Piatti tradizionali, Primi

Tagliatelle al ragù bolognese.

Di solito quando si affrontano le ricette tradizionali bisogna stare attenti, che c’è gente un po’ troppo sensibile in giro.

Uomo che discute sulla quantità di uova da usare nella carbonara.

E comunque per arrivare a trovare una ricetta più o meno credibile bisogna girare mezzo web. Prima di capire che nell’amatriciana magari la panna non ci va e manco i piselli e lasciamo perdere poi la nutella, bisogna navigare per pomeriggi interi.
Tutti possiedono il segreto segretissimo della gricia, più o meno tutti però la cucinano a cazzi loro (il Kaiju compreso, sia chiaro).

Lo scoramento.

Tutto questo per dirti che oggi è diverso. Oggi cuciniamo il ragù bolognese assoluto e non perché sono Azzurra di Emilia Romagna: il procedimento e gli ingredienti sono stati depositati nel novemila avanti Cthulhu dall’Accademia Italiana della Cucina.

Quindi, per oggi, niente fuoco e fiamme.

Tutti quelli che volevano flammare possono andare tranquilli tranquilli a casa.

Ci vorranno un paio d’ore buone per prepararlo ed è pure bello ciccioso. Ma vale ogni grammo di unto che ingerirai e, soprattutto, ti spanzerai all’infinito.

Sì, però mastica bene.

Dicono che questa sia una dose per 4 persone, eppure io ci ho condito solo due piatti di pasta. Abbondanti, colmi di sugo e spettacolari.

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle al ragù bolognese, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 uova + 200 grammi di farina per le tagliatelle. Il procedimento non lo ripeterò, poiché trovi il post dedicato qui;
  • 300 grammi di macinato di manzo;
  • 150 grammi di pancetta arrotolata. Grassa e in una fetta spessa;
  • 50 grammi di carote, 50 grammi di sedano e 50 grammi di cipolla;
  • 300 grammi di passata di pomodoro;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 100 grammi di vino rosso;
  • 200 grammi di latte intero a temperatura ambiente;
  • sale, pepe.

Ricordati che l’impasto per la pasta fresca ha bisogno di almeno 30 minuti di riposo (ancora meglio un’ora). Il ragù impiegherà circa 2 ore e mezza in tutto, quindi regolati un po’ te coi tempi.

Nono, io non mento mai. Il tempo di riposo è molto importante: l’impasto sarà più morbido e profumato ed il gusto ne guadagna parecchissimo, fidati.

Taglia la pancetta a dadini, poi tritala più finemente possibile con un mixer. Puoi anche usare un coltello, ma diventa una roba un po’ tediosa.

Trita anche cipolla, carota e sedano, sempre finemente e sempre con il mixer.

Metti la pancetta in una pentola di cui possiedi il coperchio ed accendi una fiamma bassa.

Fai sciogliere la pancetta più possibile, sarà così:

Ora versa 3 cucchiai d’olio ed appena il tutto inizia a sfrigolare caccia dentro anche il trito di verdure.

Sempre usando una fiamma bassa fai appassire le verdure. Ci vorrà una decina di minuti almeno. Eccole:

È il momento di aggiungere il macinato.

Fai rosolare bene, girando spesso.
Dovrà cambiare colore su ogni lato:

Versa il vino ed alza la fiamma, perché dobbiamo fare evaporare la parte alcolica. Dopo qualche minuto (orientativamente intorno ai 5) possiamo passare alla fase della cottura vera e propria e versare la passata di pomodoro.

Da questo momento in poi scattano le due ore. Fiamma bassissima, deve appena sobbollire. Io ho cotto un po’ col coperchio ed un po’ no, aggiungendo acqua tiepida ogni tanto, quando il sugo diventava meno liquido.

Ogni tanto vai a vedere e soprattutto ad annusare, perché già solo l’odore fa svenire di fame.

Odorare il cibo è una delle parti più importanti durante il cucinamento. Oltre ad uno dei piaceri della vita.

Quasi allo scadere delle due ore bisogna aggiungere il latte. A temperatura ambiente, mi raccomando.

Adesso prosegui la cottura sempre a fiamma bassa ma senza coperchio. Bisogna fare restringere il tutto di parecchio, ci vorrà un’altra mezzora. 
Guarda la bellezza, dopo questa attesa eterna:

A questo punto puoi assaggiare ed aggiustare di sale: non dovrebbe occorrere, poiché all’interno c’è la pancetta che è sapidissima. Aggiungi invece il pepe.

