una volta tritato tutto, aggiungi i rimanenti fagioli che hai lasciato da parte. Versa pure del brodo dei fagioli (non in grande quantità, quello che a occhio servirà ai tubetti).

Assaggia e vedi se manca di sale: nel caso, aggiungilo. Chiudi col coperchio e porta ad ebollizione ed infine rovescia qui dentro la pasta.

Fai bollire la pasta con una fiamma medio bassa.

La pasta dovrà cuocere un paio di minuti meno del tempo indicato sulla confezione se la vuoi al dente, ma sappi che nei suoi ultimi due minuti dovrai aggiungere le 6 cozze che abbiamo lasciato da parte, per farle aprire.
Quindi se la pasta dice di avere un tempo di cottura di 10 minuti, a 8 è già bella che pronta e quindi tu a 6 cacci dentro le cozze.

Intanto, durante la cottura, con una schiumarola togli tutta la schiuma che viene in superficie e buttala via. Se l’acqua ti sembrasse scarseggiare, aggiungi sempre il brodo dei fagioli. Non ti preoccupare se il brodo non è caldo, aggiungendone pochissimo per volta non perderai l’ebollizione più di tanto.

Ricordati che alla fine il risultato non dovrà essere super brodoso (a meno che tu lo voglia in altra maniera, allora fai come credi).

Gira il tutto ogni tanto, sennò si attacca sul fondo.

Ora che hai fatto i tuoi calcoli sulla pasta, sai quando inserire le cozze. Inserisci sia quelle chiuse che quelle aperte.

Chiudi col coperchio e concludi la cottura con una fiamma bella viva.
Spegni la fiamma, mescola e lascia riposare il tutto per un minuto scarso, sempre col coperchio.

Riaprendo, ecco cosa dovresti avere davanti:

Prepara le porzioni, distribuendo equamente le cozze lasciate intere. Condisci ogni piatto con un filo d’olio e qualche foglia di salvia aggiuntiva. 
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Primi

Spaghettini con i pomodorini.

Credo sia giunto il tempo di un previously, dedicato a chiunque sia arrivato qui da poco e per caso.
Sarò breve e dopo ti premierò con un bel piatto di spaghetti.

Per me sarebbe meglio cucinarli tutti i giorni, non solo di Tuesday.

C’è stato un tempo in cui cucinare, per il Pizzakaiju, non era una roba essenzialissima. Mangiare sì, cucinare un po’ meno. Non mi annotavo le ricette, non imparavo per davvero nessun procedimento. Mi limitavo ad andare su internet, scegliere qualche piatto a caso e cercare di prepararlo.
Scrivo cercare, poiché almeno un paio di volte a settimana il fallimento era totale.

Fallimenti.

Dopo un po’ ho imparato a detestare moltissimi blog di cucina, tra cui quelli più famosi e cliccati (combinazione, eh?). Era chiaro che non cucinavano, che inventano procedimenti senza provarli per davvero ed era lapalissiano soprattutto che io stavo mangiando in maniera pessima un po’ troppo spesso e bisognava trovare una soluzione.

Ecco una delle tipiche reazioni mentre cucinavo.

La soluzione è stata quella di creare questo spazio qui, dove annotare le ricette che mi piacevano. Con ingredienti pesati, metodi di cottura dettagliate e foto per annotare quali padelle stavo usando.

Dato che probabilmente ho l’asperger, da un semplice passatempo è diventato quasi uno studio. In realtà se qualcuno decidesse di iniziare a cucinare dal primo post per poi giungere fino a qui, imparerebbe per davvero a cucinare. Perché io sapevo fare un cazzo, mi rendo conto oggi. E anche adesso so fare un cazzo, ma meglio.

Imparare a cucinare con Vincent Price e Pizzakaiju si può.

Nella colonna di destra trovi dei siti di cucina che ormai ho saccheggiato (o sto ancora saccheggiando) di cui ti puoi fidare. Non alla lettera: ciascuno è diverso per metodi e dosi, ma da ciascuno si può (e si dovrebbe, se si ha un blog di cucina ma pure se si desidera mangiare da Cthulhu) imparare un fottio di roba.
C’è chi cuoce bene la verdura, chi la carne, chi prepara dei tutorial per la pasta spettacolari, chi usa il wok e chi fa tutto un po’ in modo base (ma è dalla base che bisogna partire, in fin dei conti).

Questo per dire che se vieni qui e trovi solo post copiati da altri post è giusto così: questo un blog di raccolta di ricette, non un posto dove inventarne di nuove. Anche se capita, di inventare. Soprattutto porcate immonde, come ormai sai bene.

Il mio compito è solo quello di aiutarti a non morire di fame, a non farti addentare la prima stronzata che hai in frigo solo perché hai avuto la sventura di seguire una ricetta scritta e pensata di merda.

Poi uno durante la fame fa cose che dopo si pente.

In questo periodo sto saccheggiando il Bocca ed oggi prepariamo degli spaghettini al pomodoro che così buoni, io, non li avevo mai mangiato. Grazie, Bocca!

