garbage pail kids, Primi

Pasta pepperoni (e cronache 2018 di un divoratore di film).

Per renderti tanto contenta anche io stilerò l’elenco dei dieci film migliori del  2018.

Vedo che hai reagito bene.

Sì, lo so che non è un’idea originale, che tutti han stilato la loro classifica, che giusto mia nonna no ma solo perché ancora non ha un blog.
Però c’è una differenza: qui non troverai classifiche, ma solo i 10 titoli che ho visto durante l’anno e che mi sono rimasti impressi. Non devono essere i migliori del 2018, né capolavori. Ho omesso titoli che lì per lì mi sono piaciuti di più o che sono oggettivamente migliori perché il criterio è proprio un altro. Il film doveva avere quel qualcosa che ha fatto la differenza per me e solo per me.

Non ho inserito Pantera Nera, The Endless e A Star Is Born perché ne ho già parlato lungamente. E non sono in ordine di gradimento.

Inserirò invece un’eccezione sgradevole – cioè un film bruttissimo che però mi ha fatto piacere guardare- ed un titolo tra quelli che avevo già visto in passato e che mi ha fatto particolarmente piacere riguardare.

Partiamo.

  • The Texas Chainsaw Massacre 2 di Tobe Hooper, 1986

Bello, bellissimo, stupendo il primo capitolo.
Ma questo è molto più malato, molto più assurdo ed anche molto più cretino.
Dennis Hopper ha la parte della sua vita (insieme a quella in Blue Velvet), è pieno di sangue, di trovate assurde e di motoseghe.
Tobe Hooper si è confermato il mio regista horror preferito e vedrò questa robetta qui fino allo sfinimento.
Se anche a te piacciono i film per malati mentali devi recuperarlo.

  • The Beguiled di Don Siegel, 1971

Ho visto il film della Coppola (non si può parlare di remake, dato che la storia è tratta da un romanzo) e mi ha fatto schifo.
Ma è grazie a questa disavventura che scopro la versione di Don Siegel, con Clint Eastwood come protagonista.
Atmosfera malsana, alienazione, isolamento, psicopatia provocata (forse) dalla guerra.
Orrore nelle piccole inquadrature sfuggite, di cui non posso parlare altrimenti ti rovino l’effetto.
Forse un po’ lento, ma per me non è un difetto.

  • Psycho II di Richard Franklin, 1983

Di nuovo: bello, bellissimo il primo capitolo. E grazie al cazzo: Hitchcock mica si batte.
E proprio per questo credo che ben pochi abbiano avuto il coraggio di affrontare il seguito.
Invece, contro ogni pronostico, mi è piaciuto di brutto. Non c’entra niente col primo: non c’è orrore sottile, anzi, è molto più un horror b movie (di cui vivo, in fin dei conti).
Però han costruito una storia che riporta il tutto al punto di partenza, dando molto spazio alla psicologia di Norman Bates. E poi si mangiano tanti panini, che non guasta.

  • The Room di Tommy Wiseau, 2003

Considerato il peggior film mai girato e onnipresente nell’internet, eppure io non lo conoscevo. L’ho scoperto grazie a The Artist di e con James Franco.
Sì, è vero, è brutto: orrendo sotto ogni aspetto. Le luci, la recitazione, le scene girate a caso, quelle inserite per errore, le scene di sesso che si ripetono uguali a se stesse, i dialoghi che boh. Se dovessi paragonarlo a qualcosa, sceglierei un brutto video di Antonello Venditti degli anni novanta.
Eppure dà un effetto talmente straniante da rimanere impresso.
L’idea di non dover per forza spiegare i rapporti tra i personaggi, creando dialoghi che sembrano partire da dialoghi precedenti, è ottima. Certo, non è stato capace a realizzarla, però è buona.
Lisa è un personaggio fuori dal mondo, psicopatico, soprattutto perché non è stato capace a darle una vera motivazione di fondo. E poi ci sono tutte quelle scene meravigliose cacciate dentro senza ragione, come quella della corsa nel parco o la partita a pallone vestiti con lo smoking.
Insomma, è proprio la totale incapacità di Wiseau a rendere il suo lavoro interessante.
Secondo me è da vedere. In compagnia, perché sennò ci si potrebbe annoiare un po’.

  • La Guerre du Feu di Jean-Jacques Annaud, 1981

Ammetto di avere sbuffato quando, prima di iniziare la visione, ho scoperto che si trattava di un film praticamente senza dialoghi e sugli uomini primitivi.
Poi al primo combattimento tra ominidi han catturato la mia attenzione: che bella violenza, che roba strana.
Pieno di sequenze parecchio potenti concettualmente e pure divertente.
Da vedere, seguito da Caveman con Ringo Starr (una roba così brutta che va vista almeno una volta nella vita).

  • Avengers: Infinity War di Anthony e Joe Russo, 2018

Premessa: non mi definirei per nulla appassionata dei film Marvel. Anzi: mi han fatto quasi tutti cagare. Però sono una spettatrice quasi religiosa: ho visto tutti i titoli, pure quelli che non mi interessavano. Perché uno un po’ ci si casca: leggi i fumetti (che sono meravigliosi) e la voglia di ritrovare i personaggi in carne ed ossa c’è di brutto.
Quest’anno mi è piaciuto Pantera Nera e persino il secondo capitolo di Ant-Man e un po’ pure Spider-Man. Anche Deadpool 2, che non è Marvel ma ‘sticazzi.

