Pasta pepperoni (e cronache 2018 di un divoratore di film).

Per renderti tanto contenta anche io stilerò l’elenco dei dieci film migliori del  2018.

Vedo che hai reagito bene.

Sì, lo so che non è un’idea originale, che tutti han stilato la loro classifica, che giusto mia nonna no ma solo perché ancora non ha un blog.
Però c’è una differenza: qui non troverai classifiche, ma solo i 10 titoli che ho visto durante l’anno e che mi sono rimasti impressi. Non devono essere i migliori del 2018, né capolavori. Ho omesso titoli che lì per lì mi sono piaciuti di più o che sono oggettivamente migliori perché il criterio è proprio un altro. Il film doveva avere quel qualcosa che ha fatto la differenza per me e solo per me.

Non ho inserito Pantera Nera, The Endless e A Star Is Born perché ne ho già parlato lungamente. E non sono in ordine di gradimento.

Inserirò invece un’eccezione sgradevole – cioè un film bruttissimo che però mi ha fatto piacere guardare- ed un titolo tra quelli che avevo già visto in passato e che mi ha fatto particolarmente piacere riguardare.

Partiamo.

  • The Texas Chainsaw Massacre 2 di Tobe Hooper, 1986

Bello, bellissimo, stupendo il primo capitolo.
Ma questo è molto più malato, molto più assurdo ed anche molto più cretino.
Dennis Hopper ha la parte della sua vita (insieme a quella in Blue Velvet), è pieno di sangue, di trovate assurde e di motoseghe.
Tobe Hooper si è confermato il mio regista horror preferito e vedrò questa robetta qui fino allo sfinimento.
Se anche a te piacciono i film per malati mentali devi recuperarlo.

  • The Beguiled di Don Siegel, 1971

Ho visto il film della Coppola (non si può parlare di remake, dato che la storia è tratta da un romanzo) e mi ha fatto schifo.
Ma è grazie a questa disavventura che scopro la versione di Don Siegel, con Clint Eastwood come protagonista.
Atmosfera malsana, alienazione, isolamento, psicopatia provocata (forse) dalla guerra.
Orrore nelle piccole inquadrature sfuggite, di cui non posso parlare altrimenti ti rovino l’effetto.
Forse un po’ lento, ma per me non è un difetto.

  • Psycho II di Richard Franklin, 1983

Di nuovo: bello, bellissimo il primo capitolo. E grazie al cazzo: Hitchcock mica si batte.
E proprio per questo credo che ben pochi abbiano avuto il coraggio di affrontare il seguito.
Invece, contro ogni pronostico, mi è piaciuto di brutto. Non c’entra niente col primo: non c’è orrore sottile, anzi, è molto più un horror b movie (di cui vivo, in fin dei conti).
Però han costruito una storia che riporta il tutto al punto di partenza, dando molto spazio alla psicologia di Norman Bates. E poi si mangiano tanti panini, che non guasta.

  • The Room di Tommy Wiseau, 2003

Considerato il peggior film mai girato e onnipresente nell’internet, eppure io non lo conoscevo. L’ho scoperto grazie a The Artist di e con James Franco.
Sì, è vero, è brutto: orrendo sotto ogni aspetto. Le luci, la recitazione, le scene girate a caso, quelle inserite per errore, le scene di sesso che si ripetono uguali a se stesse, i dialoghi che boh. Se dovessi paragonarlo a qualcosa, sceglierei un brutto video di Antonello Venditti degli anni novanta.
Eppure dà un effetto talmente straniante da rimanere impresso.
L’idea di non dover per forza spiegare i rapporti tra i personaggi, creando dialoghi che sembrano partire da dialoghi precedenti, è ottima. Certo, non è stato capace a realizzarla, però è buona.
Lisa è un personaggio fuori dal mondo, psicopatico, soprattutto perché non è stato capace a darle una vera motivazione di fondo. E poi ci sono tutte quelle scene meravigliose cacciate dentro senza ragione, come quella della corsa nel parco o la partita a pallone vestiti con lo smoking.
Insomma, è proprio la totale incapacità di Wiseau a rendere il suo lavoro interessante.
Secondo me è da vedere. In compagnia, perché sennò ci si potrebbe annoiare un po’.

