Cibi che mi fanno schifo (sì, lo so che in Africa muoiono di fame), Primi, Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando

Spaghetti alla Nuntereggae Più 2: Il Ritorno.

L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, che il pesce con il formaggio nulla ha a che fare. Qui ho appreso la mia passione per la carbonara. 
Eppure l’internet, a furia di parlarne, mi ha convinto a provare quella che – da turisti della cucina – chiamano Carbonara di Tonno. Dopo averla preparata al meglio delle mie possibilità ed averci cenato, questo è il mio giudizio:

12189687_1049743051725167_6140689485227139131_n
Una foto vale più di mille parole.

Quindi riapriamo la rubrica Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando per mettere nero su bianco una ricetta che non ripeterò. Siccome i miei neuroni non stanno tanto bene e si dimenticano le cose, non si sa mai. Non vorrei, magari tra sei mesi, dover riprovare l’ebbrezza di quella mescolanza di sapori che non dico faccia schifo, ma quasi.

Non vorrei rovinarmi l’ennesima cena.

tenor
Mentre scrivo, rifletto su come vendicarmi dei fashion blogger.

Noi battezzeremo la ricetta Spaghetti alla Nuntereggae Più 2: Il Ritorno. Per trovare la prima ricetta della serie, clicca qui.

Go, go, go!

Per preparare gli Spaghetti alla Nuntereggae Più 2: Il Ritorno, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 1 uovo + 2 tuorli;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato a polvere;
  • circa 300 grammi di tonno al naturale (quello più scrauso che trovi. Non comprare i filetti e non osare distruggere il tonno fresco);
  • pepe, uno spicchio d’aglio, un cucchiaio d’olio, prezzemolo.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Prepariamo la crema. In una ciotola metti l’uovo ed i due tuorli, i 50 grammi di parmigiano ed un po’ di pepe. Sbatti tutto con la forchetta, fino ad ottenere una crema omogenea e densa.

tumblr_oyq6vsqmep1r0awsqo1_1280

Apri tutte le scatolette di tonno e leva l’acqua in cui il tonno vegeta da secoli.

In una padella metti un cucchiaio d’olio e fai soffriggere l’aglio. In questo caso, l’aglio non tritarlo: dividilo solo a metà così poi lo togliamo (secondo me nella cremina non c’entra molto).

tumblr_oyq6vsqmep1r0awsqo2_1280
Qui qualcuno non ha tolto bene l’acqua del tonno.

Intanto, se l’acqua bolle, prepara la pasta, ricordandoti che dobbiamo tirarla fuori un minuto prima per finire la cottura in padella.

Quando l’aglio sarà bello colorato, aggiungi anche il tonno e fai cuocere per un minuto a fiamma bella alta e spezzettalo con un cucchiaio di legno (se c’è un po’ d’acqua di “vegetazione” rimasta, cuoci fino a quando evapora).  A questo punto leva l’aglio e buttalo via.

Se la pasta ancora non è pronta, spegni la fiamma del tonno. Ma ricordati di riaccenderla un minuto prima dell’arrivo della pasta, poiché sai che la crema di parmigiano e uova ha bisogno del calore e quindi sia condimento che pasta dovranno essere caldissimi. L’ideale sarebbe coordinarsi con i tempi, preparando il tonno un paio di minuti prima dell’arrivo della pasta. 

Comunque, hai cotto il tonno per un minuto? Bene. Ora scola la pasta, cacciala nella padella col tonno e fai cuocere un minuto a fiamma alta. Durante l’operazione, mescola molto bene.

Trascorso il minuto, caccia tutto dentro la ciotola con la crema di uova e mescola energicamente gli elementi.
Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato (e auguri e buon appetito):

tumblr_oyq6vsqmep1r0awsqo3_1280

Mai più. Davvero. Mai. Più.

La prossima volta prepareremo una vellutata di zucca, con speck croccante e granella di pistacchi. Mondialissima.

Ciao!