Infinity War è però tutto su un altro livello. I fumetti di Starlin sono tra i più belli mai scritti e li consiglio perché sono fumetti che ci rendono tutti migliori (e ogni personaggio è a 360 gradi, per non parlare dell’inventiva dell’autore, che è spettacolare). Ho apprezzato molto il fatto che nel film si siano discostati dalla trama originale, senza però spezzare la parte più importante (o quasi, purtroppo hanno omesso Warlock, per ora): Thanos.

Potentissimo, annientante: Thanos è proprio come nel fumetto. Non un cattivo tagliato con l’accetta, anche perché Thanos non è cattivo. Ha solo una visione del multiverso quasi più illuminata di quella dei piccoli Vendicatori che vanno in giro a tirare pugni. Galactus è cattivo? Silver Surfer è buono? Con certi personaggi non si possono trarre conclusioni affrettate: la potenza e la lontananza dalla nostra natura umana non possono farci comprendere in pieno cosa li muove.
Ed in questo il fotogramma che ho inserito racchiude l’essenza dell’opera Marvel tutta: l’umanità e la perseveranza di Capitan America contrapposta all’immensità di Thanos.

  • The Ramen Girl di Robert Allan Ackerman, 2008

Sì, è una totale boiata: e allora?
Sono fan in maniera totale di tutte quelle storie dove qualcuno deve diventare il più grande qualcosa del Giappone. Il più grande calciatore, la più grande pallavolista (perché, esiste qualcosa di più importante della pallavolo?), il più grande giocatore di basket. E, perché no, la più grande cucinatrice di Ramen dell’occidente.

Mi ha divertito un sacco.

  • Creep 2 di Patrick Brice, 2017

Non è solo un seguito, bensì un completamento del personaggio che ormai è quasi una persona vera. Mark Duplass è bravissimo.
Per me è un serial killer che può entrare nell’olimpo dei serial killer cinematografici. Insieme a Norman Bates e a Buffalo Bill, per capirci.
Mockumentary o giù di lì, però senza gli strafalcioni di stile che di solito si inseriscono per renderli più cinematografici (o per distrazione?).

  • Tomb Raider di Roar Uthaug, 2018

Allora è legale produrre un film su un videogioco senza massacrarlo!
Dopo anni in cui si sono impegnati di brutto a rovinare tutto il rovinabile (da Super Mario a Resident Evil), finalmente un’eccezione.
Tratto dal primo titolo della nuova trilogia, è talmente fedele che intere sequenze vengono riprese in maniera identica (tipo queste).
La Vikander è perfetta nella parte e si è pure super fisicata e questo già me la rende simpatica (altro che Wonder Woman e le sue braccine del cazzo: i supereroi devono avere i muscoli, chi dice il contrario mi sa che non ha ben capito che dietro i muscoli c’è anche la volontà di simboleggiare l’inarrivabile).

Divertente anche il fatto che più si va avanti col minutaggio e più Lara Croft compie imprese spettacolari. Un po’ come se ci fosse una specie di level up graduale.

  • Ready Player One di Steven Spielberg, 2018

Non c’è molto da dire. Effetti speciali spettacolari, storia carina e commovente, così zeppo di citazioni che può fare contento chiunque.
Soprattutto chi attendeva dal 1982 il ritorno di Steven Spielberg e finalmente è avvenuto.

  • Eccezione sgradevole: The Exorcist II di John Boorman, 1977

Osceno.
Un film dai lunghissimi sguardi vuoti, costellato da cagnaggine e con una storia zeppa di locuste di cui si capisce poco. L’importante, pare, era far crollare la casa del primo capitolo, poi boh.
Imbarazzanti le scene che riprendono il film di Friedkin: con attori diversi, battute mai pronunciate, trucchi orrendi.
E vogliamo parlare della scena in cui Regan balla il tip-tap? No, non credo.
Però faceva così schifo che mi è rimasto impresso e mi han fatto convertire a Pazuzu. C’è chi venera Cthulhu, chi Amon. Ormai la mia anima è per Pazuzu e basta.

  • Il rewatch migliore, come direbbero i giovani: Unbreakable di M. Night Shyamalan, 2000

Quando, nel lontanissimo 2000, ho osato dire che per me era il film definitivo sui supereroi mi hanno smutandato. E mi hanno smutandato per quasi 18 anni, fino a quando internet ha deciso che siamo tutti fan di una trilogia ancora non scritta e che nessuno desiderava.
L’ho trovato splendido come la prima volta e non lo riguardavo da almeno una decina di anni.  Il finale forse è un po’ sfigato e tirato via (parlo della missione da supereroe), ma glielo si perdona.

Spero di averti dato qualche spunto di visione, ci rivediamo il prossimo anno. La prossima volta metterò le mie serie tv preferite del 2018. Ma so che non te ne frega niente perché hai fame e c’hai pure ragione.

Gente che si arrende e scongela la pizzaccia.

Oggi ti propongo una porcata americana: la pasta col salamino piccante (o pepperoni). Facile, buona, un ritorno in gloria del cibo alla Garbage Pail Kids. L’unica sfiga è che dovremo usare il microonde perché altrimenti il formaggio non filerebbe a sufficienza. Ma tanto sappiamo che ciò che non ti uccide ti prepara all’imminente Fallout. 

Go, go, go!