  • La Guerre du Feu di Jean-Jacques Annaud, 1981

Ammetto di avere sbuffato quando, prima di iniziare la visione, ho scoperto che si trattava di un film praticamente senza dialoghi e sugli uomini primitivi.
Poi al primo combattimento tra ominidi han catturato la mia attenzione: che bella violenza, che roba strana.
Pieno di sequenze parecchio potenti concettualmente e pure divertente.
Da vedere, seguito da Caveman con Ringo Starr (una roba così brutta che va vista almeno una volta nella vita).

  • Avengers: Infinity War di Anthony e Joe Russo, 2018

Premessa: non mi definirei per nulla appassionata dei film Marvel. Anzi: mi han fatto quasi tutti cagare. Però sono una spettatrice quasi religiosa: ho visto tutti i titoli, pure quelli che non mi interessavano. Perché uno un po’ ci si casca: leggi i fumetti (che sono meravigliosi) e la voglia di ritrovare i personaggi in carne ed ossa c’è di brutto.
Quest’anno mi è piaciuto Pantera Nera e persino il secondo capitolo di Ant-Man e un po’ pure Spider-Man. Anche Deadpool 2, che non è Marvel ma ‘sticazzi.

Infinity War è però tutto su un altro livello. I fumetti di Starlin sono tra i più belli mai scritti e li consiglio perché sono fumetti che ci rendono tutti migliori (e ogni personaggio è a 360 gradi, per non parlare dell’inventiva dell’autore, che è spettacolare). Ho apprezzato molto il fatto che nel film si siano discostati dalla trama originale, senza però spezzare la parte più importante (o quasi, purtroppo hanno omesso Warlock, per ora): Thanos.

Potentissimo, annientante: Thanos è proprio come nel fumetto. Non un cattivo tagliato con l’accetta, anche perché Thanos non è cattivo. Ha solo una visione del multiverso quasi più illuminata di quella dei piccoli Vendicatori che vanno in giro a tirare pugni. Galactus è cattivo? Silver Surfer è buono? Con certi personaggi non si possono trarre conclusioni affrettate: la potenza e la lontananza dalla nostra natura umana non possono farci comprendere in pieno cosa li muove.
Ed in questo il fotogramma che ho inserito racchiude l’essenza dell’opera Marvel tutta: l’umanità e la perseveranza di Capitan America contrapposta all’immensità di Thanos.

  • The Ramen Girl di Robert Allan Ackerman, 2008

Sì, è una totale boiata: e allora?
Sono fan in maniera totale di tutte quelle storie dove qualcuno deve diventare il più grande qualcosa del Giappone. Il più grande calciatore, la più grande pallavolista (perché, esiste qualcosa di più importante della pallavolo?), il più grande giocatore di basket. E, perché no, la più grande cucinatrice di Ramen dell’occidente.

Mi ha divertito un sacco.

  • Creep 2 di Patrick Brice, 2017

Non è solo un seguito, bensì un completamento del personaggio che ormai è quasi una persona vera. Mark Duplass è bravissimo.
Per me è un serial killer che può entrare nell’olimpo dei serial killer cinematografici. Insieme a Norman Bates e a Buffalo Bill, per capirci.
Mockumentary o giù di lì, però senza gli strafalcioni di stile che di solito si inseriscono per renderli più cinematografici (o per distrazione?).

  • Tomb Raider di Roar Uthaug, 2018

Allora è legale produrre un film su un videogioco senza massacrarlo!
Dopo anni in cui si sono impegnati di brutto a rovinare tutto il rovinabile (da Super Mario a Resident Evil), finalmente un’eccezione.
Tratto dal primo titolo della nuova trilogia, è talmente fedele che intere sequenze vengono riprese in maniera identica (tipo queste).
La Vikander è perfetta nella parte e si è pure super fisicata e questo già me la rende simpatica (altro che Wonder Woman e le sue braccine del cazzo: i supereroi devono avere i muscoli, chi dice il contrario mi sa che non ha ben capito che dietro i muscoli c’è anche la volontà di simboleggiare l’inarrivabile).

