Primi, Roba alla Don Camillo e Peppone

Gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone.

Ero già pronta ad inondarvi con il mio ormai notissimo entusiasmo da carnivoro convinto.

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Così.

Poi, dopo aver passato la serata a cucinare la trippa, l’ho assaggiata e stavo per vomitare. Letteralmente. L’ho assaggiata di nuovo. E di nuovo. E di nuovo. Sono passata così al disgusto, seguito dal Peccato, perché il sugo è proprio buono! per poi tornare al senso di nausea.
Durante la notte sono stata malissimo, ma così male che non mi succedeva dal 1942, tipo.

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I bei tempi in cui si salutava così.

Triste, perché ero già pronta con la sigla perfetta:

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Pizzakaiju e la trippa: erano felici.

Quindi qui si stava per saltare la cena. Oppure ci si poteva ridurre a biscotti e porcate immonde.

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Da mangiarsi con la tristezza nel cuore.

Poi mi è venuto in mente che è un mese che rompo i coglioni con gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone, quindi ho riciclato per metà la ricetta delle tagliatelle col basilico di pochi giorni fa e finalmente me li sono preparati.

Risultato? Un capolavoro, come tutte le cose povere e semplici di questo universo. E chi se ne frega se qualcuno dovrà per forza urlare che il procedimento è troppo una stronzata per riempire un post su internet. Io so che c’è chi apprezzerà e si strafogherà di spaghetti. Gli altri, sanno bene dove devono recarsi.

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Bravo, diglielo tu.

Partiamo.
Go, go, go! 

Per preparare gli spaghetti in bianco di Don Camillo e Peppone, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 60 grammi di burro;
  • 50 grammi di parmigiano + altri 30 grammi da mettere sui piatti.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
In un padellino caccia dentro i 60 grammi di burro e falli sciogliere, a fiamma bassa. Quando il burro è totalmente sciolto spegni la fiamma, altrimenti si brucia. Riaccendila però quando staranno per arrivare gli spaghetti, sempre bassa, perché la pentola dovrà essere calda.

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Gratta il parmigiano. 50 grammi in un piattino, il rimanente in un altro. Così non ti confondi.

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Cala gli spaghetti e tirali fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.
Cacciali dentro alla pentola col burro e concludi lì la cottura, facendoli saltare a fiamma media. Gira di continuo, usando forchettoni o pinze.

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A fiamma spenta aggiungi il parmigiano.

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Mescola benissimo.

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Poi comincia ad impiattare, nel modo più volgare e popolare possibile:

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Questa foto mi fa venire famissima.

Cospargi i piatti col rimanente parmigiano.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto:

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Per me è meglio della pasta aglio, olio e peperoncino e pure della pasta al sugo.
Sì, non è alta cucina, ma sapete dove se la possono ficcare l’alta cucina, no?

Ciao e buon appetito!

 

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Primi, Roba alla Don Camillo e Peppone

Tagliatelle al burro e basilico.

Io c’ho una voglia di spaghetti in bianco, con proprio solo burro e parmigiano, da quando ho visto il Ritorno di Don Camillo. Che ormai saran due mesi abbondanti eppure, nonostante me li sogni di notte, ancora non mi sono decisa a prepararli.
Però ieri avevo per le mani una di quelle ricette di merda, piena di olio e di aglio e di roba a caso che non si capiva proprio come la cuoca potesse essere tanto creativa… e in mezzo c’erano le tagliatelle.
Tagliatelle. Tagliatelle. Tagliatelle. 
Riuscivo a pensare solo a quello.
Quindi perché non improvvisare una roba alla Peppone ed unire la mia voglia di spaghetti in bianco preparando proprio le tagliatelle?

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Eh, tu dici così, poi però quando le assaggerai cambierai idea.

È stata un’ottima idea, una leccornia che è andata a ruba, un vero manicaretto: mio marito si è leccato i baffi, i piccoli di casa hanno apprezzato il piatto goloso, gli amichetti pelosi hanno gioito coi resti e zio Cleto mi ha mandato a fanculo porcodiando, come sempre.

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Per un attimo hai pensato di essere su GialloZafferano, eh?

Iniziamo, va.
Go, go, go! 

Per preparare le tagliatelle con burro e basilico, per due persone, hai bisogno di:

  • una porzione per due di tagliatelle, che puoi costruire con le tue belle manine di merda usando questa ricetta qui;
  • 60 grammi di burro;
  • una cipolla bianca;
  • parecchio basilico. Ne ho usato quasi 60 grammi;
  • 50 grammi di parmigiano + parmigiano da aggiungere sui piatti;
  • sale e pepe.

Niente ingrediente segreto? Se proprio vuoi, usa questo:

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Fidati, sta bene su tutto.

Metti a bollire l’acqua della pasta. Ricordati del trucco dei cucchiai d’olio, per evitare che le tagliatelle si incollino. 
Quale trucco? Allora non ascolti: aggiungi un cucchiaio d’olio per commensale, nell’acqua. Fidati, funziona.

Trita la cipolla.

In una padella piuttosto capiente fai sciogliere a fiamma bassa i 60 grammi di burro.

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Aggiungi la cipolla e fai stufare, sempre a fiamma bassissima, per circa 20 minuti.

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La cipolla dovrà essere quasi caramellata. Avrà questo aspetto:

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Spezzetta il basilico con le mani e gratta il parmigiano.
Spegni la fiamma sotto la padella e caccia dentro anche il basilico. Dai una macinata di pepe e aggiungi un pochino di sale.