Go, go, go! che ho parlato pure troppo.

Ti ho annoiato così tanto che finirai così.

Per preparare degli spaghettini con i pomodorini, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di spaghettini. Di solito uso pasta lunga soltanto quando ci sono pesti o sughi, poiché trovo che si leghino poco con i condimenti più “solidi”. In questo caso gli spaghetti(ni) mi sembravano adattissimi per succhiarsi il liquido olioso dei pomodori, quindi ti consiglio di non cambiare formato;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 400 grammi di pomodorini. Datterini, ciliegino… quelli che vuoi;
  • un po’ di foglie di basilico;
  • 50 grammi d’olio + un filo aggiuntivo su ogni porzione;
  • pepe;
  • 80 grammi di parmigiano a scaglie. È una porzione abbondante, ma sempre meglio averne un po’ di più a portata.

Bisogna preparare il condimento almeno una mezzora prima della pappa, quindi regolati.

Lava bene i pomodorini e decapitali.

Tagliali poi in quattro pezzi.

Cacciali in una ciotola.
Condiscili con 50 grammi di olio (più buono è e più mangerai bene dopo), abbondante basilico spezzettato con le mani e l’aglio.
L’aglio io l’ho tagliato a pezzetti piccoli, un po’ perché è stagione ed in questo momento è proprio buono, un po’ perché a me l’aglio piace parecchio. Se tu hai problemi a digerirlo, schiaccialo leggermente e mettilo intero. Lo toglierai prima dell’arrivo della pasta. 

Non mettere sale, per ora, altrimenti faresti cacciare altro liquido dai pomodori e non ci serve.

Mescola tutto bene.

Lascia riposare almeno 30 minuti, fuori dal frigo.

Trascorso questo tempo, prepariamo gli spaghettini.
Mentre attendi che cuociano, gratta a scaglie gli 80 grammi di parmigiano. 
Se vuoi togliere l’aglio, è il momento di farlo. 

Scola molto bene gli spaghettini, poi cacciali nella ciotola.

Prenditi il tuo tempo e mescolali bene. Non riuscirai mai ad amalgamarli coi pomodorini, ma farai assorbire tutto il liquido spettacolare che si è formato durante la macerazione. Se vuoi puoi aggiungere anche del sale e del pepe (io il sale non l’ho messo proprio ed il pepe l’ho aggiunto solo alla fine).

Non avere fretta, tanto questi spaghetti non si mangiano caldissimissimi.
Quando hai finito, prepara le porzioni. Prima metti gli spaghetti e poi distribuisci pomodorini e liquido.

Cospargi di pepe ogni piatto, irrora con un filo d’olio ciascuno e concludi con scaglie di parmigiano e basilico.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

A me è piaciuta così tanto che ti regalo un altro scatto, con la solita forchettata:

Bellerrima.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Insalate, piatti unici, Secondi

Melone e frutti di cappero

Se dico prosciutto e melone alzi gli occhi al cielo perché giàssai da sempre.
Se ti consigliassi di papparti feta e melone saresti anche contenta, ma ormai è una roba che ti compri spesso, quindi nessuna novità.
Ma se osassi accoppiare i frutti di cappero col melone, come reagiresti?

Ecco, immaginavo.

Pur con tutta la paura di farti esplodere il cervello per questa nuova opzione mangereccia, ti svelo la scoperta: i frutti di cappero ed il melone sono una roba – ma una roba – che uno non ci crede proprio.

No, giuro.

Ovviamente non può essere una cena. Comprati lo stesso il prosciutto o la feta o quel che ti pare, però è uno di quegli accostamenti che devi provare.

Ci sarà pochissimo da scrivere, comunque Go, go, go! lo stesso.

Scegli il personaggio che iniziamo. Io volevo fare il Qunari ma niente, bastardi.

Per preparare capperi e melone hai bisogno di:

  • un barattolo di frutti di capperi. Quali? Io compro quelli sottaceto e non li sciacquo perché mi piacciono di più. Non ho idea se esistano sotto sale ma nel caso, mi raccomando, passali sotto l’acqua per sei secoli e mezzo;
  • un melone più maturo possibile.

Qual è la differenza tra un cappero ed un frutto di cappero? Il cappero arriva prima. Se lo lasci stare fa il fiore e diventa frutto di cappero. Che storia, eh?

Follow the Pizzakaiju per rivelazioni INCREDIBILI! come questa.

Che devi fare?
Innanzitutto pulisci il melone: lo tagli a metà, levi tutti i semi e la parte filamentosa.
Poi prendi un piatto, ci cacci sopra la fetta di melone, un po’ di frutti di cappero e quel che hai scelto come accompagnamento ulteriore.

Mangia il melone ed il frutto di cappero insieme ed attendi che la magia si sprigioni nella tua bocca.

Ecco il frutto di cappero.

Tutto qui.
Ora sai. Questa è l’eredità di Pizzakaiju.

Ciao e buon appetito!

Ciao!