Spegni la fiamma e riaccendila dunque durante la cottura della pasta, per avere il ragù bello caldo quando dovrai condirla.

Prepara le tagliatelle, tirale fuori al super dente (conta 30 secondi da quando le metti in acqua e sono più che pronte) e buttale dentro una ciotola grande.
Aggiungi sugo un po’ alla volta, fino a raggiungere la quantità di condimento desiderato. Io l’ho usato tutto, ma magari per te è abbondante ed è sempre meglio dosare piano piano.

Prepara i piatti e niente, hai davanti a te uno dei capisaldi della civiltà umana.

Se vuoi puoi spolverare con un po’ di parmigiano, ma è così buona così che quasi quasi anche no.

Contenta? Mi merito almeno un abbraccio per averti insegnato una roba fondamentale per la propagazione della specie?

No, eh? Uff.

Ciao e buon appetito!

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Piatti tradizionali, Primi

La genovese, circa.

Felice e leggiadra mi sono recata al supermercato, con la lista degli ingredienti per cucinare una genovese in maniera decente.

La leggiadria.

Tornata a casa, per sfizio, mi sono messa a fare ulteriori ricerche su questo piatto super antico che però nessuno ha ancora ufficializzato.
Mi sono ritrovata con procedimenti ed ingredienti a caso. Tutti possedevano il sacro segreto della ricetta originaria, ce ne fosse stata una anche solo SIMILE ad un’altra.
Ma la cosa peggiore è che il tizio a cui avevo rubato il procedimento ne aveva scritto anche un altro e non c’entrava un cazzo col precedente.

Scoramento totale a casa del Kaiju.

Il sentire generale di quel giorno.

Quindi alla fine ho fatto di testa mia. Questa ricetta non so se c’è in giro e manco me ne frega: so che il risultato è stato ottimo e che d’ora in poi questa sarà la genovese cucinata da queste parti.

L’unica cosa che varierà saranno le dosi di cipolle e carne: si può realizzare una genovese più o meno cipollata e si può anche preparare in versione vegetariana. A te la scelta.
Quel che posso assicurarti è che con questo sistema non ti si brucerà niente, cosa fondamentale visto che ‘sta roba più cuoce e meglio è.

I tempi di cucinamento variano dalle tre ore alle 8, a seconda delle tue possibilità. Io ho fatto andare il mio sugo per 6 ore circa, ma non ti preoccupare che puoi tranquillamente farti i cazzi tuoi, non devi stare là a guardare la pentola in attesa della madonna.

Che poi uno va in paranoia dura.

Go, go, go!

Per preparare la genovese (circa), per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di mezze maniche o altra pasta corta simile (tipo rigatoni);
  • 500 grammi di spezzatino di vitello (meno grasso possibile). Puoi anche ometterlo e preparare una genovese solo di cipolle, il procedimento è lo stesso;
  • dai 500 grammi al chilo di cipolle dorate, peso già pulito. Se ometti la carne ne è necessario un chilo, altrimenti puoi decidere tu il livello di cipollaggine che vuoi raggiungere;
  • una carota grande ed una costa di sedano per il soffritto;
  • 100 grammi di pomodorini;
  • 200 grammi di vino campano. Bianco o rosso è a tua scelta. Io ho usato un rosso, l’Aglianico;
  • un cucchiaio d’olio, pepe, sale e molta acqua;
  • misto di pecorino e parmigiano da mettere sui piatti (circa 60 grammi, abbondante).

Ricordati di iniziare a preparare questo sugo con larghissimo anticipo. Io ho iniziato alle due del pomeriggio ed ho concluso alle otto. Non ci sono tempi precisi, l’importante è che venga fuori un composto in cui quasi tutti i componenti si scioglieranno, carne a parte che avrà ancora un po’ di consistenza.

Nelle foto vedrai il procedimento per cucinare 500 grammi di cipolle e 500 di carne.

Comincia dalle cipolle: sbucciale e tagliale a fettine sottili, piangendo copiosamente.

Dicono che bagnare la lama del coltello aiuti a non disperarsi, ma secondo la mia esperienza non serve a niente.

Riduci a pezzotti la carne.