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Adesso bisogna solo aspettare la pasta.
Scolala molto al dente, poiché dobbiamo finire la cottura in padella. Tieni conto che la cottura delle tagliatelle è di 2 minuti scarsi (molto scarsi!). Io l’ho messa in pentola, ho chiuso col coperchio per velocizzare il ritorno dell’ebollizione e dopo 30 secondi dalle bolle l’ho scolata.

Accendi la fiamma sotto la padella e fai saltare le tagliatelle per altri 30 secondi, mescolando bene usando forchettone e pinze, di modo che assorbano la quintalata di burro che abbiamo amorevolmente sciolto.

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A fiamma spenta aggiungi il parmigiano e mescola bene tutto.

Sui piatti cospargi di pepe, aggiungi qualche altra foglia di basilico e concludi con dell’altro parmigiano.
Ecco il capolavoro:

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Ti mostro una foto meno bella, ma che dà più il senso di cosa dovresti avere nei piatti:

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Alla faccia di chi sbava per tartufi e caviale, questo è il vero cibo degli dei.

Ciao e buon appetito!

Primi

Pasta e ceci con ‘nduja.

A tutti quelli che hanno scritto che per cuocere i ceci secchi sarebbero stati necessari dai 150 minuti in su, dedico una gif:

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Perché anche negli insulti ci vuole stile.

A causa di questa valanga di informazioni sbagliate (nonché le uniche del web) ho evitato di cucinare i ceci da quando ho aperto il blog. Che chi cazzo c’aveva voglia, di aspettare dai 150 minuti in su.
Poi ho trovato la ricetta di Pappagallo della pasta e ceci con ‘nduja ed ho pensato che basta, la pigrizia era giunto il tempo di sfrattarla da casa.
Così ho immerso in acqua i ceci per una notte intera e mezza mattina (15 ore) e poi le ho messe a cuocere.
Sai quanto ci ho messo? Un’ora. Una pidocchiosissima ora. 
Quindi, ribadisco:

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E ribadisco sempre con stile.

Inutile dire che i ceci in scatola stanno ai ceci secchi come la scaloppina al limone sta ad una meravigliosa bistecca al sangue. Quindi mai più barattoli, se non per i cannellini, che tanto mi fanno schifo in ogni forma.

Finite le bestemmie, passiamo alla ricetta.
Go, go, go!

Per preparare una pasta e ceci con ‘nduja, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • ‘nduja. L’ho pesata e ne ho usata 70 grammi, ma è difficile indicare una quantità esatta. Come ho già accennato altre volte, ogni ‘nduja è a sé. Ultimamente ne sto usando una meno piccante ma più saporita in altre maniere, quindi posso abbondare. Avessi avuto quella assassina cui ero abituata, probabilmente avrei dimezzato la dose.
  • 200 grammi di ceci secchi. Da 200 grammi ho ricavato circa 450 grammi di ceci. La dose che ci serve.

Metti a bagno i ceci la notte prima, poi cuocili. Come? Scolali, cacciali in una pentola e coprili con abbondante acqua. Appena il tutto inizia a sobbollire, fai cuocere per un’ora semicoperto e a fiamma bassa. Non salare. Dopo un’ora assaggia: se i ceci ti sembrano ancora duri prosegui. A me un’ora è bastata e dato che non so se i ceci secchi sono tutti uguali, ti mostro la marca che ho comprato:

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Quando i ceci sono pronti, spegni la fiamma e lasciali nella pentola immersi nella loro acqua di cottura, coperti, fino al momento in cui ti serviranno per cucinare.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

In una pentola (ci cuoceremo anche la pasta, in parte, quindi scegline una dai bordi alti e di cui possiedi il coperchio) metti la ‘nduja a pezzi. Senza olio o altri grassi aggiunti.

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Accendi la fiamma al minimo e falla sciogliere lentamente.
Intanto scola i ceci (senza buttare l’acqua in cui hanno cotto!) e dividili in due parti uguali.
Una parte dobbiamo frullarla insieme a gran parte del liquido di cottura.

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Devi ottenere una crema molto liquida, quindi non avere paura di abbondare con l’acqua. Aggiungi un po’ di sale, ma senza esagerare.

Appena la ‘nduja si sarà sciolta, butta dentro anche i ceci interi e sala leggermente:

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Mescola bene e versa pure quelli frullati:

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Scalda tutto a fiamma medio bassa, in attesa della pasta.

L’acqua della pasta bolle? Bene, adesso dobbiamo cuocerla quel tanto che basta per ammorbidirla. Io avevo una pasta da 14 minuti di cottura, l’ho fatta bollire per 4.
La maggioranza del tempo dovrà cuocere nei ceci, quindi regolati di conseguenza.

Dopo i 4 minuti (o due, se hai un tempo di cottura complessivo minore) scola la pasta ma non buttare l’acqua di cottura, perché ci servirà.

Butta la pasta nella pentola coi ceci e fai cuocere, a fiamma medio alta. Se vedi che il liquido scarseggia, aggiungi una mestolata di acqua di cottura.  

Se la vuoi molto liquida, puoi alzare le mestolate di cottura a quanto ti pare. Io la volevo praticamente asciutta, quindi un mestolo è bastato ed avanzato.

