Primi

Ziti al ragù d’agnello

Mi sveglio alle quattro del mattino. Colazione per un’ora, palestra per almeno tre. Poi spesa. A piedi, a volte col freddo, per diversi chilometri.
Al mio ritorno, ultimamente quasi sempre, iniziano i preparativi per la cena. Sì, la CENA, perché se hai fatto bene i tuoi calcoli, per il pranzo è troppo presto.
Quindi ecco la tortura delle torture: un’ora in cucina, senza però assaggiare niente. Con una fame della madonna.

Ed io così.

Anche questo ragù è stato preparato in queste condizioni e non è stata una scelta sbagliata: necessita di un paio d’ore di cottura e soprattutto se riposa nella pentola si evolve da buonissimo in bestiale. 
Quindi quando il sacrificio culinario chiama, Pizzakaiju risponde quasi sempre.

Ma non scherziamo, prova tu ad annusare carne d’agnello per due ore, dopo aver sollevato pesi come non ci fosse un domani.

Innanzitutto parliamo del tipo di carne da scegliere: stiamo facendo un ragù, quindi questo significa cottura a fuoco basso, lenta lenta. Pure la carne di mia nonna diventerebbe morbida, quindi c’è poco da preoccuparsi.

La Piccola Quaglia, a cui io ho rubato la ricetta, ha usato collo e spalla. Io non li ho trovati e ho pappato la coscia.

La scelta della carne è importante.

Tu compra quello che trovi, il risultato sarà ottimo qualsiasi sia la tua scelta.
Go, go, go! e portiamoci a casa la cena di stasera.

Per preparare degli ziti con ragù di agnello, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di ziti;
  • 500 grammi di agnello. Coscia, per me. Considera che dell’agnello si scarta un sacco di roba, quindi comprane almeno un chilo;
  • una carota, una costa di sedano, una cipolla bianca;
  • una foglia di alloro, sale;
  • un cucchiaio d’olio;
  • una bottiglia di passata di pomodoro (700 grammi);
  • un po’ di formaggio grattugiato da mettere sui piatti. Cacioricotta mista o di pecora, ma anche un più comune pecorino o parmigiano;
  • 100 grammi di vino rosso.
Allora non mi ascolti. Ti ho detto che stasera si mangia agnello!

Ti presento la carne d’agnello:

Ciao.

Dobbiamo innanzitutto tagliarla a pezzi. Tieni il grasso, ma togli più cartilagine possibile.
Usa delle forbici, il coltello, una bomba atomica. Non ci sono regole.

Le bombe atomiche le avevo finite.

Alla fine di questo lavoro degno di Leatherface avrai davanti un piattone pieno di morte, di cui andare fiera:

Non giudicateci, noi siamo vegani dentro.

Lava carota e sedano, leva la parte esterna con un pela patate e poi cacciali nel mixer. Unisci anche la cipolla, tritata in maniera grossolana.
Attiva le lame e riducili a un trito.

In una pentola capiente e di cui possiedi il coperchio, versa un cucchiaio d’olio.
Aggiungi subito le verdure e falle soffriggere, a fiamma medio bassa, per due o tre minuti. Gira spesso.

Caccia dentro anche la carne e la foglia di alloro.

Alza leggermente la fiamma e fai rosolare bene la carne, su ogni lato, per dieci minuti.
L’agnello cambierà colore e rilascerà anche del liquido.

Versa ora i 100 grammi di vino. Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.

A questo punto bisogna versare la passata di pomodoro.
Non tutta: inizia con 500 grammi.

Aspetta che inizi a sobbollire, poi sposta la pentola sulla fiamma più piccola che hai. Tieni semicoperto e fai cuocere per 30 minuti.

Esaurito quel tempo metti un po’ d’acqua nella bottiglia di passata per fare la scarpetta del pomodoro rimasto dentro. Chiudi la bottiglia col suo tappo, scuotila bene come se stessi preparando un cocktail e poi versa il contenuto nella pentola.
Il sugo deve cuocere per un’altra ora e mezza. Se occorre altra acqua perché il sugo si potrebbe pure restringere in maniera eccessiva, aggiungine. Usa sempre il semicoperto e l’ultima mezzora falla col coperchio ma aprendo e girando spesso, perché è il momento in cui ci sarà meno liquido in assoluto.

Per tutta l’ora e mezza ogni tanto gira, non alzare mai la fiamma e non aggiungere manco il sale (per quello c’è sempre tempo).

Il risultato che devi ottenere è una roba parecchio densa.

Se dopo un’ora e mezza non  è così, limitati a togliere il coperchio ed a proseguire finché il liquido in eccesso evapora.

Assaggia e vedi te se aggiungere il sale. La carne di agnello è saporita, quindi non è detto che tu ne senta la necessità.

Ora, se come me l’hai preparata ad ora di pranzo, la sera metti il coperchio, accendi la fiamma bassa e fai riscaldare per tutta la preparazione degli ziti.
Se invece tu non sei di quelle che gioca d’anticipo spegni la fiamma, chiudi col coperchio per tenerlo in caldo e mettiti a spezzare gli ziti.

Cuoci gli ziti al dente (ti basta togliere un minuto dal tempo indicato sulla confezione) e cacciali in una ciotola. Aggiungi il sugo a mestolate, fino a quando raggiungi la quantità desiderata.

Se ti avanza il sugo te lo mangi col pane, che è troppo buono.

Prepara le porzioni e cospargi ogni piatto con un po’ di formaggio grattugiato.
Davanti a te dovresti avere una meraviglia simile:

Mangia, te lo sei meritato.
Ciao e buon appetito!

Anche oggi si mangia!
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La minestrina delle suore.

Ci sono cose che mi piacciono tanto ma non le mangio mai, perché sono una roba che uno poi si vergogna a preparare,
No, non sto parlando delle pizze surgelate, dei bastoncini di merluzzo finti o di tutta quella roba da fallout indecente che in realtà riempie il mio freezer.

No, io parlo della pasta scotta.

Eh, lo so.

Dell’asilo ho tre ricordi:

  • un bambino maledetto mi ha rubato un pullman di plastica e me l’ha buttato nella spazzatura. Io non l’ho raccolto perché boh;
  • il bicchiere ed il piattino di plastica che portavo dentro la schiscetta di metallo. Non ricordo il disegno sulla schiscetta, poteva essere Iridella oppure i Mon Cicci, perché avevo un’insana fissa per i Mon Cicci.
  • la pastina scotta ed insapore, quasi senza brodo, che le suore cercavano di farmi mangiare.
Sìsì, ho detto proprio SUORE.

