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Caserecce con pomodorini al forno e pancetta fritta.

Dai, accendi il forno che dobbiamo cuocere i pomodorini per ben due ore. 

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Ma no, non reagire così violentemente.

Fidati.
So che sembra uno spreco far appassire i pomodori tutto quel tempo per poi distruggerli in un sugo, ma sappi che il gusto ne guadagnerà. Sarà totalmente differente dalle salse al pomodoro cui sei abituata: più dolce, più delicato.
E poi avrai la casa che profumerà di pomodori per tutto il giorno. Ti giuro, ne vale la pena.

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E se ho convinto Hulk a darmi retta, penso di poter convincere anche te.

A coloro cui non piacciono i sughi pieni di pellette – quei bei sughi caserecci, saporiti, che trasudano contadinità in ogni aspetto – e che quindi si muniscono di mixer ad immersione per combattere le impurità, c’ho solo una cosa da dire:

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Perché il Kaiju è democratico. E sì, la parola sugo verrà ripetuta altre 30 volte nel corso di questo post.

Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, come spesso accade quando di mezzo c’è tanta ciccia e mondialità insieme.

Premesse fatte, dunque Go, go, go!

Per preparare delle caserecce con pomodorini al forno e pancetta fritta, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di caserecce o altra pasta corta;
  • 500 grammi di pomodorini ciliegini o pachino. Non usare i datterini: non sono adatti;
  • 100 grammi di pancetta tesa. Se riesci a trovare una bella pancetta aromatizzata, magari piccantina, ancora meglio;
  • 30 grammi d’olio;
  • origano, 2 spicchi d’aglio;
  • 50 grammi di parmigiano.

Accendi il forno a 120 gradi.
Metti i pomodorini in una teglia, senza aggiungere grassi, che a quelli ci penseremo dopo.

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Fai cuocere per due ore. Non devono spatasciarsi, solo appassire. Quindi se i tuoi pomodorini fossero leggermente più piccoli e si dovessero iniziare a rompere, spegni prima il forno.
Nel frattempo vai a cazzeggiare in quel modo unico che ti contraddistingue.

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Ti immagino così.

Dopo due ore, ecco che aspetto avranno i pomodorini:

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Ora metti a bollire l’acqua della pasta.
Taglia a listarelle la pancetta. Pezzi non piccoli, perché dobbiamo ottenere croccantezza all’esterno, ma morbidezza all’interno. Tipo così:

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Versa 30 grammi d’olio in una padella e scaldali bene, a fiamma altissima. Esattamente come se dovessi friggere qualcosa.
Appena tutto è caldissimo, adagiaci dentro la pancetta:

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Fai friggere finché diventa bella colorata, girando una volta, sempre usando una fiamma alta. Ci vorrà un minuto scarso.

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La bellezza.

Appena è pronta togli la pancetta con l’aiuto di una schiumarola o di una pinza e falla riposare in un piatto. Allontana anche la padella dal fuoco, per fare abbassare un po’ la temperatura. Anche per un minuto, se occorre.

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Rimetti la padella sul fuoco, usando sempre una fiamma piuttosto vivace, e nell’olio in cui hai fritto la pancetta, aggiungi due spicchi d’aglio interi  (schiacciati) e i pomodorini.

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Cospargi con dell’origano e schiaccia leggermente i pomodorini con la tua fedele schiumarola.

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Questo sugo avrà bisogno di cuocere dieci-quindici minuti, quindi quando vedi che inizia a restringersi (e quindi inizierai a bagnare con l’acqua calda) puoi buttare la pasta, che però dovrai levare 3 minuti prima del tempo indicato sulla confezione.
Fossi in te non aggiungerei sale: i pomodorini sono dolci, ma presto verranno raggiunti dalla pancetta e dal parmigiano, quindi avrai sapori forti a buttare.

Nel caso dovessi prolungare la cottura per qualsiasi ragione, non è affatto grave: limitati ad abbassare la temperatura al minimo e a bagnare con l’acqua della pasta se il sugo dovesse asciugarsi.

Gratta dunque anche i 50 grammi di parmigiano.

Come ti ho preannunciato, mano a mano che il sugo si restringe aggiungi acqua della pasta, che ti aiuterà a formare una cremina. Senza paura di abbondare.

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Leva gli spicchi d’aglio con una pinza e scola le caserecce direttamente nella padella, senza buttare l’acqua di cottura. Concludi lì la preparazione, a fiamma medio alta e bagnando ulterioremente se dovesse evaporare troppo.

La pasta deve assorbire quasi tutto il liquido ed ecco come deve apparire, verso la fine:

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A fiamma spenta aggiungi la pancetta, il parmigiano e mescola benissimo.

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Prepara i piatti ed ammira la bellezza:

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Mezzo pomeriggio per creare una pasta al sugo. Ma che pasta al sugo, eh?
Uno dei capolavori di questa esistenza.

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Sguardi colmi di soddisfazione.

Ciao e buon appetito!

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Pasta pomodoro e mozzarella al forno.

Sarebbe proprio bello se potessimo usare ricotta e mozzarella di bufala, quando si preparano le robe al forno.

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Andremmo tutti in estasi, tipo così.

Purtroppo la ricotta di bufala cotta è fin troppo pesante e la mozzarella infinitamente carica di latte: rilascerebbe talmente tanto liquido che sputtanerebbe il risultato finale. E poi sì, tristemente pure lei, cotta, diviene piuttosto indigesta.

L’unica cosa che posso consigliarti è di non acquistare mai ricotte e mozzarelle industriali: niente Galbani e cose del genere. Cerca roba fresca, nel bancone formaggeria e salumeria, perché c’è la stessa differenza che passa tra una manzotin ed una bistecca al sangue.

Ti svelo il segreto segretissimo: più le materie di base che acquisti son buone, più il risultato finale del tuo spadellamento sarà mondiale.

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Facendoti sentire così.

Ho rubato la ricetta di oggi a Luca Pappagallo e tra gli ingredienti troverai la mia amica sugna. Ti consiglio di non ometterla, perché conferisce al sugo un unto di fondo irrinunciabile.

Go, go, go!

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La mia dichiarazione d’amore verso questa pasta al forno.

Per preparare una pasta al forno con pomodoro e mozzarella, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Ho usato un misto di penne e mezze maniche, secondo me un formato col buco è adattissimo;
  • un barattolo di pelati. Uso Mutti che si comporta sempre benissimo, continuo a consigliarti di seguire il mio esempio;
  • una cipolla bianca (o mezza, se è enorme);
  • 25 grammi di sugna + un cucchiaio d’olio;
  • 150 grammi di ricotta di mucca;
  • circa 200 grammi di mozzarella di mucca. Bisogna coprire l’intero strato esterno, quindi ce ne vuole parecchia;
  • un po’ di foglie di basilico, un po’ di sale, burro per ungere la teglia;
  • 60 grammi di parmigiano, da usare in due momenti differenti.

