Pesto alla Trapanese

Ognuno si sceglie i maestri e gli eroi che vuole e di cui ha bisogno.
Dopo tanti anni di lezioni culinarie è giunto finalmente il tempo di parlarti del mio sensei, un uomo dall’impareggiabile valore e dall’immensa caparbietà (Cristina D’Avena docet).

Mi alleno al Pappagallo-Dojo

Le sue capacità sono leggendarie: non teme l’assaggio di lasagne infuocate, spella pomodori roventi senza versare una lacrima e sono sicura che manco le cipolle possono farlo piangere.
Non teme di parlare di mozzarelle invecchiate male da usare per preparare roba al forno, a volte se ne frega dell’onda dei risotti ed osa friggere persino i wurstel, perché il colesterolo non è un suo arcinemico. Ho appreso da lui l’antica arte dell’utilizzo della sugna, ho riempito melanzane con gnocchi di patate super formaggiati ed ho persino fritto la pancetta. Sì, ho fritto la pancetta. E con grande gioia.

Ma il suo vero coraggio, quello che ogni giorno mi fa pronunciare la frase Da grande voglio essere come lui, risiede in altro.
Il suo vero coraggio sta nello sbattersene il cazzo di rispettare ricette tradizionali.

Ricordatevi che questo blog è ben protetto da questo signore qui, quindi piano con le minacce di morte.

Ricordo ancora quella volta in cui prese la pasta alla norma per mutarla in maniera radicale, cambiando praticamente tutto il cambiabile. L’internet non fu clemente: insulti, bombe atomiche, pizze in faccia. Scoppiò quasi una guerra batteriologica.
Ma lui imperturbabile. Lì, a mangiarsi le sue melanzane fritte.

Un siciliano che non l’aveva presa proprio BENISSIMO.

Quasi tre anni dopo il mio sensei ha ripetuto l’evento ed ha deciso di versare un po’ di Ooze sul pesto trapanese.
Ha trasformato il pesto in una crema, modificato alcune dosi, colore, procedimento. Ha persino tostato le mandorle (anzi, le ha quasi bruciate), sbattendosene le palle di rifare la scena. Perché tanto si sapeva che sarebbe stato buono lo stesso. Buona la prima e tutti a tavola.

E sotto, nei commenti?
Ovviamente il delirio.

Violenza.

Ho tenuto quella ricetta per una settimana. Ogni tanto la guardavo, poi però tremavo di paura.
Perché io non sono il mio sensei, io la sassaiola dell’ingiuria un po’ la temo.
Così ho fatto qualche ricerca in più, ho apportato qualche modifica ed ho creato la mia versione del pesto trapanese.
Com’è andata?
Come era giusto che andasse: qualcuno ha insultato anche me.

Sì, ho capito che vuoi mangiare, adesso arriviamo alla ricetta, stai calmo.

Perché non c’è un cazzo da fare: quando cominci ad entrare nelle ricette tradizionali o qualcuno l’ha depositata ed allora bon, c’è rabbia ma contenuta… oppure TUTTI hanno nel cassetto di casa la migliore versione esistente. Della nonna. Della mamma. Del dinosauro del prozio.
Tu poi non sei manco siciliano (emiliano, romano, fancularo) cosa vuoi saperne?

Quello che posso dirti è che il risultato è stato buono. Insufficiente dal punto di vista del riempimento di panza (sarà che noi Kaiju siamo senza speranza) ma buono.
Quindi te la passo.
I classiconi vanno sempre salvati ed evangelizzati, soprattutto quando si posseggono delle dosi pesate (e pensate) che non ti faranno ripiegare sulla pizza del freezer.

Go, go, go!

Tra poco si mangia.

Ah, quasi dimenticavo! Il mio sensei si chiama Luca Pappagallo e puoi trovare il suo pesto trapanese qui.