Per preparare una pasta pepperoni, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta;
  • 100 grammi di salamino piccante (pepperoni, per gli amici) tagliato sottilissimo ;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino;
  • un cucchiaio d’olio;
  • 100 grammi di scamorza affumicata, a fettine sottilissime;
  • 300 grammi di passata di pomodoro.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Riduci a pezzetti 50 grammi di salamino piccante.

Versa in una padella un cucchiaio d’olio, insieme a del peperoncino e ad uno spicchio d’aglio scamiciato e tagliato a metà. Se è periodo di aglio buono puoi tranquillamente tritarlo o schiacciarlo con lo spremi aglio. Ma a gennaio, noi, lo togliamo durante la preparazione perché fa troppo schifo.

Fai soffriggere il tutto per un paio di minuti, girando spesso per non fare bruciare niente. Appena l’aglio è colorato levalo con una pinza.
Aggiungi ora 300 grammi di passata di pomodoro ed il salamino che hai sminuzzato.

Mescola il tutto, aspetta che inizi a sobbollire e poi abbassa la fiamma al minimo, così puoi dedicarti agli altri ingredienti.
Fai andare il sugo fino all’arrivo della pasta.

Taglia a pezzetti la scamorza, lasciando però intere 2 fettine.

Ora devi decidere come gestire il salamino rimasto. 
La pasta verrà passata al microonde, alla fine, quindi volendo puoi aggiungere le fettine di salamino sopra la pasta e farle sudare direttamente in quel passaggio.
Oppure puoi usare una padella antiaderente. In quel caso ecco come devi fare: fai scaldare la piastra-padella (con una fiamma medio bassa) e poi ci appoggi sopra il salamino.
Come diventerà trasparente toglilo: se lo fai cuocere troppo diventerà croccante e non è quello che ci serve. Bisogna starci parecchio attenti, il metodo del microonde è chiaramente più comodo.

Tutto il salamino nella parte a destra è pronto per essere prelevato.

Tira fuori la pasta tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione, ma non gettare l’acqua di cottura che non si sa mai.
Concludi la preparazione in padella, con fiamma alta e bagnando con l’acqua se il tutto dovesse risultare asciutto.

Prepariamo ora i piatti.
Prima la pasta:

Cospargi con i pezzettini di scamorza. Metti poi la fettina di scamorza che hai lasciato intatta e concludi con le fettine di salame. Fettine che puoi mettere dove vuoi.

Tipo così o abbondare.

Metti il piatto nel microonde, potenza massima.
Fallo rimanere lì finché il formaggio sarà bello sciolto.

Ed è finita. La tua porcata americana è pronta per essere pappata:

Ciao e buon appetito!

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Sandwich Cheddar Mon Amour.

Parliamo un po’ di cheddar, va.

Entusiasmo.

Forse hai seguito i miei percorsi di droga. Ho iniziato con il burro d’arachidi, una siringhetta alla volta. Poi sono passata alla feta, sciogliendola sui cucchiaini, nei cessi delle stazioni di Berlino Ovest.

Ieri, in cerca di brividi pesanti, ho acquistato una partita di cheddar ed è scattato l’assaggio.

Storie che non sono storie.

Non era la prima volta che provavo ‘sto formaggio, ma non mi aveva mai convinto. Persino nel mio triste passato di gioiosa lavoratrice di fast food, quella roba non mi andava giù.
Ma le cose belle arrivano, presto o tardi, dalle belle persone e quindi l’amore è sbocciato.

Ci vuole tempo e pazienza pure per imparare ad apprezzare il formaggio spazzatura.

Il panino che ti sto presentare è gemello del Valerie Vomit, soltanto che là c’era il prosciutto cotto. Ho provato la stessa combinazione col cheddar ed era uno spettacolo, ma quella sostanza gialla ed immonda doveva ottenere il ruolo di protagonista in un panino Garbage Kids: nessun emmenthal, edamer, groviera o sottiletta potrà  mai eguagliare il fintume del sapore che il cheddar ti fa esplodere in bocca.
Accompagnato da marmellata di fragole e da burro d’arachidi, poi, non ti dico.

Roba che uno sta così.

Dunque Go, go, go! con quella che sta per diventare una delle mie merende preferite.

Sigla!

Sigla!

Per preparare un sandwich Cheddar Mon Amour hai bisogno di:

  • 2 fette di pane in cassetta. Ho usato il panbauletto;
  • 30 grammi di burro d’arachidi. Se devi comprarlo ti consiglio sempre il Jif, ma ormai io uso solo quello preparato in casa. La ricetta la trovi qui;
  • 50 grammi di marmellata di fragole;
  • 70 grammi di formaggio cheddar che, nel mio caso, corrispondevano a tre fette. Sono tante e se vuoi puoi abbassare anche a due, ma perché?

Nel caso tu voglia prepararne una versione col prosciutto cotto ti consiglio di acquistare quello scrausissimo a fette spesse (quello alla Fallout, per capirci) e di mettere un po’ meno formaggio: 50 grammi di cheddar, 60 di cotto a fette spesse e vedrai che buono.

Innanzitutto ecco il consueto Pizzakaiju&friend:

Giallo fosforescente. Quasi arancione.

La preparazione è veramente semplice.
Porta sul tuo tavolo da lavoro tutti gli ingredienti, un paio di cucchiaini e la bilancia, che qui si sta parlando di un panino che si aggira sulle 800 calorie, non è che puoi versare cucchiaiate di burro d’arachidi senza poi pentirtene.