In una padella metti un cucchiaio d’olio e i 25 grammi di sugna.

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Accendi la fiamma bassa e mentre il tutto si scioglie, trita la cipolla.
Aggiungila in padella.

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Falla stufare per circa 15 minuti, sempre a fiamma bassa, finché diventa caramellata:

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Aggiungi ora il barattolo di pelati ed un po’ di foglie di basilico.

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Schiaccia i pelati con il cucchiaio di legno, fino a spaccarli del tutto. Aggiungi un po’ di sale, senza però esagerare: alla fine ci sarà anche il parmigiano, che insaporirà. Mescola bene.

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Fai cuocere per circa 20-25 minuti, a fiamma medio bassa e girando spesso, fino a quando si sarà formata una salsa bella densa: per creare una buona pasta al forno ci vuole poco liquido, altrimenti si annacqua tutto.

Nel frattempo metti a bollire anche l’acqua della pasta e scolala molto al dente. 4 minuti prima del tempo indicato sulla confezione.

Gratta anche i 60 grammi di parmigiano e taglia a fette la mozzarella, su un piatto.

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Niente tagliere per la mozzarella, che poi rovesci latte ovunque.

Intanto il sugo dovrebbe essere quasi pronto. Ecco come deve apparire alla fine:

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Metti i 150 grammi di ricotta in una ciotola piuttosto grande:

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Aggiungi nella ciotola metà del sugo che hai preparato e mescola bene.

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Ecco cosa devi ottenere:

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Rovescia dentro la pasta e una cinquantina di grammi di parmigiano (lasciane giusto un po’ per spolverare la teglia verso la fine).

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Mescola tutto benissimo, resistendo alla tentazione di assaggiare.

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Inizia ad accendere il forno, 200 gradi modalità statica. 

Imburra la teglia che hai scelto di usare. Io ne ho scelta una piccolina ed è stata perfetta (21x21x5).
Se ti tocca preparare più pasta, dovrai usare una teglia più grande, creando due strati. In tal caso invece di inserire la mozzarella sulla superficie, mettila tra uno strato e l’altro di pasta, insieme ad un po’ di sugo (concludendo quindi solo con sugo e parmigiano).

Ma torniamo alla quantità per due persone.

Inserisci tutta la pasta nella teglia:

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Ricopri con la mozzarella, in modo da foderare l’intera teglia.

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Ricopri con la rimanente salsa che hai preparato:

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Cospargi col parmigiano che hai lasciato da parte:

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Adesso inforna. A 200 gradi per circa 30 minuti: si deve formare una bella crosticina. Controlla ogni tanto, che ogni forno funziona a modo suo.

Ecco la mia:

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Lasciala riposare in forno per 15 minuti, che diventa più buona.
Se tutto è andato come avrebbe dovuto, ecco cosa dovresti avere davanti:

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Siccome sono molto orgogliosa del risultato, ecco un’altra foto:

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Ed un’altra, nella teglia:

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Per essere una pasta al forno non è manco tanto lunga da preparare, dai. Ed il risultato è spettacolare. Lo senti tutto quell’unto, che ti fa sciogliere la roba in bocca? Ringrazia la sugna, è tutto merito suo.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi

Gnocchi di patate alla crema di zafferano con mais.

Di ricette svuotafrigo è pieno il web, di solito corredate di tanti racconti dettagliati su come la geniale invenzione è stata partorita. La pratica contemporanea degli aneddotoni interessantissimi da narrare ai conoscenti tutti ha ormai soppiantato quella delle torture da diapositive, tipica di ogni riposo postdomenicale anni novanta.

E tu lì, a limitarti ad annuire. Che cazzo, hai solo aperto il frigo, inutile che ce la meni.

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E della voglia che ti assale di prendere a pugni il provetto cuoco, ne vogliamo parlare?

Così quando ho trovato la ricetta di Profumi Appetitosi, un po’ ho dubitato.
Mi ispirava molto l’idea degli gnocchi con il mais e la panna, un po’ meno l’aggiungere il prosciutto cotto e – soprattutto – lo zafferano. C’era pure una cipolla che mi faceva presagire terribili pizze cilentane croccanti ordinate pur di non saltare la cena. Pareva proprio una di quella fantastiche avventure da cuoche sopraffine di cui sopra.

Per fortuna però la curiosità ha vinto: ho sperimentato ed era buonissimo. Quindi ti passo la mia versione di questa ricetta decisamente particolare.

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Brava, brava. Soprattutto poi se le ricetti te le dà Pizzakaiju, che sono una garanzia.

Iniziamo. E sì, hai capito bene: ti becchi la cremina di zafferano persino a casa di Pizzakaiju. Non c’è propri pace.
Go, go, go! 

Per preparare degli gnocchi di patate alla crema di zafferano e mais, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di gnocchi;
  • una noce di burro;
  • un cipollotto non tanto grande;
  • 200 grammi di panna fresca per cucinare. Ripeto: fresca. Quella a lunga conservazione sai che è stata bandita dalla terra dei Kaiju in maniera definitiva;
  • 50 grammi di prosciutto cotto tagliato sottile + un’altra cinquantina per decorare i piatti;
  • 200 grammi di mais + altri 50 per decorare i piatti (quello in scatola va benissimo);
  • una bustina di zafferano;
  • sale, pepe bianco.

Ricetta molto breve, quindi metti subito l’acqua degli gnocchi a bollire.

In una padella metti una noce di burro (pochissima, tanto dopo ci cacciamo la panna) e fai stufare il cipollotto tagliato sottile. Fiamma bassa, altrimenti il burro si brucia.
Avrai finito quando il cipollotto sarà quasi caramellato.

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Ci siamo quasi.

Aggiungi i 200 grammi di mais e fai amalgamare bene il tutto per due minuti, mescolando, usando sempre una fiamma medio bassa.

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Versa dentro i 200 grammi di panna fresca:

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E pure il prosciutto cotto, spezzettandolo con le mani:

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La panna fresca, a differenza di quella a lunga conservazione, molto più liquida e necessità qualche minuto in più di cottura.
Fai sobbollire il tutto fino all’arrivo degli gnocchi, vedrai che si addenserà piano piano.

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Assaggia, aggiusta di sale e poi aggiungi anche lo zafferano, mescolando bene:

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Mancano solo gli gnocchi. Appena vengono a galla prelevali con una schiumarola e cacciali dentro alla crema di mais:

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Mescola bene il tutto con un cucchiaione, fai insaporire per un minuto scarso a fiamma medio bassa e poi comincia a preparare le porzioni.

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Spolvera leggermente ogni piatto con del pepe bianco, infine decora con il restante prosciutto e mais.

Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

Un piatto decisamente strano e da rifare spesso. Enjoy!

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Secondi, Secondi di mare

Baccalà al latte, gratinato con patate.

Ricetta facile ma lunga. Talmente lunga che ho impiegato mezzo pomeriggio per i preparativi. Tieni poi conto che se il baccalà riposa nel forno per un po’, una volta cotto, male non gli fa.
Quindi fatti una bella colazione abbondante, che qui si cena tardi.

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Riempirsi la panza.

Sul baccalà ormai dovresti essere preparata, ma ti rimando a questo post qua per ricordarti come dissalarlo (che non ci vuol un cazzo: in acqua, coperto, per 4 giorni. Cambia l’acqua due volte al giorno e basta).
Questa volta non ci sarà bisogno di pulirlo, quindi non devi neppure impegnarti a scegliere un pezzo senza spina dorsale (qui c’è comunque il tutorial, che rivedere le basi non fa mai male).

Ho rubato la ricetta a Stefano Barbato: preciso in tutto, tanto per cambiare. A fine post metterò il video di riferimento.

Cominciamo, che oggi non c’è proprio tempo da perdere.
Go, go, go!

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Oggi pesce!

Per preparare il baccalà al latte gratinato con patate, per due persone ma anche tre, hai bisogno di:

  • un chilo di baccalà circa (più o meno. Da intendersi peso pulito, quindi regolati un po’ con gli scarti);
  • 800 grammi di patate (anche queste da intendersi pulite);
  • 100 grammi di panna fresca. Non comprare quella a lunga conservazione, che fa cagare. Prendi quella fresca da montare, non zuccherata. Una volta che provi, vedrai che non torni più indietro.
  • 300 grammi di latte;
  • uno spicchio d’aglio, un pezzo di scorza di limone, noce moscata, sale e pepe, 5 cucchiai d’olio;
  • 2 cipolle bianche;
  • una cinquantina di grammi di parmigiano grattugiato.

Riempi una pentola d’acqua e cacciaci dentro il pezzo di scorza di limone ed uno spicchio d’aglio schiacciato, ancora in camicia.

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Metti il coperchio, accendi la fiamma ed attendi che l’acqua faccia le bolle.

Occupiamoci degli altri condimenti. Pela le patate e poi mettile in una ciotola piena di acqua fredda.
Tirane fuori una alla volta e tagliale a fettine non troppo sottili:

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Rimetti le fette nell’acqua fredda. A cosa serve l’acqua? A non fare disperdere troppo l’amido, che ci servirà.

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Taglia le cipolle a rondelle, dividile bene tra loro, e mettile in un’altra ciotola, anch’essa piena di acqua fredda.

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L’acqua bolle? Caccia dentro il baccalà, chiudi col coperchio per non fare disperdere troppo calore, e fallo bollire per dieci minuti. 

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Riapri il coperchio quando l’acqua bolle troppo, altrimenti straripa.

Appena è pronto levalo dalla pentola, ma senza buttare l’acqua. Mettilo in un contenitore per farlo raffreddare un po’.
Togli la scorza di limone e l’aglio dall’acqua:

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In quest’acqua ora dobbiamo fare bollire le patate: 5 minuti dalla ripresa del bollore.

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Durante quest’attesa puoi cominciare a pulire il baccalà. Non servono coltelli, solo mani: devi levare le spine mano a mano che le trovi e staccare i pezzi di carne, a pezzi medi. Vedrai che la pelle si sfilerà facilmente. È un lavoro appiccicaticcio, ma piuttosto semplice.

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Al lavoro!

Devi ottenere dei pezzi ed è impossibile che siano regolari e manco ci serviranno.
Una roba così:

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Se alcuni pezzi di pelle dovessero non volersi staccare, non preoccuparti: si mangia anche quella, volendo.

Le patate sono pronte?
Scolale con una schiumarola e mettile in una ciotola.
Condiscile subito con della noce moscata, del pepe, del sale e 2 cucchiai d’olio. Mescola bene.

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Versaci sopra 100 grammi di latte freddo per fermare la cottura. Mescola ancora e lasciale riposare.

Ora puoi buttare l’acqua in cui ha bollito la roba, perché ci serve quella pentola per cuocere le cipolle.
Metti 2 cucchiai d’olio, falli scaldare a fiamma media e poi butta dentro la cipolla. Cuocila a fiamma alta, girando spesso, fino a quando è un po’ colorata:

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Adesso abbassa un po’ la fiamma e unisci il baccalà. Amalgama il tutto e poi unisci 200 grammi di latte.

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Cuoci per 7-8 minuti, girando spesso, fino a quando il latte si sarà dimezzato e si sarà formata una specie di cremina.

Gratta il parmigiano e basta, abbiamo finalmente tutti gli ingredienti. Quindi accendi il forno: 190 gradi, modalità statica. 

Ungi una teglia da forno con un cucchiaio d’olio.
Prepara un letto di patate:

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Versa sopra tutto il baccalà, cremina compresa.

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Ora, non abbiamo mai salato. Ti consiglio di cospargere con un pochino di sale, senza esagerare, altrimenti sarà tutto sciapo. Il baccalà non è un pesce saporitissimo da quel punto di vista, una volta che sta in ammollo per 4 giorni!

Ricopri con le restanti patate e versa pure tutto il loro liquido, cercando di distribuirlo per tutta la superficie.
Versa, con l’aiuto di un cucchiaio, la panna fresca, cercando di distribuire anche questa in maniera omogenea:

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Spolverizza con noce moscata e pepe. Se non sei sicura di avere salato abbastanza, puoi anche pensare di aggiungere del sale (ma vacci piano, sempre!).

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Infine cospargi col parmigiano.

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Inforna. A 190 gradi, ma con quali tempi? La mia tegliata ha cotto per 45 minuti, ma potrebbe volerci meno. Se osservi, vedrai il latte bollire all’interno della teglia. Quel liquido non deve sparire del tutto, ma dovrà rimanere proprio il minimo indispensabile.
Controlla anche il colore della gratinatura: abbronzato sì, ustionato no.

Ecco la mia:

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Lascia riposare in forno per almeno mezz’ora. Poi fai i piatti. Ecco come sarà:

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Come puoi vedere c’è del liquido, ma non sta nuotando nel latte.
Ti assicuro che vale tutto il lavoro di una giornata, è da sbavo.

Ti lascio col video di Barbato in persona.

Ciao e buon appetito!

 

Pizzakaiju Approved, Secondi

Tutto quello che avresti voluto sapere sulla frittata (ma non hai mai osato chiedere).

La frittata. Quella cosa che, ad ogni tentativo, mi ha ridotto in questo stato:

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Ci ho provato tante volte e tutte – TUTTE! il risultato è stato una roba bruciata o molliccia o bruciata e molliccia insieme. Le bestemmie fioccate, le cene saltate, i giuramenti del Mai Più, le urla incazzate. Quanti ricordi.