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Spegni la fiamma a tre minuti dal tempo indicato sulla confezione (complessivo, eh! Ricordati che hai già fatto bollire la pasta per un po’). Poi chiudi col coperchio e fai riposare dai 5 ai 10 minuti. 

Tieni conto che in questo tempo il liquido diminuirà ulteriormente. Quindi fai in modo che non sia troppo secco quando spegni la fiamma e, se vuoi un risultato mooooolto brodoso, aggiungi altra acqua bollente.

Una volta riaperto il coperchio, dopo più di 5 minuti di attesa, ecco il risultato:

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Ed ecco il mio meraviglioso piatto:

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La pasta e ceci migliore che abbia mai mangiato ed il riposo in pentola è quella piccola genialata che ti cambia il piatto in modo radicale.
Mondiale.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi, Primi al forno, roba da forno

Polenta gratinata al forno con salsiccia e funghi.

Questa mattina mi sono svegliata ruttando. Questo per darti un’idea della mole di cibo che sto per proporti. Quindi, se sei a dieta o stai cercando di limitarti, ti invito a smettere di leggere: il piatto di oggi è troppo buono per resistervi. Run, you fools.

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Gente che segue il consiglio di Gandalf e di Pizzakaiju.

Mondiale è mondiale, ma è inevitabile pure che comincerai a mangiare taleggio e polenta fredda già durante la preparazione. Per non parlare del vino, che ti ritroverai nello stomaco senza nemmeno accorgertene.
Però, come tutte le volte che ci si spanza per bene, ne vale davvero la pena.
Poi la notte sarà piena di incubi causa digestione molesta, ma sono gli inconvenienti del mestiere.

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Eh, ma come dice sempre il Galdalf, annegar m’è dolce in questo mare…

Ho rubato la ricetta a noce moscata, cambiando giusto il tipo di funghi. Qui i porcini non esistono, quindi via di pleurotus. Tu scegli i funghi che preferisci, sempre evitando quelli surgelati o quelli secchi, che tanto non sanno di niente. 

Partiamo con la panzata colossale.
Go, go, go!

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Tutti ai posti di manovra!

Per preparare la polenta gratinata al forno con salsiccia e funghi, per due persone che soccomberanno nel tentativo di finire la propria porzione di cibo, hai bisogno di:

  • 150 grammi di polenta (ne parliamo dopo, ma sto parlando della quantità di polvere di farina di polenta istantanea che ti servirà);
  • circa mezzo litro di latte;
  • 300 grammi di salsiccia;
  • 300 grammi di funghi;
  • 3 cucchiai d’olio, uno spicchio d’aglio, pepe e sale;
  • 200 ml di vino bianco;
  • un cucchiaio di pangrattato;
  • 150 grammi di taleggio.

Innanzitutto ci serve la polenta. La devi preparare con largo anticipo, poiché dobbiamo farla a fette per poi gratinarla, quindi deve essere fredda.
Io ho preparato 250 grammi di farina, ma era una quantità mastodontica. 150 è più che sufficiente.

Ti presento la polenta:

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Ciao, sono la Valsugana.

Prepararla è facilissimo e veloce, ma non seguire le istruzioni della scatola.
In una pentola metti 500 grammi di latte e 300 di acqua.

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Riscalda a fiamma media e, quando è caldo ma non bollente, aggiungi la polvere di polenta, girando con le fruste elettriche.

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Continua a girare con le fruste fino a quando si formerà la polenta (ci vorranno cinque minuti circa).  Metti un po’ di sale durante l’operazione, ma senza esagerare.

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La consistenza che dobbiamo ottenere non è liquidissima, poiché la dobbiamo mangiare a fette. La quantità di acqua&latte che ti ho indicato dovrebbe essere sufficiente, ma se ti sembra troppo compatta puoi aggiungerne un po’ durante la preparazione. 

Il risultato dovrebbe essere questo:

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Rovescia la polenta sul tavolo (puliscilo prima, mi raccomando).

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Spalma la polenta per ottenere una mattonella alta al massimo un centimetro.

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Coprila con un panno e lasciala riposare fino a quando non sarà freddissima. Io l’ho preparata il primo pomeriggio per la sera, ma in questo periodo di gelido inverno un paio d’ore sono più che sufficienti. 

Ora viaggiamo avanti nel tempo di qualche ora, per arrivare nel momento in cui dovrai cenare.

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Lo sapevi che la cabina telefonica è il mezzo più pratico per questo genere di spostamenti?

In una padella molto capiente (non fare come me, che ne ho usata una piccola e poi ho dovuto cambiarla a metà cottura) fai scaldare due cucchiai d’olio e soffriggi uno spicchio d’aglio tritato.

Nel frattempo togli il budello alla salsiccia e tritala. Caccia poi pure lei in padella.
Fai rosolare bene.

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Taglia i funghi a pezzi non piccoli.
Quando la salsiccia è a più della metà della cottura (una decina di minuti), aggiungi anche i funghi.

Mescola tutto, fai rosolare per un altro minuto, poi versa il bicchiere di vino bianco.

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Fai cuocere a fiamma medio alta fino a quando il liquido sarà quasi tutto evaporato.
A quel punto spegni la fiamma, sala e pepa.

Torniamo ad occuparci della polenta, che ormai sarà freddissima e lavorabile.
Con l’aiuto di un coltello o di un tagliapizza, riducila a pezzi non troppo piccoli.

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Sposta i pezzi che hai ottenuto su un piatto, per poterli trasportare fino alla padella. O se vuoi porta la padella al tavolo.