Divertente anche il fatto che più si va avanti col minutaggio e più Lara Croft compie imprese spettacolari. Un po’ come se ci fosse una specie di level up graduale.

  • Ready Player One di Steven Spielberg, 2018

Non c’è molto da dire. Effetti speciali spettacolari, storia carina e commovente, così zeppo di citazioni che può fare contento chiunque.
Soprattutto chi attendeva dal 1982 il ritorno di Steven Spielberg e finalmente è avvenuto.

  • Eccezione sgradevole: The Exorcist II di John Boorman, 1977

Osceno.
Un film dai lunghissimi sguardi vuoti, costellato da cagnaggine e con una storia zeppa di locuste di cui si capisce poco. L’importante, pare, era far crollare la casa del primo capitolo, poi boh.
Imbarazzanti le scene che riprendono il film di Friedkin: con attori diversi, battute mai pronunciate, trucchi orrendi.
E vogliamo parlare della scena in cui Regan balla il tip-tap? No, non credo.
Però faceva così schifo che mi è rimasto impresso e mi han fatto convertire a Pazuzu. C’è chi venera Cthulhu, chi Amon. Ormai la mia anima è per Pazuzu e basta.

  • Il rewatch migliore, come direbbero i giovani: Unbreakable di M. Night Shyamalan, 2000

Quando, nel lontanissimo 2000, ho osato dire che per me era il film definitivo sui supereroi mi hanno smutandato. E mi hanno smutandato per quasi 18 anni, fino a quando internet ha deciso che siamo tutti fan di una trilogia ancora non scritta e che nessuno desiderava.
L’ho trovato splendido come la prima volta e non lo riguardavo da almeno una decina di anni.  Il finale forse è un po’ sfigato e tirato via (parlo della missione da supereroe), ma glielo si perdona.

Spero di averti dato qualche spunto di visione, ci rivediamo il prossimo anno. La prossima volta metterò le mie serie tv preferite del 2018. Ma so che non te ne frega niente perché hai fame e c’hai pure ragione.

Gente che si arrende e scongela la pizzaccia.

Oggi ti propongo una porcata americana: la pasta col salamino piccante (o pepperoni). Facile, buona, un ritorno in gloria del cibo alla Garbage Pail Kids. L’unica sfiga è che dovremo usare il microonde perché altrimenti il formaggio non filerebbe a sufficienza. Ma tanto sappiamo che ciò che non ti uccide ti prepara all’imminente Fallout. 

Go, go, go!

Per preparare una pasta pepperoni, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta;
  • 100 grammi di salamino piccante (pepperoni, per gli amici) tagliato sottilissimo ;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 100 grammi di scamorza affumicata, a fettine sottilissime;
  • 300 grammi di passata di pomodoro.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Riduci a pezzetti 50 grammi di salamino piccante.

Versa in una padella un cucchiaio d’olio, insieme a del peperoncino e ad uno spicchio d’aglio scamiciato e tagliato a metà. Se è periodo di aglio buono puoi tranquillamente tritarlo o schiacciarlo con lo spremi aglio. Ma a gennaio, noi, lo togliamo durante la preparazione perché fa troppo schifo.

Fai soffriggere il tutto per un paio di minuti, girando spesso per non fare bruciare niente. Appena l’aglio è colorato levalo con una pinza.
Aggiungi ora 300 grammi di passata di pomodoro ed il salamino che hai sminuzzato.

Mescola il tutto, aspetta che inizi a sobbollire e poi abbassa la fiamma al minimo, così puoi dedicarti agli altri ingredienti.
Fai andare il sugo fino all’arrivo della pasta.

Taglia a pezzetti la scamorza, lasciando però intere 2 fettine.