A meno che tu non sia van damme e quindi il tuo passatempo principale sia splittare su tutte le pareti di casa, tra una fetta di formaggio e l’altra.

Spalma 50 grammi di marmellata su una fetta di pane.

Questa volta non ho usato la Rigoni, ma una sottomarca del discount. Con zucchero, ma veramente buona.

Versa ora i 30 grammi di burro d’arachidi sull’altra fetta.

Sono molto orgogliosa dell’ultima mia creazione. Burro d’arachidi super cremoso.

Ora appoggia le tue fette di cheddar su una delle due fette.

Chiudi ed ammira la bellezza, prima di sbranare:

Come hai capito da quel che ho scritto ad inizio post, ne ho creata anche una versione col prosciutto cotto a pezzi. Era buono, molto buono.
Prova anche questo e decidi un po’ tu quale preferisci, che è proprio difficile.

Proprio davvero buono, giuro.

Bene, ho finito di tediarti e puoi finalmente mangiare.

Ciao, buona merenda e ricorda: il potere è ora nelle tue mani!

Sigla!
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La fetta di pane Brett Sweat

Non solo è parecchio che non ti do ottime idee per la cena, ma qui si latita pure sullo spazio merenda.
E i bambini? Come fanno a guardare Bim Bum Bam, senza della spazzatura adeguata?

E soprattutto, qualcuno vuole pensare ai Garbage Kids?

Quindi oggi riscatta la rubrica dei Pail Garbage Kid: ho ormai reso perfetto il burro d’arachidi home made e lo sto spalmando un po’ su tutto ciò che è commestibile.
Nell’ultima settimana mi sto drogando di fichi, che stanno finalmente cominciando a diventare mondialissimi ed il mio sport preferito, dopo il sollevamento pesi ed il salto della corda, è quello di andarli a rubare ai vari contadini del Cilento. Altro che comprarli al supermercato, tzè.
In più ho una nuova passione per il miele di castagno, che ho scoperto essere una delle mie due droghe principali in questa bucolica, estatica, campale, atavica, ancestrale, idilliaca ed euforica estate 2018. L’altra è la feta, ma giàssai.

Dovevo dunque provare tutte le mie nuove dipendenze insieme.

La soddisfazione quando si addenta una nuova combinazione di porcate ed è buonissima.

È una di quelle robe che mi pappo dopo la palestra, quando azzannerei sei elefanti e mezzo facendo pure la scarpetta. Quindi sì, è una cosetta pesantuccia, soprattutto se ne mangi tre dosi come ha fatto il Kaiju.

Ho scelto il nome Brett Sweat, secondo me si addice a questa fetta di pane carica carica e l’immagine ti spiegherà ampiamente il motivo.
Go, go, go ma prima SIGLA!

Sigla!

Per preparare una fetta di pane Brett Sweat – ma per sentirti sazio dovrai mangiarne due – hai bisogno di:

  • Una fetta di pane. Ho usato un panbauletto integrale, tu usa quello che ti piace di più;
  • circa 25 grammi di burro d’arachidi. Ho usato quello fatto in casa, se desideri comprarlo io consiglio sempre il Jif;
  • un cucchiaino di miele di castagno;
  • un paio di fichi maturissimi;
  • un pezzettino di cacioricotta. Non l’ho pesato, ma credo di averne usato circa 30 grammi, tagliato a scaglie. Puoi usare il formaggio che vuoi: pecorino toscano, caciotta o che ne so. Sconsiglio il parmigiano: lo dico perché sicuramente ce l’hai in frigo ma solo l’idea mi disgusta, quindi non proverei.

Spalma 25-30 grammi di burro d’arachidi sulla fetta di pane.

Lava bene i fichi, tagliali in quarti e cacciali sopra il burro:

Cospargili con del formaggio tagliato a scaglie grandi grandi:

Completa tutto col miele, che ci sta da Cthulhu:

Secondo me è davvero un abbinamento BOMBA (da leggersi urlando fortissimo). Una merenda della madonna che si prepara in tempo zero.

La gioia nell’ora dei cartoni animati.

Ciao e buona merenda!

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Sandwich Yecchie Becky.

È di nuovo uno di quei giorni là.

Tipo che ti sto per consigliare un panino cicciosissimo così bello e buono che ti ritroverai a mangiarlo per una settimana.

Sì.  Ancora con del cibo monnezza elaborato, sempre incuranti del pericolo.
Una delle ricette più cliccate dell’ultimo periodo è il sandwich leggermente antisemita di Mel Gibson e questo non può che rendermi piuttosto contenta.

Concordo.

Mi rende felice soprattutto sapere che passano di qui tanti Garbage Kids ed è quindi mio dovere contribuire alla loro dieta giornaliera con nuovi accostamenti e idee criticabili dai salutisti più convinti.

Si può non avere nel menù manco un panino con la cioccolata ed il burro d’arachidi? Concordo, non si può.

E se temi l’ingrassamento, non ti preoccupare. Ricordati di quello che ripetevano i nostri nonni, tanto saggi nella loro disarmante semplicità:

Tutto ciò che dicono i nostri vecchi – soprattutto se nati e cresciuti a Skyrim – è verità scolpita sulla pietra.

Quindi Go go go!, ma prima sigla!

Sigla.