Inutile dire che le suore non sono mai riuscite a farmi mangiare quella pastina (e da piccola, a quanto ne so, schifavo in generale il cibo), però quella roba è rimasta nel mio subconscio.
Io, quando sento l’odore della pasta scotta, son contenta.

Perché un trauma infantile è per sempre.

Però non ci riesco mica ad ottenere delle sonorità così intense. Quando preparo le minestrine la mia pasta è sempre al dente ed è senz’altro buonissima. Eppure il mio intento è sempre quello di cucinare di merda, senza successo.

Tutto questo preambolo per dirti che oggi si cucina la minestrina delle suore, lessando addirittura il prosciutto cotto, che almeno l’odore della mensa dell’asilo un po’ me lo ha fatto ricordare.

Ho rubato l’idea a Cucina preDiletta, anche se in realtà non ho seguito molto la sua ricetta. Ma la sua foto mi ha fatto sognare tanti crocifissi ed il padre nostro mai imparato a memoria.

Go, go, go!

Bella, eh? Ma no, non è quello che verrà fuori.

Per preparare la Minestrina delle Suore, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Io ho usato un misto di cavatelli e tubetti, ma puoi usare un po’ quello che ti pare. Anche degli spaghetti spezzati;
  • circa 200 grammi di prosciutto cotto a dadini;
  • 250 grammi di piselli;
  • mezza cipolla bianca;
  • pepe, sale;
  • 50 grammi di parmigiano + una spolverata sui piatti;
  • un cucchiaio d’olio + un filo d’olio da mettere su ogni porzione.

Innanzitutto scongela i piselli. Puoi senz’altro usarli surgelati, ma ci si mette francamente di più. Se hai tempo, la sera prima pesa la quantità che ti serve, mettila in una ciotola e lasciala riposare nel frigorifero. Se invece ti sei decisa all’ultimo secondo, passa i piselli sotto l’acqua appena appena tiepida fino a quando non sono più ghiacciati.

Metti una pentola d’acqua non salata a bollire.

Mentre attendi le bolle, prepariamo tutti gli ingredienti.
Trita la cipolla.
Gratta il parmigiano.
Riduci a dadini il prosciutto cotto.

Bolle l’acqua? Iniziamo.
In una pentola versa un cucchiaio d’olio e fai soffriggere la cipolla fino a quando sarà colorata.

Aggiungi il prosciutto cotto e, usando una fiamma media, fallo rosolare bene per 3-4 minuti.

Getta dentro anche i piselli e fai insaporire il tutto per due minuti. Vai anche di sale e di pepe.

Ora ricopri il tutto con l’acqua bollente, chiudi col coperchio ed attendi le bolle. Quanta acqua? Dipende dal risultato che vuoi ottenere: io preferisco un brodo molto ristretto, quindi copro con manco un dito sopra al volume degli ingredienti.

Appena l’acqua bolle, puoi aggiungere la pasta.

Durante la preparazione ogni tanto mescola e se per caso l’acqua non fosse sufficiente, aggiungine un po’. Assaggia anche l’acqua e se mancasse di sale aggiungine, ma ricordati che alla fine ci sarà pure il parmigiano che insaporirà.

Ferma la cottura due minuti prima del tempo indicato sulla confezione e, a fiamma spenta, getta dentro il parmigiano.
Mescola tutto e lascia riposare un minuto, senza coperchio.

Vai a metterti la tonaca e prepara le porzioni.

Su ogni piatto metti un filo d’olio, una macinata di pepe e del parmigiano. Poco, tanto è già dentro.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Siediti e mangia la minestrina delle suore e non farti rubare le macchinine dal mini bullo.

Il piatto di plastica oggi non lo uso per la minestra, ma per il formaggio sì.

Ciao e buon appetito!

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Pasta e patate con le croste di parmigiano.

Era un po’ che collezionavo croste di parmigiano senza sapere bene perché.
Di solito, in preda alla fame durante il cucinamento, me le mangio pure se sanno di muffa. Perché in quel momento qualsiasi cosa è buona, persino la suola di ciabatta bollita.

Ma questa volta ho resistito stoicamente, perché avevo in mente di cacciarle in una zuppa, anche se non sapevo né quale né quando.

Una zuppa di angeli e madonne? Certo, è un’idea, ma nel Cilento mica si trovano queste cose fighette.

Poi sono inciampata in un post di Scatti Golosi dove tutti erano Azzurri di Pasta e Patate e mi han fatto venire voglia. Perché io non l’ho mai mangiata, a casa mia non si usava e non ho mai imparato. Ho rimediato e adesso ti dono la ricetta.

E pure con Pizzakaiju.

Oh, questa è la versione base, non quella azzeccosa napoletana.
E sì, ovvio, sicuramente a casa tua è più buona, la tua trisavola ci metteva dentro le ciglia di cerbiatto glassato che donavano al piatto quella marcia in più che faceva leccare i baffi anche ai più piccini di casa.

L’ingrediente segreto di Freddy, invece, è una tonsilla di teenager cotta al vapore. Pensa.

Go, go, go!

Per preparare la pasta e patate, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di ditali rigati;
  • 450 grammi di patate, peso considerato dopo la pulizia;
  • una cipolla dorata (o mezza, se è grande);
  • sale, pepe, qualche foglia di basilico;
  • 3 pomodorini. 6 se sono piccoli;
  • un cucchiaio d’olio;
  • croste di parmigiano. Quelle che hai, non esiste un troppo;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato.

Metti una pentola d’acqua a bollire. Senza sale, senza niente. Appena fa le bolle, partiamo.
Mentre attendi trita la cipolla, così ci portiamo avanti.

In una pentola dove potrai cucinare tutta la zuppa (quindi capiente e con il coperchio) versa un cucchiaio d’olio ed aggiungi la cipolla. Falla stufare a fiamma bassissima mentre prepari tutti gli altri ingredienti.

Ogni tanto mescola, però.

Pela le patate, lavale bene e tagliale a tocchetti non troppo grandi e più o meno tutti uguali.
Gratta il parmigiano.
Lava i pomodorini e riducili a pezzi grandi.
Spezzetta anche le croste di parmigiano.

Appena la cipolla è colorata e morbida, caccia dentro patate, croste di parmigiano e pomodorini.

Ricopri tutto con l’acqua calda che hai preparato. E metti del sale.
Con l’acqua non esagerare, tieniti giusto un dito sopra il volume delle patate.