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Nell’immagine: un uomo colto dalla disperazione a causa della frittata.

Sì, dovrebbe essere il piatto più facile del mondo. Ma se non sai come cazzo si fa, come fa ad essere facile? Se nelle ricette su internet dicono Taglia le zucchine, sbatti le uova e poi fai la frittata, come fa uno ad imparare?

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Ah, ecco.

Per fortuna non mi sono arresa. Sapevo che, prima o poi, avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe trattato come merito: come una ritardata culinaria, a cui si deve spiegare tutto sillabando.
Così ho provato, provato, provato ed ancora provato. Senza mai perdere la speranza.

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Ci ho voluto credere.

Finalmente ho trovato questo video di Stefano Barbato. Dettagliato, preciso, quasi cucinato in tempo reale. Ho seguito le istruzioni al millimetro e ce l’ho fatta: ho appreso il sacro segreto della frittata e sono pronta a passartelo. 

Innanzitutto la padella: siccome le mie sono tutte vecchie e mi sono sempre trovata malissimo, ne ho comprata una apposta. In pietra. Sappi che se usi una roba del genere nulla si può bruciare o attaccare e per noi CuochiNo, per alcuni piatti, risulta un vantaggio. Ecco il consueto Pizzakaiju&Friend:

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Siamo ancora felicissimi.

Sappi che ti serve anche il coperchio della padella, quindi preparati per bene.
Cominciamo.
Go, go, go!

Per preparare un frittatone di cipolle, per due persone, hai bisogno di:

  • 300 grammi di cipolle bianche. Già pulite, eh, quindi comprane di più;
  • 5 uova;
  • parecchio prezzemolo;
  • sale, pepe;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato;
  • 2 cucchiai d’olio.

Inizia tagliando a fettine le cipolle. Se bagni la lama del coltello con un po’ d’acqua, il tuo piangere sarà notevolmente limitato.

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Metti un cucchiaio d’olio nella padella ed accendi la fiamma. Medio alta.

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Quando l’olio si è spalmato per tutta la padella, caccia un pochino di cipolle.

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Attendi che inizino a sfrigolare, poi butta dentro anche il resto delle cipolle.
Sala e pepa (leggermente) ed inizia la cottura.

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Fiamma alta, per qualche minuto. Dovranno essere un po’ colorate. In realtà il livello della cottura della cipolla dipende anche dalla tua capacità di digerirla: più cuocerà e più sarà digeribile, vedi tu.
Io mi sono fermata a questo punto. Ci sono voluti meno di 5 minuti:

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Ora lascia riposare la cipolla nella padella ed occupiamoci delle uova.

Rompi 5 uova e mettile in un contenitore. Ti consiglio di spaccarne una per volta in un contenitore piccolo per poi travasarle nel contenitore più grande: se ti si dovesse distruggere un po’ di guscio (e capita a tutti, anche se tutti sono Azzurri di Rompimento di Uova) almeno non finirebbe nella frittata.

Una volta che hai rotto le uova, aggiungi un pizzico di sale e sbattile leggermente con una forchetta.

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Trita il prezzemolo e gratta il parmigiano.
Unisci il parmigiano alle uova e mescola bene.

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Fai lo stesso col prezzemolo ed un po’ di pepe.

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Infine butta dentro anche le cipolle, che ormai si saranno raffreddate, e amalgama bene bene gli ingredienti.

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Ci siamo: il composto è pronto.

Prima di proseguire, ti svelo il grande segreto del Frittatore Maestro: non bisogna avere fretta di mangiare poiché la frittata va cotta a fuoco basso. Che è un trucco stronzo, ma se nessuno – NESSUNO! – lo scrive da nessuna parte, uno come se lo immagina?

Caccia un cucchiaio d’olio nella padella che hai usato per cuocere la cipolla (non c’è alcun bisogno di lavarla). Scalda la padella a fuoco basso e quando l’olio si sarà ben distribuito, metti un goccio di composto in padella.
Quando riuscirai a a staccarlo dal fondo senza alcuna difficoltà, significa che la padella ha raggiunto la giusta temperatura e quindi possiamo proseguire.

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Vedi come si stacca bene da dio?

Versa quindi tutto il composto.

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Chiudi col coperchio e fai cuocere per 8 minuti.

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Mi raccomando: coperchio e fiamma bassa!

Quando riapri devi assicurarti di due cose:

  • che la frittata si stacchi completamente dal fondo. Non accadrà per magia: usa una spatolina di legno per muovere i bordi. Potresti anche dover smuovere parti più centrali.
  • se c’è molto liquido sulla superficie, significa che non puoi ancora girarla. Quindi richiudi col coperchio e continua la cottura per qualche altro minuto.

Ecco la mia dopo 8 minuti, 8 minuti che non sono stati sufficienti. Ed eccomi anche mentre smuovo i bordi con la spatolina:

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Quindi ricopri ancora se è come qui sopra, attendi che si rapprenda bene sulla superficie e riapri di nuovo. Per quanto? Fai un paio di minuti alla volta e controlla, così non puoi sbagliare.

Una volta che raggiungiamo questo punto della preparazione, arriva il momento critico in cui è necessario girarla. E come? Se sei un mago e vuoi farla saltare, bravo. Noi comuni mortali ci limitiamo ad usare il coperchio.

Mettilo bene in aderenza con la padella, rovescia la padella. La frittata finirà sul coperchio e poi sarà sufficiente farla scivolare di nuovo sulla padella:

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Capito?

Ora chiudi di nuovo col coperchio e fai cuocere per altri 8 minuti. Sempre fiamma bassa, mi raccomando.

Come fare a sapere se è pronta? Rigirarla di nuovo è un ottimo metodo, ma attenzione a non essere troppo confident, che poi la spacchi proprio verso la fine ed è un peccato.

Finito. Siamo fieri possessori di una frittata che dovrebbe avere questo aspetto:

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Ci ho cenato? Assolutamente no! Ho aggiunto un po’ di salsicce di maiale nero ed ecco la mia porzione abbondante:

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Madonna, la fame.

Ti lascio col video sacro, fanne buon uso.

Ciao e buon appetito!

 

Pizzakaiju Approved, Secondi

Fegato di vitello cipollato con contorno di polenta.

Avevo dei ricordi pessimi del fegato: una roba amarognola, con un retrogusto che non potrei che definire schifoso.
Però io vivo in un posto con un macellaio che c’ha la carne più buona del mondo (o quasi, dai, ma senz’altro lui fa parte dei Masters of the Universe) ed ormai la sperimentazione cannibale è dietro le porte. Però prima di passare alla ciccia umana, ce n’è di roba che devo ancora assaggiare. La trippa, per esempio. O quel puccettoso del coniglio.
Mentre riflettevo su quale animale sbranare per cena, ho trovato questa interessante ricetta di NoceMoscata. Dato che lei è tipo lo Cthulhu della carnazza, mi sono convinta del tutto.  E allora go, go, go col fegato.