Con un pelapatate togli la parte esterna della carota e del sedano. Lavali e poi tritali finemente, magari con il mixer.
Infine taglia in 4 parti i pomodorini.

Versa un cucchiaio d’olio in una pentola piuttosto grande e di cui possiedi il coperchio. Fallo scaldare e poi cacciaci dentro il trito di carota e sedano. Fai insaporire brevemente, a fiamma medio bassa.

Aggiungi le cipolle, la carne ed il vino.
Alza la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.

Ci vorranno circa 5 minuti. A quel punto puoi unire i pomodorini e l’acqua. Mettine abbastanza da coprire il tutto.
Aggiungi sale e pepe, senza esagerare.

Ora chiudi col coperchio ed usa una fiamma bassissima nel fornello più piccolo che hai: deve sobbollire e nemmeno in modo deciso. 
La cottura deve essere compiuta in maniera lentissima, è una di quelle robe che potrebbero preparare in Quei bravi ragazzi: dalla mattina alla sera, sperando che i poliziotti non vengano a rompere il cazzo per arresti a caso.

Battute che capiscono solo loro.

Ogni ora vai a controllare cosa succede. Se l’acqua è molto evaporata, aggiungine dell’altra, sempre fino a coprire il tutto.
Esempio dopo un paio d’ore:

Continua a fare andare la cipolla fino all’ora di cena, se puoi.

Quando giunge il tempo della pappa vedi un po’ come sei messa a liquido. Se è il caso, durante l’attesa della pasta togli il coperchio, alza la fiamma e fai evaporare. Ricordati di lasciare un pochino di liquido, poiché completeremo nel sugo la cottura ed il risultato non deve risultare secco.

È giunto anche il tempo di assaggiare ed aggiustare di sale e pepe.

Un po’ meno liquido di così, ma ormai ci siamo.

Se pensi che il sugo che hai preparato sia troppo (ma non lo era, nel mio caso), puoi spostarne la quantità che ti serve in una padella a parte, così ne usi quanto ti pare.

Grattugia pecorino e parmigiano, magari in piatti diversi così sai cosa stai mangiando.

Metti a bollire la pasta e tirala fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare via la sua acqua che non si sa mai.
Una volta scolata cacciala nella pentola, fai saltare il tutto per due minuti a fiamma bella alta e – se occorre – bagna con l’acqua di cottura della pasta.

Prepara le porzioni e cospargi con abbondante formaggio.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

pesto, Piatti tradizionali, Primi

Pesto genovese.

Quelle che si scandalizzano perché noi di KaijuLand non usiamo il mortaio ed il pestello per preparare il pesto genovese io me le immagino così:

finte anche nei capelli.

Un po’ perché ho già ripetuto più e più volte che sono aggeggi che difficilmente si trovano da acquistare, un po’ perché finché non le vedo pestare con i miei occhi non ci credo e basta. Poi leggi le loro ricette e ti usano tutto tranne quello che dovrebbe comporre il pesto genovese e quindi niente, dai, basta fare gli Azzurri di minchia, che se dovete sparare cazzate, almeno sparatele bene.

Che poi esiste google, basta usarlo.

Erano anni che tentavo di trovare una ricetta decente del pesto, ma incappavo nelle solite menate: si fa ad occhio, metti un po’ di questo ed un po’ di quello, mi raccomando abbonda in pinoli, mi raccomando usa 5454435 mazzetti di basilico, mi raccomando e buon natale.

Dribblare le ricette.

L’ultima volta che ho chiesto spiegazioni alla domanda Sì, ma quanto basilico devo usare? mi è stato risposto che il basilico non si pesa.

E invece guarda qui:

Si può fare!

No, la bilancia non si rifiuta. Diciamolo: sono loro che o non sanno fare il pesto o non c’han voglia di spiegartelo.

Però ora c’è Pizzakaiju, che ha misurato persino l’aglio.
Sono dell’idea che una ricetta debba poter essere eseguita anche dal più rincoglionito culinario e che un gusto debba e possa essere riprodotto in maniera abbastanza fedele pure da chi non ha mai assaggiato il piatto che sta per cucinare. Basta possedere le istruzioni corrette.
Poi tutto si può sempre migliorare ed anche il pesto di Pizzakaiju ha dei difetti: non è verde chiaro, per esempio. Ma verrà il giorno in cui risolverò anche questo problema estetico. Intanto impariamo a crearlo con le nostre belle manine di merda, poi nel tempo lo miglioreremo.