Per preparare un sandwich Yecchie Becky hai bisogno di:

  • 2 fette di pane. Ho usato il Morato integrale, tu puoi usare qualsiasi cosa ti piaccia;
  • una banana;
  • 30 grammi di burro d’arachidi;
  • 30 grammi di crema spalmabile al cioccolato;
  • 10 grammi di fiocchi d’avena. Li puoi anche sostituire con un cereale a piacere, magari che non sia al cacao;
  • 2 cucchiaini di miele di castagno. Ma anche tre.

Taglia la banana a rondelle.
Spalma 30 grammi di cioccolata su una fetta di pane ed adagia sopra la banana. Cospargi il tutto con un cucchiaino di miele di castagno.

Spalma il burro d’arachidi sull’altra fetta di pane e posaci sopra i 10 grammi di fiocchi d’avena.

Chiudi il panino (è più facile non far cadere le banane, quindi alza quella) e versa un altro cucchiaino di miele sulla parte esterna del sandwich.

Ah, nessuno ti vieta di mettere i fiocchi d’avena sopra o sotto la banana, così non ti devi improvvisare giocoliere.

È davvero tutto qui. Ecco cosa dovresti avere davanti:

Se vuoi puoi aggiungere ulteriore miele, perché ci sta davvero da Cthulhu.
È stata la mia merenda per circa una settimana intera e no, non mi pento di niente.

In foto: un Kaiju che non si pente.

Ciao e buona merenda!

Cibo nei film, garbage pail kids, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Il panino indecente.

Durante la visione di Proposta Indecente ho capito che la chiave della felicità sta nel non avere soldi, essere però fieri possessori di un ippopotamo e addentare panini improbabili.

La felicità secondo Woody Harrelson.

Woody in realtà non riesce ad divorare il suo sandwich perché gli arrivano delle mutande sporche in faccia, ma ormai il Garbage Pail Kid che risiede stabilmente nel Kaiju era stato stimolato.
C’era sicuramente una banana, del burro d’arachidi e del miele. L’unico dubbio stava nella presenza o meno della marmellata: il barattolo nel fermo immagine è aperto, ma sulla fetta di pane io non ne vedo. Harrelson ci ha ripensato all’ultimo secondo? Ha mangiato un’altra fetta di pane ed hanno osato non mostrarcelo?
Così mi sono sacrificata ed ho provato entrambe le versioni. E quella con la marmellata non ha avuto alcun successo.

La reazione non è stata questa, ma quasi.

Ma andiamo con ordine e Go, go, go!

Per preparare un panino indecente hai bisogno di:

  • un paio di fette di pane bianco, tipo panbauletto;
  • burro d’arachidi. 15 grammi per fetta sono una quantità adeguata;
  • una banana tagliata a fettine;
  • un paio di cucchiaini di miele di castagno. Puoi usare il miele che vuoi tu, ma se ne scegli uno troppo dolce poi può nausearti. Quindi sii saggia nella tua decisione.

Ah, ma quasi dimenticavo la sigla.

Sigla!

Grabba tutti gli ingredienti e portali sul tavolo della merenda.
Spalma il burro d’arachidi sulle tue fette di pane.

Taglia la banana a rondelle.
Adagiala sulle fette e ricoprila con il miele. Un cucchiaino di miele a fetta è più che sufficiente.

Se proprio vuoi fare come il Kaiju, puoi prepararti l’altra fetta con la marmellata. Alla fragola, che è il gusto standard usato nei sandwich americani (sennò quella all’uva, ma da noi non esiste).

L’esperimento alla fragola.

Tutto qui.
Ti puoi sedere e mangiare la merenda, con il tuo fedele ippopotamo di compagnia.

L’ippopotamo c’è ma non si vede.

Ciao e buona merenda!

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Sandwich Hedda Spreader con crema Chuckin’ Charlie.

Ti sto per insegnare a creare una crema di burro d’arachidi e nutella.

Piacerà ai grandi e ai piccini e zio cleto si sta già leccando i baffi.

Siccome è una crema buonissima ma di difficile impiego, ti consegno pure l’abbinamento di porcate con cui te lo puoi mangiare. In un bel panino con pochi ingredienti ma tanta, tanta soddisfazione.

Gli americani tendono ad usare il cacao più un po’ d’olio di semi per creare questa crema. Ma siccome il Kaiju è un mostro pratico, ha anche pensato che la nutella c’ha già tutto lo schifo in sé, olio di palma compreso. La domanda quindi è sorta spontanea: perché sbattersi?

Go, go, go! ma prima la sigla!

Mi sembrava un nome adattissimo per la nostra crema d’arachidi.

Per preparare la crema Chuckin’ Charlie hai bisogno di:

  • 200 grammi d’arachidi sgusciate. Devi acquistarne 300 col guscio per ottenere questa quantità;
  • 90 grammi di nutella. Ovviamente puoi usare un’altra crema alla nocciola, se ti piace di più.

Sguscia tutte le arachidi e mettile nel tuo mixer.
Dovremo cominciare con il procedimento per il Crummy Peanut Butter, che trovi qui ma che comunque ti riassumo.

Aziona il mixer per un minuto. Muovi la polvere ottenuta col cucchiaio. Aziona di nuovo il mixer per un minuto. Muovi la mezza crema che si è formata, sempre col cucchiaio.
Continua questo procedimento fino a quando ottieni una vera e propria crema. Come questa:

La cosa bella è che abbiamo quasi finito.
Adesso devi solo aggiungere la quantità di nutella desiderata. Secondo me 90 grammi è una quantità adeguata, ma puoi certamente assaggiare mano a mano che ne aggiungi per assecondare i tuoi gusti.