Per preparare il pesto alla trapanese sufficiente per condire una pasta per due persone (180 grammi), hai bisogno di:

  • 8 pomodori a grappolo. Non li ho pesati, proprio 8. Sei andato a scuola, sai contare?
  • 40 grammi di mandorle;
  • 25 grammi di olio extra vergine di oliva;
  • 20 grammi di pecorino romano;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • sale;
  • 10 grammi di basilico.

Sì, ci sono 2 spicchi d’aglio. Sì, è una cosa che fa paura all’uomo della strada. Però a quanto pare il pesto trapanese è chiamato pure tipo pasta con l’aglio, quindi rassegnati: ci va.

Ah, sì: niente mortaio e pestello. Quindi non è un pesto. Chiamalo come ti pare, sai a me quanto me ne frega.

Oggi scatta il tutorial per imparare a distruggere i pomodori. So che noi siamo delle discariche ambulanti e non laviamo nemmeno gli ortaggi perché vogliamo mangiare pure vermi e mosche, ma questa volta dobbiamo levare la pelle e i semi dei pomodori. Quindi impariamo.

Innanzitutto ti presento i pomodori.

Metti dell’acqua a bollire, in una pentola abbastanza grande da poterli immergere.
Mentre aspetti lava i pomodori e togli la roba verde sulla testa.

Girali col culo per aria ed incidili facendo una croce:

Appena l’acqua bolle immergili.

Prepara ora una bacinella di acqua fredda (se hai il ghiaccio bene, altrimenti va bene fredda dal rubinetto).
I pomodori non devono stare molto: 1 minuto o due. Te ne accorgi da sola. Basta che ne prelevi uno con la schiumarola e guardi se la pelle si sta leggermente staccando.

Metti il pomodoro in acqua per fargli abbassare la temperatura.
Poi spellalo per bene. La pelle verrà via praticamente da sola, non hai bisogno di coltelli.
Se hai sbagliato tempo di cottura non ti preoccupare: ricaccialo nell’acqua bollente.

Ora che li abbiamo spellati dobbiamo levare tutto il resto e lasciare solo la parte esterna.
Taglia il pomodoro in 4 spicchi.

Leva la parte dura e tutta la parte liquida coi semi.
In pratica ti rimarrà questo:

Una volta che avrai tutte le bucce, mettile in un mixer.

Tritale finché otterrai un liquido omogeneo.
A questo dobbiamo aggiungere 2 spicchi d’aglio.

Un po’ di sale e i 40 grammi di mandorle.

25 grammi d’olio e i 10 grammi di basilico.

Trita tutto bene, poi aggiungi anche il pecorino.

Trita ancora e dovresti raggiungere una consistenza granulosa anche un po’ liquida. Non sarà spesso come un pesto genovese, per intenderci.
Ti mostro due foto. Una per la consistenza:

Una per il colore:

Basta, tutto qui. Se lo prepari ore prima della pappa mettilo in frigo, ma comunque è pronto da usare. Freddo, non lo devi scaldare.
Prepara la pasta, cacciala in una ciotola, e poi fai finta di dosarlo. Finta, perché tanto lo userai tutto.

Kaiju che dosa.

Prepara le porzioni e decora ogni piatto con del basilico.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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Pasta con colatura di alici

In fin dei conti che videogiocare sarebbe diventato meno divertente che lavare i piatti dovevamo immaginarlo ai tempi di Heavy Rain.
Sìsì, l’assassino. Sìsì, l’investigazione.
Ma intanto il momento in cui ho avuto più brividi è stato nell’intro, quando mi toccava preparare la tavola.
Con precisione, attento che non ti cada il piatto, attento che sia tutto allineato. Le forchette vanno a destra o a sinistra?
E tu lì, a sudare freddo.

Da certe esperienze se ne esce traumatizzati.

Sono passati diversi anni ed oggi mi ritrovo a iniziare Detroit: Become Human ed a sbadigliare col pad in mano.
Sìsì, i robot. Sìsì, l’intolleranza. Sìsì, le domande filosofiche. Sìsì, androidi senzienti.
Ma intanto io ho passato un’ora a lavare i pavimenti.