Tutti ai posti di manovra e Go go go!

Prima di iniziare per davvero ti do due link: qui trovi la ricetta depositata e qui invece il sito di colei che mi ha regalato la sua sapienza per farmi mangiare il mio piatto preferito (ed è brutto avere un piatto preferito che non si sa cucinare e che quindi non ho pappato per almeno 15 anni). Grazie a Mary Grace per tanta pazienza e per tutto l’aiuto.

Per preparare il pesto genovese, per condire 180 grammi di pasta, hai bisogno di:

  • 70 grammi di basilico. Del basilico si usano soltanto le foglie: niente gamboni né gambini;
  • 1 grammo d’aglio. Un tempo aiutava la conservazione del pesto, oggi ha solo lo scopo di insaporire. Quindi mettine poco o, addirittura, se vuoi puoi anche ometterlo;
  • 25 grammi di parmigiano reggiano grattugiato fine;
  • 25 grammi di pinoli, possibilmente italiani;
  • 90 grammi d’olio extra vergine di oliva. Ci vorrebbe un olio particolare, ligure, tu limitati ad usarne uno che non abbia un gusto particolarmente forte o particolare. Insomma, non utilizzare quello buono, rischieresti di dare una personalità al pesto che non dovrebbe avere;
  • 13 grammi di pecorino Fiore Toscano. No, non ci vuole il romano.
Eh, sì. C’è scritto proprio Fiore Toscano.

La cosa più difficile nella creazione del pesto genovese è cercare di non fare ossidare il basilico. Dovresti già sapere che il basilico non si lava sotto l’acqua, né si taglia con il coltello (nelle ricette del Kaiju si spezzetta sempre con le mani). Questo perché diventerebbe nero quasi subito. Ed ecco uno dei numerosi motivi per cui si usa il mortaio ed il pestello.

Ma noi sfigati tecnologici possiamo farci aiutare da ulteriore tecnologia: metti il cestello e le lame del mixer in freezer per almeno mezz’ora. C’è chi, oltre a questo accorgimento, trita le foglie con un cubetto di ghiaccio per mantenere il colore verde acceso. Io non l’ho ancora fatto, nel caso ti riferirò se funziona.

Comunque il colore verde chiaro dipende anche dal tipo di basilico: meno è giovane e più sarà verde scuro. Più è a foglie grandi e più sarà scuro, dunque. In più il basilico che stai usando non è quello della zona precisa precisa che usano a Genova, quindi non puoi pretendere manco tutta ‘sta perfezione.

No, ma non ti disperare, verrà davvero buonissimo.

Partiamo per davvero.
Gratta i 25 grammi di parmigiano e i 13 di Fiore Toscano, entrambi a polvere.
Pesa i 25 grammi di pinoli e i 70 di basilico.
Taglia l’aglio. Per farti capire quanto corrisponde, a occhio, un grammo di aglio, ecco la foto:

Quello indicato dal dito lercio.

Ora tira fuori il mixer dal freezer.
Tecnicamente bisognerebbe PRIMA tritare il basilico, poi aggiungere i vari elementi. Questo è parte del procedimento tradizionale.
Ma col mixer è tutto diverso. Anche mettendo tutti gli ingredienti insieme, potresti raggiungere un risultato più granuloso di quello che desideri e, soprattutto, il basilico si ossiderebbe in maniera assurda.

Quindi il mio consiglio è di partire con gli ingredienti di contorno.
Versa nel mixer i 90 grammi d’olio, l’aglio e i formaggi.

Aziona il mixer a scatti, senza mai superare i 10 secondi di lavoro. Altrimenti si surriscaldano le lame ed il basilico si brucia (lo so, il basilico ha troppo rotto il cazzo).

Ottieni una roba liquida e gialla:

Ora caccia dentro tutto il basilico insieme.
Aziona il mixer, sempre per dieci secondi massimo a volta. Riapri e gira con un cucchiaio per aiutare il lavoro del mixer, poi richiudi e continua il trito.
Dopo pochissimo otterrai l’ambitissimo pesto:

Come puoi notare dalla foto, il pesto è di un verde abbastanza chiaro (anche se non chiaro come quello che avrei desiderato) ma sappi che cambierà col tempo. Già tra il passaggio da mixer a condimento di pasta si è scurito parecchio.