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Se la  polenta non viene a Maometto, Maometto va alla polenta, si sa.

Come ti ho accennato, io ho preparato seimila chili di polenta. Quindi mi sono arrangiata ad occhio per avere salsiccia, funghi e polenta dosate in maniera logica. Con la dose che ti ho dato non dovresti avere i miei problemi, quindi puoi cacciare tutta la polenta nella padella.
Mescola bene tutti gli ingredienti.

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Ungi una teglia da forno con un cucchiaio d’olio e cospargila col pangrattato.

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Accendi il forno, modalità statica, a 200 gradi.
Taglia il taleggio a tocchetti.

Versa la polenta e i suoi amici nella teglia, poi cospargi con i pezzetti di taleggio.

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Inforna per pochi minuti, il tempo necessario perché il formaggio si sciolga bene.

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Fai i piatti, mangia e ripeti LaMadonnachebuono.

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LaMadonnaCheBuono.

A me è piaciuto da morire. Eccomi, a metà porzione, mentre già sto pensando un po’ alla morte.

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Oh Oh cavallo, Oh Oh.

Ciao e soprattutto buon appetito!

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Il nostro nuovo Credo. Ciao!
Pizzakaiju Approved, Primi

Cacio e pepe.

Oggi prepariamo uno dei piatti di pasta più buoni che la storia ricordi.

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Il formato ideale.

L’avevo promessa eoni fa, quando ti ho passato la ricetta assoluta della carbonara e quella dell’amatriciana. Poi mi sono dimenticata. E tu lì, ad aspettare.

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Eh, scusa…

Meno male, però. Perché mi sono resa conto che la mia cacio e pepe era una schifezza: il metodo per dummy in cucina, quelli che si limitano a grattare il pecorino, cercare di formare una cremina con l’acqua della pasta e grattare un po’ di pepe.

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Se oggi vedessi quella che un tempo chiamavo cacio e pepe, ecco la mia reazione.

Tutto l’internet la fa così. Tutto l’internet non sa che si perde.
Indovina un po’ chi ha creato il tutorial definitivo della cacio e pepe? Luca Pappagallo, sempre lui. Ormai il mio cuoco preferito di tutto il multiverso.
Te lo dico: non cambierò una virgola, manco una. Quindi se vuoi affidarti al video, hai la benedizione di Pizzakaiju.
Se invece vuoi cazzeggiare, rimani e vediamo se riesco a spiegartela pure io.

Go, go, go!

Per preparare una cacio e pepe per due persone hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 100 grammi di pecorino grattato a polvere;
  • un cucchiaio di pepe nero in grani (circa 10 grammi).

Partiamo dall’ovvio. Che tanto ovvio non è, visto che sono tipo trent’anni che bestemmio copiosamente. Anche tu, come me, affronti difficoltà inenarrabili quando ti tocca girare la pasta lunga nel sugo? Anche tu, alla fine, sospiri scazzata e dici Senti, il condimento ce lo giriamo nei piatti che mi sono rotta i coglioni?
Bene, da oggi i tuoi guai sono finiti perché, invece di usare forchettoni e cucchiai e boh, dovevamo usare le pinze.

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LE PINZE. E spoiler della ricetta.

Non so perché non ci abbiamo mai pensato prima. Non so quali turbe mentali abbiamo, che tipo di neurone si è perso per strada l’informazione. So solo che, una volta provato il metodo delle pinze, nulla sarà più lo stesso.

Ora possiamo partire sul serio con la ricetta.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Salala poco o anche niente, poiché il pecorino è sapidissimo di suo.
Mentre attendi le bolle, gratta il pecorino. In polvere, mi raccomando.

Prendi il pepe in grani e tritalo grossolanamente. Se hai mortaio e pestello avrai la vita facile, altrimenti puoi usare il manico di un mattarello. Mi raccomando: movimenti circolari e ravvicinati alla base del contenitore che stai usando. Non devi pestarlo, l’unica cosa che otterresti è pepe sparso per la cucina.

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Metodo arrangiato, ma funziona.

Puoi anche usare un mixer, usandolo però a scosse: non dobbiamo ottenere una polvere (altrimenti perché comprarlo in grani?).
Devi ottenere questo:

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Appena l’acqua della pasta bolle, metti il pepe in una padella e fallo scaldare. Senza grassi aggiunti.

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Butta la pasta.
Caccia due mestolate della sua acqua nel pepe.

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Fai andare il pepe a fiamma alta per tutta la cottura degli spaghetti (che dovremo comunque tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione). Non dovrebbe accadere, ma se vedi che l’acqua si ritira davvero troppo (se rimanesse quasi solo pepe), aggiungine altra.

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Adesso dobbiamo formare una pappetta con il pecorino. Per farlo, dobbiamo bagnarlo con l’acqua di cottura della pasta, oggi ingrediente principale in ogni fase. Ne dovrebbe bastare mezzo mestolo, ma mettine poco per volta per essere sicura di non esagerare. In sostanza: metti l’acqua nel pecorino, mescoli bene con una spatola ed ottieni una pappetta densa e compatta. Questa:

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Quando mancano tre minuti alla pasta, prelevala con pinze, schiumarole o quel che vuoi e cacciala nel pepe.

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Fai andare gli spaghetti nel pepe a fiamma alta, aggiungendo acqua di cottura mano a mano che verrà assorbita. Girala con le pinze, come ti ho consigliato prima.

