Tette di riso. Ripiene.

Capitano quelle volte in cui tu ti impegni tantissimo nel fare da mangiare, ma comunque un sacco di roba non va.
Ti cadono cucchiai di legno per terra (e a volte ti girano così le balle che li usi pure così, lerci), afferri la bottiglia d’olio al volo perché la stavi facendo precipitare spostando piatti e cose – ed ormai sei diventato campione del mondo in Prendi l’olio al volo – e come se non bastasse creature oscene si divertono ad accendere mixer, forni e frullatori cercando di farti distrarre e bruciare tutto.

La signora è proprio frustrata, non gliela vogliono proprio far cucinare quella stupida pasta col tonno.

In uno di questi scenari qui ho lessato un riso che volevo ripassare nel wok, ma non era del tipo adatto: amido, amido ed ancora amido.
Dopo averlo spalmato un po’ per tutta la casa – era uno di quei giorni lì, quindi solo casino – ho deciso che ok, va bene tutto, però non si butta.
Quindi piano B per il pranzo del giorno dopo.
Già era successa questa cosa: chi si ricorda degli Onigiri punkabbestia?

Grossi anche più di questi.

Questa volta ho deciso di trasformarli in tortini ripieni di formaggio, che poi avrei condito con non so bene cosa, tanto il frigo ultimamente è stracolmo di cibo avanzato.

Quindi questa è un’idea che puoi usare pure tu, modificando un po’ tutto quanto perché è totalmente adattabile.

Io ho riempito i tortini di feta, ma tu ci puoi mettere quello che ti pare: dal salmone affumicato allo stracchino, passando per le verdure per arrivare a i bocconcini di pollo passati in padella.
Il sugo di fagioli con cui alla fine li ho accompagnati, è sostituibile con un sugo anche più semplice, oppure una fonduta con qualsiasi formaggio avanzato.
Insomma, non farti venire il mal di testa scrivendo la lista della spesa, basta che apri la dispensa e la saccheggi.

Ci pensa già la vita a sfracassarti il cervello, non ti preoccupare.

Ah, ho deciso di chiamare i tortini Tette di riso. Se è porno, però, tolgo.

Go, go, go!

Per preparare due Tette di riso hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. La tipologia che vuoi;
  • 200 grammi di feta (o altro ingrediente segreto con cui riempire i tortini);
  • 200 grammi di passata di pomodoro. Hai presente quella bottiglia mezza vuota che tra un po’ fa la muffa? Ecco, usa quella;
  • sale, pepe;
  • un barattolo di fagioli (se li vuoi preparare da zero, te ne servono 200 grammi di secchi);
  • un cucchiaio d’olio;
  • uno scalogno.

Sia chiaro: puoi anche non formare le tette e mescolare la roba direttamente nel riso. Però così non diventano tette e levi l’effetto SHOCK! ai tuoi allegri commensali.

Tette dolci.

Lessa il riso in acqua salata, bestemmia guardando quell’amido di troppo che non ti permetterà di friggerlo nel wok e caccialo in un piatto.

Per creare le tette ti servono due tazze identiche, come queste:

Apri la feta e sciacquala bene sotto l’acqua fredda.

Con un cucchiaio metti metà del riso nelle due ciotole e mettici dentro la feta. Avevo della stupida feta a dadini, ma se sei fiera possidente di feta a pezzi, sbriciola con le mani, in maniera grossolana.

Ricopri la feta con l’altra metà del riso ed appiattisci bene la superficie con il dorso di un cucchiaio.

Quel pezzetto di feta serve solo a scattare la foto: la macchina non voleva mettere a fuoco.

Se è per il giorno dopo, mettilo in frigo.
Altrimenti lascialo lì e pensiamo al sugo.

Scola i fagioli dalla loro acqua e sciacquali bene. Se li vuoi preparare da zero ci vogliono un paio d’ore senza ammollo. Con ammollo devi metterle in acqua dalle 12 alle 24 ore.
Ecco i due procedimenti:
Fagioli con ammollo – qui.
Fagioli senza ammollo – qui.

Se usi quelli in barattolo ecco la difficilissima operazione dello sciacquaggio.

Versa in un pentolino un cucchiaio d’olio e poi fai soffriggere un minuto lo scalogno tritato.