Se non dovesse uscire fuori liscissimo non ti preoccupare e ti rassicuro come hanno rassicurato me: il pesto nasce come creatura di mortaio e pestello, quindi per sua natura non è privo di pezzetti.

Come si usa?
Semplice.
Innanzitutto scegli la pasta adatta: trenette, gnocchetti sardi o trofie. Ho dei ricordi vaghi di gnocchi di patate al pesto, ma non ho idea se siano contemplati nella tradizione o se era solo mia madre che si drogava.

Prepari la pasta, la scoli al dente e la cacci in una ciotola di plastica. A questo punto versi tutto il pesto preparato.
Mescola bene con l’aiuto di una pinza.

Prepara i piatti ed ecco cosa dovresti avere di fronte a te:

Si scurisce persino in foto, ‘sto basilico.

Decisamente un ottimo risultato.
Hai il potere. Fanne buon uso.

Ciao e buon appetito!

Piatti tradizionali, Primi

Pasta alla Norma.

Allora, cominciamo subito con le mani avanti (ma pure ginocchia e gomiti e caviglie), che di litigare non c’ho voglia.
Quando si parla di piatti tradizionali, trovare una ricetta perfetta è quasi impossibile. Anche domandare in giro diventa un po’ un tedio, perché tutti pensano di possedere il segreto segretissimo del procedimento della nonna e ce ne fosse uno uguale all’altro. Ma uno.

Dopo un po’ che chiedi, ti arrivano risposte che tu dici Ma boh.

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Ecco cosa mi hanno detto quando ho chiesto per la terza volta Ma il sugo va per forza filtrato?

Quindi se anche tu vai in giro per l’internet ad insultare gente perché questa Norma non è uguale a quella che ti preparava nonna, ho solo una cosa che ti posso dire:

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Ecco!

Le melanzane che ho usato non sono le stesse che si trovano in Sicilia, così come i pomodori e manco la ricotta salata. Come sempre accade con i piatti regionali bisogna abbozzare, cercando di non comprare ciofecate.

Ci vorrebbero le melanzane viola, per esempio. Io purtroppo non le ho trovate: la scelta era tra quelle che ho usato e quelle piccole e lunghe, che proprio non sono adatte.
Ecco la mia melanzana:

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Ne ho usate 2 grandi così.

Detto questo, il risultato finale è stato ottimo.
Una cosa è certa: le melanzane fritte non vanno unite al sugo, come un tempo facevo per ignoranza. Ed il risultato finale è, in effetti, molto più buono: il sugo non è inutilmente pregno d’olio e le melanzane non si ammollano.

Ho messo le mani avanti abbastanza? Ed i gomiti? E le caviglie? Secondo me sì.
Quindi go, go, go! 

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Anche Zio Fester mette le mani avanti…

Per preparare una pasta alla Norma, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta. A quanto ho capito non c’è una vera regola sul formato da usare, basta che trattenga il sugo (così dicono i fattucchieri siculi). Io ho usato una specie di fusilloni molto grandi, ma puoi usare sedani rigati, tortiglioni o quello che ti pare. C’è chi usa persino gli spaghetti, quindi fai tu;
  • 600 grammi abbondanti di melanzane. Se trovi le melanzane viola, perfetto. Altrimenti prendi quelle ciccione. Evita quelle lunghi e sottili;
  • Olio extra vergine di oliva, per friggere. Non ne serve una barca, ma comunque parecchio. Non usare quello di semi o per frittura generica: fa schifo;
  • 1 kg di pomodori da sugo + basilico + 2 cucchiai d’olio + uno spicchio d’aglio;
  • ricotta salata fresca, 150 grammi. In commercio c’è quella salata e confezionata, ma è terribile. Per favore, impegnati a non acquistarla. Sta alla ricotta salata come il cordon bleu sta al pollo arrosto.

Avvertenza sui tempi: le melanzane hanno bisogno di almeno un paio d’ore per buttare via la loro acqua, quindi inizia a cucinare con largo anticipo.