Aspetta il bollore, poi abbassa la fiamma (è sufficiente il sobbollore, non deve andare a cannone) e metti il semicoperto (semicoperto: coperchio un pochino rialzato grazie ad un mestolo di legno)
Ci dovrebbero volere circa 20 minuti, ma ogni tanto controlla, dipende dalle patate.
Dobbiamo raggiungere una cottura non ancora completa: devi poter infilzare le patate con la forchetta, senza però che ti si riducano in poltiglia.

Così.

A questo punto assaggia il brodo ed aggiusta di sale, tenendo però conto che metteremo il parmigiano che ha una sua sapidità.
Ora caccia qui dentro la pasta e mescola bene.

Se l’acqua è molto evaporata, aggiungine altra (sempre bollente), senza però esagerare a meno che tu la voglia super brodosa alla fine. A me piacciono le zuppe parecchio ristrette, non troppo liquide. Non ci sarà tempo di fare evaporare l’acqua in eccesso perché sennò più che pasta mangeresti Didò, quindi piuttosto tieniti più stretta ed aggiungine mano a mano se vedi che non è sufficiente.

Fai cuocere la pasta fino a tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza coperchio e girando ogni tanto. 

A fiamma spenta versa il parmigiano grattugiato.

Mescola il tutto molto bene, poi chiudi col coperchio.
Lascia riposare 5 minuti.

Apri ed eccoci:

Prepara i piatti e cospargi ogni scodella con del pepe e decora con qualche foglia di basilico spezzettata con le mani.

Davanti a te dovresti avere questa robetta qui, brodo più o brodo meno:

Ciao e buon appetito!

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Pasta col ragù di coda.

Due le cose che devi sapere prima di andare in missione per cercare code di manzo da sbranare.
Innanzitutto renditi conto che dopo aver mangiato ‘sta roba difficilmente riuscirai a fare una passeggiata. Pure trascinarti verso il letto per dormire sarà un’impresa eroica, cantata dai bardi di tutto il Ferelden.

Tu sei quello lì al centro.

E poi preparati, perché troverai gente che si autoinvita a cena, poiché già solo l’odore è così buono che risveglia pure i morti.

Accade questo.

Non mi ci metto proprio a chiamarla Coda alla Vaccinara, pure se è effettivamente quello che ho tentato di cucinare. Perché poi lo so che arrivano quelli che si autodefiniscono Romani Doc (mai capiti, quelli che tentano di costruirsi un’identità basata sul luogo di nascita) e mi cagano il cazzo.

Aggiungici che nel cercare di preparare questo piatto c’è il solito problema: ne esistono mille versioni. Bollire la coda o non bollirla? Le uvette ce le mettiamo? E il cacao?

Sguardi di chi, alla parola CACAO. deve prendere decisioni difficili.

Ho impiegato tre settimane tre per riuscire ad ottenere una coda dal mio macellaio e la cottura dura tre ore: non me la sono sentita di sperimentare tantissimo, dato che non l’avevo mai assaggiata.
Quindi il cacao ce l’ho messo, ma poco e solo sopra un pezzo di coda, per assaggiare. Peccato che il pezzo cacaoato sia ancora nella pentola, perché lo scontro PizzakaijuVSCoda non si è concluso con la vittoria. Troppo pesante persino per un mostro come me.

Posso però assicurati che, uvetta, cacao o addirittura cioccolata a lamelle a parte, il sugo era così buono che ho fatto la scarpetta direttamente dalla pentola.

Ed io non faccio mai la scarpetta.

Come base ho usato il video di Max Mariola, che ti linko alla fine del post.

Go, go, go!

Per preparare della pasta con ragù di coda, per due persone, hai bisogno di:

  • una coda di manzo. Di solito si aggirano intorno al chilo e mezzo (la mia era da un chilo e due);
  • 180 grammi di pasta corta. O lunga;
  • 100 grammi di vino bianco;
  • 2 barattoli di pelati;
  • 50 grammi di cipolla bianca, 50 grammi di carota, 50 grammi di sedano;
  • 50 grammi d’olio totali;
  • sale;
  • 10 grammi di cacao (se hai il coraggio, altrimenti prova prima senza e poi ne riparliamo). Va benissimo anche del cioccolato fondente tagliato a lamelle sottilissime;
  • 20 grammi di pinoli;
  • parmigiano (o pecorino) facoltativo da mettere sui piatti. Proprio poco.

Ciao, ti presento la coda.

Già tagliata dal macellaio.

Prepariamo prima tutti gli ingredienti.
Versa i pelati in una ciotola e tritali col mixer. Mi raccomando: con un po’ d’acqua recupera tutto il pomodoro che c’è nei barattoli e versa nella ciotola pure quel liquido. 

Lava carote e sedano e togli la parte esterna di entrambi con un pelapatate.
Poi taglia tutto a pezzi, taglia anche una cipolla e crea un trito. Col mixer o a mano, a seconda delle tue possibilità.

Apri la bottiglia di vino e partiamo.

In una pentola di cui possiedi il coperchio versa 30 grammi d’olio. Falli scaldare a fiamma alta, poi inserisci la coda.

Falla rosolare bene, a fiamma alta, su ogni lato. Aiutati con una pinza per girare i pezzi ed attenta che l’olio schizza e brucia.
Devono essere colorati su tutta la superficie esterna.

Siccome i pezzi hanno grandezze variabili, mano a mano che sono pronti prelevali con aiuto di spatole e pinze e mettili su un piatto.

Ecco l’aspetto che devi ottenere:

Sempre con la fiamma alta versa i 100 grammi di vino bianco in pentola, così stacchiamo tutto il grasso dal fondo.

Fai evaporare per pochi secondi, poi abbassa un po’ la fiamma e caccia dentro il trito di verdure.

Mescola bene, fai andare per un minuto e poi rimetti dentro i pezzi di coda.

Fai insaporire per un paio di minuti, mescolando il tutto.

Versa ora il pomodoro.

Aggiungi il sale, poi sposta la pentola nel fornello più piccolo che hai.
Raggiungi un leggero sobbollore e fai cuocere per tre ore con il coperchio o chiuso o semichiuso (dipende dalla tua fiamma: io non ho un fornello minuscolo, quindi devo per forza tenere semichiuso sennò bolle a cannone).

Dopo un paio d’ore vai a controllare se il sugo è troppo evaporato, nel caso aggiungi un po’ d’acqua.

Esaurite le tre ore di cottura il sugo si sarà rappreso di brutto:

Controlla che la coda sia davvero cotta: prelevane un pezzo e prova a staccare la carne dall’osso, con coltello e forchetta. Se viene via (con un po’ di resistenza, ma non eccessiva), ci siamo.  Assaggiala, anche, se hai dubbi. Il gusto della carne cotta e morbida dovresti conoscerlo.