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ma infatti.

Non ti piace il fegato oppure non hai alcun interesse alla sperimentazione?
Ci vediamo tra qualche giorno, pace e bene.
Però cazzi tuoi. Perché?

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Ecco perché. Tanti auguri nella tua ricerca di ricette affidabili.

Ah, se ti senti in dovere di farmi la morale perché povere bestie, lascia perdere. La mia è proprio una causa persa.
Quando inventeranno i replicatori diverrò una vegana convinta, per ora pensa a me come ad un Klingon barbarico.

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Domani vado dal macellaio a chiedere se ha la carne di Pipius.

Partiamo con la ricetta.
Go, go, go!

Per preparare del fegato con cipolle per due persone (ma forse pure tre), hai bisogno di:

  • 500 grammi di fegato. Io ho comprato quello di un vitello di 16 mesi;
  • 100 ml d’olio;
  • 20 grammi di burro;
  • una spruzzata di aceto di vino bianco;
  • 3 cipolle bianche piuttosto grandi;
  • 2 cucchiai d’acqua;
  • sale, pepe ed un po’ di salvia o di menta (a seconda di quello che trovi. Io, nella sfiga, avevo solo salvia essiccata).

Per la polenta di contorno hai bisogno di:

  • 150 grammi di polenta istantanea;
  • 500 grammi di latte + 300 grammi di acqua;
  • sale.

Sì, la ciccia che ti ho messo negli ingredienti è tantissima, però anche ‘sticazzi: non siamo qui per dimagrire, ma per provare un piatto povero. E i piatti poveri, ormai lo sappiamo, sono grassi per natura.
Quindi non ti azzardare a levare un solo grammo di burro o di olio, che ti taglio le mani.

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Il destino di chi vuole cucinare un fegato con cipolle senza grassi, senza glutine e senza lattosio.

Innanzitutto il solito Pizzakaiju&friends:

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Ciao, sono il fegato del vitello dai piedi di balsa.

Come vedi devi fartelo tagliare a fettine e più sono sottili e meglio è: il fegato va cotto velocemente e mangiato caldissimo, altrimenti il suo gusto muta in maniera fin troppo percettibile. Il nostro scopo è ottenere degli straccetti, non di mangiarci delle bistecche.

Come si gestisce?
Innanzitutto bisogna sciacquarlo in acqua, per eliminare il sangue:

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Poi lo tamponi con della carta assorbente, per asciugarlo un minimo:

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Adesso devi tagliarlo a striscioline. Io ho usato le forbici, che sono più affilate dei miei coltelli.

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Se sei un mutante avrai la vita più facile, poiché puoi risolvere quasi tutti i problemi culinari semplicemente tirando fuori gli artigli:

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Letteralmente.

Lascia il fegato su un piatto e prepariamo le cipolle.
Tagliale a fettine non troppo spesse.

In una padella piuttosto grande metti tutto l’olio ed il burro.

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Scalda la padella a fiamma medio bassa, poi caccia dentro anche le cipolle.

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Fai soffriggere per un paio di minuti, mescola bene e poi abbassa la fiamma al minimo. Aggiungi l’aceto, l’acqua e falle stufare per 15-20 minuti.

Durante questa fase ti consiglio di preparare la polenta con le dosi che ti ho dato. Avanzerà pure, quindi non aumentare. Il procedimento lo abbiamo già imparato qui, quindi non lo ripeterò.

Le cipolle dovranno essere belle morbide, senza risultare colorate o bruciacchiate.
Eccole:

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A questo punto caccia dentro gli straccetti di fegato, aggiusta di sale e di pepe e metti la salvia (o la menta che sia).

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Alza la fiamma al massimo e fai cuocere dai 5 ai 7 minuti. Gira cipolle e fegato per tutta la durata della cottura, con l’aiuto di una pinza.

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Esaurito quel tempo assaggia: se è pronto spegni subito ed impiatta.
Come posso spiegarti se è pronto? Non posso. Posso solo dirti che è molto morbido e dolce. Meno cuoce e meglio è, questa è la regola che ho imparato io.

Fai le parti e mangia, non scordandoti un paio di cucchiaiate abbondanti di polenta che userai per fare la scarpetta (ma che è buonissima pure insieme al fegato stesso, prova e vedrai).

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Quella roba liquida che vedi è ciccia e ti consiglio vivamente di pappartela, perché è mondiale.
Questa è una porzione per circa 56 sbabbari, ma io me la sono divorata da sola. Era troppo buona per arrendersi ed alla fine ho vinto io. Non è rimasto niente sul piatto. NIENTE.

Verso la fine della cena il fegato si è un po’ raffreddato ed ecco lì, il retrogusto amarognolo e quella consistenza un po’ vomitosa che ricordavo. Ergo: se il fegato fa schifo, qualcuno qui l’ha cucinato di merda. Sei avvisata!

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Torte rustiche

Guarda che la mozzarella di bufala non si mette in frigorifero.

Anche tu stanca di quest’inverno di merda? Sogni cene a base di mozzarella di bufala e pomodorini, però alla fine ti ritrovi a bere litri di vellutate o minestre per combattere il freddo gelido?
Bene. Oggi mettiamo la caprese in forno e che l’inverno maledetto si fotta.

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SHOCK!

Tranquilla che non roviniamo la mozzarella, quella ce la mangiamo a temperatura ambiente, non mi sono rincoglionita.

L’idea di noce moscata è tanto semplice quanto buona: una torta salata con i pomodorini appassiti al forno, condita successivamente con mozzarella, olio, origano e basilico. Una caprese a tutti gli effetti, solo leggermente calda.

Che poi, cosa cerco di vendertela a fare? Tu, come me, mangeresti di tutto.

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Noi.

Partiamo.
Go, go, go!

Per preparare una caprese in sfoglia, che sfamerà due persone, hai bisogno di:

  • un rotolo di pasta sfoglia rotondo (diametro 32cm);
  • 250 grammi di bocconcini di mozzarella di bufala;
  • 250 grammi di pomodorini;
  • un cucchiaio d’olio, qualche foglia di basilico, origano, poco sale.

Accendi il forno a 200 gradi, che tanto non ci vorrà molto.
Lava ed asciuga bene i pomodorini.

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Stendi la sfoglia, senza togliere la carta da forno cui è avvolta, in una tortiera rotonda di 24-26 centimetri di diametro.
Arrotola la parte in eccesso, creando un bordone.

Dopodiché bucherella tutta la base con una forchetta.