Almeno in Fahrenheit ti facevano fare kickboxing.

Un po’ finalmente capisco tutti quei pirla che dicono Eh, io non gioco a Fifa, se voglio giocare a pallone scendo in giardino.
Che poi cosa mi significa, che giochi a Saints Row solo perché non puoi sparare alla gente per strada? Nel caso, fatti vedere da uno bravo.

Il tuo sogno è quello di prendere a dildo in faccia la gente per strada? Niente paura, c’è Dead Rising.

Un po’ li capisco – dicevo – perché nelle prime ore di gioco in Detroit ho compiuto azioni incredibili. Ho preso il bus. Ho lavato il cesso. Portato fuori la spazzatura (ma senza fare la raccolta differenziata, Shame on You, Quantic Dream!) e persino pulito il pavimento.
Mentre ero lì che ramazzavo la stanza virtuale della casa di Kara, mi sono messa a pensare che la mia cucina faceva cagare e che forse era il caso di scendere e mettere a posto.
Tipo.
Se voglio pulire casa non ho bisogno di accendere la ps4!, urlano i detrattori di Fifa e Pes.

Un altro momento emozionante.

Spenta la playstation per il tedio ed osservato i miei pavimenti ricolmi di fango (ostentando indifferenza mentre passavo oltre), ho deciso quindi di affrontare il primo volume del librogame Oberon, il giovane mago.
Mi costruisco il personaggio, scrivo tutto nel mio diarietto: sono un alchimista, quindi ho una sacca in più. L’Asta (che non userò mai, perché mi fa cagare la magia) si tiene in mano, i pasti nello zaino.
Preferisci essere maestro di Alchimia o imparare i sortilegi?

Parto e l’avventura inizia subito con sfighe inenarrabili.
Ma tutto bene. Prendo sempre la scelta giusta, penso prima di attaccare, approccio morbido quando si può.
Ad un certo punto vedo dei cavalieri attaccati da un branco di stronzi e decido di aiutarli. Da lontano. Con scudi di protezione e cose così.
Solo che poi mi tocca entrare nella mischia ed io sono sicura, che tanto ho resistenza e volontà molto alti, ce la posso fare.

Solo che poi pesco un numero di merda dalla tabella del destino e muoio sul colpo.
Cazzominchia.

Io così.

Lasciamo stare i film, che oggi ne ho visto uno ed al terzo fotogramma avevo indovinato TUTTA la trama, twist compreso.
Quindi quando ogni aspetto dell’esistenza ti delude, come consolarsi?
Domanda retorica, lo sai anche te: l’unica soluzione è MANGIARE.

E bravo Pingu.

Nel remoto settembre del 2017 avevo promesso che avrei inserito la pasta con la colatura di alici di Cetara, ma poi boh, ci siamo dati alla sugna ed alle fitcose.
Siccome un Kaiju paga sempre i suoi debiti (ed i cocci, di solito, sono i suoi) dopo quasi due anni mantengo la promessa e ti consegno la ricetta più facile del mondo.
In sostanza una aglio, olio e peperoncino a freddo. E super salata.

Fossimo in un blog alla MarroneMerda ti spiegherei tutte le proprietà (false) della colatura, il procedimento (sbagliato, copiato ed incollato a caso dal primo sito incontrato su google) di come si produce ed un sacco di altre curiosità inventate e scritte in ostrogoto.

Ecco il destino di tanti blog MarroneMerda, se avessi la spada magica.

Ma non siamo su MarroneMerda. Sei nella cucina e nelle bestemmie di Pizzakaiju. Quindi ti becchi solo la ricetta e per il resto c’è il fai da te.

Go, go, go!

Tutti ai posti di trasformazione!

Per preparare una pasta con colatura di alici, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta lunga;
  • 20 grammi di colatura di alici;
  • 50 grammi di olio. Buono, perché non lo scaldiamo;
  • uno spicchio d’aglio;
  • abbondante prezzemolo;
  • peperoncino.