Ci siamo.

Non è finita qui, ma quasi.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Togli il coperchio dalla pentola con la coda. Intanto assaggia il sugo e, se occorre, aggiusta di sale. Poi aggiungi i 20 grammi di pinoli.
Se sei coraggiosa questo è anche il momento del cacao: io l’ho messo, ma concentrato su un pezzo solo, come puoi notare.

Mescola leggermente e fai cuocere il tutto, a fiamma super bassa e senza coperchio, per altri 15 minuti. 

È il momento di spegnere e di attendere la pasta.
Riversa tutta la roba codosa in una ciotola dove potrai condire la pasta, poi preleva i pezzi di coda e ricacciali nella pentola (saranno il tuo secondo, chiudi col coperchio per tenere in caldo).

Appena la pasta è pronta cacciala nella ciotola col sugo.

Mescola bene bene e prepara i piatti. Metti anche un pezzo di coda su ogni porzione, così se uno ha voglia se la disossa un po’ e la caccia nel piatto.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Se vuoi spolvera con il formaggio, ci sta bene ma non è fondamentale.

Una volta sbafata questa pasta spettacolare puoi passare al secondo: che si mangia con le mani, in maniera ignorante e sporcando l’universo tutto.

Tieni a portata parecchi fazzoletti, ti serviranno.

Ciao e buon appetito!

Dopo la palestra, Primi

Tagliolini Re-Animator.

Ricordi il tempo in cui ti avanzavano le robe in frigorifero, stavano lì per una settimana e niente, ti ritrovavi puntualmente a buttare cipolle ammuffite, speck puzzoni e zucchine mosce?
Gioisci, quel tempo è finito.

Mai più.

Se segui questi piatti al volo, piano piano imparerai a gestire un po’ tutto quello che ti avanza. Lo sai già fare? Bravo, ma non è che devi stare qui a scoattartela troppo.
Hai buttato della verdura, in settimana? Sei nel posto giusto.
Io avevo veramente un fottio di roba che boh, l’ho messa insieme ed ho pappato.

Risultato ottimo.

Alla fine non è tanto difficile. Pensa ad una specie di combo in cui puoi sfoggiare tutte le tecniche raffinatissime che hai imparato in questi quasi due anni di blog. Un po’ il senso del gusto ce l’hai (altrimenti non avresti come primo hobby quello di strafogarti) e quindi non ti resta che svuotare gli scaffali del frigo, posare tutto sul tavolo e riflettere un paio di secondi sul da farsi.

Che fare con quei 35 grammi di pecorino di grotta avanzato?

Ormai hai capito dove voglio arrivare: al nome.
Ho messo insieme talmente tanti piccoli resti di cene che l’unico nome possibile è Tagliolini Re-Animator. Se hai visto il film sai perché, se non lo hai visto te lo consiglio proprio perché non puoi vivere con questa tremenda lacuna.

Ed ora armati di tutto l’occorrente che si parte.
Go, go, go!

La siringa da pasticcere. Una scelta insolita, ma non si sa mai.

È stato un pranzo di resti, quindi ti darò per prime le dosi che ho usato per davvero e subito in successione quelle che dovresti usare nel caso volessi fare la spesa e crearla da capo.

Per preparare dei Tagliolini Re-Animator, per due persone, hai bisogno di:

  • Tagliolini. Per crearli hai bisogno di 2 uova, 200 grammi di farina 00 e questo procedimento qui. In questo ricetta erano solo un rimasuglio, ho usato la pasta rimasta durante la creazione delle lasagne e l’ho trasformata in tagliolini. Non tagliatelle perché così sarebbero sembrati di più, dato che i tagliolini sono sottilissimi;
  • 100 grammi di carote e 200 grammi di piselli. Le carote erano vecchie e molli ed i piselli erano surgelati. Sinceramente ti consiglierei di usare 300 grammi di carote e basta perché a me piacciono un sacco, altrimenti  fai 200 di carote e 150 di piselli;
  • 120 grammi di ricotta di mucca. È poca, me la sono fatta bastare. Alzerei a 250.
  • 60 grammi tra pancetta e guanciale. Compra 100 grammi di pancetta cicciosa e sei a posto;
  • 40 grammi di parmigiano. L’unica dose che non cambia;
  • 2 cucchiai d’olio da mettere nell’acqua della pasta.

Ecco la panoramica degli ingredienti.

Mancano i piselli.

Devi:

  • scongelare i piselli, se hai deciso di utilizzarli. Devi metterli in frigo la sera prima, il giorno dopo saranno perfetti. Se non hai tutto quel tempo a disposizione ti basta passarli sotto l’acqua appena appena tiepida, finché non sono più ghiacciati;
  • preparare la pasta all’uovo. Come sai le uova devono essere a temperatura ambiente e l’impasto deve riposare per 30 minuti prima di poter creare i tagliolini;
  • lavare le carote, raschiare la parte esterna con un pelapatate e tagliarle a rondelle;
  • tagliare a dadini piccoli la pancetta (o il salume che stai usando);
  • grattugiare il parmigiano. A polvere o leggermente più grande: è uguale.

Quando arrivi a questo punto possiamo cucinare per davvero.

L’epicissimo momento della creazione.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Versaci dentro 2 cucchiai d’olio (uno per ogni persona che mangia) così aiuterai la pasta a non attaccarsi.

In un pentolino piccolo versa un dito d’acqua e cacciaci dentro le carote. Chiudi col coperchio, fiamma medio bassa, e fai bollire.

Ogni tanto controlla. Le carote saranno pronte quando saranno infilzabili con una forchetta. Però stacci attenta: buone le carote lessate, meno buone le carote totalmente spappolose.

Così.

Mentre attendi le carote butta in una padella la pancetta (o il guanciale).

Fai scaldare a fiamma medio bassa, finché non cacciano tutto il grasso che conservano gelosamente. Gira spesso, sennò si bruciano.

Se hai usato il guanciale sarà parecchio unto, con la pancetta un po’ meno:

Ora unisci i piselli (se hai scelto di usare i piselli). Se non li usi, spegni la fiamma e basta.

Fai andare i piselli per tre minuti, cinque al massimo, poi puoi spegnere ed attendere la pasta.

Hai controllato le carote? Sono pronte?
Allora spegni la fiamma, togli il coperchio, sposta il pentolino dal fornello (che è caldo) e lascia riposare un attimo.