Annunci
Cibi che mi fanno schifo (sì, lo so che in Africa muoiono di fame), Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando

Gli gnocchi bombetta.

Gorgonzola e ‘nduja non dovrebbero incontrarsi mai.
Potrei anche finirla così, mandare a casa tutti subito, ciao, ci sentiamo domani. Ma so che il mondo può imparare dai miei errori e dato che in questo periodo le sperimentazioni fallite non sono state poche, è giusto condividerle per fermarvi in tempo.
Ricordo ancora con orrore il Risotto alla cazzo, dove elementi ottimi di per sé hanno formato una melma verde orripilante. Ricordare però non basta: bisogna DENUNCIARE!

Quindi eccoci con la rubrica Tu lo chiami cibo, ma io sto vomitando che l’universo tutto stava aspettando da tempo.

tumblr_oo6ju2pldt1uxbwf5o1_500
Quando il Kaijutelefono suona, Pizzakaiju risponde. Sì, pronto intervento cibodimmerda, dica pure.

Tutto è iniziato malissimo.
Dove abito la ‘nduja te la vendono col giornale del mattino, ma per il gorgonzola c’è da bestemmiare. Solo roba che assomiglia più a mascarpone con delle finte muffe, dolce ed insapore. Siamo al sud, i formaggi con le muffe sono quasi illegali.
Quindi quando il salumiere mi stava per rifilare la solita stracchinata con su scritto GORGONZOLA ho detto no, grazie, dammi quella roba là. Ecco cosa ho comprato:

DSC02973.JPG
Quella roba là.

Non ricordo manco come cazzo lo chiamino, quella roba là, qui. Non Gorgonzola, se è questo che ti stai chiedendo.
Il gusto comunque gli somiglia parecchio, anche se ha una punta di amaro sul fondo che distrugge un po’ tutto.
Il salumiere, un po’ controvoglia, mi ha tagliato un paio d’etti di questo formaggio affermando più e più volte che Il gorgonzola nasce dolce, strizzando l’occhio verso la caciottina fresca gorgonzolata che stavolta si mangia lui.
Al Il gorgonzola nasce dolce ho tirato fuori la mia faccia da poker migliore, reprimendo i vaffanculo interiori.

tumblr_n6irbdjwas1s1ghg9o3_250
Poker Face.

Il piatto nefandezza da preparare erano degli gnocchi di patate con una crema di ‘nduja e gorgonzola.
Quindi ho comprato gli gnocchi e mi sono messa al lavoro.
Ho mescolato i due ingredienti in padella, mangiandone a volontà durante la preparazione, realizzando questa crema che è pure invitante:

DSC02979.JPG

Ed eccomi qui, pochissimi minuti dopo, mentre preparo le parti.

DSC02986.JPG

Quando arriva il momento dell’assaggio, al primo gnocco siamo quasi soddisfatti.
Poi però arriva il secondo. Ed il terzo. Al quarto abbiamo lingua e palato massacrati dai sapori troppo violenti, troppo amari, troppo piccanti, troppo unammmerda per poterci credere. Presi dallo sconforto assaltiamo il frigorifero e tiriamo fuori una crosta di formaggio, per cercare di risolvere la situazione.

DSC02992.JPG
Gratta che smorziamo.
DSC02993.JPG
Di più, cazzo, di più.
DSC02994.JPG
A costo di grattarsi le dita.

Niente. Neppure così. Neanche col parmigiano. Abbiamo mangiato tutto, cercando di isolare gli gnocchi dal sugo obbrobrioso, con le lacrime agli occhi per il sapore troppo intenso.
Sui piatti vuoti e nei cuori gonfi di tristezza, la parola fallimento riecheggiava (e nei cuori riecheggia ancora).
Quando non si fa la scarpetta e non si rutta, la cena è andata di certo a fanculo.

DSC03003.JPG
RIP scarpetta.

Bene, ripetete con me ancora una volta.

Gorgonzola e ‘nduja non dovrebbero incontrarsi mai. 

MAI.

A domani, con il grande mistero del purè in scatola.