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Con uno stuzzicadenti bucherella i pomodorini. Fai parecchi buchi, poiché dobbiamo fare uscire un po’ della loro acqua per non fare bagnare in modo eccessivo la sfoglia. Se vuoi, puoi anche premere leggermente ogni pomodorino, per fare uscire il liquido. Senza spaccarli, quindi devi praticare una pressione minima, mi raccomando.

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Ora disponi i pomodorini sulla sfoglia. In maniera circolare, a caso oppure a griglia. Come ti pare, basta che ci sia dello spazio tra un pomodorino e l’altro.
Sala leggermente ogni pomodorino.

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Adesso inforna. Duecento gradi per minimo 20 minuti. Io ho proseguito la cottura per quasi quaranta minuti, poiché volevo la sfoglia molto colorata e per essere pure sicura che il liquido dei pomodorini non fermasse la cottura della base.

Mentre attendi, leva la mozzarella dalla sua acqua e lasciala riposare in un piatto.
So che non c’è bisogno di precisarlo, ma non si sa mai: la mozzarella di bufala non va mai messa in frigo. Non mi fare incazzare.

Controlla la torta nel forno e se vedi che si gonfiano le parti tra un pomodorino e l’altro, bucherellale con una forchetta. Ma tanto si sgonfieranno da sole, quindi non mi preoccuperei più di tanto.

Fai uscire la torta quando sarà colorata come la vuoi tu. Come già detto in precedenza, i tempi sono relativi. Ecco la mia:

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Sposta i pomodorini per fare spazio alla mozzarella.

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Ora condisci con un cucchiaio d’olio, dell’origano e qualche foglia di basilico.

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Pizzakaiju prese la caprese in sfoglia, la spezzò  a metà e disse Sbrigati e mangia, che sennò si fredda.

Guarda che spettacolo:

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Madonna, la fame.

Ciao e buon appetito!

Pizzakaiju Approved, Primi, Primi al forno, roba da forno

Polenta gratinata al forno con salsiccia e funghi.

Questa mattina mi sono svegliata ruttando. Questo per darti un’idea della mole di cibo che sto per proporti. Quindi, se sei a dieta o stai cercando di limitarti, ti invito a smettere di leggere: il piatto di oggi è troppo buono per resistervi. Run, you fools.

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Gente che segue il consiglio di Gandalf e di Pizzakaiju.

Mondiale è mondiale, ma è inevitabile pure che comincerai a mangiare taleggio e polenta fredda già durante la preparazione. Per non parlare del vino, che ti ritroverai nello stomaco senza nemmeno accorgertene.
Però, come tutte le volte che ci si spanza per bene, ne vale davvero la pena.
Poi la notte sarà piena di incubi causa digestione molesta, ma sono gli inconvenienti del mestiere.

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Eh, ma come dice sempre il Galdalf, annegar m’è dolce in questo mare…

Ho rubato la ricetta a noce moscata, cambiando giusto il tipo di funghi. Qui i porcini non esistono, quindi via di pleurotus. Tu scegli i funghi che preferisci, sempre evitando quelli surgelati o quelli secchi, che tanto non sanno di niente. 

Partiamo con la panzata colossale.
Go, go, go!

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Tutti ai posti di manovra!

Per preparare la polenta gratinata al forno con salsiccia e funghi, per due persone che soccomberanno nel tentativo di finire la propria porzione di cibo, hai bisogno di:

  • 150 grammi di polenta (ne parliamo dopo, ma sto parlando della quantità di polvere di farina di polenta istantanea che ti servirà);
  • circa mezzo litro di latte;
  • 300 grammi di salsiccia;
  • 300 grammi di funghi;
  • 3 cucchiai d’olio, uno spicchio d’aglio, pepe e sale;
  • 200 ml di vino bianco;
  • un cucchiaio di pangrattato;
  • 150 grammi di taleggio.

Innanzitutto ci serve la polenta. La devi preparare con largo anticipo, poiché dobbiamo farla a fette per poi gratinarla, quindi deve essere fredda.
Io ho preparato 250 grammi di farina, ma era una quantità mastodontica. 150 è più che sufficiente.

Ti presento la polenta:

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Ciao, sono la Valsugana.

Prepararla è facilissimo e veloce, ma non seguire le istruzioni della scatola.
In una pentola metti 500 grammi di latte e 300 di acqua.

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Riscalda a fiamma media e, quando è caldo ma non bollente, aggiungi la polvere di polenta, girando con le fruste elettriche.

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Continua a girare con le fruste fino a quando si formerà la polenta (ci vorranno cinque minuti circa).  Metti un po’ di sale durante l’operazione, ma senza esagerare.

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La consistenza che dobbiamo ottenere non è liquidissima, poiché la dobbiamo mangiare a fette. La quantità di acqua&latte che ti ho indicato dovrebbe essere sufficiente, ma se ti sembra troppo compatta puoi aggiungerne un po’ durante la preparazione. 

Il risultato dovrebbe essere questo:

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Rovescia la polenta sul tavolo (puliscilo prima, mi raccomando).

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Spalma la polenta per ottenere una mattonella alta al massimo un centimetro.

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Coprila con un panno e lasciala riposare fino a quando non sarà freddissima. Io l’ho preparata il primo pomeriggio per la sera, ma in questo periodo di gelido inverno un paio d’ore sono più che sufficienti. 

Ora viaggiamo avanti nel tempo di qualche ora, per arrivare nel momento in cui dovrai cenare.

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Lo sapevi che la cabina telefonica è il mezzo più pratico per questo genere di spostamenti?

In una padella molto capiente (non fare come me, che ne ho usata una piccola e poi ho dovuto cambiarla a metà cottura) fai scaldare due cucchiai d’olio e soffriggi uno spicchio d’aglio tritato.

Nel frattempo togli il budello alla salsiccia e tritala. Caccia poi pure lei in padella.
Fai rosolare bene.

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Taglia i funghi a pezzi non piccoli.
Quando la salsiccia è a più della metà della cottura (una decina di minuti), aggiungi anche i funghi.

Mescola tutto, fai rosolare per un altro minuto, poi versa il bicchiere di vino bianco.

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Fai cuocere a fiamma medio alta fino a quando il liquido sarà quasi tutto evaporato.
A quel punto spegni la fiamma, sala e pepa.

Torniamo ad occuparci della polenta, che ormai sarà freddissima e lavorabile.
Con l’aiuto di un coltello o di un tagliapizza, riducila a pezzi non troppo piccoli.

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Sposta i pezzi che hai ottenuto su un piatto, per poterli trasportare fino alla padella. O se vuoi porta la padella al tavolo.

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Se la  polenta non viene a Maometto, Maometto va alla polenta, si sa.

Come ti ho accennato, io ho preparato seimila chili di polenta. Quindi mi sono arrangiata ad occhio per avere salsiccia, funghi e polenta dosate in maniera logica. Con la dose che ti ho dato non dovresti avere i miei problemi, quindi puoi cacciare tutta la polenta nella padella.
Mescola bene tutti gli ingredienti.