Mentre dosavo.

Aziona di nuovo il mixer, giusto il tempo per amalgamare le due creme. Dovresti avere ottenuto un risultato simile:

Versa la Chuckin’ Charlie in un barattolo di cui possiedi il tappo e conserva in frigorifero.
Purtroppo il panino non potrai fartelo subito, poiché la crema sarà calda a causa del surriscaldamento delle lame.
Ma la Chuckin’ Charlie sarà pronta per la merenda del giorno dopo.

E che si fa il giorno dopo, a parte cercare una rete privata che trasmetta ancora Daltanious, da guardare durante lo strafogamento?
Si fa il il Sandiwich Hedda Spreader, ecco che si fa.

Go, go, go2! e sigla!

Che belli i Garbage Pail Kids.

Per preparare un sandwich Hedda Spreader hai bisogno di:

  • 2 fette di pane bianco. Io ho usato il panbauletto;
  • una banana;
  • 30 grammi di Chuckin’ Charlie;
  • 10 grammi di Corn Flakes. Volendo puoi sostituirli con un altro cereale, ma non usare niente di super dolce perché la Chuckin’ Charlie è già da diabete di suo;

Spalma 15 grammi di Chuckin’ Charlie su una fetta ed altri 15 sull’altra.

Taglia a rondelle la banana e metti più rondelle possibili sopra una delle due fette.
Sull’altra caccia i 10 grammi di Corn Flakes.

Chiudi il panino, sollevando ovviamente la parte con la banana, sennò avrai Corn Flakes ovunque.
Ammira la bellezza:

Siediti e gustati Daltanious ed il tuo sandwich porcoso: te lo sei meritato.

Gnam!

Ciao e buona merenda!

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Crummy Peanut Butter.

La gente normale si gasa con le degustazioni di vini e caviale. Per i Kaiju è diverso. I Kaiju assaggiano tre cose e ne parlano con fin troppo ardore: l’energia atomica, la pizza ed il burro d’arachidi.

Anche i treni e le metropolitane, ma con minore euforia.

Nell’ultima settimana e mezza ho creato ben tre tipi di burro d’arachidi e poi ho sperimentato anche la loro conservazione. Li ho lasciati un po’ in credenza, un po’ in frigo ed ho preso nota di tutte le mutazioni impercettibili.

Comunque, premessa fondamentale: per me si prepara qualcosa in casa quando il corrispettivo industriale è una monnezza. Come nel caso della pasta all’uovo oppure della besciamella.
Mai mi sognerei di cercare di ricreare la coca cola, la nutella o il cucciolone.

E se qualcuno dovesse anche solo pensare di iniziare il pippone salutista, sa dove deve andare, vero?

Quindi te lo dico subito: il burro d’arachidi che ti sto per passare è buono, buonissimo. Ma non è il Jif e mai lo sarà. 
Ecco perché lo chiameremo Crummy Peanut Butter.

Ovviamente non me lo sono inventato io. In italiano si traduce come: burro d’arachidi schifoso. 

Ho girato parecchio su internet prima di trovare una ricetta non eretica. Hanno tutti deciso che si mescolano robe a caso, soprattutto olio di semi a litri. E no: col cazzo. 

Ecco qui i risultati dei miei primi tre esperimenti:

Il primo a sinistra è quello buono.

Come puoi vedere, l’ultimo sulla destra è super crunchoso, il secondo è troppo colorato ed il terzo è finalmente una crema spalmabile.

Ecco un panino spalmato con il Jif:

Ed ecco, infine, il pane con il mio definitivissimo burro d’arachidi:

Ricetta che ho rubato a Stefano Barbato, che finalmente mi ha tolto tanti dubbi, tra cui quello principale: ci vuole l’olio di semi nel burro d’arachidi?
Risposta: NO.

Ci sono comunque delle piccole differenze nel gusto e nella consistenza tra il burro home made e quello industriale marcato Jif: per ricrearlo credo sia necessario recarsi a Whiterun (nella regione di Skyrim) ad imparare qualche incantesimo particolare.

Manco Potter c’è riuscito. Ed era la nostra ultima speranza.

C’è da dire che più il tuo mixer è potente e più otterrai robe spettacolari. Col robottone serio ho ottenuto una crema superspalmabile, praticamente perfetta:

Col mixerino piccolo è venuto più grumoso, ho impiegato più tempo e soprattutto a volte ho dovuto smettere di tritare perché il motore si era surriscaldato.

Quindi partiamo con le idee ben chiare: stiamo per imparare il Crummy Peanut Butter e se si chiama così, ci sarà pure un perché.

Go, go, go e sigla!

Poteva mancare un bambino spazzatura?

Per preparare del Crummy Peanut Butter hai bisogno di:

  • 200 grammi di arachidi. Peso già sgusciato. Ti serviranno circa 300 grammi di arachidi col guscio per arrivare a questa quantità. A meno che tu abbia un mixer super professionale, ti sconsiglio di tritare più di 200 grammi di arachidi: il motore si surriscalderebbe troppo;
  • 4 grammi di sale.  La percentuale, in generale, deve essere il 2 per cento del peso delle arachidi;
  • Facoltativo: 10 grammi di miele di acacia. Quello di castagno è troppo saporito, il millefiori eccessivamente dolce. Questo aggiungilo solo se desideri avvicinarti al gusto del Jif, altrimenti puoi ometterlo. 5 grammi di miele ogni 100 grammi di arachidi.