Ora devi decidere come gestire il salamino rimasto. 
La pasta verrà passata al microonde, alla fine, quindi volendo puoi aggiungere le fettine di salamino sopra la pasta e farle sudare direttamente in quel passaggio.
Oppure puoi usare una padella antiaderente. In quel caso ecco come devi fare: fai scaldare la piastra-padella (con una fiamma medio bassa) e poi ci appoggi sopra il salamino.
Come diventerà trasparente toglilo: se lo fai cuocere troppo diventerà croccante e non è quello che ci serve. Bisogna starci parecchio attenti, il metodo del microonde è chiaramente più comodo.

Tutto il salamino nella parte a destra è pronto per essere prelevato.

Tira fuori la pasta tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, ma non gettare l’acqua di cottura che non si sa mai.
Concludi la preparazione in padella, con fiamma alta e bagnando con l’acqua se il tutto dovesse risultare asciutto.

Prepariamo ora i piatti.
Prima la pasta:

Cospargi con i pezzettini di scamorza. Metti poi la fettina di scamorza che hai lasciato intatta e concludi con le fettine di salame. Fettine che puoi mettere dove vuoi.

Tipo così o abbondare.

Metti il piatto nel microonde, potenza massima.
Fallo rimanere lì finché il formaggio sarà bello sciolto.

Ed è finita. La tua porcata americana è pronta per essere pappata:

Ciao e buon appetito!

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Sandwich Cheddar Mon Amour.

Parliamo un po’ di cheddar, va.

Entusiasmo.

Forse hai seguito i miei percorsi di droga. Ho iniziato con il burro d’arachidi, una siringhetta alla volta. Poi sono passata alla feta, sciogliendola sui cucchiaini, nei cessi delle stazioni di Berlino Ovest.

Ieri, in cerca di brividi pesanti, ho acquistato una partita di cheddar ed è scattato l’assaggio.

Storie che non sono storie.

Non era la prima volta che provavo ‘sto formaggio, ma non mi aveva mai convinto. Persino nel mio triste passato di gioiosa lavoratrice di fast food, quella roba non mi andava giù.
Ma le cose belle arrivano, presto o tardi, dalle belle persone e quindi l’amore è sbocciato.

Ci vuole tempo e pazienza pure per imparare ad apprezzare il formaggio spazzatura.

Il panino che ti sto presentare è gemello del Valerie Vomit, soltanto che là c’era il prosciutto cotto. Ho provato la stessa combinazione col cheddar ed era uno spettacolo, ma quella sostanza gialla ed immonda doveva ottenere il ruolo di protagonista in un panino Garbage Kids: nessun emmenthal, edamer, groviera o sottiletta potrà  mai eguagliare il fintume del sapore che il cheddar ti fa esplodere in bocca.
Accompagnato da marmellata di fragole e da burro d’arachidi, poi, non ti dico.

Roba che uno sta così.

Dunque Go, go, go! con quella che sta per diventare una delle mie merende preferite.

Sigla!

Sigla!

Per preparare un sandwich Cheddar Mon Amour hai bisogno di:

  • 2 fette di pane in cassetta. Ho usato il panbauletto;
  • 30 grammi di burro d’arachidi. Se devi comprarlo ti consiglio sempre il Jif, ma ormai io uso solo quello preparato in casa. La ricetta la trovi qui;
  • 50 grammi di marmellata di fragole;
  • 70 grammi di formaggio cheddar che, nel mio caso, corrispondevano a tre fette. Sono tante e se vuoi puoi abbassare anche a due, ma perché?

Nel caso tu voglia prepararne una versione col prosciutto cotto ti consiglio di acquistare quello scrausissimo a fette spesse (quello alla Fallout, per capirci) e di mettere un po’ meno formaggio: 50 grammi di cheddar, 60 di cotto a fette spesse e vedrai che buono.

Innanzitutto ecco il consueto Pizzakaiju&friend:

Giallo fosforescente. Quasi arancione.

La preparazione è veramente semplice.
Porta sul tuo tavolo da lavoro tutti gli ingredienti, un paio di cucchiaini e la bilancia, che qui si sta parlando di un panino che si aggira sulle 800 calorie, non è che puoi versare cucchiaiate di burro d’arachidi senza poi pentirtene.