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Ungi una teglia da forno con un cucchiaio d’olio e cospargila col pangrattato.

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Accendi il forno, modalità statica, a 200 gradi.
Taglia il taleggio a tocchetti.

Versa la polenta e i suoi amici nella teglia, poi cospargi con i pezzetti di taleggio.

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Inforna per pochi minuti, il tempo necessario perché il formaggio si sciolga bene.

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Fai i piatti, mangia e ripeti LaMadonnachebuono.

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LaMadonnaCheBuono.

A me è piaciuto da morire. Eccomi, a metà porzione, mentre già sto pensando un po’ alla morte.

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Oh Oh cavallo, Oh Oh.

Ciao e soprattutto buon appetito!

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Il nostro nuovo Credo. Ciao!
Pizzakaiju Approved, Secondi

Che fare quando ti regalano due chili di carne di cinghiale?

Oggi ci sfondiamo di carne.


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Forse ho già usato questa gif.

Vado dal macellaio di fiducia per chiedergli un pollo ed esco con in regalo due chili di cinghiale. Che io l’avevo giusto mangiato al ristorante ed ancora manco avevo capito se mi piacesse o meno (sei grammi scarsi di cinghiale annegati nel vino non sono abbastanza per il mio palato). Mi immaginavo una roba molto difficile da preparare e dai dubbi risultati. Magari carne dura, molto masticosa.

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Pensavo avrei passato la serata così.

Invece il risultato è stato spettacolare. Sapore forte, consistenza morbidissima. E digestione lenta, sei avvisata.
Siccome il cinghiale è una roba selvatica, va smorzato l’odore di selvaggio (e pure il gusto), dunque bisogna imparare a gestirlo.
E gestirlo è una sonora stronzata.
È sufficiente marinarlo nel vino per 24 ore, prima di partire con la cottura scelta. 

Partiamo col tutorial.
Go, go, go!

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Si comincia.

Per marinare un chilo e mezzo di cinghiale hai bisogno di:

  • una bottiglia di Chianti (o di altro vino rosso corposo);
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 20 bacche di ginepro;
  • una cipolla bianca;
  • una carota;
  • una costa di sedano;
  • 5 grammi di pepe in grani.

Per cucinare poi il cinghiale alla cacciatora, sempre con la stessa quantità di cinghiale, hai bisogno di:

  • il chilo e mezzo di cinghiale che hai marinato;
  • un battuto con 2 carote, 2 coste di sedano, una cipolla;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 20 grammi di bacche di ginepro;
  • una noce;
  • un rametto di rosmarino, un po’ di salvia;
  • 3 scatole di pelati (nel mio caso Mutti, non so se il peso è uguale per ogni marca);
  • una bottiglia di Chianti (o altro vino rosso corposo);
  • 150 grammi di olive di gaeta;
  • 2 cucchiai d’olio.

Vai a fare la spesa, così cominciamo.

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Anche gli eroi devono mangiare.

Il lavoro è un po’ lungo: la marinatura ha bisogno di 24 ore, il piatto finito di quasi due ore di cottura. Tuttavia ne vale davvero la pena: risultato spettacolare, sotto ogni aspetto.

Per quante persone? Noi ce lo siamo mangiato in due ed è rimasto giusto del sugo per qualche bruschetta. Immagino che sia però una dose per tre, se non si hanno stomaci importanti come i nostri.

Ah, prima che mi dimentichi: ho rubato la ricetta dal solito Luca Pappagallo, ormai mio insegnante virtuale su quasi ogni aspetto culinario.

Inizia mettendo il cinghiale in un contenitore che possa contenere lui e tutto il vino. Se possiedi il coperchio tanto meglio, altrimenti ti tocca coprirlo con la pellicola. 

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Prendi le 20 bacche di ginepro e schiacciale leggermente con il dorso di un coltello: bisogna aprirle, ma senza frantumarle. Serve a fare sprigionare il loro odore.

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Cospargi il cinghiale con le bacche.

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Ne ho messe più di 20, in realtà.

Taglia a pezzi grandi la cipolla.
Raschia l’esterno della carota con un pelapatate e taglia a pezzi grandi pure lei.
Raschia anche l’esterno del sedano e taglia a pezzi grandi pure lui, lasciando anche le foglie.

Metti le verdure sopra il cinghiale, aggiungendo anche due spicchi d’aglio in camicia.

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Sommergi tutto col vino.
Copri col coperchio (o con la pellicola) e lascia riposare per 24 ore. A temperatura ambiente (se si crepa di caldo, consiglio il frigo).

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Con la marinatura abbiamo finito.
Fai passare le 24 ore come meglio credi: guarda Star Trek (e poi spoileralo a tutti, subito, mi raccomando), gioca a qualcosa, vai a farti una passeggiata, cerca di dormire almeno 8 ore.

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Anche l’infilarsi una scopa nel culo mentre si sfogliano delle riviste di moda è un ottimo passatempo.

Ed ora la ricetta del cinghiale alla cacciatora.
Hai bisogno di una pentola sola: ma che sia capiente, con il coperchio ed antiaderente, poiché dovremo farlo sobbollire per un paio d’ore e meno sei costretta a controllarlo e più ti puoi fare i cazzi tuoi.

Trita tutte le verdure (2 carote, una cipolla, 2 coste di sedano). Se hai un mixer, meglio.

Metti due cucchiai d’olio nella pentola che hai scelto, falli scaldare ed aggiungi il battuto di verdure.

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Aggiungi anche due spicchi d’aglio in camicia e del peperoncino.

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Lascia andare il battuto per qualche minuto, poi buttaci dentro anche il cinghiale.

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Aggiungi i 10 grammi di ginepro (bacche integre, in questo caso), il rametto di rosmarino ed un po’ di salvia.
Per quanto riguarda la salvia, io ce l’avevo in polvere concentrata. Se sei costretta ad usare quella essiccata da supermercato, fai prima a risparmiare i 2 euro e a non mettercela (puoi usarli per fare una partita a flipper, sono meglio spesi).

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Ricopri tutto col vino.

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Ed ora, l’angolo della strega: non si sa perché, non si sa percome ma a quanto pare c’è un trucco per levare ulteriormente l’odore di selvatico.
Bisogna inserire nel sugo una noce intera. 

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LA NOCE.

Quindi cacciacela dentro ed abbi fede, al massimo non serve ad un cazzo.

Fai andare tutto quanto a fiamma alta, senza coperchio, fino a quando non senti più l’odore di alcol. Ci vorrà un po’, in fondo abbiamo cacciato dentro un’intera bottiglia.

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Quando l’odore alcolico sarà svanito, abbassa la fiamma ed aggiungi le tre scatole di pelati.