Trascorsi due minuti, leva la padella dal fuoco e lascia riposare per un minuto scarso. Sempre girando, per non fare attaccare gli spaghetti tra loro.
Solo a questo punto, sempre fuori dal fuoco, cacci dentro la pasta di pecorino.

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Sempre aiutandoti con la pinza, giri tutto finché il pecorino comincia a sciogliersi bene.
Rimetti sul fuoco, a fiamma medio bassa. Se ti sembra asciutta, aggiungi ancora acqua (ma non molta, abbiamo praticamente finito). Gira sempre con le pinze e concludi la cottura: si deve formare una crema. Né densa né liquida.

Direttamente nei piatti, se vuoi, puoi spolverare con altro pepe nero. Ecco il risultato finale:

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La crema che vedi non è densa come, purtroppo, in foto può sembrare. È una via di mezzo tra il denso ed il liquido (ti rilinko il video di Pappagallo, perché un video è chiaramente meglio di ogni possibile spiegazione verbale).
Ed ecco pure l’impiattamento fighetto, imparato sempre grazie al cuoco migliore del multiverso:

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Io una cacio e pepe così non l’avevo mai mangiata. Capolavoro, arte suprema, SPAZIALE.

In realtà è molto difficile da spiegarsi a parole, ma piuttosto semplice da preparare. Provaci e fammi sapere se sono riuscita a spiegarmi (nel caso, c’hai il video che ti verrà in soccorso).

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi

Mentre mangiavo ho visto la Madonna e mi ha detto di salutarti tanto.

Mentre la mangiavo ti giuro che ho visto la Madonna. E mi ha detto di salutarti tantissimo.

Non è la prima volta che con una ricetta di Luca Pappagallo sbavo senza ritegno. La parola mondiale, in questi casi, manco si può più usare. Qui siamo su tutto un altro livello, una roba che uno non riesce a crederci mentre mangia. E mangia e si commuove e poi mangia ancora e si commuove di nuovo.
Roba da reagire solo così:

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BRAVO!!

Non ci posso fare niente: a me la cucina povera fa schiattare. E qui c’è la povertà assoluta. Uova, formaggio, cipolla, pasta e – non dimentichiamola – sugna.
Uno di quei piatti che potrebbero mangiare Don Camillo e Peppone, se solo non fossero già impegnatissimi a divorarsi prosciutti, parmigiani e soprattutto quegli spaghetti in bianco che ancora me li sogno di notte.

TOURNAGE DU FILM "LE RETOUR DE DON CAMILLO" DE JULIEN DUVIVIER
Penso di non avere mai invidiato tanto una persona.

E il Pappagallo di cucina povera ne cucina a palate, talmente tanta che tra un po’ chiudo il blog e ti linko il suo canale e via, smettiamola di perdere tutti tempo leggendo le mie stronzate.
Ma poi no, poi mi ricordo, e so che il web è pieno di insidie e che non è che tutti ci trattano bene come lui. Bisogna stare all’erta, pronti a scansare i cattivi cucinieri che popolano il mondo.

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Di solito così, ai fornelli.

Ti avverto subito che qui non c’è spazio per la dieta. Di sugna dovrai usarne parecchia e la sugna è più calorica dell’olio. Ma sappi che ogni grammo di ciccia vale la pena di essere ingerito.

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Ecco, questo è l’atteggiamento giusto.

Ho cazzeggiato abbastanza, partiamo.
Go, go, go!

Per preparare un piatto di tubetti con cacio e uova, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di tubetti;
  • 100 grammi di sugna;
  • una cipolla bianca, bella grande;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • 30 grammi di pecorino;
  • sale, pepe.

In una pentola metti la sugna.

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Accendi la fiamma bassissima e falla sciogliere.
Nel frattempo trita la cipolla a pezzi piuttosto piccoli.
Ci vuole una cipolla bianca parecchio grande, poiché è uno degli ingredienti principali. Io ne ho comprata una enorme e ne ho usata metà. Eccola:

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Cipolle di una certa importanza.

Appena l’hai tritata aggiungila alla sugna.

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Falla stufare. Fiamma bassissima, ci vorranno almeno 30 minuti. Piuttosto inutile cominciare con l’acqua della pasta e le uova. Attendiamo che la cipolla sia quasi pronta.
Deve essere color caramello, ma devi comunque fermarti prima, poiché la cottura continuerà in padella pure a fiamma spenta. Ora ti mostro il colore di quando devi fermarti:

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Lasciandola riposare in pentola, dieci minuti dopo, avrà questo aspetto, che è quello che dobbiamo ottenere:

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Il mio consiglio è di iniziare a mettere l’acqua della pasta a bollire dopo circa una ventina di minuti di stufatura di cipolla. E, sempre in quel momento, occupati delle uova.

Gratta a polvere 30 grammi di parmigiano e 30 grammi di pecorino.
Rompi le uova in una ciotola, caccia dentro anche i formaggi, una bella macinata di pepe e (poco) sale.

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Mescola bene con una frusta (elettrica o a mano, non fa differenza), fino ad ottenere una crema. Impiegherai pochissimo tempo:

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La cipolla è pronta? Con le uova sei a posto? L’acqua bolle? Bene, inizia a preparare la pasta.

Bisogna tirala fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione ma, prima di scolarla, ricordati di:

  • accendere la fiamma, medio alta, della padella con la sugna. Deve essere calda, dobbiamo finire la cottura lì dentro;
  • versare una mestolata di acqua di cottura dentro alla ciotola con le uova, per ammorbidire un po’ la crema.