A meno che tu non sia van damme e quindi il tuo passatempo principale sia splittare su tutte le pareti di casa, tra una fetta di formaggio e l’altra.

Spalma 50 grammi di marmellata su una fetta di pane.

Questa volta non ho usato la Rigoni, ma una sottomarca del discount. Con zucchero, ma veramente buona.

Versa ora i 30 grammi di burro d’arachidi sull’altra fetta.

Sono molto orgogliosa dell’ultima mia creazione. Burro d’arachidi super cremoso.

Ora appoggia le tue fette di cheddar su una delle due fette.

Chiudi ed ammira la bellezza, prima di sbranare:

Come hai capito da quel che ho scritto ad inizio post, ne ho creata anche una versione col prosciutto cotto a pezzi. Era buono, molto buono.
Prova anche questo e decidi un po’ tu quale preferisci, che è proprio difficile.

Proprio davvero buono, giuro.

Bene, ho finito di tediarti e puoi finalmente mangiare.

Ciao, buona merenda e ricorda: il potere è ora nelle tue mani!

Sigla!

La fetta di pane Brett Sweat

Non solo è parecchio che non ti do ottime idee per la cena, ma qui si latita pure sullo spazio merenda.
E i bambini? Come fanno a guardare Bim Bum Bam, senza della spazzatura adeguata?

E soprattutto, qualcuno vuole pensare ai Garbage Kids?

Quindi oggi riscatta la rubrica dei Pail Garbage Kid: ho ormai reso perfetto il burro d’arachidi home made e lo sto spalmando un po’ su tutto ciò che è commestibile.
Nell’ultima settimana mi sto drogando di fichi, che stanno finalmente cominciando a diventare mondialissimi ed il mio sport preferito, dopo il sollevamento pesi ed il salto della corda, è quello di andarli a rubare ai vari contadini del Cilento. Altro che comprarli al supermercato, tzè.
In più ho una nuova passione per il miele di castagno, che ho scoperto essere una delle mie due droghe principali in questa bucolica, estatica, campale, atavica, ancestrale, idilliaca ed euforica estate 2018. L’altra è la feta, ma giàssai.

Dovevo dunque provare tutte le mie nuove dipendenze insieme.

La soddisfazione quando si addenta una nuova combinazione di porcate ed è buonissima.

È una di quelle robe che mi pappo dopo la palestra, quando azzannerei sei elefanti e mezzo facendo pure la scarpetta. Quindi sì, è una cosetta pesantuccia, soprattutto se ne mangi tre dosi come ha fatto il Kaiju.

Ho scelto il nome Brett Sweat, secondo me si addice a questa fetta di pane carica carica e l’immagine ti spiegherà ampiamente il motivo.
Go, go, go ma prima SIGLA!

Sigla!

Per preparare una fetta di pane Brett Sweat – ma per sentirti sazio dovrai mangiarne due – hai bisogno di:

  • Una fetta di pane. Ho usato un panbauletto integrale, tu usa quello che ti piace di più;
  • circa 25 grammi di burro d’arachidi. Ho usato quello fatto in casa, se desideri comprarlo io consiglio sempre il Jif;
  • un cucchiaino di miele di castagno;
  • un paio di fichi maturissimi;
  • un pezzettino di cacioricotta. Non l’ho pesato, ma credo di averne usato circa 30 grammi, tagliato a scaglie. Puoi usare il formaggio che vuoi: pecorino toscano, caciotta o che ne so. Sconsiglio il parmigiano: lo dico perché sicuramente ce l’hai in frigo ma solo l’idea mi disgusta, quindi non proverei.

Spalma 25-30 grammi di burro d’arachidi sulla fetta di pane.

Lava bene i fichi, tagliali in quarti e cacciali sopra il burro:

Cospargili con del formaggio tagliato a scaglie grandi grandi:

Completa tutto col miele, che ci sta da Cthulhu:

Secondo me è davvero un abbinamento BOMBA (da leggersi urlando fortissimo). Una merenda della madonna che si prepara in tempo zero.

La gioia nell’ora dei cartoni animati.

Ciao e buona merenda!