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Mescola bene, spezzetta i pelati con un cucchiaio di legno. Poi chiudi e lascia sobbollire per un’ora intera. 
Se hai usato una pentola antiaderente valida, non avrai bisogno di venirlo a controllare. L’unica accortezza che devi avere è quella di usare una fiamma più bassa possibile. Fiamma bassa ma che sia sufficiente a sobbollire, eh. 

Trascorsa un’ora togli il coperchio, assaggia e sala se occorre. Lascia andare per altri 30 minuti, senza coperchio e sempre con la stessa fiamma.

Aggiungi ora le olive.

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Ora dipende da quanto vuoi rappreso il sugo. Io ho fatto andare per altri dieci minuti, sempre con fiamma sufficiente alla sobbollitura. 
Se il tuo sugo è ancora troppo liquido (perché la cucina non è una scienza esatta, dipende da tante cose) aumenta di quanto vuoi il tempo di cottura (dubito che la carne si possa rovinare).

Ecco il risultato finale:

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Fai piatti e mangia:

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Un’altra foto, perché era troppo buono:

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Buon appetito e alla prossima!

Pizzakaiju Approved, Primi

Cacio e pepe.

Oggi prepariamo uno dei piatti di pasta più buoni che la storia ricordi.

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Il formato ideale.

L’avevo promessa eoni fa, quando ti ho passato la ricetta assoluta della carbonara e quella dell’amatriciana. Poi mi sono dimenticata. E tu lì, ad aspettare.

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Eh, scusa…

Meno male, però. Perché mi sono resa conto che la mia cacio e pepe era una schifezza: il metodo per dummy in cucina, quelli che si limitano a grattare il pecorino, cercare di formare una cremina con l’acqua della pasta e grattare un po’ di pepe.

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Se oggi vedessi quella che un tempo chiamavo cacio e pepe, ecco la mia reazione.

Tutto l’internet la fa così. Tutto l’internet non sa che si perde.
Indovina un po’ chi ha creato il tutorial definitivo della cacio e pepe? Luca Pappagallo, sempre lui. Ormai il mio cuoco preferito di tutto il multiverso.
Te lo dico: non cambierò una virgola, manco una. Quindi se vuoi affidarti al video, hai la benedizione di Pizzakaiju.
Se invece vuoi cazzeggiare, rimani e vediamo se riesco a spiegartela pure io.

Go, go, go!

Per preparare una cacio e pepe per due persone hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 100 grammi di pecorino grattato a polvere;
  • un cucchiaio di pepe nero in grani (circa 10 grammi).

Partiamo dall’ovvio. Che tanto ovvio non è, visto che sono tipo trent’anni che bestemmio copiosamente. Anche tu, come me, affronti difficoltà inenarrabili quando ti tocca girare la pasta lunga nel sugo? Anche tu, alla fine, sospiri scazzata e dici Senti, il condimento ce lo giriamo nei piatti che mi sono rotta i coglioni?
Bene, da oggi i tuoi guai sono finiti perché, invece di usare forchettoni e cucchiai e boh, dovevamo usare le pinze.

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LE PINZE. E spoiler della ricetta.

Non so perché non ci abbiamo mai pensato prima. Non so quali turbe mentali abbiamo, che tipo di neurone si è perso per strada l’informazione. So solo che, una volta provato il metodo delle pinze, nulla sarà più lo stesso.

Ora possiamo partire sul serio con la ricetta.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Salala poco o anche niente, poiché il pecorino è sapidissimo di suo.
Mentre attendi le bolle, gratta il pecorino. In polvere, mi raccomando.

Prendi il pepe in grani e tritalo grossolanamente. Se hai mortaio e pestello avrai la vita facile, altrimenti puoi usare il manico di un mattarello. Mi raccomando: movimenti circolari e ravvicinati alla base del contenitore che stai usando. Non devi pestarlo, l’unica cosa che otterresti è pepe sparso per la cucina.

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Metodo arrangiato, ma funziona.

Puoi anche usare un mixer, usandolo però a scosse: non dobbiamo ottenere una polvere (altrimenti perché comprarlo in grani?).
Devi ottenere questo:

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Appena l’acqua della pasta bolle, metti il pepe in una padella e fallo scaldare. Senza grassi aggiunti.

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Butta la pasta.
Caccia due mestolate della sua acqua nel pepe.

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Fai andare il pepe a fiamma alta per tutta la cottura degli spaghetti (che dovremo comunque tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione). Non dovrebbe accadere, ma se vedi che l’acqua si ritira davvero troppo (se rimanesse quasi solo pepe), aggiungine altra.

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Adesso dobbiamo formare una pappetta con il pecorino. Per farlo, dobbiamo bagnarlo con l’acqua di cottura della pasta, oggi ingrediente principale in ogni fase. Ne dovrebbe bastare mezzo mestolo, ma mettine poco per volta per essere sicura di non esagerare. In sostanza: metti l’acqua nel pecorino, mescoli bene con una spatola ed ottieni una pappetta densa e compatta. Questa:

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Quando mancano tre minuti alla pasta, prelevala con pinze, schiumarole o quel che vuoi e cacciala nel pepe.

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Fai andare gli spaghetti nel pepe a fiamma alta, aggiungendo acqua di cottura mano a mano che verrà assorbita. Girala con le pinze, come ti ho consigliato prima.

Trascorsi due minuti, leva la padella dal fuoco e lascia riposare per un minuto scarso. Sempre girando, per non fare attaccare gli spaghetti tra loro.
Solo a questo punto, sempre fuori dal fuoco, cacci dentro la pasta di pecorino.

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Sempre aiutandoti con la pinza, giri tutto finché il pecorino comincia a sciogliersi bene.
Rimetti sul fuoco, a fiamma medio bassa. Se ti sembra asciutta, aggiungi ancora acqua (ma non molta, abbiamo praticamente finito). Gira sempre con le pinze e concludi la cottura: si deve formare una crema. Né densa né liquida.

Direttamente nei piatti, se vuoi, puoi spolverare con altro pepe nero. Ecco il risultato finale:

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La crema che vedi non è densa come, purtroppo, in foto può sembrare. È una via di mezzo tra il denso ed il liquido (ti rilinko il video di Pappagallo, perché un video è chiaramente meglio di ogni possibile spiegazione verbale).
Ed ecco pure l’impiattamento fighetto, imparato sempre grazie al cuoco migliore del multiverso:

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Io una cacio e pepe così non l’avevo mai mangiata. Capolavoro, arte suprema, SPAZIALE.

In realtà è molto difficile da spiegarsi a parole, ma piuttosto semplice da preparare. Provaci e fammi sapere se sono riuscita a spiegarmi (nel caso, c’hai il video che ti verrà in soccorso).

Ciao e buon appetito!