Metti l’acqua della pasta a bollire. Ma senza sale: non ce ne sarà bisogno.

Mentre attendiamo le bolle, prepara un trito di prezzemolo.
Prendi poi una ciotolona grande abbastanza da poter mescolare la pasta ed iniziamo con le presentazioni.
Ecco la colatura:

Versa nella ciotola i 50 grammi d’olio e del peperoncino tritato. Riduci in poltiglia l’aglio con lo spremiaglio. Mescola.

Versa 20 grammi di colatura di alici e butta dentro anche abbondante prezzemolo. Mescola di nuovo.

Attendi ora la pasta.
Poi caccia dentro pure lei e fai amalgamare bene gli ingredienti. Senza fretta, che tanto fa caldo e se s’intiepidisce un po’ ci guadagniamo in gusto e risparmiamo in sudore.

Prepara le porzioni e su ogni piatto caccia ulteriore prezzemolo. E, se sei come me, anche del peperoncino.

Altra colatura? Non rischierei. Assaggia: quella mena sul serio.
Gusti a parte, più o meno avrai una roba del genere davanti:

Ciao e buon appetito!

Ragù di croste di parmigiano (+ non c’ho un cazzo da dire, Platinum Edition)

Cominciamo dalle cattive notizie: ho la macchina fotografica in assistenza, quindi c’è un ritorno al passato, a quando le foto del blog facevano così cagare che a stento si poteva riconoscere il cibo.
Se già normalmente non sei a casa di una foodphotographer, oggi proprio ci sono immagini che potrebbero insultare il tuo senz’altro spiccatissimo senso estetico.

Certe immagini possono farti venire i capelli bianchi per l’orrore, attenzione.

Ma le pessime notizie non finiscono qui: non c’ho un cazzo da dire.
Ma NIENTE di NIENTE.

Ho sconfitto il primo boss in The Surge e posso rivelarti che se come me stai camminando da poco in quegli scenari colmi di cyberzombie, non devi lasciarti sconfiggere mentalmente dalla sua barra della vita: è grossa, ma è anche un robottone facile facile da superare.
Se come me sei ad un livello 30 lo abbatti con calma e sangue freddo.

Risultati immagini per the surge

The Surge, il gioco del momento.

Ho anche rivisto The Thing di Carpenter, che tipo l’ultima volta era 20 anni fa. Era pure ora, dato che non lo ricordavo così spettacolare: ma della fantasia incredibile di chi ha progettato la fisicità della Cosa vogliamo parlare?
No, vero? Sono d’accordo, perché manco io ho qualcosa da dire al riguardo. Però figo.

Risultati immagini per the thing

E via le braccia.

Posso parlarti di Deboroh che è stato punto da una vespa ed ora è super casalingo e super sonnoso?

No, anche questo non è un argomento che ci porterà lontano.

Gatto.

Insomma, non c’ho un cazzo da dire per davvero.
Ho sonno perché ho mangiato troppo coniglio pasquale ripieno di merda, qui piove da due giorni e l’unica cosa che posso fare è vivere sotto al piumone.
Non posso manco consigliarti di smettere di cercare le scarpe nel frigorifero, perché è già stato fatto.
Certo, potrei partire col pippone filosofico sul fatto che le cose si trovano quando siamo pronti a trovarle e che ogni luogo può essere un luogo per quelle benedette scarpe e che magari nel frigo ci sono pure, ma tu non sei pronto per questa rivelazione… ma no. La verità è che se cerchi le scarpe nel frigorifero qualche problema ce l’hai e se le trovi, il problema è pure doppio.

Non ce la posso fare.

Quindi occupiamoci della ricetta.
Un mese fa ho rivelato al mondo che oltre ad action figure e muffe avevo iniziato a collezionare croste di parmigiano e Zampine in Cucina mi ha linkato la sua ricetta del ragù di croste.
Ne ho accumulate un altro po’ e finalmente l’ho provato: buonissimo e manco tanto laborioso. Hai bisogno di due cose: un’oretta di cottura ed un mixer per tritare le croste (puoi anche farlo col coltello, ma auguri).