Versa ora 200 grammi di passata e i fagioli. Mescola bene, aggiungi il sale.

Fai andare a fiamma medio-bassa per dieci minuti.

È tempo di creare le tette.
Se erano in frigo devi scaldarle in microonde per un minuto, un minuto e mezzo massimo. Massima temperatura.

Chiudi con un piatto la tazza col riso e capovolgi il tutto con un movimento deciso.
Batti leggermente sulla tazza e dovresti avere davanti a te una tetta:

Ora il cubetto di feta ha un senso più chiaro.

Spegni il fuoco e versa il sugo di fagioli tutto intorno alla tetta. Mettine una mestolata anche sopra, se vuoi, tanto si mangerà tutto mescolato.

E niente, è davvero tutto qui.
Ora puoi distruggere tutto e mangiare, cospargendo con un po’ di pepe. Non ho più segreti da tramandarti, almeno per oggi.

Ma un’altra foto sì, perché è venuta bene.

Ciao e buon appetito!

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Gnocchi di patate al sugo.

È di nuovo quel momento là. Quel momento in cui hai faticato tutta la mattina, c’hai una fame della madonna e ti stai per avventare su qualsiasi cosa assomigli al cibo.

Hai così fame che ti mangi direttamente le confezioni con la roba dentro.

Quindi ecco una ricetta non ricetta, da farsi rigorosamente con gnocchi industrialissimi, che stanno nel frigo da chissà quanto e manco ti ricordi perché li hai comprati.
Una ricetta che puoi usare con tutti i tipi di gnocchi, pure quelli ripieni, quelli con le farine strani, quelli di.
Prepariamo gli gnocchi al sugo, con la passata di pomodoro.
Il tempo dell’acqua che bolle e puoi sfogare il tuo appetito incontenibile.

Go, go, go!

Come non capirlo.

Per preparare degli gnocchi di patate al sugo, per due persone, hai bisogno di: 

  • 500 grammi di gnocchi. Confezionati, che c’abbiamo fretta;
  • una cipolla bianca;
  • un cucchiaio d’olio;
  • sale, origano;
  • 400 grammi di passata di pomodoro;
  • un po’ di parmigiano da mettere su ogni porzione (non grattarne più di 60 grammi, che già così è tantissimo).

Metti l’acqua degli gnocchi a bollire.
Gratta il parmigiano e trita la cipolla.
In una padella versa un cucchiaio d’olio e cacciaci dentro la cipolla.

Falla soffriggere a fiamma medio bassa, fino a quando sarà morbida e colorata.
Versa poi i 400 grammi di passata di pomodoro. A questo punto aggiungi il sale e l’origano.

Ogni tanto mescola e fai cuocere il sugo per dieci minuti. Prolunga pure la cottura, se gli gnocchi non fossero ancora pronti. Se si asciugasse troppo, bagna con l’acqua degli gnocchi ed abbassa la fiamma al minimo.

Gli gnocchi sono pronti quando tornano a galla. Quindi cacciali nell’acqua (che avrai salato, nel frattempo) ed attendi che salgano.
Se ti sei dimenticato di tirarli fuori dal frigorifero caccia pure il coperchio, perché freddi come sono avranno smontato l’acqua.

Tirali poi fuori con una schiumarola e cacciali direttamente nel sugo. Falli saltare per un minuto, giusto il tempo per amalgamare gli ingredienti e poi spegni.

Prepara i piatti e cospargi ogni porzione con del formaggio grattugiato.
Ecco qui la tua fiera ricompensa per tutta la fatica mattutina:

Mangia, che te lo sei meritato.
Ciao e buon appetito!

La minestrina delle suore.

Ci sono cose che mi piacciono tanto ma non le mangio mai, perché sono una roba che uno poi si vergogna a preparare,
No, non sto parlando delle pizze surgelate, dei bastoncini di merluzzo finti o di tutta quella roba da fallout indecente che in realtà riempie il mio freezer.

No, io parlo della pasta scotta.

Eh, lo so.