In una ciotola piuttosto grande – grande abbastanza da poterci saltare la pasta dentro – metti la ricotta. Cacciaci dentro anche le carote ed un pochino di acqua della loro cottura (che è piena di roba carotosa ed è roba tanto buona). Poca, meglio aggiungerne un cucchiaio alla volta.
Bisogna creare una crema:

Io non l’ho messo perché mi sono decisa dopo, però tu puoi cacciare dentro anche il parmigiano e concludere la formazione della crema (che deve sempre avere la consistenza della foto qui sopra). Assaggia e metti un po’ di sale.

Perché ti ho fatto riposare le carote e la loro acqua? Perché con troppo calore la ricotta caglierebbe, quindi devi far calare la temperatura.

Riaccendi – bassa bassa – la fiamma della padella con la pancetta.

Appena l’acqua bolle aggiungi il sale, cala i tagliolini, chiudi col coperchio e conta fino a 30. Se la pasta è secca, conta fino a 45. 
Scolala, senza buttare l’acqua di cottura, e poi versala nella padella per concludere la preparazione.

Fiamma alta, mescola di continuo e fai assorbire ai tagliolini tutta la ciccia lasciata dai salumi.

Unisci poi i tagliolini nella ciotola con le carote e la ricotta. Mescola bene e, se occorre, aggiungi altra acqua per aggiustare la cremosità.

Prepara i piatti e tu dovresti avere una cosa simile a questa, solo con molta più ricotta:

Siediti e mangia, che te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

 

Dopo la palestra, Primi

Una stupida pasta col tonno. Al sugo, questa volta.

Lo confesso: la tana del Pizzakaiju altro non è che un covo per esaltati palestrati, dediti ad una dieta bilanciata, sana, gluten free e priva di grassi.

Eccomi mentre mi esibisco in pubblico e dimostro le mie teorie.

Intanto ringrazio l’internet perché oggi non c’avevo proprio niente da dire, invece l’ignoranza ha colpito ancora e mi ha dato nuovi spunti per deriderla.
Luogo: Facebook. Infinito ricettacolo di stronzi.

Mi cacciano da un gruppo di cucina in cui linko le mie ricette, chiedo perché.
Mi rispondono che le mie ricette non vanno bene ed io domando di nuovo perché: che hanno che non vanno le lasagne, le tagliatelle e la pasta col tonno che ho postato?

E mi si risponde che io pubblicizzo diete o principi alimentari oscuri, dato che c’è un legame con la palestra.

Pizzakaiju&GentePrivaDiNeuroni.

Reazione 1: dai, hanno vinto quelli che han voglia di fare un cazzo. Se fai palestra e mangi tutto stai vendendo sicuramente qualcosa. La gente non sta bene.

Reazione 2: beh, su 5000 blog ha controllato solo il mio, quindi in qualche modo spicco in mezzo a quel branco di mamme e mogli analfabete. Ottimo.

Reazione 3: sì, però, seri? Non mangiarsi sei panetti di burro fritti senza sapere quante calorie e grassi si stanno ingerendo sarebbe una roba che fa solo chi vende prodotti dimagranti?

C’è qualche neurone vivo in casa?

Allora mettiamo le cose in chiaro: non vendo niente, non consiglio a nessuno di mangiare come me e per me puoi fare un po’ quel cazzo che ti pare.
Però se poi ti divori il vasetto di burro d’arachidi, insieme a sei banane fritte con contorno di besciamella col cheddar dentro senza leggere le mie raccomandazioni (che si riassumono in MUOVI IL CULO) non ti lamentare se diventi come la mamma di Leonardo DiCaprio in quel film dove fa finta di essere un minorato mentale.

Erano felici, ma poi lei si è mangiata tutti.

Poi io c’ho l’asperger e nella mia testa ho pochissimi pensieri: palestra, cibo, palestra, videogiochi, palestra, film, palestra, cibo, palestra, fumetti, palestra, cibo, palestra, pizza, palestra, cibo ed ancora cibo.

E qui parlo dei cazzi miei, quindi se la mattina sollevo due frigoriferi, me li caccio sulle spalle e vado a correre 500 km in salita, ovviamente lo scrivo e poi concludo con Sì, e poi ho mangiato sei polli fritti ed una coca. 

Il mio cervello e quello di Deadpool dovrebbero organizzare un gemellaggio.

Ed ora partiamo con la ricetta di una stupida pasta col tonno al sugo, da prepararsi quando non si ha voglia di cucinare e si ha poco tempo perché per tutto il giorno siamo stati in chat a parlare con qualche pirla.
La stupida pasta al tonno in bianco la trovi qui, che non ci facciamo mancare niente.

Go, go, go!

Per preparare una stupida pasta col tonno al sugo, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di rigatoni o altra pasta corta;
  • 350 grammi di passata di pomodoro. Se hai in credenza un barattolo di pelati e lo passi col mixerino ad immersione va bene uguale;
  • uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio;
  • 50 grammi di capperi sottosale;
  • 100 grammi di olive nere non condite;
  • 300 grammi di filetto di tonno. Se lo trovi al naturale, meglio.

Metti l’acqua della pasta a bollire ed intanto prepara gli ingredienti.

Denocciola le olive se occorre. Tagliane un po’ a metà, un po’ lasciale intere. A tuo gusto.
Scola il tonno dal suo olio (o dalla sua acqua), tamponalo bene con carta assorbente e poi lascialo riposare su un piatto, sempre sopra carta assorbente.
Sciacqua molto bene i capperi, per almeno tre o quattro volte. Altrimenti sanno solo di sale.
Trita l’aglio.
Trita il prezzemolo.

Aspetta che l’acqua della pasta inizi a bollire, poi partiamo.

In una padella versa un cucchiaio d’olio, fallo leggermente scaldare e poi caccia dentro l’aglio.

Fallo soffriggere per un paio di minuti, fino a quando cambia colore. Poi versa la passata di pomodoro.

Attendi che cominci a sobbollire, poi aggiungi capperi ed olive.
Cala la pasta, tanto ci vorrà poco tempo ancora.

Fai andare per circa 5 minuti, fiamma medio alta e girando spesso. La passata si dovrà restringere un minimo.
Assaggia ed aggiusta di sale, se occorre.

Circa un paio di minuti prima dell’arrivo della pasta puoi aggiungere il tonno: spezzettalo grossolanamente con le mani direttamente nel sugo.

Mescola bene, lascia la fiamma bassa.
Un paio di minuti dopo sarà così.