Se come me accumuli croste di parmigiano nella prospettiva di una pasta e patate che però non cucini mai, hai trovato la soluzione ai tuoi problemi.
Go, go, go!

Seguimi in cucina!

Per preparare un ragù di croste di parmigiano, per 4 persone, hai bisogno di:

  • 350 grammi di croste di parmigiano;
  • una cipolla, una carota, una costa di sedano;
  • 10 grammi d’olio;
  • 700 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi d’acqua;
  • sale.

Ebbene sì, con queste quantità due persone mangeranno almeno due volte.

Le croste di parmigiano sono durissime pure se usi il mixer, quindi ci tocca ammorbidirle. Mettile in una pentola colma d’acqua, aspetta che questa cominci a bollire e falle andare per dieci minuti. Ogni tanto rigirale, perché tendono ad attaccarsi sul fondo.
Spegni poi la fiamma e lasciale lì fino a quando ti serviranno per cucinare (è un lavoro che ho fatto la mattina per la sera).
In alternativa puoi anche scolarle subito, lasciarle raffreddare un minimo e partire con la preparazione appena le tue mani riescono a maneggiarle.

Foto di merda numero 1.

Se riesci a tagliarle a pezzi, fallo. Altrimenti caccia le croste ottenute nel mixerone e fai andare il tutto finché ottieni questo risultato:

Se non possiedi un mixer molto potente però DEVI rompere le croste in pezzotti, perché non ce la farà mai.
Se non possiedi un mixer punto, non tagliarli così piccoli perché ti sanguinerebbero le mani: falli a pezzi un po’ più grandi, poi a fine ragù dai una passata col mixer ad immersione.

Sempre col mixer ti tocca tritare cipolla, carota e sedano. Ricordati di pelare con un pelapatate sia la carota che il sedano, togliendo la parte più fibrosa. 
Siamo pronti per partire.

In una pentola versa 10 grammi d’olio e caccia dentro il trito di verdure:

Fai andare il tutto per diversi minuti, per far appassire le verdure.

Aggiungi le croste tritate:

Versa la bottiglia di passata di pomodoro (raccogliendo con dell’acqua anche tutta la preziosissima salsa che rimarrà nei lati della bottiglia) e 300 grammi d’acqua.

Mescola bene.

Aspetta che il tutto inizi a sobbollire, poi fai cuocere a fiamma bassa (sul fornello più piccolo che hai) per almeno un’ora. Deve restringersi di brutto e le croste si devono ammorbidire bene bene. Se il liquido non bastasse, aggiungine durante la cottura: non alzare mai la fiamma ed alterna la cottura con coperchio e semicoperto, a seconda della temperatura che ottieni. Se bolle troppo, semicoperto. Se bolle poco, coperto. Se evapora troppo, coperto. E via dicendo, a sentimento.

Otterrai un ragù molto denso:

Che ti faccio vedere con un altro scatto, fatto col CELLULARE, che è meglio di quello di questa macchinetta di merda:

A fine cottura asssaggia ed aggiusta di sale. Un po’ il retrogusto muffoso c’è, perché le croste ce l’hanno quel retrogusto, ma secondo me è buono e basta.
Se non hai usato il mixer ed hai tagliato le croste come un artigiano di altri tempi, ricordati di dare una passata col mixer ad immersione per rendere tutto un po’ più omogeneo.

Quando prepari la pasta fai come si faceva a casa dei nonni, nel 1915: getti la pasta in una ciotolona e condisci lì dentro con la quantità di ragù che ti serve.

Quando devi riscaldare il ragù versaci un po’ d’acqua, così non lo fai attaccare sul fondo: fiamma bassa, coperto. Ci vorranno dieci minuti scarsi.

Ci condisci la pasta e guarda qui, sembra quasi un ragù bolognese:

Ciao e buon appetito!