Intanto ti presento la ricotta salata, che magari non l’hai mai vista:

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È morbida e non sa di sale come quella secca di cui ti parlavo prima. Per essere conservata in frigo per più tempo, levala dalla carta con cui l’ha venduta il formaggiaro ed avvolgila con un panno morbido (un asciugamano da cucina). Se dovesse formarsi del giallino, limitati a tagliarlo col coltello: la ricotta non è andata a male, puoi tranquillamente mangiarla.

Ed ora partiamo sul serio. Taglia a fette le melanzane. Io le ho tagliate abbastanza spesse, ma c’è chi le fa sottilissime. Vedi tu come preferisci.
Una volta che hai preparato le fette, prendi una pentola. Adagiaci sopra uno scolapasta e dentro allo scolapasta metti le fette di melanzana, salando leggermente ogni fetta.

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Appoggia una pentola piena d’acqua sopra alle melanzane.

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A cosa serve tutto questo? Per far fuoriuscire l’acqua dalle melanzane. Se ne avessero molta, la pentola sotto la raccoglierebbe. Ed il peso sopra accelera il processo.

Lasciale così almeno un paio d’ore.
Le mie non erano umidissime, si sono limitate a sudare:

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Vedi il sudore?

In altri casi, invece, erano fradice. Guarda quest’altra volta:

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Iniziamo a preparare il sugo.
In una padella capiente fai scaldare due cucchiai d’olio e poi soffriggi uno spicchio d’aglio tritato.
Caccia dentro i pomodori tagliati a pezzi e qualche foglia di basilico.

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Fai cuocere a fiamma media per circa 15-20 minuti, ricordandoti di mescolare ogni tanto.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Mentre attendi, bisogna friggere le melanzane.
Prendi una pentola e versaci un dito d’olio abbondante. Olio extra vergine di oliva, mi raccomando.
Per sapere quando l’olio ha raggiunto temperatura, basta che immergi uno stuzzicadenti: se inizia a friggere tutto intorno, ci siamo.

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Ancora un po’ e ci siamo.

Le melanzane, prima di essere messe in frittura, devono essere strizzate. Devi solo limitarti a fare così, sopra un piatto per raccogliere le ultime gocce d’acqua che cacceranno fuori:

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Non praticare una pressione tremenda, sennò le spacchi. Che non è gravissimo, ma è meglio evitare.
Se però hai tagliato fettone spesse, proprio come il kaiju, puoi usare tutta la tua potenza dei bracci.

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La potenza dei bracci.

Una volta strizzate, adagiale nell’olio. Poche fette alla volta:

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Naturalmente dipende dallo spessore delle fette, ma indicativamente le melanzane impiegano 5-6 minuti ad essere pronte.
Mentre attendi la prima ondata, strizza tutte le altre.

Una volta che han finito di friggere, devi scolarle più possibile dall’olio…

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…e poi posarle su un piatto ricoperto di carta assorbente.
Copri le melanzane con altra carta assorbente, per levare altro olio in eccesso. Magari pratica anche una leggera pressione con le mani per levarne più possibile.

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Nel frattempo il sugo dovrebbe essere quasi pronto. Dovrebbe essere così:

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In molti lo filtrano con un passaverdure, ma a me piacciono sia le pelli che i semi. Quindi l’ho tritato con un mixer ad immersione:

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Assaggia ed aggiusta di sale, tenendo però conto che dopo aggiungerai la ricotta e che anche le melanzane saranno già salate. Quindi vacci molto piano. Aggiungi qualche altra foglia di basilico. Lascia riposare il sugo fino a quando hai finito di friggere le melanzane.

Gratta la ricotta salata, usando i buchi grandi della grattugia:

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Infine devi decidere come gestire le melanzane. Tecnicamente, le fette di melanzane vanno lasciate intere. Io, per comodità, ho lasciato intere quelle meno grandi e le altre le ho tagliate a metà.
Quindi spostale su un piatto e fai come credi. Ciò che conta è che bisogna condirle con un pochino di sale:

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Abbiamo finalmente tutti gli ingredienti pronti, quindi puoi calare la pasta.
Accendi di nuovo il sugo, a fiamma bassa bassa.
Scola la pasta tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione e cacciala dentro al sugo, finendo la cottura lì dentro.

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Assembliamo i piatti.
Prima pasta al sugo. Poi ricopri con le melanzane fritte:

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Infine con abbondante ricotta salata:

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Buonissima.
Ed ecco un ingrandimento che a me fa venire fame:

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Ciao e buon appetito!