Scola la pasta 2 minuti prima del tempo indicato sulla confezione (senza gettare l’acqua di cottura, che non si sa mai) e cacciala direttamente in padella per completare la preparazione.

Fiamma alta, gira spesso e se occorre bagna con l’acqua.
A fiamma spenta puoi aggiungere anche il prezzemolo.

Prepara i piatti e goditi il potere delle tue ginocchia:

Buon appetito e canta, balla, rilassati, talla, rilalla, banta, rilanta, tassati, bassati.

Ciao!

Primi, Primi al forno

Lasagne al ragù bolognese.

Non consiglio di mangiarti mezza teglia di lasagna tutta insieme, perché sai quante calorie sono? 2000. Ho fatto i calcoli, non ho sparato un numero a caso: sono proprio 2000.
E, calorie a parte, sarebbe una mazzata per lo stomaco che levati: o ci vai preparato, pronto ad una notte da Pazuzu, oppure te la mangi per due giorni di seguito. Tanto l’indomani è pure più buona.
Oltre al fattore ciccia, c’è pure il fattore tempo: preparare le lasagne al ragù è un lavoro che richiede almeno una giornata di anticipo. Il ragù infatti, come quasi tutto quello che si cuoce lentamente, ha bisogno di riposare per essere al suo meglio.
Quindi un giorno lo dedichi al ragù, il giorno dopo ti dedichi alle lasagne ed a tavola stai pure attenta a non essere invasa dal demone della golosità.

Ti capisco, è un po’ l’unica reazione possibile alle righe appena lette.

Tante insidie, me ne rendo conto, ma ne vale la pena.
E poi è un piatto facilissimo da preparare, bisogna solo decidersi.

In questo post ti mostrerò solo come si assemblano e cuociono le lasagne, poiché il resto già lo hai imparato.
Qui trovi la ricetta della besciamella.
Qui trovi la ricetta del ragù bolognese.
Qui trovi la ricetta per preparare la pasta all’uovo in generale.
Qui come si gestiscono le lasagne preparate da noi.

Eh no, se non hai voglia di fare un cazzo non c’è bisogno di allarmare tutti. Ordina la pizza e stai zitto.

Riassumiamo gli step per arrivare finalmente qui:

  • un giorno prima prepara il ragù;
  • il giorno seguente prepara la pasta per le lasagne. Crea l’impasto, fallo riposare 30 minuti;
  • durante quei 30 minuti crea la besciamella e gratta il parmigiano a polvere;
  • stendi la pasta in sfoglie sottili e larghe, che sarebbero le future lasagne.

Ora hai tutto e quindi partiamo.
Go, go, go! e sigla!

Sigla!

Per preparare una teglia di lasagne, per due persone che mangeranno per 4, hai bisogno di:

  • Lasagne per 3 persone. Ne userai circa la metà, ma è difficile essere precisi. 3 persone significa 3 uova e 300 grammi di farina 00;
  • besciamella creata con mezzo litro di latte, le cui dosi trovi qui. Comunque: 500 ml di latte, 50 grammi di burro, 40 grammi di farina 00, noce moscata, sale e pepe opzionale;
  • la stessa quantità di ragù che abbiamo preparato qui. Non ripeto tutte le dosi perché è troppa roba.
  • circa 40 grammi di parmigiano grattugiato a polvere;
  • un cucchiaio d’olio per ungere la teglia.

La teglia che sto usando è 25X20.

Raccomandazione: una volta completata la cottura, la lasagna deve rimanere nel forno spento per almeno un’ora. Diventa incredibilmente più buona.

Ungi la teglia che userai per le lasagne. Basta un cucchiaio d’olio e poi lo cospargi bene con le mani.

Cospargi con poco ragù, tanto per creare una base per non fare attaccare tutto.

Ne basta poco.

Adagia il primo strato di lasagne:

Parentesi sul come creare gli strati di lasagne. Come vedi dalla foto non è un foglio unico, poiché difficilmente avrai creato una sfoglia larga e lunga esattamente come la teglia che devi usare.
Quindi munisciti di rotella taglia pizza o di coltello e prendi le misure.
Come? Io appoggio la teglia sulla sfoglia, capisco più o meno quanto deve essere larga e poi taglio qualche millimetro più stretto perché sennò poi non ci entra.

Va da sé che la seconda parte dovrai farla un po’ più stretta ancora perché la prima pasta copre ben più di metà della teglia.
Con i culi rabbocchi quello che rimane. Cosa sono i culi? Le parti esterne della sfoglia, quelle che di sicuro non sono venute quadrate:

I culi di sfoglia.

Torniamo alle lasagne.

Se vuoi puoi mescolare ragù e besciamella e creare una crema unica e spalmi quella.
Altrimenti versa qualche cucchiaio di ragù sulla sfoglia:

Sempre col cucchiaio la spargi bene per tutta la superficie:

Poi versi qualche cucchiaio di besciamella:

e sempre col cucchiaio la spandi sopra tutto il ragù:

Crea ora un altro strato di lasagna:

Vedi quella cosa che indico col dito? Quello è il tipico rabbocco creato col culo della sfoglia.

Ripeti le operazioni di lasagna-coperturadilasagna-lasagna-coperturadilasagna fino a conclusione degli ingredienti. Con le dosi che ti ho dato dovresti essere in grado di creare 5 strati di lasagne.
Quando arrivi all’ultimo (che poi sarebbe la superficie) mescola besciamella e ragù insieme e riversa entrambi sulla pasta:

Distribuiscile bene, poi ricopri con il parmigiano grattugiato:

Bisogna infornare!

200 gradi per 20-25 minuti, a seconda del forno. Controlla sempre, poiché i tempi sono indicativi. Il formaggio deve formare una crosticina sbruciacchiosa. Tipo così:

Se dopo 25 minuti non fosse ancora abbastanza bruciacchiato, passa a modalità ventilata ed alza la temperatura a 210.

Ma secondo me la lasagna è davvero bella quando la si taglia a fette:

Falla raffreddare più possibile e, se la devi riscaldare, accendi il forno a 180 gradi, modalità ventilata. 

Ecco qui un Kaiju molto contento del risultato:

Ciao e buon appetito!

Dopo la palestra, Primi

Penne integrali con tonno e ceci.

Mi rendo conto che un sacco di volte cucino roba un po’ troppo elaborata. Non difficile, ma che necessita ore ed ore di lavoro: spesso bisogna iniziare la mattina per la sera e non è che uno c’ha sempre tempo e voglia di stare in cucina.
Per non parlare del fatto che di rado hai tutto quello che ti occorre in credenza, ti tocca pure andare in bottega con la tua lista piena di roba che boh.