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Io tengo sempre l’acqua della pasta a portata, perché non si sa mai. Ed è una roba che consiglio di fare anche a te. Se ti scassi le palle a tirare fuori la pasta con la schiumarola, basta che metti uno scolapasta sopra un’altra pentola, di modo da non buttare via niente.

Caccia dentro i tubetti nella padella con la sugna e lascia insaporire per un minuto, girando spesso.

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Versa dentro anche la crema di uova.

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La crema si deve rapprendere bene, formando una specie di frittata. Mescola di continuo per non fare attaccare al fondo (anche se, con tutto quell’unto, difficilmente accadrà). Ti faccio vedere un paio di foto dell’operazione, tutta a fiamma medio alta.

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E una.
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E due. Ci siamo quasi.
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E tre.

Quando sul fondo non c’è più liquido della crema di uova ma soltanto l’unto della sugna, siamo pronti per spegnere.
Se non hai capito, te lo faccio vedere di nuovo:

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Che fame.

Prepara i piatti e mangia.
Sappi che è grasso, ma anche poco voluminoso. Io ho avuto fame dopo un’ora scarsa, ma io sono anche senza speranza.

Ecco il capolavoro:

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Ciao e buon appetito!

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Alla prossima, ci si vede!
Primi

Cucinare incazzati? Si può.

Ho cucinato questa roba una sera in cui il giramento di palle era sommo.

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Giravano proprio vorticosamente.

Dopo una giornata passata in preda a robe pochissimo piacevoli, non ho potuto fare la spesa e – come ormai è noto – abito in un posto dove manco la pizzeria è un’opzione.

Quindi tre le possibilità: digiuno, wurstel dei gatti o svuotare il frigo per improvvisare una roba al volo.

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Cenare con la roba dei gatti però può acuire la depressione.

Pasta fresca dimmmerda da finire e mai più ricomprare, perché Divella è una marca gommosa.
Piselli surgelati? Ci sono sempre, non si sa perché.
Del pomodoro in barattolo, nel caso del Fallout.
Una mezza cipolla ed un fascio di carote avanzate dalla cena precedente.

Ce la posso fare, mi sono detta.

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Dai, dai, dai.

Così, incazzata nerissima, sono andata ai fornelli ed ho sfornato questo capolavoro della cultura moderna.

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Il mood con cui ho cucinato quella sera.

Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare una pasta fresca con sugo di carote e piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 250 grammi di pasta fresca;
  • un fascio di carote (circa 300 grammi);
  • 300 grammi di piselli;
  • un barattolo di polpa di pomodoro;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • mezza cipolla rossa, 2 cucchiai d’olio;
  • pepe, origano.

Metti un cucchiaio d’olio in una padella e fai soffriggere, a fiamma bassa, la cipolla tritata.

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Dopo qualche minuto, appena la cipolla è leggermente colorata, aggiungi il barattolo di polpa. Chiudi col coperchio e lascia sobbollire a fiamma bassissima per sempre.

Nel frattempo taglia a pezzetti piccoli le carote, che però cuciniamo a parte. Perché? Perché altrimenti nel sugo si ammollano e non so cosa pensi tu, ma a me certa verdura piace piuttosto tosta.
Quindi, in un’altra padella, caccia un cucchiaio d’olio e cuoci le carote. Usando una fiamma media.

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Impiegheranno 10 o 15 minuti e dovranno apparire così:

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Volendo potresti cuocere le carote direttamente nel sugo, ma il risultato non sarebbe scrocchierello. E a me farebbe cagare.

Mentre attendi che tutto sia pronto, occupati dei piselli. Che cuociamo al microonde, come già ti ho insegnato.

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4 minuti e sono pronti.

Bene. Sala (poco) i piselli e sala (poco) le carote.
Ora che tutte le verdure sono pronte, cacciale nel sugo e mescola tutto.

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Lascia insaporire, senza coperchio, per qualche minuto. Puoi fare cuocere tutto fino all’arrivo della pasta o puoi spegnere la fiamma: dipende quanto vuoi far restringere il sugo.
Quel che è certo è che devi assaggiare per aggiustare di sale e che devi riaccendere la fiamma prima dell’arrivo della pasta, poiché finiremo la cottura proprio lì dentro. Come quasi sempre.

Gratta il parmigiano.

Leva la pasta almeno 3 minuti prima del tempo indicato sulla confezione ed uniscila, usando la schiumarola, al sugo di pomodoro.

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Concludi la cottura lì dentro, bagnando con l’acqua di cottura. se occorre.

A fiamma spenta, aggiungi anche il parmigiano. Mescola bene e prepara i piatti, che cospargerai con pepe ed origano.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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senza ancora pepe ed origano.

Ed anche oggi abbiamo mangiato, con grande gioia ed armonia.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi

Fusilli con ricotta vaccina e pancetta abbrustolita.

Oggi noi cuociamo la ricotta.

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Lo so che non riesci a credere alle tue orecchie.

Tre i motivi, ormai celebri, per cui il Kaiju qui ha aperto un blog:

  • per bestemmiare contro le casalinghe golose, mamme e mogli prima di essere persone;
  • per cercare di insegnare anche ad un solo individuo che no, lo zafferano ed il latte non sono un connubio perfetto;
  • per estrema indignazione verso tutte le ricotte maltrattate, scaldate e fatte cagliare dal branco di mogli e madri di cui sopra.

