Il pane di Renzo Tramaglino (senza bisogno di impastare).

A me il Manzoni piaceva.
Tutti a schifare I Promessi Sposi e pure io, a volte, mi volevo impiccare perché la scuola è quello che è. Eppure, nonostante il tedio dato dal commentare ogni paragrafo, dai componimenti a tema e dai voti sicuramente di merda che prendevo, eppure – dicevo – oggi io continuo a citarlo di continuo.
Nessuno mi capisce, nessuno coglie, ma intanto il mio cervello continua a pensare a Cecilia, ai monatti e soprattutto ad Adelante, presto, con juicio! 

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Sì, lo so, si viene internati per molto meno.

Quindi è chiaro che il mio pane – il mio primissimo pane! – non poteva che prendere il nome di Renzo Tramaglino, come omaggio alla sua lunga camminata fino a Milano, seconda solo a quella di Frodo verso Mordor.
E, mentre si mescolano gli ingredienti, bisogna urlare Pane, pane! Aprite, aprite! per essere certi di stare facendo tutto giusto.

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Sì, han provato pure con l’esorcismo ma niente: Manzoni continua a piacermi.

Ho sperimentato diversi tipi di pane, negli ultimi tempi. Nessuno che facesse particolarmente schifo (ce li siamo sbafati tutti), ma neanche nulla di mondiale. Questo che ti presento è senz’altro il migliore: è veloce, non devi manco impastare e non si può sbagliare.

Cominciamo.
Go, go, go!

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Cose che si dovrebbero dimenticare.

Per preparare il pane di Renzo Tramaglino hai bisogno di:

  • 500 grammi di farina 00;
  • 370 ml di acqua;
  • 12 grammi di lievito di birra;
  • 10 grammi di sale;
  • 1 cucchiaino di miele;
  • urlare almeno 3 volte Pane, pane! Aprite, aprite! durante l’attesa della lievitazione.

Parentesi per il sale: Puoi metterlo come no. I miei dieci grammi sono il risultato di diverse sperimentazioni e per me è la dose giusta.

Ti consiglio di provare per gradi per trovare il tuo numero perfetto.

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Che poi, meglio poco sale che in eccesso, dai.

Prendi una ciotola piccola ed una grande.

In quella piccola metti 50 ml di acqua non gelata, un cucchiaino di miele ed il lievito di birra.
Mescola bene.

Nella ciotola grande butta dentro la farina.

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Adesso versa il contenuto della tazzina nella farina e aggiungi anche gli altri 320 ml di acqua.

Mescola bene con un cucchiaio di legno.
Aggiungi poi un po’ di sale.

Perché aggiungere il sale solo a questo punto? Perché il lievito ed il sale si detestano, non possono proprio vedersi, quindi è bene non farli avvicinare.

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Il risultato di questo lavoro sarà molle, appiccicoso e neanche troppo uniforme. Così:

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Spolverizza con abbondante farina, poi ricopri con un panno e lascia lievitare per un’ora e mezza.
Ricordati, durante questa attesa, di urlare Pane, pane! Aprite, aprite! almeno tre volte. Mi raccomando, altrimenti non garantisco la riuscita.

Trascorso questo tempo, comincia ad accendere il forno a 230 gradi, modalità statica.
Prendi della carta da forno e mettila su una teglia (o quello che userai per infornare).

Adesso, con l’aiuto di una spatola, devi fare scivolare l’impasto sulla carta da forno. Cercando di tenere la farina con cui lo hai spolverato rivolta verso l’alto.

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Qui ho bestemmiato un po’.

Ora puoi decidere se formare le pagnotte o creare un pane unico. Io ti consiglierei il panino unico, è meno uno sbattimento.

Se invece ami il rischio, dividi l’impasto in due o tre parti. Come? Con l’aiuto degli attrezzi che vuoi.
Io ho usato un coltello ed una spatola. Ecco:

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Qui le bestemmie le han sentite un po’ per tutto il Cilento.

Dopo tanti Cristi e Madonne, dovresti riuscire a creare questo:

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Spolverizza con altra farina ed ora inforna.
A 230 gradi per 30 minuti, ma è possibile che tu debba usare delle accortezze. Se, come è accaduto a me una volta, la parte superiore risultasse troppo scura, togli il calore dalla resistenza superiore per continuare la cottura. Io ho alternato le resistenze in base all’aspetto esteriore del pane. Purtroppo non posso darti istruzioni dettagliate, poiché ogni forno è differente (ed anche ogni pane!). Sappi che, però, 30 minuti sono necessari.

In generale mi sono stabilizzata sui 40 minuti di cottura e senza giocare con le resistenze. Ma non si sa mai, quindi occhio.

Ecco il risultato finale se hai creato i filoncini:

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Ecco invece la pagnotta intera:

Abbiamo fatto un intero album con il pane di Renzo Tramaglino, ma ecco il mio scatto preferito:

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Sono molto orgogliosa del mio pane.

Foto commemorativa della cena:

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Ciao e buon appetito!

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2 pensieri su “Il pane di Renzo Tramaglino (senza bisogno di impastare).

  1. Pingback: Pan di feta. – La cucina e le bestemmie di Pizzakaiju

  2. Pingback: Galotìri (feta al latte). Ricetta greca. – La cucina e le bestemmie di Pizzakaiju

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