Nel Cilento i Funghi di Profondità non sono reperibilissimi. Giusto ad agosto, quando ci sono i turisti.

Siccome è storia che ho iniziato a pranzare dopo la palestra e che cucino con una fame da Goku, finalmente creerò una sezione con tutte quelle ricette che necessitano meno di 40 minuti (il tempo che l’acqua bolla e la pasta si cuocia). Che già attendere le bolle, quando mi metto a spadellare in quelle condizioni, non è facile.

Però io mi sono un po’ stancata di mangiare roba precotta, insapore e che non riempie manco per un cazzo.

Tipo i noodles del discount. Di pollo, di verdura o di maiale ma che in realtà hanno un sapore indefinibile.

Tra l’altro così impariamo pure a mangiare e sperimentiamo cose che normalmente snobberemmo con un Maperfavore (tipo la pasta integrale, che ho usato oggi ed è in effetti molto buona).

Questo tipo di ricette avranno quindi un paio di regole semplici:

  • se hai roba in casa che può sostituire quello che ho usato io, accomodati. Per esempio oggi io userò un peperone. Tu c’hai una zucchina avanzata? Usa quella. Anche le dosi sono molto aleatorie. Peserò tutto, ma non siamo di fronte a formule degne di Heisenberg;
  • useremo scatolame. Perché ok i ceci cotti da zero, ma non abbiamo di certo due ore di tempo per prepararli. Nel caso in cui trovassi scatolame decente, ti scriverò la marca che ho usato. Pure se non mi pagano (ma dovrebbero).

Ringrazio il Mariola (che non mi conosce e probabilmente mai mi conoscerà) perché è grazie ai suoi video da tutti i giorni che ho deciso di segnare i miei pranzi ed è sempre grazie ai suoi video che sto riappacificandomi con la pratica del cucinare, che a leggere in giro sembra sempre che stiamo facendo chissà cosa e invece stiamo solo preparando da mangiare. Che mica è roba da poco, ma dovremmo divertirci nel farlo, mica avere l’ansia.

A volte, per certi piatti, mi verrebbe da reagire così.

E proprio con una sua ricetta iniziamo la rubrica, anche se piano piano linkerò in una sezione tutte le ricette veloci che ho trascritto da quando ho aperto il blog.

Go, go, go! 

Belli carichi, mi raccomando.

Per preparare delle penne integrali con ceci e tonno, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di penne integrali. Libera di cambiare formato, non mi offendo. Ho attualmente due marche di pasta preferite: Rummo e La Molisana;
  • 2 cucchiai d’olio;
  • peperoncino (secco, fresco, quello che ti pare);
  • prezzemolo;
  • un barattolo di ceci. Io compro quelli della Cirio, bei barattoli di vetro: tengono benissimo la cottura e sono buoni;
  • circa 150-200 grammi di passata di pomodoro di datterino (o normale). Ho usato la salsa di datterino Agromonte, che in questo periodo al supermercato la tirano dietro. Buona. Come sai, di solito compro Mutti;
  • circa 200 grammi di peperone verde. Se trovi i friggitelli, meglio ancora che hanno bisogno di meno tempo di cottura. Altrimenti usa quello che ti pare;
  • 300 grammi di filetto di tonno. Se lo trovi al naturale, meglio;
  • uno spicchio d’aglio, sale.

Inizia preparando tutti gli ingredienti.
Trita il prezzemolo, scola i ceci dalla loro acquetta e scola pure il tonno. Se il tonno fosse sott’olio, tamponalo con della carta assorbente e poi lascialo riposare sulla carta fino a quando verrà il momento di usarlo.
Lava il peperone e taglialo a tocchetti.
Trita anche uno spicchio d’aglio ed il peperoncino.

Nella foto c’è del formaggio che viveva nel frigo da due giorni, ma nel frigo è tornato perché non mi andava.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

In una pentola metti due cucchiai d’olio, falli scaldare bene e poi cacciaci dentro l’aglio ed il peperoncino.

Fai soffriggere bene con una fiamma medio bassa (attenzione a non bruciare l’aglio), poi unisci il peperone.

Fai andare fino a quando il peperone è un po’ morbido, ma non cotto del tutto.
Con che fiamma? Ecco, apriamo una parentesi sul tipo di fuoco: tutto dipende dal tipo di materiale che usi. In questo caso io sto cucinando con una specie di wok, quindi si raggiungono temperature molto alte in poco tempo. Quindi io ho usato una fiamma bassa e – addirittura! – ogni tanto dovevo allontanare il wok dal fornello per abbassare ulteriormente il calore. Di sicuro con questo materiale bisogna essere molto presenti e mescolare il cibo spessissimo.

Se usi una padella in pietra, puoi usare una fiamma alta senza quasi preoccuparti. Con una padella antiaderente ma non in pietra, ci devi stare un po’ più dietro ma una fiamma media è ok.

Tieni conto che le verdure a fiamma bassa si stufano e croccanti fuori ma morbide dentro sono molto, molto più buone.

Kathy Bates non segue il blog di Pizzakaiju e si vede.

Appena il peperone è ammorbidito, butta dentro anche i ceci.

Aggiusta di sale, versa anche i 200 grammi di pomodoro: non deve essere molto rossa, deve solo dare un’idea di sugo. Pensala come ad un utilizzo di passate di pomodoro avanzate in frigo. 
Cala anche la pasta e prosegui la cottura fino a quando il peperone è cotto. Fiamma bassa e bagnando con l’acqua della pasta se vedi che il sugo si asciuga troppo.

Scola le penne un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione (senza buttare la loro acqua), cacciale nella padella e concludi lì la preparazione. Fiamma alta, bagna con l’acqua di cottura se occorre, gira spesso ed aggiungi anche il prezzemolo. 

A fiamma spenta aggiungi il tonno, sbriciolando grossolanamente con le mani.

Mescola bene e guarda che bellezza:

Nei piatti dovresti avere una roba così:

Lo sguardo vuoto di chi è rimasto lì a fissare l’acqua senza bolle per quello che era sembrato un secolo e mezzo.

Ciao e buon appetito!

Primi

Riso bianco che più bianco non si può.

Hai appena finito con l’allenamento giornaliero. Che fai?

No, non questo. Almeno non tutti i giorni.

Innanzitutto ti calmi, poi ti metti il grembiule e prepariamo qualcosa da mangiare.
Qualcosa di facile ma buono, che se dobbiamo nutrirci con del tofu con contorno di tofu tanto vale rimanere ciccioni.