Ogni giorno, leggendo le stronzate di cui sopra, la mia reazione era la seguente:

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Dopo anni in cui ho sfracellato i coglioni al mondo, il mondo mi ha sfanculato dicendo Apri un blog e smettila di menarla. E così accadde.

Però oggi è successo: oggi ho cotto la ricotta.

Non quella di bufala (ERESIA! E se la vuoi cucinare, ecco il link) ma quella vaccina, molto più delicata e versatile. Ho rubato la ricetta a Noce Moscata food blog, che di sicuro sa mangiare e col cazzo che la ricotta se la sbafa rovinata. La ricotta come qualsiasi altra cosa, sia chiaro.

Volevo anche capire se la ricotta fosse adatta a sostituire philadelphia e robiola nella caterva di ricette cretine che trovo nel web, ogni sera. Che tipo sembra non si possa vivere, senza philadelphia e robiola. E pure senza segnaposto di pasta sfoglia a forma di albero di natale. O senza tronchetti natalizi. E vogliamo parlare della vasocottura, signora mia? E delle uova crude nel tiramisù, orrore, orrore, orrore?

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Ho capito, ho capito. La smetto.

Ed immagino quanto tu sia curiosa di sapere le mie valutazioni finali, quindi eccole.

Come piatto non mi fa impazzire. Buono è buono, ma non mi ha dato particolare soddisfazione. Non più di un piatto con la panna, per nominare un altro ingrediente che non amo tanto. Mi ricorda quelle robe che cucinava mia madre quando tornavo da scuola. Poco tempo, poco impegno, pesantezza e via.

E no, di sicuro la ricotta e i formaggi spalmabili non appartengono alla stessa famiglia. Quindi abbiamo le nostre risposte.

Partiamo subito con il procedimento ma sappi che, pure con l’avvento della macchina fotografica figa, non sono stata tanto in grado di avere delle foto decenti. La roba bianca non è fotogenica, sallo.

Vai a fare la spesa, così cominciamo.

Go, go, go!

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Tipica utilità delle buste biodegradabili.

Per cucinare dei fusilli con ricotta vaccina e pancetta abbrustolita, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di fusilli;
  • 300 grammi di ricotta vaccina;
  • 100 grammi di pancetta tesa (o affumicata, se sei tanto fortunata da trovarla) in una sola fetta;
  • pepe.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Taglia la pancetta a dadini piuttosto piccoli.

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Caccia la pancetta in una padella e falla abbrustolire, a fiamma medio bassa. Non aggiungere olio o burro, tanto la pancetta è cicciosa di suo.

Appena è bella colorata, mettila in un piatto.

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Nella stessa padella in cui hai abbrustolito la pancetta, metti la ricotta. Abbassa la fiamma al minimo.
Aiutandoti con un cucchiaio di legno, falla sciogliere. Aggiungi un po’ di acqua di cottura, poco per volta. Quando raggiungi questo risultato, spegni:

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Tira fuori i fusilli al dente, con l’aiuto di una schiumarola (l’acqua di cottura ci serve!) ed uniscili alla ricotta.

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Accendi la fiamma al minimo, mescola bene tutto. Aggiungi altra acqua di cottura, a piccole dosi, fino a quando non raggiungi una consistenza cremosa. Liscia, omogenea, NON liquida.

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Ci siamo quasi.

Adesso prepara le porzioni e, su ogni piatto, metti la pancetta abbrustolita e spolvera con del pepe.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere raggiunto questo risultato:

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Fa la sua porca figura.

Adesso hai il potere, usalo saggiamente.

Ciao e buon appetito!

Contorni, Insalate, Pizzakaiju Approved

Mai più bollire le robe in abbondante acqua salata.

Abbiamo trascorso tutti quanti almeno dieci giorni ostaggi del cibo. Ed io manco festeggio il Natale. Per me, semplicemente, ogni scusa è buona per abbuffarsi.

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VANGELO.

Così in questo periodo, per compensare, sto cercando di contenermi.

L’insalata di patate non è una novità: abbiamo già preparato quella coi fagiolini e quella col salmone, ma all’epoca (anche se sono passati solo pochi mesi) cucinavo in maniera molto diversa. Erano buone? Sì. Erano perfettibili? Inutile dire che la risposta è di nuovo sì.

Ancora non avevo scoperto le gioie della cottura al vapore, ero giovine ed inesperta. E prima o poi aggiusterò quelle ricette (quando le rifarò). Intanto ecco un altro accompagnamento per la tua carnazza settimanale e, dalle differenze tra questo procedimento e gli altri due che ti ho proposto, credo potrai capire gli errori del passato.

Non erano le patate a non piacermi, come ho pensato per tutti questi decenni, ma solo il metodo di cottura che usavo per prepararle.

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Carnazza.

Ho rubato la ricetta, come ormai fin troppo spesso accade, a Luca Pappagallo di CookAround. Non ho cambiato proprio niente, perfetto sotto ogni aspetto.

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Eh, ma se è vero…

Iniziamo.
Go, go, go!

Per preparare un’insalata di patate ed olive, per due persone, hai bisogno di:

  • 800 grammi di patate (comprane un po’ di più, che devi pelarle);
  • 50 grammi di olive di Gaeta;
  • 50 grammi di olive verdi (io ho usato quelle condite ed un po’ piccanti);
  • prezzemolo, sale, pepe;
  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco;
  • 3 cucchiai d’olio.