Dell’asilo ho tre ricordi:

  • un bambino maledetto mi ha rubato un pullman di plastica e me l’ha buttato nella spazzatura. Io non l’ho raccolto perché boh;
  • il bicchiere ed il piattino di plastica che portavo dentro la schiscetta di metallo. Non ricordo il disegno sulla schiscetta, poteva essere Iridella oppure i Mon Cicci, perché avevo un’insana fissa per i Mon Cicci.
  • la pastina scotta ed insapore, quasi senza brodo, che le suore cercavano di farmi mangiare.

Sìsì, ho detto proprio SUORE.

Inutile dire che le suore non sono mai riuscite a farmi mangiare quella pastina (e da piccola, a quanto ne so, schifavo in generale il cibo), però quella roba è rimasta nel mio subconscio.
Io, quando sento l’odore della pasta scotta, son contenta.

Perché un trauma infantile è per sempre.

Però non ci riesco mica ad ottenere delle sonorità così intense. Quando preparo le minestrine la mia pasta è sempre al dente ed è senz’altro buonissima. Eppure il mio intento è sempre quello di cucinare di merda, senza successo.

Tutto questo preambolo per dirti che oggi si cucina la minestrina delle suore, lessando addirittura il prosciutto cotto, che almeno l’odore della mensa dell’asilo un po’ me lo ha fatto ricordare.

Ho rubato l’idea a Cucina preDiletta, anche se in realtà non ho seguito molto la sua ricetta. Ma la sua foto mi ha fatto sognare tanti crocifissi ed il padre nostro mai imparato a memoria.

Go, go, go!

Bella, eh? Ma no, non è quello che verrà fuori.

Per preparare la Minestrina delle Suore, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta. Io ho usato un misto di cavatelli e tubetti, ma puoi usare un po’ quello che ti pare. Anche degli spaghetti spezzati;
  • circa 200 grammi di prosciutto cotto a dadini;
  • 250 grammi di piselli;
  • mezza cipolla bianca;
  • pepe, sale;
  • 50 grammi di parmigiano + una spolverata sui piatti;
  • un cucchiaio d’olio + un filo d’olio da mettere su ogni porzione.

Innanzitutto scongela i piselli. Puoi senz’altro usarli surgelati, ma ci si mette francamente di più. Se hai tempo, la sera prima pesa la quantità che ti serve, mettila in una ciotola e lasciala riposare nel frigorifero. Se invece ti sei decisa all’ultimo secondo, passa i piselli sotto l’acqua appena appena tiepida fino a quando non sono più ghiacciati.

Metti una pentola d’acqua non salata a bollire.

Mentre attendi le bolle, prepariamo tutti gli ingredienti.
Trita la cipolla.
Gratta il parmigiano.
Riduci a dadini il prosciutto cotto.

Bolle l’acqua? Iniziamo.
In una pentola versa un cucchiaio d’olio e fai soffriggere la cipolla fino a quando sarà colorata.

Aggiungi il prosciutto cotto e, usando una fiamma media, fallo rosolare bene per 3-4 minuti.

Getta dentro anche i piselli e fai insaporire il tutto per due minuti. Vai anche di sale e di pepe.

Ora ricopri il tutto con l’acqua bollente, chiudi col coperchio ed attendi le bolle. Quanta acqua? Dipende dal risultato che vuoi ottenere: io preferisco un brodo molto ristretto, quindi copro con manco un dito sopra al volume degli ingredienti.

Appena l’acqua bolle, puoi aggiungere la pasta.

Durante la preparazione ogni tanto mescola e se per caso l’acqua non fosse sufficiente, aggiungine un po’. Assaggia anche l’acqua e se mancasse di sale aggiungine, ma ricordati che alla fine ci sarà pure il parmigiano che insaporirà.

Ferma la cottura due minuti prima del tempo indicato sulla confezione e, a fiamma spenta, getta dentro il parmigiano.
Mescola tutto e lascia riposare un minuto, senza coperchio.

Vai a metterti la tonaca e prepara le porzioni.

Su ogni piatto metti un filo d’olio, una macinata di pepe e del parmigiano. Poco, tanto è già dentro.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Siediti e mangia la minestrina delle suore e non farti rubare le macchinine dal mini bullo.

Il piatto di plastica oggi non lo uso per la minestra, ma per il formaggio sì.

Ciao e buon appetito!