Innanzitutto puoi decidere se tostare o meno le arachidi. Se decidi di tostarle, preri scalda il forno a 220 gradi, modalità ventilata, e lasciale dentro dagli 8 ai 10 minuti. Ancora integre.
Controlla comunque la confezione: a volte le arachidi sono già tostate anche se non sgusciate.

Così.

Se usi delle arachidi già tostate le devi però mettere nel microonde per 30 secondi: durante la lavorazione devono essere calde.

Una volta sgusciate e scaldate cacciale nel mixer ed aggiungi i 4 grammi di sale

Ora tu penserai che basta attivare il robottino ed è finita lì.
No.
Va tritato un minuto alla volta. Poi ci si ferma, si mescola tutto con un cucchiaio, e poi si ricomincia.

Quindi aziona il tuo mixer per un minuto. Le arachidi verranno tritate e si formerà una polvere.

Smuovi il tutto con un cucchiaio ed ottieni questo:

Riaziona il mixer un minuto.
Muovi il tutto con un cucchiaio.

Ripeti l’operazione fino a quando otterrai una crema molle, come questa:

Continua ad usare il mixer per un minuto o due alla volta. Piano piano passeremo dal granuloso:

Al liscio:

Adesso, se hai deciso di unirci il miele, puoi cacciarcelo dentro e riazionare il mixer per un paio di minuti.

Ti faccio vedere bene una cucchiaiata, per farti capire meglio la consistenza ottenuta:

Anche con l’uso di un mixer potente ti tocca ogni tanto fermare e rigirare tutto. Ma si fa meno fatica.

Col mixer potente.

Il burro d’arachidi è pronto: infilalo in un barattolo, chiudilo e conservalo.
Ma ovviamente le cose da sapere non sono finite qui.

Fondamentale: anche se la consistenza ottenuta a prima vista sembra cremosa, con la sedimentazione il burro cambierà. Diventerà più solido, più compatto. Quindi assicurati di fermare il tuo lavoro col mixer quando il tutto è molto, molto spalmabile.

Come conservarlo?
Normalmente non metto il Jif in frigo: non ne ha bisogno. Stessa cosa per quello fatto in casa. Quindi fai come ti pare: se ti senti più al sicuro, frigo. Altrimenti credenza. Dipende anche in quanto tempo te lo pappi.

Appena fatto, però, lo faccio raffreddare bene e poi lo caccio in frigo un paio d’ore, per fargli prendere una consistenza più compatta.

Quanto dura?
Non lo so. Sospetto che lo finirai prima di sapere quando e se si formeranno muffe.

E questo è tutto quello che so sul burro d’arachidi fatto in casa.

Nemmeno Bubba ha un asperger come il mio.

Ciao e buona merenda!

garbage pail kids, Panini

Sandwich Valerie Vomit.

Anche oggi vanifichiamo per bene la palestra.

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Forza, che abbiamo sei chili di burro d’arachidi da mangiare!

La cosa più grave di quest’ennesima battaglia persa contro la ciccia è che, prima di ingurgitare questo splendido panino che ti sto per presentare, mi sono messa a preparare il burro d’arachidi da zero. Senza una vera ricetta di riferimento: in pratica tritavo, assaggiavo, aggiungevo elementi, assaggiavo ancora. Quando sono arrivata al momento del pranzo c’avevo il disgusto di vivere.

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Ero così.

Però nulla può fermare un Kaiju dal suo dovere papposo, quindi ho raccolto i miei bravi coltelli, cucchiaini e bilance e mi sono messa a costruire il panino dei panini. Con burro d’arachidi, prosciutto cotto, formaggio e marmellata di fragole.

Ebbene sì: marmellata di fragole in un panino salato. Non me lo sono inventata io: in America è un abbinamento piuttosto comune. Burro d’arachidi e prosciutto sapevo già essere un accostamento più che valido (ecco il post dedicato) e quindi niente, come membro onorario dei Pail Garbage Kids dovevo provare.

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Uno dei miei motti.

Quindi anche oggi dedichiamo il sandwich ad un Garbage Kid. Più precisamente a Valerie Vomit, perché sì.

Sigla!

Go, go, go!

Per preparare un sandwich alla Valerie Vomit hai bisogno di:

  • un paio di fette di pane tipo panbauletto;
  • 50 grammi di prosciutto cotto;
  • 50 grammi di emmenthal. Ho provato con altri formaggi, questo è il migliore. Forse si può tentare con le sottilette, che sono ancora più finte;
  • circa 30 grammi di burro d’arachidi. Io uso il Jif.
  • circa 50 grammi di marmellata di fragole. Io uso la Rigoni e te la consiglio.

Spalma 30 grammi di burro d’arachidi su una fetta di pane e 50 grammi di marmellata di fragole su un’altra.
Se vuoi puoi diminuire le dosi, ma ricordati di mettere sempre più marmellata che burro.

Adagia il prosciutto sopra il burro d’arachidi.

Aggiungi anche il formaggio.

Chiudi il panino ed ammira il tuo lavoro:

Ne ho creato un’altra versione, con il primo sale, ma francamente non sono stata felicissima. Te lo faccio vedere, perché è comunque splendido:

Abbiamo già finito.
Accendi il solito Ragazzi Perduti e gustati il tuo panino porcoso.