Se sei interessata anche al pollo grigliato, ho già scritto come si fa in questo post. Non credo che tu abbia più bisogno di me, ma ripassare le basi non fa mai male.

Le patate dovranno essere fredde, quindi prepara il contorno qualche ora prima del pasto.

Pela le patate, lavale e poi tagliale a pezzi. Cerca di creare dei pezzi di dimensioni simili, così cuociono in maniera uniforme.
Metti poi le patate nel cestello della cottura a vapore ed inserisci quest’ultimo in una pentola riempita con un dito d’acqua.

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Chiudi col coperchio e lascia cuocere per circa 25 minuti. Controlla ogni tanto il livello di cottura delle patate. Per sapere se son pronte, prendi un coltello e trapassale delicatamente. Se la punta del coltello entra nella patata senza problemi, puoi spegnere.

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Patate pronte.

Metti le patate in un’insalatiera e lasciale raffreddare.

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Adesso non resta che condirle.

Caccia dentro entrambi i tipi di olive, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, 2 cucchiai d’olio e gira bene.
Prepara il trito di prezzemolo.

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Caccia dentro l’insalatiera anche il prezzemolo. Aggiusta di sale, di pepe ed aggiungi un altro cucchiaio d’olio. Mescola tutto.

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Hai tutto il tempo del mondo per prepararti la tua carne d’accompagnamento e poi siediti e mangia.

Ecco il piatto finale:

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Un contorno semplicissimo, soprattutto se cucinato al vapore, ma buonissimo.
Dietetico, sì, se solo non avessi mangiato comunque una dose per sei.

Ciao e buon appetito!

Primi

Mi piace l’odore di ‘nduja al mattino.

Come ogni volta che ci mettiamo a parlare di ‘nduja, già si respira grande serenità nell’aria.

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Pensando alla ‘nduja.

Ti ho passato la parola del Sacro Salume per la prima volta qui, ma poi abbiamo cucinato diverse altre robe con lui protagonista. Che non ti linko, basta che clicchi sul menù di Pizzakaiju e le cerchi da sola.
Mi sembra un ottimo modo per chiudere un anno ed aprirne uno nuovo: nel vecchio ci si sfonda di ‘nduja, nel nuovo se ne elogiano le ormai arcinote doti. 

Cominciamo subito? Cominciamo subito.

Ho preparato un sugo di pomodoro carichissimo di ‘nduja per condire degli gnocchi senza patate, la cui ricetta stronzata ti ho passato qui.
Sappi che il sugo non è che sia piccante: di più. Roba da farti esplodere la bocca. Avvisata.

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Cose che possono capitare quando si sottovaluta un sugo con la ‘nduja.

Go, go, go!

Per preparare un sugo con ‘nduja, per condire degli gnocchi senza patate per due persone, hai bisogno di:

  • Gnocchi preparati in casa per due persone, le cui dosi e il metodo di preparazione trovi qui;
  • uno spicchio d’aglio, qualche foglia di basilico;
  • un pezzo di ‘nduja bello grande. Non posso darti le dosi, poiché ogni ‘nduja ha le sue caratteristiche. In più esiste pure quella in barattolo, che è probabilmente più rintracciabile in ogni parte d’Italia;
  • un chilo di pomodorini o di pomodori da sugo. Più sono spatasciati e più il sugo verrà meglio. Regola che nessuno ti dice, poiché il sugo si fa coi pomodorini, quelli buoni, eh che non significa un emerito cazzo. Spatasciato: spiaccicato, pomodoro bello andato (ma non marcio!), quello che il Don Alfonso ti vende a metà prezzo sennò li deve buttare entro sera (sempre se poi si ricorda veramente di farti lo sconto).

Metti l’acqua degli gnocchi a bollire.
Taglia a pezzi la ‘nduja.

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Scalda una padella abbastanza grande da contenere i pomodori e caccia dentro la ‘nduja. Senza grassi aggiuntivi, la ‘nduja è cicciosa abbastanza.
Falla sciogliere, a fiamma bassa.

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Nel frattempo, taglia i pomodorini a pezzetti.

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Appena la ‘nduja si è sciolta, aggiungi l’aglio schiacciato con lo spremi aglio.

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Che trasformazione, eh?

Lascia insaporire per un paio di minuti, poi caccia dentro anche i pomodorini e qualche foglia di basilico.

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Alza la fiamma a medio alta e fai cuocere per un po’. Almeno 20 minuti, fino a quando il sugo si sarà formato. Più cuoce e meglio è, ma attenzione a non fare evaporare tutto, eh. Dopo un po’ puoi anche abbassare la fiamma in medio basso, se vuoi proseguire la cottura fino all’arrivo degli gnocchi. Se si fanno aspettare troppo, spegni e basta e riaccendi la padella quando si degnano di presentarsi.
Aggiusta di sale, ma non esagerare: la ‘nduja è molto saporita, potrebbe non essere necessario sale aggiuntivo.

Quando gli gnocchi sono pronti, levali con la schiumarola e metti nel sugo.

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Mescola bene, fai insaporire per pochi secondi e poi spegni tutto.

Direttamente sui piatti aggiungi qualche altra foglia di basilico. Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

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Secondo me è un’ottima ricetta per aprire il 2018.

Buon anno e soprattutto buon appetito.
Ciao!