Film horror per salutisti.

Oggi ci cuciamo del riso in bianco.
Te lo ricordi quello di Scott Adkins? Bene, dimenticatelo. Questa volta nessuna leggerezza, semmai tanto burro e tanto parmigiano. 

Solo che fotografarlo non è stato per niente facile: il riso è bianco, il burro è bianco, il parmigiano è bianco.

Quindi la Kaiju Division si è subito riunita per cercare un nome adatto a questo piatto, che tanto ormai lo sai pure tu che la prima ed unica cosa da fare quando si avvista una nuova creatura è battezzarla in maniera appropriata.
E la Kaiju Division ha decretato che Riso bianco che più bianco non si può era proprio il nome perfetto.

Chissà come si chiama questo Gorillone Gigante?

Go, go, go!

Per preparare del riso bianco che più bianco non si può, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che ti pare, perché è una ricetta pensata per smaltire le 5000 scatole comprate per sbaglio;
  • 50 grammi di burro;
  • 60 grammi di parmigiano grattugiato a polvere.

C’è veramente pochissimo da fare.
Metti a bollire l’acqua del riso, appena fa le bolle salala e poi, appena fa le bolle di nuovo, cacciaci dentro il riso.
Cuocilo per il tempo indicato sulla confezione: se indica una roba tipo 12-15, o ti tieni sui 13 o assaggi. 

Nel frattempo dedicati al parmigiano. Grattugialo finemente e dividilo in due parti uguali, così ognuno se lo gestisce come gli pare.

Bianco.

Quando il riso è pronto scolalo benissimo e poi caccialo di nuovo nella padella in cui lo hai cotto.
Taglia lì dentro il burro, a tocchetti.

Bianco + Bianco.

Mescola tutto strabene, fino a quando il burro sarà completamente sciolto e assorbito.
Usa la forchetta, con il cucchiaio ti romperesti troppo i coglioni, fidati.

Qui almeno c’è la mia ombra ed un po’ di sporco. Pazuzu benedica lo sporco.

Prepara le ciotole e caccia dentro tutto il parmigiano.

Sempre più bianco.

Ed è davvero tutto qui.
La roba più semplice del mondo, ma anche una delle più buone.

Mangia, che te lo sei meritato!

Almeno qui si vede un Kaiju.

Ciao e buon appetito!

Primi

Sedani rigati affogati in una crema di zucca e feta.

Rieccomi.

Una pausa brevissima, questa volta.

Sono bastati solo due giorni per trovare una pasta nuova di cui avrei fatto volentieri il bis e degna abbastanza da essere tramandata a figli, nipoti e cugini tutti.

Certo, durante la sua creazione ho ovviamente toppato alla grande. Non ho voluto seguire i consigli di Pizzakaiju che una crema di zucca già l’aveva preparata ed ho fatto di testa mia. Creando così quasi una zuppa di pasta: mi sono ritrovata a togliere il condimento a cucchiaiate, talmente era eccessivo.

E che cucchiaio, signori. Uno grande così.

Comunque tutto a posto. Ho preso appunti e ti posso dare le dosi giuste, levando quei 400 grammi di zucca di troppo e quel chilo e mezzo di bestemmie decisamente in più.

Armiamoci, che parte il Go, go, go!

Per preparare dei sedani rigati affogati in una crema di zucca e feta, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di sedani rigati. Ma se vuoi usare un altro formato di pasta corta non mi offendo mica;
  • mezza cipolla rossa, un cucchiaio d’olio;
  • 600 grammi di zucca. Peso preso dopo la pulizia. Difficile dirti quanta acquistarne di preciso, dipende molto da quanto scarto ha la zucca che scegli. Se è tutta buccia e semi, prendine almeno il doppio;
  • qualche foglia di salvia, rosmarino, pepe, sale;
  • 200 grammi di feta;
  • 100 grammi di panna fresca (non quella a lunga conservazione, ma quella che trovi nel banco frigo, non zuccherata). Non è obbligatoria e di sicuro la crema viene pure se la ometti, ma così è più cremosa (e grazie al cazzo, dirai tu).

Togli la feta dalla confezione e sciacquala abbondantemente sotto l’acqua tiepida.

Ne ho parlato tante volte, ma mi ripeto: la melma che ricopre questo formaggio si può mangiare, ma ne distrugge il sapore. Quindi va tolta.

Useremo 150 grammi di feta per creare la crema. Gli altri 50 tienili da parte perché li metteremo sui piatti finiti. 

Taglia a dadini la zucca. Non grandissimi: più grandi saranno e più ci metterà a cuocere.

Così è un’ottima via di mezzo tra lo sfracellarsi le palle facendoli minuscoli e l’essere pigri tagliandoli appena.

Infine trita la mezza cipolla rossa e metti l’acqua della pasta a bollire.

In una padella o pentola, di cui possiedi il coperchio, versa un cucchiaio d’olio. Fallo scaldare bene poi aggiungi la cipolla rossa. Falla soffriggere a fiamma medio bassa, fino a quando avrà cambiato colore, sbruciacchiandosi un po’.

A questo punto aggiungi la zucca, il rosmarino, la salvia ed una mestolata di acqua (puoi prendere quella in cui cuocerai la pasta).

Chiudi col coperchio e fai cuocere per 15 minuti, con fiamma medio alta. Ogni tanto apri, gira il tutto ed aggiungi acqua nel caso dovesse essere evaporata.

Quando la zucca è spappolabile con la punta di un cucchiaio di legno è pronta.

Avrà un aspetto simile.

Spegni per un attimo la fiamma e trita tutto col mixer ad immersione.
Versa anche i 100 grammi di panna, aggiusta di sale e di pepe e mescola bene.

Adesso puoi calare la pasta e ricordati che la devi tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare la sua acqua di cottura.

Durante l’attesa della pasta fai andare la crema di zucca a fiamma media, girando spesso: la panna ha bisogno di almeno 5 minuti per addensarsi ed un po’ devi lasciare evaporare, perché ci serve una crema e non una roba super liquida.
Se ad un certo punto ti sembra che sia troppo evaporato, abbassa la fiamma al minimo e non fare più niente.

Caccia dentro la pasta appena è pronta, mescola il tutto e concludi lì la preparazione. Bagna con l’acqua di cottura, se occorre.

A fiamma spenta aggiungi la feta, sbriciolandola in maniera grossolana con le mani.

Mescola bene.
Lascia riposare un minuto, poi prepara i piatti.

Su ogni porzione spolvera con del pepe nero e cospargi con la feta che hai messo da parte.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!