Gnam!

Ciao e buona merenda!

garbage pail kids, Panini, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Sandwich Hungry Henry, con pappa di banana e bounty.

Devo fare outing: non ho mai mangiato la nutella a cucchiaini. Però – e mettici qui l’esclamazione che vuoi, io opto per CristoDio – non riesco a resistere al burro d’arachidi.

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Autoritratto.

Ormai lo caccio un po’ ovunque. Due giorni fa l’ho provato col salame al finocchio e no, sallo, non ci sta bene.

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Io.

Avevo promesso che avrei continuato a sperimentare con gli accostamenti imbecilli preparando i sandwich all’americana e sto mantenendo il mio fioretto. Mangio porcate solo per dare poi la ricetta a te, che so che ti vuoi sfondare senza ritegno.
Così è accaduto l’impossibile: ho finalmente migliorato il panino con la banana e gli smarties. E quindi preparati psicologicamente, poiché ti sto per regalare le preziosissime nozioni che ho imparato.

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Te lo sei meritato.

Un panino bello ciccioso, una carica di zuccheri inenarrabili e la quotidiana dose di burro d’arachidi iniettata direttamente nelle vene.
Una bomba, ma quanto era buono.

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No, mi pento di nulla.

Quindi Go, go, go! e vediamo che possiamo mangiare a merenda, magari davanti all’ultimo episodio dei Power Ranger.
Ma prima sigla!

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Per preparare un sandwich Hungry Henry hai bisogno di:

  • 2 fette di panbauletto o pane simile;
  • 25 grammi di burro d’arachidi. Io, ormai lo sai, sono fedelissima al Jif;
  • una banana (100 grammi sono sufficienti);
  • 3 mini bounty;
  • 10 grammi di Coco Pops.

Taglia a rondelle la banana e tira fuori l’ingrediente segreto.

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Ecco l’ingrediente segreto.

Spezzetta tre mini bounty ed aggiungili alla banana, in un mixerino.

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Riduci tutto in una pappetta grossolana.

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Se non possiedi un mixer puoi farlo con una forchetta. Verrà ancora più grossolano ma non ce ne frega un cazzo.

Posa tutto quello che ti occorre sul tavolo dove farai merenda.

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Distribuisci su una fetta di pane la pappa di banana e bounty. Se ti avanza, mangiatela a cucchiaini che è buonissimo.

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Spalma sull’altra fetta i 25 grammi di burro d’arachidi.

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Metti 10 grammi di Coco Pops sopra il burro d’arachidi.

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Chiudi il panino delicatamente e schiaccialo un po’ con le mani per fare aderire le due fette.

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Accendi su italia uno che danno ancora i Power Ranger, come nel 1996. Prendi il latte al cioccolato dal frigo e pasteggia con gioia insieme al Kaiju.

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Quando non sai cosa mangiare a merenda, chiama al volo Pizzakaiju.

Ciao e buona merenda!

garbage pail kids, Roba da fare a merenda, mentre guardi Bim Bum Bam

Yogurt Renata Cariata, con fragole.

Hai già capito.
Accendi la tv e cerca la rete locale che trasmette ancora Bun Bun il cagnolino, che qui tra poco si fa merenda.

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Sarà dura, ma secondo me qualcuno lo dà ancora.

Forse non tutti si ricordano che i Garbage Pail Kids esistevano pure in Italia e si chiamavano Sgorbions. Gli stessi orrendi bambini, solo col nome in italiano. Mi sembra giusto dunque dedicare proprio ad uno Sgorbions questo ennesimo yogurtone con dentro tuttecose. Tuttecose, come è tradizione, che provocano il diabete solo a guardarle.
Quindi, trovato lo Sgorbions adatto, vai con la sigla!

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Sigla. Peccato non trovare un’immagine ad alta qualità.

Go, go, go! 

Per preparare lo yogurt alla fragola di Renata Cariata, per una persona, hai bisogno di:

  • 150 grammi di yogurt greco alla fragola;
  • 200 grammi di fragole;
  • 15 grammi di crema alla nocciola. Ho usato la Rigoni senza latte perché è un po’ più amara delle altre e quindi non copre tutti gli altri sapori. Nessuno ti vieta di usare la solita, carissima, affezionatissima Nutella;
  • 35 grammi di Coco Pops. Se vuoi mettere degli altri cereali sei ovviamente libera di sperimentare;
  • un goccio di latte per ammorbidire il tutto.

Prendi tutti gli ingredienti e portali sul tavolo da lavoro.

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Versa lo yogurt in una scodella capiente e caccia dentro anche 120 grammi di fragole tagliate a pezzi.

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Aggiungi i 35 grammi di Coco Pops.

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Metti la crema al cioccolato che hai scelto di usare nel microonde per qualche minuto, così è più sciolta. 

Ora, con l’aiuto di un goccio di latte, mescola gli ingredienti che hai nella ciotola.

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Versa ora i 15 grammi di crema alla nocciola.

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Mescola ancora ed arricchisci con le rimanenti fragole, sempre tagliate a pezzetti.
Prendi un cucchiaio e mangia.

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Gnam.

Ed ecco immortalata la mia ciotola insieme alla mia grandissima gioia di vivere che trasuda da ogni pixel:

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Ed una dove fingo tantissima ilarità:

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Selfie Kaiju.

Ciao e buona merenda!